30/11/2006
Polonio 210
Contamina un miliardo di persone
La spy-story di questi giorni ha portato alla ribalta il Polonio 210, che sarebbe servito ad eliminare Alexander Litvinenko. La dose di sostanza radioattiva usata per avvelenare Litvinenko, sarebbe stata cosi' massiccia da essere definita «monumentale » dai tecnici del Ministero della Difesa Britannica.
Il Polonio 210 si trova in natura nelle rocce contenenti pechblenda detta anche uraninite. Per la cronaca, in alta Val di Susa, a Venaus, il monte che si sarebbe dovuto traforare prima del cambio di tratta, e' ricco di amianto e di pechblenda. Ma al di là di ogni altra considerazione, il Polonio 210 si ritrova nei fertilizzanti del tabacco, estratti da rocce contenenti pechblenda.
"Non deve sorpendere la presenza di Polonio-210 nel tabacco, quando i fertilizzanti fosfatici vengono impiegati per la sua coltivazione", spiega Vincenzo Zaga', pneumologo e vicepresidente della Societa' di Tabaccologia, che lavora con Gattavecchia a ricerche sulla radioattivita' del tabacco. "La presenza di Polonio-210 nel tabacco delle sigarette e' noto ai produttori fin dagli anni '60 ma e' stato tenuto nascosto, nonostante le ricerche lo avessero evidenziato".
Infatti, fra gli oltre 35 milioni di documenti della Philip Morris desecretati e resi pubblici per condanna penale sul sito www.pmdocs.com, vi sono almeno 50 documenti-memorandum confidenziali sulla radioattività alfa da Po-210 del fumo di tabacco. Uno di questi datato 1980, rivela che si era già a conoscenza che le sigarette contenessero Piombo e Polonio radioattivo.
Ma come il Polonio 210 arriva nel tabacco e poi nel polmone?
"Il tabacco trae gran parte del Polonio radioattivo grazie alla enorme capacità di assorbimento delle foglie, che lo trattiene. Quando poi viene seccato, trinciato e fumato, alla tempratura di 900 °C il Polonio passa allo stato gassoso e come tale viene inalato in gran parte, mentre un'altra quota viene veicolata nelle vie respiratorie attraverso la componente corpuscolata del fumo, che nel frattempo è diventata radioattiva".
Da alcuni anni, assieme al prof. Gattavecchia dell'Unità di Scienze Chimiche, Radiochimiche e Metallurgiche dell'Università di Bologna, e in collaborazione con l'ENEA, si effettuano studi sulla radioattività Alfa da Polonio 210 nel tabacco.
"Abbiamo riscontrato che il tempo medio di permanenza nei polmoni del Po-210 e' di 53 giorni. L'azione radioattiva continua per 138,38 giorni se i sistemi di difesa broncopolmonari non riescono a rimuovere le particelle radioattive in maniera efficiente. Percio', venendo meno i sistemi di depurazione broncopolmonare a causa della bronchite cronica e l'enfisema, si instaura nei fumatori, un bombardamento radioattivo che portera' alla formazione di tumori soprattutto polmonari. Secondo Everett Coop, gia' direttore del Surgeon General, la radioattività Alfa da Po-210 presente nel tabacco e' responsabile del 90% dei tumori fumo-correlati".
"Ma il dato più impressionante e' quando consideriamo il rischio biologico da radioattività Alfa in un fumatore paragonato alla emissione di radionuclidi che si avrebbe in una comune radiografia del torace. Fumando 20 sigarette al giorno per 1 anno si riceve una dose di radiazioni equivalenti a circa 300 radiografie al torace".
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Dott.ssa Paola Lancia
SITAB, Societa' Italiana di Tabaccologia
Tel. 06.39722649, Email: info@tabaccologia.it
www.tabaccologia.it - www.gea2000.org
28/11/2006
ANCORA AMBIGUITÀ PER PHILIP MORRIS
La campagna d'informazione televisiva e
telematica sui pericoli del fumo portata avanti in pompa magna dalla
Philip Morris negli Stati Uniti è in realtà "considerevolmente
inefficace" se non addirittura "fittizia". Anche il New York Times
affronta oggi in un editoriale le sempre più evidenti ambiguità nelle
strategie della nota multinazionale del tabacco. E il titolo
dell'editoriale - Quando "non fumare" significa "fuma tranquillo" -
assume un sapore di preoccupante ironia soprattutto se si pensa che gli
spot passati in televisione non sottolineano le conseguenze principali
del vizio del fumo: la dipendenza e forse anche la morte. Se PM -
sottolinea l'editorialista - avesse davvero voluto prevenire i giovani
dall'avvicinarsi al fumo e dare seriamente un taglio al reclutamento di
"nuovi schiavi" avrebbe avuto senz'altro i mezzi per mettere su una
campagna d'informazione veramente efficace. Ma così non è stato, e anche
se gli spot televisivi tramite i quali PM invita i genitori ("oh con
quale onestà", ironizza il New York Times) a mettere in guardia i propri
pargoli dai rischi della sigaretta danno l'impressione di "remare contro
gli interessi economici di una società che dovrebbe voler contare su un
costante raccolto di nuovi clienti in sostituzione di coloro che
rinunciano all'abitudine o ne muoiono", la realtà è ben diversa.
Ricerche citate dal giornale hanno infatti concluso che i messaggi
indirizzati alle fasce più giovani non hanno fatto riscontrare alcun
effetto positivo, mentre quelli diretti agli adulti sono addirittura
risultati "pericolosi" per gli adolescenti, con un "rafforzarsi
progressivo della loro intenzione di fumare" in proporzione diretta alla
visione degli spot.
Questi "inquietanti risvolti" godono d'una pezza d'appoggio di tutto
rispetto, visto che sono emersi dal recente studio pubblicato
sull'American journal of public health realizzato da "stimati
ricercatori accademici" e sostenuto tra gli altri dal National cancer
institute e dal National institute on drug abuse. Si tratta di
pubblicità - spiega ancora il New York Times - "molto costose" e
"simpaticamente accattivanti in grado di suscitare sentimenti favorevoli
nei confronti dell'industria del tabacco e, per estensione, dei suoi
prodotti". Inoltre, il filo conduttore che le lega - e cioè che "gli
adulti dovrebbero dire ai giovani di non fumare soprattutto perché sono
giovani" - è esattamente il tipo di messaggio in grado di far venire a
molti adolescenti la voglia irrefrenabile di accendersi una sigaretta,
non foss'altro che in ossequio al conflitto generazionale. Per il
quotidiano statunitense l'analisi giudiziaria "più esaustiva" di questa
vera e propria "tattica industriale" è stata fatta dal giudice Gladys
Kessler del tribunale federale del distretto di Columbia. Secondo
Kessler, questi programmi di prevenzione non sono stati realizzati per
prevenire efficacemente il problema quanto piuttosto per evitare la
"mano pesante del governo". Oltre a ciò, si tratta di campagne
pubblicitarie - prosegue il New York Times - che godono di finanziamenti
irrisori rispetto alle somme da capogiro investite nel marketing e nella
promozione, campagne nelle quali è impiegato un "ridotto numero di
personale", gestite da figure prive di esperienza nel campo e "ignoranti
delle strategie che si sono dimostrate davvero efficaci".
27/11/2006
Sirchia ai giudici
"Ricco se rinviavo la legge antifumo"
La Repubblica 21/11/2006
"Se avessi voluto arricchirmi, sarebbe bastato rinviare di 6 mesi
l'entrata in vigore della normativa antifumo e le multinazionali mi
avrebbero coperto d'oro": con una frase ad effetto (che dopo definirà
"solo una battuta") l'ex ministro della salute Girolamo Sirchia, ieri,
e' intervenuto durante l'udienza preliminare del processo che lo vede
accusato di corruzione e appropriazione indebita, per fatti che
risalgono a quando era primario del Policlinico di Milano. Secondo le
accuse dei pm Romanelli e Fusco, il professore avrebbe preso tangenti
(mascherate da consulenze) per favorire 2 aziende negli appalti
ospedalieri, oltre ad essersi appropriato di circa 100mila franchi
svizzeri e 30mila euro della fondazione "Il Sangue", di cui era
tesoriere. "Sono accuse prive di fondamento - ha detto l'ex ministro -
non ho mai favorito le aziende in questione ne' ho mai usato le risorse
della Fondazione per interessi personali". L'udienza - che riguarda
oltre 10 persone e 2 societa' - e' stata aggiornata al 30 prossimo.
Sigaretta galeotta
Le volanti della polizia di Ancona hanno multato la scorsa notte il Bar
Lupo di Corso Carlo Alberto per aver violato la norma relativa al
divieto di fumo nei locali. Entrati nel locale, gli agenti della
questura hanno trovato un cliente intento a fumare una sigaretta. Di
sicuro i gestori del bar non si erano accorti che il loro cliente si
stava gustando una bionda di nascosto. Tuttavia in base alla legge che
vieta tassativamente il fumo nei locali a meno che non vi sia
un'apposita sala, entrata in vigore a gennaio 2005, i titolari
dell'esercizio sempre responsabili di eventuali trasgressioni. Così agli
agenti non è restato altro che rilevare la contravvenzione. Nel corso
della serata la questura ha svolto verifiche nella gran parte dei bar e
dei pub di Ancona, senza tuttavia riscontrare ulteriori irregolarità. I
controlli di norma sono eseguiti dalla polizia municipale, ma non sono
poche le occasioni in cui anche carabinieri e polizia si mettano a
caccia di chi, dominato dal vizio del fumo, si dimentica di rispettare
le leggi e soprattutto la salute altrui. Proprio come l'altra sera.
Il Messaggero
23/11/2006
Philip Morris ed i film
Anche questa a me sembra solo un' ennesima trovata pubblicitaria, per incuriosire ancora di piu' i giovani e spingerli, mediante il divieto, ancora di piu' ad iniziare a fumare
Eze
New York, 20 novembre - Il più grande produttore di sigarette negli Usa,
il gigante Philip Morris, chiederà agli studi di Hollywood di non
mettere più sigarette nei film sulla scorta di studi recenti che hanno
dimostrato come l'esempio del cinema induce i giovanissimi al fumo.
Philip Morris pubblicherà inserzioni su giornali del settore come
Variety e l'Hollywood Reporter implorando produttori e registi: "Per
favore, non date alle nostre sigarette una parte nei vostri film". La
campagna pubblicitaria comincerà questa settimana e durerà parecchi
mesi, ha detto il portavoce di Philip Morris David Sutton, rivelando che
l'iniziativa è nata dopo incontri con executive del settore. Il progetto
anti-fumo della Philip Morris, che produce sigarette bestseller tra gli
adolescenti come le Marlboro, ha incontrato lo scetticismo della lobby
anti-tabacco: secondo Matt Myers, presidente di Campaign for
Tobacco-Free Kids, l'industria dei sogni non è stata finora minimamente
sfiorata da precedenti appelli per evitare che ragazzini siano esposti a
scene in cui gli attori fumano. "Hollywood - ha detto Myers, sostenitore
di un sistema di auto-censura che apponga il vietato ai minori di 17
anni non accompagnati da adulti per i film che contengono scene di fumo
- ha sempre ignorato il problema, e il problema non è soltanto quello
delle marche di sigarette che vengono messe in mostra". E anche Stanton
Glantz, capo del Center for Tobacco Control Research and Education alla
University of California di San Francisco ha sostenuto che le inserzioni
di Philip Morris sui giornali di spettacolo sono soltanto una mossa
pubblicitaria. "Anziché minacciare azioni legali agli studi che usano le
loro sigarette nei film, si limitano a mostrarsi rammaricati che
sigarette finiscano sul grande schermo".
18/11/2006
«Chi fuma perde tempo: stipendio tagliato»
Secondo i calcoli i tabagisti per gustarsi 6-8 sigarette al giorno
perderebbero un'ora di lavoro
Per gli schiavi della sigaretta il peggio sembra non finire più. Dopo la
legge Sirchia, che ha relegato i fumatori o in "ghetti aspirati" o sulla
strada fuori dai locali arriva una nuova mazzata per gli amanti delle
bionde: la decurtazione dello stipendio. Da quando il ministro della
Salute del governo Berlusconi ha deciso di dichiarare guerra ai
fumatori, per tutti quelli col vizio è stato come un effetto domino di
divieti e ostracismo fino alla proposta choc di queste ore che andrebbe
a toccare direttamente le tasche, già abbondantemente alleggerite, di
chi si ostina pervicacemente, in tempi di salutismo imposto per legge, a
coltivare il vizio del tabacco.
L'idea, venuta a qualche direttore del del personale e subito accolta
dai loro colleghi, si basa su un calcolo semplicissimo: quattro minuti
per andare e venire dalla saletta fumatori, sei minuti per "gustarsi" la
bionda, il tutto moltiplicato per sei-otto volte al giorno. Totale: dai
60 agli 80 minuti, un'ora di produttività tolta all'azienda. Il calcolo,
effettuato su base statistica, è stato subito fatto proprio
dall'associazione dei direttori del personale e per porre rimedio
propone il taglio dello stipendio ai fumatori. Una soluzione che, a
quanto sembra potrà essere discussa coi sindacati.
«Un'enormità di tempo sprecato che non può incidere sulla redditività
dell'azienda», ha sentenziato su La Stampa Paolo Citterio, presidente
del Gruppo intersettoriale direttori del personale (Gidp). L'indagine è
stata realizzata su un campione di 149 medio-grandi imprese (in totale
sono 3.417) e dimostra che circa la metà dei lavoratori sia dedita al
tabagismo. Per questo i numeri sulla diminuzione della produttività dopo
l'entrata in vigore della legge Sirchia sono diventati imponenti.
Da qui la proposta di tagliare dallo stipendio dei fumatori quell'ora
utilizzata per il proprio vizietto. Una repressione? «No - risponde
Citterio - anche io sono fumatore e so che non è facile smettere, ma non
è accettabile perdere tutto questo tempo. Quello che chiediamo è un
passo dovuto nel bene dell'intera azienda e comunque non sarà una scelta
imposta ma sarà discussa con i sindacati per valutare l'attuazione della
proposta nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori fumatori che non
possono prevaricare quelli dei dipendenti non tabagisti».
E secondo la ricerca proprio questi ultimi sono i meno transigenti
rispetto all'azienda stessa che cerca il "dialogo" con i propri
lavoratori-fumatori. Nel 37 per cento dei casi sono proprio i colleghi
che non fumano a denunciare (ad azienda e sindacati) e chiedere il pugno
di ferro con chi non rispetta le regole. C'è da aggiungere che le
aziende cercano di fare ricorso alle salette per fumatori ed impedire
così il fuggi-fuggi verso il cortile che causerebbe perdite di tempo più
consistenti. Ma- conclude Citterio - «non tutte le società se lo possono
permettere».
Bene, oltre che ai polmoni farà male anche al portafoglio
Il fumo fa male, lo sanno i non fumatori ma lo sanno benissimo anche i
tabagisti. E allora se fa male ai polmoni perchè tanto scandalo se tocca
il portafoglio? Da non fumatrice (o quasi: quando metto in bocca una
sigaretta lo faccio solo per spirito emulativo e per non rimanere da
sola nella stanza mentre i colleghi "escono a fumare") sarei felicissima
di vederle sparire del tutto, anche dagli uffici. Ma vi siete accorti di
quanto si stia meglio al ristorante da quando non si fuma più? Si può
mangiare il dolce senza respirare contemporaneamente la nuvola del
vicino che il dolce non lo prende "perchè fa male" e si può sorseggiare
il caffè sentendone finalmente il profumo. E non vi fanno pena quelli
che, pur di fumare, in pieno inverno, tra il primo e il secondo,
abbandonano la tavola e si mettono il cappotto per andare a fumare?
L'altra sera ero a cena, con alcuni colleghi, quelli che fumano, e da 12
ci siamo ritrovati a tavola in 3. Gli altri erano usciti. A fumare. Che
tristezza. La produttività? E' vero che c'è anche chi beve tanti caffè
ma è che il fumo è una necessità. Costi quel che costi. Quando arriva il
momento scalpitano, mollano tutto, se chiedi qualcosa rispondono "Ora
vado a fumare, ne parliamo dopo". Il momento della sigaretta non lo
decide il ritmo del lavoro, lo decide il fumatore. Per non parlare di
chi insiste a fumare in ufficio. Conosco uffici dove i dipendenti,
guarda che fortuna, sono tutti fumatori: non devono mica uscire, loro
(anche se dovrebbero), ma se entri lì dentro a fine giornata ti viene la
nausea. Quindi ogni mezzo è lecito per fermare il fumo. Anche scomodare
la produttività.
Avanti di questo passo ci legheranno alla scrivania
Ve la vedete la scena? Il titolare di un'azienda irrompe nell'ufficio
del sonnacchioso direttore del personale (appena rientrato dalla pausa
sigaretta): «Qui bisogna fare qualcosa, i dati della produttività sono
in continuo calo. L'ho assunta due mesi fa, con l'obiettivo specifico di
razionalizzare il lavoro, e ancora non ho visto un risultato che sia
uno».
Il direttore del personale, colto di sorpresa, non sa cosa rispondere,
infila una lunga serie di parole a caso, come "congiuntura",
"sindacati", "rapporto umano", e intanto cerca un'ispirazione. Mentre le
parole rotolano dalla bocca lo sguardo corre fuori dalla finestra e,
colpo di fortuna, ci sono tre impiegati mezzi assiderati sul balconcino
a fumarsi una sigaretta. «Vede? Eccoli lì - dice al titolare - Quella
sulla produttività è una battaglia persa in partenza se ogni ora si
molla tutto per andare a fumarsi una sigaretta. Altro che
produttività!». «Ogni ora?», chiede furente il titolare. «Già, ogni ora
chi fuma, e cioè quasi il 50% dei dipendenti, perde dieci minuti per le
sigarette». «Ma è scandaloso, e non si può fare niente?». «Beh, -
risponde titubante il direttore del personale - a essere pignoli si
potrebbe tagliargli lo stipendio. Alla fine è quasi un'ora e mezza di
lavoro in meno ogni giorno». «Tagliargli lo stipendio? - dice il
titolare radioso - E si può davvero?». «Beh, bisognerebbe discuterne,
però tecnicamente sì, si può». «E allora facciamolo. Subito! Altro che
"competitività perduta", "scarsa innovazione", "aggressività orientale
", tutte balle! Eccola lì la competitività, tutta in fumo. Bravo,
continui così».
Così, senza quasi accorgersene, il direttore del personale ha trovato la
geniale ricetta per uscire dalla stagnazione e tornare ad aggredire i
mercati internazionali: risparmiare sui (già magri) stipendi dei
fumatori. E i tabagisti saranno solo l'inizio, dopo di loro toccherà a
tutti i profittatori che interrompono il lavoro per bersi un caffè, o
per andare in bagno, o - sacrilegio! - per rispondere a una telefonata
privata. E chissà, alla fine forse si riuscirà in un'impresa davvero
storica: legare i dipendenti alla postazione di lavoro.
17/11/2006
Fumatrici ko:
gli uomini le trovano disgustose da baciare
Salute/ Fumatrici ko: gli uomini le trovano disgustose da baciare
Giovedí 16.11.2006 13:10
Affari Italiani (Online)
Forum/ Le fumatrici sono disgustose da baciare?, clicca e di' la tua!
Pro-fumo di donna, l'analisi di Affai
Sei una fumatrice? Allora rischi di restare zitella. E' quello che
rivela una ricerca condotta da Parship.it. Le persone coinvolte
nell'inchiesta appartengono a nove Paesi, e lo scenario globale legato
al consumo di tabacco è inquietante. Secondo i dati dell'Organizzazione
mondiale della sanità, nel mondo si fumano 15 mila miliardi di sigarette
e la percentuale di mortalità dovuta al fumo sfiora il 9 per cento.
Ma veniamo al sondaggio. La maggior parte dei partecipanti rifiuta di
condividere la propria vita con una persona che fuma. Un fastidio
avvertito soprattutto dagli uomini. Per il 35% degli uomini spagnoli
baciare un'accanita fumatrice sarebbe un'esperienza disgustosa. Un'altra
fetta importante di single potrebbe chiudere un occhio se si trattasse
solo di qualche sporadica sigaretta, magari liquidata velocemente sul
balcone di casa oppure sostituita dalla pipa. Lo afferma il 32% delle
donne belghe, molto più liberali rispetto alle donne svizzere (11%).
Per il 28% degli uomini svedesi, seguiti dagli inglesi con il 24% e dai
francesi con il 22% è una questione di responsabilità e di rispetto nei
confronti dell'altro, contro il 5% degli svizzeri. Se il partner non si
prende cura della propria e della salute altrui, allora non è la persona
giusta. Da qui emerge ancora quanto siano più categorici gli uomini
rispetto al divieto del fumo nei confronti delle donne.
La reazione probabilmente è scatenata dal forte aumento di fumatrici. Ad
esempio, in Italia, la percentuale di donne che fumano rispetto al
totale è aumentata notevolmente, toccando un picco del 26% nel 1990, ma
è poi nuovamente scesa, arrivando al 22% nel 2004. Gli uomini italiani
sono, invece, i più tolleranti. Per il 25% di loro amare vuole dire
accettare anche le debolezze dell'altro, fumo compreso. In conclusione,
sempre meno single sono propensi a una relazione con un fumatore, e se
l'accettano, è perché fumano entrambi
Philip Morris, basta al fumo nei film
ANSA) - NEW YORK, 16 NOV - La Philip Morris, il piu' grande produttore
di sigarette in Usa, chiede agli studi di Hollywood di non mettere piu'
sigarette nei film. La richiesta si basa su recenti studi che hanno
dimostrato come l'esempio del cinema induce i giovanissimi al fumo. La
campagna pubblicitaria del progetto anti-fumo Philip Morris iniziera'
questa settimana e durera' parecchi mesi con la pubblicazione
d'inserzioni su giornali del settore cinematografico come Variety e
l'Hollywood Reporter.
09/11/2006
Napoli :se iniziassimo dalle piccole inciviltà
Dalla pagina delle lettere di Repubblica dell'8/11/2006
Lunedì 6 novembre alle 18,32 ho preso il treno della ferrovia
Circumvesuviana da Torre Annunziata ad Ercolano. Poco dopo la partenza
alcuni ragazzi (almeno 4) hanno acceso degli spinelli (almeno 4) ed
hanno cominciato ad urlare sguaiatamente. Devo dire che il fastidio
maggiore erano le urla, ma anche il fumo acre era assai fastidioso.
Arrivato alla stazione di Ercolano sono andato in biglietteria, ho
notificato la situazione chiedendo come mai non ci fossero controlli.
Sarebbe bastata una telefonata ad una stazione successiva per far agire
qualche addetto. Il bigliettaio invece sorridendo, mi ha detto:"Sul
treno non si dovrebbe fumare, ma molti lo fanno. Cosa vuole."
Fumo lo smog senza sigarette
Mi obbligano a non fumare ma sono costretto a respirare un'aria che fa schifo. Forse qualcosa non torna. Perché dovrei smettere di fumare se poi andando in giro mi intossico anche di più? MARCELLO G.
Vorrei rispondere al Sig. Marcello che si chiede in un precedente
lettera perchè lui dovrebbe smettere di fumare se poi ovunque vada si
intossica per lo smog, il problema è che la sua affermazione è troppo
generica, se gli preme la propria salute dovrebbe sapere che le
sostanze tossiche ispirate direttamente o indirettamente per il fumo
di sigaretta (soprattutto se al chiuso) sono centinaia e centinaia di
volte superiori in concentrazione e qualità rispetto a quelle presenti
nello smog outdoor e che comunque decidere di fumare moltiplica di
molto gli effetti combinati tra smog e fumo di sigaretta, se lui cerca
semplicemente un motivo per continuare a fumare è libero di farlo, ma
non cerchi motivazioni "para"-scientifiche.
Grazie per l'attenzione e
cordiali saluti
La nicotina pericolosa come la cocaina
Qualche tempo fa, durante la trasmissione radiofonica "Italia:istruzioni per
l'uso", Emanuela Falcetti ha intervistato un tossicologo per definire le
differenze tra droghe leggere e pesanti. L'esperto ha affermato che la differenza
è legata alla dipendenza che gli stupefacenti possono ingenerare e ha precisato
che la nicotina produce dipendenza in forma gravissima alla stregua di quello
che fa la cocaina.
08/11/2006
Lunedì nero per i big del tabacco
Le società del tabacco di nuovo alla sbarra: un giudice federale di
Brooklyn ha autorizzato una class action contro le regine del fumo per i
danni alla salute provocati dalle sigarette "leggere". E la causa
collettiva contro i marchi light, se vinta dai consumatori potrebbe
costare a colossi quali Altria 200 miliardi di dollari, che verrebbero
triplicati in caso di drastica applicazione della legislazione contro il
crimine organizzato. Abbastanza per diventare, oltre che una spada di
Damocle sul settore, una delle piu' imponenti battaglie giudiziarie
negli annali della Corporate America. La decisione del giudice
distrettuale Jack Weinstein, contenuta in 540 pagine, puo' essere
ribaltata. Philip Morris Usa e altre protagoniste del tabacco hanno
annunciato immediati ricorsi. E una bocciatura, per Weinstein, non
sarebbe la prima: nel maggio 2005 il magistrato ha visto una sua
precedente sentenza, favorevole a danni legati al tabacco, annullata
dalla corte d'appello.
Le cause contro il fumo sono state numerose nella storia degli Usa, ma
di recente le società erano parse tirare un sospiro di sollievo. Ieri
tuttavia il nervosismo si e' impadronito dei titoli del fumo: Altria
(che controlla Philip Morris) ha ceduto il 6,4%. E in ribasso sono
finiti gruppi come Reynolds American, Brown&Williamson Tabacco, British
American Tabacco, Loews e Vector. La sconfitta legale potrebbe
complicare i piani Altria per lo scorporo della controllata Kraft Foods,
il cui varo e' previsto a fine ottobre.
Il caso contro le sigarette "light" e' nato nel 2004, quando Barbara
Schwab presento' la sua denuncia contro i produttori per violazione del
Racketeer Influenced and Corrupt Organization Act, noto con la sigla
Rico, accusandoli di aver ingannato i consumatori nel sostenere che il
fumo leggero era meno nocivo rispetto a quello dei marchi con piu'
elevato contenuto di catrame. Le aziende, cioe' avrebbero risposto alle
crescenti preoccupazioni di salute con una campagna di cosciente
manipolazione per proteggere un giro d'affari improvvisamente a rischio.
Adesso la denuncia coprira' tutti coloro (milioni di persone) che
abbiano acquistato le sigarette in questione.
02/11/2006
USA: CORTE, OK A SIGARETTE LIGHT
Vittoria societa' tabacco, per ora niente stop a promozione (ANSA) -
WASHINGTON, 1 NOV - L'industria del tabacco americana potra' continuare
a pubblicizzare e vendere sigarette indicate come 'light'. Lo ha deciso
una Corte federale d'appello di Washington, bloccando gli effetti di una
sentenza di un giudice, secondo il quale le societa' hanno ingannato i
consumatori sui reali effetti sulla salute delle sigarette light. La
Corte ha accolto senza commenti la richiesta di annullamento del
provvedimento avanzata dagli avvocati di alcuni colossi del tabacco.
2006-11-01 22:59
01/11/2006
La battaglia in ufficio: 1 a 0 per me
Carissimi,
al mio ritorno da un breve periodo di ferie ho avuto una processione di
colleghi in ufficio che mi sono venuti a riferire come durante la mia
assenza il sior Direttore ha ripreso a fumare come al solito. Nessuno di
loro però ha protestato. Evidentemente la mia persona agisce invece da
deterrente e ormai da 2 settimane (cioè da quando sono rientrata) non si
fuma più e i soliti solerti e coraggiosissimi colleghi mi hanno riferito
che i soggetti più volte denunciati sono stati visti ripetutamente
fumare fuori come tutti i comuni mortali!!!!!
Questa è la tregua più lunga degli ultimi 6 mesi. Evidentemente il
richiamo verbale ufficiale e la minaccia comunicata ai responsabili di
rivolgersi ai NAS ha dato il colpo di grazia ad una situazione già
incrinata. Comunque, come vi ho detto in precedenza, i due dirigenti
sono ossi duri e grandi fumatori per cui è possibile che ricomincino a
farlo in ufficio. Ed io li aspetto al varco!!!!
Saluti. Cinzia




