29/11/2008
In fumo la legge Sirchia
E i tumori aumentano
*Paolo Giorgi *
A quasi quattro anni dal varo della legge antifumo promossa dall'allora
ministro della Salute Girolamo Sirchia divieti non rispettati, locali dove
si mangia e si fuma insieme (vietato), treni dove gli spazi tra un vagone e
l'altro sono diventati veri "locali per fumatori" (vietatissimo), e un
generale calo dell'attenzione dopo l'entusiasmo iniziale per un divieto a
parole approvato da tutti ma nei fatti scavalcato appena si può.*
A lanciare l'allarme è lo stesso Sirchia: «Sui treni si fuma - denuncia - ma
soprattutto nei locali, nei ristoranti e nelle discoteche. Anzi, in quasi
tutte le discoteche i divieti ormai stanno solo sulla carta. Pochi gestori
impongono nel proprio locale di non fumare, i più chiudono un occhio per
quieto vivere o per convenienza». Il problema, attacca Sirchia, «è la totale
assenza delle istituzioni, che dovrebbero controllare e che non lo fanno». I
casi sono molteplici: «Mi ha scritto un giovane - racconta l'ex ministro -
dicendomi che siccome fumavano nel suo ufficio si è rivolto ai carabinieri,
e gli hanno risposto che non è compito loro intervenire.
Neanche chi è chiamato a farle rispettare conosce le leggi. Se si continua
così arriveremo fatalmente al punto da cui siamo partiti, prima della mia
legge». Sotto la sua gestione, ricorda Sirchia, «facevamo un certo numero di
ispezioni periodiche con i Nas, di cui davamo conto pubblicamente. La mia
legge prevedeva anche il sostegno ai fumatori per smettere». Mercoledì
scorso il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio ha annunciato alcune
iniziative per "misure più aggressive contro il fumo", a partire dall'ormai
"classica" idea di alzare il prezzo delle sigarette, fino a 5 euro. «Certo
sarebbe un intervento efficace - commenta Sirchia - ma si dice da anni». E
che il fumo non sia al centro delle preoccupazioni degli italiani, lo
conferma una recente indagine del Censis, secondo cui la gente è preoccupata
per l'ambiente e l'inquinamento, ma c'è un drastico crollo dell'attenzione
verso gli effetti nocivi delle sigarette, con un 21% in meno di persone
rispetto a dieci anni fa che considera il fumo come un elemento rilevante
per il benessere fisico. I numeri parlano chiaro: dopo il salutare shock
della legge Sirchia, nel 2005 si registrò un secco -6% nella vendita di
sigarette. Già l'anno dopo, si assistette a un aumento dell'un per cento. In
sostanza, il numero di bionde vendute ha smesso quasi subito di calare, e si
è stabilizzato a dispetto degli appelli di grandi oncologi come Veronesi.
Uno zoccolo duro di 17 milioni di fumatori, che continuano a perseverare nel
loro vizio esponendo i propri e gli altrui polmoni a rischi gravissimi.
Tanto che, pur calando la mortalità grazie soprattutto a interventi più
precoci, anche le statistiche sul tumore al polmone restano inchiodate alla
terribile cifra di 250.000 casi ogni anno, con 35.000 morti. «Le idee ci
sono: a Milano - racconta l'ex ministro, premiato recentemente dall'Unione
Europea proprio per il suo impegno antifumo - con il Comune stiamo pensando
a una campagna che crei dei personaggi positivi, dei modelli con cui i
giovani si identifichino lanciando dei mini spot al cinema che veicolino il
messaggio che vogliamo dare. La bella ragazza non fuma più perché non
intende macchiarsi i denti, il giovane manager non ci pensa proprio a
rischiare il suo futuro brillante; l'ex fumatore ha smesso perché teme di
perdere quel che si è costruito».
*Agi Salute
14/11/2008
Fumare in treno? Costa solo 3 euro
La cifra non e' mai stata adeguata
"Scusi, ma se fumo una sigaretta, basta pagare la multa, no? Quant'è". "Solo
3,37 euro". "Appena?". "Sì, ma se non paga subito diventano 200". "Allora,
meglio fumare, e pagare subito". Sembra un dialogo surreale, ma è
esattamente quanto "costa" una boccata di fumo in treno, nonostante il
divieto di fumare in carrozza in vigore dal 1 marzo 2003. Sì, perchè l'art.
28 del DPR 753/1980, che stabilisce il divieto di fumare "nei compartimenti
e nei veicoli ferroviari ad unico ambiente non riservati ai fumatori" e le
relative sanzioni amministrative, non è mai stato aggiornato, nonostante le
numerose leggi sulla tutela della salute dei non fumatori che si sono
susseguite nel tempo. La legge 448/2001, e l'art. 51 della legge 16 gennaio
2003, n. 3, entrata in vigore il 10 gennaio 2005, come previsto dall'art. 19
del decreto-legge 9 novembre 2004, n. 266, prevede infatti sanzioni da 27,5
a 275 euro per i trasgressori, che salgono tra i 220 e i 2.200 per chi
accende una bionda nei locali chiusi degli esercizi e nei luoghi di lavoro
destinati ad attività di ufficio. Le "tariffe" per il fumo sui treni,
invece, sono rimaste quelle stabilite nel 1980: da un minimo di 5 mila delle
vecchie lire (3,37 euro, appunto), a un massimo di 10 mila lire (circa 7
euro).
Con l'art. 51 della legge n. 3/2003, il legislatore aveva voluto persegue il
fine primario della "tutela della salute dei non fumatori", con l'obiettivo
della massima estensione possibile del divieto di fumare, che, come tale,
deve essere ritenuto di portata generale, con la sola,
limitata esclusione delle eccezioni espressamente previste. La nuova
normativa aveva lo scopo di garantire il rispetto delle norme di divieto e
il sanzionamento delle relative infrazioni. Il divieto di fumare, infatti,
trova applicazione non solo nei luoghi di lavoro pubblici, ma anche in tutti
quelli privati, che siano aperti al pubblico o ad utenti. Tale accezione
comprende gli stessi lavoratori dipendenti in quanto "utenti" dei locali
nell'ambito dei quali prestano la loro attivita' lavorativa.
Poichè quella sul divieto di fumo sui mezzi di trasporto pubblico è una
legge di specialità, essa deroga alle sanzioni previste per i tabagisti che
non resistono al desiderio di accendersi una "turca" nei locali pubblici.
Così, nonostante le multe salatissime applicabili a chi fuma in tutti gli
altri locali pubblici, o sui luoghi di lavoro, accendersi una sigaretta in
treno costa solo 3 euro. Con buona pace dei vicini di scompartimento.
Marco Marsili
direttore@voceditalia.it




