UNA VITA IN FUMO

Press abstracts in English



PETIZIONE

CONTRO IL FUMO IN TV


Basta col fumo in TV !!!








30/06/2005

 

 «Il giudice morì per il fumo in Tribunale»   
              
     
      DARIO DEL PORTO Si è ammalato in Tribunale, nella stanza angusta dove lavorava ogni giorno, nei locali privi di aerazione all'interno dei quali venivano accese sigarette in continuazione. È durata oltre dieci anni, la battaglia legale avviata dagli eredi del magistrato napoletano Giuseppe Mazzocca, morto nel 1994 all'età 63 anni per gli effetti di un devastante tumore al polmone, la pensione per morte determinata da causa di servizio. Ma alla fine, la Corte dei Conti ha accolto il ricorso affermando che le condizioni nelle quali il giudice aveva svolto il suo lavoro per tantissimo tempo, con grande impegno e abnegazione, hanno molto probabilmente contribuito in maniera determinante allo scatenarsi della malattia. Ad ucciderlo è stato dunque anche il fumo passivo respirato a Palazzo di Giustizia quando ancora non vigevano i divieti introdotti con la recente legge Sirchia. Mazzocca, padre di due figlie, insignito con la medaglia d'oro del comune di Sant'Anastasia per essere riuscito, come pretore, a smaltire tutto il carico dell'ufficio, si era accorto di essere malato mentre ricopriva l'incarico di presidente anziano di uno dei collegi della prima sezione civile della Corte d'Appello di Napoli. In precedenza aveva prestato servizio presso la prima sezione civile del Tribunale. A rivolgersi alla Corte dei Conti, alla quale la legge attribuisce la giurisdizione «speciale» in materia pensionistica, è stato il fratello di Mazzocca, Domenico, anche lui magistrato ed ex presidente della Corte d'Appello di Salerno. Il ricorso è stato curato dall'avvocato amministrativista Paolo Di Martino. «La sentenza - dice al Mattino Domenico Mazzocca - ci fa piacere perché ha riconosciuto il sacrificio di mio fratello, affermando che l'ambiente di lavoro in cui ha amministrato giustizia ha causato la malattia che lo ha portato alla morte anche per la continuità con la quale si è impegnato nella sua attività professionale, svolta fino all'ultimo giorno di vita». L'avvocato Paolo Di Martino argomenta: «Si è trattato a mio avviso di una sentenza esemplare e anche innovativa, visto che la legge Sirchia è entrata in vigore solo in tempi recentissimi. È stato difficile portare avanti questa battaglia anche perché, sul piano giuridico, tutto il problema era concentrato sulla responsabilità del dirigente dell'ufficio al quale non erano stati messi a disposizione mezzi e risorse idonei per tutelare i propri dipendenti». 


 

Le auto a noleggio

Salve, in questi giorni ho utilizzato un'auto sostitutiva presa a noleggio al posto di quella aziendale.
Nella documentazione dell'auto noleggiata c'è una lista di controlli fatti prima della consegna, e insieme al controllo della carrozzeria, del
livello di carburante, degli pneumatici, dei fanali, ecc.. c'è anche il controllo, per me ridicolo, dell'accendisigari, con tanto di OK di
fianco... :-)
Io ho stampato un'etichetta con scritto "Quest'auto non la usi solo tu, quindi lascia pulito e NON FUMARE" e l'ho attaccata nel posacenere, dopo
averlo ripulito dei residui di cenere, dopodiché ho estirpato la serpentina dell'accendisigari.
Chissà se il locatore mi richiamerà... :-) In tal caso credo che gli direi che devono differenziare l'offerta delle auto.
Ho fatto male? :-P
Ciao.
Paolo.



hai fatto molto molto bene.
Tutti i gestori di servizi, devono sapere che
il fumo puzza, per la maggior parte della gente.
Io ho sempre specificato "e che non puzzi di fumo",
quelle poche volte che ho preso una auto a noleggio.
Se qualcuno mi ha guardata un po storto, chi se ne importa!
cristina




Il problema non e solo che le auto, appartamenti, abitazioni usate
precedentemente da fumatori puzzano, ma anche che molti inquinanti
rimangono attaccati ai muri perfino a molto tempo dopo che il fumo e
andato via. Quindi: gratulationi Paolo per aver strappato quella
serpentina, hai fatto un altro piccolo passo verso l'eliminazione
delle armi di sterminio di masse.

BW



25/06/2005

 

Chi fuma è sfigato: ditelo ai ragazzi



Pochi giorni fa leggevo sui giornali che un italiano su
cinque ha smesso di fumare, rinunciando definitivamente
alla dipendenza dalle sigarette. Notizie
confortanti, segno dell?esito positivo raggiunto dalle
campagne e dai provvedimenti antifumo adottati da
un anno circa a questa parte. Paradossalmente mi sono
subito venuti in mente tutti quei ragazzini che mi capita
di veder fumare per la strada, fuori dalle scuole
(medie comprese) o dai pub; ho pensato a me e a tutti i
miei amici ?accaniti fumatori? che, nonostante le tanto
declamate leggi, sanzioni e divieti apparsi praticamente
ovunque, continuano a sfidare la sorte. La lotta terroristica
contro il fumo è risultata ininfluente presso l?universo
giovanile.
Anulla sono servite le frasi terrificanti sui pacchetti
delle sigarette, a poco ha giovato l?aumento del
costo e i divieti di vendita di tabacco ai minori di 14
anni (le macchinette distributrici di sigarette, molte
delle quali strategicamente piazzate sotto scuole e licei,
consentono di aggirare facilmente tali norme) così
come inutili sono state le campagne
antifumo troppo generiche,
mai realizzate da un vero beniamino.
È evidente che fumare non spaventa
i giovani e i giovanissimi
che, oggi come ieri, continuano a
vedere nel fumo il rito di
passaggio, la coesione col gruppo,
la trasgressione. Ma se è facile pensare
alle ragioni per non fumare,
perché i ragazzi continuano a farlo?
E, soprattutto, perché i messaggi
allarmistici e salutistici non
hanno avuto presa sui giovani? Inizialmente
l?acquisto dei ?pacchettiangoscia?
suscitava non pochi
risentimenti: ma essendo i giovani
abituati, per antonomasia, a
minacce o ramanzine reiterate,
presto non ci si è fatto più caso.
Iragazzi, fin da giovanissimi, sono abituati a ricevere
avvertimenti e informazioni sui rischi, dagli effetti
immediati, presenti nel mondo circostante (dalla
pasticca, all?Aids, alle droghe in generale) e, in questa
lista, alla sigaretta viene sicuramente attribuita una
posizione marginale. I rischi legati al fumo riguardano
infarti, ictus, malattie vascolari e cardiovascolari che,
colpendo prevalentemente la popolazione adulta, portano
un giovane a pensare ?fumare non può farmi nulla?.
Le campagne antifumo dirette ai ragazzi sono basate
su ragionamenti di lungo periodo: ?se fumi vivrai 10
anni di meno?, quando si sa che da giovani si ragiona,
per natura, nell?ottica dell?immediatezza ?oggi mi va di
fumare, decido io e non mi rompete le scatole?. A 14
anni si inizia per darsi un tono, per affermare la
propria indipendenza nel decidere, non per gusto,
ritrovandosi poi qualche anno dopo col vizio. Da che
mondo è mondo iniziative allarmistiche e
provvedimenti punitivi hanno sempre avuto effetti
opposti nei giovani: cosa c?è di più bello per un adolescente
che andare contro corrente o infrangere una
regola? Se si vuole far capire veramente ai giovani che
fumare fa male bisognerebbe avvicinarsi a loro in
modo diverso, non solo con le informazioni, ma facendo
loro capire che chi non fuma è il vero fico, e che solo
chi non fuma va davvero controcorrente.
?Bisogna

24/06/2005

 

IL CASO 

 
A Boston intanto una coppia di fumatori è stata estromessa dal condominio
in cui viveva perché l´odore delle sigarette (i coniugi fumavano un pacchetto
al giorno ciascuno) recava disturbo ai vicini. Respinta invece da un tribunale
di Tokyo una richiesta di risarcimento danni avanzata da alcuni ex-fumatori
giapponesi malati di cancro.






  AUSTRIA: VIETATO FUMARE

MENTRE SI GUIDA

 
Vienna, 22 giu. - (Adnkronos/Dpa) - Vietato fumare mentre si guida in Austria.
La federazione degli automobilisti austriaca (Oamtc) ha avvertito che accendersi
una sigaretta quando si e' al volante accresce il rischio di incidenti, proprio
come l'alcol. Secondo l'ente austriaco, il monossido di carbonio prodotto
dal fumo contribuisce a rallentare i riflessi alla guida, senza contare che
spesso gli incidenti sono causati dal tentativo del guidatore di recuperare
la sigaretta caduta per terra. In questo caso le compagnie assicurative possono
legittimamente rifiutarsi di coprire i costi dell'incidente.


22/06/2005

 

Arriva la sigaretta che non fa fumo




MILANO - Ha il sapore del tabacco, non s?infiamma,
non fa fumo e soprattutto può essere fumata nei locali pubblici eludendo
la legge Sirchia. Due imprenditori italiani attraverso capitali svizzero-
tedeschi stanno per lanciare sul mercato la prima sigaretta tecnologica.
Grazie a un kit completo di serpentine e filtri che ha la forma di un pacchetto
di bionde, la nuova sigaretta in materiale sintetico può avere anche il gusto
di menta, vaniglia e whisky e potrebbe rivoluzionare i costumi degli italiani.
I due imprenditori prevedono per il prodotto un giro d?affari di circa 6,5
miliardi di euro. Sarà presentato alle aziende italiane il 26 giugno a Cernobbio.
NicStic, la sigaretta per fumare al bar (cronaca locale)   

 MILANO - Potrebbe far sparire d?un colpo i capannelli
che stazionano fuori dai ristoranti. Perché di fumo non ne fa neanche l?ombra,
ma la soddisfazione dell?arrosto a quanto pare non manca. Due agenti di commercio
lombardi sono convinti di avere in tasca la soluzione per salvare le vittime
del decreto antisigarette che fa soffrire milioni di italiani. Si tratta
di NicStic, la sigaretta tecnologica che sarà liberamente in vendita nelle
prossime settimane. Il cameriere del ristorante potrà allungarla al cliente
senza paura di finire in manette per contrabbando. E chi lo desidera potrà
fumarsela sfacciatamente in faccia al vicino senza che nessuno possa permettersi
di chiamare la forza pubblica. Un pool di avvocati ha già chiarito che per
chi ha intenzione di venderla o provarla funzionerà meglio della lampada
di Aladino. Niente monopolio di Stato, anzi, libera vendita anche nei locali
pubblici, nei ristoranti e teoricamente anche nelle farmacie. Ma soprattutto
libertà di godersela dovunque senza la paura di farsi cogliere sul fatto.
Il segreto Il segreto di NicStic sta tutto nella tecnologia. Si comincia
a comprare il kit di base. Apparentemente un portasigarette, in realtà un
cofanetto che contiene un tubetto in materiale sintetico per sostituire la
tradizionale sigaretta di carta. Poi una batteria al litio ricaricabile che
serve per riscaldare istantaneamente la serpentina contenuta all?interno
della sigaretta. Infine i filtri che contengono un concentrato delle sostenza
fondamentali di cui va in cerca un fumatore ( a cominciare dalla nicotina).
C?è tutto quello che serve per fare la gioia di chi ama fumare, ma manca
la combustione della carta, che secondo gli inventori di Nic- Stic non offre
alcuna reale soddisfazione a chi è abituato a fumare. Con questa attrezzatura
in tasca, fino a prova del contrario si potrà finalmente fumare dovunque:
in treno, nella sala d?aspetto del medico e ovviamente al ristorante. Mentre
chi aspira la nuova sigaretta assume lentamente le sostanze contenute nel
filtro, infatti, gli altri che gli stanno intorno continueranno a respirare
aria pulita. La sigaretta che si aspira, ma non si fuma, potrebbe segnare
una svolta anche nel campo della tutela della salute. Secondo ricerche commissionate
dai produttori all?istituto Pasteur di Parigi, eliminando la combustione
della carta e del catrame si riducono significativamente i rischi cardiaci
e respiratori per chi non riesce a tenersi alla larga dalla nicotina. In
quattro settimane di sigaretta senza fumo, garantiscono i ricercatori, c?è
un totale ricambio delle papille gustative, una migliore salute delle gengive.
Dopo cinque anni di fedeltà a questo modo inconsueto di fumare il rischio
di infarto dovrebbe essere ridotto a quello che corre un non fumatore. «
E? una gran trovata » , commenta entusiasta Federico Caccivio, 36 anni, di
Valmorea ( Como), che con Ivano Brusa, 42 anni, di Varese, si dice convinto
che in Italia più che altrove grazie alla legge Sirchia si apra un grande
futuro alla sigaretta senza fumo. La presentazione ufficiale L?ultimo fine
settimana di giugno ( domenica 26 giugno) per lui sarà quello della svolta.
Una convention di tutti i nuovi rappresentanti italiani del prodotto è stata
convocata a Cernobbio. Caccivio, dopo averli forniti di regolare autorizzazione,
li vuole mandare a setacciare l?Italia. Soprattutto nei ristoranti e nei
pubblici esercizi, che potrebbero arricchirsi soddisfacendo le voglie dei
clienti fumatori nel momento della loro maggiore debolezza, quando il divieto
li colpisce mentre cercano qualche momento di relax. Ma li vuole spedire
anche in migliaia di tabaccherie italiane, per offrire agli esercenti colpiti
dal crollo della vendite di tabacco una chance di rifarsi. Sul lago di Como
faranno la propria apparizione anche gli uomini d?affari tedeschi e svizzeri
che stanno dietro al progetto. Il nuovo prodotto, in effetti, è realizzato
in Svizzera per conto di una finanziaria tedesca, la Topcap, che ha investito
cifre ingenti nella ricerca. Prototipi di sigarette senza fumo, infatti,
se ne erano già realizzati anche in passato. Ma emettevano il cosiddetto
fumo freddo, di scarsa soddisfazione per i fumatori. Grazie alla serpentina
incandescente che sta dentro il tubetto, invece, NicStic garantisce circa
tre minuti di fumo caldo. Caccivio viaggia molto per lavoro nell?Europa settentrionale
( è un rappresentante di cosmetici) ed è venuto a conoscenza dell?esistenza
di questo prodotto da un amico svizzero che gli ha proposto di mettersi in
affari per lanciarlo in Italia. « Il funzionamento è molto semplice » , spiega,
« il kit portasigarette di avvio costerà circa 60 euro. Il cofanetto, la
batteria, il caricatore e il tubetto con la serpentina che si surriscalda
sono realizzati per durare a lungo. L?unico materiale che si consuma con
l?uso sono ovviamente le capsule dei filtri, che si potranno acquistare in
confezioni volutamente simili a quelle delle sigarette e costeranno una cifra
del tutto analoga a quella del pacchetto » . Al gusto di whisky e menta Inoltre
« i filtri si troveranno in commercio in quattro diverse varianti. Oltre
alla classica essenza di tabacco, ci saranno anche i gusti di menta, vaniglia
e whisky » . La sigaretta che non emette fumo non è ancora commercializzata
in nessun luogo, ma la casa madre, che ha appena terminato la fase delle
sperimentazioni ed è pronta ad invadere il mercato europeo, potrebbe essere
interessata a cominciare proprio dal nostro Paese, dove gli scontenti di
una normativa fra le più severe del mondo sono numerosi. Facendosi due conti
gli inventori di NicStic si sono convinti che se solo riuscissero a fumarsi
l? 1 per cento del mercato globale, soffiandolo ai signori del tabacco, potrebbero
mettere le mani su circa 6,5 miliardi di euro di giro d?affari. Un giro d?affari
di tutto rispetto.

21/06/2005

Una stanza piena di fumo ...

Washington Post 09/06/2005
Marc Fisher

Una stanza piena di fumo è un attentato, un modo irritante
e puzzolente di ricordare che siamo creature folli che
mettono a rischio il proprio corpo in modo incurante.
Una stanza piena di fumo è un'invito al romanticismo, un
accenno ai misteri della vita, un'evocazione di potere e
intrigo.
In questa società ci riserviamo di fare cose stupide
fintanto che non privano gli altri dei loro diritti.
Poniamo pure dei limiti al nostro comportamento per il
bene comune. Con il supporto del ben consolidato intento
delle istituzioni nazionali nel forzare il cambiamento
sociale, le persone di questa città stanno spingendo per
un divieto di fumo nei ristoranti e nei bar. La Robert
Wood Johnson Foundation ha investito più di settanta
milioni di dollari nel National Center for Tobacco-free
Kids [Centro Nazionale per i Bambini Liberi dal Tabacco],
che è uno dei principali finanziatori della spinta del
D.C. [District of Columbia: lo stato degli USA in cui
risiede Washington] per avere i servizi di ristoro senza
fumo; Johnson ha anche donato 250.000 dollari alla
Smokefree D.C., la faccia pubblica di questa campagna.
Con il supporto del ben consolidato intento delle
istituzioni nazionali di conservare lo status quo, le
persone di questa città stanno combattendo contro il
divieto. I generosi personaggi di Philip Morris hanno dato
regali giganteschi alle associazioni di ristoratori
[restourant trade groups] in tutta la nazione per
combattere i divieti di fumo.
La battaglia per stabilire se Washington sarà la prossima
città americana a ripulire le sue stanze piene di fumo -
Mongomery County ha fatto la prima mossa nel 2003 - sta
entrando nelle fasi finali con un forum della comunità
questa sera e un'udienza del Consiglio del D.C. [D.C.
Council] la prossima settimana.
Al Bistrot du Coin, un caffè in stile europeo sulla
Connetticut Avenue NW, il menu offre un santuario per
coloro che si sentono non voluti in questa era di
intolleranza: " Cigarette, Cigars: Oui!".
Grazie a un soffitto di 20 piedi [circa 7 metri] e ai
grandi pannelli di vetro che si aprono all'esterno, il
co-proprietario Michel Verdon, fumatore di sigaro [lett.
"uomo sigaro"] lui stesso, ha crato uno spazio invitante
dove il fumo non è fastidioso e dove i clienti amano
attardarsi.
"La gente può mettersi in bocca ciò che vuole", dice
Verdon, che viene dalla Svizzera. "Lo sappiamo tutti che
non ci fa bene. Ma il quaranta percento dei miei clienti
fuma. Spendono più soldi e restano più a lungo.
"Alle persone che vogliono questo divieto non può
importare meno della salute dei lavoratori."
"Diamo a ogni lavoratore la possibilità di scegliere di
lavorare nella sezione fumatori o in quella non fumatori"
Vedon vede il concetto di smoke-free come un ulteriore
passo della spinta puritana contro i vizi e i piaceri:
"Quale sarà il prossimo? Se la prenderanno con il fois
gras. Poi con i posti che restano aperti fino a tardi."
Ma Michael Tacelosky, padre del movimento smoke-free del
Distretto, dice di volere più posti dove bere e fare
tardi, non meno. "A molti di noi piace bere, e uscirebbero
più spesso senza il fumo" dice. Ha cominciato a occuparsi
della cosa negli anni '80, quando le compagnie aeree
ancora permettevano di fumare. "Sono molto sensibile al
fumo ma per lungo tempo ho pensato che questo è un paese
libero. Poi ho realizzato che la mia è una reazione di
conservazione della salute, e regolamentare la salute
pubblica è competenza del governo".
Entrambe le parti hanno abbattuto grandi foreste per
stampare pile di dichiarazioni riguardo a se il divieto
avrebbe ridotto gli affari o le entrate fiscali.
Conclusioni: sì e no. E anche "forse".
Ma il punto cruciale è se forzare le persone a sospendere
un comportamento disprezzato dalla società ancorchè
legale. L'alcool crea costi sociali e medici, ma la
proibizione non ha funzionato. L'educazione sta già
riducendo drasticamente il fumo. Quindi perchè andarci con
la mano pesante forzando ulteriori cambiamenti?
Per molti anni Tacelosky ha compilato un elenco dei
ristoratori del D.C. che sono diventati volontariamente
smoke-free; la lista, che oggi conta 194 locali, è un
potente argomento per lasciare che il mercato risolva il
problema.
L'autore della lista non la vede allo stesso modo: "Stiamo
chiedendo alle persone di restare fuori perchè fanno del
male agli altri. Non stiamo chiedendo di vietare il
tabacco." Carol Shwarz, che ha guidato l'opposizione al
divieto nel Consiglio, propone un compromesso: usare
sgravi fiscali per indurre i ristoratori a diventare
smoke-free. Shwarz, che ha smesso di fumare quattro anni
fa dopo quasi 40 anni di dipendenza [sì, ha proprio usato
il termine "addiction" che vuole dire "dipendenza"], non
ama stare in mezzo al fumo. "Ma è una mia scelta" dice "mi
piace la libera scelta sull'aborto e sul ballare nudi -
gli adulti consenzienti debbono poter scegliere.
Ricordiamoci che fumare è legale."
Una città che prospera grazie all'arte del compromesso e
celebra la democrazia non è nelle condizioni di gestire
divieti e assolutismi. Soffiate via il fumo con la
persuasione, non con i dettami.
Venite a trovarmi oggi a mezzogiorno per "Potomac
Confidential" su http://washingtonpost.com/liveonline

20/06/2005

NOTIZIE DA ALESSIA !!!

Ricevo da Amina e posto con gioia :


Complimenti, credo che ormai tu sia fuori dal tunnel, i tuoi nove mesi sono una buona testimonianza. Brava!!!
Sono molto contenta e sono anche sicura che continuerai a non fumare.Vedrai che con il tempo la voglia si farà sentire sempre meno.
Ti aspetto sul blog e auguri per la tua nuova vita.
Ciaoooo!!!!!!!!!!
Amina
 
 
Ciao carissima,
non credere che vi ho dimenticato ma ho cambiato casa, lavoro e praticamente tutta la mia vita, così sono sempre dietro a fare qualche cosa...
(ovviamente ciò non giustifica la mia assenza così lunga...)
sono contenta di sentire che Eze continua nella sua opera e che ci sono dei successi... io NON fumo da più di nove mesi, non ho ripreso anche se la voglia ogni tanto si fa sentire... magari uno di questi giorni vengo a raccontarlo sul blog, sono l'esempio vivente (fino ad ora) che si può fare...
un abbraccio e grazie del pensiero.
A presto
Alessia

Ciao Ale,
è già da un po' che penso di scriverti per sapere come vanno le cose.
Hai appena festeggiato i nove mesi senza oppure ... sei ritornata amica delle bionde?
Inutile  dire quale risposta mi aspetto, ma comunque sia spero che tu stia bene.
Come forse tu avrai visto, se ti è capitato di visitare il blog, Ezechiele continua nella sua battaglia e qualche vittoria c'è stata.
Tu però sei quella che più abbiamo cara e ricordiamo con gioia.
Un abbraccio con affetto.
Amina

17/06/2005

 

54ENNE ACCOLTELLATO SU AUTOBUS PERCHE' FUMA


E' finita a coltellate la lite tra due passeggeri di un autobus della Riviera Trasporti, scatenata dal rifiuto di un cinquantaquattrenne disoccupato di spegnere la sigaretta che si era appena acceso in corriera. L'episodio e' avvenuto a Bordighera, in provincia di Imperia. L'uomo, Sergio Ferrero, sanremese, si e' giustificato dicendo di essere malato di cancro, di aver ancora poco tempo da vivere e che quindi si sarebbe comportato come meglio credeva, noncurante delle esigenze altrui. Tutto ha avuto inizio quando l'aggressore, Enzo Carca, 51 anni, operaio sanremese, gli ha domandato di spegnere la sigaretta. Lo ha chiesto per due, tre volte. Alla fine, quando questo ha tentato di avvicinarsi un po' troppo, il fumatore ha estratto il coltello puntandoglielo addosso e intimandogli di levarsi dai piedi, perche' comunque non avrebbe spento la sigaretta. Non sapeva, tuttavia, che il rivale era armato di un coltello ancora piu' grande. E infatti, ha estratto la lama e gli ha tirato un fendente al volto provocandogli ferite a uno zigomo e a una mano (la stessa che ha utilizzato per parare il colpo) guaribili in venti giorni. L'autista ha fermato l'autobus e sul posto e' intervenuta una pattuglia dei carabinieri che ha denunciato tutti e due: l'aggressore per lesioni; il ferito per resistenza a pubblico ufficiale ed entrambi per il porto abusivo di arma da taglio.

 

Parigi:fallisce iniziativa antifumo

Da Metro di oggi:

E'fallita miseramente l'iniziativa antifumo promossa nei 12 mila locali pubblici
parigini. Nonostante gli inviti delle associazioni di categoria e dell'amministrazione
cittadina, soltanto 59 tra bar, ristoranti e alberghi hanno vietato sigarette
e sigari, in pratica appena lo 0,53% del totale.

Non mi stupisce.

Neanche a me. Lasciare a un dipendente della nicotina decidere
volontariamente se affumicare o no, e piú o meno come regalare un
coltello a una scimmia.

BW



 Mi stupisce invece che non abbiano osservato quello che è successo
da noi:
 gli INVITI indefiniti ( e tutte le campagne di tipo soft ) hanno
ottenuto risultato 0%
 la LEGGE precisa ha ottenuto risultato del 98%
 CRISTINA
 

16/06/2005

 

Obesità+fumo, anche 16 anni di vita in meno
martedì 14 giugno 2005, Il Pensiero Scientifico Editore
Le persone obese che fumano vivono meno a lungo di chi non abusa né di tabacco né di cibo. E vorrei vedere. Spacciarla come notizia fresca di giornata sarebbe difficile, se non impossibile. Ma attenzione, una novità invece c’è, e la rivela uno studio pubblicato dal Lancet: fumo e obesità hanno un effetto diretto sulla struttura del DNA, ed è proprio il danno genetico che causano ad abbreviare l’aspettativa di vita.

I ricercatori del St. Thomas Hospital di Londra hanno indagato sulle conseguenze genetico-molecolari di errate abitudini di vita. È saltato fuori che i telomeri, una struttura situata all’estremità dei filamenti di DNA che potremmo paragonare a quelle piccole fascette di plastica sulle punte dei lacci di scarpa, che si accorciano man mano che gli anni passano e le cellule del nostro corpo si dividono, nel caso di persone che fumano e obese si accorciano a velocità molto più alta. “Avere telomeri più corti significa che si finirà la benzina prima delle altre persone”, spiega Edward Louis dell’University of Nottingham.

Tim Spector, leader degli scienziati autori dello studio, ha riscontrato analizzando 1122 donne che le signore obese erano più ‘vecchie’ da un punto di vista genetico di 9 anni, e le fumatrici incallite di 7 rispetto alle donne con abitudini di vita corrette. “Questi risultati suggeriscono che l’obesità ed il fumo accelerano l’invecchiamento e sottolineano le potenzialità di una strategia di prevenzione efficace mirata a questi due fattori di rischio”.

Fonte: Valdes AM, Spector TD, Andrew T et al. Obesity, cigarette smoking, and telomere lenght in women. The Lancet 2005; doi: 10.1016/S0140-6736(05)66630-5.

david frati

 

Fini a Calderoli ignorano la legge dell'ex ministro della Salute
I colleghi ironizzano: "È alla Farnesina, gode dell'immunità diplomatica"
Palazzo Chigi, oasi della sigaretta
senza Sirchia il divieto va in fumo

Storace allarga le braccia: "Non faccio il controllore. Non è il mio mestiere"
di MARIO CALABRESI



Il ministro degli Esteri Gianfranco Fini


Nel Paese che ha proibito il fumo nei ristoranti, negli uffici, sui treni e nei bar, c'è un solo luogo dove la regola non vale, un solo edificio pubblico dove ci si può accendere una sigaretta, un sigaro o una pipa senza che nessuno batta ciglio. Il luogo dove la legge non si applica è lo stesso dove è stata scritta: Palazzo Chigi.

Lì, partendo dalle scale, passando per i pianerottoli e arrivando finalmente alle stanze simbolo del potere - la Sala Verde e la sala del Consiglio dei ministri - ha preso corpo la rivincita dei fumatori: il divieto è andato in fumo.

Il "liberi tutti" ha una data simbolica: il 23 aprile, giorno del licenziamento di Girolamo Sirchia. Insieme al padre della legge se n'è andato una sorta di timore reverenziale ma soprattutto è svanita una promessa. "Purtroppo - raccontò il ministro della Salute - ho avuto la conferma che se decidi un provvedimento giusto c'è una minoranza che mette in atto una sorta di piacere torvo a distruggerlo. Ma è una minoranza che sa di aver perso". E aggiunse, per sottolineare di aver vinto la sua battaglia: "Gianfranco Fini ha preso un impegno ufficiale: non fumerà più in Consiglio dei ministri". Tre giorni dopo però, il 14 gennaio, la promessa rischiava già di non essere mantenuta.

Entrando alla prima riunione di governo dopo l'entrata in vigore della legge, il ministro degli Esteri salutava con una sigaretta accesa tra le dita. Era Carlo Giovanardi, che tenero non è con i tabagisti, ad avvicinarlo: "Gianfranco, spegnila o sarò costretto a fare il delatore". Fini accettò di buon grado e avrebbe continuato a farlo, secondo quanto raccontano alcuni suoi colleghi, almeno fino al mese scorso.


Poi Sirchia è stato sacrificato alle logiche del rimpasto di governo e al suo posto è arrivato Francesco Storace, fumatore incallito. L'ex governatore del Lazio quella legge non l'ha mai amata. "La vivo come una grande ingiustizia, fa sentire i cittadini colpevoli di un reato che non hanno commesso", dichiarò alla vigilia dell'approvazione del divieto. Poi, indossati i panni del successore di Sirchia, si è sentito in dovere di dichiarare dopo il giuramento al Quirinale: "Ho smesso di fumare". Salvo procedere ad una piccola rettifica due giorni dopo: "Io sto cercando di smettere, ma non ci può essere una tirannide sanitaria dei medici e un ministro non può dire in che cosa consiste il vivere bene e la convivenza sociale". E a promettere incentivi per "riservare aree maggiori ai fumatori". Parole graditissime che hanno allentato i freni inibitori.

Così nella grande sala al terzo piano di palazzo Chigi, che prende il nome dalle tappezzerie e dai tendaggi verdi, il ministro degli Esteri ha rotto il tabù e si è sciolto dalla sua promessa. Dieci giorni fa, durante un incontro affollatissimo con la Confindustria e i sindacati, Gianfranco Fini ha esitato solo un attimo, tamburellando con la sigaretta sul tavolo, poi si è guardato in giro e l'ha accesa. Di fronte a lui, stupiti, c'erano Luca Cordero di Montezemolo, Marco Tronchetti Provera e Andrea Pininfarina. Qualcuno si è chiesto se si potesse di nuovo fumare, quando una voce dal fondo della sala ha sdrammatizzato: "Lo sapete, da quando è alla Farnesina gode dell'immunità diplomatica". Pochi secondi è la stessa libertà se l'è presa il leghista Calderoli, ministro delle Riforme. La scena si è poi ripetuta in Consiglio dei ministri, al primo piano, e ancora l'altroieri sera nella Sala Verde, durante la trattativa per il rinnovo del contratto dei ministeriali. Ora però, per evitare di trovare bicchieri pieni di cicche, un solerte commesso allunga un portacenere.

Ma il virus ha contagiato tutto il Palazzo. "Sembra che questa legge sia nata da un mio interesse personale, c'è gente che mi considera un frenetico pazzo talebano. C'è chi pensa - si affannava a ripetere Sirchia - che sia una mia fissazione mentre ignora o fa finta di non sapere che il decreto è stato approvato a palazzo Chigi dal Consiglio dei ministri". A febbraio la sede del governo però era ancora off limits per i tabagisti. Per accendersi una sigaretta bisognava scendere in cortile. Poi la memoria ha preso a svanire. Tra marzo e aprile i fumatori hanno cominciato a conquistare lo scalone, poi i pianerottoli, su cui sono riapparsi i primi posacenere, quelli con il piedistallo e la sabbia dentro, li hanno piazzati accanto ai divanetti, per garantire una rilassata boccata di fumo.

Fini è sereno, è così legato a quell'abitudine, da aver portato la sua sfida ben più in alto. Al sessantacinquesimo piano del Rockefeller Center, nella mitica Rainbow room, ristorante con spettacolare vista su Manhattan. Facendosi beffe della ben più rigida legge newyorkese, che permette il fumo solo nelle case private o all'aperto, il capo della nostra diplomazia si è acceso una sigaretta tra il primo e il secondo della cena di gala dell'Italian Investor Conference. Raccontano che tra gli invitati americani sia sceso il gelo.

Ma a casa il clima è più cordiale e rilassato. Francesco Storace non è ancora riuscito a smettere, ieri sera ammetteva candidamente: "Ci ho provato almeno quaranta volte ma non è facile. Diciamo che ho ridotto". E se gli si chiede come mai nei palazzi del potere siano tornate le sigarette, risponde: "Non lo so. Io non faccio il controllore. Non è il mio mestiere".

Aveva promesso Sirchia il giorno dell'entrata in vigore della legge, il 10 gennaio, che ci sarebbero stati tre, quattro mesi di tolleranza, che dovevano servire per monitorare la situazione. "Puntiamo ad educare i fumatori "ribelli" evitando le multe, poi la legge verrà applicata con severità, con l'aiuto degli agenti della polizia, della Guardia di Finanza e i Carabinieri". Insomma, a partire da maggio doveva arrivare il giro di vite. Invece sono arrivati i posacenere.

 

Fumo e sport

Meno chili, meno malattie, perfino meno sigarette. E tanta salute in più.
Sono i benefici racchiusi in una parola di cinque lettere, troppo spesso
confinata in un angolo remoto della nostra esistenza, s-p-o-r-t. Lo hanno
ribadito medici in rappresentanza delle più svariate specializzazioni, al
4 Forum "Sport & Science", che si è tenuto nei giorni scorsi a Montecarlo.
Che la scelta di vita fisicamente attiva sia vincente - questo il messaggio
che arriva dagli studiosi - si era intuito da tempo, ma oggi esistono nuove,
importantissime argomentazioni a sostegno di una tesi che attende solo di
essere universalmente adottata.
E' il caso, ad esempio, delle concatenazioni tra pratica sportiva e tabagismo:
"In effetti, la relazione tra attività fisica e fumo è stata sinora poco
studiata" spiega Giovanni Passalacqua, ricercatore presso la Clinica di Malattie
dell'apparato respiratorio, all'Università di Genova, "forse perché non era
sembrato così "naturale", a molti, mettere in relazione due abitudini in
apparenza così contrastanti tra loro".
In realtà, i (pochi) studi disponibili bastano a tracciare un'immagine nitida:
"Nel gruppo degli sportivi, i fumatori sono mediamente la metà rispetto alla
percentuale osservata nella popolazione generale" aggiunge Passalacqua, "se
in quest'ultima troviamo un 30 per cento di fumatori, tra gli atleti agonisti
la quota crolla al 5 per cento".
Il fenomeno ha almeno tre possibili spiegazioni - chiarisce il medico - ognuna
delle quali non esclude l'altra. La prima è che lo sportivo è, in linea di
massima, un salutista che evita stili di vita potenzialmente nocivi. La seconda,
più specifica, è che il fumo riduce la performance, fatto questo che induce
due comportamenti complementari: c'è chi evita a priori la sigaretta perché
sa che ne avrà una compromissione dei risultati sportivi, e c'è invece chi
se ne allontana perché quegli obiettivi non riesce a ottenere.
Ma c'è un'ultima osservazione, non meno interessante. "Si è notato", conclude
Passalacqua, "che tra chi ha appena smesso o cerca di smettere di fumare
e soffre di crisi di astinenza, la pratica di un'attività moderata, tipo
jogging, costituisce un buon antidoto".


Veronesi:

Cerchiamo cento donne manager

per combattere il fumo

 

Una volta c'era Marlene Dietrich, con il suo sguardo di ghiaccio e un filo
di fumo a uscirle dalla bocca. C'erano le femme fatale e le loro sigarette.
Oggi che le dive sono sparite, non rimangono che le malattie e i danni da
fumo. Perché il tabagismo al femminile è in continuo aumento: una donna su
cinque ? ben il 22,5 per cento delle italiane, ha il « vizio » . « E non
hanno nessuna voglia di smettere ? spiega Umberto Veronesi ? perché alla
sigaretta legano un'idea di emancipazione e di autonomia, il piacere di assumere
un atteggiamento maschile, perché temono di ingrassare » .
Le donne e le « bionde » . A differenza degli uomini, che sempre più spesso
rinunciano al pacchetto, continua a crescere il numero delle fumatrici. Con
gravi danni alla salute: boom di cancro al polmone, terza causa di morte
oncologica tra le donne dopo i carcinomi al seno e all'intestino; più tumori
a utero, bocca, laringe, faringe, esofago, vescica e pancreas; riduzione
della fertilità e aumento degli aborti spontanei.
Se, dunque, calano le vendite del tabacco ( del 10 per cento dall'entrata
in vigore della legge Sirchia) e aumenta il numero di chi ha smesso ( del
19,4 per cento), secondo un'indagine condotta dalla Doxa ( per conto dell'Istituto
Superiore di Sanità, in collaborazione con la Lega italiana contro i tumori
e l'Istituto Mario Negri), in Italia continua ancora a fumare il 29,3 degli
uomini e il 22,1 delle donne.
Dei rischi da fumo nelle donne ( sempre di più iniziano a 13 14 anni) si
parlerà questa sera al convegno « Donne e nuovi equilibri » promosso dalla
fondazione Umberto Veronesi in piazza Belgioioso alle 18. Durante l'incontro
? tra gli ospiti la giornalista Barbara Palombelli e la sessuologa Alessandra
Graziottin ? sarà anche lanciato un nuovo progetto, ideato dalla Fondazione
Veronesi ( e al suo movimento « Donne contro il fumo » ) e dal Network Bellisario.
Obiettivo, trovare cento aziende in cui le donne hanno ruoli di responsabilità
per far partire una campagna di dissuasione al fumo all'interno delle aziende.
Una prima adesione è già arrivata da una trentina di società, dai servizi
bancari a quelle di al largo consumo. Manager e imprenditrici dovranno farsi
carico di attività di informazione, formazione e coinvolgimento di tutta
la popolazione dell'azienda. L'iniziativa verrà allargata anche ad altri
temi legati al mondo della salute femminile. « Partiamo dalla constatazione
che esiste un terreno fertile per nuove iniziative » , continua Veronesi.
« L'importante è evidenziare messaggi e semplici che possano raggiungere
il maggior numero di persone.
L'obiettivo è più in generale quello della salute della donna, rispetto alla
sola dissuasione dal fumo » .
Alle donne e ai rischi del fumo ? che uccide 90 mila italiani ogni anno,
accorciando la vita di 8 12 anni ? è dedicata l'edizione 2005 della Giornata
mondiale senza tabacco, che si celebra il 31 maggio: in piazza San Carlo
i banchetti della Lega contro i tumori aspetteranno chiunque voglia « attaccare
la sigaretta al chiodo » .


 

I Fumatori Cortesi ad Augusta

E' nata ad Augusta l'Associazione Fumatori Cortesi. Il sodalizio che per
adesso non ha una sede annovera quanti chiedono l'abolizione del «proibizionismo»
che di fatto si è introdotto e denuncia i medici non competenti in materia,
che adesso si inventano corsi antifumo, dai costi elevatissimi. «I vincoli
ordinati dalla legge - dice Salvatore Tringali uno dei soci - in realtà,
obbligando gli esercenti di locali pubblici ad investimenti per separare
i luoghi destinati ai fumatori da quelli adibiti ai non fumatori ha reso
oneroso l'adeguamento alla legge. Sulla scia, adesso di moda di dover smettere
di fumare anche per la giusta campagna pubblicitaria che il fumo uccide -
continuano dall'associazione alcuni sanitari specializzati in tutti altri
campi diventano specialisti delle dipendenze. Il servizio del territorio
offre a quanti volessero smettere di fumare un aiuto di uno specialista come
lo psicologo, ed è gratuito. Invece gli altri si propongono ad aziende a
costi elevati che ricadono anche sull'utente oltre che sulla ditta. Sono
proprio loro i venditori di fumo». Ad Augusta il sert offre tale servizio,
ma come ha già detto Antonio Caliò, psicologo, in città sono seguiti solo
4 persone che hanno fatto richiesta. «I non specialisti non riusciranno mai
a curare le motivazioni che inducono a fumare - dice Tringali - perché non
hanno gli strumenti adeguati non avendoli studiati. Anche chi avrebbe competenza
come medico per alcuni settori, avvalendosi in massima parte dell'autostima
che ogni medico ha di se di essere un pò psicologo, non potrà mai avere la
capacità per affrontare il problema alla radice, che per la nostra competenza
di fumatori e non di medici, - sottolineano -è l'ansia».
Anna Burzilleri

 

Pubblicità sul fumo

Codacons contro la Rai 
Il Tempo 23/05/2005   
    
      MILANO - Il Codacons ha deciso di denunciare la Rai per le inquadrature di marche di sigarette durante il Gran Premio di Montecarlo di Formula 1.
      «Non potendo denunciare gli organizzatori di una manifestazione che si svolge all'estero - annuncia il Codacons - ce la prendiamo con la Rai, corresponsabile di aver trasmesso immagini continue di marchi di sigarette, cosa vietata dalla normativa italiana. Uno spot ininterrotto di 4 ore, considerando anche le riprese delle prove. Ogni inquadratura era appositamente studiata per evidenziare i marchi di sigarette, come ad esempio quella dell'ingresso del tunnel».
      Secondo il Codacons «nonostante lo sforzo degli organizzatori di mettere cartelloni pubblicitari ovunque, era comunque possibile tecnicamente evitare immagini così insistenti e ripetute. Nel caso del tunnel, ad esempio, bastava inclinare un po' più in basso la telecamera. Per rispettare la normativa italiana, dunque, era sufficiente fare una regia del Gran Premio indipendente da quella del circuito».
      La denuncia contro la Rai, spiega l'associazione dei consumatori, rappresenta «una svolta nella strategia del Codacons contro gli spot sul fumo. D'ora in avanti sarà denunciato non solo chi organizza l'evento, ma anche chi
      trasmette questi spot. Se in Italia è vietato fare pubblicità al fumo, infatti, non si capisce perché una televisione, trasmettendo questa pubblicità, possa considerarsi innocente».



 

Parlato :

Fumare è un diritto

 ROMA - Zeno Cosini spergiurava che era l´ultima. Ma la sua incoscienza
 sapeva  di più. Che non avrebbe mai smesso. E che ne aveva diritto. Che una
 sigaretta  ancora non avrebbe compromesso il rampantismo di una società ossessionata
 dalla salute. C´entra Svevo, c´entra con l´idea di Valentino Parlato,
 fumatore  da 80 sigarette al giorno, di mandare in edicola una guida ai locali di
Roma  e Milano dove si può ancora accendere la sigaretta (dal 20 maggio in
edicola  a 3,90 euro oltre al prezzo del Manifesto). Testi dello scrittore
triestino,   introduzione "cattiva" di Parlato, racconti e certo, elenco di locali
secco,  nome e indirizzo.
 Parlato, una guida così perché?
 «Una provocazione, ovviamente. Dalla quale mi aspetto gradimento, e
sospetto  che ci sarà. Io lo penso, ma non sono l´unico è chiaro: la campagna
antifumo  fatta ha del fondamentalismo e chi l´ha condotta pure. La salute dei
 cittadini  non interessa, preoccupano invece le spese dello Stato, della sanità.
Questo  proibizionismo è stato possibile perché, per esempio, l´industria del
 tabacco  pesa di meno di quella delle armi. Risulta che qualcuno abbia imposto a
 qualcun  altro di non usare le armi? A me no».
 Però che fumare non sia proprio salutare lo ammette?
 «I miei medici dicono che sono matto. Ma i miei medici possono, non il
 governo.
 Fumare è un diritto, un mio pazzo diritto che fa male a me. Ma poi: se
 fumare  fa morire secchi perché l´Inps non ci fa uno spot? Problemi delle pensioni
 risolti».
 Com´è concepita la guida.
 «Con l´idea di esaltare la clandestinità. D´essere uno di quegli strumenti
 per viaggiare in luoghi segreti, di svelare agli avventurosi del genere il
 posto giusto per loro. Indicazioni secche, nome e indirizzo. C´è poco da
 aggiungere. Basta dire vai lì, fa per te, fa per noi. E poi un racconto di
 Romano Costa, come ha iniziato, delle foglie di patate che fumava durante
 la guerra e poi l´evoluzione sociale ed economica con le inglesi, il
 prestigio  e lo scatto "colto" delle francesi».
 Quanto fuma?
 «Ottanta al giorno. Di quelli forti: Marlboro rosse».
 Americane.
 «Me lo rimproverano. Ma se fumassi le Gauloises sbaglierei comunque visto
 che non votano la Costituzione europea».
 (a.re.)

15/06/2005

 Consumato l'orgasmo multimediale referendario, non posso non osservare
come troppi scienziati,preti e politici, si interessino solo di una
certa vita, escludendo quella dei tabagisti.  Il testo qui sotto è
lungo, ma risalta il fatto che parla (nelle prime righe) di "etica di
specie" che imporrebbe di non uccidere gli embrioni ... finchè non sono
adulti e non imparano a fumare.


Il pulpito di Vescovi
di Gilberto Corbellini e Antonino Forabosco, da Il Foglio - "pagina
ospitalità"

Motivando, anche in un intervento sul Corriere della sera del 3 giugno,
la scelta di astenersi al referendum per la ricerca scientifica sulle
cellule staminali embrionali, il professor Angelo Vescovi sostiene solitamente
che: - le modifiche proposte dal referendum svuoterebbero la legge di
ogni contenuto e consentirebbero l'attività nel settore "a personaggi di
dubbia esperienza mossi da sete di denaro"; - chi "vive la ricerca in prima
 persona" sa che votare sì al primo quesito non cambierebbe nulla per la
ricerca italiana, che è "minata" da ben altri problemi (nepotismo,
burocrazia e assenza di meritocrazia) che non quello della mancanza di
libertà; - esiste "un'etica di specie" per cui non si "può e non si
deve, per delle supposte terapie (che non esistono), creare la vita per poi
distruggerla"; - non è necessario usare le staminali embrionali umane
per fare esperimenti, in quanto si possono usare quelle di scimmia, e in
quanto sarebbe ormai possibile creare, con un metodo messo a punto a Chicago,
linee staminali embrionali da cellule adulte; - lasciando invariata la legge
si potrebbero utilizzare gli embrioni crioconservati e "non più capaci di
attecchire", da cui si potrebbero derivare linee di staminali embrionali
per lavorare i "prossimi cento anni a venire"; - si può puntare sulle
staminali adulte e quelle del cordone ombelicale, ovvero su tutto l'esistente.
salvo non produrre più embrioni. - "la ricerca va avanti. Dipende dagli uomini
e dalle strategie, non certo dalla legge 40".
L'etica personale del professor Vescovi è affar suo. Così come le idee
confuse in materia di filosofia morale. Che cosa è mai l'etica della
specie? Si può al massimo dire che la specie umana ha evoluto la rilevante
capacità di agire e giudicare sulla base di considerazioni morali, e che tale
capacità si manifesta attraverso una pluralità di concezioni morali e di
dottrine etiche. Orbene, se esiste (dove?) un'etica della specie per cui
non si può distruggere la vita, come si spiega che per la maggior parte
delle concezioni morali, di derivazione religiosa e non (inclusa l'etica
cattolica in materia di aborto fino al 1979) gli stadi iniziali della vita umana,
cioè le fasi embrionali, non hanno lo stesso valore morale delle fasi fetali
e post-natali?
Se il professor Vescovi crede che sia immorale creare embrioni umani per
derivare staminali, fa bene a dirlo. Ma la questione non è pertinente
con i referendum, in quanto la creazione di embrioni per la ricerca rimarrebbe
vietata. Nel presentarsi all'opinione pubblica, si autoaccredita, con
toni anche piuttosto arroganti e offensivi nei riguardi dei colleghi che
sostengono tesi diverse dalle sue, come scienziato di frontiera nel
settore delle staminali. Il professor Vescovi getta fango su chi la pensa
diversamente da lui, ma è quantomeno discutibile che egli abbia tutte le
carte in regola per essere considerato quel formidabile scienziato che
molti credono.
Il professor Vescovi non è più considerato, da diversi anni, un
ricercatore di punta nel settore delle staminali. Chiunque può verificare,
consultando le pubblicazioni indicizzate PubMed (la banca dati internazionale della
letteratura scientifica biomedica pubblicate su riviste dove si passa
attraverso la recensione dei colleghi), che la sua produzione
sperimentale degli ultimi 5 anni langue, ed è quasi irrilevante se paragonata a
quella di due noti staminologi e ricercatori italiani come Giulio Cossu ed Elena
Cattaneo. Il Prof. Vescovi si autocita come scopritore delle staminali
adulte del cervello. In realtà chi è del settore sa che questa scoperta
la si deve a Reynolds and Weiss (Science 1992). Il professor Vescovi ha
acquisito fama in seguito ad un esperimento pubblicato su Science nel
1999, che non e' mai stato replicato per poi essere smentito da Van Der Kooy
(Nature Medicine 2002). Per i media e l'opinione pubblica questo fatto
può apparire irrilevante, ma per la comunità scientifica vuol dire che la
ricerca del professor Vescovi non è proprio di qualità. Il professor
Vescovi si contraddice continuamente in merito alle potenzialità della ricerca
sulle staminali embrionali. Di fatto egli continua a dire che le staminali
embrionali non servono. Un giorno elogia le staminali adulte da cervello
di feti abortiti spontaneamente (dopo avere lavorato per anni al Besta su
tessuti fetali ottenuti attraverso aborto terapeutico, ora si è
convertito all'uso dei soli aborti spontanei) come se esistessero risultati
consolidati e ripetibili circa l'isolamento e propagazione e efficacia di tali
cellule.
Un altro giorno dice che bisogna lavorare con le staminali del cordone
ombelicale. Un altro ancora esalta le staminali embrionali di scimmia
oppure l'attivazione di staminali endogene, come se si trattasse di una banale
strategia di cui a breve si disporrà. Soprattutto parla sempre di
ipotesi (a tutto campo e nemmeno originali) come se fossero realta' per poi
accogliere con favore tecniche di ottenimento di cellule staminali embrionali
attraverso un protocollo recentemente suggerito (ma non pubblicato) da
Verlinsky (ma allora le embrionali servono !). Il Prof. Vescovi cita
spesso l'avvio in Italia di protocolli per il trapianto di cellule staminali
cerebrali adulte in malattie neurodegenerative, affermando che si tratta
di cellule derivate da aborti spontanei. Questa pratica non ha basi
scientifiche in quanto impiega cellule non caratterizzate e non validate
in alcun protocollo sperimentale sull'animale. Si tratta di una pratica che
passa attraverso CONSTEM, un consorzio sulle cellule staminali che
coinvolge istituti di ricerca e imprese private, che non pare proprio un ente di
beneficenza. Nulla contro il business delle staminali adulte, ma almeno
Vescovi ci risparmi le prediche moralistiche contro chi sarebbe "mosso
da sete di denaro", perché altrimenti sorge il sospetto che egli stesso
cerchi di ottenere vantaggi economici dalla sua propaganda contro le staminali
embrionali. Il professor Vescovi dovrebbe riflettere sui propri
comportamenti prima di dire che i problemi della ricerca italiana
dipendono solo dalla gestione mafiosa dei posti e dei fondi. Secondo una prassi
tutta italiana, che istituzionalizza ormai il conflitto di interessi e che è
stigmatizzata dai colleghi stranieri, egli siede in una commissione che
distribuisce i fondi per la ricerca sulle cellule staminali. Le
procedure attraverso cui la commissione sulle cellule staminali sembra aver deciso
l' erogazione di 7,5 millioni di euro per la ricerca sulle staminali
(embrionali umane escluse) sono tutt'altro che trasparenti e
'curiosamente' destinano buona parte dei finanziamenti agli stessi membri della
commissione. Il professor Vescovi lamenta l'assenza di meritocrazia
nella ricerca italiana. Ma sorge il dubbio che se funzionasse la meritocrazia
probabilmente, in questo momento, egli non 'meriterebbe' finanziamenti.
L'etica della conoscenza scientifica vincola moralmente i ricercatori
all' obiettività. Il che non vuol dire che non esistano o non debbano
esistere punti di vista diversi nella scienza. Vuol dire solo che nella scienza
soltanto i dati sperimentali che vengono riprodotti dai colleghi o non
sono stati confutati sono validi - fino a eventuale confutazione - e che gli
scienziati sono tenuti ad esprimersi pubblicamente rispettando le
conoscenze acquisite e corroborate.
Vorrà pur dire qualcosa se solo due ricercatori, Vescovi e Dalla
piccola, sono schierati a difesa della legge, mentre praticamente la totalità
della comunità scientifica ha aderito all'appello per 4 sì lanciato dal
Comitato Ricerca e Salute. Un comitato, quest'ultimo, costituito, diversamente da
quello denominato Scienza e Vita, solo da scienziati. La comunità
scientifica italiana dovrebbe riflettere seriamente sul fatto che le
posizioni del comitato Ricerca e Salute non hanno avuto nei media almeno
altrettanto risalto di quelle sostenute dal comitato Scienza e Vita. In
occasione dei due recenti referendum svizzeri sulle biotecnologie
(ricerca sugli ogm e sulle staminali embrionali) la comunità scientifica di quel
Paese ha potuto esprimere con efficacia la ragionevole posizione
ispirata da un approccio scientifico ai problemi. E i referendum sono stati vinti,
riguadagnando anche larga parte di quella fiducia sociale che la scienza
e gli scienziati hanno perduto nelle società occidentali negli ultimi
decenni. La battaglia sui referendum per la modifica della legge 40 rappresenta
un' occasione storica per riguadagnare rispetto e attenzione verso la
scienza egli scienziati. Non andrebbe sprecata e non andrebbe lasciato credere
che gli scienziati siano divisi sulle materie dei referendum, come se le
dimensioni scientifiche dei problemi di cui si parla fossero materia
opinabile e non esistessero dati sperimentali per dirimere le apparenti
controversie. Altrimenti la credibilità della scienza e il suo peso
nella società italiana ne risulteranno ulteriormente compromessi.
Gilberto Corbellini
Ordinario di Storia della medicina
Antonino Forabosco
Professore di genetica medica

11/06/2005

 

Narghile`


Si sentono profumi insoliti passeggiando nella notte milanese. Effluvi dolciastri
che arrivano dalle terrazze, dai locali dalle scritte arabeggianti, dalle
piscine all'aperto che di sera si trasformano in luoghi d'incontro per umani
e zanzare. Tutti particolarmente attratti dal fumo aromatizzato, alla mela,
alla fragola, alla menta e alla rosa del narghilè, l'antica pipa ad acqua
usata da secoli in Medio Oriente per esaltare i momenti di tranquillità,
o riunirsi con parenti e amici.
Shisha per gli egiziani, narghilè per i libanesi, hookah in Marocco e India,
la bottiglia che brontola quando viene aspirata, da New York a Londra a Milano
è l'attrattiva delle feste, anche quelle affollate di uomini d'affari. Tanto
da convincere il ad aprire un « shisha bar » sulla terrazza che si affaccia
su via della Spiga, inaugurato con un « shisha party » , unica scritta sull'invito
dorato. Seduti su tappeti mammalucchi e cuscini, sotto le tende bianche,
trenta quarantenni incravattati accompagnati da ragazze dalle scollature
generose e sandali gioiello si scambiavano il tubo della shisha come i vecchi
egiziani che popolano i caffè del Cairo. Mohamed e gli al tri maestri di
cerimonia, in elegante jellabah chiaro, aspiravano senza sosta per tenere
accesa la pipa da portare ai tavoli con un tè alla menta, offrendo il bocchino
a chi voleva tentare un tiro del tabacco « dolce e profumato che non fa male
» .
« Molti l'hanno scoperto dopo il divieto di fumare nei locali. E ora il narghilè
è apprezzato per la sua leggerezza. Contiene una quantità minima di nicotina
e il fumo viene raffreddato dall'acqua ? spiega Mohamed Errabia, 42 anni
? . Fumare narghilè è diverso dal fumare una sigaretta, è come fare un giro
turistico in carrozza. Presuppone la condivisione, insegna tolleranza e pazienza,
fa apprezzare la buona compagnia » . Il rito incomincia con la preparazione
della shisha, che come tutti i riti ha i suoi piccoli segreti. « Come far
scivolare una caramella al mentolo nella bottiglia piena d'acqua prima di
applicare l'haggar, il contenitore di terracotta che contiene tabacco alla
frutta » , dice Michel Baidi, 22 anni, marocchino, cameriere al Dar El Yacout
, il locale di via Cadore 23 dove è ricreata l'atmosfera da antica medina.
Qui la shisha è sui tavolini bassi all'ingresso. Michel arriva, accende la
carbonella, e aspira. Di solito il rito conclude la cena marocchina, ma c'è
anche chi entra solo per fumare il narghilè. Il costo? « Quindici euro, però
si può condividere » , dice il ragazzo, che su richiesta dei clienti si presenta
alle feste con una decina di narghilè al seguito. Un'attività che frutta
ai maestri di shisha fino a 500 euro. Un narghilè party può prevedere anche
lo spettacolo di danza del ventre e il buffet a tema.
Così Karim Chouairi nel suo ristorante Andalucia in via Ripamonti 294 prepara
il catering arabo ? cous cous, homous, falafel, bastilla ? per le feste milanesi.
« L'ultima in piazza San Babila in una casa così grande che mi ci perdevo
» , racconta mentre fuma la shisha nel giardino del suo ristorante. Attorno
alla pipa ad acqua arrivano anche Sebastiano Santucci, impiegato, e Eugenio
Galli, avvocato, abruzzesi, di passaggio in città. « È rilassante » , dicono
dopo una boccata, « ai milanesi dovrebbe far bene » .

 

Cancro alla laringe e fumo

OGGI IL CANCRO DELLA LARINGE SI PUÒ CURARE SENZA PIÙ RICORRERE ALLE LARI
NGECTOM IE TOTALI, CHE LASCIAVANO I PAZIENTI COMPLETAMENTE AFONI.
I l fumo rappresenta, insieme alla predisposizione genetica, il fattore principale
dell'insorgenza del cancro della laringe (dai 5.000 ai 6.000 pazienti l'anno
in Italia; anche il sesso conta, in quanto questa malattia colpisce gli uomini
nel 95 per cento dei casi). I fumatori hanno un rischio 25 volte superiore,
rispetto ai non fumatori, di incorrere nella malattia. Il sintomo più frequente
è l'abbassamento della voce (disfonia). Se questo disturbo persiste anche
dopo 8-10 giorni di cure mediche (aerosol terapia, antinfiammatori, antistaminici),
è bene che il paziente si rivolga a uno specialista otorinolaringoiatra,
che è in grado di formulare una diagnosi di sospetto. Al giorno d'oggi la
diagnosi è facilitata da moderne apparecchiature a fibre ottiche (videolaringoscopia),
che permettono di valutare la sede e l'estensione della malattia. La risonanza
magnetica, ma soprattutto la Tac spirale, ci permettono di stabilire l'estensione
in profondità della neoplasia. La diagnosi di certezza viene fornita dalla
biopsia in microlaringoscopia in anestesia generale, che rende possibile
eseguire l'esame istologico. Fino al 1950 il 90 per cento dei pazienti che
presentava un carcinoma della laringe veniva sottoposto a larmgectomia totale
e perdeva l'uso della voce. Oggi, grazie all'introduzione della radioterapia,
della chinirgia con laser Co2 e delle nuove tecniche chirurgiche (laringectomia
ricostruttiva), le possibilità di salvare la voce sono aumentate. Mentre
nei tumori di estensione limitata la terapia d'elezione è la laser chinirgia,
che associa alla radicalità chirurgica la breve degenza (solo un giorno),
nei tumori più estesi la terapia migliore consiste ancora nella chirurgia
tradizionale. Attualmente la laringe viene asportata quasi completamente.
Ne viene conservata solo una piccola porzione, che evita il passaggio del
cibo in trachea durante la deglutizione. La trachea viene attaccata all'osso
ioide; il tracheostoma (buco nel collo) garantisce la pervietà della via
respiratoria nel paziente appena operato, ma viene definitivamente chiuso
a distanza di un mese, con conservazione della voce. Con questo intervento
è possibile, nei tumori della laringe, eliminare almeno il 90 per cento delle
laringectomie totali che vengono ancora praticate. GIUSEPPE RIZZOTTO CHIRURGIA
ONCOLOGICA

09/06/2005

 

UNA NUOVA VITTORIA !

Come commento al post del 6 Giugno ho trovato :

Caro Ezechiele,

ti scrissi tempo fa per farti i complimenti, per il blog e per l'iniziativa, tu dicesti che avrei smesso di fumare, tutto pensavo tranne che ce l'avrei fatta, pensavo "guarda un po', d'accordo con tutto e lodo l'iniziativa, ma io che smetto non mi ci vedo proprio", ebbene, alla fine ci sono riuscito. Forse è ancora presto per dirlo, comunque, da circa tre settimane, ho smesso di fumare, a presto, buona continuazione
gtesen
Complimenti a Gtesen e ..... Coraggio, non mollare !!!!

 

Legge antifumo, dopo

tre mesi i locali non

sono più inquinati

 


Prima dell'entrata in vigore della nuova legge anti-fumo, i locali in cui
era consentito fumare erano più inquinati rispetto alle strade urbane trafficate.
A distanza di tre mesi dall'attuazione della nuova normativa non si registra
più una significativa differenza e i livelli delle colonnine che segnalano
l'inquinamento dei locali si sono drasticamente abbattuti. A questa conclusione
sono giunti i ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità grazie al primo
monitoraggio dell'esposizione al fumo di tabacco ambientale nei locali pubblici
effettuato nella città di Roma. L'indagine è stata condotta dall'ISS in collaborazione
con l'Università "La Sapienza" di Roma, il Dipartimento di epidemiologia
dell'ASL Roma E e l'ASL Roma D durante tutto l'anno 2004 prima dell'applicazione
della legge sul fumo ed è stata ripetuta nel periodo marzo- aprile 2005 dopo
la sua attuazione.
Gli esperti ISS sono andati in 40 locali divisi tra 14 bar, 6 fast-food,
8 ristoranti, 6 sale giochi e 6 pub e, con un'apposita apparecchiatura, hanno
rilevato le particelle fini inquinanti rilasciate dal fumo di sigaretta.
I rilievi a campione sono stati effettuati senza preavviso e in un orario
di massimo affollamento. L'applicazione della legge ha abbassato in maniera
drastica i livelli di inquinamento di poveri fini e ultrafini dannose per
la salute. I locali pubblici non rappresentano più un rischio per la salute
a causa del fumo di sigaretta.
Dopo l'entrata in vigore della legge, infatti, risulta che solo il 5% dei
locali monitorati è dotato di aree riservate ai fumatori. Ma soprattutto
si è registrata una riduzione dei livelli di inquinamento da fumo di tabacco
statisticamente significativa sia per il particolato pm 2,5 e pm 1,0 che
per le particelle ultrafini: i valori del pm 2,5 si sono ridotti del 76%,
quelli del pm 1,0 del 77% e le particelle ultrafini si sono praticamente
dimezzate. Prima dell'entrata in vigore della legge sul fumo, invece, in
ristoranti, sale giochi e pub, dove il ricambio d'aria è inferiore, si era
riscontrata una concentrazione di particelle da 10 a 30 volte superiori ai
livelli stradali. Inoltre, la concentrazione della frazione respirabile del
particolato pm 2,5 e le polveri sottili, che inalate dall'organismo danneggiano
l'apparato respiratorio, rilevate nei bar e nei fast-food, era risultata
tre volte più alta rispetto a quella riscontrata nel traffico.
Su 40 locali monitorati, in 17, pari al 42.5%, vigeva un divieto assoluto
di fumo, in 9 alcune aree venivano riservate ai fumatori, mentre i restanti
14 permettevano di fumare in tutto il locale. Negli ambienti con permesso
di fumo sono stati misurati i livelli medi di pm 2,5 e pm 1,0, che prima
della legge erano almeno cinque volte superiori rispetto alle aree non fumatori
e non dissimili da quelli misurati nelle sale giochi, dove il divieto del
fumo risultava praticamente non rispettato. L'inquinamento da fumo di tabacco
è risultato particolarmente intenso nei pub, dove sono stati riscontrati
livelli medi di pm 2,5 di 30 volte superiori rispetto a quelli riscontarti
nelle strade. Nei locali con un minore ricambio d'aria, dove i clienti stazionano
più ore come ristoranti, sale giochi e pub, i livelli di inquinamento erano
estremamente alti, 10 volte di più nei ristoranti e 20 volte di più nelle
sale giochi.


 

Le sigarette fanno male

anche se di cioccolato

 

Charles-Amédée de Courson, deputato Udf della Marna, ha fatto adottare dalla
commissione finanze dell?assemblea un emendamento che proibisce la vendita
delle sigarette di cioccolato. Secondo il parlamentare francese, la probabilità
di cedere al vizio del fumo è due volte più elevata negli adolescenti che
hanno consumato sigarette di cioccolato. È il gesto imitativo che risulta
decisivo nell?incoraggiare al tabagismo, insiste il deputato, che lamenta
anche il fatto di una eccessiva somiglianza dei due imballaggi. Proibiti
in Australia, Canada, Finlandia, Norvegia e Gran Bretagna, questi dolci sono
stati vietati da febbraio scorso anche dall?articolo 16 di una convenzione
dell?Oms per la lotta antitabacco. (riproduzione riservata)

06/06/2005

 

Parlato (Il Manifesto):

Fumare è un diritto


ROMA - Zeno Cosini spergiurava che era l´ultima. Ma la sua incoscienza sapeva
di più. Che non avrebbe mai smesso. E che ne aveva diritto. Che una sigaretta
ancora non avrebbe compromesso il rampantismo di una società ossessionata
dalla salute. C´entra Svevo, c´entra con l´idea di Valentino Parlato, fumatore
da 80 sigarette al giorno, di mandare in edicola una guida ai locali di Roma
e Milano dove si può ancora accendere la sigaretta (dal 20 maggio in edicola
a 3,90 euro oltre al prezzo del Manifesto). Testi dello scrittore triestino,
introduzione "cattiva" di Parlato, racconti e certo, elenco di locali secco,
nome e indirizzo.
Parlato, una guida così perché?
«Una provocazione, ovviamente. Dalla quale mi aspetto gradimento, e sospetto
che ci sarà. Io lo penso, ma non sono l´unico è chiaro: la campagna antifumo
fatta ha del fondamentalismo e chi l´ha condotta pure. La salute dei cittadini
non interessa, preoccupano invece le spese dello Stato, della sanità. Questo
proibizionismo è stato possibile perché, per esempio, l´industria del tabacco
pesa di meno di quella delle armi. Risulta che qualcuno abbia imposto a qualcun
altro di non usare le armi? A me no».
Però che fumare non sia proprio salutare lo ammette?
«I miei medici dicono che sono matto. Ma i miei medici possono, non il governo.
Fumare è un diritto, un mio pazzo diritto che fa male a me. Ma poi: se fumare
fa morire secchi perché l´Inps non ci fa uno spot? Problemi delle pensioni
risolti».
Com´è concepita la guida.
«Con l´idea di esaltare la clandestinità. D´essere uno di quegli strumenti
per viaggiare in luoghi segreti, di svelare agli avventurosi del genere il
posto giusto per loro. Indicazioni secche, nome e indirizzo. C´è poco da
aggiungere. Basta dire vai lì, fa per te, fa per noi. E poi un racconto di
Romano Costa, come ha iniziato, delle foglie di patate che fumava durante
la guerra e poi l´evoluzione sociale ed economica con le inglesi, il prestigio
e lo scatto "colto" delle francesi».
Quanto fuma?
«Ottanta al giorno. Di quelli forti: Marlboro rosse».
Americane.
«Me lo rimproverano. Ma se fumassi le Gauloises sbaglierei comunque visto
che non votano la Costituzione europea».


 

Sotto l'ombrellone senza sigarette


Con l'estate le spiagge si affollano e si sta sempre più
appiccicati. E' troppo chiedere di poter sentire il profumo
del mare e non la puzza della sigaretta del vicino di
ombrellone? Ricordiamoci che appena 2-3 anni fa, sembrava
addirittura assurdo vietare il fumo nei locali e al
lavoro. Si renderà necessaria una legge anche per le spiagge,
o gli amanti delle sigarette si ricorderanno di andare
a fumare un po più in là, e di non affondare i mozziconi
nella sabbia? CRISTINA VATTERONI, Ass. Aria Pulita


Non c'è lettera più significativa di questa per capire cosa vuol dire
non accontentarsi di una grande vittoria ma cercare addirittura
l'umiliazione dell'avversario. Avuta in dono una meravigliosa (visti
gli effetti) legge sul fumo, immediatamente una scia di insaziabili
si mobilita per spostare l'obiettivo molto più in là, insinuandosi
illecitamente
nel territorio delle altrui libertà: come considerare altrimenti
un divieto di fumare in campo totalmente aperto com'è una
spiaggia? Gli argomenti, poi, non convincono e non hanno la minima
attinenza con questa legge: né il carnaio umano dei nostri stabilimenti
(negli anni '60 si stava molto più larghi) né tantomeno la
brutta abitudine di chi infila le sigarette nella sabbia, quella è
maleducazione ma è una deriva che comprende anche i non fumatori.
Proprio il professor Veronesi, che gettò per primo il seme di questa
legge, non ha mai fatto mistero del possibile pericolo che sempre
aleggia intorno a provvedimenti così restrittivi: la possibilità che la
difesa della salute si trasformi nella dittatura della salute. Mi sa
che nel suo caso, gentile Vatteroni, ci ha un po' preso. P.s. perché non
ci siano dubbi: sono un accanito non-fumatore. MICHELE FUSCO

 

Gentile redazione di Metro.
Per prima cosa vi ringrazio dello spazio che da sempre dedicate all' argomento fumo,
che è servito tantissimo a portare l' argomento all' attenzione di tutti.
Capisco che anche il contraddittorio giova a questo scopo.
In merito alla rispsta alla mia recente rellera sul fumo ins piaggia,
vorrei fare notare però che la legge per la tutela dei non fumatori,
non e' stata UN DONO, ma la esplicitazione di un DIRITTO Costituzionale, quello per la salute (art. 32 della Costituzione Italiana), che era dovuto al popolo italiano da decenni: da quando cioè si conoscono i danni del fumo passivo.
Se vi sembra strano che si possa rivendicarlo anche al mare, mi permetto di ricordare ancora che solo poco tempo fa semèrava improponibile rivendicarlo nei luoghi chiusi di lavoro.
Definire queste azioni di tutela come "restrizioni della libertà" è  un argomento che è stato molto utilizzato per ostacolare la legge vigente, e come abbiamo visto, giustamente, per fortuna, ha fallito.

Cordiali Saluti
CRISTINA VATTERONI, Ass. Aria Pulita




03/06/2005

VIETARE PER LEGGE DI

FUMARE IN PUBBLICO ?

Una volta assodato che il fumo e' una dipendenza creata ad arte dai produttori di sigarette e che il fumo stesso, sia nella forma attiva che in quella passiva, e' altamente dannoso alla salute, perche' non cominciamo a pensare ad una legge che vieti completamente di fumare in pubblico ? Quanto bene faremmo a tutte le future generazioni che non avrebbero piu' sotto gli occhi  l' esempio di tanta gente che fuma !

Strano a dirsi un bell' esempio in tal senso ci giunge da     Trinidad  : leggete l' articolo che ho appena trovato :

CALL FOR BAN ON SMOKING IN PUBLIC

Source: Trinidad Express (tt)
Date: 2005-06-02
Author: Carolyn Kissoon South Bureau, webmaster@trinidadexpress.com
URL: http://www.trinidadexpress.com/index.pl/article_news?id=81097536
ID: 198497

ONE DAY after Health Minister John Rahael declared all
government-operated buildings smoke-free zones, citizens in
South Trinidad are appealing for a ban on smoking in all public
places.

Government workers told the Daily Express yesterday that most
State-run buildings were fully air-conditioned which required
people to smoke outdoors.

"So the ban does not really affect us that much; what the
Government should do is ban smoking in all public places,"
Sherry Ramoutar, a Ministry of Labour worker, said.

The move to prohibit smoking in all Government-run buildings and
Government-owned institutions is among several initiatives being
undertaken in an attempt to promote and create a smoke-free
environment, Rahael said at a Press conference on Tuesday.

 

Poscia più che il fumar

poté il digiuno.
 

 

Possa lo gentil popol femminile
non tener conto del furbo imbonitore
che tenta di adescare in modo vile
colei che di sua figura si dispera.
L'infido bracerello è invece solo un mezzo
di colui che trae dal fumo il suo guadagno.
La salute della donna è il vero prezzo
e di beltade, infin, rimane solo il sogno.


L'Alighiero

 

LA LEGGE   NON ESISTE PIÙ


      Prima l'hanno votata. Ora, complice il cambio al vertice del Ministero della Salute, non la rispettano. Parliamo della norma che dal 10 gennaio 2005 ha introdotto il divieto di fumare in tutti i luoghi chiusi.
      Per i ministri Storace (successore di Sirchia), Fini e Calderoli la legge non esiste più e loro, alti rappresentanti delle istituzioni, ritengono di non doverla rispettare fumando nelle sedute del Consiglio dei Ministri. È un'indecenza.
      Igino Laurelli

 

 «SPLENDIDO» ESEMPIO   DAI MINISTRI

 


      Il 31 maggio di ogni anno si celebra la Giornata mondiale senza tabacco. I ministri Storace e Fini (Salute e Esteri) e Calderoli (professione medico) hanno deciso di festeggiare infrangendo le norme che regolano il divieto e ricominciando a fumare nelle sedute del Consiglio dei Ministri. Uno splendido esempio da parte di alcune delle più alte cariche istituzionali e una dimostrazione che i nostri politici votano le leggi nella certezza di poterle violare come e quando vogliono.
      È come vedere il nostro medico di famiglia con una sigaretta in mano raccomandare a un fumatore di smettere. Inoltre, quello che accade in Parlamento continua a verificarsi in moltissimi luoghi di lavoro privati dove fumatori maleducati e responsabili inadempienti contribuiscono a mantenere un clima da Far West.
      Cinzia Marini



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