UNA VITA IN FUMO

Press abstracts in English



PETIZIONE

CONTRO IL FUMO IN TV


Basta col fumo in TV !!!








22/03/2007

Il mio morto è più bello del tuo !


   Scrivo mentre il Presidente del Consiglio, con l'auto blu ma senza
calcolatrice né vergogna, a Ciampino aspetta un italiano, uno solo, che
non ha fatto proprio nulla di particolare e tantomeno per l'Italia.  Non
solo è vivo, ma non ha alcun merito speciale, e a fare sono stati altri.

E infatti, o "comunque", 3 giornalisti - Serra, Gramellini e Severgnini
- ieri hanno scritto insieme lo stesso testo per ricordare che
"Dall'inizio dell'anno sono morti sulla strada più giovani italiani
(138) che in tutte le missioni militari dal 1945 in poi (106)".

Forse è il momento giusto per ridire che di morti ne fa ancora di più il
tabacco: 90.000 l'anno.  Eppure i riflettori dei media e dei politici
inquadrano sempre e solo zone di guerra, e Prodi va a dare accoglienza
non ai malati di tabacco ma a un giornalista, non cerca di evitare che i
ragazzi diventino tabagisti ma si mette in mostra per fenomeno
secondari, non pensa alle migliaia di moribondi per cancro da fumo ma a
un cronista, uno, che sta anche bene.

Nel 2007 le sigarette hanno ucciso 20.000 italiani, 150 volte più degli
incidenti citati prima; da quando l'Unione è al governo il tabacco ha
steso 80.000 persone: un bel bilancio. Per questo a Prodi, e ai
parlamentari mai così uniti, proporrei di vergognarsi quando parlano di
italiani o si avvicinano al tricolore.  Sempre che questa in corso non
sia una farsa.

Si grida per sostenere che il "proprio" morto merita più attenzione;
invece sono tutti uguali e dei fenomeni ci si deve occupare in ragione
della loro estensione, altrimenti è come dire "il mio morto è più bello
del tuo", frase che non dovrebbbe appartenere a Prodi.  Se  vuol fare
qualcosa di meno vergognoso, di più utile a prescindere dai riflettori,
si faccia vivo il prossimo 31 Maggio, per la giornata senza fumo e per i
15 milioni di fumatori italiani.

Massimo D'Angeli

«IN ITALIA VIETARE IL FUMO ALLA GUIDA DI
AUTOMOBILI»


Il fumo passivo in auto ha effetti peggiori di quello dentro casa
secondo un recente studio australiano pubblicato sul Medical Journal of
Australia. In base a tale ricerca i bambini e i minori esposti al fumo
di sigaretta durante i tragitti in auto hanno una probabilità doppia
rispetto agli altri di ammalarsi di asma.

Il Codacons afferma dunque che sia il fumo attivo che quello passivo
possono essere dannosi in auto. Al riguardo l'associazione, in
collaborazione con le associazioni GEA e ARTICOLO32, e con Autostrade
per l'Italia, Anas e Satap, ha in corso un progetto per sensibilizzare
l'opinione pubblica, patrocinato dal Ministero della Salute e
denominato: "Fumo al volante pericolo costante".

Il Codacons spiega che il progetto si basa sul fatto che fumare una
sigaretta al volante di un'autovettura puo' rappresentare un pericolo
sia per chi guida che per i passeggeri. Si stima, infatti, che il 15%
degli incidenti stradali dovuti a distrazione sia riconducibile proprio
al fumo di sigaretta.

Circa 2 secondi è il tempo medio utile per accendere una sigaretta.
Secondi nei quali l'attenzione del conducente è esclusivamente rivolta
alla sigaretta.

Sono diverse infatti le azioni che vedono impegnato il fumatore al
volante: prendere il pacchetto, estrarre la sigaretta, cercare
l'accendino, accendere la sigaretta, ecc. Ci sono poi - conclude il
Codacons - tutta una serie di rischi legati al fumo in macchina: il fumo
negli occhi, la cenere calda e la sigaretta che può cadere addosso.

Inoltre, soprattutto per i bambini, il fumo passivo in auto è
estremamente dannoso.

Fonte: PRIMA



10/03/2007

L'ultima sigaretta
   
I dati messi a disposizione dall'Organizzazione Mondiale della Sanita'
dimostrano che i fumatori sono sempre piu' numerosi: 1,3 miliardi, di
cui la meta' destinati, dicono le proiezioni, a morire prematuramente
(10 milioni nel 2020). In particolare, secondo la Commissione europea,
ogni muoiono oltre 650.000 fumatori europei, di cui 90.000 sono
italiani. Davanti a queste cifre, possibile che non si sia ancora
pensato a un succedaneo? Gli americani ci stanno provando con un
prodotto da bere: si chiama NicLite, e' prodotto dall'azienda
californiana Nichonica. Otto anni di ricerche per mettere a punto una
bevanda dal rassicurante aspetto cristallino, di sapore leggermente
acidulo al limone, in cui nuotano molecole pure di nicotina. Lanciata
nel 2002, e' diventata un problema per la Food and Drug Administration,
l'ente di controllo americano per farmaci e alimenti. Il drink infatti
non poteva essere venduto come un semplice integratore alimentare:
contiene 4 mg. Di nicotina e sarebbe dovuto rientrare nella categoria
"farmaci". Pero' non aveva seguito il lungo iter sperimentale per essere
definita tale, Cosi' dopo il ritiro dal mercato, la vendita e'
proseguita su Internet (rovinando tra l'altro, nel giogno 2006, ilo
centenario della Fda: diversi articoli negli Usa hanno commentato i
"festeggiamenti" citando proprio il caso NicLite, evidenziandolo come
una prova dell'inadeguatezza della capacità di controllo vantato dalla
Fda stessa). Spiega il prof. Carlo Cipolla, direttore dell'Unita' di
Cardiologia dell'Istituto Europeo di Oncologia:"Sono state condotte
molte ricerche su sigarette-non sigarette, perfino per ideare sigarette
senza fumo, allo scopo di non inalare monossido di carbonio e i 4 mila
prodotti cancerogeni derivanti dalla combustione. Ma per ora senza alcun
successo. La ricerca di un sostituto e' un approccio sbagliato: il fumo
e' una malattia che uccide nel 35% dei casi sotto forma di disturbi
cardiocerebrovascolari. E che intrappola in una doppia dipendenza:
farmacologia (da droga) e gestuale, che necessita quindi di una
strategia medica e psicologica insieme. Senza dimenticare il potere
della prevenzione".

07/03/2007

Riconosciuto il danno da fumo
  
Giovanni Negri
ROMA
La salute del lavoratore può essere compromessa dal fumo eccessivo che è
costretto a respirare. E il datore di lavoro è obbligato a mantenere il
luogo di lavoro in condizioni di salubrità tali da non mettere per sua
negligenza a rischio le condizioni dei propri dipendenti. A prevederlo è
l'articolo 2087 del Codice civile e a ribadirlo è la Cassazione con la
sentenza n. 24404 depositata ieri. La pronuncia conferma la sentenza
della corte d'appello di Lecce, che aveva condannato la Rete ferroviaria
spa.
A citare in giudizio la società era stata una donna, ausiliario di
stazione, costretta a lavorare in un ambiente saturo di fumo, che le
aveva provocato una serie di malattie (tra cui rinite cronica,
agitazione pischica, tachicardia, cefalea e vertigini). Per guarire da
queste patologie la donna si era assentata dal lavoro per un tempo
prolungato e la società, trascorsi i 180 giorni di assenza, le aveva
trattenuto un terzo della retribuzione. Solo a distanza di tempo,
l'azienda aveva emanato un ordine di servizio per vietare il fumo in
ufficio.
Contro il taglio della retribuzione. la lavoratrice aveva chiamato in
giudizio l'azienda chiedendo, la restituzione della quota trattenuta e
il risarcimento del danno. Il tribunale aveva accolto la prima pretesa,
ma non la seconda, non perché inammissibile, quanto per la
«genericitàdelle deduzioni» sul punto del danno alla salute e delle sue
conseguenze.
La corte d'appello aveva confermato la sentenza facendo osservare come,
esclusa l'esistenza di una lesione permanente all'integrità psicofisica
della donna, rimaneva tuttavia accertato che le assenze dal lavoro erano
addebitabili a fumo passivo da sigaretta. L'impossibilità di effettuare
attività lavorativa era poi provata da certificati medici e
testimonianze.
La Cassazione, dal canto suo, non ha contestato in nulla le conclusioni
dei giudici di secondo grado. In più ha respinto la richiesta della
società, che aveva a sua volta proposto ricorso alla Suprema corte,
sostenendo la necessità di non affidarsi solo ai certificati medici di
parte, ma di disporre una perizia d'ufficio. Nulla da fare: per la
Cassazione non esiste un obbligo del giudice di ricorrere in ogni caso
alla consulenza tecnica d'ufficio, tenuto conto anche del tenore della
domanda.
Il riconoscimento del danno subito dal lavoratore viene così inserito
come effetto del dovere del datore di lavoro, previstto dal Codice
civile, a predisporre un ambiente di lavoro in regola con la disciplina
della sicurezza.
Diverso era stato il caso della corte d'appello di Roma che, nel marzo
2005, aveva per la prima volta riconosciuto il risarcimento, stimato in
200mila euro, per un decesso provocato da fumo, addebitando la
responsabilità, dopo avere fatto svolgere una complessa perizia, a Bat
Italia (che aveva rilevato Eti) per non avere informato a sufficienza il
fumatore del rischio mortale che correva.


La sentenza
- Corte di cassazione, sentenza n. 24404/2006 depositata il 16 novembre
2006
Il giudice del merito ha ritenuto raggiunta la prova che l'ambiente di
lavoro fosse saturo di fumo; che di ciò la X si sia sempre lamentata;
che l'attrice abbia perciò contratto una serie di malattie tutte
riconducibili al fumo; che le di lei assenze dal lavoro furono
giustificate da una malattia addebitabile a comportamento negligente del
datore di lavoro in termini di doveri di protezione (...).
Il giudice di appello ha ritenuto provato che le malattie della X erano
cagionate da intolleranza al fumo, presente nell'ambiente di lavoro,
sulla base delle certificazioni mediche acquisite. L'apprezzamento in
fatto al riguardo non è censurabile in Cassazione, in quanto
adeguatamente motivato. Non sussiste un obbligo del giudice di ricorrere
in ogni caso a una consulenza tecnica di ufficio, tenuto anche conto che
la materia del contendere, dopo la reiezione in primo grado della
domanda più importante, rimaneva limitata in appello alla restituzione
di una quota di retribuzione trattenuta a fronte di assenze per malattia
ascrivibili a causa di servizio.


06/03/2007



S.T.O.P. ALLA SIGARETTA 


Il fumo non è un vizio. E' una condizione
medica, cronica, soggetta a ricadute e che crea dipendenza. E' così che
i medici italiani, concordi con i loro colleghi di 16 Paesi, definiscono
la piaga del tabagismo. Il dato emerge dalla ricerca Stop (Smoking: The
Opinion of Physicians), realizzata da Pfizer su circa 3. 000 medici e
presentata a Barcellona, nell'ambito del Congresso della European
Society of Cardiology. Per l'Italia, è stato intervistato un campione di
200 medici, 100 fumatori e 100 non fumatori. Quasi unanime il giudizio
dei medici di medicina generale nel definire il fumo come il
comportamento in assoluto più dannoso per la salute dei propri pazienti,
come affermano 2 soggetti su 3. Se chiamati a scegliere, addirittura la
metà del campione consiglierebbe la sedentarietà piuttosto che vedere il
proprio paziente con una sigaretta in bocca. Non solo: più della metà
degli intervistati (59%) considera il fumo come il fattore di rischio
più difficile da trattare viste le diverse componenti, sia fisiche che
psicologiche, di quello che, fino ad oggi, era considerato solo un mero
"stile di vita". Consapevoli, quindi, e inflessibili riguardo alla
serietà del problema. Ma di fronte alla responsabilità, i medici fanno
pendere il piatto della bilancia dalla parte dei pazienti. Il viaggio
verso il "no smoking" dipende soprattutto dal fumatore, sostengono i 2/3
dei medici, considerandosi coinvolti in misura minore (24%) e ritenendo
il Governo responsabile per l?%. Da parte loro, alla domanda "Nel caso
di pazienti fumatori, quante volte affronta il problema del fumo?" meno
della metà degli intervistati (42%) dichiara di discuterne nel corso di
ogni visita. E anche se 3 medici su 4 consigliano ai propri pazienti di
smettere di fumare, solo il 15% mette a punto insieme al proprio
assistito un piano di azione per liberarsi dal fumo, uno scarso 30% è in
grado di indicare quante sigarette fuma il paziente e meno del 10%
registra sulla sua scheda le abitudini del fumatore. Luci ed ombre della
lotta al fumo emergono anche dai trattamenti consigliati. Le percentuali
parlano chiaro: i medici mettono allo stesso livello i farmaci da banco
Nrt (terapie sostitutive della nicotina) e le terapie alternative come
l'agopuntura e la magnetoterapia (69 e 67% rispettivamente). Difficile
scegliere con certezza? Ad oggi sembrerebbe di si. Ed è lo stesso medico
a lamentarsene: 9 camici bianchi su 10 accusano la mancanza di linee
guida di riferimento. Il campione intervistato ritiene inoltre che, per
ottenere maggiori risultati e incentivare i fumatori ad abbandonare la
"bionda", sarebbe utile dare ampia visibilità alle percentuali di
successo (84% del campione), oltre a richiedere una formazione adeguata
per comunicare con i pazienti in maniera più efficace (81%) e disporre
di farmaci su prescrizione che garantiscano il successo in almeno 1
paziente su 3 (88%). .




05/03/2007

Gli italiani accettano la vita senza tabacco
   

I francesi si lamentano per gli imminenti divieti di fumare nei locali
pubblici, gli italiani sanno che non è u problema.

A: I francesi convinti che l'imminente divieto di fumare possa arrecare
danni irreparabili alla loro societa' da caffe' e che non possa essere
applicato.
DA: Gli italiani, loro vicini, che ci sono gia' passati.
Il 10 gennaio 2005 in Italia è entrata in vigore una legge che proibisce
il fumo nei locali pubblici come uffici, ristoranti, caffe' e bar. I
fumatori dichiararono che non avrebbero mai rispettato la legge. I
ristoratori dissero che i loro affari sarebbero diminuiti. E i politici
temettero che sarebbe andato di "fumo" uno dei piaceri degli italiani.
A distanza di quasi due anni, gli italiani fumano meno e sono meno
esposti al fumo passivo.
In realta', la legge e' diventata molto popolare e cresce di anno in
anno il consenso, tanto da parte dei non fumatori quanto dei fumatori. E
nei bar il giro d'affari e' aumentato.
"L'Italia non e' particolarmente famosa per aver successo in questo tipo
di normative, cosi' se funziona qui puo' funzionare ovunque", dice
Silvano Gallus, ricercatore dell'Istituto Mario Negri di Milano che ha
studiato a fondo gli effetti di questa legge.
Nelle settimane immediatamente precedenti l'entrata in vigore del
divieto di fumo c'erano cori di proteste, proprio come oggi in Francia.
"Prima che entri in vigore una legge del genere ogni Paese pensa:"Ognuno
e' diverso, una legge di questo tipo non funzionera'", dice Geoffrey
Fong, psicologo dell'università di Waterloo, in Canada, che dirige
l'International Tabacco Control Policy Evaluation Project". Ma in ogni
comunita' la forte resistenza iniziale ha ceduto rapidamente il passo
all'accettazione".
A quasi 2 anni dall'entrata in vigore della legge, gli italiani hanno
accettato la nuova situazione. E ne sono felici.
"E' stato un cambiamento drastico, uno s hock, ma la maggior parte delle
persone ha apprezzato il divieto, perche' ha migliorato l'atmosfera a
pranzo e a cena", dice Alberto Baldo, direttore del ristoprante
Vernissage in piazza S.Eustachio a Roma. "Ormai tutti accettano il
divieto, perfino i fumatori. Nessuno vorrebbe tornare indietro".
Nei tre mesi seguenti all'entrata in vigore del divieto, le vendite di
sigarette sono scese dell?%, indicati i dati alla vendita di tabacco in
Italia. Nel 2004 in Italia fumava il 26% della popolazione. Nel 2006 la
percentuale e' scesa al 24,3%, anche se non e' chiaro in che misura il
calo possa essere affettivamente attribuito al divieto di fumo, visto
che la percentuale era gia' leggermente in calo.
Uno studio condotto in Irlanda, che e' stato il primo Paese in Europa a
promulgare una legge di questo tipo, dimostra che la meta' dei fumatori
ritiene che la legge anti-fumo abbia dato loro maggiori probabilità di
smettere di fumare. "Possiamo dire che le leggi anti-fumo hanno il
merito di far scendere i consumi", dice Gallus.
In un sondaggio condotto da Gallus in collaborazione con l'Iastituto
Doxa su oltre 3000 italiani, il 9,6% degli intervistati ha detto che da
quando e' entrato in vigore il divieto di fumo frequenta piu' spesso bar
e ristoranti, mentre il 7,4% ha detto di uscire meno.
"L'industria del tabacco afferma che con un divieto di fumo le aziende
siano costrette a chiudere, ma e' soltanto un mito, non sostenuto da
alcuna prova", dice Fong.
Dunque, cari vicini francesi, non preoccupatevi per il divieto di fumo.
La vostra legge entrera' comunque in vigore soltanto nel 2008. E gli
italiani vi potranno dire che si sono preoccupati per nulla.


Una vita in fumo

Ho ritrovato su You Tube il famoso filmato di Gianluca Fratellini.

Godetevelo !

http://www.youtube.com/watch?v=CQ0ZmEg39e8

04/03/2007

Medici italiani, "schiavi" delle sigarette 


   Un medico su tre fuma e uno su quattro lo fa anche di fronte al
paziente. Sono dati emersi in occasione della presentazione del
"Progetto: cessazione del fumo", nato come corso di aggiornamento
promosso dalla Società Italiana di Farmacologia (Sif) e dalla Società
italiana di medicina generale (Simg), in collaborazione con Pfizer
Italia, e rivolto proprio ai medici per fornire loro le linee guida
necessarie ad aiutare i pazienti dipendenti dalle sigarette.

"La percentuale di camici bianchi con il vizio del fumo oscilla tra il
28% e il 32%, con punte massime del 40%", ha spiegato Adriano Decarli,
dell'Istituto di Statistica Medica e Biometria all'università degli
studi di Milano. "Una media elevata, poco distante dal dato nazionale
che vuole il 25% degli italiani con più di 15 anni "schiavo delle
bionde".

Difendersi dal tumore al polmone
 
Per combattere questa malattia, in aumento tra le donne, ci sono tante
armi. E la prevenzione è necessaria
di Cinzia Testa

Gli esperti lanciano un allarme e si rivolgono alle donne. Sì, perché il
tumore del polmone non è più un problema "per soli uomini". Le cifre,
purtroppo, parlano chiaro: la malattia sta colpendo soprattutto le donne
tra i 45 e i 50 anni, se ne calcolano circa 6 mila all'anno. E gli studi
inglesi dicono di più. Secondo le previsioni, se non si corre ai ripari,
nel 2010 i casi femminili di tumore al polmone potrebbero superare
quelli di cancro al seno. Eppure per proteggersi pare che basti davvero
poco. Infatti, al di là del vivere in città inquinate e al di là della
familiarità, il nemico principale da combattere è la sigaretta. Che,
quindi, andrebbe spenta definitivamente. «Il fumo è responsabile dell'80
per cento dei casi di questo tumore» spiega Silvia Novello, oncologo e
presidente dell'associazione Women against lung cancer in Europe (Donne
contro il cancro del polmone in Europa).

«Le sostanze contenute nella carta e quelle che si liberano dalla
sigaretta, infatti, contribuiscono alla trasformazione della cellula da
sana in tumorale». Per chi smette, il pericolo si allontana poco alla
volta e dopo 15-20 anni il fisico viene ripulito completamente. E prima
lo si fa, meglio è: chi ha avuto il vizio per pochi anni recupera più
rapidamente rispetto a un'accanita fumatrice di vecchia data. «A
differenza di quello che molte donne ancora pensano, ora si può guarire»
aggiunge la specialista. «Oggi, infatti, abbiamo a disposizione sia
esami raffinati, che permettono una diagnosi precoce, sia armi molto
efficaci per curarlo. Purché il tumore venga scoperto quando ha una
dimensione inferiore ai tre centimetri». Purtroppo, però, questo non è
sempre facile, perché nella maggior parte dei casi la sua comparsa non
dà sintomi. Ci sono comunque dei campanelli d'allarme che possono
mettere in allerta chi fuma oppure ha avuto in famiglia dei casi di
tumore. Capire questi segnali è fondamentale: i nostri esperti spiegano
qui sotto.

I campanelli d'allarme:

Il dolore al torace
Il primo segno che qualcosa non va è il dolore al torace. È simile a una
fitta intercostale ma, a volte, è così lieve che non dà fastidio. Spesso
durante la giornata non si avverte neanche. «Ci si accorge di averlo
solo quando si fa mente locale» dice Silvia Novello, oncologo. «Ma la
vera differenza è che rispetto ad altri tipi di dolori intercostali,
questo non passa mai. E non si risolve neppure quando si prendono gli
antinfiammatori».

La tosse secca
Il secondo campanello d'allarme è una tosse continua e fastidiosa. Di
solito inizia senza ragione, non è legata ad alcuna forma allergica né
alle solite influenze stagionali. Inoltre, resiste a qualsiasi tipo di
farmaco. «A volte, soprattutto in chi soffre già di bronchite cronica da
anni, può trasformarsi in tosse molto secca» spiega la dottoressa
Novello.




03/03/2007

Chi non fuma paga meno

Fonte: IL Sole 24 Ore del 23/10/2006


Si rinnova l'assicurazione sulla vita per i correntisti del Gruppo
S.Paolo Imi. La compagnia Eurizon Vita ha voluto allargare la base dei
sottoscrittori. Tutti coloro che abbiano al massimo 60 anni e scelgano
un capitale assicurato fino a 150mila euro, infatti, potranno stipulare
la nuova polizza (temporanea per il caso di morte) senza presentare un
certificato medico. Sara' sufficiente l'autocertificazione del proprio
stato di salute. Il premio puo' essere semestrale o annuo per tutta la
durata contrattuale con un versamento minimo a partire da 50 euro. Il
capitale assicurabile massimo e' stato alzato a 1,5 milioni di euro
(previa visita medica) Inoltre il restyling ha previsto due profili
tariffari a seconda che si sia fumatori o meno, a causa dei minori o
maggiori rischi di salute; e ancora grazie a un meccanismo di
sovrappremi la polizza puo' essere sottoscritta direttamente allo
sportello anche. da chi esercita professioni a rischio.

02/03/2007

Senza fumo il barista respira



Il divieto di fumo migliora la salute dei baristi. Secondo uno studio,
pubblicato su Jama, da quando la legislazione che proibisce di fumare in
luoghi pubblici è entrata in vigore in Scozia a beneficiarne sarebbe, in
particolare, la salute dei baristi. Lo studio ha coinvolto 105 baristi,
dei quali 77 hanno completato lo studio. Di questi 29 erano stati
fumatori, 17 vivevano con un fumatore mentre gli altri non avevano il
vizio. Prima del divieto 61 (79,2%) dei lavoratori avevano sintomi
respiratori, un numero sceso a 41 (53,2%) e a 38 (46,8%) dopo due mesi.
Sui baristi è stato riscontrato anche un significativo miglioramento
della funzionalità polmonare nonché una diminuzione delle infiammazioni
respiratorie. In corrispondenza degli effetti benefici clinici nel
sangue dei soggetti testati è stato riscontrato una diminuzione dei
livelli di cotinina, marker dell'esposizione alla nicotina.


Un camino in discoteca


Ciao, sono un ragazzo di Palermo. Il 10 Gennaio 2005 è entrata in vigore una delle leggi più utili per noi non fumatori. Ho avuto la possibilità di rendermi conto che le cose potevano cambiare. Tornavo a casa dopo una serata con gli amici assolutamente pulito e profumato, e senza aver dovuto patire lo stress che tutti quei fumatori strafottenti mi recavano. Da qualche mese ho notato che le cose sono nuovamente degenerate. Nelle discoteche basta semplicemente che un solo maleducato e incivile accenda una sigaretta, che nel giro di 10 minuti l´intera clientela si trasforma in un mega camino. Adesso sono veramente stanco di non potermi divertire e di dover subire ogni giorno continue mancanze di rispetto di me e della legge. Ma mi rendo conto che da solo non posso lamentarmi con tutti quelli che fumano dove non è possibile (sono troppi). Quindi mi chiedevo cosa posso fare? a chi mi posso rivolgere? e ho trovato voi. Sapete aiutarmi? se domani andando in un ristorante mi ritrovo a dover nuovamente subire fuma passivo cosa posso fare? Grazie mille. [lettera firmata]


  Risponde Cinzia Marini responsabile servizio Smokebusters
  Sto ricevendo molte lettere simili alla sua e questo mi pare un segnale inequivocabile che, dopo un primo periodo di rispetto quasi assoluto del divieto di fumare, la situazione stia cambiando. Questo mutamento è stato anche favorito dalla sentenza del TAR del 2005 (www.fipe.it/fipe/Area-legis/Area-pubbl/Fumo/fumo-sentenza.pdf) in base alla quale i gestori dei pubblici esercizi hanno il solo obbligo di affiggere i cartelli e non più quello di richiamare i trasgressori ed eventualmente richiedere l'intervento delle forze dell'ordine. Pertanto l'unica alternativa per i clienti di discoteche, ristoranti, pub ecc. dove il divieto di fumare non è rispettato è di rivolgersi sempre alle autorità competenti. Il mio suggerimento è quindi di chiamare direttamente dalla discoteca i NAS (091-6253604), o la Polizia Municipale, o la Polizia di Stato. In alternativa può effettuare la denuncia in un secondo momento tramite raccomandata A.R. di cui, se lo desidera, le possiamo fornire un fac-simile, sottoscritta da lei e da altre persone che condividono la sua iniziativa. Approviamo incondizionatamente il suo desiderio di divertirsi in un ambiente libero dal fumo e la invito a non perdere tempo chiedendo a fumatori maleducati e arroganti di smettere. Non servirebbe a niente. Per quanto riguarda il ristorante, oltre ai suggerimenti già dati, consiglio di ricorrere ad un espediente "estremo" e cioè quello di comunicare al proprietario/titolare del ristorante che rifiuta di intervenire per porre fine alla violazione della legge la propria decisione di non pagare il conto. Ritengo infatti che il ristorante debba garantire, oltre alla qualità dei cibi e dei vini, anche quello dell'aria. Nel caso poi volesse contattarci in modo piu' diretto, può chiamarci al 338.3912565 dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13.



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