UNA VITA IN FUMO

Press abstracts in English



PETIZIONE

CONTRO IL FUMO IN TV


Basta col fumo in TV !!!








30/09/2005

Una cameretta alle mamme no- smoking


LECCO « Nella nostra provincia, quasi una donna su quattro fuma, e molte
non smettono neppure durante i nove mesi di gestazione. Con questa nostra
iniziativa, vogliamo invitare le future mamme fumatrici ad abbandonare le
sigarette, assicurando così al nascituro notevoli benefici per la salute
» . Con queste parole, il direttore generale dell'Azienda Sanitaria Locale
di Lecco Walter Locatelli, ha presentato il concorso " Fumatori non si nasce",
rivolto alle donne in dolce attesa, per invitarle a non fumare. Con un "
incentivo" originale quanto concreto: la possibilità di vincere una cameretta
per il bebè. L'iniziativa dell'ASL lecchese, organizzata in collaborazione
con la Polisportiva diMonte Ma renzo ( LC), è semplice e del tutto gratuita:
le donne fumatrici in attesa di un figlio che decidono di smettere di fumare,
possono comunicarlo al Servizio di medicina preventiva di comunità della
ASL entro la fine del mese di novembre. Un vero e proprio impegno formale
a rinunciare alle sigarette per tutta la durata della gravidanza, e per almeno
40 giorni dopo il parto. Trascorso tale periodo, tra tutte le mamme che avranno
autocertificato di non aver fumato, e che avranno superato il test del monossido
di carbonio aspirato, sarà estratta a sorte una cameretta com pleta per il
bebè. Con un ulteriore " premio speciale", se anche il marito smette nel
medesimo periodo. Non fumando in gravidanza si riduce il rischio di un parto
prematuro e di un bambino sottopeso, come il rischio di " morte improvvisa
in culla" ( Sids) e di malattie asmatiche. Renzo Zonca


Sul Tir una valanga di Marlboro false    


Dopo le borse, i capi di abbigliamento, le penne stilografiche ora taroccano
anche le sigarette. L?altro pomeriggio al porto, finanzieri e doganieri hanno
intercettato un carico di oltre quattro tonnellate e mezza di Marlboro Rosse
contraffatte. Erano nascoste in un carico di legname proveniente dalla Grecia
e caricato su un trailer tedesco. Ma le scritte, in francese e italiano,
sui pacchetti di sigarette fanno supporre che le «bionde» avessero un?altra
destinazione.
 Per nascondere il carico l?organizzazione ha realizzato, all?interno delle
cataste di legname, delle nicchie. Spazi perfetti all?interno dei quali erano
sistemate le stecche di Marlboro. In corrispondenza dei pacchetti singoli,
usati per colmare i vuoti, era stata lasciata la carta stampata per confezionare
poi le stecche. Insomma un lavoro da professionisti. L?altro giorno, quando
il trailer è stato scaricato dal traghetto proveniente da Patrasso i finanzieri
si sono insospettiti per il fatto che il valore del legname trasportato era
irrisorio rispetto al costo del viaggio. Inoltre si sono chiesti: come mai
degli acquirenti della Germania, dove esistono grandi foreste di conifere,
dovevano ordinare travetti in pino dalla Grecia? Da lì è scattato il controllo.
Aperto il carico i militari si sono trovati davanti alle sigarette. All?inizio
erano convinti che si trattasse di «bionde» di contrabbando. Ma poi con l?aiuto
dei doganieri hanno analizzato attentamente quelle sigarette perchè quei
pacchetti avevano qualche cosa di strano e poi, aperto un pacchetto, il tabacco
delle Marlboro aveva un «profumo» diverso da quello delle famose sigarette
della Philip Morris. A quel punto sono stati interpellati i periti dell?azienda
americana che hanno fornito degli elementi per poter controllare se si trattava
di sigarette contraffatte oppure no. E? bastato staccare la fascetta che
tiene chiuso il celophanne della confezione per capire che si trattava di
sigarette contraffatte. Infatti non riportava la scritta Philip Morris come
le originali. Poi i pacchetti erano incollati in maniera artigianale. E infine
sulle sigarette la scritta Marlboro era diversa da quella originale. Sono
le prime sigarette contraffatte che viene sequestrato in Italia. Sul mercato
ha un valore che sfiora gli 800mila euro. Quasi sicuramente sono state prodotte
in Grecia dove proprio la settimana scorsa è stato chiuso un laboratorio
clandestino che produceva sigarette.

28/09/2005

Un corso per dire addio al fumo
 
Corriere di Romagna 21.9.2005
 
RICCIONE - Tutti i segreti per smettere di fumare.A tenersi in tasca la ricetta per dire addio alla sigaretta è lo Ior, Istituto oncologico romagnolo, che ha aperto il periodo di iscrizioni ai corsi per chi vuole chiudere con il fumo.La caccia a un posto ai corsi è aperta. Il risultato finale non sarà garantito, ma la percentuale di ex fumatori al termine della terapia è decisamente alta.Il progetto ha preso il via nel 2001. Anche allora furono formati dei corsi non solo sul territorio, ma anche in altri comuni della regione. Le sedute hanno una durata di circa un mese e mezzo. Finita la terapia la convinzione dei fumatori è tale che una percentuale compresa tra l'80 e il 90 per cento decide di dire addio alla nicotina. Nei mesi successivi però, il bisogno della sigaretta si fa sentire. Dopo un anno dal termine del corso la percentuale si riduce al 60 per cento. Risultati comunque notevoli, segno che la terapia di gruppo che viene svolta durante le lezioni è efficace.Le sedute
 verranno divise in due momenti perché l'intervento sui pazienti considera la loro psiche e il loro fisico. Per la dipendenza fisica è previsto anche l'uso di farmaci. Ma la cosa più importante rimane far fronte al bisogno psicologico: la classica voglia di sigaretta che scatta in determinati momenti legati alle relazioni sociali della persona.Per intervenire in questo delicato ambito personale, il gruppo, composto da una dozzina di persone, si scambierà consigli e strategie per difendersi dalla sudditanza psicologica dalla sigaretta.I risultati presentati dalla Ior lasciano le porte aperte a chi voglia smettere con la dipendenza da sigaretta. L'iscrizione ai corsi è appena iniziata. Per accedervi è necessario un colloquio iniziale gratuito, poi bisognerà pagare in ticket. Infine servirà dimostrare di essere volenterosi smettendo con la nicotina per i primi 15 giorni della terapia. Un primo passo per mettere una pietra sopra al pacchetto.


27/09/2005

 

Treviso: guerra ai mozziconi

 
Quella contro i mozziconi è ormai la sua personale battaglia. In « fumo » il primo stock, il prosindaco Giancarlo Gentilini rilancia l'importanza dei porta mozziconi tascabili e, al cospetto della federazione tabaccai, ne annuncia altri duemilacinquecento da distribuire ai trevigiani con il vizio della bionda. E per salvaguardare la pulizia della sua città, pensa anche a duecento portacenere nuovi di zecca e a qualche modifica a quelli già esistenti.
Fosse per lui le armi per vincere la battaglia sarebbero altre, ovvero « trecento euro di multa a chi butta la sigaretta per terra: toccare il portafoglio sarebbe più efficace » . Resta un provvedimento di difficile applicazione e la controffensiva passa obbligatoriamente per vie preventive. Sensibilizzazione e educazione, ad esempio, all'uso dei porta mozziconi tascabili distribuiti gratuitamente in ogni tabaccheria. « E se fra dieci giorni saranno finiti - afferma lo sceriffo - ne distribuiremo ancora. Il successo è evidente: a Jesolo e nelle località di mare quest'estate, i trevigiani in vacanza dotati di porta mozziconi, hanno contribuito alla pulizia delle spiagge evitando di spegnere le cicche sulla sabbia » .
Un fronte, il suo, che non ha trovato però degni alleati. « Mi dispiace che altri sindaci non abbiano seguito il mio esempio, è importante lanciare questi messaggi. Ma il Comune di Treviso ha già pronti duecento portacenere di acciaio nuovi. Non solo, modificheremo quelli esistenti cambiandone la sommità spesso intasata da altri rifiuti » . Il prosindaco Gentilini: « Per le vie della città anche duecento posacenere in acciaio nuovi »


 

E IL GRANDE SCHERMO SI ACCESE (DI SIGARETTE).

È la rivincita dei fumatori. Alla Mostra di Venezia fumavano tutti: non in sala, ovviamente, ma sullo schermo. È avvolta in una nube di fumo la redazione tv di "Good Night, and Good Luck"; e il produttore George Clooney accende lo sigaretta al suo anchorman anche durante la "diretta". Certo, un film in bianco e nero, ambientato negli anni '50, senza fumo sarebbe un anacronismo. II tabagismo, però, è transnazionale.
Fuma di continuo Angela Finocchiaro nella "Bestia nel cuore", fuma Tony Leung nel cinese "Canto dell'eterno, rimpianto" di Stanley Kwan. Fuma la pop star Emmanuelle Seigner in "Backstage", parabola sulla popolarità e i suoi inconvenienti. Fuma anche James Gandolfini in "Romance & Cigarettes". Lui muore come il cocchiere dei cartoon di Tim Burton, "La sposa cadavere". Gli altri fumatori, invece, sembrano stare benissimo. Che ne direbbe l'ex ministro Sirchia che, a suo tempo, propose di inserire nei film con scene di fumo una didascalia dissuasiva? Ora, quella didascalia la vedremmo sempre. (Roberto Nepoti)

 

QUELLA LEGGE NON È ANDATA IN FUMO.


A un anno o quasi dall'entrata in vigore della legge contro il fumo, quanti hanno optato per la grande rinuncia? Forse serviranno ancora alcuni anni per avanzare un bilancio definitivo - si stima in almeno cinque anni il tempo che mediamente deve trascorrere per essere sicuri di non ricadere in "tentazione" - ma un dato sembra essere assodato: oggi gli italiani fumano meno. La Fit ( Federazione italiana tabaccai ) stima una diminuzione complessiva del volume di vendita del 15 per cento.
In linea con quanto emerso da diversi studi clinici sull'argomento, anche il nostro sondaggio evidenzia una maggior predisposizione a smettere di fumare tra i pensionati, mentre i più giovani sembrano essere stati meno condizionati dall'entrata in vigore del divieto: per molti ragazzi la sigaretta rappresenta ancora un elemento distintivo, segno di una maturità ormai acquisita, e di socialità. Contrariamente alle aspettative, gli italiani sembrano comunque aver rispettato i divieti e le prescrizioni previsti dalla normativa antifumo.
Infatti, quasi tre italiani su quattro affermano che oggi la legge è rispettata più o meno come lo era al momento dell'introduzione: non poco per un Paese accusato di avere una certa propensione a dimenticarle in fretta. Non mancano, comunque, coloro che ritengono che il divieto sia molto meno osservato rispetto all'inizio (7 per cento), analogamente a quanto accadde per l'obbligo del casco in moto o delle cinture di sicurezza in auto. Il bilancio è dunque positivo per la maggioranza degli italiani, molti dei quali subivano passivamente il vizio altrui.

22/09/2005

 

L'Italia rispetta e ama l'aria pulita

L'accettazione della legge contro il fumo nei luoghi pubblici spazza via gli stereotipi.

 

Le possibilità di successo per la legge italiana sui luoghi di lavoro senza fumo sembravano incerte nove mesi fa, quando il Paese si stava preparando a seguire la strada tracciata da New York, Irlanda e California.

Spaventati dall'idea di perdere clienti, in quei giorni le associazioni di ristoratori sfidavano la legge nei tribunali amministrativi, mentre gruppi di fumatori avevano iniziato una campagna referendaria per abrogare la legge.

 Queste minacce, alla fine, sfumarono, ma ciò che molti credevano avrebbe minato la legge è la natura anarchica degli italiani. Si temeva, infatti, che i fumatori avrebbero esibito il loro dissenso semplicemente ignorando le regole, cosicché le cose sarebbero rimaste come prima in tutti i locali pubblici. La possibilità prendeva sempre più corpo nel momento in cui i proprietari di bar e ristoranti minacciavano di non rispettare la legge, adducendo come motivazione il fatto di essere uomini d'affari e non "sceriffi dello Stato".

Poi arrivò il 10 di gennaio, la legge sul fumo nei locali pubblici entrò in vigore e, tra lo stupore dei più, apparentemente fu rispettata da tutti.

A parte il caso di un cliente famoso di una pizzeria di Bologna, non si registrarono grandi atti di resistenza. Così come non ci fu il tanto temuto collasso degli affari per bar e ristoranti. I fumatori continuano a gustarsi il loro cappuccino o la loro pastasciutta come sempre; l'unica differenza è che quando hanno voglia di una sigaretta, devono uscire.

La polizia ha confermato che il livello di rispetto della legge è davvero alto: nei primi sei mesi dall'entrata in vigore del decreto-Sirchia sono stati eseguiti seimila controlli, che hanno prodotto solo trecento multe. Di più: la maggior parte delle contravvenzioni era a carico di fumatori sorpresi a fumare dove non si poteva, ma dei proprietari di locali dove non erano stati appesi i cartelli di divieto.

"Sembra che gli italiani abbiano accolto con intelligenza la tutela della salute pubblica." affermò l'ex ministro della salute pubblica Girolamo Sirchia, artefice della legge.

Il fatto che le nuove regole siano state rispettate così bene, rende inevitabile una revisione di alcuni stereotipi sugli italiani.

"Siamo diventati improvvisamente rispettosi e disciplinati? No, è che non siamo stupidi." scrisse Beppe Severgnini sul Corriere della Sera. "Quando una legge è sensata ed è fatta rispettare - con multe e penalizzazioni - la rispettiamo."

Il successo della legge è anche dovuto alla sempre più larga diffusione della consapevolezza sui rischi del fumo di tabacco.

Molti sondaggi hanno mostrato che la legge è fortemente appoggiata sia dai non-fumatori che dai fumatori. "Quando fu introdotta la legge, c'era molto scetticismo sulla sua reale attuazione" scrisse Stefano Zecchi su Gente "Invece gli italiani si sono dimostrati rispettosi di una legge di cui sono molto consapevoli."

Severgnini, inoltre, aggiunse che la capacità del Governo di "mostrare i muscoli" per far funzionare la legge era stata un fattore determinante. In effetti, i fumatori che infrangono il divieto vanno incontro a multe fino a 275 ?, mentre gli esercenti "fuorilegge" rischiano di sborsarne anche 2.200.

Infine, la Federazione Italiana dei Tabaccai ha dichiarato che, dall'entrata in vigore della nuova legge, le vendite di sigarette sono scese del 6,2%.

Joe Cherner

 

 Fumo e Cina

     
      Brutto colpo per le multinazionali del tabacco, già alle prese con le cause miliardarie (in dollari) promosse negli Usa dagli ex fumatori e con le leggi anti-sigarette in Europa. La Cina ha ratificato il trattato internazionale che vieta le pubblicità di tabacchi.
      Si tratta di una mazzata per i produttori di sigarette, perché in Cina ci sono oltre 300 milioni di fumatori e il mercato, alla luce della crescita economica impetuosa, è potenzialmente immenso.

      La Convenzione sul Controllo del Tabacco è stata ratificata il 28 giugno dal Congresso Nazionale del Popolo, ha riferito l'agenzia ufficiale Xinhua . Il Parlamento di Pechino ha aggiunto, al divieto di pubblicizzare i tabacchi, la messa al bando dei distributori automatici di sigarette nella Cina continentale, a Hong Kong e a Macao.

      Il trattato vieta la pubblicità di tabacchi su pubblicazioni cartacee, radio, televisione e Internet per cinque anni. Proibisce, inoltre, ai produttori di sponsorizzare eventi e manifestazioni.
    

 

Il fumo nuoce anche allo Stato 

     
      Sono trascorsi quasi nove mesi dall'entrata in vigore della legge Sirchia e i tabaccai fanno la conta dei danni. Già, perché da inizio anno, da quando cioè il ministero della Salute ha dichiarato lotta dura alle "bionde", le vendite di sigarette sono diminuite. Numeri alla mano, secondo la Federazione italiana tabaccai, che rappresenta quasi tutte le 58mila tabaccherie italiane, al 15 agosto scorso le vendite dei tabacchi lavorati sono calate, rispetto allo stesso periodo 2004, del 6%. Un risicato recupero del 2% rispetto al primo trimestre del 2005 potrebbe essere una magra consolazione per i tabaccai, ma non certo per le casse dello Stato che attraverso l'imposta al consumo e l'Iva incamerano il 75% del prezzo al pubblico. Se infatti nel 2004 ha incassato 11 miliardi e 200 milioni di euro dalla vendita di tabacchi, per il 2005 si sperava di racimolare 11,7 mld, ma le previsioni potrebbero portare ad un ammanco considerevole, segno dunque che si fuma di meno. E questo nonostante proprio in agosto una norma della finanziaria abbia fissato a 3 euro il prezzo minimo dei pacchetti da 20. Così tra le polemiche dei tabaccai, che si lamentano per una legge penalizzante e lo Stato che intasca meno soldi dalla vendita delle "bionde", i non fumatori cantano vittoria, felici di respirare aria più pulita nei locali pubblici e negli uffici. Mentre ai fumatori più incalliti non resta che fare capannelli fuori da ristoranti o sui balconi dei loro uffici. Una tregua è stata loro concessa questa estate, quando finalmente rilassati sul bagnasciuga hanno potuto fumare, anzi no, gustare l'irrinunciabile sigaretta. Un sogno, che le prime piogge di settembre trasformeranno in una malinconica nostalgia e così non resta che prepararsi per nuovi capannelli al freddo. O forse sarebbe meglio smettere di fumare, una decisione che farebbe bene anche alle tasche oltre che alla salute.(A. Friedman)


21/09/2005

 

Giornata in memoria per le vittime del tabacco  

Bruciando il tabacco si producono migliaia di sostanze nocive:
respirarle comporta ai tabagisti gravi danni, che si traducono nella
morte di 90.000 di essi in Italia, a cui  si aggiungono 2.763
non-fumatori.  
Quindi La Vera Causa di danni ai tabagisti non è la "legge Sirchia" e
nemmeno i non-fumatori o i "controllori antifumo", bensì il tabacco; ma
il tabacco non è una pianta carnivora né essa è dotata di intenzioni
malevole.   Il tabacco uccide soltanto perché ci sono persone e soggetti
che lo commerciano.

Mentre delle astronavi sono arrivate fino a Marte e intorno a Saturno,
mentre truppe "occidentali" sbarcano in Irak ad "insegnare la civiltà",
è ora che si intervenga CONTRO chi commercia tabacco e si porti la
civiltà anche in Italia.
Nel denunciare questi fatti Aria Pulita partecipa alla Giornata in
memoria per le vittime del tabacco - vittime che NON hanno meno dignità
di quanti sono morti in Irak - che sarà celebrata il 24 Settembre 2005
con un minuto di RISPETTOSO silenzio alle 11.00.
www.TobaccoSurvivorsUnited.org

Massimo D'Angeli

Esposto "antifumo" contro il film della Comencini
 

 
Un esposto alla Procura e uno all'Antitrust, "perche' accertino se siamo in presenza di una pubblicita' indiretta dei prodotti da fumo, cosa vietata dalla vigente normativa". Stavolta a finire nel mirino del Codacons e' il film "La bestia nel cuore" di Cristina Comencini: "troppe le sigarette fumate dagli attori", attaccano gli esperti del coordinamento delle associazioni per la tutela dell'ambiente e dei consumatori.
"Spesso al cinema si risolve un momento di nervosismo o di inquietudine con una sigaretta - spiega il presidente del Codacons, Marco Donzelli -, una scelta estetica che non condividiamo, perche' troppo semplicistica e diseducativa, ma nel merito della quale non entriamo. In questo film pero' si va ben oltre. Si fuma una sigaretta dopo l'altra". Da qui la decisione del doppio esposto.


14/09/2005

 

L' Invidia

L'Alighiero, ispirato dal suo amico e collega Pietro,  vorrebbe
rispondere all'amico ritrovato Andrea.
 
L'invidia non è conoscenza.
Possa sì saggia verità pensata e scritta
diventar parte del pensier di ognuno
che di sua vita ha un'idea sconfitta
alfin di trovar forza, che inver nessuno,
può darsi, senza sincera riflessione,
sul girotondo dell'umane alternanze
che tutti tocca, senza alcuna eccezione,
ma che a niun deve toglier le speranze.
L'Alighiero 
 

 

L' interno affanno

 

L'amico Andrea, che ha smesso di fumare anche grazie al nostro aiuto, mi invia :

Se a ciascun l’interno affanno

 si leggesse in fronte scritto,

 quanti mai che invidia fanno,

ci farebbero pietà!

 

 

Si vedrìa che i lor nemici

hanno in seno; e si riduce

del parere a noi felici

ogni lor felicità.

 

dal “Giuseppe riconosciuto”

di Pietro Metastasio

 

 

Gli "altri" inquinanti secondo "Il Manifesto" 


  Signor Parlato,
  voglio criticare alcuni punti della suo scambio del 28 Luglio sul fumo
  passivo (1).

  - Lei scrive "siamo contro l'intolleranza" : l' "intolleranza" è quella
  praticata da coloro che - letteralmente - non tollerano di non
  affumicare gli altri: sul grado di "salute mentale" di un adulto che si
  ostina a fumare PROPRIO in modo da affumicare gli altri rimando al
  manuale DSM-IV-TR (ed. Masson).

  - "Evitare di danneggiare gli altri" non è soltanto un comportamento
  corretto ma un obbligo per chiunque, universalmente attuato almeno per i
  danni diretti (si insegna ai bambini), tranne che riguardo il fumo
  passivo: se non fosse stato per la legge del senatore Boscetto e
  "propagandata" da Sirchia, la maggior parte dei 15 milioni di tabagisti
  italiani starebbe ancora ad affumicare gli altri, come fanno i tabagisti
  dei paesi europei meno civilizzati in questo ambito (2).   Signor
  Parlato, la scritta "Il fumo nuoce gravemente alle persone che vi
  circondano" è sui pacchetti di sigarette da quando le polveri del muro
  di Berlino crollato ancora non si erano posate: è sui pacchetti dal
  1990, da 15 anni, ma i tabagisti italiani non sono riusciti non dico a
  "fare" ma nemmeno a "proporre" alcunchè di sensato per non danneggiare
  (e gravemente !) gli altri:  questo sono stati i tabagisti italiani, il
  resto è leggenda metropolitana.  Mentre i comunisti (e gran parte della
  "società") erano presi dal crollo delle ideologie, in Italia
  continuavano a morire 90.000 tabagisti e 2.763 affumicati (3) ogni anno.

  - La frase che lei attribuisce a Faulkner "I non fumatori perdono quello
  che un uomo di sensibilità superiore considera uno dei piaceri della
  vita: la consapevolezza di cedere a un vizio che può far male a lui
  solo"  è una scemenza DOC da incidere su pietra insieme ad altre
  scemenze.  Una volta ebbi una colica renale, e l'iniezione endovenosa di
  N-butilbromuro di joscina (il "Buscopan") fu per me un piacere supremo.
  Ma solo perché stavo male !  non perché io fossi un "uomo di sensibilità
  superiore" o perché chi non aveva una colica renale non apprezzava i
  piaceri della vita, signor Parlato, suvvia !   Il "piacere" che prova un
  tabagista in realtà è la riduzione dei gravi sintomi negativi (ansia,
  irritabilità, scarsa concentrazione, ecc) dello stato di astinenza:
  semplicemente alcuni suoi neuroni si sono abituati e non riescono più a
  trasmettere dopamina quando gli manca la nicotina.  Allora il
  tabagista-che-conosce-i-piaceri-della-vita non assume N-butilbromuro di
  joscina bensì nicotina.  Non compera il "Buscopan" ma le "Marlboro".

  - Lei scrive "Ora con il fumo passivo [...] le cose sono un po'
  cambiate, in peggio per noi fumatori".   Questo non solo è semplicemente
  falso ma - come avviene sempre analizzando le affermazioni dei tabagisti
  - è vero l'esatto contrario (4): le cose per i tabagisti sono si
  cambiate, ma in MEGLIO.  Lascio a lei il piacere intellettuale di
  scoprirlo leggendo testo citato; e forse si renderà conto che gli
  appelli alla tolleranza (lei scrive "anche sulla questione del fumo ci
  vuole tolleranza") da parte dei tabagisti sono soltanto un'altra
  dimostrazione di questa che battezzo come la "Legge dell'opposto del
  tabagista" ; cioè non solo i nonfumatori di tolleranza ne hanno avuta in
  abbondanza, ma i tabagisti non l'hanno quasi mai avuta.

  - Lei afferma che la legge 3/2003 (la quale vieta di fumare SOLTANTO in
  alcuni luoghi) "con tutte le minacce di multe e punizioni varie ha
  sollevato un'ondata di fanatismo antifumo che suscita intolleranza
  inaccettabile": quello di respirare non è "fanatismo antifumo" ma una
  necessità fisiologica, il fumo di sigaretta per la sua natura chimica
  produce effetti fisiologici negativi come ogni altro fumo.   Inoltre nel
  mondo ci sono mille divieti, e mille comportamenti sono vietati anche se
  non producono danni diretti (si pensi al codice della strada), e se
  prevedono multe lo scopo è solo quello di dissuadere.   Circa il suo non
  mostrare di capire cosa si nasconde dietro un tabagista che parla di
  "intolleranza" altrui, la rimando al paragrafo precedente, rendendomi
  comunque conto che in uno stato di dipendenza può essere difficile da
  capire.

  - Quando fu rapita la signora Sgrena, né Lei né "Il Manifesto" né quasi
  nessun altro fece l'elenco "delle ALTRE fonti di rapimento".  Avete dato
  spazio (a mio avviso eccessivo)  per 1 (una) persona rapita: signor
  Parlato, in quei 30 giorni (vado a memoria) in cui voi (e molti altri)
  vi interessavate soltanto di 1 (una) italiana, di italiani ne sono morti
  7500 per fumo attivo e 230 per fumo passivo.  Devo continuare ?!?!   se
  io non lo avessi scritto la realtà sarebbe cambiata ?  quei morti non
  sarebbero morti ?        Lei afferma  "se quella legge fosse stata
  accompagnata da una dose di tolleranza e dall'indicazione di tutte le
  ALTRE fonti di avvelenamento" , ma se una legge affronta il problema del
  fumo passivo evidentemente affronta SOLO il problema del fumo passivo.
  Il "benaltrismo", il "le altre fonti di avvelenamento" è un segno
  inequivocabile, che nei tabagisti scatta quasi come sempre e comunque
  preciso più di un orologio atomico.  Accetto che scatti durante una
  discussione a "a caldo", mentre è molto deprimente - ma indicativo della
  gravità della dipendenza - che vi scatti pure "a freddo" scrivendo.
  Non appena vi si chiede di non affumicare partite come i cani di Pavlov
  ad elencare la lista degli ALTRI inquinanti; ma come le comari di un
  paesino che non brillano certo d'iniziativa ("Bocca di Rosa", F. De
  Andrè) voi tabagisti  non riuscite ad andare oltre a quei fonemi
  improvvisati: io ho partecipato a moltissime iniziative antinquinamento,
  ma non ho mai visto né sentito di "tabagisti contro le ALTRE fonti di
  avvelenamento"  ....  Siete semplicemente patetici, grotteschi.  

  - Infine, siete stati incapaci di fare "qualcosa di sinistra" (film
  "Aprile" di Moretti), perdendo l'occasione storica di varare una legge
  che prima di tutto era dovuta ed è salutare, e che ha visto d'accordo il
  99% degli italiani, difendeva il 75% degli italiani, ed ha migliorato la
  vita di 800.000 tabagisti come Lei: ma a cosa pensate voi de "Il
  Manifesto" ?   I locali de "Il Manifesto" sono penosi, e siete penosi
  voi che li affumicate: vi abbiamo visti tutti in TV, ad assumere
  nicotina violando leggi e buon senso, mentre vi occupavate di "problemi
  seri" atteggiandovi a giornalisti: siete grotteschi.  In quei locali il
  primo inquinante è il vostro fumo passivo.

  - Da oggi alle prossime elezioni politiche mancano 9 mesi: sarete capaci
  di dire "qualcosa di sinistra" occupandovi del fumo passivo e di quello
  attivo ?  Incalzerete i candidati con chiare domande sul tabagismo,
  oppure vi dedicherete solo alla "politica", ai "veri problemi" e alle
  "ALTRE fonti di avvelenamento" ?
  Saluti

  Massimo D'Angeli

 

Stili di vita 

- Il Manifesto 28/07/2005 - Valentino Parlato 

        Sono un'abbonata al manifesto malata di cancro e conduco una
  battaglia inutile contro il fumo passivo. Vi invito a trovare una
  consistente quantità di pareri medici che asseriscano che il fumo fa
  bene. La legge Sirchia non è una legge oscurantista e proibizionista:
  ha dato la possibilità alla gente come me di tornare ad avere una
  vita sociale, di poter frequentare un bar o un ristorante. La gente
  che si batte per i diritti degli altri, che si definisce comunista,
  dovrebbe capire che il diritto di respirare ossigeno è un diritto che
  va riconosciuto agli altri o ci battiamo solo per i diritti per i
  quali non dobbiamo rinunciare a qualcosa. Noi in prima persona ?
  Valentino Parlato fumi pure a casa sua o davanti ad adulti
  consenzienti, io rivendico il mio diritto di non fumare se non voglio
  e penso che telefono azzurro dovrebbe dare voce e non lo fa per i
  diritti dei bambini figli di fumatori o di genitori non "oscurantisti"
  che vengono affumicati loro malgrado ed esposti a danni futuri. La
  sigaretta non produce un effetto visibile immediatamente ma produce
  danni in futuro esattamente come l'amianto o l'uranio impoverito.
  Valentino Parlato scriverà anche "segnali di amianto" o "di uranio
  Impoverito" ?  Passo la vita a cercare di boicottare chi non si
  comporta in modo adeguato o diventerò un vostro ex abbonato? N
  B Io sono antiproibizionista per quanto riguarda le droghe, ma rivendico

  il diritto dei malati dei bambini di tutti i non fumatori di non
  respirare una sostanza che è inserita tra quelle cancerogene di
  gruppo A (come l'amianto).  E' vero che le città sono inquinate e il
  fumo non è il solo problema del nostro pianeta, ma è sicuramente
  quello più facilmente risolvibile.  Il rispetto degli altri deve
  iniziare da noi; purtroppo mi accorgo che tanta gente di sinistra
  perde la faccia per un "fil di fumo".   Ho citato il titolo di un
  articolo di Luigi Pintor che mi aveva lasciato allibita; non pensiamo
  che se siamo noi a fare una cosa quella diventi automaticamente una
  cosa giusta.    -   Brunetta Bellucci

  Cara Brunetta,
  non lo faccio per opportunismo, opportunismo, ma sono d'accordo sulla
  sostanza: siamo
  contro l'intolleranza, si può fumare, ma è corretto evitare di
  danneggiare gli altri.   Prima della scoperta del fumo passivo uno
  scrittore, una volta molto amato, William Faulkner, scriveva: "I non
  fumatori perdono quello che un uomo di sensibilità superiore
  considera uno dei piaceri della vita: la consapevolezza di cedere a
  un vizio che può far male a lui solo".  Ora con il fumo passivo
  (l'Organizzazione mondiale della sanità, su questo punto è meno
  terroristica di tanti fumatori pentiti) le cose sono un po' cambiate,
  in peggio per noi fumatori.
  Però - e su questo mi pare siamo d'accordo - anche sulla questione del
  fumo ci vuole tolleranza, che in tempi di insorgenti fanatismi è virtù
  rara.

  Il libretto, "Segnali di fumo" messo in circolazione
  dal nostro giornale è tutto il contrario di una esortazione ad
  affumicare tutti, ma una guida dei locali (per ora solo di Roma e
  Milano) dove si può fumare senza (forse?) disturbare o danneggiare
  gli altri.   Non sono del tutto d'accordo con quel che tu scrivi a
  proposito della legge Sirchia, che - sempre a mio parere - con tutte
  le minacce di multe e punizioni varie ha sollevato un'ondata di
  fanatismo antifumo che suscita intolleranza inaccettabile. Se quella
  legge fosse stata accompagnata da una dose di tolleranza e
  dall'indicazione di tutte le altre fonti di avvelenamento
  (passeggiare in città credo faccia più male di star vicino a un
  fumatore) sarebbe stato meglio.  In tutti i modi viva la tolleranza e
  consentite a noi fumatori di farci del male da soli. Sarei felici di
  incontrarti e conversare con te; ovviamente con un vetro di
  separazione. Grazie per la tua lettera.

 

Fumo: con Legge Sirchia 700-800 mila Italiani hanno smesso

- Agosto   2005 

  Il giro di vite sul fumo, decretato dalla legge Sirchia, inizia a dare i
  suoi frutti. Dall'entrata in vigore della normativa, infatti, sono ben
  700-800 mila gli italiani che hanno detto addio alle bionde. Il dato
  emerge da uno studio realizzato dalla Poggi Patners e commissionato
  dalla presidenza del Consiglio dei Ministri.
  Gli ex fumatori nel Belpaese rappresentano il 17,3% dell'intera
  popolazione, circa 8 milioni di cittadini. Di questi, il 10% ha smesso
  nell'ultimo anno, soprattutto i piu giovani (36,4%). Due italiani su
  tre, invece, non fuma né l'ha mai fatto in passato (63%). Al contrario,
  coloro che non sanno proprio rinunciare alle bionde, rappresentano il
  19,3% della popolazione, circa 11 milioni di cittadini. Un dato, questo,
  su cui grava anche la dedizione alle sigarette degli extracomunitari di
  casa che hanno una forte propensione al fumo. Le donne fumano meno degli
  uomini (68% di non fumatrici contro il 56,6% degli uomini), e a
  testimoniarlo - si legge nel rapporto - è l'attesa media di vita che è
  di 6 anni maggiore per le donne rispetto agli uomini. Il fumo nuoce
  gravemente alla salute e gli italiani dimostrano di esserne sempre più
  consapevoli. Il 56,4% degli ex-fumatori, infatti, ha detto addio alle
  bionde per motivi di salute, segno evidente - si legge nello studio -
  che è entrata nella coscienza collettiva la consapevolezza che il fumo è
  dannoso per la salute. Il 5,5%, invece, ha deciso di smettere perchè ha
  avuto un bebè o per paura di danneggiare i figli; il 4,9% perchè ha
  avuto paura delle conseguenze future sulla salute; il 4,1% per non
  sentirsi schiavo delle sigarette e lo 0,4% in virtù della legge che
  vieta il fumo nei locali pubblici.
  Ma cè anche uno 0,8% degli ex fumatori che ha smesso di accendere
  sigarette per un fioretto. Scende, inoltre, la percentuale degli
  italiani che, dall'entrata in vigore della normativa, ha ridotto le
  sigarette: lo ha fatto oltre un fumatore su cinque (21,1%). La legge
  voluta dall'ex ministro della Salute, poi, sembra trovare d'accordo gli
  italiani, fumatori e non. Su una scala da 1 a 10 volta a registrare
  l'accettazione della normativa, la media si attesta tra 9 e 9,5. Gli
  italiani, inoltre, si mostrano poco tolleranti nei confronti di chi
  fuma.
  Se tra gli amanti delle bionde la tolleranza verso gli altri fumatori
  raggiunge appena la sufficienza, si registra un vero e proprio crollo
  tra non fumatori ed ex.   Più di tolleranza - si legge infatti nello
  studio commissionato dalla presidenza del Cdm - sarebbe più corretto
  parlare di apartheid dei non fumatori ed ex nei confronti dei tabagisti.

  (Fonte: Adnkronos Salute)

 

Costretto a farmi trasferire 

  Sono un vigile urbano con un tumore laringeo.
  Sto combattendo, da quando è uscita la legge, per non far fumare negli
  uffici dove lavoro, ma con scarsi risultati. Infatti approfittano della mia
  "non presenza" (sono un turnista) per fumare ed al mio rientro trovo
  portaceneri colmi di sigarette fumate e spente, mozziconi di sigarette per
  terra, cenere sui tavoli ed il bordo della mia scrivania (in legno)
  sbruciacchiato dalle sigarette (appoggiono le sigarette sul bordo mentre
  lavorono, in assenza del portacenere). Naturalmente le mura sono impregnate
  di fumo, ecc.
  Negli ultimi tempi la mia lotta è diventata più dura chiedendo anche a
  qualche superiore di non fumare, conseguenza mi hanno reso la vita lavoraiva
  impossibile.
  Dai piccoli dispetti, ad aprirmi l'armadietto personale asportando oggetti
  personali, ad accendere la stufa in pieno agosto per farmi morire dal caldo
  e farmi star male! (chi va pensare che il caldo nella stanza era colpa della
  stufa che viene
  usata solo d'inverno?).
  Proprio un mobbing per costringermi ad adarmene.
  Un  mobbing a livello puro, senza testimoni o persone che possano prendere
  le mie parti.
  A questo punto ho perso la fiducia nella legalità ed in coloro che la
  rappresentano, visto i tanti atti poco corretti usati dai miei colleghi.
  Ieri, sentendomi male per queste situazioni stressanti, ho chiesto di essere
  trasferito ad altra sezione: dopo venti anni
  lascio il miio reparto di appartenenza per salvaguardare la mia salute
  (sarebbero stati capaci di mettermi anche l'acido sulla sedia). Vado via
  "schifato" di tutto ciò che hanno fatto per tutelare i loro sporchi
  interessi e vizi!!!!!
  E poi condannano i drogati!!!! Ma queste persone (ed in genere i fumatori)
  non sono peggio dei drogati??????????????
  Ogni commento è superfluo!!!!!!!!!!
  Abbiate fiducia delle istituzione e delle leggi!!!!!!!!!!!!!!!!

09/09/2005

Vietato fumare in motorino

Sulla Repubblica del 3 settembre, nella cronaca di Roma, è stato pubblicato
un breve trafiletto nel quale si diceva che venerdì pomeriggio la polizia
municipale aveva passato il pomeriggio ad aeffettuare i controlli sui motorini
in base alle nuove indicazioni. Forse ne avrete sentito parlare. In base
alle nuove norme entrate in vigore il 23 agosto, chi corre con il casco slacciato,
senza casco, chi fa impennare il mezzo o porta più passeggeri del dovuto
in sella, si vedrà confiscare lo scooter per sempre. I motorini saranno poi
demoliti o rivenduti all'asta. Tra le 10 pagine della circolare ricevute
dai comandi il divieto di fumare.


Tabacco, stop alla pubblicità

Scatta il divieto su giornali, tv, internet ed eventi
Sabato prossimo entrerà in vigore in Europa il divieto di fare pubblicità
di sigarette e tabacco su radio, giornali, Internet e per la sponsorizzazione
di
eventi culturali e sportivi transfrontalieri. Lo ha ricordato, con particolare
enfasi e apprezzamento per il risultato ottenuto, la Commissione europea.
La nuova direttiva Ue si applica solo alla pubblicità e alle
sponsorizzazioni di dimensione transfrontaliera, quali sono per esempio eventi
sportivi ritrasmessi in vari paesi. La pubblicità nei cinema, con affissioni
o
vendite (come posacenere od ombrelli) non rientra invece nel suo campo di
applicazione, al pari delle sponsorizzazioni di eventi puramente locali.
Sebbene
la maggior parte dei paesi Ue abbia già approvato leggi in materia o si appresti
a farlo, la nota dell'esecutivo comunitario indica che ´ancora non si sa
se
tutti i membri rispetteranno la scadenza del 31 luglio'.

´Vietare la pubblicità del tabacco', afferma il commissario europeo per la
salute e la tutela dei consumatori Markos Kyprianou, ´è uno dei metodi più
efficaci per ridurre la tendenza a fumare. Questa direttiva risparmierà vite
umane e ridurrà il numero di cittadini che soffrono di patologie legate al
fumo'.

Quello del divieto della pubblicità dei prodotti da fumo è un tema da
tempo al centro di dibattiti. Stime dell'esecutivo comunitario rilevano che
nella sola Ue circa 650 mila persone muoiono ogni anno a causa del consumo
di
sigarette. Uno studio della Banca mondiale indica inoltre che vietarne la
promozione potrebbe portare a una riduzione del 7% dei fumatori. La pubblicità
televisiva del tabacco è vietata nell'Ue già dall'inizio degli anni 90 ed
è
regolata dalla direttiva sulla ´televisione senza frontiere'.

Negli anni 90 le norme nazionali divergenti sulla pubblicità e le
sponsorizzazioni avrebbero ostacolato la libera circolazione tra gli stati
membri dei prodotti e dei servizi che li supportano. Nel 1998, l'Ue ha tentato
di risolvere il problema approvando una direttiva che vietava tutte le forme
di
pubblicità e di sponsorizzazione a favore del tabacco, direttiva annullata
nel
2001dalla Corte di giustizia, per la quale un divieto totale andava oltre
i
poteri della Ue. In quell'occasione tuttavia, la Corte ha affermato che l'Ue
poteva legittimamente introdurre un divieto più limitato di pubblicità e
sponsorizzazione.

La direttiva del 2003 si attiene rigorosamente ai limiti fissati dalla
Corte nella sentenza del 2001. Con l'entrata in vigore della direttiva si
compie
un passo ulteriore nella limitazione della comunicazione a supporto di marchi
di
prodotti da fumo. In bilico risultano essere anche le sponsorizzazioni sportive,
come per esempio la Formula 1. Proprio per questo si assiste a un crescente
interesse a promuoverne il ricorso in paesi asiatici nei quali non sono vigenti
tali divieti.

Da segnalare inoltre che il tema del tabacco e dei relativi divieti nella
pubblicità interessa da vicino molti dei paesi dell'ex est europeo i quali
si
stanno avvicinando al mercato unico europeo. Un punto questo sul quale anche
l'Easa, l'Alleanza europea per l'etica in pubblicità è impegnata nel tentativo
di ridurre, anche su base volontaria, il ricorso a forme indirette di
promozione. (riproduzione riservata)



07/09/2005

 

L'ignoranza è forza al Meeting di Rimini 



  Tra i meccanismi di difesa identificati da Freud ci sono la rimozione e
  la negazione:  il problema è che anche utilizzandoli la parte oggettiva
  della realtà resta immutata, come i suoi effetti pragmatici.
  Al Meeting di Rimini si sono affrontati temi alti, altissimi: occidente,
  cultura, identità.
  Professori a spiegare l'economia, filosofi a spiegare i nemici
  dell'occidente, e poi - ovviamente - politici, cioè gli incantatori di
  platee, coloro che sanno quali sono i veri valori, i "valori forti":
  l'ignoranza prima di tutto. 
  Al microfono erano strappatori di applausi per pubblici incapaci di
  notare che tra gli sponsor del Meeting c'è un produttore di cancro e
  infarti chiamato British American Tobacco.  Quando il Meeting ha
  ringraziato BAT per i soldi, nessuno ha chiesto quali sono gli effetti
  oggettivi di BAT sulla salute italiana, rimuovendo dalla coscienza i
  90.000 morti l'anno per malattie da tabacco, incluso quello di BAT.  
  "L'ignoranza è forza" quindi non è solo una frase immaginaria di Orwell
  in "1984", ma una prassi costante, una realtà, almeno per quanto
  riguarda il tabagismo e i suoi 90.000 morti;  tutte realtà che non ci
  sentiamo né di rimuovere né di negare.

  A riguardo il 24 settembre si celebrerà la Giornata mondiale per la
  memoria delle vittime del tabacco (www.TobaccoSurvivorsUnited.org ).

  Massimo D'Angeli

In Cina è campagna anti-antifumo
  
In Cina la sigaretta fa bene. Fumare, infatti, ridurrebbe il
rischio di ulcera, morbo di Parkinson, schizofrenia e aumenterebbe
le capacità cerebrali, migliorando il pensiero, aumentando la
reattività nonché il rendimendo sul lavoro.
 Il cancro ai polmoni? Balle.
  
Sorpresi? Beh, mica tanto se si considera che queste sono le
informazioni che si possono trovare nel sito Web del monopolio sui
tabacchi cinese, responsabile di quasi un terzo delle sigarette
fumate sul pianeta.
  
Sempre secondo gli esponenti dell'industria del tabacco cinese, il
vizio del fumo (ma a questo punto, forse, loro parlerebbero di
virtù), non solo sarebbe un toccasana, ma permetterebbe anche alle
donne di emanciparsi e alle persone sole o depresse di "tirarsi su".

sembra che in Cina non basti la sola legge che vieta di avere più di
un bambino (o due non sono sicuro) a combattere la
sovrapopolazione...

BW

Al pensier non si comanda.

 


Possa lo Storace pensar col suo cervello
e non col portafolio dello tabaccante
alfin di non toccar, di Sirchia, lo modello
che l'aere ha reso a noi più respirante.
E possa la voce dello popolo affumicato
farsi sentire alta e forte e solidale
per non cambiar, sì fatto conquistato,
con tanto impegno da tutto lo Stivale.


L'Alighiero ritornato e solidale
 

05/09/2005

Lite Sirchia-Storace dopo l'addio agli sceriffi


Trovo disdicevole la posizione di Storace sulla legge che vieta di fumare
nei luoghi pubblici. L'ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia, accusa
il suo successore di non fare abbastanza per difendere la legge anti fumo.
E' una polemica che si riapre all' indomani della sentenza del Tar del Lazio,
che ha sollevato i gestori dei locali dall' obbligo di denunciare i trasgressori.
Con l'attuale ministro, Francesco Storace, che replica con una battuta al
curaro:Sirchia si preoccupi di rispettare la legge per la quale e' indagato.
Il braccio di ferro tra la Fipe, la Federazione degli esercenti dei locali
pubblici, e l'allora ministro Sirchia era iniziata il giorno dopo l?entrata
in vigore del decreto, il 10 gennaio del 2005. L?annuncio del ricorso al
Tar era stato accolto con tranquillita? da Sirchia:?La maggioranza della
gente condivide i principi che ispirano la nuova normativa tutelando la salute
pubblica, le minacce non ci fanno paura?. E gia? all?inizio dell?anno aveva
scoperto subito le carte:?Sappiamo bene che dietro alle minacce c?e? la Confcommercio
che e? mossa da motivazioni non solo giuridiche. Sono azionisti della British
American Tabacco, la cordata aziendale che ha rilevato il Monopolio Tabacchi,
investendo piu? di due miliardi di euro. E? ovvio che temano una contrazione
del mercato e quindi di perdere molti soldi?. E oggi l?ex ministro insiste:?
La Fipe e? spinta da interessi di lobby, altrimenti non si spiegherebbe come
di fronte a una legge che incontra il favore degli stessi esercenti, l?associazione
continui a porre in essere un?azione cosi? violenta con ricorsi e atti di
contrasto. Comunque la sentenza del Tar del Lazio non mette in discussione
la legge, ma solo un punto?.
Ma cosa succedera? al divieto anti fumo n ei locali, ora che i gestori non
hanno più l?obbligo di denunciare i trasgressori? Storace precisa la sua
strategia:?Non si tornera? indietro ma apriremo un confronto con gli esercenti.
Ho avuto un colloquio con il presidente di Confcommercio Sergio Bille? che
mi aveva scritto ribadendo come gli stessi esercenti non mettono in discussione
il principio della legge. Ne parleremo a settembre dopo che avro? letto le
motivazioni della sentenza del Tar. Un tavolo va aperto ma cio? non significa
che si vada per forza in una direzione piuttosto che in un?altra?.
Su alcune ?rigidita? della legge segnalate dagli esercenti? Storace spiega
di aver gia? avuto un confronto con il ministro delle attività produttive
Claudio Scajola. ?Ma, ripeto, non si tornera? indietro?, sottolinea.
A difesa della legge Sirchia si e? levata la voce del professor Francesco
Schittulli, presidente della Lega italiana per la lotta contro i tumori.
?Sulla tutela della salute pubblica non si possono lanciare messaggi cosi?
contraddittori ? afferma ? La legge anti fumo e? basata sul principio di
rispetto e responsabilità collettiva che ora la sentenza del Tar del Lazio
tende a vanificare. Non esiste divieto senza sanzione. Il messaggio di civilta?
e? stato raccolto da tutti, in primo luogo dai fumatori che con grande senso
di responsabilita? hanno rispettato i divieti. Oggi tutto questo viene messo
in discussione?.
E il Codacons precisa che ?la sentenza non modifica la responsabilita? dei
gestori dei locali dove si fuma a dispetto dei divieti. I non fumatori possono
denunciarli se consentono di accendere le sigarette dove non e? permesso,
per concorso nella contravvenzione a carico del fumatore e per omissione
dolosa che consente il compimento del reato. Potranno poi essere citati in
giudizio per il risarcimento dei danni, alla stregua di una recente sentenza
del Tribunale di Roma?.



Cartelli inutili?

  Una legge, almeno una legge, è stata varata senza strepiti e apprezzata da tutti: quella sul divieto di fumo nei locali pubblici, a tutela soprattutto dei non fumatori. Si sarebbe potuto andare finalmente al bar, in pizzeria e al ristorante senza ingollare fumo e spaghetti. Ora una sentenza del Tar del Lazio ha dichiarato che i gestori non sono più tenuti a vigilare sul rispetto della norma e basta che affiggano un cartello, un cartello come ce n'erano prima della legge e regolarmente trasgrediti. È sbagliato prevedere che in breve si tornerà alla situazione di allora?

  Ezio Pelino, Sulmona (Aq)



Italy - Discover Italy








Statistiche web , contatore visite web

PAGERANK GRATUIT: Pour ton référencement, calcul ton pagerank avec pagerank gratuit !