31/05/2005
OGGI E' LA GIORNATA MONDIALE
Contro il tabacco
Anche noi aderiamo indossando la maglietta
che dice :
NE ABBIAMO
PIENI
I POLMONI
27/05/2005
Meno fumo più produttività
La legge stabilisce che nei luoghi di lavoro si può
fumare solo in salette predisposte
con sistemi di aerazione molto particolari,
solo se esistenti, perché ogni altro sistema è inefficace
per la protezione dei non-fumatori da malattie
respiratorie e tumori. Tutti quindi dovrebbero
sapere che è loro diritto primario non subire nessuna
quota di fumo passivo, e tutti i datori di lavoro
dovrebbero sapere che è loro obbligo fare rispettare
la legge. È inoltre convenienza di tutti, perchè
l?aria pulita aumenta la produttività, diminuisce
le assenze per malattia e protegge dal rischio di
vedersi intentare una causa di risarcimento.
CRISTINA VATTERONI
Ecco le armi
dei fumatori
Ma quale legge sul fumo?
Se al lavoro c?è qualche
rompiscatole che pretende
che il divieto sia applicato
completamente, ma voi
volete continuare a fumare
nei bagni e nei corridoi,
dite che è fissato, che è lui
il malato paranoico, e cose
simili. La spunterete sicuramente!
UNA LETTRICE
Cara lettrice,
i fumatori non la spunteranno affatto se lei e tutti quelli,
e sono tanti, che lamentano le continue violazioni del divieto di fumare,
chiederanno l?applicazione della legge che finalmente ci tutela in maniera
chiara ed esplicita. Per ottenere questo risultato e? sufficiente rivolgersi
ai dipartimenti delle ASL competenti che intervengono tramite gli ispettori
garantendo il vostro anonimato. Se continueremo invece a protestare senza
agire allora questa diventera?, come tante altre leggi italiane, una barzelletta.
Tocca a noi fare in modo che sia rispettata senza aspettare che qualcuno
si muova al nostro posto. Per ulteriori informazioni:cinziamarini@nonfumatori.it
26/05/2005
Lo fumator cortese
Possa un dì capir, lo fumator cortese,
che scambia lo diritto con la dipendenza,
quanto lo fumo delle bracerelle accese
non sia sol affar suo e della sua coscienza.
E possa alfin tentar di diventare
un non-fumator cortese e attento
così da non dover mai più pensare
a come, al fumo, assogettar lo suo istinto.
L'Alighiero
25/05/2005
Lettera a Bianucci
Alla cortese attenzione del Presidente dell'Associazione Fumatori Cortesi,
Dott. Giuliano Bianucci
p.c.
alla Stampa nazionale
Gentile Dottor Bianucci,
ho avuto occasione di leggere il comunicato stampa inviato a nome
dell'Associazione Fumatori Cortesi dopo la caduta del ministro Sirchia e
in merito ad esso mi permetto alcune osservazioni.
La recente legge di limitazione del fumo è stata accolta con entusiasmo
dalla quasi totalità dagli Italiani e l'applicazione di questa normativa è
avvenuta in un clima di assoluta serenità e pacifica convivenza tra non
fumatori e fumatori, questi ultimi dimostrando grande senso di maturità e
civiltà con l'osservanza pressoché totale dei divieti. Insomma, si è
creata una situazione di equilibrio che nessuno avrebbe immaginato solo pochi
mesi addietro, equilibrio che trovo pericoloso turbare chiedendo, come lei fa,
delle modifiche alla nuova legge. Entro comunque nei dettagli delle sue
richieste.
La prima di esse recita: "Consentire che le aree per fumatori di
ristoranti e luoghi di lavoro non siano obbligate all'adozione di potenti
condizionatori e porte a chiusura ermetica, ma siano dichiarate idonee
anche in presenza di aperture a finestra adeguate al ricambio dell'aria".
Innanzi tutto c'è da osservare che le misure che lei propone sono del
tutto insufficienti a separare in modo idoneo una zona non fumatori da un'altra
adibita a chi fuma. Consideri poi che anche la presenza di un sofisticato
aspiratore non permette mai l'eliminazione totale degli inquinanti
generati dalla combustione di sigari e sigarette, cosicché chi presta servizio in
una sala fumatori di un ristorante, anche se allestita in piena osservanza dei
parametri imposti dalla nuova legge, espone comunque la propria salute a
dei rischi. Ma allora, se neanche le nuove disposizioni riescono a tutelare
del tutto chi lavora in un'area adibita a chi fuma, come si può pensare
addirittura di ridurre le misure di sicurezza previste oggi per legge
senza al tempo stesso esporre ad ancora maggiori rischi la salute dei
dipendenti?
Siamo proprio sicuri che valga la pena sacrificare la salute di chi lavora
per non voler fare lo sforzo di doversi alzare dal tavolo ed andare a
fumare all'aperto? Per caso vorrebbe suggerire di far lavorare solo i dipendenti
fumatori nelle aree fumatori? Se fosse davvero questa la sua proposta le
dovrei prima di tutto far notare che non sempre sarebbe possibile
reperire un fumatore per svolgere questo servizio, in secondo luogo che richieste
del tipo "cercasi cameriere fumatore" spingerebbero di certo chi ha bisogno
urgente di guadagnare qualche soldo a dichiararsi fumatore, anche se non
avesse mai messo in bocca una sigaretta, pur di non perdere un'occasione
di lavoro. E poi, perché si dovrebbe dar per scontato che chi fuma - magari
sta tentando di smettere - debba esser disposto a sommare i danni che
provoca da solo alla propria salute a quelli che gli deriverebbero dal
respirare il fumo altrui? In ultimo, si ricordi che moltissimi locali non
hanno a disposizione spazi sufficienti per allestire delle aree separate o
sono sottoposti a vincoli architettonici che non permettono una
ristrutturazione in tal senso. Oggi queste attività non hanno subìto alcun
danno economico proprio perché le sale per fumatori sono poco diffuse,
viceversa, una proliferazione di quest'ultime metterebbe i piccoli
esercizi in una condizione di serio svantaggio. In sintesi: i locali più grandi
aumenterebbero il loro giro di affari accogliendo i fumatori, i più
piccoli - una moltitudine nel nostro Paese - rischierebbero la chiusura
per aver perso una parte consistente di clientela.
Punto due. Lei chiede "che siano ripristinati i vagoni per fumatori nei
treni a lunga percorrenza e che si creino piccoli spazi adiacenti ai bar
negli aeroporti in cui sia possibile fumare". Pur concordando sul fatto
che dove non vi siano dipendenti costretti a respirare il fumo altrui il
problema è affrontabile, ma come si riuscirà - e si ritorna al punto
precedente - a tutelare i diritti del controllore che lavora in una
carrozza fumatori?
Punto tre: "Consentire il fumo nei circoli privati in cui i soci
dichiarino di voler fumare, ma anche nei ristoranti che si dichiarino solo per
fumatori".
Personalmente non trovo niente di scandaloso nell'esistenza di un club di
fumatori, le chiedo però come poter scongiurare il pericolo che in un
Paese di furbi come il nostro i ristoranti non si "travestano" da circoli
privati o simili. Lei ha in mente qualche soluzione che impedisca di ritornare, di
fatto, alla situazione precedente al 10 gennaio scorso? Per quanto
riguarda invece il discorso dei ristoranti per fumatori, mi scusi, ma si tratta di
una proposta davvero bizzarra. Come si fa a prevedere un divieto di fumo,
per legge, e al tempo stesso la possibilità di eluderlo semplicemente
attaccando alla porta d'ingresso un cartello con scritto "per fumatori"?
Ma di che divieto si tratterebbe se si potesse scegliere se applicarlo o no?
Non sarebbe più sensato parlare di "suggerimento"? In quest'ambito l'unica
proposta un minimo sensata mi sembrerebbe quella di prevedere per legge un
numero massimo di ristoranti per fumatori per ogni provincia. Ma di fatto
neanche questa sarebbe una buona soluzione, dato che chi non fuma si
troverebbe costretto a non poter entrare in determinati locali, salvo
esser disposto a farsi avvelenare i polmoni per poter mangiare un piatto di
spaghetti. Già, perché un non-fumatore i polmoni è costretto a portarseli
dietro ed usarli, mentre le sigarette possono esser lasciate a casa o in
una tasca, accorgimento questo che permette ad un fumatore di poter
liberamente accedere a qualsiasi locale e senza esser costretto a subire danni. Questo
anche oggi, con in vigore una legge che lei ritiene tanto proibizionista.
Non so come la pensa lei, ma io ritengo che un locale pubblico si possa
considerar tale se è aperto a tutti e ciò non è quello che propriamente
avviene nel momento in cui alcuni avventori possono accedervi solo a
condizione che siano disposti a subire un danno.
In ogni caso, e siamo di nuovo al punto uno, come sarebbe tutelata la
salute dei dipendenti che prestano servizio nei "ristoranti per fumatori"?
Mi auguro che queste righe possano essere di stimolo per una seria
riflessione e per rivedere alcuni ragionamenti, anche i miei ovviamente,
purché lei mi dimostri in cosa falliscono.
In attesa della sua gradita risposta le porgo i miei più distinti saluti.
Marco Badiani - PISA
Quo Vadis Baby ?
Sta per uscire nelle sale cinematografiche l'ultimo film di Salvatores
"Quo vadis baby?" un film tratto dall'omonimo romanzo di Grazia
Verasani.
La protagonista Giulia, interpretata da Angela Baraldi, fuma e beve
alcool. Lo richiede il personaggio di una detective e la storia è,
parole di Salvatores, politicamente scorretta e noir.
Cosa dobbiamo pensare riguardo al fatto che il fumo al cinema continua
ad esistere anche se in maniera negativa?
Per saperne di più:
http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Spettacolo
<http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Spettacolo&loid=1.0.35820529>
&loid=1.0.35820529
24/05/2005
Nascerà il museo della pipa
FERMO ? Villa Vitali si prepara a ospitare un museo del tutto particolare,
uno dei più importanti in Italia nel suo genere. Sarà allestita entro l?estate
un?esposizione permanente di pipe, con oltre 700 pregiati pezzi. Un posto
speciale avrà la pipa di Garibaldi che tanto amava il sapore del tabacco
e l?arte di fumare. Il museo, che ha ottenuto il pieno sostegno dell?Amministrazione
comunale, sarà gestito dal «Pipe cigar club» di Fermo, una trentina di soci
che da qualche anno si sono organizzati per diffondere la cultura della pipa.
Racconta Silvano Perfini, vicepresidente: «Si dice che fumare la sigaretta
è un vizio, fumare il sigaro un piacere, fumare la pipa una virtù. Siamo
convinti che la profonda cultura e le tradizioni della pipa meritino di essere
conosciute e ci adoperiamo per questo».
I pezzi che saranno esposti a Fermo sono stati donati da Nicola Rizzi, cui
sarà tra l?altro intitolato il museo. Rizzi, medico romano, ha avuto l?occasione
di visitare Fermo per una gara di lento fumo, qualche anno, e si è letteralmente
innamorato della città e di Villa Vitali. Ha deciso così di affidare ai fermani
la sua sterminata collezione, con l?appoggio anche del Pipa club Italia.
Sulla rivista ufficiale del club si legge l?appello a contribuire all?allestimento
del museo fermano, zona centrale e facilmente raggiungibile da ogni parte
d?Italia.
Spiega Paolo Dioguardi, segretario del club fermano: «Con il museo intendiamo
preservare un?eredità culturale e sociale. Fumare la pipa è un momento di
grande socializzazione, un?arte che aiuta a trasmettere calore umano, amicizia.
Cercheremo poi di realizzare un centro di documentazione scientifica, un
punto di riferimento per avere informazioni e notizie nel settore». Le attività
della struttura museale saranno articolate lungo tre filoni. La prima iniziativa
avrà per titolo: «Dal ciocco alla pipa» e sarà un?esposizione permanente
di pipe di ogni fattura e di materiali diversi in radica, schiuma, terracotta,
ferro. Si tenterà di analizzare il processo produttivo, dalla raccolta e
lavorazione dell?erica arborea fino al prodotto finito, pensando anche a
momenti di dimostrazione pratica di alcuni aspetti della lavorazione. Ci
saranno poi le esposizioni temporanee di pipe a tema e non mancheranno corsi
di formazione e conferenze. Un progetto ambizioso dunque che potrebbe attirare
a Fermo numerosi visitatori. Gli organizzatori hanno recentemente incontrato
il sindaco Di Ruscio che si è dichiarato disponibile a valorizzare al meglio
l?iniziativa, cercando anche una sede istituzionale e definitiva per il museo,
magari in uno dei palazzi storici, nel cuore della città.
Angelica Malvatani
Fumano in strada,
il condominio minaccia
querela
VENEZIA Ad accendere una sigaretta si rischia anche all'aria aperta. Se la
legge Sirchia ha già fatto le sue « vittime » al chiuso, non è detto che
una sua estensione en plen air non codifichi nuove forme di trasgressione.
E' dei giorni scorsi la polemica nata nella curva dello stadio Menti di Vicenza,
dove alcuni tifosi si sono rivolti all'avvocato per far punire i fumatori
incalliti che ammorberebbero l'aria sulle gradinate; ora a Venezia lo scontro
sul fumo passivo arriva in un condominio. Nel mirino la proprietaria del
ristorante pizzeria « 161 » del Lido, minacciata di querela dagli inquilini
degli appartamenti sovrastanti per il fumo dei clienti.
Sono molti i pubblici esercizi che nell'impossibilità di adibire sale a norma
di legge per gli amanti del tabacco hanno optato per il divieto assoluto
obbligando i clienti ad una capatina all'aria aperta per fumare. Il problema
è nato al Lido proprio con le prime giornate di caldo. I condòmini con l'appartamento
sopra il locale aprendo stabilmente le finestre si sono ritrovate loro malgrado
con il fumo di sigaretta in casa. Forti di una legge che riconosce il diritto
a non subire il fumo passivo, le famiglie del primo piano sono partite all'attacco.
Una lettera firmata dall'intero condomino e dell'amministratore è stata presentata
ai gestori del locale per invitarli a vietare il fumo nel plateatico, con
tanto di minaccia di querela se non avessero intimato ai clienti di non fumare.
« Il problema in inverno era irrisorio, ma ora sembra ci fumino in casa,
e non possiamo passare l'estate con le finestre chiuse, barricati in casa
nostra spiega la signora Lizza l'amministratore ci ha detto che visto che
i luoghi comuni del condominio sono da considerarsi come area pubblica, il
divieto può essere esteso anche alla piazzola comune, se arreca danno. Basterebbe
un po' di buon senso, ma la sera fumano tutti insieme » .
Con l'arrivo della bella stagione bar e locali hanno allestito piazzole e
plateatici, come ogni anno. Temerari in inverno, i dipendenti da nicotina
speravano di tirare un sospiro di sollievo almeno con la bella stagione,
godendo della sigaretta dopo i pasti comodamente seduti a tavola, perché
la legge non pone divieti per il fumo all'aria aperta. « Mi hanno mandato
una lettera per invitarmi a non far fumare i miei clienti all'esterno del
locale e minacciano di querelarmi commenta Elena Menon, titolare della pizzeria
E' incredibile, non c'è alcuna legge che vieti il fumo all'aria aperta, alla
fine noi dobbiamo anche lavorare, anche volendo cosa potrei fare? » .
Già. Che potrà fare? Romina Varotto
Funziona VACCINO contro NICOTINA
http://www.ansa.it/main/notizie/awnplus/scienza/news/2005-05-14_314853.html
Dati preliminari annunciati stasera a Congresso Oncologia (ANSA) - ORLANDO, 14 MAG - Il primo vaccino messo a punto contro la dipendenza da nicotina funziona. I dati preliminari di due studi saranno presentati stasera al congresso internazionale di oncologia in corso ad Orlando da un gruppo di ricercatori svizzeri che hanno condotto le ricerche. Il preparato fa attivare anticorpi specifici contro la nicotina impedendo che raggiunga il cervello e mantiene l'astinenza dalle sigarette in molti forti fumatori.
IL PRIMO VACCINO CONTRO IL FUMO FA SPERARE, MA SERVE TEMPO
ANSA 15/05/2005
ORLANDO - Se i dati di efficacia del primo vaccino antinicotina troveranno
ulteriori conferme, i fumatori piu' incalliti che oggi tentano con molti
mezzi ma non sempre con successo di togliersi il vizio, potranno avere piu'
chances di farcela davvero grazie a poche iniezioni di un nuovo vaccino.
I primi e preliminary test presentati al convegno internazionale degli oncologi
(25.000 gli specialisti riuniti per 4 giorni a Orlando, in Florida) fanno
ben sperare. Tra coloro che grazie al preparato (ancora sperimentale e da
perfezionare) hanno sviluppato un alto, medio e basso livello di anticorpi,
si e' astenuto dal fumare per 6 mesi dal 30 al 57%. Ancora poco tempo, secondo
alcuni per cantare vittoria ma e' un passo avanti.
Il vaccino messo a punto da ricercatori di un'azienda Biotech svizzera utilizza
frammenti della molecola di nicotina con aggiunta di adiuvanti che la rendono
piu' reattiva e che sono in grado di indurre una potente risposta immunitaria
contro la sostanza contenuta nelle sigarette.
In pratica, hanno spiegato gli studiosi svizzeri dell'universita' di Losanna
e dell'ospedale cantonale di Saint Gallen che hanno presentato i dati dei
test (Jacques Cornuz e K. Klinger) gli anticorpi sviluppati dall'organismo
dei fumatori immunizzati si attaccano alla nicotina rilasciata nel sangue
e formano un complesso molecolare abbastanza grosso, tanto da non riuscire
a passare la barriera ematoencefalica e raggiungere gli appropriati recettori
del cervello. Cosi' i recettori per gli ormoni del piacere non si accendono.
Da alcuni anni molti gruppi di ricerca avevano pensato e tentato la strada
del vaccino, ma gli ostacoli incontrati erano molti. Ora sono a disposizione
i dati dei primi due studi su un numero abbastanza ampio di persone (40 persone
non fumatori lo studio di fase I per dimostrare la sicurezza del prodotto;
e 300 i fumatori per lo studio di fase II relativo all'attivita' del vaccino).
Il consumo di tabacco rimane il piu' importante ed evitabile rischio di cancro
e causa il 90% dei tumori al polmone, hanno ricordato gli oncologi. Il vaccino
chiamato per il momento NicQb e' di tipo terapeutico, non preventivo, funziona
cioe' sui fumatori ma il principio potrebbe essere utilizzato anche per evitare
ai giovani di avvicinarsi al fumo, commenta l'oncologo di Brescia Sergio
Pecorelli.
''Se i dati di efficacia saranno confermati in studi piu' duraturi - aggiunge
Francesco Cognetti, direttore scientifico dell'Istituto dei tumori Regina
Elena di Roma - si tratterebbe di un progresso significativo in quanto molti
tentativi di smettere falliscono nei forti fumatori a causa dell'elevata
incidenza di ricadute. Inoltre c'e' da dire che l'eventuale applicazione
su vasta scala del preparato potrebbe dare un colpo al cancro del polmone
che causa un terzo di tutte le morti per cancro''.
''Se la nicotina viene bloccata prima di entrare nel cervello - ha aggiunto
Cornuz - la sostanza non fa accendere i recettori che liberano gli ormoni
cerebrali del piacere come la dopamina. E se uno fuma e' come se fumasse
paglia''.
''In Italia - ricorda il professor Maurizio Tonato, direttore scientifico
del centro oncologico regionale dell'Umbria - il tumore al polmone colpisce
almeno 32.000 persone ogni anno, e sappiamo che il fumo e' la principale
causa di questa neoplasia''.
23/05/2005
Il dipendente non deve fumare, mai
Maurizio Molinari
corrispondente da NEW YORK
Il divieto di fumare sul posto di lavoro non basta più.
Per un numero crescente di aziende americane la nuova frontiera della lotta
alle sigarette è quello di impedire che i dipendenti le accendano ovunque,
che si trovino a casa loro, in ferie sui monti o semplicemente sul marciapiede
di fronte all'ufficio.
Le ragioni che spingono i datori di lavoro sono molteplici: c'è chi teme
che avere un fumatore fra i dipendenti porti prima o poi il fumo dentro l'azienda,
chi non vuole sottoscrivere assicurazioni sanitarie a futuri malati di cancro
e chi, invece, ritiene che un impiegato che fuma, anche se in privato, nuoce
comunque all'immagine pubblica dell'azienda.
Da qui decisioni come quella dell'azienda di prodotti medicinali del Michigan
«Weyco», che dall'inizio di gennaio ha fatto arrivare una circolare via e-mail
ad ogni dipendente, facendo presente che d'ora in avanti sarebbe stato proibito
fumare «anche durante il tempo privato» ovvero gli intervalli di lavoro.
Al fine di far rispettare il divieto gli impiegati vengono sottoposti a test
casuali per verificare se hanno toccato una sigaretta, mentre all'entrata
in ufficio, al mattino, borse, borselli e zaini vengono perquisiti dal personale
addetto alla ricerca di accendini e pacchetti di sigarette.
Rifiutarsi di sottoscrivere e rispettare le nuove norme significa essere
licenziati - come è avvenuto in una ventina di casi - mentre chi viene preso
in flagrante violazione - due casi - subisce la stessa fine. A chi ha chiesto
a Gary Climes, responsabile delle finanze di «Weyco», il perché della stretta
normativa lui ha risposto: «Il principale obiettivo è migliorare la salute
dei dipendenti». Ovvero, pagare meno per le cure sanitarie in ragione del
fatto che il tabacco causa ogni anno negli Stati Uniti 440 mila morti per
un costo complessivo di spese mediche di oltre 75 miliardi di dollari.
A Seattle i titolari dell'immobiliare «Property Management» sono stati mossi
da un'identica preoccupazione, ma hanno risolto il problema in maniera differente:
chi fuma in privato può anche essere assunto, ma all'unica condizione di
rinunciare a priori al pagamento dell'assicurazione sanitaria. Insomma, se
si ammala di tumore o altro, sarà il dipendente stesso a pagare di tasca
propria per qualcosa che lui stesso ha provocato non resistendo alla tentazione
del fumo.
L'unica compagnia aerea ad adottare misure simili è stata finora l'«Alaska
Airlines», obbligando tutti i nuovi assunti a sottoporsi ad un test delle
urine per provare scientificamente che dicono il vero, quando affermano di
non essere dei fumatori neanche dentro le pareti di casa propria. Se 20 Stati
americani hanno approvato leggi che impediscono alle aziende di discriminare
i lavoratori sulla base dei modi di vita, gli altri 30 Stati, invece, consentono
che ciò possa avvenire.
«La realtà è che il dibattito è passato ad essere dal ?dove si può fumare?
al ?se si può fumare"», ha spiegato Mashall Tanik, avvocato del lavoro di
Minneapolis, a «Usa Today», lasciando intendere che le nuove normative sono
destinate a diventare oggetto di dispute in tribunale sulle quali potrebbe
essere chiamata a decidere in ultima istanza la Corte Suprema di Washington.
I suggerimenti di Bruno Vespa
BRUNO VESPA
Questa è la mano tesa di un non fumatore ai fumatori. Non ho
mai assaggiato una sigaretta in tutta la mia vita. (Ho fumato in compenso
cinque sigari toscani). Ho perso mio padre, fumatore, per un cancro ai polmoni.
Sono da 17 anni presidente di una Fondazione (Gigi Ghirotti) che si occupa
dei malati terminali di cancro. Nonostante tutto, sono un non fumatore tollerante.
Nelle riunioni di «Porta a porta» non si fuma. Ma quindici anni fa, quando
ero direttore del Tg 1, avevo alla mia destra e alla mia sinistra due vicedirettori
accaniti fumatori. Dunque, ho assorbito la mia discreta dose di fumo passivo.
Trovo giuridicamente discutibile la sentenza che ha condannato il ministero
della Pubblica Istruzione a risarcire quattrocentomila euro ai familiari
di una signora ammalatasi di cancro per il fumo passivo assorbito in ufficio
e poi morta per un incidente stradale. Ma la trovo utile a tracciare un sentiero
che - indipendentemente dal giudizio d'appello - è ormai definito. Il fumo
non deve nuocere in un nessun caso ai non fumatori. Se poi i fumatori sono
così irresponsabili da compromettersi cervello, cuore, arterie, polmoni,
utero e perfino da aggiungersi rughe sul viso, è affare loro. Il nuovo ministro
della Salute, Francesco Storace -un fumatore che sta cercando di smettere
per la quarantesima volta - non condivide probabilmente la severità della
legge Sirchia, non ha intenzione di intervenire. Mi permetto tuttavia di
suggerirgli una strada di buonsenso che fece i primi passi dopo lo scontro
a «Porta a porta» di Sirchia con il presidente di Confcommercio, Sergio Billè.
Non sono del tutto vere le cifre che gli esercenti sostengono di dover spendere
per mettere a norma i loro locali. Ma è vero che la normativa - come quasi
tutte le normative italiane - è eccessivamente cavillosa. Siamo d'altra parte
il Paese in cui quasi tutto è «severamente vietato» perché dire semplicemente
che è soltanto «vietato» non impressiona nessuno. Non sembra dunque indispensabile
che nei pubblici esercizi i locali per fumatori vengano divisi dai locali
per non fumatori da porte degne dei forzieri della Banca d'Italia. È questo
uno dei punti di maggior contrasto tra ministero ed esercenti. Non si può
concordare una normativa di buon senso che consenta a una porta di limitarsi
a svolgere le funzioni di una porta, cioè di separare un ambiente dall'altro?
L'altro punto dolente è quello degli apparecchi aspiratori. Qui il discorso
è più delicato perché l'aspiratore o aspira o non è. Siamo tuttavia sicuri
che la normativa non preveda strumenti troppo sofisticati e costosi? Il ministero
può diffondere una circolare di buon senso che interpreti la normativa con
criteri meno restrittivi? Può ordinare una ricerca di mercato che stabilisca
quali aziende fornitrici rispettino la legge senza lucrare eccessivamente
sui prezzi? Può segnalarle alle associazioni che rappresentano gli esercenti?
Tutto questo serve a facilitare la diffusione della cultura del non - fumo.
La strada, abbiamo detto, è tracciata. Quando incontro (anche in famiglia)
uno dei quattordici milioni di italiani che si ostinano a fumare, non mi
indigno. Mi dispiace per lui. Ma vorrei che gli fosse resa più facile la
via perché egli non abbia contatti con chi non ha mai fumato una sigaretta
o abbia deciso da tempo di spegnere l'ultima.
12/05/2005
20/05/2005
FUMO PASSIVO;
PENSIONE D' INVALIDITA' AI DIPENDENTI PUBBLICI DANNEGGIATI
mario reggio
ROMA- tutti i dipendenti pubblici che dimostreranno di aver subito un danno alla salute a causa del fumo passivo potranno chiedere la pensione privilegiata o un equo indennizzo. Lo rende noto il Comitato tecnico scientifico dell' INPDAP, l' ente di assistenza ai pubblici dipendenti. " il lavoratore dovrà dimostrare di aver contratto patologie come laringite , bronchite cronica o purtroppo neoplasie ai polmini- precisa il dott. De Lepsis, componente del Comitato Tecnico -, per ottenere la certificazione dell' invalidità dovuta a cause di servizio".
La sentenza del Tribunale Civile di Roma che ha condannato il Ministero della Pubblica Istruzione a pagare 400 mila euro di indennizzo ai familiari di Maria Sposetti, che si era ammalata di cancro ai polmoni a causa del fumo passivo, sta producendo i primi effetti. L ' Avvocatura dello stato si è riservata di presentare ricorso contro la sentenza, ma deciderà solo dopo la pubblicazione delle motivazoini. Inrtanto il CODACONS,che ha sostenuto la causa della dipendente del ministero, annuncia ceh sul sito dell' associazione sono stati recistrati già 60.000 accessi. Tutte persone che vogliono avere informazioni su eventuali denunce legate alle malattie contratte a causa del fumo passivo. E rende noti i requisiti essenziali per poter valutare le possibilità di una azione legale nei confronti del datore di lavoro. La persona deve aver lavorato per un certo numero di anni alle dipendenze di un ente pubblico o di un privato, dimostrare di non essere un fumatore, ever riscontrato l' insorgenza di una patologia riconducibile al fumo passivo, inidicare testimoni o documenti che attestino le condizioni in cui ha lavorato, meglio ancora se dispone di una relazione o perizia medica di parte che attesta il nesso di causalità tra la malattia e il fumo passivo.. Non è importante il periodi di insorgenza della malattia,la causa può essere avviata ANCHE SE LA PERSONA E' GUARITA. Il danno subito può essere ANCHE NON GRAVE. Il Codacons, inoltre, annuncia che è "pronto ad assistere centinaia di cittadini anche per i danni da fumo attivo. "Infatti, - spiega il Presidente Carlo Rienzi, - si sta sempre piu consolidando in giurisprudenza l' opinione che deve eessere condannato anche il comportamento omissivo dell' Ente Tabacchi Italiani, ( successore dei Monopoli di Stato, ed ora denominato, dopo la privatizzazione, British -American Tobacco Italia ) che non indicava sui pacchetti la pericolosità del fumo di sigaretta. In questo senso - ricorda il CODACONS - negli Stati Uniti e in Australia, le prime sentenze sono già state emesse".
19/05/2005
Come al GIARDINO
DEL TANGO
Questo articolo mi pare molto interessante soprattutto relativamente all'ultimo
paragrafo. Io stessa ho ricevuto richieste di chiarimento in questo senso
e mi pare di ricordare che anche in questo forum sia stato segnalato il caso
di un locale realizzato sotto una specie di pallone dove si fumava.
L'opinione del Commissariato è comunque quella che ambienti di questo genere
assolvano una doppia funzione diversa a seconda delle stagioni e dove la
legge deve essere applicata in base alla presenza o meno delle pareti anche
se di plastica.
Saluti. Cinzia
La Tribuna di Treviso 10/05/2005
CONEGLIANO. Fumano al ristorante, arriva la polizia. E? toccato all?osteria
«Alla Sorte» di Costa il primo intervento in provincia di Treviso per accertare
una violazione al divieto di fumare. Domenica sera, una coppia di avventori
ha richiesto l?intervento della polizia perché nel locale c?erano delle persone
con la sigaretta accesa. L?oste, dopo aver cercato di accomodare tutti i
clienti che stavano cenando in veranda, fumatori e non, non ha potuto far
altro che mostrare agli agenti del commissariato di aver rispettato la legge.
«Ci sono tutti i cartelli, all?interno del locale non permettiamo di fumare,
ma la veranda è all?esterno». Infatti la contravvenzione non è scattata.
Tutto in regola dunque se si fuma nel cosiddetto dehors coperto?
Dehors che d?estate è completamente scoperto, mentre nelle mezze stagioni,
viene protetto da una tenda, con tanto di prese d?aria. «Erano circa le 21.
30 o poco dopo, il locale era tutto pieno - racconta la titolare - una coppia
che stava terminando di cenare in veranda si è lamentata perché altri clienti
seduti ai tavoli vicini stavano fumando. Ho cercato di spiegare loro che
all?interno del locale non si può fumare, mentre in veranda è diverso, perché
non si parla di interno, ma di ambiente esterno. Uno spazio esterno, coperto
da una tenda con tanto di prese d?aria. Ho chiesto se volevano che alzassi
un pò la tenda, ma mi hanno risposto che avevano freddo. Avrei voluto spostarli,
ma in quel momento non avevo tavoli liberi. Così loro hanno chiamato la polizia».
Gli agenti intervenuti sul posto non hanno rilevato alcuna infrazione, pertanto
nessuno è stato sanzionato, nè i fumatori, nè i gestori dell?osteria. Entrambi
rischiavano da un minimo di 25 ad un massimo di 250 euro se gli agenti avessero
riscontrato delle violazioni all?articolo 51 delle legge n. 3 del 16 gennaio
2003, entrato in vigore il 10 gennaio 2005. Normativa che in realtà non mette
alla gogna i fumatori, ma «tutela la salute dei non fumatori». «Mi sentivo
tranquilla - continua la titolare - perché abbiamo disposto tutti i cartelli
e soprattutto perché all?interno non permettiamo di fumare, ma per quanto
riguarda l?esterno è a discrezione del fumatore. Se uno si trova in centro
città a passeggiare sotto i portici fumando una sigaretta, nessuno può impedirgli
di farlo. Per il monento la sigaretta è ancora legale».
In effetti non ha torto; l?articolo 51 dice espressamente «per ciò che concerne
l?ambito oggettivo di applicazione della norma, essa applica il divieto di
fumo a tutti i locali chiusi pubblici e privati aperti ad utenti o al pubblico».
Locali chiusi dice la legge, c?è da supporre pertanto che la veranda non
sia da considerarsi tale. In realtà, nel caso specifico dell?osteria «Alla
Sorte» non ci sono state contravvenzioni perché, spiegano dal Commissariato,
«quando gli agenti sono arrivati sul posto, non hanno trovato nessuno intento
a fumare», ma spiegano inoltre che «se lo spazio aperto della veranda è circondato
da un tendone, questa deve considerarsi locale chiuso perché il telone funge
da muro». Gli unici locali chiusi in cui è consentito fumare sono quelli
specificatamente riservati ai fumatori, delimitati da appositi cartelli.
Sistema respiratorio
Ecco la prevenzione
Comincia un?indagine su 3000 fumatori ostinati tra i 55 e i 69 anni di Firenze,
Pisa e Pistoia, per una diagnosi precoce sul loro sistema respiratorio. La
campagna di prevenzione è finanziata con un milione e 300.000 euro dalla
Regione, ha annunciato Massimo Pistolesi, pneumologo dell?università di Firenze,
nel congresso mondiale di radiologia toracica che presiede e che fino a domani
riunisce 2000 radiologi e pneumologi nel Palazzo Congressi. Firenze è al
centro dell?attenzione per prevenzione, quantità di esami radiografici al
torace, e perché Careggi ha uno dei rari strumenti per la tomografia a emissione
di positroni, Pet, con immagini precise.
E. Sq.
Fumo al volante...
Jeep pirata in via Volta: l'autista 'confessa'
E' stato identificato l'automobilista che sabato notte ha semidistrutto un'auto in sosta tamponandola con la sua Jeep in via Volta.
Ieri mattina si è presentato spontaneamente negli uffici della polizia municipale per denunciare l'accaduto. «Nessuna auto pirata - ha voluto precisare - l'altra notte mi sono anche fermato per constatare i danni, ma non c'era nessuno e sono anche tornato poco dopo con un mio amico».
Svelato comunque il giallo. L'automobilista, un 45enne di Mantova che viaggiava su di una Jeep Chrisler, ha spiegato anche la dinamica dell'incidente: «Ero al volante e mi ero appena acceso una sigaretta. La brace mi è caduta sui pantaloni. Mi sono distratto ed ho sterzato inavvertitamente. A quel punto la mia Jeep è finita contro la vettura in sosta».
17/05/2005
E Milano ritorna a fumare
di ALBERTO BUSACCA
Primo, secondo, contorno,
frutta e caffè. Poi una mano si infila nella tasca e tira fuori un pacchetto
di sigarette. La bionda viene accesa mentre i commensali continuano a chiacchierare
seduti al tavolo. « Non ero più abituato - commenta uno di loro - poter fumare
senza dover uscire dal locale è molto più rilassante » . Il ristorante ha
qualche tavolino all?aperto, sistemato sul marciapiede davanti all?ingresso.
E questo consente ai clienti di accendersi una sigaretta senza incappare
nella legge Sirchia. La serata non è caldissima. Un venticello continuo spazza
i tavoli e qualcuno decide di infilarsi il maglione. Ma un po? di freddo
sembra essere sopportabile in cambio della possibilità di fumare beatamente
seduti davanti a un amaro o a un limoncello. La primavera, con un certo ritardo,
sembra finalmente arrivata. E con lei la possibilità di prendere un aperitivo
e mangiare in qualche locale all?aperto. Che, quest?anno, sembrano essere
particolarmente presi d?assalto. « La differenza si nota » , dice il gestore
di un ristorante nella zona della stazione Centrale. E spiega: « Noi abbiamo
un giardino interno, e questo per i fumatori fa la differenza. Da quando
si può stare fuori molti preferiscono venire da noi » . Un?ipotesi confermata
anche da Giorgio Montingelli, consigliere delegato per il territorio dell?Unione
del Commercio e titolare di due locali con tavoli all?aperto, uno in zona
Garibaldi e l?altro in Brera. « Gli anni scorsi - dice - la gente sembrava
apprezzare molto l?aria condizionata. Oggi, invece, molti preferiscono stare
fuori per avere la possibilità di fumare » . Una tendenza, prosegue Montingelli,
« che si nota sia a mezzogiorno che alla sera » . E che riguarda « soprattutto
le donne, in particolare fra i 20 e i 40 anni » . In vista dell?estate, quindi,
sembra che a fare la differenza fra locali ? in ? o ? out ? possa essere
proprio la possibilità di offrire tavolini all?aperto. Ma è difficile pensare
che i posti di questo tipo si moltiplichino. « Con l?attuale regolamento
- prosegue Montingelli - non è facilissimo ottenere la licenza » . Per questo,
aggiunge, « chiederemo di semplificare le procedure » . Così i fumatori avranno
più possibilità di scelta. Ma non solo. « I tavolini, conclude Montingelli
- sono sicuramente un bene turistico, un?attrattiva da preser vare » . La
zona del parco Marinai di?Italia è una delle più fornite di ristoranti all?aperto.
Verso le 11 di sera quasi tutti hanno finito di cenare. Ma all?esterno qualche
gruppo di clienti è ancora seduto al tavolo. Due chiacchiere e le immancabili
sigarette accese. « Il lavoro è sicuramente aumentato » , dice il proprietario
di una pizzeria. E aggiunge soddisfatto: « Di conseguenza crescono anche
gli incassi » . Un ragazzo con la maglietta bianca si dirige verso la porta.
E appena uscito si accende una bionda. Per lui, che fa il pizzaiolo ed è
costretto a lavorare all?interno, non è cambiato niente.
I fumatori e le patologie della retina
Fumatori più esposti a patologia della retina nella terza età
IL fumo non annebbia solo la vista, ma rischia anche di comprometterla del
tutto avanti con gli anni. L'allarme viene da uno studio inglese che ha preso
in esame oltre 4.000 persone oltre i 75 anni, per accertare la presenza di
degenerazione maculare senile, la malattia della retina che è la più frequente
causa di cecità negli anziani. I casi riscontrati sono stati 516, ma indagando
sullo stile di vita degli anziani, si è visto che il disturbo aveva colpito
soprattutto i fumatori: il fumo è associato a un netto aumento del rischio
di sviluppare degenerazione maculare senile. Smettere aiuta tuttavia a ridurre
il rischio, e negli anziani che hanno smesso di fumare da oltre 20 anni,
il rischio di ammalarsi è lo stesso dei non fumatori. Che cosa significa
Fumare raddoppia il rischio di andare incontro, nella terza età, alla degenerazione
maculare senile, una malattia che offusca la visione centrale, cioè danneggia
la parte di retina che consente di mettere a fuoco i particolari. In pratica
Si tratta di un motivo in più per dire addio alle sigarette e lanciare campagne
informative che pongano l'accento sul legame tra fumo e degenerazione maculare
senile. In Gran Bretagna, un paese spesso accostato all'Italia per quel che
riguarda le caratteristiche demografiche, si stima il fumo sia responsabile
di 30.000 casi della malattia.
Il Cigar Club chiude e vende
di CRISTINA ORIANI
La legge Sirchia ha fatto
la sua vittima. L'unico Cigair- bar d'Italia dopo la chiusura di febbraio
ha deciso di vendere. E gli estimatori del sigaro cubano rischiano di perdere
per sempre il loro punto di rifer imento. Aperto sette anni fa dall'eclettico
manager Andrea Molinari, come un circolo privato dove ospitare amici e gruppi
di fumatori appassionati tra cui anche personaggi famosi come Mike Bongiorno,
Greggio e Iacchetti, il Cigair, ha perso di colpo, dopo la legge, la sua
identità e la sua clientela affezionata. « Istintivamente provo una grande
malinconia - racconta un ex frequentatore - il Cigair era una seconda casa
» . I fumatori di sigaro sanno che l'odore intenso del tabacco bruciato può
infastidire e può essere tollerato molto meno del fumo delle sigarette, proprio
per questo motivo la difficoltà è trovare dei posti adeguati ad accoglierli.
Per Marzia Bertocca, direttrice di " Smoker's Magazine", la legge e la chiusura
del Cigair hanno avuto conseguenze da non sottovalutare: « Si è creato un
fenomeno di disgregazione tra chi si ritrovava in nome del piacere del fumo
e ora non sa più dove incontrarsi » . Per soddisfare le diverse esigenze,
per molti sarebbe necessaria una piccola modifica alla legge, in modo da
consentire l'apertura di locali per soli fumatori come in America. L'assessore
al Commercio, Roberto Predolin appoggia le ragioni del sì: « Non vedo la
ragione per non avere dei locali specifici » . Per il presidente del Cigair
Club Association le difficoltà attuali dopo la chiusura del locale sono tante,
ma bisogna pensare al futuro: « Non è facile trovare un altro posto, per
ora l'Hotel Galles ha adibito una parte del ristorante ai fumatori, e il
martedì abbiamo una sala in esclusiva che tiene però 50 persone, mentre noi
soci siamo più di 100 » .
LEGGE SUL FUMO
E BENE COLLETTIVO
Le prime dichiarazioni di Storace ministro sulle modifiche alla normativa
anti fumo sono state a dir poco sconcertanti per la demagogia che rivelano.
L'idea di finanziare, direttamente o con sgravi fiscali, la creazione di
sale per i fumatori è grave perché limita la portata della legge anti-fumo
ai non fumatori ignorando quanto importante sia stata anche per i fumatori
una legge che di fatto ha ridotto il numero di sigarette fumate. In una congiuntura
economica così difficile il neo ministro Storace invece di preoccuparsi di
evitare lunghe code per gli esami, la riduzione dei farmaci rimborsabili
e livelli di assistenza sempre più bassi pensa a degli sgravi fiscali per
gli esercizi pubblici per le aree fumatori. Credo che il ministro farebbe
bene a mettere da parte il suo essere fumatore e pensare di più al bene collettivo.
Nicola Baro
Nessuno piange più
Si confermano, ancora una volta, instancabili abitudinari. I friulani fanno salire le 'azioni' di Sirchia, facendo precipitare contemporaneamente quelle del neoministro Francesco Storace. «Sono un fumatore sì, ma, a dire il vero, accendermi la sigaretta fuori dai locali non rappresenta un problema», afferma Ado Bottussi. Insomma, non si inquina l'ambiente e si rispetta chi ci sta vicino. «Perché ricominciare a inquinare, quand'anche fossimo in presenza di tutti gli aspiratori più potenti di questo mondo?», si domanda il cittadino, commentando così le uscite molto ridimensionanti firmate da Storace. «Ma come può un ministro della Salute peggiorare una situazione resa finalmente civile dal suo predecessore?», si pone il quesito Pietro Cuomo che esprime tutta la sua più convinta contrarietà a dichiarazioni «fuori luogo e per di più pronunciate da una persona che di sanità non sa poi molto». In teoria, «ci si aspetta che un ministro pensi alla salvaguardia della salute e del benessere del popolo, e non a mettere in crisi risultati salutisti già raggiunti e consolidati da Sirchia», secondo Antonio Pasqualini che osserva, a margine, l'effetto pienamente centrato dalla legge anti-fumo: «È bastato un po' di rodaggio e adesso quasi nessuno si lamenta più». Fra le voci fuori campo, quella di un chain-smoker, ovvero fumatore accanito, che elogia il colpo di mano storaciano: «Sarebbe ora - si sfoga il cittadino Tullio Troiano 'tirando' con tutta la forza, all'esterno di un'osteria naturalmente - di poter avere delle stanze tutte per noi, dove fumare diventi un rito sociale che non può infastidire i non fumatori». Storace sul fumo? «Non gli conviene parlare troppo», è il caldo invito dell'udinese Enrico Fornasaro.
13/05/2005
DARIO non risponde !
Che sia stato bacchettato da papa' storace ?
Questo è il testo della mia risposta, del 5 maggio, a Dario .
AMINA
************************************************************************
Ho letto attentamente quello che mi ha risposto e Le rispondo partendo
dal fondo.
Le chiedo scusa prima di tutto per non averLe chiesto l'autorizzazione
per le e-mail. Non ci ho pensato e mi dispiace. Anche se quello che mi
ha scritto Le fa onore e la mia intenzione era di rendere "pubblico" il
fatto che avessi avuto una risposta e che Lei si fosse reso così
disponibile.
E' difficile, scrivendo poche righe, far capire in toto un punto di
vista su un problema che fa parte della nostra vita, anche se non
fondamentale ma comunque importante.
In effetti io non sono totalmente intollerante verso il fumo, se in casa
ho ospiti che fumano li lascio fare: per amicizia, per dovere di
ospitalità, per non creare disagi o ghettizzare qualcuno. Naturalmente
se vanno a fumare in balcone o davanti a una finestra aperta è meglio!
Proprio perché conosco quanto qualcuno sia dipendente dal fumo anche se,
ovviamente, mi dà fastidio. Ma questo è un mio atteggiamento privato e
personale.
Però so anche che, da quando nei locali non si può più fumare, i più
accettano benevolmente tale restrizione, si fumano una sigaretta per
strada se non possono farne a meno e non drammatizzano più di tanto.
Forse non lasciando tante comodità al rito della sigaretta si invoglia
la gente a smettere? E' anche questa una speranza. più concreta di
quanto si possa pensare.
Vorrei ricordare inoltre che nei cinema e nei teatri non si fuma già da
molti anni e non ci sono sale per fumatori. Questo non fa sì che la
gente non frequenti le sale e crei particolari disagi.
Da parte dei non-fumatori la non-tolleranza, che sembra eccessiva in
questo momento, credo che nasca da ANNI di sopportazione del fumo
altrui.
Anni di fumo negli occhi e in gola, anni di aria puzzolente, anni di
disagi non cercati ma subiti con anche conseguenti malattie dovute al
fumo passivo.
Tutto questo fa scattare molle che possono sembrare eccessive ma che
devono essere comprese al pari, se non di più, di una dipendenza. E se
si pone un rimedio questo è il benvenuto.
Ma comunque, sempre su questo argomento, è stata scritta una lettera ai
quotidiani da parte di Marco Badiani e potrà trovare il testo proprio
sul sito:
http://unavitainfumo.splinder.com/
La ringrazio ancora una volta per la Sua gentile disponibilità che ridà
fiducia nel modo di far politica e La saluto cordialmente scusandomi
ancora una volta per la divulgazione delle e-mail.
Amina
mah, vede amina,
non c'è dubbio sulla tossicità del fumo: mi permetta di sottolineare
però che è un pò come dire "la mamma è sempre la mamma".... le emergenze
e le priorità ci saranno sempre, non è che se si "aggiusta"
qualcosa seppur di importante il resto poi diventa meno imprtante.
quando si governa, si entra (o si dovrebbe sempre) in un'ottica più
ampia che non si limita ad un "fatto" per quanto importante, ma non si
può non tenere conto di ciò che genera in un senso e nell'altro la decisione su
questo "fatto". non si fa "fazione", si rappresentano i diritti di
tutti. La legge sirchia è un'ottima iniziativa politico-sanitaria,
politica perchè riguarda tutta la "polis" e sanitaria per ovvie ragioni.
non sia però così chiusa; mi permetta: costruttivamente come fatto
fin'ora. Tenga in considerazione comunque una dipendenza, un problema,
che poi senza dubbio diventa un problema anche per altri a volte. ma
senza l'apertura nel considerare anche la posizione altrui, (magari
facendo di tutto per far comprendere) si arriva ai regimi, ai diktat,
alle imposizioni dall'alto. come le ho detto, la invito a considerare e
far considerare "anche" questo punto di vista, per quanto immagino ciò
le provochi dolore. Provare ad incentivare la delimitazione secondo
norma europea di zona fumatori nei locali, incentiva i fumatori a
frquentare la comunità, a spendere per una buona cena, nel rispetto
altrui, proprio in zona delimitata e protetta. Il nostro Paese ha
assimilato il senso del danno altrui, lo sa anche lei. ma una legge non
deve esssere subita, deve essere condivisa; convintamente. quindi
arrivando a decidere di smettere di fumare. sono certo che se fa uno
sforzo in tutta serenità, ne converrà. Storace non ha detto che la legge
è da cambiare, lo ricordi sempre. ha detto che può valutare tecniche per
far si che lo Stato comprenda, informi e guidi verso la giusta via, che
è una sola in questo caso. ma non confonda la comprensione per
disprezzo, e una giusta azione di legge come una vessazione.
ps
avrei preferito essere informato per autorizzarla alla pubblicazione del
nostro scambio mail.
Le ho sempre risposto con dovizia di particolari e con massima onestà e
trasparenza, e lei lo sa avendomelo riconosciuto. Perchè non chiedere e
invece abusare della buona fede? lo vede? ci sono tanti modi di fare le
cose. E' ovvio che la avrei autorizzata, perchè non avrei dovuto? ma
scriverci per mail non la autorizza a pubblicare senza consenso. Questa
mia la pubblichi, per intero. e per stavolta accetti l'errore, con
onestà intellettuale. ammettendo farà uno sforzo di comprensione: la
aiuterà a capire anche la nostra questione.
spero non si offenda se mi permetto di farle notare una "poca eleganza"
di metodo. sinceramente come sempre.
dario pettinelli
----- Original Message -----
From:
To: "Squadra Internet"
Sent: Tuesday, May 03, 2005 12:59 PM
Subject: Re: LEGGE SUL FUMO
Grazie per avermi ancora risposto e grazie per le sue parole. Le
confesserò che non mi aspettavo di essere ascoltata e mi fa molto
piacere invece sapere che la voce del semplice cittadino può farsi
sentire anche in modo così diretto. E sono anche contenta che abbia un
suo personale parere da persona libera e intelligente. Riguardo agli
incentivi o finanziamenti, ecc.. in aggiunta a quello che già Le ho
scritto devo anche dirLe che ogni volta che il contribuente sente
parlare di queste cose la prima domanda che si pone, da ?massaia?, è:
- Con quali soldi?
La risposta che si dà, normalmente, è:
- Con i miei!
E gli viene l?orticaria virtuale.
Nessuno si tira indietro se si deve aiutare qualcuno ma, in questi tempi
di crisi, ci sono delle priorità e i ristoratori sono forse gli unici
che non dovrebbero lamentarsi troppo. Basta vedere i prezzi che
circolano nei ristoranti e pizzerie e fare quattro conti per capire che
loro sono, forse, gli unici ad essere avvantaggiati dalla moneta unica,
inoltre hanno avuto tutto il tempo possibile per attrezzarsi prima che
la legge entrasse in vigore.
Pensieri da ignorante e cliente ma, Le assicuro, che non sono solo miei.
Per cui credo che, fatta la legge sacrosanta sul fumo, la Sanità debba
rivolgere risorse e tempo ad altro che riguarda TUTTI i cittadini che
hanno, purtroppo, il vizio di ammalarsi. Le auguro buon lavoro e la
saluto cordialmente. Anche a me farebbe piacere conoscerLa e grazie
ancora per la Sua disponibilità. Amina
P.S.
Se può esserLe di interesse tutto il nostro scambio di e-mail è
riportato sul sito: <http://unavitainfumo.splinder.com/>
http://unavitainfumo.splinder.com/
dove troverà molto impegno gratuito per quanto riguardo il problema del
fumo.
Le ricerche andate in fumo
Silvio Garattini
Molti medici che hanno gioito all'approvazione e soprattutto all'applicazione della nuova legge sul fumo non hanno probabilmente avuto modo di seguire le vicende che hanno caratterizzato gli sforzi "di pochi irriducibili" per far conoscere ciò che oggi è largamente condiviso. Tutti infatti siamo convinti della pericolosità del fumo da tabacco: la stima di 80mila morti all'anno solo nel nostro Paese è terrificante anche se non ha mai dato luogo a provvedimenti restrittivi come è avvenuto per molti altri "pericoli" per la salute che potrebbero essere considerati marginali rispetto al fumo. Infarti miocardici, ictus cerebrali, arteriti, bronchiti croniche, enfisema, asma sono alcune delle malattie "evitabili" che si sommano ai tumori del cavo orale, del polmone, del pancreas e della vescica per formare un impressionante spettro di problemi che drena un'importante percentuale di risorse economiche e organizzative del Servizio sanitario nazionale. Tuttavia è utile ricordare che negli anni Cinquanta del Dopoguerra, quando anche in Italia era ancora possibile propagandare le sigarette, i "benefici" del fumo erano spesso l'argomento principale. La pubblicazione di studi epidemiologici fondamentali, in primis quelli di Doll in Inghilterra e Wynder negli Stati Uniti, che lasciavano poco spazio alla discussione sul ruolo causale esistente fra fumo e tumore del polmone, hanno rappresentato la base per il famoso rapporto del Surgeon General degli Stati Uniti nel 1964. Questo rapporto aprì una nuova era in cui era veramente difficile dubitare della pericolosità del fumo, nonché del ruolo della nicotina nell'indurre una forte dipendenza. Questa convinzione ha generato, come logica conseguenza, anche in Italia la proibizione della pubblicità delle sigarette. Ciononostante l'industria del tabacco ha reagito trovando il modo di continuare a propagandare il marchio di sigarette attraverso altre attività.
La pubblicità.
Ancora oggi alcuni marchi di sigarette sono propagandati attraverso gli sport, in particolare quello automobilistico e motociclistico, con investimenti così massicci da non metterne in discussione l'efficacia. L'industria del tabacco, nonostante dichiarazioni contrarie, non solo è sempre stata al corrente dei danni indotti dai suoi prodotti, ma ha cercato con ogni mezzo di aumentare il mercato del tabacco. Ad esempio, pur affermando in varie sedi ufficiali, perfino nel 1994, che la nicotina non era additiva, cercava tuttavia di aumentarne il contenuto nelle sigarette per accelerare la comparsa della dipendenza. Analogamente all'informazione pubblica che ha condotto alla diminuzione dei fumatori, reagiva concentrando i suoi sforzi sulle donne, sui giovani e sugli abitanti dei Paesi in via di sviluppo.
I finanziamenti.
Niente è stato escluso da parte dell'industria per influenzare con mezzi spesso illeciti il consumo di sigarette. Basti pensare al finanziamento di attori del cinema per mostrarsi con la sigaretta in bocca nel corso dei film (" Superman II", " License to Kill", " Supergirl" and " Beverly Hills Cop") come pure al pagamento di ricercatori perché mettessero in dubbio i risultati di lavori scientifici di altri colleghi che pubblicavano prove riguardanti il danno da tabacco. Un recente dettagliato articolo di P. A. Dietheim et al. ( The Lancet, 11 novembre 2004, 1 7) rivela che la Philip Morris costituì negli anni ' 70 in Germania un Istituto di ricerca, denominato Infibo, che aveva il compito di realizzare ricerche mantenendo il segreto circa i suoi finanziatori. Apparentemente questa istituzione - secondo indagini condotte dagli Autori - svolgeva esperimenti che dimostravano la tossicità del fumo, ma pubblicava lavori che ne mettevano in dubbio la pericolosità. L'industria del tabacco in questi ultimi anni, forzata dalla mole delle evidenze, ha dovuto ammettere che il fumo di sigaretta era dannoso per la salute, ma continua a mettere in discussione i danni del fumo passivo. Eppure, secondo alcune testimonianze, studi condotti dall'Infibo dimostrano che il fumo che esce dalla punta della sigaretta, quello che si diffonde nell'ambiente, è almeno tre volte più tossico del fumo che viene inalato dal fumatore.
Effetto cancerogeno.
Un altro lavoro pubblicato da A. Bitton et al. ( The Lancet, 14 gennaio 2005, 1 10) racconta una storia interessante sulla carcinogenicità del benzo( a) pirene un prodotto della combustione del tabacco, che era conosciuto fin dal 1952 dai ricercatori della Brown and Williamson Tobacco Company. Si è in seguito stabilito che il benzopirene agiva attraverso un suo metabolita, inducendo mutazioni nel gene p53 che codifica per una proteina che agisce come oncosoppressore. Queste mutazioni sono analoghe a quelle che si ritrovano nei tumori del polmone dell'uomo stabilendo una buona base per spiegare l'effetto cancerogeno del benzo( a) pirene. L'importanza di queste ricerche scatenò immediatamente ( nel 1996) una campagna per metterne in dubbio la validità scientifica. Bitton et al. mostrano evidenze secondo cui alcuni oppositori avevano ricevuto consistenti finanziamenti da parte dell'industria del tabacco. È tuttavia interessante notare che molte di queste ricerche non riportavano la sorgente dei finanziamenti, né tantomeno l'esistenza di conflitti d'interesse. Un'altra indagine ha mostrato, come atteso, che tra gli autori gli articoli finanziati dall'industria del tabacco avevano 88 volte più probabilità rispetto ad articoli indipendenti, di concludere che il fumo passivo non era pericoloso per la salute dell'uomo ( D. Barnes and L. Bero, Jama, 1998, 279, 1566).
Il ruolo del medico.
Queste informazioni e considerazioni devono indurre i medici a riflettere in due direzioni. Anzitutto, attraverso il buon esempio, evitando di fumare perché un medico che fuma annulla automaticamente nei suoi pazienti il valore di ogni informazione sulla pericolosità del fumo. In secondo luogo, assumendo una funzione attiva per aiutare fumatori e fumatrici ad abbandonare questa forma di tossicodipendenza. Basterebbe che ogni medico chiedesse a tutti i suoi assistiti se fumano, e dedicasse cinque minuti per quantificare i rischi e i danni del fumo, per convincere il 2 3% dei fumatori a smettere. Ciò equivarrebbe a 2 300mila fumatori in meno in Italia, ossia più di quanti si possano ottenere con terapie sostitutive alla nicotina, bupropione o supporti psicologici, che necessariamente sono rivolti a una frazione limitata di fumatori. Nessun intervento terapeutico potrà dare un beneficio alla salute pubblica comparabile a quello di far in modo che le sigarette divengano un ricordo di altri tempi.
Silvio Garattini
In Italia i fumatori sono 14 milioni; si stima che nel mondo siano un miliardo e 100 milioni
Ci scrive Patrizia !
Salve, sono un'ex fumatrice. Ho smesso 11 anni fa perchè volevo scalare il
Monte Bianco (4810 m) e ci sono riuscita. Lavoro a Roma e devo dire
che i fumatori, almeno sul mio piano, sono molto educati anche perchè
costretti da una sorveglianza attiva e intransigente.
Tornando alle prodezze del nostro ex governatore, non capisco perchè
tutti dovremmo contribuire ad esose sovvenzioni per la realizzazione
di 'appositi recinti per fumatori'? E perchè, a quel punto, non
raccogliere oboli per comprargli pure le sigarette?
Storace è un feroce proibizionista; esperimenti come quello svizzero
di fornire gratuitamente droghe pesanti a tossici irrecuperabili in
appositi centri di raccolta, dove questi poveracci trovano siringhe
sterili, ambienti puliti e non vanno in giro a rubare o a
prostituirsi per una dose, lo fanno inorridire. 'Il vizio della droga
non può essere sovvenzionato dallo Stato' sentenzia, strizzando
l'occhio al Vaticano.
Allora per quale dannata ragione dovremmo tassarci tutti per fare le
aree attrezzate-fumatori? Perchè non se le autofinanziano i fumatori?
Meno male che non ci sono fondi disponibili nelle disastrate (ahimé)
casse dello Stato.
Patrizia
12/05/2005
Sentenza storica:
La sigaretta uccide
chi è vicino"
?La Repubblica 11/05/2005
ROMA - «Finalmente. È una sentenza storica perché conferma una verità scientifica
provata da oltre cinquanta studi internazionali. Il fumo passivo è un agente
cancerogeno a tutti gli effetti. Spero che abbia un effetto importante come
deterrente per chi si ostina a fumare in presenza di persone che non hanno
mai aspirato una sigaretta, specie in luoghi chiusi come a casa».
Commenta così la sentenza del Tribunale Civile di Roma il professor Umberto
Tirelli, direttore scientifico del Centro Oncologico di Aviano, una delle
strutture d´avanguardia in Italia.
Eppure c´è chi si ostina a sostenere che non influisce sulla salute.
«Sono persone che hanno un interesse diretto, oppure che non vogliono aprire
gli occhi su una drammatica realtà. Ci sono più di cinquanta ricerche pubblicate
su riviste specializzate internazionali che dimostrano il legame diretto
tra il fumo passivo e l´insorgenza del tumore polmonare. Questi studi hanno
portato l´Agenzia internazionale di ricerca sul cancro di Lione a definire
il fumo passivo come cancerogeno a tutti gli effetti».
Fino ad ora hanno fatto notizia le sentenze della magistratura americana
che hanno condannato le multinazionali per le morti dei fumatori.
«Appunto, questa sentenza è molto importante. Negli Stati Uniti le condanne
riguardavano decessi legati ai fumatori che sapevano molto bene a quali rischi
andavano incontro. In questo caso la magistratura ha dato ragione ai parenti
di una donna che ha subito gli effetti del fumo pur essendo contraria. Una
persona che ha lottato per evitare i danni e che è stata costretta a rimanere
chiusa per anni in una sorta di camera a gas».
Ora nei locali pubblici non si fuma più.
«Meno male. Anche se i problemi non sono tutti risolti. I primi a ribellarsi
contro il fumo sono stati piloti, hostess e steward delle linee aeree, obbligati
a respirare per ore il fumo dei passeggeri. Così il principio della nocività
di quello passivo si è esteso ad altre categorie di lavoratori. Ora, ad esempio,
anche nei bar e ristoranti che hanno attrezzato sale per fumatori il problema
per i dipendenti non è risolto, perché devono comunque lavorare in luoghi
dove i fumatori inquinano fortemente l´aria. E questo tutti i giorni».
Quali sono le categorie a maggior rischio?
«Le persone che non hanno il vizio ma che vivono assieme a persone che fumano.
Un recente studio negli Usa ha dimostrato scientificamente, attraverso l´autopsia,
che le donne che subiscono il fumo passivo dei mariti rischiano il cancro
e l´infarto molto più di quelle che invece vivono con non fumatori. Ma un
altro problema serio sono i giovani che iniziano, e tra questi in maggioranza
sono ragazze».
Perché?
«La pubblicità televisiva subliminale è uno dei fattori determinanti. Da
un recente sondaggio fatto nelle scuole italiane è venuto fuori che oltre
dai modelli tv e cinematografici, i giovani sono indotti ad iniziare dal
fatto che lo fanno anche molti medici. Il messaggio che passa è: se lo fa
lui allora vuol dire che non fa male».
Storace, spot da Vespa
per la cura Di Bella
Salvatore Maria Righi
ROMA Si torna a parlare di somatostatina, di Luigi Di Bella, di speranze tradite e di lotta al cancro. Secondo l'Unione, però, è «grave che il servizio pubblico si presti a propagandare la cosiddetta cura Di Bella, dopo che ormai da anni la comunità scientifica ha detto parole definitive al riguardo». La notizia infatti riguarda Porta a Porta e Francesco Storace. Nella puntata che andrà in onda stasera nel salotto di Bruno Vespa si parlerà appunto del professore e della sua cura miracolosa, visto che il neoministro appena nominato alla Sanità ha tirato fuori dai cassetti quel medico dai capelli bianchi e le sue tesi giudicate strampalate dalla maggior parte della comunità scientifica. Più esattamente, il ministro vorrebbe riaprire la sperimentazione e addirittura inserire in fascia A i farmaci previsti dalla cura «miracolosa» contro i tumori. Se ne parlerà su Rai Uno, tra gli ospiti anche persone che hanno sperimentato sulla loro pelle cure diverse contro il cancro. Secondo il centrosinistra, «per la sua funzione e la sua responsabilità, la Rai dovrebbe essere assai attenta ed evitare di ingenerare false speranze e attese nell'opinione pubblica».
Un gruppo di deputati ha preso carta e penna per scrivere al direttore generale Flavio Cattaneo e al presidente della Commissione di vigilanza Claudio Petruccioli. Si tratta dei parlamentari Giorgio Merlo (Margherita), Mauro Fabris (Udeur), Valerio Calzolaio (Ds), Massimo Donadi (Idv), Gianfranco Pagliarulo (Pdci), Alfonso Gianni (Prc), Antonello Falomi (Il Cantiere) e Gerardo Labellarte (Sdi).
La lettera si rivolge ai vertici della Rai per farli prendere posizione, cioè esprimere un parere su un evento che si annuncia già molto discusso come la puntata di Porta a Porta sul «remake» del caso Di Bella.
«Non si scherza sulla pelle delle persone, tanto più - si aggiunge nel documento dell'Unione - se il pretesto per tornare a parlare di questa terapia fossero solo le parole del neoministro alla Sanità che avrebbe dichiarato la sua disponibilità a nuovi test sulla cosiddetta cura Di Bella e non novità concrete dal punto di vista scientifico in una materia così delicata. Per questi motivi, in base a un principio di precauzione, chiediamo un vostro immediato intervento per scongiurare la possibilità che in una trasmissione di informazione ed approfondimento molto seguita possa tornare un pericoloso tormentone su una questione drammatica e molto delicata», conclude la lettera dei parlamentari del centrosinistra.
Il neoministro della Salute è ancora al centro dell'attenzione, e non pare troppo positivamente, con una sua iniziativa dopo che avevano fatto molto discutere le sue posizioni e indicazioni su un provvedimento del suo predecessore, la legge sul fumo varata dal professor Sirchia.
Di tutt'altro avviso due parlamentari di An, secondo i quali l'Unione vorrebbe mettere il bavaglio a Vespa e Storace, visto che a loro dire è giusto che la Rai informi anche su un argomento come la multiterapia del professor Di Bella che non si può certo definire una novità o una scoperta, se mai lo sia stata. Bonatesta, membro della Direzione nazionale di An e componente della Commissione di vigilanza Rai, pare avere molto a cuore la cosiddetta «censura» al metodo miracoloso del luminare scomparso. «È compito precipuo del servizio pubblico radiotelevisivo fornire un'informazione completa e corretta, senza censure nè ostracismi di sorta. Dibattere, approfondire, conoscere di più e meglio non vuol dire propagandare e non può mai far paura, in un Paese veramente libero e democratico». Inacalza Bonatesta: «Bene fa Vespa a trattare un caso che certo non si può dire chiuso».
Arrighi va anche oltre, parlando di «censura preventiva» da parte dell'Unione e sfruttando fino in fondo lo stesso vento di libertà che sostiene l'intervento del collega di partito: «Non vorrei che questa improvvisa e rinnovata spinta censorea dei colleghi di centrosinistra fosse troppo allineata alle volontà delle grandi case farmaceutiche».
Marcia Indietro ?
Pare di SI !!!!
«La legge Sirchia va bene così»
«In nessuna delle interviste che ho fatto ho mai detto che bisogna mettere in discussione i principi della legge antifumo», che sono «ispirati dalla volontà di rendere migliore la vita dei cittadini»: l'ha detto il ministro della Salute, Francesco Storace, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine di un'audizione in Senato. Il ministro ha poi commentato la condanna al ministero dell'Istruzione: «Se un magistrato decide, occorre inchinarsi alla sua volontà. Questa vicenda è accaduta quando ancora la legge non era in vigore e occorre riflettere su questo». E aggiunge: «C'è poi il diritto a spazi più ampi per i fumatori, che però non è un tema dell'agenda politica».
10/05/2005
Tempi sempre più duri
per i tabaccai
Ravenna - Dopo la legge antifumo, un'altra spada di Damocle pende sul capo
dei tabaccai: quella della privatizzazione dei monopoli.A lanciare l'allarme
è il presidente provinciale di Assotabaccai-Confesercenti, Celso Montanari.
A quattro mesi dall?entrata in vigore della Legge Sirchia - esordisce -
vorremmo ribadire il calo del 18 per cento delle vendite delle sigarette.
Un dato - tiene a precisare - confermato questa volta anche dalla stessa
Confcommercio, che quando noi denunciammo le prime conseguenze del decreto
antifumo ci accusò di disfattismo.Come si diceva, però, anche la privatizzazione
del sistema distributivo dei tabacchi, che comporterà la progressiva riduzione
dei depositi a livello provinciale, rischia di rendere ancora più difficile
la vita dei titolari delle tabaccherie.Attualmente - spiega Montanari -
in provincia i depositi sono dislocati a Ravenna, Faenza, Lugo e Cervia.
Fra un mese però quello di Lugo chiuderà i battenti, e anche Faenza e Cervia
faranno altrettanto. La prospettiva immediata, di fatto, è quella di mantenere
aperto in provincia solo il deposito di Ravenna, con la possibilità di rivolgersi
eventualmente a quello di Imola.Allora cosa succederà? Accadrà - è ancora
Montanari a parlare - che se prima ciascuno di noi andava a rifornirsi nel
deposito più vicino, adesso dovrà per forza andare a Ravenna o a Imola. Oppure
si farà consegnare la merce direttamente al negozio, con un costo che si
aggirerà attorno ai 20, 21 euro alla consegna. Il nostro margine di guadagno
già basso rischia quindi di ridursi ancora. Senza contare che le cose peggioreranno.
Tanto che il disegno dei nuovi proprietari dei monopoli è quello di arrivare
nel giro di tre anni a mantenere in regione solo i depositi di Bologna e
di Rimini e di prelevare i costi del servizio di distribuzione dal nostro
aggio. Dopo il danno, quindi, dovuto alla legge antifumo, adesso c'è anche
questo problema. Non vorremmo essere l'ultimo anello della catena che paga
la riforma della sanità. Il rischio insomma - conclude Montanari - è che
lo Stato con le privatizzazioni abbia deciso di lavarsene le mani lasciando
il campo libero a qualcun altro.
Anche i rappresentanti
di Forza Italia non hanno
gradito il messaggio di
Storace.
Non avevo ben compreso il siluramento del ministro Sirchia, anche se la versione
ufficiale faceva riferimento al mancato rinnovo del contratto dei medici.
Non ne ero convinto: a distanza di pochi giorni dal giuramento, infatti,
il nuovo ministro per la salute che tanto si era detto preoccupato per le
esangui finanze degli italiani alle prese con l? aumento del costo dei farmaci
, butta lì per puro caso un? idea che con le ?tasche dei cittadini ? ha ben
poco a che fare: bisogna rivedere - afferma - la legge anti fumo del professor
Sirchia e pertanto restituire più spazio ai fumatori. A pensar male si fa
peccato, ma purtroppo ci si prende: per caso Sirchia ha dovuto pagare il
prezzo della sua ? speriamo non effimera ? vittoria contro la potente lobby
dei produttori di sigarette? Temo di sì, vista la potenza di questa ?loggia?
cui nessuno riesce, per esempio, ad imporre il ritiro dal mercato dei distributori
automatici di sigarette o ad impedire la pubblicità ?delle bionde? nelle
gare automobilistiche.
Brutto messaggio quello del neo ministro Storace,che, con la sua affermazione,
ha ringalluzzito le velleità ? peraltro mai del tutto sopite ? dei fumatori
che vogliono liberamente fumare al ristorante, in pizzeria e sui treni. E?
un brutto messaggio, ripeto, quello di chiedere la revisione di una legge
voluta dal ministro di un governo il cui colore politico è peraltro identico
all? attuale.
E?, soprattutto, un pessimo messaggio che si lancia ai giovani i quali rispettosamente
ed esemplarmente si erano adeguati alla nuova legge e che adesso vengono
a sapere che ?tutto si può cambiare poiché la scappatoia in Italia è sempre
dietro l?angolo . Poi ci lamentiamo che i giovani sono confusi, disorientati
e non hanno il senso dello Stato: ma come potrebbe essere diversamente visto
che ? i grandi? rinnegano oggi quello in cui dicono di aver creduto sino
ad ieri?
Achille Caropreso
Consigliere comunale di Forza Italia
La ricerca Polmone,
tumori casi raddoppiati in 30 anni
Roma. Il numero dei casi di cancro del polmone è raddoppiato nell'arco di
30 anni, passando dai 600.00 del 1975 a 1,4 milioni nel 2002: la crescita
più veloce mai registrata in tutte le forme di tumore e scatenata soprattutto
dal fumo di sigaretta. Sono i dati dello studio condotto dall'associazione
britannica per la ricerca sul cancro, Cancer Research Uk. Nello stesso periodo
sono raddoppiati anche i casi di tumore del seno: un fenomeno che i ricercatori
mettono in relazione al nuovo stile di vita delle donne occidentali. «Il
tasso di diffusione del tumore del seno nei Paesi industrializzati potrebbe
essere pari alla metà ? si legge nel rapporto ? se le donne avessero famiglie
più numerose e se allattassero al seno più a lungo». Si calcola che le diagnosi
di questa forma di tumore siano 1,1 milioni ogni anno.
09/05/2005
NO GRAZIE!
Allo giovine possa esser presente
quanto lo velen sottile e vario,
che nasce dallo bracerello ardente,
s'en vada nell'aere e nello suo respiro,
si insinui nella linfa sua e nella sua testa
e involga lo suo corpo bello e sano.
E allor come un fiume, che nulla arresta,
della sua vita né diventerà sovrano
L'Alighiero
Attenzione anche al fumo passivo
Noi ragazzi della 5° E, abbiamo seguito un progetto organizzato dall'equipe
medico-sociologica della ASL Foggia 3 sulla prevenzione delle malattie polmonari
derivanti dall'uso del fumo. Il personale medico ci ha illustrato in maniera
particolare gli effetti dannosi sulla salute provocati dal fumo. Contrariamente
alle nostre conoscenze, abbiamo scoperto che nel fumo delle sigarette sono
contenute ben 4.000 sostanze nocive che si possono dividere in ben 4 grandi
gruppi: nicotina, monossido di carbonio, sostanze irritanti e cancerogene.
Tutti questi elementi hanno gravi effetti sul cuore e polmoni, causando danni
cellulari con ostruzione delle vie respiratorie, fino alla formazione del
cancro del polmone. L'équipe medica ha anche evidenziato gli effetti del
fumo passivo che può avere conseguenze importanti sui non fumatori, costretti
a vivere in ambienti "affumicati". Il Dott. Michele Cusano ci ha raccomandato
di non fidarci di quegli amici che invogliano a cominciare a fumare, perché
il fumo fa sembrare belli, perché si fa colpo sulle ragazze? Il fumo è solo
una trappola e chiunque sia una persona con buon senso che non ha mai fumato,
non deve cedere. Ovviamente tutto questo si potrebbe evitare se il vizio
del fumo fosse abolito. Purtroppo, però, ci sono diverse forme di pubblicità
che sempre di più invitano a fumare anche i soggetti più giovani. Sicuramente
lo scopo di questo progetto è stato quello di evitare che noi ragazzi potessimo
un giorno trovarci di fronte a questo problema. Si può concludere che alla
domanda: "fumi?" bisogna sempre rispondere: "no,grazie", se si vuole? continuare
a vivere. Classe quinta E
03/05/2005
Caro ministro Storace,
faccia come Sirchia
CARO MINISTRO Storace, abbiamo letto che qualche italiano si aspetta da lei un cambiamento sulla politica di lotta al tabagismo, iniziata dal suo predecessore. Con tutta la comprensione che abbiamo per i sentimenti di alcuni fumatori, che individuano nella legge 3/2003 art. 51 "tutela della salute dei non-fumatori" problemi che invece derivano dal tabagismo stesso, ricordiamo che la stragrande maggioranza dei cittadini, fumatori e non, ne ha di fatto riconosciuto e apprezzato l'utilità: a provvedimento in vigore, tutti i sondaggi pubblicati sui quotidiani hanno trovato il 92% degli Italiani concordi sulle nuove norme di tutela. È stato il provvedimento del Governo che ha ottenuto il più alto gradimento trasversale, da destra a sinistra, ed è stato molto apprezzato anche in ambito internazionale ed europeo dove la lotta al fumo sta facendo progressi enormi. Gli esercizi pubblici non hanno perso clienti fra gli amanti della sigaretta, e ne hanno acquisiti nuovi. La realizzazione di salette per fumatori di fatto non si è resa necessaria. Gli incentivi econominci per la loro realizzzazione turberebbero questo equilibrio mettendo in concorrenza difficile i piccoli esercizi privi di mezzi. Sotto la pressione degli interessi economici connessi al tabacco, rischierebbero di trasformare ancora tutti i luoghi pubblici in luoghi con-fumo minando la politica di prevenzione e rendendo di nuovo la vita impossibile a chi ha scelto di non fumare, compresa la fetta di popolazione che soffre di malattie respiratorie, notoriamente in incremento nei nostri tempi. Inoltre sottrarrebbero risorse preziose alla Sanità, risorse che potrebbero essere impiegate in modo migliore, a cominciare dalla prevenzione del tabagismo nei giovani. Augurandole buon lavoro, la preghiamo di considerare questi pensieri. La lotta per l'aria pulita nei luoghi chiusi è stata vinta e sarebbe assurdo tornare indietro. Confidiamo in Lei per per un incremento dei controlli anche nei luoghi di lavoro, dove il problema non è ancora del tutto risolto (Aria Pulita riceve centinaia di segnalazioni) e molti lavoratori sono tuttora costretti al fumo passivo, mentre un ambiente salubre oltre che preservare il benessere e l'integrità della persona, incrementerebbe la produttività di tutti e di conseguenza la prosperità delle imprese.
Massimo D'Angeli
Presidente di Aria Pulita
La delibera della Regione Toscana
La lotta al fumo di tabacco vede la Regione Toscana in prima fila nell?adozione
di concreti atti deliberativi e normativi tesi a prevenire nei giovani, e
scoraggiare il più possibile negli adulti già fumatori, questa forma di dipendenza.
In questi anni sono stati adottati programmi educazionali e di promozione
alla salute mentre, quanto agli aspetti normativi, basti citare la Legge
regionale contro il fumo del 1996 e nuova legge del dicembre 2004, i contenuti
dei Piani sanitari regionali fino all?ultimo approvato il 16 febbraio 2005,
la delibera del 14 febbraio 2002 per lo ?Sviluppo e potenziamento dei centri
Antifumo nelle Aziende sanitarie toscane?.
L?ultima novità in materia è il contenuto della delibera n 338 del febbraio
2005. In essa la Regione Toscana, in questo veramente prima in Italia, definisce
le linee di indirizzo degli interventi di disassuefazione dal fumo di tabacco,
riconoscendo da un lato l?intervento sul fumo come un intervento sanitario
a tutti i livelli, e dall?altro definendo sul piano organizzativo la sua
modalità di pagamento nell?ambito del Ssn.
Che cosa cambia per i cittadini pisani che si rivolgono o hanno intenzione
di rivolgersi al Centro Antifumo operante a Cisanello (Aoup)? In pratica
dal 1º maggio il cittadino che deciderà di rivolgersi al Centro Antifumo,
riceverà una valutazione iniziale (visita medica, spirometria, misurazione
del monossido di carbonio nell?aria espirata, valutazione della sua abitudine
e dipendenza dal fumo di tabacco). Tale valutazione è a totale carico della
Regione: il cittadino vi accede su prenotazione, presentando un impegnativa
su ricettario regionale del medico di medicina generale per ?valutazione
iniziale presso Centro Antifumo? (l?impegnativa non comporta il pagamento
di alcun ticket). Successivamente il fumatore verrà indirizzato verso il
programma di cessazione, (una serie successiva di visite di controllo nell?arco
di un anno, con prescrizione di una terapia farmacologia per aiutare il fumatore
a smettere, valutazione della risposta al trattamento e sostegno del fumatore
dal punto di vista comportamentale).
07/05/2005
Calano i fumatori
ROMA Un fumatore su cinque (19,4%, pari a 2,7 milioni di persone), dopo l'introduzione
della legge Sirchia contro il fumo, ha detto addio alle sigarette. E' quanto
emerge da un'indagine della società Acqua, specializzata in servizi a supporto
del marketing, che ha condotto 800 interviste a un campione rappresentativo
della popolazione italiana di età compresa tra i 14 e i 64 anni, suddiviso
equamente tra i due sessi. Dalla ricerca risulta che i fumatori, che nel
1986 (fonte Ipso) rappresentavano il 36,2% della popolazione, oggi sono scesi
al 26,1%, pari a circa 14 milioni di persone. Le donne sono nicotina-dipendenti
più dei maschi (52,6% contro 47,4%) e la fascia di età in cui i fan della
sigaretta sono maggiormente concentrati è quella tra i 55 e i 64 anni (40,7%),
seguita dalla fascia 45-54 anni (20,1%). Nonostante il provvedimento anti-fumo
varato dall'ex ministro della Sanità, il 37% degli italiani continua tuttavia
a fumare come ha fatto fino a oggi, mentre il 38,8% si è limitato a ridurre
il numero abituale di sigarette. Solo l'1,2% ha reagito al divieto aumentando
il consumo di ?bionde?. Tra coloro che non hanno rinunciato al vizio, il
40% costituisce la categoria ?heavy smoker? con più di dieci sigarette al
giorno, ma rimane alta anche la percentuale di coloro che ne consumano da
11 a 20 (34,5%), e significativa quella inerente alla voce ?più di un pacchetto?
(9,7%). Ma gli italiani conoscono le norme antifumo entrate in vigore tre
mesi fa? La quasi totalità degli intervistati, 94,4%, è a conoscenza della
recente introduzione della Legge Sirchia; il 46% la conosce nei dettagli,
mentre circa un intervistato su due dichiara di averne solo sentito parlare
(48,4%). Il giudizio sulla nuova legge vede l'86,9% dei soggetti interpellati
valutare positivamente il nuovo provvedimento, ma la composizione in percentuale
del dato vede la netta prevalenza dei non fumatori: 81,5% contro il 18,5%
dei fumatori. L'indagine, infine, ha posto agli intervistati anche il problema
della frequentazione dei locali pubblici e delle modalità da seguire sul
posto di lavoro. Il 13,9% dei fumatori intervistati ha denunciato l'intenzione
di ridurre la frequentazione di bar, ristoranti o discoteche. Rimangono però
invariate le abitudini di oltre l'80% dei fumatori, mentre il 2,4% afferma
addiritura che ci andrà più spesso. Sul posto di lavoro invece la soluzione
più gettonata, per il 33,3% dei fumatori, è quella di uscire all'esterno
per concedersi la ?pausa sigaretta?.
Storace propone cura
Di Bella in fascia A,
è subito polemica
06.05.2005 - 11:31:19
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saniNews - La cura antitumorale Di Bella, basata su un cocktail di vitamine (beta carotene, alfa tocoferolo, acido retinoico), ormoni (somatostatina, melatonina) e alcuni antitumorali usati nella terapia tradizionale, torna a far parlare di sé.
Dopo quasi otto anni e una sperimentazione dall'esito negativo effettuata durante il ministero di Rosy Bindi (su 386 pazienti arruolati, 298 sono morti e 11 persi all'osservazione), ora l’attuale Ministro della Salute Francesco Storace vorrebbe istituire un gruppo di esperti che esamini la possibilità di inserire uno dei farmaci della cura Di Bella, la somatostatina, in fascia A del prontuario, a carico cioè del Servizio sanitario nazionale.
La decisione ha scatenato nuove polemiche, a cui il Ministro ha risposto duramente: «E’ ovvio che l’onorevole Bindi, che nessuno rimpiange al Ministero della Salute, insorga. Insorge perché pretendiamo il rispetto degli accordi sottoscritti tra Stato e Regioni sulle liste d’attesa e perché non sbattiamo la porta in faccia ai malati. Non sa che alcune Regioni già rimborsano i malati che scelgono la cura Di Bella».
Storace ha poi concluso, rilanciando il confronto: «sono sicuro che dialogando si preferirà cercare di capire, anziché lanciare anatemi».
Silvia Nava
Fonte: Ministero della Salute
06/05/2005
Scrivi anche tu !!
NO AGLI INCENTIVI PUBBLICI PER LE
SALETTE FUMATORI
I fumatori italiani fumano fuori dai ristoranti e lo trovano semplice e giusto.
Le salette fumatori sono inutili, costose, creano concorrenza sleale tra gli esercizi pubblici
e sono luoghi a rischio per la salute di chi vi lavora.
I soldi dello Stato non devono essere spesi per assecondare il tabagismo.
I preziosi soldi pubblici vanno spesi per le cure e le campagne di prevenzione sanitaria,
compresi i controlli sul fumo passivo nei luoghi di lavoro.
Nome, città
e-mail del Ministro della Salute: francescostorace@storace.tv
e-mail del Ministero della Salute: ufficiostampa@sanita.it
indirizzo del Ministero della Salute: al Ministro Storace: Ministero della Salute, Piazzale Dell' Industria 20, 00100
ROMA
e-mail dei maggiori quotidiani:
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Croazia, in arrivo il divieto di fumare in auto
Anche la Croazia come la Germania. Concordo che fumare in macchina possa
essere molto pericoloso ma perchè non risolvere prima il problema dell'esposizione
al fumo passivo che coinvolge e uccide molte più persone ogni anno?
Saluti. Cinzia
TRIESTE Va sempre peggio agli automobilisti croati (ma anche a chi si avventura
in macchina oltre frontiera) perchè dopo l'alcol potrebbe venire vietato
anche di fumare in macchina. La notizia arriva da Zagabria: il governo Sanader
sta guardando con particolare attenzione all'iniziativa avviata da un alcuni
deputati del Parlamento tedesco che vogliono proibire l'uso di sigarette
durante la guida. Zlatko Mehun, portavoce del ministero degli Interni, non
ha voluto commentare questa eventualità, però ha voluto ricordare che i responsabili
del dicastero stanno attualmente valutando «gli effetti del nuovo Codice
della strada», entrato in vigore il 20 agosto scorso che vieta appunto il
consumo di alcol prima di mettersi al volante (l?ormai famoso limite dello
0,00 per mille). «Al termine di questo processo esiste la possibilità di
procedere alla modifica di alcune disposizioni, però per adesso non esistono
degli esempi concreti»: ha dichiarato Mehun rimanendo sul vago. Comunque,
da fonti vicine ai vertici della polizia si è saputo che l'idea di vietare
le sigarette in auto è molto vicina dall?essere attuata.
In questo senso si seguiranno con particolare attenzione le esperienze nei
Paesi europei. «Le statistiche ? sempre stando agli esperti del ministero
dell?Interno croato ? dimostrano che la sigaretta, alla pari del cellulare,
disturba durante la guida ecco perchè i tedeschi chiedono l'assoluto divieto».
È che in Croazia il fumo è particolarmente radicato tra i cittadini e di
conseguenza anche tra i conducenti, i quali inoltre non possono fare a meno
di telefonare mentre sono al volante: indicativo il dato secondo il quale
solo a Zagabria la polstrada commina 800 multe al mese per questa infrazione.
Ricordiamo che l'automobilista pizzicato a telefonare al volante deve pagare
500 kune e perde un punto dalla patente che, al settimo, viene ritirata.
I vertici politici croati stanno valutando anche la possibilità di introdurre
ulteriori disposizioni in vigore sulle strade europee. Sotto questo profilo
una delle novità potrebbe essere rappresentata da uno speicifico contrassegno
delle automobili alla cui guida si trovano i neopatentati. Comunque, le eventuali
modifiche del Codice della strada non dovrebbero entrare in vigore prima
di settembre, a stagione turistica in conclusione.
Pierluigi Sabatti
05/05/2005
Il confine del fumo sta sulla porta di casa
Flavio Cattaneo sarà un estremino o un anarcone? E chissà i ministri Martino e Matteoli a quale gruppo appartengono. La domanda non è oziosa perché il direttore generale della Rai, intervistato ieri dal Corriere, si è impudicamente definito fumatore; e sia il titolare della difesa che quello dell’ambiente avevano in passato espresso scetticismo sulla legge antifumo in vigore dal prossimo 10 gennaio.
Estremini, anarconi, Severgnini e liberali
di Carlo Stagnaro
Per Beppe Severgnini, infatti, i critici del divieto si riducono a queste due categorie: gli estremini e gli anarconi, appunto.
Estremini e anarconi, per il corsivista del quotidiano di Via Solferino, “rallentano, complicano e confondono una vita pubblica che è già rallentata, complicata e confusa”. L’uno “è un micro-estremista: non violento, ma livido, capace di cattiverie inaudite e ira funesta”. La quintessenza dell’estremino sarebbe l’organizzazione Forces, che da anni si batte per i diritti civili. L’anarcone, invece, “è un anarcoide pasticcione, un filosofo a gettone secondo cui ogni tentativo di disciplinare la convivenza è un attentato alla libertà”. A dispetto dei loro sforzi, si sa come andrà a finire: “tra qualche mese non ci ricorderemo più com’erano i ristoranti puzzolenti di fumo”. Accetteremo il sopruso, ce ne faremo una ragione e tireremo avanti.
La legge Sirchia, a parole rivolta contro il fumo, colpisce i fumatori. Nel mirino del ministro non è la sigaretta, ma l’individuo che se l’accende. E, per conseguire l’obiettivo voluto, la norma insidia qualcos’altro, qualcosa di più profondo e importante. Scava la fossa sotto la proprietà privata, già tanto fragile in Italia. Il canto della sirena intonato da Severgnini ricalca un clichè importante: “la mia libertà finisce dove comincia quella degli altri”. Già. Dove termina l’una, e dove inizia l’altra? Dove la libertà di fumare deve arrestarsi, e in che punto la libertà di non fumare prende il sopravvento?
Il confine sta sulla porta di casa. In casa mia si fa come dico io, e in casa tua decidi tu. Se sopportare il mio fumo è un prezzo troppo alto per te, se io proprio non riesco a trattenermi dall’accendere in tua presenza, pazienza: vorrà dire che ciascuno di noi rinuncerà a trascorrere del tempo con l’altro. La vita è fatta di scelte: se questo vale per le abitazioni private, deve valere anche per i locali ipocritamente detti “pubblici”.
Ristoranti e pub, infatti, non sono pubblici nel senso che appartengono allo Stato: sono pubblici nel senso che sono “aperti al pubblico”. Cioè, stanno sul mercato in virtù della loro abilità a soddisfare i desideri degli avventori, a metterli a proprio agio. Se non ci riescono, chiudono. Ora: il fatto che la maggior parte dei locali non siano smoke free ci dice due cose. Primo, i fumatori costituiscono una porzione significativa della clientela. Secondo, i non fumatori sono largamente indifferenti al vizio dei loro amici. O lo tollerano, o non ne sono urtati. Comunque, non si pongono il problema.
La legge antifumo, di conseguenza, espropria i titolari dei locali pubblici del diritto di uso dei loro spazi: impedisce di creare un ambiente gradevole per i frequentatori. Quindi, rende la nostra vita peggiore. Questo richiama l’attenzione su un altro punto sollevato da Severgnini: che una parte almeno dei nemici degli antifumo siano uomini livorosi e arrabbiati. In effetti, questa accusa vale per molti attivisti del movimento salutista.
Un piccolo campionario. Girolamo Sirchia ha caldeggiato l’istituzione di un comitato di vigilanza contro il fumo in tv. Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri, ha suggerito di radiare dall’albo i medici amanti delle bionde. L’Organizzazione Mondiale della Sanità vorrebbe impedire alle multinazionali del tabacco di pubblicizzare i loro prodotti, anche sponsorizzando eventi sportivi o iniziative benefiche. A New York hanno proposto di ritoccare la famosa siluhette di Franklin D. Roosevelt, simbolo di Hyde Park: togliendogli di mano l’immancabile sigaretta, naturalmente.
La sociologa Anne Wortham spiega che gli avversari del tabacco credono che “se fumi ti trovi in uno stato di falsa coscienza, perché non sai quel ch’è meglio per te. Si rifiutano di riconoscere la capacità della gente di fare delle scelte. ‘Dipendenza’ vuol dire che non si può neppure parlare di quel che ti piace o no. Noi possiamo decidere per te”.
Estremini e anarconi saranno anche buffi paranoici, ma non sbagliano quando, alla finestra, vedono affacciarsi il Grande Fratello.
(Da Il Riformista, 7 gennaio 2005)
Fumatore o tabagista?
Possa lo veritiero nome a cui m'appello
esser di monito e di richiamo
a color che fan dell'acceso bracerello
uso, abuso e lor vizio quotidiano.
Niun dev'esser incoraggiato
in su la strada della dipendenza
e niun dev'esser inviso e ostacolato
se fa richiami alla Pubblica Incoscienza.
L'Alighiero
Il Presidente di AP ha scritto al Direttore della Gazzetta del Mezzogiorno :
La guerra delle parole dei
tabagisti
Signor Patruno,
complimenti per la sua risposta alla signora Bellomo e la critica alle
sciocchezze della Spinelli. Il tabagismo è un disturbo o nel migliore
dei casi è una condizione che - a Storace e alla Spinelli - fa dire
sciocchezze. Grosse. Complimenti a lei che ha distinto e separato
nettamente gli ambiti che potrebbero essere privati (le merendine, il
grasso) da quelli pubblici (il fumo passivo), senza cadere nel tranello
dei tabagisti.
Il fumo passivo è un problema pubblico, non privato! E lei è riuscito
dove "Farheneit" (programma di Radio3, intorno al 10 Gennaio) ha fallito
miseramente. Durante la trasmissione dedicata al fumo passivo gli
scrissi :
"Chiedo ancora: perché queste "ingerenze dello stato" o della "autorità
scientifica" non vengono menzionate circa l'Aids, l'inquinamento
atmosferico, la carie dentale, eccetera ? Secondo me nell'impostazione
del programma di oggi si è caduti nel vittimismo inscenato dai
tabagisti, nel tranello comunicativo e relazionale. Aggiungo: il
grasso nelle vene danneggia solo chi lo ha; non esiste il "grasso
passivo" "
Il presentatore Marino Sinibaldi venne soggiogato a tal punto dal
contesto e da un tabagista che aveva scritto, che pronunciò la seguente
frase, l-e-t-t-e-r-a-l-e: "molti dicono «ma non è vero che c'é un
parallelo fra il fumo e il grasso nelle vene, perché il grasso nelle
vene fa male soltanto a chi ce l'ha» [è il mio messaggio] , però
risponde un altro ascoltatore, Claudio «mica è tanto vero questo, se chi
ha il grasso nelle vene poi magari per questo ha una visione imperfetta
o si sente male e investe qualcun'altro, anche quello possiamo dire [che
é] una forma di grasso passivo»".
Insomma, il Prof. Sinibaldi nel 2005 ha scoperto i mali da grasso
passivo e "casualmente" li ha scoperti proprio il 10 gennaio 2005 ...
Ci siamo capiti ?! :-DDDD
Ha ragione lei a scrivere che "il rispetto degli altri" è il vero
problema.
Io non ho una avversione personale verso la Spinelli o Storace, ma
ancora non esiste l'obbligo di scrivere sciocchezze o di fare il
Ministro della Sanità, né "La Stampa" è costretta a pagare chi le scrive
né non esistono persone più competenti di Storace. Come molti tabagisti
cercano di rovesciare le cose, di ridefinire la chimica, il diritto, la
logica. I tabagisti in Italia hanno urlato sciocchezze per decenni,
generando uno stato di soggezione verso chi semplicemente non aveva quel
disturbo.
TUTTE le parole usate da Spinelli-Storace gli si rovesciano addosso a
dimostrare quante e quanto grosse ne fa dire la nicotina:
- la "tirannide" è quella imposta da quei camini con i piedi che sono
gli affumicatori;
- la "libertà individuale" reclamata dagli affumicatori è quella che
loro per primi hanno calpesato, costringendo il mondo a tossire con
loro;
- la "violenza" è quella di chi affumica senza nemmeno chiedere o anche
dopo;
Eccetera.
Complimenti perchè non è caduto nel tranello.
Saluti
Massimo D'Angeli
Nota di Ezechiele :
D' ora in poi, al posto della parola Fumatore usiamo tutti la parola Tabagista che esprime molto meglio il concetto di dipendenza e di malattia .
04/05/2005
Lettera inviata
ai quotidiani
Marco Badiani
Francesco Storace, appena nominato Ministro della Salute, ha dichiarato di volersi impegnare per far crescere il numero delle sale per fumatori nei ristoranti. Ma perché il ministro vuole metter le mani in una normativa alla quale gli italiani si sono già completamente e pacificamente abituati? E nell'interesse di chi si sta muovendo? Di certo non agisce nell'interesse delle medie e piccole attività di ristorazione (che dopo l'entrata in vigore della legge non hanno subìto alcun calo del giro di affari), dato che moltissime di queste per ragioni strutturali non potrebbero comunque allestire le aree per fumatori e sarebbero di conseguenza messe in condizioni di svantaggio proprio da una proliferazione di quest'ultime nei locali più grandi. Altrettanto certamente non lo fa nell'interesse di camerieri o sommeliers, per rispetto della salute dei quali gli spazi dove si fuma andrebbero semmai aboliti del tutto (forse però Storace immagina che i piatti e le bottiglie sulla tavola ci arrivino da soli o crede alla favola dell'impianto di aspirazione che elimina totalmente gli inquinanti). Ma non si muove neanche nell'interesse dei tanti fumatori che, avendo potuto sperimentare qualche pasto senza sigaretta e rendendosi conto che in queste condizioni cibi e bevande si apprezzano molto meglio, pur potendo disporre di una sala attrezzata eviterebbero comunque di utilizzarla. E sembrerebbe dimenticarsi di coloro che oggi ringraziano Sirchia per esser riusciti, proprio grazie ai nuovi divieti, a fumare di meno o a smettere del tutto. In sostanza, se le intenzioni di Storace divenissero realtà egli farebbe cosa gradita solamente ai pochi che ancora chiedono di poter fumare seduti ad un tavolo perché considerano un disagio insopportabile doversi alzare e percorrere dieci metri per andarlo a fare all'aria aperta. Ma siamo proprio sicuri che valga la pena sacrificare la salute di chi lavora e rischiare di far chiudere tante attività per accontentare un manipolo di bizzosi che si comportano come bambini a cui è stato tolto il lecca-lecca? E se anche il ministro stesse pensando in cuor suo a quei fumatori che hanno raggiunto una dipendenza da nicotina molto elevata, dovremmo ricordargli che oggi si trovano in commercio dei prodotti che permettono di astenersi dal fumare almeno per la durata di un pasto, fermo restando che a chi desidera proprio la sigaretta tra le labbra nessuno impedisce di uscire da un locale per accendersela. Ad ogni modo, se dietro le intenzioni di Storace vi fosse davvero il desiderio di alleviare le sofferenze degli "schiavi della sigaretta", non sarebbe più in sintonia con il ruolo che egli ricopre se agevolasse la partecipazione di questi poveretti a dei corsi di disassuefazione al fumo anziché mettere a loro disposizione un maggior numero di luoghi dove possano continuare a farsi del male? Non sarebbe più sensato destinare del danaro pubblico alle aziende che vogliono organizzare degli incontri per i dipendenti che vogliono smettere di fumare invece di darlo ai ristoratori per comprare dei costosi aspiratori? Ma Storace ha capito di quale Ministero si trova a capo?
FUMO: IN GERMANIA
VOGLIONO VIETARLO
MENTRE SI GUIDA
Berlino, 3 mag. -
Vietare il fumo a chi e' al volante: e' la proposta di un gruppo di parlamentari tedeschi, convinti che tenere una sigaretta tra le mani mentre si e' al volante sia pericoloso. "I rischi di un incidente crescono enormemente quando si guida fumando", ha spiegato il socialdemocratico Peter Danckert. Il sostegno alla proposta taglia trasversalmente i partiti. Anche la cristiano-democratica Katherina Reiche ha annunciato che vuole il divieto di fumo per i fumatori: del resto, ha fatto notare la Reiche, il Parlamento ha gia' vietato l'uso dei cellulari per chi guida e "le sigarette sono una distrazione esattamente come i telefonini". (AGI) Bia 031100 MAG 05 .
03/05/2005
Lo staff di Storace scrive
ancora ad Amina
Grazie per avermi ancora risposto e grazie per le sue parole. Le confesserò
che non mi aspettavo di essere ascoltata e mi fa molto piacere invece sapere
che la voce del semplice cittadino può farsi sentire anche in modo così diretto.
E sono anche contenta che abbia un suo personale parere da persona libera
e intelligente.
Riguardo agli incentivi o finanziamenti, ecc.. in aggiunta a quello che già
Le ho scritto devo anche dirLe che ogni volta che il contribuente sente
parlare di queste cose la prima domanda che si pone, da ?massaia?, è:
- Con quali soldi?
La risposta che si dà, normalmente, è:
- Con i miei!
E gli viene l?orticaria virtuale.
Nessuno si tira indietro se si deve aiutare qualcuno ma, in questi tempi
di crisi, ci sono delle priorità e i ristoratori sono forse gli unici che
non dovrebbero lamentarsi troppo. Basta vedere i prezzi che circolano nei
ristoranti e pizzerie e fare quattro conti per capire che loro sono, forse,
gli unici ad essere avvantaggiati dalla moneta unica, inoltre hanno avuto
tutto il tempo possibile per attrezzarsi prima che la legge entrasse in vigore.
Pensieri da ignorante e cliente ma, Le assicuro, che non sono solo miei.
Per cui credo che, fatta la legge sacrosanta sul fumo, la Sanità debba rivolgere
risorse e tempo ad altro che riguarda TUTTI i cittadini che hanno, purtroppo,
il vizio di ammalarsi.
Le auguro buon lavoro e la saluto cordialmente.
Anche a me farebbe piacere conoscerLa e grazie ancora per la Sua disponibilità.
Amina
P.S.
Se può esserLe di interesse tutto il nostro scambio di e-mail è riportato
sul sito:
http://unavitainfumo.splinder.com/
dove troverà molto impegno gratuito per quanto riguardo il problema del fumo.
>-- Messaggio Originale --
>Reply-To: "Squadra Internet" <web@storace.tv>
>From: "Squadra Internet" <web@storace.tv>
>To: "Amina >
>Subject: Re: LEGGE SUL FUMO
>Date: Tue, 3 May 2005 07:45:15 +0200
>
>
>gentile amina,
>mi farebbe piacere conoscerla.
>le assicuro non per convincerla sulle intenzioni del neo ministro, affatto.
>non le nego che, fatta salva l'intenzione di ripondere esustivamente alla
>sua richiesta,
>la mia opinione personale coincide con con la sua.
>la stupisce?
>spero di no.
>un conto è cercare di far bene il proprio lavoro, un conto è la libertà
di
>pensiero ed opinione alla quale ognuno di noi ha diritto.
>ritengo di averle risposto sempre con il masimo impegno, ma questo non fa
>di me un "appiattito" su tutte le scelte del ministro come di nessun altro.
>cordialmente.
>dario pettinelli
Lo Stato non ficchi il naso
nella nostra vita privata
Gazzetta Del Mezzogiorno 01/05/2005
Caro direttore, immagino che sia stata una sconfitta per lei la sostituzione del ministro della Salute, Sirchia, con l'ex governatore del Lazio, Storace, il quale appena insediato ha detto: basta con la tirannide dei divieti, basta con lo Stato che dice ai cittadini come si devono comportare, a cominciare dal fumo e dalla crociata contro i fumatori. E infatti Storace ha subito aggiunto che non cambierà la legge che proibisce la sigaretta in pubblico, ma creerà più spazi destinati ai maltrattati fumatori. Ora noi sappiamo che in Puglia c'è una legge che ha addirittura anticipato quella nazionale, e che nonostante le previsioni sulla nostra indisciplina, funziona abbastanza bene. Ma sono rimaste addirittura mitiche le battaglie di Sirchia contro le merendine ai bambini, o l'ultima contro l'alcol ai minorenni. A parte il fumo, verso il quale non è mai stato tenero, lei davvero ritiene, direttore, che lo Stato debba entrare nelle nostre case a dirci cosa fare e non fare?
Antonella Bellomo Bari
Cara Antonella, il problema non è se lo Stato debba intervenire nella nostra vita privata o no: certo non potrà venire a dirci di non metterci le dita nel naso. Ma di sicuro lo Stato ha diritto perlomeno di evitare che i nostri comportamenti si traducano in costi a suo carico (cioè a carico di tutti noi). Esempio il fumo: che sia responsabile di una grave malattia, è scontato. Che questa malattia costi al servizio sanitario nazionale, è altrettanto scontato. E che il fumo di chi fuma danneggi anche chi non fuma, è ugualmente scontato. Come difendere chi non vuole sorbirsi le sigarette altrui, vogliamo lasciare tutto alla guerra fra chi vuole la finestra aperta e chi no? Storace, come lei ha ricordato, ha fatto suo il grido della celebre giornalista Barbara Spinelli: basta con la tirannide della salute insediata nella nostra società, una tirannide che ha invaso le famiglie e i rapporti con gli altri, gli spazi pubblici e quasi per intero le vite private, ha trasformato l'umanità in un gregge di malati e malaticci potenziali. Basta col cittadino infantilizzato e lo Stato che deve educare e persuadere. Che le reazioni a questo proclama siano state quasi tutte negative, non me lo sono inventato io. E lo stesso Antonio Vanzo della Lega Nord, cioè un suo alleato di governo, lo ha invitato senza mezzi termini a non dire castronerie. Altri hanno parlato di populismo. E quasi tutti hanno ricordato che ormai la medicina punta soprattutto sulla prevenzione, è sicuro Storace di voler dire davvero «preferisco impegnarmi più sulla malattia che sugli stili di vita»? Che ai genitori baresi vada bene che i loro bambini si rimpinzino di merendine facendone i più obesi d'Italia, si accomodino pure, ancorché l'obesità sia il primo passo verso il diabete già a 18-20 anni con tutte le conseguenze. Che a Storace vada bene che ciascuno si spinelli quanto vuole, sarebbe già più singolare. E che non abbia nulla da dire verso ragazzini di undici anni che si avviano all'alcol, sarebbe addirittura inaudito. Ma qui, diciamo, siamo sempre nel comportamento individuale che non farebbe male agli altri, benché sia stata proprio una nota marca di birra a pubblicare sui giornali una pagina pubblicitaria nella quale dice: «Quando bevi i tuoi tempi di reazione si allungano. Prima di guidare, pensaci». Ma altro discorso è il fumo, il fumo fino a prova contraria affumica anche gli altri non interessati, se io voglio fumare mi faccio la sigaretta mia non la tua. Vogliamo considerarlo «stile di vita» o violenza? Il problema non è, quindi, la libertà individuale, ma il rispetto degli altri. E del resto, non possiamo soggiacere alla martellante persuasione di chi ci vuole tutti in linea e azzimati, senza renderci conto della stessa martellante persuasione di chi ci vuole imbottire di schifezze dalla mattina alla sera, di chi ci mostra casualmente nei film (ma guarda) l'attore famoso che sta sempre con la sigaretta in bocca o tracanna come una spugna. Per non parlare, come denunciato da Sirchia, delle università finanziate dalle multinazionali e che scodellano severi studi in base ai quali il fumo non fa male, la tale acqua minerale è purissima, avere un po' di pancia allunga la vita. Non è ancora proibito ammazzarsi, se uno vuol farlo. Ma è un po' più seccante doverlo tenere in rianimazione per mesi a spese di tutti i contribuenti o pagargli il funerale di prima classe. Ovvio che stia esagerando, Antonella, ma non dovrebbe esagerare nemmeno chi vede tirannidi della salute senza sospettare che la vera tirannide è utilizzare posti di responsabilità per diffondere parole in libertà. Contare fino a dieci prima di parlare, prego.
01/05/2005
02/05/2005
E Storace risponde :
----- Original Message -----From: Squadra InternetTo: AminaSent: Monday, May 02, 2005 9:29 AMSubject: Re: LEGGE SUL FUMO
infatti. è un copia e incolla a chi chiede la stessa cosa negli stessi termini.non ci vedo nulla di sconcertante.ribadisco: cosa ha detto il ministro? cercherò incentivi per chi vorrà creare spazi per i fumatori.le pare condannabile?il buon senso suggerisce invece un ampliamento del rispetto verso "tutti" fumatori compresi.ecco perchè "l'impianto della legge non è in discussione".dario pettinelli----- Original Message -----From: AminaTo: Squadra InternetSent: Monday, May 02, 2005 12:20 AMSubject: Re: LEGGE SUL FUMO
"l'impianto della legge non è in discussione..."Queste vostre poco comprensibili parole sono le stesse che avete scritto in risposta ad un'altra e-mail inviatavi da un mio amico.Credo che si tratti di un modo automatico di rispondere alle e-mail che vi arrivano.Ma quello che noi scriviamo lo leggete?Amina----- Original Message -----From: Squadra InternetTo: AminaSent: Sunday, May 01, 2005 3:31 PMSubject: Re: LEGGE SUL FUMO
l'impianto della legge non è in discussione.la tolleranza ed il rispetto altrui che l'hanno mossa e che le hanno dato modo di vedere la luce in modo condiviso, non possono essere valori a senso unico....
01/05/2005
Amina ha scritto a Storace :
Mi ha risposto Storace !
Avevo inviato anche io a Storace la lettera suggerita da Cinzia Marini, firmandola :




