UNA VITA IN FUMO

Press abstracts in English



PETIZIONE

CONTRO IL FUMO IN TV


Basta col fumo in TV !!!








28/02/2007

Antismoking ads

http://www.youtube.com/watch?v=hG2Sacg7bFc

 

http://www.youtube.com/watch?v=ArYIH-FbQvM&NR

 

http://www.youtube.com/watch?v=-YjrkBYDDQM&NR

 

 

Risarcibile il danno da fumo passivo sul posto di lavoro


(Cassazione 24404/2006)
Chi è costretto a lavorare in un ambiente saturo di fumo ha diritto al risarcimento dei danni alla salute. La Corte di Cassazione ha dato ragione ad una dipendente delle ferrovie pugliesi che, a causa della grande quantità di fumo passivo respirato sul luogo di lavoro, aveva contratto una serie di patologie alle vie respiratorie, oltre a disturbi cardiaci, cefalea e vertigini, e per questo aveva chiesto i danni al Tribunale di Lecce

26/02/2007

GB: i poveri fumano di piu'
Tasso longevita' indigenti dimezzato rispetto a benestanti



(ANSA) - LONDRA, - Il vizio del fumo e' legato alla poverta', al
punto che il tasso di longevita' tra i piu' indigenti e' dimezzato
rispetto ai benestanti. Ne da' notizia il Guardian citando uno studio di
Action on Smoking and Health (Ash), un'associazione che si occupa di
prevenzione contro il fumo. Il 48% dei britannici 'poveri' muore prima
dei 70 anni, il 78% di appartenenti a classi piu' agiate raggiunge, o
supera, la stessa eta'. La differenza e' determinata dalla dipendenza da
nicotina.





Fumatori incalliti nelle Filippine


Le Filippine sono uno dei maggiori mercati del mondo per i venditori di
sigarette: nel paese fumano circa il 54% degli uomini adulti e 12 % delle
donne. L'industria del tabacco, una volta dominata dal gruppo Fortune di
Lucio Tan, l'uomo d'affari più ricco del paese, e' un boccone appetitoso
per le multinazionali come la Philip Morris e la British American
Tabacco. Nonostante le campagne contro il fumo lanciate in tutto il
mondo negli ultimi 20 anni, in Asia e nell'Europa dell'est il consumo di
sigarette e' cresciuto. La Cina, per esempio, e' ormai il primo
consumatore di tabacco al mondo, con circa 350 milioni di fumatori. Per
le grandi multinazionali del settore l'Asia e' senza dubbio l'ultima
frontiera. Per questo nelle Filippine e' da tempo in corso una vera e
propria lotta tra produttori locali e gruppi esteri per il controllo del
mercato. Si combatte a colpi di costosissime campagne pubblicitarie
rivolte in particolare ai giovani. Allo stesso tempo sono sempre piu'
numerosi, soprattutto nelle Filippine, i casi di malattie correlate al
fumo. Se, come si augurano i vertici della Philip Morris, il numero di
fumatori filippini continuera' ad aumentare, nei prossimi anni gli
attivisti antifumo dovranno lavorare il doppio per ottenere qualche
risultato


23/02/2007

Amina risponde a Cymomys

Non ho resistito alla tentazione di rispondere ai commenti di Cymomys:

Dopo un po’ di tempo torno a visitare questo blog e trovo che una personcina che, molto graziosamente, ci vomita dentro.

Strana la veemenza di questo Cymomys .

Nel nostro mondo libero il fumo è inviso soprattutto da chi non fuma e la battaglia contro serve soprattutto ai non fumatori. E' ovvio che tutto può essere di aiuto, se in un film si vede qualcuno che fuma il messaggio che si riceve è quasi sempre positivo, di aiuto da parte della sigaretta, di momento di forza, di sostegno allo stress.

In effetti è solo pubblicità occulta. Troppi interessi e troppi soldi dietro!

Ma qualcosa si può fare e questo qualcosa NON deve dare fastidio.

Caro Cymomys, a parte il fatto che quando scrivi ti mangi le lettere, perché questa rabbia?

Perché invece di giudicare persone che non conosci minimamente non cerchi di capire?

Perché tanto fastidio se qualcuno si preoccupa della salute tua e altrui?

Non pensi che certi ragazzi siano sempre più influenzati da cinema e tv?

Comunque tu puoi fumare quanto ti pare e piace e non è certo un blog che ti convincerà a smettere, se non ne sei intimamente convinto, ma ad altri è servito eccome e la possibilità di aiutare in modo gratuito qualcuno che neanche si conosce è un qualcosa che forse merita di rispetto.

Se non sei convinto prenditi la briga di leggere i messaggi di Alessia (Giugno-Ottobre 2004) e capirai che non è “tutto fumo e poco arrosto” il blog di Ezechiele.

Ogni grido di aiuto che è arrivato qui è stato ascoltato e seguito come meglio possibile !

Anche tu stai gridando qualcosa con i tuoi commenti, ma ancora non  abbiamo capito che cosa .

Ciao a tutti

Amina

Un italiano su quattro preferisce una malattia cronica

 

 Un italiano su quattro preferisce una malattia cronica piuttosto che
sacrificarsi  per la salute 
Un italiano su quattro, in maggioranza le donne, anche con titolo di
studio  alto, preferisce convivere per tutta la vita con una malattia
cronica, dal  diabete all?ipertensione, all?asma, piuttosto di ottenere una guarigione
 definitiva che richieda una terapia pesante e altrettanto pesanti
sacrifici  come calare di peso, smettere di fumare, fare sport .

 E cioè meglio farmaci  ad oltranza, per tutta l?esistenza che rivoluzionare gli stili di
vita perdendo  abitudini a cui si è affezionati. E? questo il risultato di uno
studio presentato  al Forum Nazionale di Medicina Interna, presieduto dal prof. Ettore
Malacco,  all?ultima giornata del congresso tenutosi a Cernobbio (Villa Erba)
dal prof.  Mario Abis, docente alla IULM di Milano e amministratore
dell?istituto di  ricerca Makno. 
 
L?indagine ha riguardato mille italiani in tutta Italia. Secondo i
dati illustrati  al congresso gli italiani pongono al primo posto la salute per la
quale sono  disposti a spendere qualunque somma. Al secondo posto la sicurezza ed al
 terzo l?ambiente per i quali accettano anche compromessi ma non
sulla salute.
 
 
Dalla nostra indagine ? ha messo in evidenza Abis ? emerge un
italiano che  non vuole affrontare cambiamenti di stili di vita e che non accetta
assolutamente  l?idea di fare per la sua salute un sacrificio che comporti un mutamento
 della abitudini. Se dal medico ha l?assicurazione che la sua
malattia può  essere tenuta sotto controllo, e cioè che non peggiora, con una
terapia che  richiede l?assunzione di farmaci per tutta vita, accetta questa
situazione.
 Invece non si fa convincere dal medico che gli propone per la guarigione
 terapie pesanti ma soprattutto tanti sacrifici nella quotidianità.? 
 
I dati dell?indagine presentata al congresso dicono che due donne su
cinque  in Italia seguono la filosofia della cronicità piuttosto che del
sacrificio.  In testa sono le insegnanti. Per quanto riguarda il titolo di studio
il concetto  ?meglio una malattia cronica che sacrificio delle abitudini? in
testa sono  le persone con un livello di istruzione più alto, uno su tre. ?I
dati dell?indagine  presentati da Abis ? ha commentato Ettore Malacco ? dimostrano che
c?è ancora  molto da fare per convincere gli italiani a adottare stili di vita
corretti.
 Purtroppo c?è gente che preferisce convivere tutta la vita con
l?asma piuttosto  che smettere di fumare e convivere con la pressione alta piuttosto
che dimagrire.
  
 
 

19/02/2007

FUMO: MULTE A CHI LO PUBBLICIZZA

MA CHI LE DEVE COMMINARE?


Roma - La pubblicità al fumo è vietata dalla legge
italiana e da una norma europea. I trasgressori più incalliti sono le
grandi multinazionali del tabacco che hanno sponsorizzato non a caso i
gran premi di Formula 1 e del motociclismo e le emittenti televisive che
trasmettono le immagini dei piloti e delle macchine coperti da scritte
di marche di sigarette. Ci sarebbero delle multe da pagare ma nessuno le
commina. La Guardia di Finanza sostiene che la responsabilità
dell'accertamento spetta all'Amministrazione autonoma dei monopoli di
Stato (Aams). I Monopoli di Stato, che finora non hanno mai accertato
nulla, esprimono il dubbio di dovere essere loro a fare l'accertamento.
A ogni buon conto, sollecitati dal VELINO, hanno deciso di acquisire le
cassette delle gare di F1 di Shanghai e di Suzuka tralasciando per il
momento, non si sa bene perché, i gran premi di motociclismo.

Per comprendere cosa comporti la visibilità delle sigarette in
televisione in termini di denaro basti pensare che solo tra Cina e
Giappone i fumatori sfiorano i 400 milioni. In Italia questa forma di
pubblicità ai prodotti da fumo è vietata da una legge (165/62) e da un
decreto ministeriale (425/91). Inoltre, il nostro paese è sotto
procedura d'infrazione presso l'Unione europea dall'aprile scorso per
"il mancato rispetto della direttiva 2003/33/CE che vieta la pubblicità
a favore dei prodotti del tabacco attraverso servizi d'informazione".
"La materia è molto confusa", si giustificano alla sede centrale
dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, l'organo indicato
dalla Guardia di Finanza come responsabile degli accertamenti di
violazioni in materia di pubblicità ai prodotti da fumo. "La legge
165/62 - ha precisato il responsabile dell'ufficio stampa dell'Aams -
non attribuisce direttamente la competenza ai Monopoli e quindi questa
potrebbe essere anche del ministero dell'Interno, del Tar o della
Prefettura. Va detto, inoltre, che la legislazione è in continua
evoluzione e che i soggetti istituzionali coinvolti, nazionali e
comunitari, sono sempre di più. Al punto da non essere del tutto certi
che sia questa la normativa violata e che siamo noi gli unici deputati a
verificare eventuali violazioni". Comunque sia, hanno fatto sapere
all'Aams, "le videocassette dei due eventi sportivi (Gp di Shanghai e
Suzuka, ndr) sono state acquisite e visionate dall'Ufficio competente
all'accertamento. Ma ci vorrà del tempo per giungere ad una conclusione,
tanto più che nessuno ci ha ancora comunicato se dobbiamo andare avanti
o meno". Quello che non si capisce è perché, se esiste un ufficio
dell'Aams, che viene ufficialmente definito, come "competente
dell'accertamento", i Monopoli di Stato sostengano poi che la normativa
non è chiara e che non sono sicuri di dovere fare loro l'accertamento.

La legge 165/62 è stata per decenni il fiore all'occhiello dell'Italia,
tuttora avanguardia europea nel campo della prevenzione delle
conseguenze del fumo sulla salute grazie alla legge Sirchia. Un forte
impegno di ordine sanitario testimoniato anche dall'emanazione del Dm
425/91, tanto da ritrovarci con una legislazione tra le più allineate
alla Direttiva Ue 2003/33 emessa con l'obiettivo di eliminare ogni
"disparità nelle legislazioni nazionali". Un risultato che Bruxelles ha
suggerito di ottenere attraverso il divieto, si legge nel documento, "di
ogni forma di comunicazione commerciale che abbia lo scopo o l'effetto,
diretto o indiretto, di promuovere un prodotto del tabacco". E
un'attenzione particolare viene riservata dalla Ue proprio alle
manifestazioni sportive di grande richiamo come i Gp di Formula uno,
visto che (si legge al punto 6 dell'articolo 2) "l'uso dei servizi della
società dell'informazione è un mezzo di pubblicità dei prodotti del
tabacco che aumenta con lo sviluppo del consumo e dell'accesso pubblici
a tali servizi. Detti servizi (..) attraggono in modo particolare e sono
facilmente accessibili ai giovani consumatori". A tale proposito sono
significative le parole con cui il 5 aprile scorso il commissario
responsabile della Salute e della protezione dei consumatori, Markos
Kyprianou, aveva biasimato il governo italiano al momento dell'annuncio
della costituzione in mora. "La direttiva sulla pubblicità dei prodotti
del tabacco - aveva dichiarato Kyprianou - è una delle colonne portanti
della lotta contro il tabagismo e invito gli Stati membri ad applicarla
in modo adeguato. Se si smette di rendere il tabacco interessante
attraverso la pubblicità e le sponsorizzazioni sarà possibile ridurre il
numero dei fumatori o delle persone che sono indotte a diventarlo. I
precedenti interventi della Commissione nei confronti di altri stati
membri in relazione alla direttiva in questione dimostrano che non
esiterò a compiere i passi necessari per garantire che venga pienamente
e adeguatamente applicata".



18/02/2007

O drastici o pianificatori


Il British Medical Journal sembra indicare un nuovo metodo per riuscire a
liberarsi dal fumo. Il modello corrente di abbandono del fumo è basato su
una strategia a tre stadi: pensare di smettere, pianificare un tentativo,
e infine farlo.

Secondo un articolo di Robert West e Taj Sohal questo modello non si basa
su una definizione chiara di questi stadi e comunque non ha strumenti predittivi
utili ad indicare le probabilità di successo. Viene descritta un'indagine
cross-sezionale, effettuata intervistando 918 fumatori e 996 non-fumatori
relativamente ai loro tentativi di smettere; nello studio veniva registrato
a quando risaliva l'ultimo tentativo (almeno sei mesi prima) e se l'astinenza
dalla sigaretta era durata almeno sei mesi.

"Dopo una regressione logistica multipla per aggiustare i dati rispetto ad
età, sesso e gruppo socioeconomico", riferiscono gli autori dello studio,
"la media di successi era più alta per il gruppo che aveva effettuato tentativi
non pianificati (OR 2,5, 1,4-4,7)". Quindi si registrava un numero maggiore
di soggetti che si continuavano ad astenere dal fumo sei mesi dopo il tentativo
di interruzione (65,4 per cento, contro il 42,3 per cento del gruppo "pianificatore").
Per descrivere la modalità improvvisa di interruzione del fumo West e Sohal
propongono, in alternativa al modello a stadi, di utilizzare la "teoria delle
catastrofi": un ramo della matematica che descrive il modo in cui in un sistema
si sviluppano le tensioni, finchè un piccolo evento scatenante porta a improvvisi
e vistosi cambiamenti.

Secondo questo modello chi smette di colpo si trova già in uno stato motivazionale
di "tensione", fino a che giunge un evento ambientale che funge da catalizzatore
della decisione, facendo raggiungere la massa critica per mettere in atto
i propri propositi. "Quando ciò porta invece a un 'progetto' da mettere in
atto in seguito, questo può essere indice di una più bassa motivazione",
commentano gli autori, aggiungendo che il modello "catastrofico" è stato
integrato in una teoria più generale sulla motivazione, incluse le sue applicazioni
ai comportamenti di dipendenza.

I media hanno semplificato questo concetto, divulgando la filosofia: non
pensarci troppo ma fallo e basta. Una risposta semplificatoria purtroppo
consueta nei media, che ne hanno colto solo alcuni aspetti, traendo implicazioni
arbitrarie.

Gli operatori che si impegnano nella disassuefazione sono intervenuti allarmati
temendo che si possa diffondere l'idea che la pianificazione possa in qualche
modo portare una maggiore probabilità di insuccesso. Sono state scritte numerose
lettere in cui i risultati e le conclusioni dello studio venivano messi vivacemente
in discussione.

"Data la natura dello studio è chiaramente prematuro fare affermazioni alla
cieca", afferma ad esempio John Stapleton, dell'Institute of Psychiatry di
Londra; "forse i risultati più eclatanti dello studio di West sono di fornire
un impulso per ulteriori studi di settore e incoraggiare una sperimentazione
controllata". Saul Shiffman, professore di psicologia all'University of Pittsburgh,
osserva che riguardo allo smettere di fumare "un'associazione fra un'interruzione
non pianificata e il successo non implica che pianificare abbia conseguenze
avverse".

Diversi sono i motivi delle differenze tra i due gruppi:
chi ha smesso improvvisamente può essere stato semplicemente più determinato,
o magari meno dipendente dal tabacco; chi ha pianificato a lungo può essere
più indeciso, oppure essere reduce da tentativi falliti e proprio per questo
più propenso a pianificare con cura l'abbandono della sigaretta. Insomma,
nel gruppo dei "pianificatori" potrebbero essersi raccolti per vari motivi
i soggetti con più difficoltà a smettere di fumare.

"Nessuno ha affermato, precisa West, dichiarandosi d'accordo con Stapleton,
che la decisione improvvisa di smettere sia avventata e non abbia alle spalle
una riflessione, nè che i dati dello studio modifichino le evidenze di efficacia
dei vari metodi di sostegno agli individui che cercano di abbandonare l'abitudine
al fumo".

L'autore si rammarica delle conclusioni dal suo articolo poco fedeli cui
sono giunti i media. "I risultati possono essere interpretati in una quantità
di modi diversi", dice West, ma "questo studio riguarda ciò che la gente
fa, non ciò che dovrebbe fare".

E insiste a sottolineare che, semplicemente, "i risultati riflettono lo stato
della mente di chi ha smesso": tutto il resto è da verificare con appropriate
ricerche.

Fonte: Yahoo salute

Fumo, tre motivi
per smettere


A Marcello che si chiede perché
smettere di fumare se
poi deve respirare lo smog,
propongo tre risposte. Uno:
perché il 30% di tutti i
tumori è causato dal fumo e
meno del 10% da fattori
ambientali, fra cui lo smog
(fai una ricerca su internet).
Due, per non affumicare i
tuoi amici e familiari; tre...
perché continuare a respirare
sia lo smog sia il fumo?
CRISTINA V.


Dal contrabbando alla condivisione

Molto spesso si attribuisce la fine del contrabbando di sigarette in Italia,
ormai ridotto alla vendita di spazzatura incartata, alla vendetta perpetrata
intorno al 2001 contro la furia omicida di alcuni fuoristrada che osarono
uccidere alcuni uomini della Guardia di Finanza. In quei mesi si diede grande
risalto alla lotta al contrabbando, che vide anche la messa in luce di uomini
a metà tra agenti segreti, faccendieri e fiduciari dei maggiori produttori
internazionali di tabacco lavorato. Appare evidente invece che sia la diminuzione
dell?ingerenza del monopolio di Stato il percorso verso la liberalizzazione
del mercato ad aver segnato l?inutilità del contrabbando stesso con la caduta
del margine operativo e la possibilità di intervenire con gli stessi mezzi
finanziari su un mercato legale fin dalla distribuzione che viene ora privatizzata.
Mercato eccezionale se si leggono i numeri che lo compongono, anche solo
osservando il prezzo, lievitato a dismisura negli ultimi anni.. Secondo le
tabelle dell?Aams, il monopolio, il prezzo delle sigarette oscilla tra i
155 euroal chilo fino a 200 euro al chilo al consumatore. Di questo prezzo
è destinato il 58,5 %all?accisa imposta dallo Stato, il 17% ancora allo Stato
come Ivam i 10% al rivenditore e ben il 14,5% al produttore.Quindi al fabbricante
giungono dai 23 ai 31 euro al chilo circa. Ciascuno può immaginare quanto
sia irrisorio il prezzo alla fonte del tabacco, deciso da poche multinazionali,
che oscilla oggi tra i 2 e i 7 euro al chilo in funzione della qualità. In
un mercato che dovrebbe essere facilmente controllato, in cui l?Italia rappresenta
il 52% della produzione nell?UE, oltre il 70% con la Grecia, si vende a un
prezzo di circa 10 volte superiore al costo della materia prima. Che senso
avrebbe avuto continuare a mantenere in vita il contrabbando? Piuttosto è
scandaloso che, in un mercato non libero per la presenza di grandi trust,
si consenta di realizzare margini così considerevoli per un prodotto non
solo nocivo ma che crea tossicodipendenza anche indotta da chimica aggiunta.
In barba alla recente condanna a 80 milioni di dollari inferta alla Philip
Morris e alle continue insistenze sul proibizionismo alle droghe leggere.


17/02/2007

Gli italiani: di nuovo fumatori


Gli ultimi dati sui consumi di sigarette sembrano dimostrare che il
consumo di sigarette non si è sensibilmente ridotto nel 2006. A
differenza di quanto si era sperato interpretando lo scorso anno il
leggero calo di fumatori registrato dall'Istituto superiore di sanità
(Iss) attraverso una rilevazione della Doxa.

Nel 2006 crescono di nuovo le vendite di tabacco. Un milione di chili in
più, secondo l'aggiornamento riportato da Tobacco Observatory, il
quadrimestrale edito da Ref, struttura di Bat (British american
tobacco), l'associazione che tra l'altro possiede i nostri marchi.

La ripresa delle vendite dell'1,1% va in controtendenza rispetto ai dati
registrati nel triennio 2003-2005. In particolare nel 2005 era stato
raggiunto il record negativo.

Ci si chiede dunque se non sia già finito l'effetto della legge Sirchia.
Il Corriere della Sera intervista l'ex Ministro che difende la sua
legge.

Fonte: Il Corriere della Sera


Vietato fumare nei teatri

soprattutto sul palcoscenico

> Ricordete le polemiche circa la signora che aveva protestato vivacemente
> in un teatro di Mestre perchè sulla scena si fumava?...

Da non fumatore trovo questi episodi assurdi, grotteschi e perfino controproducenti. Vogliamo veramente eliminare ogni forma di rappresentazione di tutto quanto crediamo negativo o ci appare diseducativo se non addirittura un modello vergognoso e ripugnante. Mi balza alle narici subito uno strano odore di libri bruciati e opere d'arte distrutte in nome del bene del periodo.....
saluti
Paolo

A Paolo che cosi' scrive al gruppo " Non fumatori " risponde Ezechiele :

Qui non si tratta di caccia alle streghe o di Terre attorno a cui girano gli astri dell' universo, paolo.

Qui si tratta di elementare buon senso, di salvaguardia della vita umana, ma sopratutto di esempio :

Esempio

Esempio

Esempio

Dopo anni in cui abbiamo lasciato che il modello di ogni stato d' animo umano fosse un uomo che fuma ( dopo pranzo, con gli amici, dopo aver fatto l' amore, al risveglio al mattino, la sera prima di addormentarsi, ... davanti al plotone di esecuzione. Mio padre, morente, si e' fatto accendere l' ultima sigaretta due ore prima di spirare.

 

E' ora di cercare e trovare altri modelli, Paolo. Per questo deve essere vietato fumare

nei teatri

alla televisione

nei films

nei luoghi pubblici

Con sincerita'

Ezechiele


16/02/2007

Fumo: Cosi' Rovina le Donne

      Milano, 13 feb . (Adnkronos Salute) - Cancro, malattie al cuore e 'faccia da fumo', con pelle cadente, rughe inconfondibili, colorito spento e occhiaie. Così le sigarette rovinano le donne. Specie in Italia, dove le 'bionde' fanno sempre più breccia tra il gentil sesso: quasi una connazionale su cinque è infatti 'schiava' del pacchetto, e altrettante non abbandonano cerini e posacenere nemmeno quando aspettano un bambino. A ricordare alle irriducibili le 'stimmate' del fumo sono il chirurgo oncologo Gianni Ravasi, presidente della Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) di Milano, e la dermatologa dell'università Statale cittadina Riccarda Serri, rappresentante dell'Associazione Donne dermatologhe Italia (Ddi). Intervenuti oggi nel capoluogo lombardo alla presentazione di un progetto di disassuefazione 'per lei' promosso dal Comune, i due esperti hanno rilanciato un appello: "Dite basta, smettere allunga la vita e rende più belle".

      Tra le 4 mila sostanze chimiche contenute nel tabacco, almeno 60 sono cancerogene, avverte Ravasi. E così, "fra i tumori da fumo non c'è solo quello al polmone - aggiunge - ma si ammalano anche bocca, faringe, laringe, esofago, pancreas, rene, collo dell'utero, vescica e seno". Non solo. "Nelle donne la sigaretta annulla l'effetto 'scudo' degli estrogeni contro l'infarto e altri eventi cardiovascolari - sottolinea lo specialista - ed è nociva sulle funzioni riproduttive, sull'andamento della gravidanza e sul feto: il bimbo rischia di nascere prima e più piccolo, la mortalità neonatale aumenta e cresce il pericolo di morte improvvisa". Ma a risentirne è anche la bellezza, evidenzia Serri, che "sfiorisce in anticipo nel 100% delle donne fumatrici. Dopo 10 anni di sigarette sul viso compaiono infatti le 'impronte' tipiche della cosiddetta 'smoker's face' o 'faccia da fumo'. Ed è per amor di bellezza, oltre che per coerenza, che io stessa ho detto stop a quello che non è un 'vizio', bensì una dipendenza patologica".

      Il termine 'smoker's face', racconta Serri, "fu coniato per la prima volta nel 1985 dal medico inglese Douglas Model, che ha pubblicato sul 'British Medical Journal' un articolo in cui si evidenziavano una serie di peculiarità sul volto dei fumatori di lunga data". L'elenco è lungo: "Zampe di gallina e rughe molto accentuate intorno agli occhi; guance scavate e cadenti; rughe perpendicolari alle labbra, con linee più sottili su guance e mandibole; perdita di elasticità della pelle del viso, che diventa molle e cedevole oltre che secca, ruvida e poco compatta; colorito a chiazze leggermente arrossate, aranciate o addirittura violacee, e spesso innaturalmente pallido". Infine, sulla 'faccia da fumo' "sono presenti anche 'borse' alle palpebre".

      Ma come fa il fumo a 'cancellare' la bellezza? "Le tossine che libera restringono i capillari riducendo il flusso di ossigeno e nutrienti - dice la dermatologa - Il fumo diminuisce inoltre le scorte di vitamina A (retinolo) e moltiplica i radicali liberi, abbattendo le capacità rigenerative e cicatrizzanti della cute. Distrugge poi il collagene aumentando la produzione di enzimi metalloproteinasici, e infine la pelle di un tabagista è del 25-40% più sottile rispetto a quella di chi non tocca sigaretta". Eppure il messaggio positivo a chi, come "la maggior parte dei fumatori, fa lo 'struzzo' infilando la testa sotto la sabbia", è che "l'invecchiamento della pelle causato dal fumo è reversibile. Alle donne com'ero io, che come alibi accampavo lo stress e non volevo togliermi anche il piacere delle sigarette, dico anche che fumando non ci si regala nulla, ma ci si toglie bellezza". Non basta? "Vinca almeno la curiosità femminile: nessuna fumatrice può sapere che faccia avrebbe se non fumasse", conclude Serri. 


12/02/2007

Ben rinuncia alle bionde

Deve dire grazie ad un film. Ben Affleck ha appena confessato di aver
detto basta alle bionde grazie alla nuova pellicola che lo vede
protagonista, "Smokin' Aces".

Nel lungometraggio Ben veste i panni di uno spericolato e accanito
fumatore di nome Jack Dupree. "Durante le riprese sono stato costretto a
sparare in scene d'azione ad alto tasso adrenalinico e,
contemporaneamente, a fumare anche cinque pacchetti di sigarette al
giorno - ha raccontato in un'intervista l'attore - Quando ho finito
stavo talmente male che, al solo pensiero di accendermi un'altra bionda,
mi veniva la nausea. Così ho detto basta ed ho smesso con il fumo".

Il 34enne sposato con Jennifer 'Alias' Garner e padre di Violet ha
annotato la data della sua ultima sigaretta sull'agenda. "Non voglio
dimenticarla mai", ha sottolineato. Oramai i tempi 'viziosi' di alcool,
gioco d'azzardo e sigarette sono lontani. Ben Affleck è diventato un
vero bravo ragazzo.
Libero-News Magazine

11/02/2007

Se fumo mi rilasso (ma che fatica!)

di PAOLA LANCIA e SILVIA PACELLA
"Perche' fumo?" Chi fuma, nella maggior parte dei casi, questa domanda non se la pone neppure, ma abbiamo ascoltato spesso risposte del tipo: "Perche' sono uno scemo". I fumatori affermano e negano nello stesso tempo che il tabagismo sia una malattia da dipendenza di cui sono affetti, e che come tale deve essere curata. I piu' razionali rispondono che la sigaretta aiuta a distendersi e a rilassarsi, che in un certo senso soddisfa le loro esigenze e placa le ansie come un buon "valium". Altri si appellano ad una sigaretta compagna di viaggio e delle attese, per contenere sfoghi e momenti di rabbia, per controllare l'aggressivita' e scaricare lo stress. Un tabagista deve avere davvero molte "esigenze" se durante la giornata cerca 20, 30, 40 ritagli di tempo per fumare. Con la legge "antifumo" la ricerca del relax della sigaretta e' diventata meno automatica, meno rilassante,... quasi una fatica. E anche il cervello del fumatore e' costantemente al lavoro, a cimentarsi freneticamente all'interno del conflitto che esiste tra il suo comportamento, giustificato in mille modi, e le sue conoscenze sui rischi del fumare. Il senso di colpa si cela dietro l'accensione di ogni sigaretta, nel tentativo grossolano di minimizzare gli aspetti negativi della propria dipendenza. Si cela... ma c'e'.
Indirizzate i vostri commenti, se ne avete, direttamente a: psicologando@libero.it.
Che fatica rilassarsi!

10/02/2007

Fumare a tavola

 

Un divertente filmato antifumo per voi.

http://video.google.com/videoplay?docid=-3062273174445449081

06/02/2007

Qualcuno mi sa dire qualcosa in merito?
   
Ciao Paolo mi ricordo benissimo di te e sono lieta che la tua battaglia
abbia finalmente dato qualche risultato positivo.
Puoi stare certo che il tuo capo e nessun altro può fumare in ufficio
anche se si tratta della propria stanza perchè la legge vieta di farlo e
non distingue tra la stanza del capo e quelle degli altri. Poi
ovviamente hai ragione nel dire che il fumo si diffonde con estrema
facilità soprattutto quando qualcuno entra ed esce dalla stanza. Inoltre
proprio perchè è il capo immagino sia inevitabile il via vai di di
persone nella SUA stanza che si ritrovano a respirare il SUO fumo. Come
capita spesso i capi sono arroganti e pensano di poter fare quello che
gli altri non si possono permettere. Anche il mio direttore fumava nella
sua stanza con la porta chiusa ma ogni volta che questa porta si apriva
la cortina fumogena si trasferiva nella mia stanza posizionata
esattamente di fronte. Continua a picchiare duro. Tutti facciamo il tifo
per te.
Saluti. Cinzia

04/02/2007

Qualcuno mi sa dire qualcosa in merito?    
   
Salve, non so se vi ricordate di me: sono quel vigile urbano di Napoli con un tumore laringeo a causa dell'inalazione dei fumi di scarico.

In pratica la mia battaglia contro il fumo in ufficio va sempre avanti ed ora con qualche risultato abbastanza positivo, dopo le mie varie denuncie al medico competente della legge 626, dopo un mio recente aggravamento.

Stamani in ufficio ho avuto uno scontro con il mio capo: ho bussato alla porta della sua stanza per consegnare una carta e dopo l' "avanti" . sono entrato. Una nuvola di fumo mi avvolto, era in riunione con altri "tenenti" e tutti fumavano placidamente.

Alle mie rimostranze, il capo ha risposto che quella è la sua stanza e lì possono fare quello che vogliono, benché tale stanza affaccia sul corridoio dove sono ubicate le altre stanze degli uffici e guarda caso proprio di fronte alla mia. Inoltre le stanze del nostri uffici sono dotate di piccole finestre e credo che malgrado siano aperte non consentono un passaggio dell'aria.

Ora vorrei sapere se in un pubblico ufficio, aperto al pubblico, frequentato da colleghe incinte, da me ed un altro collega con un tumore laringeo, il "capo" può fumare nella sua stanza (benchè abbia la porta chiusa). Credo che con l'apertura della porta quel fumo passi rapidamente anche nelle stanze attigue e quindi venga respirato anche dai colleghi non fumatori. Sbaglio?

Qualcuno mi sa dire qualcosa in merito?

 Grazie



Paolo

01/02/2007

Verso un'Europa senza fumo
La Commissione avvia un dibattito pubblico


La Commissione europea ha adottato oggi un Libro verde intitolato "Verso
un'Europa senza fumo: opzioni per un'iniziativa dell'Ue" al fine di avviare
un'ampia consultazione pubblica sul modo migliore per promuovere ambienti
privi di fumo nell'Ue. Il Libro verde esamina gli oneri sanitari ed
economici legati al fumo passivo, al sostegno pubblico del divieto di fumare
e alle misure adottate sinora a livello nazionale e dell'Ue. Il Libro verde
sollecita suggerimenti sull'entità delle misure necessarie per affrontare il
problema del fumo passivo. Si analizzano anche i vantaggi e gli svantaggi
dei diversi tipi di misure, compreso il divieto totale del fumo negli
ambienti pubblici chiusi nonché esenzioni di diverso tipo (ad es. per i
ristoranti e i bar).

La Commissione ritiene che una politica di portata generale recherebbe i
maggiori vantaggi d'ordine sanitario per la salute pubblica. La Commissione
chiede inoltre che si formulino pareri in merito all'opzione politica che
appare più appropriata per pervenire ad ambienti privi di fumo: mantenimento
dello status quo, misure volontarie, coordinamento e scambio di buone
pratiche tra gli Stati membri, raccomandazione della Commissione o del
Consiglio ovvero legislazione vincolante dell'Ue.

Le altre istituzioni dell'Ue, gli Stati membri e la società civile sono
invitati a presentare i loro commenti in merito al Libro verde entro il 1°
maggio 2007. La Commissione analizzerà quindi le risposte e produrrà una
relazione contenente i principali risultati della consultazione prima di
considerare i passi ulteriori da intraprendere.

Il commissario responsabile della salute, Markos Kyprianou ha affermato: "Il
fumo passivo uccide annualmente più di 79.000 adulti nell'Ue. Le prove
raccolte nei paesi europei che applicano politiche antifumo generalizzate
dimostrano che esse funzionano, producono risultati e sono popolari.
Un'indagine Eurobarometro ha riscontrato che più dell'80% dei cittadini
dell'Ue è favorevole a un divieto di fumare sul posto di lavoro e negli
ambienti pubblici chiusi. Si tratta ora di vedere in che modo si possa far
leva sulla tendenza a assicurare ambienti esenti da fumo manifestatasi negli
Stati membri e in che misura l'Ue dovrebbe intervenire".

Il fumo passivo rimane nell'Ue una causa diffusa di decessi e malattie
evitabili. L'esposizione cronica al fumo passivo comporta per i non fumatori
un aumento del rischio di contrarre un cancro del 20-30% e di contrarre una
malattia cardiovascolare del 25-30%.

Opzioni politiche
Le cinque opzioni presentate al dibattito nel Libro verde sono:
- Mantenimento dello status quo: se è vero che l'attuale tendenza che regna
negli Stati membri ad assicurare ambienti privi di fumo appare destinata a
continuare, i progressi realizzati sarebbero frammentari e questa sembra
essere l'opzione politica meno efficace.
- Misure volontarie: anche se l'autoregolamentazione a livello europeo
potrebbe essere uno strumento più celere e flessibile, dalle esperienze
maturate dagli Stati membri emerge che gli accordi volontari in questo
ambito non sono stati effticaci.
- Metodo aperto di coordinamento: un'altra possibilità consiste nel
perseguire una convergenza delle legislazioni nazionali antifumo mediante
orientamenti, obiettivi e scambi di buone pratiche, ma l'efficacia di tali
misure dipenderebbe dalla pressione dei pari.
- Raccomandazione della Commissione o del Consiglio: una simile
raccomandazione non avrebbe valore vincolante, ma servirebbe a inserire la
problematica nell'agenda politica. La sua efficacia dipenderebbe da
requisiti di monitoraggio e certi Stati membri potrebbero decidere di non
agire affatto.
- Legislazione vincolante: quest'opzione potrebbe essere realizzata in modi
diversi e imporrebbe su tutto il territorio dell'Ue un livello di protezione
contro il fumo ambientale che sarebbe comparabile, trasparente e
applicabile. L'iter però richiesto a tal fine rischia di essere lungo e i
risultati sono difficili da prevedere.

In termini di portata, il Libro verde della Commissione conclude che una
politica generale antifumo sarebbe in grado di apportare i massimi benefici
per la salute della popolazione visto che i successi ottenuti dalle
politiche antifumo attuate in vari paesi dimostrano la proficuità e la
praticabilità di quest'opzione. La Commissione ritiene che il livello
auspicabile di intervento dell'Ue a promozione della legislazione antifumo
rimane un quesito aperto ed è correlato agli sviluppi che si registrano
negli Stati membri.

Situazione negli Stati membri
Tutti gli Stati membri dispongono di una qualche forma di regolamentazione
volta a limitare l'esposizione al fumo passivo e ai suoi effetti nocivi per
la salute. La portata e il carattere di tali normative sono diversi.

Divieti di fumare sul posto di lavoro e in tutti gli ambienti pubblici
chiusi, compresi i bar e i ristoranti, sono in vigore in Irlanda e in
Scozia, cui si unirà quest'estate il Regno Unito. La Svezia, Italia e Malta
hanno una legislazione antifumo che consente di fumare in certi ambienti
ristretti dotati di sistemi di ventilazione separati, mentre la Francia
applicherà misure analoghe l'anno prossimo e l'Estonia e la Finlandia nel
giugno 2007. Belgio, Lituania, Spagna, Cipro, Slovenia e Paesi Bassi
concedono eccezioni di diverso tipo per il settore alberghiero e della
ristorazione. La maggior parte degli Stati membri vieta o limita il fumo in
luoghi pubblici molto frequentati, come ad esempio ospedali, scuole e uffici
governativi, teatri, cinema, trasporti pubblici.

A livello europeo la questione degli ambienti liberi da fumo è stata
affrontata con risoluzioni e raccomandazioni a carattere non vincolante.
Diverse direttive in materia di salute e sicurezza sul lavoro coprono
anch'esse certe tematiche legate all'esposizione al fumo di tabacco sul
posto di lavoro.




Italy - Discover Italy








Statistiche web , contatore visite web

PAGERANK GRATUIT: Pour ton référencement, calcul ton pagerank avec pagerank gratuit !