UNA VITA IN FUMO

Press abstracts in English



PETIZIONE

CONTRO IL FUMO IN TV


Basta col fumo in TV !!!








30/09/2007

Dimezzare non basta
   

Ridurre anche di molto il numero di sigarette non porta effetti
significativi
Per i forti fumatori non è sufficiente ridurre alla metà il numero di
sigarette per avere benefici rilevanti e se non si abbandona il vizio
durante la gravidanza è più facile che la prole inizi a fumare da
grande. E' quanto riportato da due studi pubblicati su Tobacco Control.
Il primo studio, condotto da alcuni ricercatori norvegesi, è incentrato
sugli effetti di una marcata riduzione, superiore al 50 per cento, della
quantità di sigarette consumate da forti fumatori (che raggiungono o
superano le 15 sigarette al giorno). In uno studio prospettico di coorte
quasi 25.000 uomini e oltre 26.000 donne tra i 20 e i 49 anni sono stati
valutati a metà degli anni settanta per i principali fattori di rischio
per malattie cardiovascolari e poi seguiti fino al 2003 con almeno un
controllo intermedio. Il campione è stato suddiviso in categorie in base
all'abitudine o meno al fumo, alla quantità di sigarette fumate e
all'entità di riduzione del consumo; è stato quindi calcolato il rischio
relativo di morte per qualsiasi causa, per malattia cardiovascolare, per
cardiopatia ischemica, per tumore del polmone e per tutte le altre
possibili cause collegate al fumo. "Nei forti fumatori, uomini e donne,
che hanno ridotto il consumo giornaliero di oltre il 50 per cento, la
mortalità combinata per tutte le cause non è calata a paragone con la
mortalità di coloro che sono rimasti forti fumatori o che hanno ridotto
il loro consumo in maniera minore" spiegano Aage Tverdal e Kjell
Bjartveit, autori dello studio. "Anche per le cause specifiche di
mortalità considerate non abbiamo trovato differenze statisticamente
significative tra coloro che hanno più che dimezzato le sigarette e i
forti fumatori". I risultati, sottolineano i ricercatori, possono avere
importanti conseguenze sui programmi di educazione sanitaria e di
counselling.
Gli effetti sulle nuove generazioni dell'abbandono del fumo da parte
degli adulti sono al centro del secondo studio, condotto in Australia su
oltre 3.000 mamme, che sono state seguite con i loro figli a partire
dalla gravidanza (avvenuta all'inizio degli anni ottanta) fino ai 21
anni di età della prole. I ricercatori hanno confrontato l'abitudine al
fumo dei figli (valutando se avessero iniziato prima o dopo i 14 anni e
se il consumo fosse regolare) con quella delle mamme (suddivise in non
fumatrici, fumatrici, fumatrici prima o dopo ma non durante la
gravidanza). Il numero di giovani che fumavano regolarmente,
indipendentemente dall'età di inizio, era maggiore fra i figli di
fumatrici che non avevano smesso durante la gravidanza rispetto ai figli
di non fumatrici. E l'abitudine al fumo dei ragazzi le cui madri avevano
temporaneamente smesso durante l'attesa era paragonabile a quella dei
figli di madri che non avevano mai fumato. "I risultati dimostrano un
effetto diretto del fumo materno in utero sullo sviluppo di
comportamenti inerenti il fumo nei figli e forniscono un incentivo
ulteriore per persuadere le donne a non fumare durante la gravidanza"
commentano i ricercatori australiani.
Passando infine dal consumatore al produttore, Tobacco Control ospita
una terza ricerca, statunitense, che ha analizzato come, fra il 1986 e
il 2003, i produttori di tabacco si siano difesi dalle accuse mosse al
loro prodotto di essere causa di tumore. Dopo una panoramica su come
negli anni siano cambiate le posizioni delle aziende, fino ad arrivare
all'ammissione del legame tra fumo e cancro, i ricercatori si soffermano
su 34 cause legali contro i produttori, indicando alcuni temi ricorrenti
di difesa: non ci sono prove scientifiche che colleghino il tumore del
polmone al fumo, non c'è il tumore o c'è ma non si associa al fumo in
generale o in quel paziente in particolare, quella specifica marca di
sigarette non può essere considerata responsabile nel caso di quel
paziente, oltre al fumo sono presenti altri fattori di rischio o,
infine, fumare è stata una libera scelta del paziente.
di Valeria Confalonieri - Tempo Medico n. 816


Polmone, il tumore è "rosa"
   
Negli Usa è la prima causa di morte oncologica anche per le donne,
nonostante la riduzione del fumo
Il big killer, il tumore al polmone, entra nel bollettino sempre più
fitto di rischi per la salute femminile. Le donne sono più colpite, in
età più giovane rispetto agli uomini (nel 23,3% dei casi hanno meno di
50 anni all'esordio della malattia, nel 78% dei casi maschili insorge
dopo i 50 anni), si ammalano più gravemente, con caratteristiche diverse
anche se l'intervento chirurgico appare per loro più efficace. Non c'è
una terapia specifica, si applicano protocolli maschili che non tengono
conto della diversa costituzione ormonale. Tra maschi e femmine in media
in tutto il mondo si registrano circa un milione di nuovi casi ogni
anno. Negli USA è al secondo posto come causa di morte oncologica tra
gli uomini, surclassato da quello alla prostata, ma è al primo (supera
per incidenza quello della mammella) nelle donne tanto da far parlare di
epidemia.
Da noi, con 6.200 vittime anno, il tumore al polmone si classifica
dietro il cancro al seno, ma negli ultimi cinque anni si registra un
aumento addirittura del 67%, specie tra i 45-50 anni. L'allarme su un
problema che non è più "per soli uomini" parte dalle donne medico
dell'AIDAcp, Associazione Ital. Donne contro il Cancro del Polmone (sede
a Pisa), impegnate in una serie di incontri a Roma e in altre città
italiane per sensibilizzare medici, politici, opinione pubblica. "Ci
sono differenze di genere che vanno studiate", fa notare la presidente
dell'Aida, Editta Baldini, oncologa dell'Università di Pisa, "perché
aiutano chi deve prendere decisioni di terapia".
Allerta anche da Lucca con l'AIDM, Assoc. Ital. Donne Medico, in
sinergia con AIDA e "Women against lung cancer in Europe", presieduta da
Silvia Novello oncologa polmonare dell'Università Torino. "In Toscana è
stata avviata una ricerca genetica per cercare di individuare un
possibile gene "rosa" predisponente alla patologia", dice Luisa
Mazzotta, presidente AIDM Lucca.
Nelle intenzioni delle tre società mediche campagne di prevenzione al
fumo attivo e passivo, sensibilizzare sul ruolo centrale della donna in
società e in famiglia: il suo fumare influenza di più rispetto all'uomo
il comportamento dei figli. Grande imputato infatti è proprio il fumo e
l'attuale diffusione al femminile della patologia oncologica è messa in
rapporto con il ritardato arruolamento delle signore italiane
all'abitudine alla sigaretta. Secondo l'Istat, nel 1957 le fumatrici
erano 6 su 100, i fumatori 65 su 100. Nel 2004 le donne hanno raggiunto
il 22.5%, i fumatori sono calati al 30%. Il fatto è che "le donne
sembrano più sensibili ai cancerogeni della sigaretta pur avendo
maggiore sopravvivenza dalla diagnosi", segnala Laura Carrozzi,
pneumologa dell'Un. di Pisa.
Fondamentali in ogni caso le nuove tecniche di diagnosi precoce, Tac
spirale e Pet (tomografia a emissione di positroni) in grado di
individuare lesioni polmonari operabili nel 95% dei casi contro il 33%
attuale, con un tasso di sopravvivenza che balza dal 10 all'80%. "La
chirurgia diventa conservativa", spiega Franca Melfi, chirurgo
cardiotoracico al dipartimento Cardiotoracico dell'Ospedale
Universitario di Pisa, "con le conoscenze biologiche, la videochirurgia,
la chirurgia robotica, gli interventi non sono più devastanti ma mini
invasivi e, specie negli stadi iniziali, portano a minore degenza,
migliore qualità di vita e di estetica". Cosa, quest'ultima, che nelle
donne non è certo poco rilevante.


28/09/2007

Ma chi fuma ancora oggi ? E Perche' ?

Ero andato al cinema al Warner Parco dei Medici a Roma, un paio di giorni fa.

A parte le 18 sale, e' stato realizzato attorno al complesso un agglomerato di negozi, negozietti, librerie, gelaterie, cioccolateria, pizzerie, etc, che rappresenta un forte fattore di attrazione per persone di tutte le fasce di eta' e sociali.

Ero seduto su una panchina, in attesa dell' inizio del mio film ( Premonition, ottimo, e nessuno fuma nel film ! ) e guardavo la gente che si muoveva da un posto all' altro.

Alcuni fumavano; la maggioranza no. E chi fumava ?

Innanzi tutto i giovanissimi: ragazzi e ragazze attorno ai 14, 16 anni : serve loro a sentirsi adulti, inseriti nella societa' e nel branco.

Poi giovani donne : mentre i maschi, arrivati sui trent' anni, pare che smettano perche' capiscono tutte le implicazioni, le donne no. Forse permane ancora quel revanchismo e quel desiderio di imitare l' uomo che tanti anni fa ha fatto iniziare a fumare le prime donne.

Poi le donne anziane. Qui e' un dramma : Sole, lasciate a se stesse, piu' o meno agiate, eleganti, si riuniscono in gruppi in cui tutte fumano come pazze scatenate.

 

Ad un torneo di burraco di qualche giorno fa, dove  i partecipanti erano praticamente tutti  tra i 50 ed i 70 anni, ho avuto conferma che quasi tutte le donne in quella fascia di eta' fumano con accanimento, mentre sono molto pochi i maschi che ancora continuano a fumare.

 

Le vostre annotazioni/ impressioni su questo argomento ( Chi fuma ancora e perche' ) saranno le benvenute.

Eze

 Noi fumatori non siamo tossici
   
vorrei rispondere alla lettera pubblicata di una persona
dichiaratasi "fumatore incallito" da circa 30 anni afferma che ha
sempre fumato dappertutto e che avrebbe continuato a farlo fino a che
non si sarebbe smesso di considerare i fumatori come dei
tossicodipendenti.
Anche se la lettera scritta in questi termini parlerebbe già da sola,
in quanto non fa che confermare nei fatti il livello di
tossicodipendenza che invece le parole vorrebbe smentire, vorrei
semplicemente aggiungere che nel campo medico il fumo non è
considerato un vizio, ma una tossicodipendenza, nel DSM-IV
(Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) manuale dei
disturbi psichici, la dipendenza e la astinenza da Nicotina sono
classificate come un disturbo psichico.
La nicotina, che è solo una tra le 4000 sostanze tossiche contenute
nel fumo di sigaretta,  induce addirittura maggiori dipendenze di
quanto possano farlo le droghe pesanti!
Tra le altre cose nel fumo di sigaretta è anche contenuto il Polonio
210, la sostanza radioattiva diventata famosa in questi giorni in
quanto ha ucciso l'ex-spia del Kgb Alexandr Litvinenko, e nonostante
ciò pochi sanno che fumare ad es. 30 sigarette al giorno corrisponde
in un anno a farsi 300 radiografie al torace.
Il signore che continua a fumare dappertutto fregandosene delle
leggi, dell'educazione e della salute degli astanti dovrebbe sapere
che fa come gli struzzi, nasconde la testa sotto la sabbia per non
guardare in faccia alla realtà, perchè ormai queste cose sono note a
tutti quelli che le vogliono conoscere e chi non le sa vuol dire che
semplicemente vuole ignorarle.



Basta Fumo nelle Stazioni !

 

Ho sentito ieri alla Radio che in tutte le stazioni ferroviarie italiane sara' d' ora in poi vietato il fumo dovunque, anche negli spazi aperti. Sara' consentito fumare solo lungo i binari, sulle banchine, oppure negli spazi  appositamente attrezzati allo scopo.

Quello che mi ha colpito era il taglio dato alla notizia : non era la salute pubblica ad averne giovamento, bensi soltanto la pulizia dei locali . I fumatori non avrebbero piu' gettato cicche per terra dappertutto.

Comunque mi pare un altro passo avanti nella direzione giusta !

27/09/2007

Drop in number of children smokin

The number of children and teenagers who smoke has dropped by over a quarter since 1998, a survey published today revealed.

The Health Behaviour in School aged Children Survey 2006 (HBSC) shows the significant decrease in the number of 10 to 17-year-olds who say they smoke.

The HBSC survey also shows a 13 percentage point decline in the number of children who have ever smoked a cigarette, from 49 per cent in 1998, to 41 per cent in 2002 and 36 per cent in 2006.

In terms of current smoking behaviour, 15 per cent of 10-17 year olds say they smoke compared to 19 per cent in 2002 and 21 per cent in 1998.

The Office of Tobacco Control (OTC) welcomed the results of the survey but warned against complacency.

Éamonn Rossi, chief executive of the OTC said: "This survey shows a significant decline in the proportion of children smoking - with the proportion saying they have ever smoked or are currently smoking dropping by over a quarter since 1998.

"While this is indeed a very positive and significant outcome, we cannot be complacent.

"The office's own research has confirmed that initiation into smoking is largely a childhood phenomenon. More than three-quarters of all smokers in Ireland started to smoke before they reached the age of 18," he said.

Mr Rossi said the OTC had been warned that tobacco industry needed "50 Irish children to start smoking every day in order to maintain the size of its current customer base".

The HBSC study was undertaken on behalf of the Department of Health and Children by the Health Promotion Research Centre, National University of Ireland, Galway. Over 330 schools participated with some 13,700 pupils completing questionnaires.

 

Study: Smoking bans reduce smoking

OTTAWA, Aug. 22 (UPI) -- A Canadian study has determined smoking bans result in smokers either quitting or reducing their cigarette consumption.

Statistics Canada found even personal prohibitions that make homes smoke-free also are effective in reducing smoking.

The researchers found smokers residing in newly smoke-free homes or workplaces during the past decade were more likely to quit during the ensuing two years than smokers with no restrictions at home or at work.

Using data from the Canadian Tobacco Use Monitoring Survey and the National Population Health Survey, researchers determined that among Canadian smokers living in homes that became "smoke-free" during the survey period, 20 percent had quit two years later. That compares with 13 percent of smokers living in homes that were not smoke-free, Statistics Canada said.

Similarly, 27 percent of smokers who initially reported no restrictions at work, but who two years later reported a complete ban, had stopped smoking. That's more than double the 13 percent among those who continued to face no restrictions at work.

The study, entitled "Smoking bans: Influence on smoking prevalence," was published Wednesday in the online edition of the journal Health Reports.

 

Attenti a You Tube !


Ecco l'ultima frontiera del marketing del tabacco. Centinaia di video di ragazzi e ragazze sexy che fumano, appaiono sul sito YouTube.com, forse inseriti dalle industrie del tabacco per reclutare la prossima generazione, iniziandola al fumo. Simon Chapman, professore di salute pubblica all'universita' di Sidney, ha accusato i produttori di tabacco di contaminare YouTube con questa invasione di video. Ogni giorno cento milioni di video sono visionati sul sito. "Abbiamo controllato il sito in diversi giorni e siamo rimasti sorpresi di trovarne in gran numero con scene di fumo che avevano come protagonisti i giovani.", afferma Chapman, "I ragazzi lo trovano affascinante, ma credo di aver visto a sufficienza per affermare che dietro a tutto questo si nasconde l'industria del tabacco, quindi investigheremo sull'accaduto". Al momento, quando si inserisce la parola "fumo" nel motore di ricerca, possono essere visionati 27.000 video. La maggiorparte ritrae giovani donne che fumano durante un party, mentre parlano o semplicemente mentre sono in pose sexy. Un esperto di marketing digitale, Jean-Claude Abouchar, della Capture Communications, afferma che l'anonimato di YouTube (gli utenti possono entrare utilizzando qualsiasi nickname) fornisce un'ottima copertura per le compagnie che vogliono infiltrarsi per pubblicizzare i loro prodotti agli adolescenti. "Un vero cavallo di troia, - afferma. - Possiamo scaricare video di star che fumano durante i film e chiamare le clip "celebrities", o aggiungere il nome dell'attore o il titolo del film al video. E mentre ciò non è scorretto, questa è invece uno stratagemma abietto per far passare il loro messaggio, ossia che il fumo è sexy e di moda". Ogni volta che un video viene visto, gli utenti possono rivederlo o inoltrarlo ai loro amici. "Effettivamente, ci troviamo di fronte ad una pubblicità globale", afferma Abouchar. Inserire i video su questo sito è inoltre gratis. Continua Chapman: "Se fossi un produttore di tabacco direi che ciò non è illegale; questa è una forma di mercato internazionale, senza regole e controlli. Questo e' il futuro delle aziende del tabacco e del loro marketing". In Australia la pubblicità del tabacco e' bandita dal 1992. Un portavoce della Philip Morris Australia, Colin Lipiatt, afferma che la compagnia si adegua alla legge e che la pubblicita' su internet, senza una verifica dell'eta' e' inappropriata e deve essere quindi vietata. YouTube non commenta. Philp Morris, produttore di Marlboro e Benson & Hedges, chiedera' di non mostrare piu' il suo marchio nei futuri film, con lo scopo di fermare la corsa alle riviste e soprattutto ad Hollywood da parte dei produttori di sigarette.
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Teoria inquietante


La mia teoria e' : a scuola, gli studenti delle superiori imparano a fumare. Possibile che i due ministeri non se ne siano accorti?
Sergio, Vicenza
  La sua teoria e' efficace ed il suo interrogativo inquietante. La questione "tabagica" pone in essere le piu' esasperate incongruenze, tra cui il fatto che tutti vogliono mettere le mani nella scuola per "fare prevenzione" spesso improvvisando. La recente introduzione della Educazione alla Salute come materia curricolare, da parte del ministro dell'Istruzione Fioroni, apre uno spiraglio possibilista, ma noi ci chiediamo: chi la fa? come? con quali progettualita'? E la questione rimane aperta, finche' non avremo risposte tali da mettere in crisi la sua teoria. 

 

Vive la France
di LETIZIA PALUMBO
Erano venuti in 10, accompagnati da 10 giornalisti, i parlamentari francesi approdati a Roma il 9 e 10 febbraio scorso, per incontrarsi con alcuni di noi, con l'ex ministro Sirchia e per saggiare l'atmosfera pubblica ad un anno di distanza della legge antifumo. Non e' passato un anno che il primo ministro Dominique de Villepin ha dato l'annuncio ufficiale: dal prossimo febbraio non sarà piu' possibile fumare nella maggior parte dei locali aperti al pubblico; a bar, ristoranti e discoteche si concede un anno di tolleranza in più. per loro il divieto parte il primo gennaio del 2008. Secondo de Villepin, i francesi sarebbero pronti per questa scelta, ma i tabaccai non ci stanno, entrando in sciopero. Chiedono la dilazione del divieto di altri cinque anni. Cosa di grande interesse e' il fatto che il primo ministro ha anche annunciato che lo Stato si fara' carico di un terzo dei costi per i trattamenti che le persone intenzionate a smettere di fumare decidono di fare. Tutto cio' rappresenta il culmine di trent'anni di lotta al tabacco in Francia. L'avvio della legislazione anti-tabacco risale al 1976 con la legge «Veil». Altre tappe sono state la legge che vietava le sigarette ai militari (1986) e la normativa «Evin» del 1991 dove era già fissato un divieto di fumare negli spazi collettivi. Nel 2003, infine, era stato introdotto il divieto di vendere sigarette ai minori. Dal primo febbraio prossimo quindi scuole, ambienti di lavoro, ospedali, cliniche e strutture educative saranno smoke-free. Gli esercizi pubblici potranno organizzare dei «fumoir», nei quali pero' non potra' entrare il personale ne' potranno essere servite consumazioni. Chi contravviene rischia un'ammenda di 75 euro, mentre se a violare le norme e' un esercizio la multa sale a 150 euro. De Villepin ha detto anche che sara' possibile fumare nelle strade e nei luoghi privati. Questo ultimo aspetto rischia di diventare un pesante handicap per la legge francese. Vedremo.
  La felicita' di Luk Joossens:
  Il 16 novembre scorso, il governo francese ha emesso un decreto che vieta il fumo nei luoghi pubblici a partire dal prossimo febbraio. Il divieto nei bar, nightclub e ristoranti paritra' nel gennaio del 2008. Il decreto francese si basa sulla legislazione italiana e permette di fumare sotto severe condizioni in camere separate e chiuse. Nel gennaio 2008 saranno dieci i paesi europei (Irlanda, Norvegia, Italia, Malta, Svezia, Scozia, Lituania, Islanda, Inghilterra, con Galles e Irlanda del Nord, e Francia) che avranno una legislazione che libera dal fumo l'arica che si respira nei luoghi chiusi. Quello che è accaduto in Francia puo' essere considerato il quarto miracolo sul fumo in Europa. Il primo e' stato che l'Irlanda dei bevitori di birra ha adottato la normativa smoke-free (incluso nei famosi Irish pub) da marzo 2004. Il secondo miracolo è stato che l'Italia amante del divertimento rispetta la legge sul fumo da gennaio 2005. Il terzo miracolo è stato che Westminster ha adottato la legge sul fumo con una schiacciante maggioranza nel Febbraio 2006 nonostante la mancanza del supporto del gran capo, il primo ministro Tony Blair. Il quarto miracolo e' che la Francia ha adottato la legislazione sul fumo sette mesi prima delle elezioni presidenziali. L'adozione di una legislazione sul fumo in un anno elettorale e' estremamente difficile. Tante grazie dunque alla Francia e ai francesi.
  Luk Joossens
  Association of European Cancer Leagues - Brussels, Belgium

26/09/2007

 

CHI FUMA IN AUTO SI DISTRAE E MOLTO

Questo è un fatto e non un'opinione; a dimostrarlo sono varie ricerche
(2; 4) e raccomandazioni (5) ma soprattutto la semplice osservazione di
un qualunque "profano"  che osservi un fumatore alla guida armeggiare
con sigarette accese, accendini e cenere.

Queste osservazioni e ricerche hanno avuto uno degli imprimatur più
ufficiali che possa esistere, e ben più serio del "mi sembra una misura
eccessiva" di Bianchi & compagnia: quello di un Vicequestore della
Polizia Stradale: la Dottoressa Mancini infatti (7) conosce le strade ed
osserva "Nel Codice della Strada si legge che bisogna «guidare con le
mani libere», cioè non impegnate da cose: in teoria, quindi, niente
panino, sigaretta, braccio sulla spalla del fidanzato." 

Quindi, senatori e Ministro Bianchi, fumare in auto è GIA' vietato,
perchè fumando il guidatore lascia le mani dal volante per molto tempo
contravvenendo al testo dell'articolo 141 del Codice della Strada (14)
succitato dalla Polizia Stradale che impone "... E' obbligo del
conducente regolare la velocita' del veicolo in modo che avuto riguardo
[...] e ad ogni altra circostanza di qualsiasi natura, sia evitato ogni
pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose ed ogni altra causa
di disordine per la circolazione .   Il conducente deve sempre
conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di
compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza,
specialmente l'arresto tempestivo del veicolo ... ".  Bianchi e senatori
nella loro autoreferenziale "Second Life" non conoscono scienza,
buonsenso, e nemmeno il Codice della Strada vigente: complimenti, cadono
nella trappola del tabagismo che vuole - solo per il fumare - un
trattamento assolutamente particolare e invariabilmente illogico e
nocivo.  Questa trappola - dettata dalla dipendenza - è quella che ha
partorito, ad esempio, un sistema in cui fino al 2004 una maestra non
poteva fumare in classe perchè danneggiava i bambini, ma se li portava
al ristorante poteva affumicarli perchè - forse grazie a San Gennaro -
il fumo diventava miracolosamente benefico o quantomeno neutro.  Dal
2005 questa sciocchezza è stata eliminata, ma oggi grazie al Senato
quella maestra può fumare con altri anche minori in auto perchè a quello
di San Gennaro si è sostituito il miracolo del fumo dei Santissimi
Senatori e di S. Ponzio Pilato-Bianchi :  il loro messaggio è "il fumo
in auto non fa male".


   

IL PROBLEMA E' SENTITO DAL 70% DEGLI ITALIANI E DA MOLTE
ASSOCIAZIONI, CHE VOGLIONO VIETARLO

L'ACI qualcosa di automobili ne sa: la sezione di Acireale (5)
raccomanda di "Evitare di fumare mentre si guida".  Del parere degli
italiani (non considerato dal Senato) ce ne da meritoria informazione
"La Repubblica" (8) concludendo che il 70% di noi vuole vietarlo (e che
forse non sa che è già vietato).   Il divieto è stato proposto da
autorevoli soggetti operanti su tabagismo, salute e trasporti (1; 2; 6),
e dall'allora Ministro della Salute Storace (3.a; 3.b).   

  


IL FUMO IN AUTO INQUINA MOLTISSIMO:   

Il Senato ignora la scienza che, nella persona del prof. Aldo Ferrara
(docente di malattie respiratorie all'Università di Siena), osserva
(4.b) "Aria viziata e/o contaminata rendono infatti impossibile una
buona performance, specie se si guida per parecchie ore, ponendo le
premesse perché si instauri una riduzione di ossigeno nel sangue. [...]
il fumo di sigaretta [causa] un accumulo anche di monossido di carbonio,
gas asfissiante che può portare  [...] a fenomeni di scarsa
ossigenazione quali malessere generale, cefalea, sdoppiamento della
vista, fenomeni tutti idonei a ridurre drammaticamente la prestazione
automobilistica del guidatore.  [...] Un microclima alterato danneggia
le capacità cognitive [che sono] proprietà del nostro cervello che ci
consentono di percepire adeguatamente gli stimoli provenienti dai nostri
cinque sensi [...] di integrarli in risposte evolute e complesse che
determinano il nostro comportamento.  L'alterazione di queste capacità è
un fenomeno subdolo in quanto di per sé altera le capacità di giudizio e
di autocritica del soggetto.
In parole semplici non rendendoci conto di queste alterazioni, durante
la guida, possiamo commettere degli errori senza accorgerci che lo
facciamo.[...bisogna ] controllare inoltre la qualità dell'aria
nell'autoveicolo, evitando di fumare ." 

Esaminando l'emendamento Stiffoni, il Senatore Filippi dice "Esprimo
parere contrario sull'emendamento 13.900 perché mi sembra una misura
eccessiva."; il Ministro Ponzio Pilato-Bianchi dice "Esprimo parere
conforme a quello del relatore."  Allora Stiffoni aggiunge "Signor
Presidente, mi permetto di insistere sull'emendamento 13.900,
concernente il divieto di fumo durante la guida. A parte le
considerazioni relative al tasso di incidentalità del 6 per cento,
desidero far presente che spesso e volentieri gli incendi sono dovuti al
lancio dai finestrini di mozziconi di sigarette (13.b) . Questa
casualità è stata variamente considerata anche dai vigili del fuoco.  Mi
permetto poi di insistere anche perché la mia proposta va nel senso
della tutela della salute, soprattutto dei minori. Molte volte abbiamo
visto maggiorenni fumare in presenza di bambini, anche neonati.
Cerchiamo allora di avere un po' di considerazione e di coraggio per
limitare questo danno che viene procurato ai nostri figli" . 

Qiindi i senatori di "Second Life" bocciano. 

  
Conclusione ?

Le recenti iniziative del comico Grillo hanno fatto parlare (solo a
politici e media) di "rischio antipolitica": a riguardo l'altra comica
Guzzanti ha acutamente sottolineato che i "politici non sono per niente
abituati ad avere interlocutori né contraddittorio" (15): aggiungiamo
che si comportano così anche a causa di troppi giornalisti
"reggitori-di-microfono" che non contestano ai parlamentari nemmeno le
sciocchezze più grosse, come il rifiutare un provedimento che non
avrebbe danneggiato nessuno ed avrebbe solo migliorato le cose il tutto
a costo zero.     Milioni di adolescenti con Internet viaggiano nei
mondi che esistono solo per loro, videogiochi, chat e forum esistono
solo per chi è collegato in quel momento e in quel sito particolare:
analogamente quei senatori surreali e Bianchi sono nella loro "Second
life" parlamentare a giocare, fanno un gioco che vale solo per loro, che
solo loro chiamano "Politica" (con la maiuscola); ciò mentre nel mondo
reale i fumatori affumicano l'auto danneggiando realmente i minori, e
nelle strade reali i fumatori causano reale pericolo, reali incendi e
reali incidenti; tutti lo sanno, anche Stiffoni.  Tranne quei senatori e
Bianchi.

Chiediamo con forza al Senatore Stiffoni  di proseguire in questa
battaglia che gli fa soltanto onore e merito, Gli chiediamo di avvalersi
di "Aria Pulita" e di altre associazioni, scienziati e medici, della
Polizia Stradale, dei Vigili del Fuoco.  Dovrà gridare ancora più forte
ma le ragioni ci sono, onorevole !

23/09/2007

 

Come siamo virtuosi sul fumo
   

ITALIANI virtuosi? Meno cinici di quanto si creda? Di sicuro sono molto
attenti alla salute, perché da quando è entrata in vigore la legge
Sirchia sul divieto di fumo, il numero degli amanti della sigaretta è
diminuito del 15 per cento. Così chi pensava che la legge non sarebbe
stata rispettata, che i ristoranti avrebbero dovuto chiudere perché
"abbandonati" dai fumatori incalliti, di fronte a questi dati dovranno
ricredersi. Siamo, peraltro, anche di esempio, visto che il Parlamento
europeo ha adottato, a luglio, una risoluzione affinché tutti gli Stati
del vecchio Continente adottino una normativa simile. Insomma, se ci
lamentiamo spesso - e giustamente - per come vanno le cose nel nostro
Paese, almeno in questo caso siamo all'avanguardia. Infatti mentre, ad
esempio, in Francia e Germania il numero di fumatori è stabile o in
aumento, in Italia si è ridotto del 18-14% con una conseguente
diminuzione delle malattie cardiovascolari.


 

Cinzia Marini mi ha inviato :

Divieto di fumo in aree aperte - considerazioni


Prima di tutto benvenuto nel nostro gruppo e grazie per la tue
considerazioni che ho trovato molto interessanti e che vorrei
commentare:


>Effettuando le ricerche personali relative al problema del "fumo
>passivo", mi sono reso conto della scarsa conoscenza delle norme in
>vigore relativamente al divieto di fumare, nonché dei principi
>fondamentali che stanno alla base di queste.
>Molto evidente è infatti la diffusa convinzione che il divieto di
>fumare si possa applicare solo ai "locali chiusi" (cosidetta "legge
>Sirchia" xx 123/2003) e che all'esterno di questi vi sia piena
>libertà di fumare o meno.

Verissimo l'ignoranza è tanta. Da alcuni anni svolgo un servizio di
consulenza a favore dei non fumatori e ho ricevuto moltissime lettere e
telefonate con richieste disperate di aiuto dalle quali emerge
chiaramente questa realtà.


>Basti considerare come sia evidentemente necessario porre dei divieti
>di fumare nelle aree aperte in vicinanza a depositi di gas o liquidi
>infiammabili, compresi i normali distributori stradali di carburante.
>A questo proposito posso ricordare un recente disastroso episodio di
>incendio con feriti (estate 2007, Sardegna), causato da un
>fumatore "attivo" durante il rifornimento.

Credo che i divieti di fumare in certi ambienti siano in vigore da
sempre. Il problema è, come recentemente alcuni amici del forum hanno
rilevato, che non viene rispettato. E' all'ordine del giorno vedere le
persone che lavorano o che fanno rifornimento di benzina fumare
tranquillamente.

>Per quanto riguarda il primo punto possiamo richiamare le Leggi
>Regionali in vigore nel Trentino e in Emilia Romagna, che indicano
>chiaramente il divieto generalizzato di fumo nei locali anche aperti
>(cortili e giardini) di asili, scuole di ogni ordine e grado, nonché
>altri luoghi dove possano riunirsi giovani di età inferiore a 18
>anni. Ritengo auspicabile che questa estensione e puntualizzazione
>della normativa nazionale venga codificata anche dalle altre Regioni,
>che si adeguerebbero così alle indicazioni del Ministero della Salute
>(min. Livia Turco, 2007) e di numerose Organizzazioni Internazionali
>(WHO, 2007).

Regioni senza dubbio illuminate da questo punto di vista il cui esempio
si spera sia seguito anche dalle altre in tempi brevi, purchè la norma
sia fatta rispettare con rigore.


>Per quanto riguarda il secondo punto, di più difficile illustrazione,
>è necessario premettere come non risulti "dovere del datore di
>lavoro" l'individuare i luoghi di lavoro dove, per ragioni
>particolari, "deve" essere imposto il divieto di fumo. In nessun
>caso, in presenza di un divieto derivante da disposizione legislativa
>nazionale o regionale, il datore di lavoro potrà "derogare" dalla
>disposizione legislativa.

Anche questo è verissimo ma, sulla base della mia esperienza,
quest'obbligo è ampiamente disatteso in tutte le regioni italiane nei
luoghi di lavoro pubblici e privati. Un grande numero di datori di
lavoro si disinteressa completamente del problema e i dipendenti che
"osano" dare battaglia sono una minima parte in quanto sono
letteralmente "terrorizzati" dalle possibili ritorsioni che in alcune
occasioni sono dichiarate senza mezzi termini dai datori di lavoro
stessi.

>Piuttosto sarà compito del datore di lavoro "valutare l'opportunità"
>di individuare i "luoghi aperti" che, per le loro caratteristiche,
>possono consentire l'abitudine al fumo, evitando però l'esposizione
>involontaria di gestanti, bambini e quanti desiderano evitare il fumo
>altrui. Le caratteristiche di segnalazione, isolamento e
>frequentazione volontaria devono perciò essere perlomeno analoghe a
>quanto attualmente richiesto dalla normativa esistente per i "locali
>fumatori".

Anche da questo punto di vista ci sono problemi in quanto il tabagista
finisce per assentarsi cumulativamente nell'arco della giornata di
lavoro per lunghi periodi e spesso il datore di lavoro preferisce
consentire loro di fumare negli uffici, fabbriche, stabilimenti pur di
non perdere in produttività.

>Se il datore di lavoro ritiene ed è in grado di individuare queste
>zone, dovrà segnalarle in modo evidente, provvedendo nel contempo a
>segnalare i divieti nelle restanti zone dove il fumo non deve essere
>tollerato e a sorvegliare l'applicazione dei divieti imposti.

Anche in questo caso molti datori di lavoro o le persone da loro
delegate fanno finta di non vedere e non sentire.


>Nota: nonostante la legislazione attuale ponga l'Italia fra le
>nazioni più avanzate, ancora molto resta da fare per limitare i danni
>derivanti dall'abitudine al fumo di tabacco e dall'esposizione
>al "fumo passivo".
>Si consideri, per esempio, il problema del fumo, in presenza di
>minori, anche in ambienti non regolamentati dalle attuali norme,
>quali veicoli e locali privati.

Verissimo e questo risultato non si può ottenere tramite la legislazione
ma esclusivamente modificando la mentalità del popolo dei fumatori.

>Attualmente, anno 2007, il legislatore non ha ancora preso in
>considerazione il problema, nonostante tutte le pubblicazioni
>relative ai rischi derivanti dall'esposizione al fumo di gestanti e
>bambini disponibili da alcuni anni.

Ti ricordo che la norma italiana prevede sanzioni più pesanti se si fuma
in presenza di donne in stato di gravidanza o bambini minori di 12 anni.
>
>Attualmente non è chiaramente definita dalla normativa esistente
>l'applicazione o meno a spazi "semiaperti", quali possono essere
>i "dehors" di ristoranti e bar.
>
>Evidentemente il problema non si poneva prima dell'entrata in vigore
>della "legge Sirchia", si è presentato quando il divieto di fumo nei
>locali chiusi ha consentito di "rilevare" il fumo all'esterno
>immediato di questi.

A questo proposito, se non ricordo male, subito dopo l'emanazione della
legge 3/2003, sono apparsi vari articoli di giornale nei quali gli
esperti del ministero della salute hanno precisato che il divieto doveva
intendersi valido anche nei cosiddetti "dehors". Se fai una ricerca
negli interventi del passato troverai certamente qualche cosa.

Saluti. Cinzia

 

10/09/2007

Ai malati vittime dell'inquinamento 7,4 milioni di euro
Smog, a Tokio paga chi costruisce auto
Si è conclusa dopo 11 anni una causa collettiva in Giappone: sette colossi automobilistici costretti a risarcire a 522 asmatici
DAL NOSTRO INVIATO
PARIGI — Junji Nishi, portavoce di oltre 600 asmatici, ha vinto la sua battaglia: dopo 11 anni di perizie, sentenze, appelli e picchetti con le mascherine anti-smog davanti al palazzo della Toyota, le aziende costruttrici di automobili risarciranno i cittadini vittime dell'inquinamento. È la prima volta al mondo. Le malattie legate agli scarichi delle auto non sono state accettate come fatalità o segno dei tempi: Junji Nishi, oggi 74enne, si è incaponito perché i responsabili delle sue crisi respiratorie venissero trovati. Il suo non è un trionfo da poco, visto che si era scelto nemici potenti: il governo giapponese, la prefettura di Tokio, la Metropolitan Expressway Company (che gestisce la circonvallazione cittadina) e soprattutto sette case automobilistiche.
Toyota (numero uno al mondo), Nissan e Nissan Diesel (parte del gruppo francese Renault), Mazda, Mitsubishi, Isuzu e Hino: producono motori diesel ormai tra i più puliti, ma hanno accettato di pagare 7,4 milioni di euro ai 522 cittadini che hanno fatto causa e sono ancora vivi (108 intanto sono morti), e verseranno altri 20,4 milioni a un programma di aiuto per tutti gli asmatici di Tokio. Le cifre sono state fissate dall'Alta Corte di Tokio, che dopo le prime sentenze a favore degli asmatici del signor Nishi e una lunga serie di ricorsi, nel luglio scorso ha proposto a tutte le parti un accordo extra-giudiziale: i cittadini, sia pure malvolentieri, hanno accettato perché stremati da 11 anni di battaglia legale e perché viene riconosciuto il principio storico della responsabilità dei costruttori di auto; le aziende si sono rassegnate per ultime, l'8 agosto, con una decisione presa in sordina nella speranza di dare poca pubblicità al caso. Raccontato però ieri in prima pagina dal quotidiano francese Le Monde.
«La lunga vicenda dei cittadini affetti da asma si è finalmente conclusa, ma è comunque l'ultimo lascito di un'era precedente — ha scritto in una nota ieri Shintaro Ishihara, governatore di Tokio —. La cooperazione con le prefetture vicine di Kanagawa, Saitama e Chiba sta producendo ottimi risultati, l'aria è molto migliorata rispetto al passato». Nell'area metropolitana più popolata del mondo (35 milioni di abitanti), secondo gli ultimi dati della Banca mondiale i livelli di particelle Pm10 si fermano a 40 microgrammi per metro cubo, quando al Cairo, che ha 11 milioni di abitanti ed è considerata la città più inquinata del mondo, arrivano a 169 (Milano, tre milioni di abitanti, si difende con 30). A Ferragosto, il club automobilistico tedesco Verkehrsclub ha pubblicato la lista 2007/2008 dei modelli migliori al mondo per consumo di carburante ed emissioni inquinanti: 7 su 10 sono giapponesi, e tra loro ci sono la Toyota Prius e la Mazda Mzr. Il Giappone quindi sembra essere corso ai ripari, forse grazie anche all'azione di cittadini cocciuti come Nishi, che dopo avere accettato l'accordo, il 22 luglio scorso, è stato ricevuto dal premier Shinzo Abe. Il governo giapponese, assieme alla prefettura di Tokio e alla società che gestisce l'autostrada cittadina, nel 2002 era già stato condannato a pagare 100 mila euro ciascuno a sette persone affette da asma, che vivevano a meno di 50 metri dalla circonvallazione cittadina.
Con lo storico risarcimento concesso a Tokio, la Toyota non chiude però le sue pendenze legali: nel settembre 2006 la California ha citato in giudizio le «Big Six», le sei grandi dell'auto — Toyota, General Motors, Ford, Honda, Chrysler e Nissan — accusandole di essere corresponsabili del «riscaldamento globale che produce danni per miliardi di dollari», nelle parole del procuratore Bill Lockyer. Messe sotto accusa dal basso (il vecchietto di Tokio) e dall'alto (lo Stato della California), anche le case costruttrici respirano un'aria pesante. Meglio perfezionare in fretta i motori ibridi.
Stefano Montefiori
17 agosto 2007



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