UNA VITA IN FUMO

Press abstracts in English



PETIZIONE

CONTRO IL FUMO IN TV


Basta col fumo in TV !!!








29/04/2009

FUMANO IN OSPEDALE, 10 DENUNCE A SIENA(AGI) - Siena, 20 mar. - Dieci persone tra medici e funzionari amministrativi dell'Azienda Ospedaliera Universitaria "Le Scotte" di Siena, sono state segnalate dal N.A.S. di Firenze alla Procura Regionale della Corte dei Conti perche' ritenute responsabili di aver causato un danno d'immagine alla sanita' pubblica omettendo di vigilare correttamente sull'obbligo, imposto dalla normativa vigente, di divieto di fumo nei locali del nosocomio. La vicenda nasce da diverse segnalazioni da parte di privati cittadini che denunciavano il mancato rispetto della normativa in tema di divieto di fumare da parte di alcuni medici dell'ospedale. Il danno di immagine verra' quantificato dalla Corte dei Conti e addebitato alle persone denunciate. --

Scoperti i geni delle dipendenze Stessa variante per alcol e fumo*Le cattive abitudini avrebbero una comune base genetica: 11 le variazioni responsabili. L'esperto: "Non è detto che siano tutte ereditabili. Ma è importante tenerne conto" *di SARA FICOCELLI*C'è chi non sa resistere all'alcol, chi fuma una sigaretta dopo l'altra, chi per sentirsi meglio sniffa cocaina. Iinutile dare la colpa solo all'educazione o allo stress: uno dei principali responsabili delle nostre dipendenze è un gene. O meglio, 11 geni, stando a una ricerca americana che ha ristretto il campo delle variazioni responsabili dei nostri "vizi maledetti". Alla base dell'inclinazione a dipendere da sostanze come alcol, nicotina e cocaina ci sarebbe dunque (anche) una causa genetica, senza ovviamente dimenticare fattori come ambiente ed esperienze personali che hanno il loro peso nello spingerci verso ogni cattiva abitudine. Dunque queste inclinazioni, proprio come la schizofrenia, sarebbero in parte ereditabili. La scoperta, che verrà pubblicata sul numero di aprile della rivista *Nature Reviews Genetics*, è stata condotta in team dalle università della Virginia e e del Michigan. I ricercatori delle due facoltà di medicina hanno studiato i meccanismi della cosiddetta "genetica delle dipendenze" scoprendo che tutti i nostri vizi sono riconducibili a varianti di un numero circoscritto di geni, e che quelli legati alla dipendenza da nicotina si trovano in stretta relazione con la tendenza all'uso di cocaina, eroina e altre sostanze. "Gli studi finora condotti sui vari tipi di dipendenza - ha spiegato il neuropsichiatra americano Ming Li - hanno dimostrato più volte il legame tra genetica e comportamento additivo. Il nostro lavoro ha cercato di restringere il campo a elementi specifici. Una volta che i ricercatori avranno individuato le esatte variazioni genetiche e i relativi meccanismi molecolari, potremo creare trattamenti più efficaci, addirittura personalizzati, studiati in base al tipo di dipendenza di cui soffre l'individuo". A ciascuno il suo, dunque, o meglio a ciascuno la propria cura, creata ad hoc partendo dallo studio di una causa scatenante comune. La ricerca, condotta dal professor Li e dalla psichiatra Margit Burmeister, ha fatto un riassunto di posizioni genomiche precise su 11 cromosomi, dove le dipendenze da alcol, cannabis, cocaina, eroina e nicotina si trovano raggruppate insieme. "Il confronto tra i picchi di dipendenza di diverse sostanze - continua Li - conferma che le vulnerabilità genetiche alle dipendenze si sovrappongono". Si parla infatti, tra gli addetti ai lavori, di "genetica dei caratteri complessi", che è la branca che studia le interrelazioni tra varianti. Il professor Antonio Torroni, ordinario di Genetica presso l'università di Pavia, spiega che gli 11 regimi di cromosomi individuati dimostrano che sono almeno 11 i geni coinvolti nel processo di dipendenza da sostanze. "Ma non dobbiamo pensare che tutti siano ereditabili. C'è la possibilità che i genitori trasmettano al figlio alcune varianti, non tutte. Bisogna comunque stare attenti e tenerne conto". Una precisazione importante, che tira in ballo il discorso delle concause esterne. "Una scoperta del genere può anche servire a migliorare le strategie di prevenzione - conclude il genetista - se io so di avere in parte ereditato da mio padre la tendenza a fumare, dovrò fare di tutto per non frequentare ambienti in cui si fuma, insomma cercare di non agevolare, con il mio comportamento, una inclinazione già presente in me. Ma non è detto, viceversa, che chi non ha ereditato questo patrimonio genetico sarà immune ai vizi". (*16 marzo 2009*) La Repubblica

03/04/2009

Fumare in auto ora è vietato

San Marino *17/03/2009* **

Il decreto delegato del 10 marzo ha fatto chiarezza anche su
questa disposizione. La sigaretta al volante è vietata, ora non ci sono più
dubbi. Tra i divieti per chi guida, all'articolo 48 del codice della strada,
è stata aggiunta la parola "fumare" e per chi trasgredisce è prevista una
sanzione amministrativa di 100 euro. Gli automobilisti sono avvisati. In
questo modo si chiude una vicenda che aveva fatto discutere - e non poco -
nei mesi scorsi. Fino a questo momento, infatti, della norma che proibiva la
sigaretta, in auto, non c'era traccia nel codice della strada. Era
semplicemente desunta dalla legge sulla tutela della salute pubblica
dall'esposizione al fumo di tabacco. L'articolo 5, di questa normativa,
prevede infatti che è possibile derogare al divieto di fumare "sui mezzi di
trasporto privati, per i passeggeri, dietro autorizzazione del conducente".
Il divieto di fumo per il conducente, quindi, era implicito. Ma per alcuni
si sarebbe trattato di una grossa forzatura. La Polizia Civile, del resto,
nel corso di questi mesi non aveva multato nessuno per guida con sigaretta.
Dunque non vi era alcuna giurisprudenza su questa fattispecie. Nessun
dubbio, invece, dopo il recente decreto delegato. D'ora in poi la sigaretta
in auto, a San Marino, costerà 100 euro.

Gianmarco Morosini

A scuola il divieto va in “fumo”:
sigarette e canne a ricreazione

    
di Veronica Cursi
ROMA (15 marzo) - Nei momenti di intervallo, a ricreazione, nei pochi minuti di pausa tra una lezione e l’altra, nascosti nei bagni o “infrattati” nei cortili: il divieto di fumo a scuola? Negli istituti capitolini non esiste. O meglio, c’è ma viene regolarmente raggirato. E non solo tra gli studenti dove hashish e tabacco girano “liberi”. Ma anche tra prof e bidelli che alla “pausa sigaretta” non rinunciano anche dove non si potrebbe. Un’infrazione che comporta multe salatissime (da 27 a 222 euro), ma che da quest’anno, per i ragazzi, potrebbe anche costare un voto basso in condotta. Sì perché, secondo le ultime disposizioni previste nella riforma Gelmini, una continua inosservanza delle norme che regolano la vita di un istituto può incidere sulla valutazione del comportamento e «fumare dove è vietato - spiegano i presidi dei licei romani - equivale a non attenersi al regolamento interno». Come dire: a buon intenditor, poche parole.

Affacciati alla finestra. «A scuola si fuma tranquillamente, insegnanti compresi». Parola di Marco studente diciasettenne del Kennedy. Si fuma in bagno, «tanto non controlla nessuno», in cortile «durante la ricreazione, dove gira pure qualche canna». E a non attenersi al divieto non sono solo i ragazzi: «i prof fumano nei corridoi, affacciati alle finestre». Controlli? «Davvero pochi. Da che mi ricordi io, non sono mai state fatte multe». Fumo “libero” anche al Cannizzaro «dove quando suona la campanella - racconta Marta, studentessa del III - c’è una bidella che, regolarmente, si accende la sigaretta mentre pulisce le classi». La “siga” «in relax» scatta automaticamente in cortile. «Di multe, manco a dirlo, nemmeno l’ombra».

In pensione da due anni. E che dire del Nomentano? Per capire il livello di controlli presente in questo istituto basta leggere il cartello affisso nei corridoi: «il responsabile che dovrebbe vigilare sul divieto di fumo - racconta Giulio, studente dell'ultimo anno - è un professore in pensione da due anni. Gli insegnanti qui sono piuttosto diligenti, ma tra noi ragazzi si fuma liberamente, soprattutto nei bagni». «Non è mai stato sgamato nessuno» nemmeno al Peano: «certo il bagno è il luogo più rischioso, per questo si preferisce aspettare il suono della ricreazione e nascondersi in cortile - confessa Giacomo - Le canne? C’è chi si fa pure quelle, ma la maggior parte si limita a qualche tiro di sigaretta». Al Giulio Cesare, invece, nonostante le multe «che scattano spesso», i ragazzi continuano a trasgredire: «nel cortile della palestra, nei bagni o a ricreazione. Il divieto non spaventa nessuno».

Non solo multe. Eppure quest’anno fumarsi una sigaretta a scuola potrebbe influire anche sul voto in condotta. «Il comportamento infatti - spiega Francesco Lo Russo, preside del Peano- raccoglie tutti gli atteggiamenti che possono dar luogo a sanzioni disciplinari. E secondo il decreto ministeriale tutto ciò che non corrisponde ai doveri dello studente viene giudicato con un voto basso: sigaretta compresa. Chi è recidivo e non rispetta il divieto di fumo, potrebbe anche rischiare un cinque in condotta». Linea condivisa anche dal Russell: «Trasgredire un divieto è grave quanto prendere una nota - afferma il preside Dario De Luca - Dunque al di là della multa, potrebbe esserci anche una valutazione negativa sulla condotta. Purtroppo molti ragazzi, soprattutto in cortile, si nascondo per fumare e sorprenderli non è facile. I controlli ci sono ma il personale predisposto è poco per poter sorvegliare 1.500 studenti». Fumare equivale a un sei in condotta anche all’Orazio. Qui una discontinua inosservanza delle norme che regolano la vita dell’istituto (e dunque anche fumare una sigaretta laddove è vietato) comportano automaticamente un voto basso in condotta.

Danno esistenziale per il fumo passivo

GIOVEDI' 02 APRILE 2009 Stampa questa pagina
 

Il danno esistenziale fa ancora parlare di sè. Vanno infatti risarciti gli inquilini degli appartamenti che respirano il fumo passivo prodotto dai clienti dei locali pubblici, radunatisi all'esterno per fumare.
È quanto si evince dalla sentenza della Cassazione n. 7875 del 31 marzo 2009 che, nonostante l’eliminazione del danno esistenziale come categoria autonoma firmata dalla Suprema corte a sezioni unite lo scorso novembre (sentenza n. 26972) , ha reso definitiva la condanna nei confronti del proprietario di un bar in cui si fumava troppo a risarcire i vicini del “danno esistenziale”, 10 mila euro.




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