UNA VITA IN FUMO

Press abstracts in English



PETIZIONE

CONTRO IL FUMO IN TV


Basta col fumo in TV !!!








22/11/2007


L'impatto economico delle leggi antifumo in USA

Le leggi per l'aria pulita (antifumo) negli ambienti chiusi sono facili da
rendere effettive, ben accette dal pubblico, riducono l'esposizione dei non
fumatori al fumo passivo, infine contribuiscono alla riduzione del consumo
complessivo di sigarette.
Attualmente vi sono centinaia di leggi antifumo negli Stati Uniti e la
maggior parte degli Americani vive in zone dove il fumo è completamente
proibito nei luoghi di lavoro, ristoranti o bar. La grande maggioranza delle
prove scientifiche indica come non vi sia impatto economico negativo delle
politiche antifumo, mentre molti studi dimostrano come si possano rilevare
effetti positivi sulle attività del posto. Questo malgrado il fatto che
ricerche sponsorizzate dall'industria del tabacco abbiano cercato di creare
timori.
Ulteriori progressi nella diffusione delle legislazioni antifumo
dipenderanno dalla continua documentazione dell'impatto economico delle
leggi proibizioniste, in particolare in relazione alle attività di
ristorazione e bar (hospitality).
Quest'articolo esamina estensivamente la diffusione delle leggi che vietano
il fumo nei locali chiusi, l'effetto sulla salute del pubblico, e le prove
scientifiche dell'impatto economico conseguente all'imposizione di leggi
antifumo.


 Le leggi per l'aria pulita (antifumo) negli ambienti chiusi sono facili da
rendere effettive, ben accette dal pubblico, riducono l'esposizione dei non
fumatori al fumo passivo, infine contribuiscono alla riduzione del consumo
complessivo di sigarette.
Attualmente vi sono centinaia di leggi antifumo negli Stati Uniti e la
maggior parte degli Americani vive in zone dove il fumo è completamente
proibito nei luoghi di lavoro, ristoranti o bar. La grande maggioranza delle
prove scientifiche indica come non vi sia impatto economico negativo delle
politiche antifumo, mentre molti studi dimostrano come si possano rilevare
effetti positivi sulle attività del posto. Questo malgrado il fatto che
ricerche sponsorizzate dall'industria del tabacco abbiano cercato di creare
timori.
Ulteriori progressi nella diffusione delle legislazioni antifumo
dipenderanno dalla continua documentazione dell'impatto economico delle
leggi proibizioniste, in particolare in relazione alle attività di
ristorazione e bar (hospitality).
Quest'articolo esamina estensivamente la diffusione delle leggi che vietano
il fumo nei locali chiusi, l'effetto sulla salute del pubblico, e le prove
scientifiche dell'impatto economico conseguente all'imposizione di leggi
antifumo.

Aree esterne degli edifici scolastici


    Ciao a tutti,
una collega di mia moglie, che insegna in una scuola pubblica, le ha
detto che dal prossimo lunedi', sara' vietato fumare anche nelle aree
esterne di pertinenza della scuola. C'e' qualche nuova normativa (o atto
amministrativo) che mi e' sfuggita?
Sapete darmi informazioni dettagliate? Sul sito del ministero della
pubblica istruzione, non ho trovato niente.
Grazie.
Massimo Peca


Messaggi sullo stesso tema

non mi stupisco che non ci sia niente sul sito del Ministero della Pubblica
Istruzione, però nelle pagine del Ministero della Salute che illustrano il
divieto di fumo è chiaramente indicata la possibilità per i responsabili
legali di estendere il divieto di fumo previsto dalla legge del 1975 (quindi
non dalla più recente "Legge Sirchia" del 01.2005) anche nelle aree esterne
all'edificio.
Le regioni Trentino ed  Emilia-Romagna hanno approvato leggi regionali che
vietano il fumo nelle aree esterne (sono citati espressamente cortili e
giardini) di tutte le scuole di ogni ordine e grado (eccetto l'Università
per la regione E-R). Per logica il divieto di fumo in presenza di minori
dovrebbe sempre essere proibito, itanto più nelle scuole. data la loro
funzione educativa ed il fatto ben noto che l'abitudine al fumo
(tossicodipendenza!) viene "contratta" per "imitazione" proprio nel periodo
delle scuole secondarie.
Nessun docente, data la funzione educativa dovrebbe permettersi, date le
attuali conoscenze, di fumare in presenza degli allievi, anche
nell'intervallo; ovviamente diverso è il discorso fuori della scuola e delle
pertinenze nonché immediate vicinanze!

Perché il divieto di fumo in un area aperta (cortile, giardino, campo
sportivo, ecc.) sia pienamente valida, si dovranno predisporre appositi
cartelli che portino il riferimento alla legge del 1975, alla delibera che
ha imposto il divieto, al personale incaricato della sorveglianza.

E' possibile, in assenza di disposti superiori (leggi regionali, delibere
comunali) istituire "zone fumatori" in aree aperte appositamente segnalate,
sempre mediante valida delibera. Ritengo sia meglio evitare l'istituzione di
"zone fumatori" nelle pertinenze di scuole materne, elementari e scuole
medie inferiori. Nelle scuole medie superiori il personale dovrebbe
sorvegliare il rispetto del divieto di fumo ai minori di 16 anni, che quindi
non potrebbero fumare neanche durante la ricreazione negli appositi "spazi
fumatori". A maggior ragione dovrebbe esserci una stretta sorveglianza di
controllo del fumo nei locali chiusi (compresi scale e servizi igienici).

Mi rendo conto che quanto segnalato possa apparire "utopistico", ma con
buona volontà e impegno certi risultati si possono raggiungere (anche se
possono occorrere anni per vedere risultati concreti).

Personalmente ho trascorso tutti gli intervalli della mia carriera
scolastica dell'ITIS nel cortile e da solo, per evitare il denso fumo dei
corridoi (ed anche delle aule:  preside e parte dei professori  erano
fumatori).
Ora sono riuscito a far  estendere il divieto di fumo nei cortili del mio
Dipartimento (eccettuata la "zona fumatori").
In fondo sono passati meno di cinquanta anni....

Coraggio, quanto segnalato è pur sempre una buona notizia.
Se tutti i genitori coscienti del rischio fumo passivo e del possibile
"contagio" dei propri figli "pretendessero" dai dirigenti scolastici il
rispetto delle vigenti leggi sul divieto di fumo nei locali delle scuole
(legge del 1975) nonché nei luoghi di lavoro (626/94 e successive, tutte le
scuole dovrebbero estendere il divieto di fumo anche nelle proprie
pertinenze (cortili e giardini).

provvederò, fra breve, a ritrovare ed  inviare quanto ho usato per le
segnalazioni  relative alla possibilità di  imposizione del divieto di fumo
in  luoghi  aperti  di pertinenza di scuole e pubbliche amministrazioni.

saluti

prof. Bruno Dore

14/11/2007

Aggressione contro la libertà di espressione
   
L'Art. 21 della Costituzione afferma che "Tutti hanno diritto di
manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e
ogni altro mezzo di diffusione", però il 29/10/2007 mentra esercitavo
quel diritto sono stato insultato, minacciato e aggredito fisicamente da
alcuni tabaccai.

Alla fine della manifestazione della FIT (Federazione Italiana Tabaccai)
sono salito su 3 transenne parallele da formare una superficie larga, mi
sono appoggiato su un alto furgone in posizione stabile da permettermi
videoriprese. Da quella posizione ho esercitato l'art. 21 della
Costituzione esponendo dei fogli verso i fotografi e lanciandone altri
[vi erano indicati dati scientifici sul tabagismo, (1)]. Questo
comportamento - perfettamente legale e così frequente da esser diventato
banale - è attuato in moltissime circostanze e persino dai parlamentari,
nonostante in Parlamento sia pure vietato dal regolamento interno.

Subito 5-6 tabaccai (con la pettorina "FIT") mi hanno prima insultato e
minacciato, quindi spinto facendomi cadere a terra; risultato: danni per
5 giorni di prognosi, e impedimento al manifestare quel pensiero [erano
dati scientifici! (1)]. Alla critica espressa in quei fogli (1) che
ribadisco, aggiungo la denuncia per questa aggressione (in gruppo!).
Alle parole si risponde con le parole, non con le mani.  Aggredire poi
uno psicologo (!) che solo (!!) sventola dei fogli, delinea un quadro
più pertinente al "ventennio" che ad una democrazia nel tempo di
Internet: peggio della Birmania, i cui metodi di repressione dei monaci
si stanno condannando, evidentemente in modo retorico.
Nessuno può permettersi di mettere le mani addosso ad altri; molto degno
di nota è il fatto che i tabaccai stavano manifestando chiedendo "più
sicurezza".

Denuncio a CODACONS e SITAB questo GRAVISSIMO fatto (che ho appena
denunciato alla Polizia), chiedendo di darne adeguato rilievo e di
protestare per questa vile aggressione. 
A chi vuole VERAMENTE sostenere l'idea per cui si deve difendere la
salute dei 12 milioni di tabagisti italiani (ne muoiono 232 al giorno)
faccio osservare che questa idea si difende ANCHE protestando contro il
gesto di chi impone la censura con le mani (2).

Da parte mia appena possibile informerò le autorità istituzionali dal
Capo dello Stato (3) in poi, il Ministro della Salute, il Ministro
dell'Interno (poi il Capo della Polizia) eccetera, le altre associazioni
nazionali e quelle internazionali che operano contro il tabagismo; vi
informerò dei risultati della denuncia (pubblicandoli anche nel sito
sotto indicato).

Dott. Massimo D'Angeli

11/11/2007

Ricevo e posto :

 

Casco e sigaretta!
    
 Cara Roberta,
se hai letto il miei precedenti interventi contro il fumo ("A quando un referendum antifumo?") , accennavo proprio all'abolizione della vendita delle sigarette! Cosa però alquanto utopistica, per svariate ragioni!
Piuttosto colgo l'occasione per porre a te e al gruppo tale idea "operativa" contro il consumo di tale "droga" che potrebbe avere un "seguito" giudiziario:
 se il legislatore consente ai fumatori di potere esercitare il "diritto" autolesionistico di fumare (ricordiamoci delle "avvertenze" sui pacchetti di sigarette), sebbene con delle limitazioni (almeno formali), non si capisce perchè il medesimo obblighi i motociclisti (ovviamente maggiorenni) ad indossare il casco!
Difatti se la "ratio" della norma pro-casco è volta a tutelare l'incolumità e l'integrità del cittadino sulle due ruote (che in caso di mancato uso di tale "accorgimento" potrebbe andare incontro proprio ad un "danno" di carattere autolesionistico")  non si capisce come mai  la stessa "tipologia"  di divieto non sussista per il fumo? Non dovrebbe esistere una  legislazione con "due pesi e due misure"! Forse la salute del tabagista è meno importante di quella di un centauro?
Allora, coerentemente,  per "par condicio", si sanzionino entrambi i due succitati "comportamenti automasochistici", o nessuno dei due!
giuseppe neglia


  Effettivamente non sembrerebbe proprio giusto; c'è chi aspetta
  ancora risarcimenti causati da terzi, e chi si è "suicidato" ha
  ottenuto una bella somma!
  Perchè secondo me, chi fuma è da considerare una persona che cerca
  un lento e calcolato suicidio.

  Molto più importante sarebbe risarcire quelle persone che si sono
  ammalate a causa dei fumatori, e non quelle che cercano in un così
  stupido vizio di morire(perchè lo sanno, fumare=morire). Staremo a
  vedere.
  Io spero sempre in un bel divieto di vendere sigarette. Lo so, non
  esisterà mai, ma la speranza è l'ultima a morire!
  Saluti
  Roberta

05/11/2007

Ricevo e pubblico con piacere :

A QUANDO UN REFERENDUM ANTIFUMO?
 
 
Cortesi interlocutori,
mi chiamo Neglia Giuseppe, sono un "crociato antifumo" e in nome di
questa (spero) comune battaglia, mi permetto di avanzare una proposta
"rivoluzionaria"  per risolvere alla radice il problema del tabagismo
in Italia, onde evitare che le multinazionali del tabacco continuino a
prosperare sulla pelle di tanti "schiavi della nicotina" per
l'eternità:  celebrare un referendum per superare l'attuale normativa
in direzione del divieto assoluto di fumo, seppur progressivo, sia nei
locali pubblici che privati, considerato che dall'urna elettorale
uscirebbe con ogni probabilità un responso popolare positivo . Tale
divieto dovrebbe essere, appunto, progressivo (e comporterebbe,
quindi, la riduzione graduale della produzione ed importazione di
sigarette e, conseguentemente, della relativa vendita) a partire,
però, soltanto dalle fascia dei potenziali (si fa per dire) fumatori
non ancora "assue-fatte", ovvero la fascia adolescenziale o buona
parte di essa, rimanendo salva la possibilità di continuare a fumare
da  parte di coloro che abbiano compiuto prima dell'entrata in vigore
della nuova legge a seguito di questo ipotetico referendum, i 16 anni
di età.
Costoro, i fumatori maggiorenni o quasi, potrebbero essere inseriti in
un'apposita anagrafe, in riferimento alla quale verrebbe programmato,
anno per anno, lo "stock" di sigarette da mettere in vendita fino al
naturale esaurimento o svuotamento del bacino di tali fumatori, con la
conseguenza che entro 70- 80 anni dovrebbe scomparire questa categoria
di impenitenti "viziosi" o "schiavi" della nicotina, se mi consentite
tale espressione ( dato che tra l'altro sembra che la nicotina crei
più dipendenza della cannabis),in modo tale che il nostro diverrebbe
il secondo paese al mondo "smooking free" dopo il Buthan.
Si potrebbe obiettare che ci sarebbero in circolazione le sigarette da
contrabbando, ma questo è un problema diverso che sarebbe affrontato
nelle sedi competenti, magari ad es. elevando multe salatissime per i
trasgressori, che se "recidivi", sarebbero passibili di sanzioni
penali. Comunque, ricordiamoci, che l'Italia è una repubblica fondata
sul lavoro e non sul consumo della sigaretta!

02/11/2007

Fumatori passivi? alito fuorilegge
26 ottobre 2007

ROMA - L'alito dei fumatori passivi viola le leggi antismog, perché contiene
troppo monossido di carbonio. E' la conclusione a cui è giunto lo pneumologo
Bertrand Dautzenberg, della rete europea di prevenzione del
tabagismo<http://www.tabagismo.it/>.
La quantità di CO presente nel fiato di un non fumatore può essere infatti
superiore alle 8,5 parti per milione, ossia il livello oltre il quale l'aria
di una città si considera inquinata. Il professor Dautzenberg ha effettuato
la sua ricerca nei 27 Paesi dell'Unione Europea, analizzando il respiro di
111.835 persone e misurando per ognuna il tasso di CO. La quantità di questa
sostanza inalata da chi è esposto al fumo passivo è più alta di un terzo
rispetto alla media dei non fumatori e, appunto, supera anche i valori
limite delle normative europee sull'inquinamento atmosferico. Mentre, dove è
già in vigore, il divieto di fumo negli spazi chiusi ha dimezzato nei non
fumatori l'esposizione all'inquinamento da monossido di
carbonio<http://it.wikipedia.org/wiki/Monossido_di_carbonio>
.

Il tabacco dovrebbe essere la principale preoccupazione in Europa,

 afferma
il direttore di un'agenzia dell'OMS

[Data: 2007-10-25]

«L'alcol è una questione che suscita enorme preoccupazione, ma il tabacco è
sicuramente il problema principale che dobbiamo affrontare», ha dichiarato
il professor Peter Boyle al Notiziario CORDIS durante una conferenza
organizzata per festeggiare la conclusione del progetto finanziato dall'UE
Health Evolution Monitoring (HEM) - Closing the Gap (Monitoraggio
dell'evoluzione della sanità - Ridurre il divario).

Secondo le statistiche dell'UE, il tabacco è la causa più importante di
decessi evitabili nell'Unione europea dove il tabagismo è responsabile di
oltre mezzo milione di decessi ogni anno, che nell'intera Europa superano il
milione. Si stima che il 25% dei decessi per cancro e il 15% di tutti i
decessi nell'Unione potrebbero essere attribuiti al fumo.

Secondo il professor Boyle, direttore dell'agenzia internazionale per la
ricerca sul cancro (IARC) dell'Organizzazione mondiale della sanità, gli
sforzi legislativi compiuti dall'UE sotto il precedente commissario europeo
per la Salute, David Byrne, hanno contribuito notevolmente alla riduzione
del consumo di tabacco nell'UE. Il professor Boyle ritiene inoltre che il
cosiddetto «double blow against Big Tobacco» (doppio colpo a Big Tobacco)
abbia avuto successo nell'UE15, ma che adesso gli sforzi debbono proseguire
ed essere rafforzati nei nuovi Stati membri dell'UE.

«L'UE ha approvato la direttiva sulla pubblicità del tabacco e ha adottato
una raccomandazione lungimirante sulla prevenzione del fumo ed entrambe si
sono dimostrate strumenti estremamente validi per proseguire nella lotta al
tabagismo nell'UE15, in quanto il prezzo del tabacco è aumentato il divieto
di fumare nei ristoranti, nei bar e nei luoghi pubblici è ora sempre più
diffuso», ha affermato il professor Boyle.

«Dati i risultati dobbiamo continuare in questo senso e potenziare le azioni
nei paesi dell'Europa centrale e orientale», ha aggiunto.

Attualmente, in sede di consultazione con i membri della Commissione europea
e con gli eurodeputati, il professor Boyle e gli altri membri del progetto
di ricerca sono impegnati sul follow-up del loro progetto. Ciò comporterà
nuove attività di ricerca sulla salute nonché di controllo e di costruzione
di capacità nell'Europa centrale ed orientale al fine di colmare il divario
con l'Europa occidentale.

«Oggi è del tutto inaccettabile che, mentre avanziamo verso un'Europa unita,
il continente proceda a due diverse velocità», dichiara il professor Boyle.

«Abbiamo individuato varie alternative per progredire rispetto a questo
problema e ora dobbiamo metterle in pratica. Io ritengo che spetti all'UE
realizzare in concreto gli investimenti. Perché non si tratta di tentare di
guarire il cancro, si tratta di fare cose che conosciamo. L'UE deve solo
spendere il denaro in modo corretto e saggio e noi possiamo farlo», ha
concluso.



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