29/03/2006
Beatles, copertina... anti-fumo
Vie le sigarette da "Capitol Albums"
Tempi duri per i fumatori, anche sulle copertine dei dischi. Dopo le ricorrenti
polemiche per l'eccessiva presenza delle bionde nei film di Hollywood, la
campagna anti-tabagismo si spinge a "ripulire" dalle sigarette una foto dei
Beatles di oltre 40 anni fa: l'immagine, dalla quale i grafici hanno fatto
"magicamente" sparire le sigarette, è stata utilizzata come copertina per
"Capitol Albums Volume 2", una raccolta di ristampe dei Fab Four.
Non è la prima volta che la Emi rivede in senso "salutista" le foto dei quattro
di Liverpool. Nel 1984 la casa discografica ripubblicò negli Usa il primo
singolo del gruppo, "I want to hold your hand", che arrivò al numero uno
delle classifiche americane: dalla copertina sparì la sigaretta di Paul.
Stavolta la "gomma" dei grafici si è spinta più in là, cancellando le sigarette
dalle mani di tutti e quattro i musicisti: anzi, chi si è incaricato del
lavoro deve avere avuto la mano pesante perché - ha notato "The Sun" nel
segnalare la notizia - dalla storica foto del '64 sono sparite anche due
dita del povero Ringo Starr.
Secondo il tabloid britannico, i Beatles erano grandi fumatori, all'inizio
della loro carriera. John Lennon, quando fu ucciso nel 1980 a New York, era
ancora un tabagista
accanito; Paul avrebbe smesso negli anni Ottanta, così come Ringo; George
cantò la sua dipendenza dalla nicotina nel brano postumo "Horse to water",
pubblicato dopo la sua scomparsa nel 2001.
"Capitol Albums Volume 2", verrà ripubblicato il prossimo 3 aprile per festeggiare
il 41mo anniversario della settimana in cui i Beatles occuparono le prime
cinque posizioni della chart USA con altrettanti singoli: "Can't Buy Me Love",
"Twist and Shout", "She Loves You", "I Want To Hold Your Hand" e "Please
Please Me".
TgCom 29/3/2006
Anche i turchi smettono
E questo è proprio il massimo. Tutti conoscerete il famoso detto: fumare
come un turco!!!!!
La Repubblica
29/3/2006
Una legge anti tabacco per il paese dove pipe, sigarette
e narghilé rappresentano da sempre uno stile di vita
Anche i turchi smettono
divieto di fumo ad Ankara
Costretto ad adeguarsi alle norme europee
il parlamento mette un freno al vizio nazionale
di MARCO ANSALDO
Addio narghilè, pipe ad acqua e bianche volute di fumo all'ombra delle moschee
di Istanbul. Non si potrà più dire che gli eredi di Ataturk "fumano come
turchi". Una legge appena approvata dalla commissione Giustizia del Parlamento
di Ankara, e da ieri all'esame dell'Assemblea, proibisce il fumo nei locali
pubblici di tutto il paese. La battaglia politica, di solito molto accesa
sui grandi tem i- ingresso in Europa e questione curda, censura e militari,
Pkk e Cipro - trova questa volta un vasto consenso fra governo islamico e
opposizione socialdemocratica.
Stretti fra abitudini secolari e l'impellente desiderio di adeguarsi alle
norme europee, i cittadini turchi guardano alla neonata legge come a una
vera rivoluzione. In Turchia si fuma da sempre, e di più. E chi è stato almeno
una volta in vacanza a Istanbul o sulla costa ha potuto facilmente constatare
che tutti i detti sui turchi sono quantomeno ingenerosi. Tranne uno, verissimo:
che fumano davvero come il proverbio vuole. Si fuma negli uffici e negli
ospedali, dentro le scuole e a bordo dei taxi, nei bar e nelle sale da cinema.
Persino i dintorni delle moschee non sono risparmiati dall'acre odore delle
sigarette. Schiere di uomini baffuti con un perenne mozzicone in mano sono
visibili ovunque, nelle strade delle grandi città e sui sentieri sperduti
dell'Anatolia. "Mangiare assieme, bere raki (il liquore di anice usato come
bevanda, ndr), fumare - dice il manager Yildirim Arslan - sono abitudini
che si accompagnano l'una con l'altra. Ci si accende una sigaretta al risveglio
e prima di andare a dormire. Qui si fuma come si mangia il pane".
Molti però hanno deciso di dire basta. La spinta determinante è stata data
da buona parte della popolazione, che per entrare nell'Unione europea si
è detta pronta ad accettare il sacrificio del rito del fumo, rispettando
le leggi comunitarie. La pubblicazione delle cifre allarmanti sulla salute
dei turchi ha convinto quasi tutti.
Il processo è cominciato prima, dodici anni fa, quando un attivista anti-fumo
di nome Ubeyd Korbey avviò una battaglia, allora considerata donchisciottesca,
che solo oggi pare destinata a concludersi. "Quando ho iniziato a occuparmi
dei diritti dei non fumatori - dice Korbey, oggi presidente della Fondazione
turca per combattere il fumo - ero solo. Tutti erano contro di me".
Oggi il Don Chisciotte turco ha trovato dalla sua parte addirittura il primo
ministro Recep Tayyip Erdogan. Salutista, islamico osservante, e pro-europeo,
il premier ha lanciato con fervore la sua nuova battaglia, dopo aver parzialmente
perso quella sulla limitazione dell'alcol nel centro delle grandi città.
E in Turchia i cartelli con la scritta rossa "Vietato fumare" cominciano
a spuntare un po' ovunque.
Il narghilè, dunque, sembra avere i giorni contati. Tuttavia i fumatori più
accaniti appaiono scettici sull'effettiva attuazione della legge. Un analogo
tentativo, dieci anni fa, ottenne risultati piuttosto scarsi: solo 49 cittadini
finirono multati, su una popolazione oggi superiore a 70 milioni di persone.
Senza dimenticare il fallimento del sultano Murat IV. Nel 1633 proibì il
tabacco e il consumo di vino in tutto l'Impero ottomano, comminando l'impiccagione
immediata ai trasgressori. Morì però a soli 27 anni, di cirrosi epatica.
27/03/2006
L' infantilismo civico
che tollera il fumatore
Diego De Silva
Sarà una mia impressione, ma mi pare che a Salerno si stia
ricominciando, sia pure con una qualche moderazione, a fumare nei locali
pubblici. Non che si tratti di un fenomeno particolarmente diffuso, beninteso:
e tuttavia una certa familiare disinvoltura (tipicamente nostrana) nel violare
la norma inizia a riaffacciarsi alla ribalta del divieto. Capita sempre più
spesso, infatti, d'imbattersi in qualche frescone che sfumacchia impunito
in un negozio o in un bar, ignorando sfacciatamente le occhiate sbilenche
degli altri avventori che, registrata l'infrazione, tentennano fra l'imbarazzo
e la tentazione d'invitare l'abusivo ad accomodarsi fuori, magari al momento
in cui sopraggiunge un camion a velocità sostenuta. Il fatto è che la reazione
dell'italiano medio alla norma che gli condiziona un'abitudine ricalca quella
del ragazzino in punizione: "Va be', adesso Papà è nervoso: accontentiamolo
per un po', che poi si ricomincia". Questo infantilismo civico, questa sciatteria
della responsabilità, che svaluta il peso delle scelte individuali in una
dispersione qualunquistica dell'agire ("Che male volete che facciano due
boccate di sigaretta in un negozio in cui normalmente non si fuma?") dove,
se io violo la regola, c'è sempre un altro che la rispetta (per cui, di fatto,
la mia strafottenza si fa mantenere dalla responsabilità altrui) è un difetto
che, in gradazioni diverse, ci riguarda un po' tutti. Ce l'abbiamo dentro
come un herpes, un coinquilino del patrimonio civile che descrive impietosamente,
a seconda del grado di cronicizzazione, lo stato della nostra convivenza
sociale. Non riusciamo a guarirne, non c'è verso. Per questo ci dà così fastidio,
quando lo riconosciamo negli altri.
25/03/2006
Chi fuma non batta cassa
Contrordine: i danni causati dalle sigarette al fumatore non sono risarcibili, perché chi fuma sa di correre dei rischi per la propria salute. Dopo la famosa sentenza di appello nel caso Stalteri che condannava la Bat (British american tobacco) al risarcimento di 200 mila euro, considerando pericolosa in sé la produzione e la vendita di sigarette, l'orientamento recente della magistratura va in direzione opposta. Da dicembre 2004 a oggi sono già quattro le sentenze che negano il risarcimento; l'ultima è stata emessa dal tribunale civile di Brescia. Il giudice lombardo ha ritenuto che la nocività del fumo sia un dato acquisito che fa parte delle conoscenze delle persone adulte. Per cui chi fuma sa di farlo a suo rischio e pericolo. E non ha diritto ad alcun risarcimento. (D.M.) .
È più debole il cuore delle donne
Non è vero che nelle grandi città si vive meno. A sfatare questo pregiudizio
c?è uno studio dell?Asl di Milano da cui risulta che nella "capitale" del
Nord si invecchia di più ma si muore di meno (la riduzione è del 10 per cento
in 15 anni rispetto alla media nazionale). Non è che Milano abbia scoperto
l?elisir di lunga vita. «Il merito va - secondo gli esperti dell?Asl - alle
campagne di prevenzione ma anche al maggior benessere che aiuta a vivere
meglio». Si vive di più ma lo stato di salute delle donne è da "allarme rosso".
Sono le più vulnerabili alle malattie provocate dal fumo: le donne che muoiono
per tumore al polmone sono il 70 per cento in più rispetto al resto d?Italia.
Non solo. A Milano i decessi per infarto sono più numerosi tra le donne,
nonostante siano i maschi ad avere più problemi al cuore.
Questo è quanto emerge dal rapporto "Ricoveri e mortalità a Milano - Atlante
2005", una "radiografia" elaborata da Antonio Russo e Luigi Bisanti, epidemiologi
dell?Asl. Ma ecco i dati più significativi. La mortalità, dal 1990 ad oggi,
si è ridotta del 10 per cento rispetto alla media nazionale e del 20 per
cento se confrontata al resto della Lombardia. Il numero dei decessi è sceso
da 7.365 a 6.190 per gli uomini e da 7.868 a 6.932 per le donne. Gli anziani,
invece, sono in rapida ascesa. Sono il 22 per cento della popolazione milanese
contro il 18 per cento del dato regionale e il 19 per cento di quello nazionale.
Ma il capitolo più preoccupante riguarda la mortalità delle donne. «Sono
due gli indici che ci mettono in allerta - spiega Antonio Mobilia, direttore
generale dell?Asl - il primo riguarda il numero delle donne che muore per
tumore al polmone causato dal fumo di sigarette. Quel 70 per cento in più
rispetto alla media nazionale è ancora in salita. Dopo il fumo killer c?è
il problema dell?infarto che provoca il doppio dei ricoveri tra gli uomini
(sono 5mila contro i 2.500 delle donne), ma uccide di più le femmine». E
infatti, se le malattie cardiocircolatorie provocano 114 morti ogni 100 mila
uomini, il dato delle donne arriva a quota 100. Troppe morti su cui ora indagheranno
medici e ricercatori. Altro dato importante: su 50 malattie, 35 hanno una
relazione con il reddito. E tra queste figurano i disturbi psichici. Per
ogni donna benestante che soffre di depressione, ce ne sono due che vivono
con redditi molto bassi.
22/03/2006
Ancora allarme donne/fumo
Professor Gianni Ravasi, chirurgo toracico e presidente della sezione milanese
della Lega contro i tumori, muoiono più donne per problemi di cuore. C?è
più emergenza rispetto al cancro al polmone?
«No, siamo sempre in piena emergenza e il dramma è che non riusciamo a convincere
le donne a smettere di fumare. Le campagne di prevenzione non danno risultati».
Come mai?
«Le donne, rispetto agli uomini, hanno iniziato a fumare più tardi e, quel
che è peggio, fumano senza porsi dei limiti. Anche due pacchetti al giorno.
Il vizio del fumo non riguarda solo le donne in carriera ma anche le casalinghe.
E poi ci sono le ragazzine che già alle scuole medie iniziano a fumare».
Ma tra le cause del cancro al polmone non c?è anche l?inquinamento?
«Certo, ma lo smog da solo non ha un impatto così micidiale. Il problema
è quando i polmoni sono aggrediti in contemporanea dall?inquinamento e dal
fumo di sigarette»
Cosa succede?
«Succede che i danni non si sommano ma si moltiplicano per colpa delle sigarette.
Ecco perché le donne devono smettere di fumare».
Sì, ma come?
«Nelle prossime campagne bisognerà cambiare strategia. Non basta, infatti,
ricordare che di fumo si muore ma, visto che le donne hanno una paura terribile
di invecchiare, sarà bene battere su un altro tasto, quello della bellezza
annientata dalle sigarette».
In che senso?
«Chi fuma invecchia prima, si riempie di rughe, ha una pelle orribile e,
in più, puzza».
Puzza?
«Sì, perché il fumo intossica e quindi il sudore diventa più acido».
Altri consigli?
«Alle donne dico, componete questo numero. Digitare lo 02. 70603263. Risponde
il centro gestita dalla Lega che aiuta a smettere di fumare. Ci sono psicologi
abilissimi nell?insegnare tutti gli stratagemmi per liberarsi dal fumo».
(l.a.)
18/03/2006
Vigile antifumo multò il comandante
CerignolaLa «giustizia», si sa, è lenta, ma alla fine trionfa
sempre e colpisce i delinquenti, come i cattivoni che violano le norme. Lo dimostra
la vicenda delle ammende da 50 euro l'una, comminate e notificate dal Comune a
seguito delle multe «silenziose» (cioè non contestate al momento) del
tenente della polizia municipale, Vincenzo Mangione, ad alcune persone che il 5
febbraio 2002 stavano fumando nel backstage del consiglio comunale,
contravvenendo ad una «temeraria» ordinanza emessa dall'allora sindaco Antonio
Giannatempo il quale aveva investito proprio il Mangione come gendarme addetto
a farla rispettare. Per la cronaca, come detto, sono state moltissime le
persone multate. Ma fa notizia il fatto che il ten. Mangione sia riuscito a
multare persino il suo comandante, il maggiore Giuseppe Mandrone, un
assessore in carica all'epoca (Franco Demonte), un assessore in carica oggi,
Lucio Cioffi, all'epoca consigliere di minoranza, e quattro o cinque dipendenti
comunali che fumavano in ufficio. Andò buca invece con il sindaco. Mangione,
guidato dal suo olfatto, «fece irruzione» nell'ufficio del primo cittadino
il quale fece appena in tempo a nascondere in tasca la sigaretta, rischiando
il rogo, per evitare la sanzione. L'atteggiamento sornione del tenente,
da «pantera rosa» in servizio permanente effettivo antifumo, ha provocato tanto
di quel buonumore che oggi sarebbe criminale prendersela per la sanzione.
Anche se vi è chi sostiene di esser stato multato solo per aver avuto una
sigaretta spenta tra le labbra. Ma per Mangione, cavaliere errante e crociato proibizionista e salutista, anche l'intenzione fa rima con la trasgressione, ma a chiunque è vietato fare le rime col suo cognome o col suo grado. Magari lo
scriveranno anche sui pacchetti. «Attenti a Mangione». Con sopra il logo di una
banconota da 50 euro con le ali. Sai che deterrente. E che divertimento.
Antonio Tufariello
16/03/2006
Cicche, via al concorso posacenere
Mentre la gara del Naonis pipa club, a causa della legge che vieta il fumo
nei locali pubblici, dice addio alla festa dei commercianti, Incontriamoci
a Pordenone, la Confcommercio provinciale lancia una sorta di concorso di
idee, al fine di eliminare le cicche dai marciapiedi, fuori dei locali.
«Il divieto di fumare nei pubblici esercizi, introdotto lo scorso gennaio
- spiega Diego Simonetti, segretario provinciale della Confederazione - al
di là delle polemiche iniziali, è stato ormai sostanzialmente accettato da
tutti, esercenti e clienti. Sono però in molti coloro che non vogliono rinunciare
all'amata bionda e, pertanto, dopo aver consumato il pranzo al ristorante
o il caffè al bar, escono fuori del locale per godersi quello che è per molti
un vizio e per tanti un piacere, o viceversa. Sicchè all'esterno dei pubblici
esercizi spesso vengono ignorati i posacenere e i mozziconi sono disseminati
ovunque».
Oltre al disordine e alla cattiva immagine che in questo modo i fumatori
contribuiscono a dare alla città, spiegano alla Confesercenti, c'è anche
una conseguenza notevole sul fronte dell'inquinamento, se si considera la
quantità di sigarette, tutte ormai munite di filtro, che vengono disperse
senza alcun criterio nell'ambiente. «I filtri, secondo gli esperti di ecologia
- aggiunge Simonetti - si distruggono dopo circa dieci anni se rimangono
all'aperto. Questi ultimi, inoltre, sono rifiuti non riciclabili e non sono
oggetto di un'adeguata raccolta differenziata, non avendo il gestore un apposito
raccoglitore che lo possa agevolare sotto questo aspetto».
Per tutti questi motivi, la Confesercenti ha deciso di lanciare la sfida
tra inventori. «Insomma, cerchiamo un Archimede in grado di progettare un
capiente portacenere ecologico che al tempo stesso possa aiutare il gestore
in questo particolare tipo di raccolta. E soprattutto deve essere di quelli
senza sabbia, poichè quest'ultima poi deve essere separata dalla cicca. Il
posacenere in questione, deve essere sicuro e, stando a quello che hanno
detto i nostri associati - conclude Simonetti - in grado di contenere 2/3
mila mozziconi. Dopodichè l'esercente si farà carico di conferire i mozziconi
negli appositi cassonetti dei rifiuti non riciclabili».
«Chi avrà il cosiddetto lampo di genio - conclude il segretario provinciale
- riceverà un nostro attestato di riconoscenza».
A.S.
IO NON FUMO !
Ho finito il liceo a giugno,
e non ho mai iniziato a
fumare. Anche io ho imparato
una cosa nei 5 anni di
liceo: le sigarette sono un
falso strumento per le
pubbliche relazioni dei
teen ager. Anche se non
fumi sei qualcuno. Basta
parlarsi per conoscersi,
anche senza doversi passare
l?accendino. Ci vuole più
tempo forse, ma ci si riesce
senza problemi. Tutt'oggi i
miei amici fumano, e
anche tanto, ma non per
questo non mi considerano.
Anzi, tutt'altro. In 5 anni la gente impara a
conoscersi, anche senza
bisogno della ?sizza?.
ANGELO ALESSANDRO PALMERI
15/03/2006
'Il fumo rende meno intelligenti'
Fumare rende meno intelligenti. Per la prima
volta e' stato dimostrato un legame, nei fumatori di vecchia data, fra il
tabacco e una minore capacita' intellettiva.
La ricerca arriva dagli Stati Uniti ed e' stata condotta in team
dall'Addiction Research Center dell'universita' del Michigan e dai
ricercatori del VA Ann Arbor Healthcare System.
Lo studio e' stato condotto per studiare l'effetto dell'alcool
sull'intelligenza, prendendo in considerazione 172 persone. La ricerca
pero', oltre a confermare la relazione che hanno gli alcolici con
l'intelligenza, ne ha messo in luce lo stretto rapporto con l'uso del tabacco.
Tra gli effetti individuati dai ricercatori, c'e' il calo della velocita' e
dell'accuratezza dei ragionamenti, nonche' la diminuzione del valore del
quoziente di intelligenza. In ogni caso, fa sapere la curatrice dello
studio, Jennifer Glass, i risultati ottenuti dovranno essere ripetuti e
confermati prima di poter trarre una conclusione sull'effetto del fumo sul
cervello e prima di poter estendere i risultati alle donne.
13/03/2006
Una lotta al fumo da museo
OTTAWA - Una lotta al fumo da museo. Non perché è antiquata, anzi, è talmente
bella ed efficace che è un'opera d'arte, meritevole di essere esposta in
uno dei musei più famosi al mondo. Gengive rovinate dalla nicotina, posacenere
traboccanti di mozziconi, donne incuranti dei bambini mentre aspirano voluttuosamente
dalle loro sigarette e sezioni di cervello con tremendi grumi di sangue sono
tra le immagini che saranno esposte al Museum of Modern Art (MoMA) di New
York. Si tratta delle opere grafiche elaborate dal Ministero della salute
canadese per gli avvisi contro il fumo sui pacchetti di sigarette. Il Canada
è tra i pochi paesi che ha obbligato i produttori di tabacco ad abbinare
immagini esplicite ai noti avvisi sui danni del tabagismo. Il Moma ha scelto
scritte e foto per una mostra sugli oggetti concepiti per proteggere mente
e corpo da influenze dannose o stressanti. "Sono molto orgoglioso che sia
stato riconosciuto il valore grafico innovativo di queste etichette", ha
detto il ministro della Sanità canadese, Ujjal Dosanjh, nel dare l'annuncio
della scelta del Moma. Nelle etichette testo e immagini sono strettamente
collegate, alcune foto sono dure ed esplicite, altre simboliche. Sempre chiaro
il messaggio: il fumo fa molto male a se stessi e agli altri.
Bandire il fumo dai pub
La rivoluzione in Gran Bretagna è prevista per Natale. Sotto l'albero i cittadini
di sua Maestà infatti potrebbero assistere a una radicale trasformazione
di uno dei simboli, per eccellenza, d'Oltremanica: i mitici pub. L'esecutivo
di Tony Blair è orientato ad approvare un manifesto plan sanitario per vietare
il fumo nelle sale aperte al pubblico.
Una sorta di legge Sirchia britannica, per intenderci. Downing Street vuole
così recuperare consensi nell'opinione pubblica puntando con forza su un
nuovo piano sanitario. L'operazione non è da considerare delle più semplici.
La proposta promossa dall'health secretary, segretario alla salute John Reid
è stata infatti in prima battuta respinta dopo una prima serie di consultazioni
con l'industria del catering e delle organizzazioni sanitarie.
Eppure il governo non sembra davvero darsi per vinto tanto che un nuovo piano
è previsto per prima di Natale. E che vede come protagonista l'idea di creare
delle sale per fumatori dove i cittadini possano recarsi per consumare le
pinta di birra senza arrecare danni ai non fumatori. Una prova generale in
vista della decisiva transizione del 2008. Il fumo in ogni caso non sarebbe
proibito nei club privati e nei pub nei quali non si servono alimenti.
Se non fumi, non sei nessuno
Sono una liceale di Milano
e come gran parte dei miei
coetanei ho iniziato a fumare
a 14 anni. Da quando
sono al liceo ho imparato
una cosa: le sigarette sono
lo strumento per le pubbliche
relazioni dei teenager.
Se non fumi, non sei nessuno.
Questo è il messaggio
che viene passato di classe
in classe, una triste realtà
difficile da modificare. L'unica
mia speranza è che un
giorno l'essere "grandi" non
sia più collegato al fumo o
all'alcol, ma piuttosto ad
una presa di coscienza della
maturità interiore necessaria
per realizzare cosa comporti
l'essere realmente
grandi, in tutti i sensi.
GAIA FOSSATI
08/03/2006
STORACE ha smesso
di Fumare ??!!??
Ma sarà vero?
Non so nulla di politica ma mi chiedo se non sia
propaganda visto che tra poco ci sono le elezioni.
teresa
----
Messaggio originale-:
Io ad esempio affronto una fase molto delicata
della mia salute, sono tre
settimane che non fumo e sto a una dieta a
base di pollo da dieci giorni
perché voglio dimostrare che una coscia
di pollo
fa meno male di una sigaretta".
Affari Italiani
06/03/2006
Australia, niente fumo al volante
Attesa per verdetto del Parlamento
L'Australia sceglie la linea dura. Dopo aver comminato pesanti sanzioni a
chi usa il cellulare al volante, aver applicato il divieto di fumo nei luoghi
pubblici, ora sta discutendo se estenderlo anche in macchina. La questione
è nelle mani della Commissione parlamentare del nuovo Galles del Sud: chi
andrà a Sydney e vorrà spostarsi sulle quattro ruote, dunque, è avvisato.
Sono due le ragioni sbandierate dai sostenitori del provvedimento. Innanzitutto,
saranno i bambini a trarne vantaggio, risparmiati dal fumo passivo che appesta
lo stretto abitacolo dell'auto. C'è poi chi afferma che saranno gli stessi
autisti a trarne giovamento, perché saranno più concentrati nella guida.
Pare infatti che fumare al volante sia una pericolosa fonte di distrazione.
A frenare facili entusiasmi ci sono però tentativi simili andati - è il caso
di dirlo - in fumo a causa di problemi di privacy. Difficoltà ad applicare
la legge contro la sigaretta in auto sono stati riscontrati sia negli Stati
Uniti che in Germania.
Ma l'Australia non demorde. Sta portando avanti una battaglia contro il fumo
a 360 gradi: divieti sono già entrati in vigore in bar, ristoranti, alcune
spiagge e nella maggior parte degli uffici pubblici del Nuovo Galles del
Sud.
TGCom
GERMANIA: NUOVO PIANO ANTIFUNO,
10MILA EURO A CHI SMETTE
La Germania pur di ridurre il numero di fumatori non bada, quasi, a spese.
Il governo di Berlino ha deciso di offrire 10.000 euro a chi smettera' di
fumare. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Ulla Schmidt chiarendo
pero' che l'offerta sara' condizionata alla verifica della serieta' dell'impegno
e comunque prevede un'estrazione a sorte. Chi vorra' partecipare dovra' registrarsi
entro i primi di maggio e resistere al fascino delle "bionde" per quattro
settimane. I vincitori saranno estratti a sorte e dovranno sottoporsi alle
analisi delle urine per accertare il rispetto delle regole. Nel 2004, quando
fu lanciata una simile iniziativa, furono ben 90.000 gli iscritti al concorso,
e di questi ben un terzo rispetto' il vincolo. Secondo il ministro della
Salute Schmidt la somma utilizzata rappresenta un ottimo investimento se
si pensa che ogni anno vengono spesi 17 miliardi di euro per i costi sanitari
delle patologie legate al fumo, di cui muoiono ogni anno tra 111.000 e 140.000
tedeschi. (AGI)
Cancro "rapido" tra chi fuma
Prostata
ANCORA un allarme per chi fuma: sembra infatti che possa influenzare negativamente
la progressione, e quindi la prognosi, del tumore prostatico. Addirittura,
è stato ipotizzato che un maggior consumo di sigarette potrebbe favorire
forme tumorali metastatiche. Lo spiega la rivista Cancer, sulla quale alcuni
studiosi americani hanno pubblicato una ricerca dal titolo esplicativo, "Smoking
Linked To Prostate Cancer Through Hypermethylation Of Multiple Gene".
Il fumo, dunque, sarebbe responsabile di una ipermitilazione aberrante, interessando
le sequenze genomiche CpG (citosina-guanina fosforotiolata), in grado di
cambiare profondamente l'espressione dei geni e quindi favorire l'aggressività
del tumore prostatico. Rajvir Dahiya e i suoi colleghi hanno condotto uno
studio su 164 pazienti con cancro prostatico; di questi 52 erano fumatori
abituali, 30 ex fumatori e 82 mai fumatori. Altri 69 soggetti erano affetti
solo da Ipertrofia prostatica benigna. Gli studiosi hanno ricercato la metilazione
in 3 geni che avevano studiato in precedenza: il gene della poliposi adenomatosa
del colon (APC), quello della glutatione transferasi p1 (GSTP1) e quello
della resistenza multifarmacologica 1 (MDR1). Hanno definito un punteggio
di metilazione (M-score) per ogni campione e lo hanno correlato con lo stato
di fumatore. È stato osservato che l'"M-score" era assai più alto nei fumatori
abituali rispetto ai non fumatori; inoltre vi era una significativa correlazione
tra il numero di pacchetti di sigarette fumati all'anno e il punteggio nei
pazienti con cancro, con una correlazione significativa tra l'M-score e le
forme avanzate di tumore. Da qui il consiglio dei ricercatori di abbandonare
il fumo o ridurlo drasticamente, in caso di tumore prostatico.
(a. f. d. r.)
SALUTE DI REPUBBLICA
03/03/2006
Con la sigaretta si è più grandi
Si è parlato recentemente di un aumento drammatico
di giovani che fumano tra gli 11 e i 15 anni. La
novità consisterebbe nel crescente numero di ragazze
che fumano, specie nei Paesi nordici dell?Europa occidentale
secondo i dati rilevati da uno studio dell?U.E.
sul comportamento dei ragazzi in età scolare nei confronti
della salute. Sul piano medico, invece, si sottolinea
che il rischio di contrarre serie patologie connesse
al fumo non diminuisce rispetto al basso numero di
sigarette giornaliere. Mi guardo intorno. Alcuni non
sanno fumare, fanno uno sforzo e provano quel disgusto
che tanto bene Italo Svevo descrive nel suo bellissimo
capitolo ?Il fumo?, in ?La coscienza di Zeno?.
Fanno tenerezza, è sempre stato così difficile l?accesso
all?età adulta, la sigaretta è un gesto che polarizza
ogni tensione, frantuma timidezza e scioglie l?impaccio
di un corpo e una mente ingarbugliati. Peccato
davvero che faccia così male. Peccato
pure che smettere sia pressoché
impossibile dopo un certo
livello, e i veri ex fumatori portano
cicatrici indelebili nel carattere.
Che fare? Ricordo un articolo
comparso su questa colonna dal
titolo ?Chi fuma è sfigato, ditelo
ai ragazzi? (18/5/2005) in cui si
affermava giustamente che la
morte per malattia cardiovascolare
o polmonare non è fobia adolescenziale.
Quindi le minacce cubitali
sui pacchetti di sigarette sortiscono
poco effetto su una generazione
abituata ad allarmismi
ambientali, alimentari e terroristici
di ogni genere. C?è un progetto
diffuso, un concorso contro il
fumo (Smoke Free Competition)
finanziato dall?U.E. che mette in
palio premi per le classi che si
astengono per 6 mesi dal fumo.
Speriamo funzioni. Intanto la mia
voglia di agire sul campo mi porta
ad interpellare sempre più persone. Ed ecco l?occasione
che cercavo. All?intervallo, nella mia scuola un
gruppetto di ragazzi austriaci si gode la pausa, fumando.
Hanno iniziato tutti due anni fa (a 14 anni) e
fumano circa 5 sigarette al giorno ma nel fine
settimana di più, i loro genitori lo sanno e a parte un
?no? iniziale si sono arresi subito.
Nuccia, la mia collega che ha smesso di fumare solo
per la gravidanza e per un anno dopo l?operazione
alle corde vocali, mi aspetta con la sigaretta accesa per
la pausa caffè. Anche lei ha cominciato a fumare a 14
anni. Dice che allora era una questione di sentirsi
adulti. Si inizia prima, questo è vero, ma non solo a
fumare, c?è una precocità sessuale diffusa. E allora se
sono adulti? Forse gli abbiamo tolto troppo presto
quel riso rivolto alla loro innocenza, come dice Svevo.
Forse oggi ci sono più soldi per comprarle, meno
divieti morali, più dati sulla nocività del fumo e meno
definizione dei ruoli genitori-figli, adulti-bambini.
Nell?ansia di complicità ci siamo spogliati troppo di
responsabilità.
?Nuccia mi
aspetta con la
sigaretta accesa.
Anche lei ha
cominciato a
fumare a 14
anni?
LOREDANA
CHIAPPINI
Insegnante
Cartello per i bagni
fumano ancora nel bagno?
provate a mettere un cartello con il disegno di una donnina o omino stilizzati dallo sguardo ebete con questa nuvoletta:
"fumare è una libera scelta. così libera, che siccome non resisto, vengo ogni giorno a fumare nel cesso"!
-comitato autogestito per l' aria pulita e la salute in azienda-
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01/03/2006
O drastici o pianificatori
Il British Medical Journal sembra indicare un nuovo metodo per riuscire a
liberarsi dal fumo. Il modello corrente di abbandono del fumo è basato su
una strategia a tre stadi: pensare di smettere, pianificare un tentativo,
e infine farlo.
Secondo un articolo di Robert West e Taj Sohal questo modello non si basa
su una definizione chiara di questi stadi e comunque non ha strumenti predittivi
utili ad indicare le probabilità di successo. Viene descritta un'indagine
cross-sezionale, effettuata intervistando 918 fumatori e 996 non-fumatori
relativamente ai loro tentativi di smettere; nello studio veniva registrato
a quando risaliva l'ultimo tentativo (almeno sei mesi prima) e se l'astinenza
dalla sigaretta era durata almeno sei mesi.
"Dopo una regressione logistica multipla per aggiustare i dati rispetto ad
età, sesso e gruppo socioeconomico", riferiscono gli autori dello studio,
"la media di successi era più alta per il gruppo che aveva effettuato tentativi
non pianificati (OR 2,5, 1,4-4,7)". Quindi si registrava un numero maggiore
di soggetti che si continuavano ad astenere dal fumo sei mesi dopo il tentativo
di interruzione (65,4 per cento, contro il 42,3 per cento del gruppo "pianificatore").
Per descrivere la modalità improvvisa di interruzione del fumo West e Sohal
propongono, in alternativa al modello a stadi, di utilizzare la "teoria delle
catastrofi": un ramo della matematica che descrive il modo in cui in un sistema
si sviluppano le tensioni, finchè un piccolo evento scatenante porta a improvvisi
e vistosi cambiamenti.
Secondo questo modello chi smette di colpo si trova già in uno stato motivazionale
di "tensione", fino a che giunge un evento ambientale che funge da catalizzatore
della decisione, facendo raggiungere la massa critica per mettere in atto
i propri propositi. "Quando ciò porta invece a un 'progetto' da mettere in
atto in seguito, questo può essere indice di una più bassa motivazione",
commentano gli autori, aggiungendo che il modello "catastrofico" è stato
integrato in una teoria più generale sulla motivazione, incluse le sue applicazioni
ai comportamenti di dipendenza.
I media hanno semplificato questo concetto, divulgando la filosofia: non
pensarci troppo ma fallo e basta. Una risposta semplificatoria purtroppo
consueta nei media, che ne hanno colto solo alcuni aspetti, traendo implicazioni
arbitrarie.
Gli operatori che si impegnano nella disassuefazione sono intervenuti allarmati
temendo che si possa diffondere l'idea che la pianificazione possa in qualche
modo portare una maggiore probabilità di insuccesso. Sono state scritte numerose
lettere in cui i risultati e le conclusioni dello studio venivano messi vivacemente
in discussione.
"Data la natura dello studio è chiaramente prematuro fare affermazioni alla
cieca", afferma ad esempio John Stapleton, dell'Institute of Psychiatry di
Londra; "forse i risultati più eclatanti dello studio di West sono di fornire
un impulso per ulteriori studi di settore e incoraggiare una sperimentazione
controllata". Saul Shiffman, professore di psicologia all'University of Pittsburgh,
osserva che riguardo allo smettere di fumare "un'associazione fra un'interruzione
non pianificata e il successo non implica che pianificare abbia conseguenze
avverse".
Diversi sono i motivi delle differenze tra i due gruppi:
chi ha smesso improvvisamente può essere stato semplicemente più determinato,
o magari meno dipendente dal tabacco; chi ha pianificato a lungo può essere
più indeciso, oppure essere reduce da tentativi falliti e proprio per questo
più propenso a pianificare con cura l'abbandono della sigaretta. Insomma,
nel gruppo dei "pianificatori" potrebbero essersi raccolti per vari motivi
i soggetti con più difficoltà a smettere di fumare.
"Nessuno ha affermato, precisa West, dichiarandosi d'accordo con Stapleton,
che la decisione improvvisa di smettere sia avventata e non abbia alle spalle
una riflessione, nè che i dati dello studio modifichino le evidenze di efficacia
dei vari metodi di sostegno agli individui che cercano di abbandonare l'abitudine
al fumo".
L'autore si rammarica delle conclusioni dal suo articolo poco fedeli cui
sono giunti i media. "I risultati possono essere interpretati in una quantità
di modi diversi", dice West, ma "questo studio riguarda ciò che la gente
fa, non ciò che dovrebbe fare".
E insiste a sottolineare che, semplicemente, "i risultati riflettono lo stato
della mente di chi ha smesso": tutto il resto è da verificare con appropriate
ricerche.




