26/11/2005
WONDERCOZZA
Questo post sono due anni che volevo scriverlo. Non l'avevo ancora fatto per paura di urtar sensibilità o di dover rispondere a fiumi di polemiche. Poi mi son resa conto che nessuno reagisce troppo violentemente ai miei propositi. Forse mi leggete con la coda dell'occhio, o forse questo blog è sopportato solo da chi tollera le opinioni differenti. Lo devo dire, odio i fumatori. Trovo che fumare sia volgare, e stupido. Quando scopro che una persona che stimo e apprezzo fuma, sento un terribile disappunto. Mi provoca dissonanza cognitiva. Come può una persona intelligente e colta fare una cosa così priva di buon senso? Come si può osteggiare pubblicamente una così grande debolezza, una dipendenza? Come non cogliere il contrasto tra la propria mise elegante e la zaffata insopportabile che emana da ogni proprio gesto o respiro? Come proclamarsi fini intenditori d'alta gastronomia, e fumarsi una bella sigaretta a tavola? Perché rovinare la propria salute e quella degli altri,
essere schiavi di questa appendice puzzolente, quando se non fosse per questo viziacelo, sareste persone frequentabili? Quando vedo qualcuno a cui voglio bene che fuma, mi sento come se avessi scoperto che Eco sbaglia tutti i congiuntivi. Sono sorpresa, triste, dispiaciuta e un po' irritata.
Cabine per fumatori.
Non so se stiamo parlando della stessa cosa ma all'aeroporto di Luton (Londra)
ieri ho visto per la prima volta una specie di cabina, per intenderci una
scatola delle stesse dimensioni delle macchinette che si trovano nei centri
commerciali per le fototessera.
Ve la descrivo.
Aperta solo sul fronte; con un tavolino tondo alto per appoggiarvisi; e posacenere;
al centro del tavolo sul "soffitto" della cabina c'è un foro con all'interno
un faretto molto luminoso; da fuori si vede il fumo salire "aspirato" dentro
il foro; il cartello all'esterno recita qualcosa tipo: è consentito fumare
SOLO DENTRO la cabina (dove ci stanno max 3 persone).
A circa 3 metri di distanza la puzza di fumo si sente comunque.
E, in ogni caso, in UK non c'è la legge Sirchia e quindi si fuma anche al
chiuso nei pub (nelle aree dedicate). Così come anche in un'area attrezzata
(tavolini, bar) nell'aeroporto di Luton, all'esatto opposto della cabina,
a circa 200 m. di distanza.
t.
Salute: termometro del rischio
Fumare fa male, anzi malissimo, c'è qualcuno che ne dubita? Ancora molti, ma alla maggioranza il messaggio è arrivato. Un sondaggio sulla percezione del rischio, svolto dall'associazione Observa-Science in Society su 1.021 italiani, e i cui risultati Panorama pubblica in anteprima, mostra che quasi il 52 per cento degli intervistati ha indicato il fumo come il comportamento più rischioso in un elenco che comprende fare poca attività fisica, mangiare tanta carne, bere troppi alcolici e prendere molti farmaci. Calcolare i rischi è un'attività difficile persino per gli esperti. Per il pubblico, che dispone di conoscenze parziali, è un'impresa al limite dell'impossibile. «Per il fumo» commenta Federico Neresini, sociologo dell'Università di Padova e uno dei curatori del sondaggio , «si potrebbe dire che è ormai acquisita la consapevolezza che fa male anche se questo non implica che poi le persone abbandonino le sigarette». Altro dato che salta agli occhi: uno su quattro degli
intervistati indica l'abuso di farmaci come il comportamento più rischioso per la salute. Un dato in controtendenza rispetto all'immagine degli italiani pronti a correre in farmacia e imbottirsi di medicinali? Sembra proprio di sì. Fare poca attività fisica e mangiare molta carne, comportamenti da tempo indicati come fattori che predispongono a tumori e malattie cardiovascolari, preoccupano solo il 3-4 per cento degli intervistati. Mentre bere molti alcolici è considerato il comportamento più pericoloso dal 12,6 per cento. Ma qual è la risposta giusta dal punto di vista degli esperti di salute pubblica? «Il rischio del fumo è talmente più alto degli altri che bene risponde chi lo mette al primo posto tra i fattori di rischio. Non c'è nessun altro comportamento, tra quelli indicati nell'elenco, in grado di uccidere due persone su tre, come le sigarette» sottolinea Carlo La Vecchia, epidemiologo all'Istituto Mario Negri e all'Università di Milano . «I rischi dei farmaci, che pure
esistono, sono comunque inferiori a quelli dell'alcol, indicati però solo dal 12 per cento». Nel sondaggio è stato chiesto di indicare il problema «esterno» più pericoloso che minaccia la salute. In questo caso al primo posto, con quasi il 50 per cento degli intervistati, è risultato l'inquinamento prodotto dal traffico, al secondo i cibi geneticamente modificati (18,6 per cento) e al terzo l'elettrosmog (14,7 per cento). Ben il 12 per cento indica poi come pericolosissime le radiazioni dei telefoni cellulari e il 5,5 per cento i vaccini per i bambini contro le malattie infettive. «Sono tutti rischi difficilmente quantificabili, non sorprende che ci sia confusione» commenta La Vecchia. «È vero che il traffico è la cosa probabilmente più dannosa, anche se cento volte meno del fumo , ma di altri fattori, come l'elettrosmog, non si sa neppure se costituiscano un rischio reale. Telefonini e vaccini, poi, non c'è motivo di ritenerli pericolosi». Italiani ignoranti, dunque, in fatto di
rischi della scienza e della tecnologia? Non proprio. «Si sente spesso ripetere» osserva Neresini «che il pubblico ha paura delle biotecnologie o dell'elettrosmog perché non capisce e si lascia manipolare. In realtà, messa di fronte alla necessità di dire quale pericolo appare più importante, la maggioranza mostra una buona capacità di discernimento».
23/11/2005
Sigarette: il calo delle
vendite mette a rischio
il gettito fiscale
Le vendite di sigarette in Italia nei primi otto mesi dell'anno sono scese del 6%, un trend che, se confermato, porterebbe a fine anno ad un saldo nel gettito fiscale positivo ma inferiore di 100 milioni di euro agli obiettivi indicati nella Finanziaria 2005.
Lo scrive in un comunicato l'istituto di ricerca Ref - Ricerche per l'economia e la Finanza.
Con un trend di diminuzione del 6% a fine anno "il gettito fiscale potrebbe attestarsi a 11,6 miliardi di euro, con un saldo positivo di 400 milioni di euro rispetto al 2004. Un risultato di poco inferiore agli obiettivi indicati in Finanziaria per il 2005 (+500 milioni di euro)", di Ref.
A pesare sulla vendita di sigarette sono due fattori: il divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro e, soprattutto, i recenti aumenti dei prezzi dovuti all'incremento del livello di tassazione.
"L'equazione 'forte incremento dei prezzi uguale forte aumento del gettito' rischia di non essere più vera", dice Ref.
"Già quest'anno, nonostante aumenti dei prezzi in media del 10%, gli obiettivi di gettito saranno difficilmente raggiunti".
Un corso per dire addio al fumo
RICCIONE - Tutti i segreti per smettere di fumare.A tenersi in tasca la ricetta per dire addio alla sigaretta è lo Ior, Istituto oncologico romagnolo, che ha aperto il periodo di iscrizioni ai corsi per chi vuole chiudere con il fumo.La caccia a un posto ai corsi è aperta. Il risultato finale non sarà garantito, ma la percentuale di ex fumatori al termine della terapia è decisamente alta.Il progetto ha preso il via nel 2001. Anche allora furono formati dei corsi non solo sul territorio, ma anche in altri comuni della regione. Le sedute hanno una durata di circa un mese e mezzo. Finita la terapia la convinzione dei fumatori è tale che una percentuale compresa tra l'80 e il 90 per cento decide di dire addio alla nicotina. Nei mesi successivi però, il bisogno della sigaretta si fa sentire. Dopo un anno dal termine del corso la percentuale si riduce al 60 per cento. Risultati comunque notevoli, segno che la terapia di gruppo che viene svolta durante le lezioni è efficace.Le sedute
verranno divise in due momenti perché l'intervento sui pazienti considera la loro psiche e il loro fisico. Per la dipendenza fisica è previsto anche l'uso di farmaci. Ma la cosa più importante rimane far fronte al bisogno psicologico: la classica voglia di sigaretta che scatta in determinati momenti legati alle relazioni sociali della persona.Per intervenire in questo delicato ambito personale, il gruppo, composto da una dozzina di persone, si scambierà consigli e strategie per difendersi dalla sudditanza psicologica dalla sigaretta.I risultati presentati dalla Ior lasciano le porte aperte a chi voglia smettere con la dipendenza da sigaretta. L'iscrizione ai corsi è appena iniziata. Per accedervi è necessario un colloquio iniziale gratuito, poi bisognerà pagare in ticket. Infine servirà dimostrare di essere volenterosi smettendo con la nicotina per i primi 15 giorni della terapia. Un primo passo per mettere una pietra sopra al pacchetto.
Titanio anti-smog
Titanio fotocatalitico contro l´inquinamento. A Ferrara il primo esperimento italiano: la Kuomm ha commissionato all´architetto Ezio Moscatelli la ristrutturazione della facciata della vecchia fabbrica, che verrà ricoperta da lastre di titanio, commercializzate dalla società Alu Build, trattate con il metodo EcoTi sviluppato dalla Nanosurfaces, che a sua volta è una delle varie spinoff del Politecnico di Milano. Spiega Alberto Cigada, docente allo stesso Politecnico: «Si tratta di un trattamento nanotecnologico che consente di convertire l´ossido di titanio amorfo, che spontaneamente ricopre la superficie del titanio e a cui il titanio deve le sue proprietà di resistenza alla corrosione, in nanotubi di ossido di titanio con struttura cristallina anatasio». Dopo il trattamento inventato al Politecnico, le facciate assumono delle proprietà fotocatalitiche, e se illuminate dalla luce del sole o da quella artificiale (UV), abbattono gli ossidi di azoto e carbonio come pure altri
inquinanti dovuti al traffico e al fumo delle sigarette, rendendo più pulita l´aria e riducendo il livello di inquinamento. «Sono effetti già sperimentati in altre situazioni», spiega Cigada. «Il titanio così trattato potrebbe essere applicato in maniera massiccia su edifici più vicini alle fonti di inquinamento come ad esempio i termovalorizzatori. Darebbe anche benefici se usato all´interno contro i danni da fumo».
Il titanio è uno dei materiali metallici con le più alte prestazioni fra quelli utilizzati industrialmente avendo alta resistenza meccanica, resistenza alla corrosione ed ottima biocompatibilità. Per il momento è utilizzato per lo più nell´aeronautica, nell´aerospaziale, nella bioingegneria. «I suoi utilizzi prosegue Cigada - possono essere molti e di questo ci stiamo occupando a livello di nanotecnologie, inoltre può essere colorato ed assumere una gradevolezza estetica». Ad esempio la Titalia in collaborazione con Labodesign sta valutando la possibilità di utilizzare il titanio anodizzato per vari oggetti. La Samo, operante nel campo dei dispostivi biomedici, ha lanciato una linea di impianti dentali che utilizza un trattamento di modifica superficiale del titanio anch´esso sviluppato dal Politecnico (dove da anni esiste un ufficio che si occupa di brevetti e di trasferimento industriale), in grado di migliorare le proprietà di osteointegrazione. Di tutto questo, e delle
integrazioni fra titanio e nanotecnologie, si parlerà il 28 e 29 settembre a Nanoforum´, una mostra-convegno organizzata da Iter dedicata alle micro e nanotecnologie. Obiettivo della manifestazione è favorire la comunicazione tra il mondo scientifico e quello imprenditoriale, dando visibilità a tali tecnologie (informazioni su www.nanoforum.it).
21/11/2005
Tumori del cavo orale: la campagna trentina
TRENTO. Ogni anno in Italia 6000 persone si ammalano di cancro del cavo
orale. Di queste poco più della metà muoiono. La sopravvivenza a tre anni
non va oltre il 50%. Il tasso di mortalità è ancora molto elevato a causa
della mancanza di diagnosi precoce. Da quest?esigenza è nata la «Campagna
di educazione alimentare per la prevenzione dei tumori del cavo orale» organizzata
a livello nazionale sotto l?egida dei ministeri della salute, dell?agricoltura
e della difesa. La campagna di prevenzione dei tumori del cavo orale a Trento
verrà gestita da un medico odontoiatra, che opera nell?ambito dell?Azienda
sanitaria. Con il primo dicembre dell?attività di prevenzione è stato incaricato
il dottor Pietro Mecucci, che opererà su appuntamento telefonico (0461/934642)
nei locali del poliambulatorio di Madonna Bianca. L?attività di prevenzione
è assolutamente gratuita, senza limiti di età, anche se è consigliata la
visita ai soggetti che abbiano compiuto i trent?anni di età, fumatori o bevitori,
visto che l?insorgenza di questi tumori è più spesso correlato al forte consumo
di alcool oltre che di fumo di sigaretta. Le persone che accederanno al poliambulatorio
verranno sottoposte ad una visita accurata. E per ogni paziente sarà aperta
una cartella clinica all?interno della quale saranno registrate eventuali
lesioni sospette.
La prima cicca a 11 anni
Ed è boom fra le ragazze
VICENZA ? Per patologie legate al fumo si continua a morire anche a Vicenza.
Lo dicono i dati sulle cause di decesso in terra berica raccolti, assieme
ad altri indicatori demografici, dall'ufficio statistica del Comune che ha
prodotto due pubblicazioni dettagliatissime e facilmente consultabili dai
cittadini.
Sessantuno le persone decedute, l'anno scorso, per malattie sviluppate dall'apparato
respiratorio e legate soprattutto al consumo di sigarette.
A queste vanno sommate due precisazioni preoccupanti: la ripresa del vizio
tutta al femminile ( 30 per cento in più rispetto agli uomini) e l'abbassamento
dell'età in cui si sperimenta la prima « bionda » , ormai stabilizzatasi
attorno agli undici anni.
« Per questi motivi noi ci stiamo attivando in quella che si può definire
una campagna disperata di sensibilizzazione ? spiega il generale Domenico
Inecco, presidente della sezione di Vicenza della Lega italiana per la lotta
ai tumori -: la cosa che ci preoccupa di più? Gli studenti delle scuole superiori
perché sono quelli più sordi ai pericoli del fumo » .
20 SIGARETTE AL DÌ UCCIDONO DI TUMORE DOPO 27 ANNI
E? il fumo di sigaretta la causa dell?80% dei tumori al polmone. Il restante
20% è provocato da fumo passivo e da altri fattori come l?inquinamento. E?
statisticamente dimostrato che bastano 200.000 sigarette per sviluppare un
tumore maligno al polmone. Il numero equivale a 20 sigarette al giorno per
27 anni, e a 30 sigarette al giorno per 18 anni. Solo una diagnosi molto
precoce del tumore in fase iniziale, quando si presenta come un nodulo, può
dare maggiori possibilità di sopravvivenza. Nonostante i notevoli sviluppi
in campo chirurgico e farmacologico, la sopravvivenza a 5 anni, anche in
caso di intervento chirurgico, è inferiore al 13%. Solo nel reparto di Terza
Chirurgia a Treviso si contano 2500 sedute operatorie su tumori al polmone.
Per migliorare le possibilità di intervento e cura precoce, nasce ora il
Gruppo di Patologia Toracica che mette insieme il reparto di Pneumologia
diretto da Giorgio Santelli, la Terza Chirurgia diretta da Giuseppe Di Falco
e la Radiologia Diagnostica diretta da Giovanni Morana. L?obiettivo è intervenire
in modo efficace sui noduli maligni, individuati, spesso occasionalmente,
attraverso tac o radiografie nel polmone. «Storicamente - spiega Morana -
il tumore viene individuato quando ha raggiunto un centimetro di diametro,
che corrisponde ormai all?80% della sua vita biologica. La scommessa è di
abbassare le dimensioni individuando lesioni più piccole, fino a 5 millimetri,
diagnosticare se si tratta di noduli benigni o maligni e scegliere l?intervento
più adatto». Se la tecnologia lo permette, spetta poi al chirurgo intervenire
con metodi meno invasivi: la videotorascopia utilizza un filo d?acciaio attaccato
al tumore dal radiologo durante la tac. Il tema è dibattuto oggi in un convegno
a Villa Fiorita con l?intervento di chirurghi e pneumologi da tutta Europa.
FUMO LEGGERO
Chi fuma poche sigarette al giorno, credendosi al riparo dai danni del tabacco,
farebbe meglio a ricredersi. Lo suggerisce una recente indagine pubblicata
sulla rivista Jama, condotta da ricercatori norvegesi su 43 mila persone
tra 19 e 49 anni (seguite dalla metà degli anni Settanta fino al 2002): basterebbero
anche solo quattro sigarette al giorno, rispetto a un non fumatore, per aumentare
di tre volte il pericolo di malattie cardiocircolatorie o di tumore al polmone.
E il rischio, concludono gli scienziati, risulta maggiore per le donne.
20/11/2005
Sirene antisigaretta nei bagni del liceo
Altro che campanella, al liceo pedagogico suona l'allarme antincendio nei
bagni: basta che uno studente accenda una sigaretta. Telecamere e sensori
sono stati montati nei servizi dell'istituto di via Carboni Boy e i ragazzi
protestano: «Ci sentiamo sorvegliati. Dovrebbero pensare a sistemare i bagni
e la palestra piuttosto che trasformare l'edificio nella casa del Grande
Fratello». Il dispositivo antifumo, (che comunque, dicono dalla scuola, rappresenta
un fattore di sicurezza) è solo uno dei motivi che ha portato gli allievi
a saltare le lezioni per un giorno, giovedì scorso, e a dichiarare una mattinata
di autogestione.
18/11/2005
la sigaretta rende più produttivi
MILANO - La sigaretta nella pausa non è solo un modo per «spezzare» la giornata ma permette anche di lavorare con più energia nelle ore successive. In un periodo di furibonde campagne contro il fumo, risultano «contro corrente» i risultati di un sondaggio realizzato da Kelly Services, multinazionale americana che opera nel settore delle risorse umane. Il 54% dei fumatori italiani e addirittura il 32% dei non fumatori è convinto che fumare aumenta la produttività. Solo per il 2% (fumatori) e il 18% (non fumatori) accendere una sigaretta riduce il rendimento, mentre per il 50% e il 44% è ininfluente. DA 4 A 6 PAUSE AL GIORNO - Dalla ricerca emerge inoltre che il 27% dei lavoratori italiani fa da 4 a più di 6 pause al giorno per accendere una «bionda». E in questo siamo «fratelli» degli altri cittadini europei: il paese dove è più frequente la pausa per sigaretta è la Francia, dove il 23% degli intervistati ha dichiarato di interrompere talvolta il lavoro per fumare. Subito dietro la Francia si collocano Germania e Italia che con il 22% di fumatori al lavoro superano, seppure di poco, la media europea (21%). In linea con la media la Scandinavia (21%), seguita da Paesi Bassi (20%), Belgio (18%), Spagna e Russia (15%), e Regno Unito (13%). E se in Italia il 16% dei lavoratori fa da quattro a sei pause al giorno e l'11% oltre sei, il 73% si ferma solo da una a tre volte al giorno. Dati inferiori a quelli medi europei visto che il 65% dei lavoratori europei fa da una a tre pause al giorno, il 21% da quattro a sei pause e il 14% oltre sei. RENDIMENTO - Quanto al rapporto fumo-produttività un terzo (33%) dei lavoratori europei fumatori è convinto che la pausa fumo accresce la produttività,il 9% che la riduce e il 58% che non incide sul rendimento. Diverse le considerazioni dei non fumatori, convinti per il 41% che non ci sono relazioni, per il 45% che il fumo riduce la produttività e per il 14% che l'aumenta. Ma in quali settori professionali si fuma di più? In Europa il numero maggiore di lavoratori-fumatori si concentra nei servizi pubblici (25%) e nel settore dei viaggi e del tempo libero (24%), la minore presenza si regitra nel campo dell'istruzione (16%) e in quello farmaceutico (15%). PUBBLICO IMPIEGO - In Italia le presenze più alte di fumatori sono nel pubblico impiego (28%), nei settori dell'ingegneria e della manifattura (26%), le più basse, anche qui, nell'istruzione (9%) e nel farmaceutico (16%). Relativamente alle aree professionali, sia in Italia che in Europa quella della ricerca è l'area dove si concentrano i non fumatori (82% per l'Italia e 85% per l'Europa). Chi fuma di più durante il lavoro in Italia sono gli occupati nell'area finanziaria (24% contro il 17% dei colleghi europei), superati solo da coloro che operano nella grande distribuzione (26%).
17/11/2005
La falsa illusione di poter smettere
Questa è la testimonianza di un ragazzo che da 4 anni fa uso di marijuana
che ci ha voluto raccontare la sua esperienza. In queste poche righe sono
espressi i pensieri e le opinioni in prima persona di questo ragazzo di cui
abbiamo giustamente mantenuto l?anonimato.
Alcuni punti potrebbero non essere chiari ai lettori ma abbiamo lasciato
il ragazzo libero di dire ciò che pensava. Non sappiamo perché abbia ricominciato
a fumare erba, forse perché, malgrado le sue convinzioni si sia lasciato
trascinare dal gruppo, oppure perché non ha mai voluto smettere e il periodo
di astinenza è stato solo un modo per dimostrare a sé stesso che volendo
poteva ?riuscirci? in qualsiasi momento.
«Avevo 14 anni quando per caso ho avuto l?opportunità di provare a fumare
uno spinello. Ho conosciuto altre persone che fumavano marijuana ma mai nessuno
mi ha incitato a fare qualcosa che non volevo; all?inizio ero un po? spaventato
ma da rara la cosa divenne abituale. Ne ero sempre cosciente ma spesso avevo
paura che diventasse una dipendenza, dipendenza che avevo già dalle normali
sigarette»
«Per un periodo ho provato a smettere e ci sono riuscito senza alcuna difficoltà.
Ero felice di questo poiché ormai sapevo quello che facevo e anche smettendo
di fumare non avevo nessun sintomo di danno fisico o mentale, a parte il
fatto che mi sentivo meno rilassato. E poi ho ricominciato».
«Ed è costoso, costoso per chi come me non lo fa per seguire la moda, poichè
esistono diversi tipi di erba e quelle di qualità elevate costano molto in
quanto sono rare».
«Ci sarebbe solo una soluzione: la legalizzazione. Senza spese e senza tutti
i soldi sporchi e la malavita che ormai girano assieme alla moda di fumare
per trasgredire. Tanti dicono che le persone che fumano erba per trasgredire
con la legalizzazione passerebbero a droghe più pesanti. Secondo me se una
persona per trasgredire deve farsi del male, che va molto al di sopra del
semplice spinello, sia a livello fisico che psicologico, dimostra grande
stupidità. Io non ho mai provato niente di più dell?erba e mai lo farei.
Per me il fumare non è legato al drogarsi pesantemente ma sicuramente c?è
qualcuno che la pensa diversamente. Ormai ho quasi 18 anni e fin ora non
ho mai sentito l?esigenza di provare qualcosa di più; penso invece che continuerò
a fumare erba a meno che non ci siano forze maggiori, come la salute o l?affetto,
ad impedirmelo».
Fumatori under 14,
troppi rischi per la salute
MILANO - Aumentano in Italia i giovanissimi che fumano sigarette. Tra il
2004 e il 2005 sono aumentati dell'1,6% i fumatori al di sotto dei 14 anni,
e sono proprio coloro che hanno più danni dal fumo perché i loro polmoni
non sono ancora sviluppati completamente e il fumo ne compromette la crescita.
L'allarme è stato lanciato dagli esperti del settore nel corso di un incontro
sulla Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), tenuto in occasione della
giornata mondiale di questa malattia al San Camillo Forlanini di Roma. Un
male che tradizionalmente colpiva soprattutto gli over 40, mentre oggi si
fa strada anche nella fascia d'età dai 20 ai 40 anni, proprio per l'aumento
del consumo di sigarette tra i giovani. VIZIO PIU' RADICATO - Secondo gli
ultimi dati Istat, ha spiegato il vicepresidente della European Respiratory
Society (ERS) Leonardo Fabbri, nel 2004 la percentuale dei fumatori maschi
nella fascia d'età 11-14 anni in Italia era del 2,9%, nel 2005 è salita al
4,5%. Anche la fascia under-25 fa registrare un aumento, dal 19% del 2004
al 20% del 2005. E poi ci sono le ragazzine dagli 11 ai 14 anni: in un anno
l'incremento delle giovanissime fumatrici è stato dello 0,4%. I problemi,
quando si inizia a fumare così presto, si amplificano rispetto ai fumatori
adulti. Fabbri sottolinea che, oltre a fumare di più quantitativamente, con
le conseguenza che conosciamo per la salute dei polmoni, dal cancro alla
BPCO, iniziando da giovanissimi il vizio si radica maggiormente. E, cosa
più importante, in questa fascia d'età il fumo può ridurre lo sviluppo del
polmone compromettendone irrimediabilmente la funzione respiratoria. CAMPAGNE
DI PREVENZIONE - Non a caso, ha sottolineato ancora Fabbri, si registra un
preoccupante abbassamento dell'età di insorgenza della Broncopneumopatia
cronica ostruttiva. L'Italia, con l'Irlanda, è stata pioniere in Europa per
i divieti del fumo nei locali pubblici, con la legge Sirchia, eppure ci si
ritrova di fronte a un inatteso e per certi versi sorprendente incremento
del fumo tra i giovani. Forse perché finora le campagne per la prevenzione
sono state rivolte soprattutto agli adulti. Ora bisogna puntare ai giovani
e - concludono gli esperti riuniti a Roma - oltre al rischio del cancro bisogna
far loro conoscere anche l'altra grave della malattia causata dal fumo, che
è appunto la BPCO, ricordando che non è curabile e progressivamente invalidante.
14/11/2005
Legge antifumo: sarà dura applicarla in Spagna
Cari Beppe & Italians,
vorrei intervenire, dato che vivo in Spagna, a proposito del divieto di fumare nei locali pubblici che sarà in vigore anche in questo Paese. M. Cacucci (2 novembre), nell'affermare «Non so se sia stato il nostro esempio, ne dubito (...) sarà stata una direttiva europea», sembra riflettere una certa sottovalutazione «di principio» del nostro Paese, che si ritiene comunemente adatto solo per dare i cattivi esempi. Posso testimoniarvi invece che in Spagna si è a lungo parlato dei modelli Irlanda e Italia, ma soprattutto dell'Italia, Paese il cui stile di vita viene considerato simile, quindi più indicativo.
In particolare, gli spagnoli si chiedono (posso citare vari articoli e interventi al riguardo): se è stato possibile inculcarlo agli italiani (quasi sottintendendo: un popolo anarchico), perché mai non dovrebbe esserlo anche in Spagna? L'equiparazione però è arbitraria. Infatti in Italia il divieto del fumo era già nell'aria da anni, poiché si notava da tempo una diminuzione e un atteggiamento più discreto dei fumatori, numerosi ormai solo in alcuni ambienti. Ciò ha facilitato il compito al legislatore, ed è ben possibile che anche un diverso governo avrebbe fatto lo stesso. In Spagna, un divieto all'italiana produrrà invece, considerate le abitudini di vita locali (facilmente osservabili), qualcosa di simile a un fulmine a ciel sereno, a una terapia d'urto iniettata senza fasi preparatorie. Da queste parti in molti sono ancora lontani dal maturare una coscienza salutistica, dal tenere comportamenti basati sul rispetto dei non fumatori e sulla cautela generale nei confronti dei rischi sanitari (c'è, non a caso, anche il più alto numero di casi di Aids d'Europa). Non vorrei che questa mia fosse scambiata per falso patriottismo, o peggio, per avversione verso il Paese che mi ospita. Vi citerò solo un dato statistico. In Spagna, fuma ancora il 48,5% degli adulti tra 16 e 59 anni, in Italia appena il 23%. La situazione è quindi molto diversa già a monte del divieto. Io questo lo toccavo con mano appena entravo nel primo autogrill italiano e lo comparavo con un analogo spagnolo (usciti dal quale è meglio portare gli abiti in lavanderia).
Il divieto in Spagna non sarà un'evoluzione spontanea del costume, piuttosto l'ennesima modernizzazione forzata che questo Paese si darà coerentemente con un suo innato spirito di competizione.
Saluti,
Gigi, Gianluigi.Mannucci@oami.eu.int
12/11/2005
Influenza Aviaria e fumo:
nuove scoperte
Il virus influenzale presente nell'aria viaggia verso la superficie dei
polmoni dove riesce a insinuarsi all'interno fino a "colonizzare" le cellule
e potersi così replicare. L'aggancio avviene grazie a delle proteine, le
emoagglutinine (Ha), presenti nei virus che si legano ad alcuni recettori
presenti sulla superficie delle cellule umane. Nella Pandemia Spagnola 1918,
che uccise oltre 100 Milioni di persone, quale fu il ruolo del fumo PASSIVO
? Vettore del virus da polmoni infetti a polmoni sani all'interno di
ambienti chiusi ? Azione sinergica fumo + virus nello scatenare la "tempesta
di citochine" che uccideva le persone talvolta in 24 ore ?
Potete leggere il recente articolo sul blog Pandemia 1918:
http://pandemia.blog.tiscali.it/
"Mentre aumentano le preoccupazioni circa la potenzialità di trasmissione
del virus aviario agli uomini, i ricercatori presumono di aver scoperto una
delle ragioni per cui l'infezione si dimostra così letale. Scienziati
dell'Università di Hong Kong, in collaborazione con ricercatori del
Viet-Nam, hanno analizzato la quantità di un gruppo di proteine chiamate
citochine in cellule di polmoni infettati dal virus aviario H5N1, che ha
contagiato almeno 125 persine fino ag oggi in Asia sudorientale, uccidendone
64. Quando un virus o un batterio invade il corpo, gli anticorpi emettono
proteine infiammatorie chiamate citochine. Ma se il sistema immunitario è
iperstimolato, può mettere in circolo una vera e propria tempesta di
citochine, causando danni rilevanti ai tessuti. I ricercatori hanno
confrontato i livelli delle citochine indotte dal ceppo H5N1 dell'Influenza
Aviaria che circolò in Hong Kong nel 1997, e nel Vietnam nel 2004, con i
virus dell'Influenza Umana. 24 ore dopo l'infezione con l'H5N1, le cellule
dei polmoni contenevano 10 volte i livelli delle proteine infiammatorie
rispetto a quelle dei polmoni infettati con la normale influenza. Questo fa
capire come muoiono le persone infettate con l'Influenza Aviaria, cioè allo
stesso modo di come sono morte quelle infettate dalla SARS: la "tempeste di
citochine". Alla fine è il nostro sistema immunitario che ci uccide,
piuttosto che il virus di per se".
L'articolo contiene un link ad una pagina, realizzata dall'Università di
Modena, che spiega le citochine.
Ciao a tutti
Menotti Passarella
Divieti di fumo
Ricevo la lettera che Marco ha scritto al sindaco di Bologna. La pubblico affinche possa essere un esempio per i tanti che , loro malgrado, si trovano in locali pubblici in cui la legge non viene rispettata.
Al Sindaco di Bologna, Sergio Cofferati
Apprendo da una lettera pubblicata sulla rubrica Italians del Corriere della Sera in data 7-11-2005 che nella discoteca Lobby, sita nel cuore della zona universitaria di Bologna, i divieti di fumo imposti dalla Legge 16 gennaio 2003, n. 3. non vengono rispettati.
Sono dispiaciuto che una normativa tanto importante, per l'approvazione della quale mi sono personalmente impegnato, non venga osservata, e temo fortemente che se le infrazioni a tali divieti verranno lasciate impunite ben presto il loro numero crescerà e di fatto si tornerà alla situazione presente nel nostro Paese precedentemente alla data del 10 gennaio scorso (momento dell'entrata in vigore della legge), ovvero si tornerà a fumare nei luoghi pubblici, in barba ai diritti e alla salute della maggioranza, non fumatrice, degli Italiani.
Venendo a conoscenza dai mezzi di informazione del suo impegno per il rispetto della legalità, argomento di cui si parla tanto in questi giorni, ne approfitto pertanto per chiederle di attivarsi per far osservare i divieti in questione sia nel locale segnalato, sia in tutti i luoghi in cui essi risultino applicabili, giudicando una sua decisa presa di posizione in tal senso perfettamente in linea con il suo attuale operato.
Certo che si interesserà al problema, la ringrazio anticipatamente, restando in attesa della sua graditissima risposta, che trasmetterò, con la presente, a quanti possano essere interessati all'argomento.
Distinti saluti.
Marco Badiani
Il fumo nuoce al viaggiatore
Anch?io fumavo finché un
cancro mi ha obbligato a
smettere. Per curarmi
viaggio spesso e sono
costretto a usare i wc degli
Eurostar. I quali, da
quando non ci sono più le
carrozze per fumatori, sono
piccole camere a gas.
Perché Trenitalia non ripristina
almeno una carrozza
per i dipendenti dal fumo,
droga legale, ora costretti a
una illegalità dannosa per
tutti i passeggeri? Perché
non controlla? Un comportamento
ipocrita, come
quello dello Stato che lucra
sul ?fumo che uccide? e specula
sull?inesistente ?epidemia
aviaria?. GIANNI GRASSI
11/11/2005
Legge antifumo:
in Francia non la rispettano
Cari Italians, non conosco le leggi di Monaco, ma in Francia, dove ho vissuto
per oltre tre anni, la legge anti-fumo nei locali pubblici esiste dal 1992,
eppure non la rispetta quasi nessuno. Si entra nei bar e si vedono ragazzi
che fumano tranquillamente sotto i cartelli di divieto.
Una prenotazione per la zona non-fumatori di un ristorante non è stata onorata,
perché quella sera pioveva e mi è stato spiegato che la zona non-fumatori
era quella esterna!
Non occorre tornare ai film di Jean Gabin degli anni '50 per vedere fumatori
sulle banchine della metropolitana, in pieno giorno, a Parigi e a Lione.
Sempre a Lione, in aeroporto ai banchi della biglietteria sono stato io a
far notare a una vicina che il suo fumo era vietato e mi dava fastidio, mentre
l'impiegato osservava e basta. La risposta è stata un infastidito spostamento
della sigaretta dalla mano destra alla sinistra.
Invece a Fiumicino ho avuto la soddisfazione di vedere gli addetti al gate
intervenire per far spegnere la sigaretta a uno di questi francesi che se
l'era tranquillamente accesa alle 6.15 del mattino. Una riflessione: se nei
ristoranti italiani non si fuma e nella discoteca di Bologna invece sì, non
sarà mica perché nelle discoteche si paga all'ingresso, e quindi poi il gestore
se ne frega, mentre al ristorante si paga alla fine, e quindi "purtroppo"
il gestore deve evitare qualche rompiscatole che poi magari si rifuta di
pagare?
Speriamo che la Spagna (dove pure ho visto gente fumare tranquillamente nella
bellissima metropolitana di Madrid, in cui è GIA' vietato) segua l'esempio
italiano e non quello francese! Cari saluti,
Marco Silleni
10/11/2005
Fumo e cinema:
NEW YORK - Fumo e cinema: un legame che dura da sempre ma che ha degli effetti
pericolosi per gli spettatori piu' giovani. I film in cui gli attori fanno
uso di sigarette e simili hanno fatto salire infatti il numero degli adolescenti
che si sono dati al vizio del fumo, come sarebbe successo ad oltre un terzo
degli adolescenti americani. A sostenerlo e' il primo studio nazionale condotto
negli Stati uniti, condotto dalla Dartmouth Medical School (Dms) e dal Norris
Cotton Cancer Center (Nccc) e pubblicato sulla rivista scientifica 'Pediatrics'.
''La quantita' di ore trascorsa a guardare film con queste scene - spiega
James Sargent, coordinatore della ricerca - e' aumentata in questi anni,
come anche il tasso di fumatori. Un fatto in parte spiegabile considerando
il grande impatto e la forte influenza sociale della visione di film con
il fumo sui ragazzi tra i 10 e 14 anni. Un impatto che ha maggior peso se
i coetanei o i genitori fumano a loro volta''.
Nello studio, a 6.522 adolescenti americani di eta' compresa tra i 10 e 14
anni, e' stato chiesto di indicare i film che hanno visto da una lista di
50 selezionati a caso, tra quelli contenuti in un database di pellicole proiettate
dal 1998 al 2000. Cosi' si e' visto che tra i 532 film presenti nel database,
ben il 74% conteneva scene con fumo. Sulla base dei film visti da ogni ragazzo
e la quantita' di scene con sigarette presenti in ogni pellicola, gli adolescenti
sono stati poi ripartiti secondo quattro livelli.
Dopo di che i ricercatori hanno valutato il rischio per gli adolescenti fumatori,
paragonando quelli nelle categorie con il maggior numero di ore di esposizione
ai film con quelli nelle categorie piu' basse, e controllando i fattori di
rischio collegati agli adolescenti fumatori, come i coetanei e i genitori
fumatori. Dopo aver considerato tutti gli altri fattori noti per la loro
influenza sul fumo, gli studiosi hanno scoperto che gli adolescenti con il
tasso di esposizione piu' alto a questi film avevano una probabilita' 2,6
volte maggiore degli altri di mettersi a fumare. A parita' di condizioni,
di 100 adolescenti che hanno provato a fumare, 38 lo hanno fatto per via
dei film che hanno visto.
Lo studio conferma i risultati di un'altra ricerca, condotta precedentemente
nel New Hampshire e pubblicata sul British medical journal, che pero' non
poteva essere applicata al resto del paese, perche' i ragazzi intervistati
erano per la maggior parte di razza caucasica e vivevano in aree rurali.
''Questo studio e' un'ulteriore conferma del fatto che i ragazzi reagiscono
nello stesso modo ai film che vedono in qualsiasi parte degli Stati uniti
risiedano - continua Sargent - Cio' significa che nessun bambino e' immune
dall'influenza di questi film''. Nello studio e' stata considerata anche
l'etnia dei partecipanti. Il risultato e' stato che ispanici e neri vedono
questi film per molto piu' tempo dei loro coetanei bianchi. L'impatto dunque
e' piu' forte sulle minoranze etniche.
Pochi e semplici i suggerimenti indicati dai medici per intervenire. ''Come
pediatra - prosegue Sargent - penso che i genitori debbano essere piu' consapevoli
di cio' che vedono i loro figli e fare uno sforzo per proteggerli dai messaggi
provenienti dai film targati come violenti o con scene di sesso. L'industria
del cinema dovrebbe inserire anche il fumo tra le cose da valutare in un
film''.
La prima sigaretta per imitare gli attori
I film spot
per il fumo
FILM cattivi maestri, almeno
per quanto riguarda il fumo.
Uno studio condotto negli Usa,
infatti, rivela che il 40% dei
teenager tabagisti è stato
attratto dalla prima sigaretta
per colpa di un film. A spingere
alla prima ?boccata? gli
adolescenti statunitensi, quindi,
sarebbero i Richard Gere,
Tom Cruise e Julia Roberts di
turno. Esempi da imitare per
i giovanissimi, a maggior
ragione se con una bionda tra
le dita. Per questo, lo studio
statunitense suggerisce a Hollywood
di ?dare un taglio? alle
sigarette e a scene dove fanno
la loro comparsa ?brand? dell?industria
del tabacco anche
nelle vecchie pellicole.
Per valutare il fascino delle
pellicole sugli adolescenti, i
ricercatori della Dartmouth
Medical School di Hanover, in
Virginia, hanno chiesto a 6.522
ragazzini tra i 10 e i 14 anni di
indicare le pellicole che avevano
visto in un lista di 50 titoli
realizzati negli Stati Uniti
tra il ?98 e il 2000. Così hanno
potuto osservare che i teenager
più esposti a film dove le ?bionde?
non mancavano, erano 2,6
volte più inclini degli altri a
concedersi la prima sigaretta.
Non solo. Su 100 adolescenti
che non avevano resistito al
fascino della prima boccata -
scrivono i ricercatori della rivista
?Pediatrics?- 38 ammettevano
di essere stati affascinati
da una pellicola. James Sargent,
studioso a capo dell?indagine,
spiega: «I film risultano
essere così persuasivi perché
gli adolescenti sono molto
influenzabili». ADNKRONOS
"E' pronta".
ROMA - Una sigaretta sicura per la salute? Per ora è fantascienza.
E' quanto è stato costretto ad ammettere persino uno dei più grandi
produttori di tabacco al mondo, rispondendo alle indiscrezioni di
stampa secondo le quali sarebbe alle porte il lancio di una serie
di "bionde" a basso rischio per i polmoni e l'apparato
cardiocircolatorio. Ma la smentita dei colossi del tabacco potrebbe
essere solo una ritirata strategica, per prendere tempo e lavorare
con tranquillità fino al lancio del nuovo prodotto.
L'illusione per i fumatori impenitenti nasce da un servizio del
Sunday Times secondo il quale la British American Tobacco (Bat),
società che tra l'altro ha acquistato l'Ente Tabacchi italiano,
sarebbe pronta a lanciare nel 2006 una sigaretta in grado di ridurre
del 90 per cento i rischi per la salute. Un risultato che verrebbe
raggiunto trattando il tabacco e inserendo filtri in grado di
bloccare gli agenti chimici cancerogeni.
Ma a poche ore di distanza dalla pubblicazione del pezzo, è arrivata
la netta smentita della Bat: "E' vero che stiamo lavorando su
prodotti a basso rischio", ha dichiarato a Repubblica.it Emily
Brand, portavoce del colosso angloamericano, "ma il pezzo del Times
contiene due imprecisioni: il lancio non avverrà nei prossimi mesi,
e comunque non si tratterà di un prodotto in grado di abbattere del
90 per cento i rischi per la salute". E in effetti, la stessa Bat
dichiara di non sapere se la sigaretta "sicura" vedrà mai la luce.
"In teoria", spiega Dario Olivieri, direttore dell'Istituto malattie
respiratorie dell'Università di Parma, "produrre sigarette sicure
sarebbe possibile, poiché sappiamo quali sono gli contenuti nel
tabacco dannosi per l'organismo. Il problema, e il motivo per il
quale tentativi simili fatti in passato sono falliti, è che il
gradimento e l'assuefazione provocati dalle sigarette sono dati in
gran parte proprio da questi agenti dannosi".
Le indiscrezioni del Times sono comunque bastate a scatenare la
reazione delle associazioni contro il fumo, secondo le quali
l'illusione di una sigaretta sicura avrebbe l'unico effetto di
aumentare il numero di vittime del tabacco. E la rabbia degli
attivisti antifumo spiegherebbe secondo il Times, che non ha
smentito la notizia pubblicata ieri, la retromarcia della British
American Tobacco: "La Bat non farà nessuna dichiarazione esplicita
sulla maggiore sicurezza delle sue sigarette", si legge sul sito del
giornale britannico, "ma descriverà il prodotto come 'potenzialmente
più sicuro'". Probabilmente, aggiunge il Times, la Bat farà una
campagna pubblicitaria incentrata sulle nuove tecnologie in grado di
filtrare gli agenti dannosi, sperando che i fumatori (e magari anche
i non fumatori) traggano le loro conseguenze.
01/11/2005
IO VOGLIO ESSERE LIBERO
Sono sinceramente indeciso sul titolo da attribuire a questo testo.
Le mie prigioni o Le memorie di un fumatore o forse, meglio, Il Viale del tramonto.
Sì forse quest'ultimo meglio si adatta a descrivere quella che sarà la fine della Libertà per un popolo, decretata dalle leggi, e soprattutto, da un mondo che tiene conto solo di una cosa: vendere.
Il mio pensiero trae lo spunto immediato dagli ultimi eventi, per i quali un certo sig. Sirchia ha messo in piedi una legge che praticamente vieta il fumo ovunque.
Dopo mesi, anni di martellamento, di settimanali, quotidiani, radio, tv e chi più ne ha più ne metta, ci hanno convinti che il fumo fa male, a te e al prossimo tuo, cosa deprecabile, dannosa, nefasta, mortale, etc. etc., quindi, da vietare.
Non si potrà più fumare se non in privato, praticamente.
Siamo salvi dal fumo questo è quello che conta, potremo respirare a pieni polmoni la salubre aria padana.
Ma le polveri sottili, lo smog, i gas di scarico non fanno male?
Ci dicono che con un po' di targhe alterne, e una marmitta catalica il problema è bell'é risolto, anzi si suggerisce di acquistare auto di grossa cilindrata perché più costose e quindi meno inquinanti.
Comunque, auto non al di sotto dei 150 cv e di velocità superiore ai 250 km/ora, sono consigliate ai giovani per le prime esperienze di guida.
In questo modo si otterranno molteplici risultati: di impegnare le forze dell'ordine (perché non hanno altro da fare) per il controllo della velocità degli utenti, elevando quindi sostanziose multe che fluiranno nelle casse dello stato, il ritiro delle patenti e punti persi ai malcapitati potranno favorire lo sviluppo del lavoro per le scuola guida, e non da ultimo (anzi) incremento per le carrozzerie e per il settore ricambi auto nel caso fortuito di incidente.
Ah, dimenticavo le pompe funebri!
Tanto la colpa si può sempre attribuire ai platani o alle curve assassine, nevvero cari amici giornalisti!
Così intanto, abbiamo dato lavoro a un mucchio di persone, abbiamo venduto un mucchio di cose, auto, giubbotti, radio, telefonia, vivavoce, etc., fiori, casse da morto, opere di beneficenza. Per non parlare dei ciclomotori, catalizzati con il casco, tutto per la sicurezza di chi guida. Però devono viaggiare almeno a 100 km/ora, altrimenti nessuno li vuole (sempre per il benessere delle famiglie).
Ma chi vi ha insegnato questa bella lezione, cari amici italiani e anche non italiani?
Non vedete che vi stanno vendendo l'aria fritta!
Non vedete che non interessa a nessuno se i vostri figli muoiono!
Voi contate solo perché siete dei potenziali clienti, gente che deve essere spremuta!
Voi non siete altro che schiavi di chi vuole vendere qualsiasi cosa. Tutto è indispensabile, non si vive più senza dvd, telefonini con frullatore incorporato, moto, auto, biciclette al titanio, computer per i neonati, antenne satellitari, tv al plasma, e un vibromassaggiatore anale gratis.
Sì, quello lo regalano, così ci si può allenare a prenderlo in quel posto!
Oh, scusate la licenza!
Però il fumo fa male. Quello sì è importante, il cancro vi viene perché lì vicino a voi c'è un povero Cristo che fuma, non perché le auto, le fabbriche, il mondo industrializzato ci ha riempito di cacca tutt'attorno.
Quello va bene, quello non fa niente, è salubre perché produce balocchi, per i polli da spennare.
Così caro, povero Sirchia ti metto insieme alla sig.ra Merlin che ben prima di te si era messa in testa di salvare il Popolo Italiano dal flagello morale della prostituzione. Tutto in nome della salute pubblica.
Così invece dello scolo e della sifilide ci siamo beccati l'Aids. Un vero affare!
Adesso per chiudere il problema vizio, manca solo il terzo uomo. Colui che vieterà il consumo degli alcoolici.
In tal modo saremo visti con invidia e reputati in tutto il mondo come la popolazione più virtuosa, da prendere a fulgido esempio per tutti.
Niente donne, niente fumo, niente grappini.
Che allegria ragazzi!!!
Ma da questo triste viale del Tramonto, non se ne esce, è un senso unico, perché indietro non si torna.
E chi vuol tornare indietro verrà creduto pazzo.
Io voglio tornare indietro, voi non so.
Io voglio essere libero.
Paolo Scanavini Fossanova S. Biagio
La mia risposta a Scanavini
Ecco l?ennesima lamentela del fumatore privato della sua ?liberta?? di avvelenare
il prossimo e il solito e trito ricorso alla descrizione di tutte le altre
forme di inquinamento che ci possono uccidere e per le quali non si fa nulla.
Caro amico, ma da qualche cosa vogliamo almeno cominciare? Dalla sua lettera
sembra che il nostro Paese viva ai tempi del proibizionismo americano e invece,
mi risulta, mi dica lei se sbaglio, che le sigarette e gli alcolici siano
regolarmente e proficuamente venduti. Per non parlare poi della prostituzione,
anche quella ottima e abbondante. La norma che ha introdotto il divieto di
fumare in tutti i luoghi chiusi dal 10/1/05 è stata, senza ombra di dubbio,
l?unica legge varata dall?attuale governo incondizionatamente gradita alla
stragrande maggioranza dei cittadini italiani. Persino tra i fumatori. Una
legge che altri paesi europei ci invidiano e che ha consentito all?Italia,
almeno da questo punto di vista, di potersi vantare di essere un po? più
civile di altre nazioni. Quanto al significato della parola liberta? si potrebbe
scrivere un libro. Io, per esempio, vorrei avere una sanità che funziona,
eliminare le barriere architettoniche, dare un lavoro a tutti i ragazzi disoccupati
e una pensione dignitosa agli anziani, poter ascoltare Biagi alla televisione,
non sentire più parlare di mafia e altra criminalità organizzata, chiudere
le discariche abusive, eliminare dal vocabolario le parole pedofilia e sfruttamento
dei minori ecc. ecc. ecc.
Cinzia Marini
Ieri al bar
Entro per comprare il latte.
Sento subito la puzza di fumo e lo dico ad alta voce. Mi guardo intorno e
vedo un signore che fuma tranquillamente nel bar (20 mq circa, almeno 6
persone presenti). Lo invito "cortesemente" ad uscire poichè nel bar non
è consentito fumare. Il gestore del bar scuote la testa e mi dice:"Veramente
la legge è cambiata" Gli rispondo:" La legge la conosco molto bene e non
è cambiata. Sono cambiati i suoi obblighi. Io, in qualità di utente/cliente,
posso protestare e, se necessario, chiamare i carabinieri. Il titolare del
bar diventa muto. Il fumatore, che nel frattempo ha spento la sigaretta ed
è rimasto ad ascoltare le mie parole, si scusa.
Cinzia
Montesano insiste
Non ha mai rinnegato né le origini della sua formazione teatrale né un sano,
popolaresco gusto dell'invettiva, ma sempre nell'ottica del «castigat
ridendo
mores». Enrico Montesano, classe 1945, romano doc ma con un battesimo
teatrale
tutto milanese al Teatro Fiera 1 di Porta Carlo Magno nel '68, approda al
Manzoni con «Nojo vulevan savuar ancor», di cui è protagonista, regista e
autore insieme a Enrico Vaime e Adriano Vianello. Il titolo, preso in
prestito
da una celebre battuta di Totò nel film «Totò, Peppino e la malafemmina»,
è nello stesso tempo un omaggio al nume tutelare di un genere spettacolare
e lo spunto per aprire una riflessione sull'oggi. Solo in scena, con un
corpo
di ballo tutto al femminile, Montesano compie un viaggio a ritroso nel tempo
ma con lo sguardo rivolto al futuro, aggiornando la rivista e il varietà
alle inquietudini del terzo millennio. Come nasce questo nuovo one-man-show?
«Ho voluto fare uno spettacolo che tenesse conto delle mie origini nel
teatro-cabaret,
nipote povero della grande rivista e del varietà. Ho inframmezzato a
monologhi
con coinvolgimento del pubblico, tipici del cabaret, ricordi e richiami al
varietà. Ma, non avendo io di quest'ultimo una conoscenza diretta per
ragioni
anagrafiche, in scena mi faccio aiutare idealmente dal principe della
rivista,
Totò, che, come un novello Virgilio, ascolta la mia supplica e mi guida tra
coreografie, canzoni, temi d'attualità, personaggi». Argomenti? «Sono legati
all'attualità, quindi passibili di cambiamenti, e hanno a che vedere con
i vizi quotidiani di noi esseri umani. Si parla delle storture della
burocrazia,
della proibizione del fumo, di ricchi e di poveri. Sempre partendo da un
fatto concreto, per esempio: hanno messo le scritte sui pacchetti di
sigarette
e vietato il fumo nei locali pubblici, però non ci sono striscioni per le
strade a indicare il pessimo stato dell'aria, e anche gli apparecchi
televisivi
fanno male, non si dovrebbero vendere impunemente o almeno dovrebbero avere
scritto sopra "nuoce gravemente alla salute", "contiene Costanzo, Pippo
Baudo,
Pupo": so' sostanze tossiche!». Satira politica o di costume? «Poca satira
politica, mi ha un po' annoiato, la trovo vana e ripetitiva, preferisco la
satira di costume. Vede, nel confronto con i cinesi siamo perdenti anche
perché abbiamo molta meno voglia di lavorare. C'è il ponte lungo, la
settimana
corta, l'orario continuato e spezzato nel senso che a un certo punto uno
se ne va e non torna più... Hai voglia a delocalizzare! Questo è un Paese
che si occupa di quello che fanno dieci pirla su un'isola, ma non di quello
che combinano 600 pisquani in Parlamento. Questo mi pare più interessante
che fare una battuta su un partito politico, di sinistra o di destra che
sia. E poi la satira politica diventa sempre organica a qualcuno o a qualche
idea e questo non mi sembra corretto per la platea, che può avere varie
tendenze:
qualunquismo? Sì, se è rispetto delle idee altrui».




