30/04/2005
La sottile linea tra vizio
e tossicodipendenza
.La Nazione 28/04/2005
Il fumo è penetrato nel costume, nell'arte, nella letteratura, nella musica e soprattutto nel cinema che spesso ne ha esaltato il suo consumo, persino i personaggi dei fumetti a volte non disdegnano una sigaretta.
Si tratta di veri e propri messaggi pubblicitari che arrivano senza che i destinatari se ne rendano conto. E considerando che i messaggi che non raggiungono la sfera della consapevolezza sono i più efficaci, dobbiamo domandarci quante sigarette vengono accese senza sapere che il desiderio è stato evocato da un film, da una foto, o dalla voglia di imitare il cantante o l'attore del cuore.
La persona che inizia a fumare è convinta di poter smettere quando vuole perché viene sottovalutata la dipendenza generata dalla nicotina. Il fumo di sigaretta viene considerato un vizio, ma i fumatori dicono: «E' un vizio che in qualsiasi momento posso abbandonare».
In realtà non è così, il fumo di sigaretta non è un vizio e non è un'abitudine, ma una tossicodipendenza.
La nicotina, infatti, viene oggi riconosciuta al pari di oppiacei, cocaina, alcol e allucinogeni, tra le sostanze psicoattive in grado di indurre dipendenza fisica e psichica.
Non c'è un vero motivo per cui i giovani iniziano a fumare, solitamente si inizia: per provare, per curiosità; per imitazione degli altri (genitori, fratelli, amici, adulti, personaggi celebri dello spettacolo che fumano); per essere accettati dal gruppo di amici; per sentirsi adulti; per trasgredire a regole imposte dagli adulti; perché si pensa di poter smettere in qualunque momento.
Si continua a fumare perché: il fumo provoca dipendenza fisica e psicologica; per essere stimolati; come mezzo per "caricarsi" e per rilassarsi; per "scaricarsi" e per la gestualità (cioè "tenere occupate le mani"); perché piace, e smettere sembra privarsi di un "piacere" irrinunciabile: perché si sottovalutano i danni alla salute provocati dal fumo.
I danni del fumo sono molto sottovalutati infatti ogni anno il fumo provoca 90mila morti e questo vuol dire che ogni 7-8 minuti muore una persona per una malattia legata al fumo.
Ogni anno 51mila persone muoiono per tumori, 25mila per bronchite ed enfisema polmonare, 14mila per patologia vascolare cardiaca e cerebrale.
Cinzia Marini ci ha scritto:
Invito a Storace
Per il momento a Storace e ai giornali ho inviato questa:
Per anni abbiamo dovuto subire il fumo passivo nei luoghi di lavoro e di
svago. Per anni abbiamo lottato per ottenere questa legge che la stragrande
maggioranza degli italiani condivide. Finalmente da poco più di tre mesi
frequentare i locali pubblici e andare a lavorare è diventato un piacere.
Anche i fumatori concordano che ora la situazione è radicalmente cambiata
in meglio e ben volentieri compiono un atto di grande civiltà e di rispetto
nei confronti del prossimo: si alzano e vanno a fumare fuori. Siamo ammirati
e invidiati da molti paesi europei che si apprestano a seguire il nostro
esempio. Quindi caro ministro la invitiamo vivamente ad occuparsi degli altri
mille problemi che affliggono la sanità in Italia poiché la legge che ha
introdotto il divieto di fumare in tutti i luoghi chiusi dal 10 gennaio 2005
ci piace molto e non desideriamo vederla modificata in alcun modo.
29/04/2005
«Ognuno si regola
con la propria testa».
Flavia Amabile
ROMA
Aveva provato a smettere del tutto sabato. Al Quirinale aveva giurato obbedienza alla Costituzione, ma anche di non voler toccare più sigarette in vita sua. Ieri Francesco Storace, neoministro della Salute, è stato più realistico. Ha ammesso di aver ridotto a due sigarette al giorno: «Una dopo pranzo e una dopo cena. Sono Troppe?», chiede. Risposta di Girolamo Sirchia, suo predecessore: «Ognuno si regola con la propria testa».
Per quel che riguarda il fumo altrui, il neoministro Storace ha suscitato i primi malumori quando ha ribadito che «il principio non si tocca» e che, però, vanno salvaguardati alcuni diritti anche dei fumatori, ovvero: «Occorre verificare se ci sono opportunità per gli esercenti che vogliono avere la possibilità di aree dedicate, cioè al ristorante l'angolo per fumatori. Non significa buttare a mare la legge, ma rispettarla e consentire al cittadino di comprendere cosa significa non fumare senza imposizione».
Dal punto di vista di Storace, però le priorità sono altre. Erano le dieci e mezza di ieri mattina, quando ha incontrato il predecessore Girolamo Sirchia per il passaggio di consegne. Il primo a varcare in macchina, pochi minuti prima la soglia del ministero è stato l'ex presidente della Regione Lazio. Dopo poco è giunto a piedi un sorridente Sirchia. «Un colloquio soprattutto tecnico, per fare il punto di ciò che c'è e come proseguire», sintetizza Storace. «Ho illustrato le ultime cose fatte - ha detto Sirchia - in particolare l'intesa Stato-Regioni del 23 marzo: un punto fermo molto importante perché prevede i meccanismi per migliorare il servizio sanitario. Il ministro si è informato sulle prossime tappe previste dal percorso che poi discuterà con le Regioni».
Al termine il neoministro ha chiesto due dossier: sulle politiche di contenimento del prezzo dei farmaci e sul rinnovo del contratto dei medici. «Da domani lavorerò su questo», ha annunciato.
Il suo ministero avrà come missione «una politica prettamente sanitaria». Questo però - precisa - «non significa buttare all'aria un lavoro che è stato apprezzato dai cittadini». Il neoministro sogna di poter «ritrasferire al ministero della Salute la titolarità dei poteri sulla sanità, strappandoli a Via XX Settembre». Più facile probabilmente sarà realizzare un altro dei suoi desideri: «coniugare anche in sanità il federalismo con il principio dell'interesse nazionale che l'Ulivo aveva cancellato e che il centrodestra ha voluto reintrodurre».
Il ministro ha assicurato un rapporto equo con le Regioni. «Sono quasi tutte di centrosinistra - ricorda il neoministro - e ci saranno ampi spazi di discussione nell'interesse di tutti. Se è vero che ci sono sperequazioni dettate da criteri antichi (come nel caso del riparto delle risorse) il fatto che ci siano Regioni dello stesso colore politico ci aiuterà a porre la questione senza pregiudizi».
Soddisfatte le associazioni dei medici. «Finalmente un politico alla Sanità. La Sanità ha bisogno di scelte politiche in un momento così difficile» è la posizione di Ortopedici, Radiologi, Pediatri di Famiglia e Internisti Ospedalieri.
Critiche da parte della Lega. «Se il buongiorno si vede dal mattino.... Il ministro Storace poteva anche soprassedere prima di dire castronerie del genere. Il fumo fa male e basta e chi lo subisce si ammala quanto e più di un fumatore. Quello di Sirchia è un provvedimento giusto perché è innanzitutto un fatto di prevenzione e civiltà», ha affermato il vicepresidente dei senatori della Lega Nord Antonio Vanzo. E critiche dall'opposizione. «Un esordio confuso e superficiale tanto da correre il rischio di rimpiangere l'ex ministro Sirchia», afferma Livia Turco, responsabile Welfare dei Ds. «Annuncia genericamente - continua Turco - che tra i suoi primi impegni ci sarà quello di aiutare le persone a risparmiare sul costo delle medicine, ma non spiega come». Inoltre, «torna indietro su fumo e stili di vita, le uniche cose positive del ministro Sirchia».
Striscia la Notizia gli ha consegnato il Gongolo d'Oro «perché sappiamo che in questi giorni sta gongolando per la nuova carica». Il neo ministro ha accettato il premio mostrando di saper stare al gioco.
28/04/2005
SCRIVIAMO A STORACE !!!
Scriviamo in massa a Storace chiedendogli di non modificare in NIENTE la legge antifumo recentemente entrata in vigore.
Chiediamogli anche di proseguire nella campagna Anti alcohol che Sirchia aveva appena iniziato.
L' indirizzo e mail di Storace e' :
mentre l' indirizzo web del suo sito , in cui e' possibile lasciargli messaggi , e':
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Le risposte di Sirchia
ROMA - E con Storace, professor Sirchia? Come vi siete lasciati? «Bene. Non c’era alcuna questione aperta tra noi, le pare? Ha confermato che il divieto di fumo nei locali resterà... Così almeno ha detto. Semmai, si propone di venire incontro ai fumatori aumentando le salette a loro destinate. Diciamo che il suo sarebbe un arricchimento... Bene, perciò».
E’ vero, ma il neo ministro della Salute ha anche detto di temere quella società terapeutica di cui ha parlato su La Stampa Barbara Spinelli, con il cittadino «infantilizzato» e lo Stato che deve «educare, persuadere...». «Ognuno la pensa come crede. Io ho cercato di proteggere la salute pubblica non soltanto da epidemie come la Sars, da malattie ad alta diffusione. Ho cercato di fare informazione, di spiegare che alcuni stili di vita sono pericolosi. Ma mi sono appellato all’intelligenza della gente, non ai proclami. E francamente, mi sembra di essere stato compreso: per strada son tanti i genitori, i nonni, che mi fermavano per dirmi: "Vada avanti". Vedono i loro figli, i loro nipoti, tornare a casa il sabato sera ubriachi, e tutte le volte rischiano la vita, in motorino... Ragazzini ai quali la legge consente di comprare liquori, perché in Italia c’è il divieto di somministrazione, ma, stranamente, non quello di vendita». La Spinelli, per l’appunto citata da Storace, parla di una «tirannide sanitaria». «Le lobby, del fumo, dell’alcool, delle merendine sono molto potenti e molto ricche. Hanno sempre brandito l’argomento delle libertà dell’individuo e continueranno a farlo. C’è sempre il gruppo dei radical chic che si fa imbesuire». I radical chic, professore, si vedono molto nei salotti, ma Barbara Spinelli non ne frequenta. A parte questo, pensa davvero che personalità diciamo «sveglie» e provvedute si lascino manipolare, come dice lei in milanese «imbesuire», dai produttori di sigarette? «Non conosco personalmente Barbara Spinelli, ma ne ho grande considerazione. Ciò detto, la questione delle libertà individuali è uno dei classici temi branditi dai produttori di sigarette per evitare i divieti di fumare nei luoghi pubblici. Ma, vede, è un’arma spuntata, si spunta non appena fai notare che la tua libertà di fumo finisce nel momento in cui comincia la mia libertà di respirare... Sono libertà che hanno lo stesso peso. C’è il diritto di non rimanere intossicati: ha presente quanto sta bene un asmatico in un ambiente pieno di fumo? Da ministro, non ho mai vietato nulla, né sostengo il proibizionismo. Mai detto "Non bevete", ma "bevete un po’ meno". Fa male al cuore vedere la salute di ragazzini compromessa per sempre. La salute è un genere molto deperibile, sa». E’ destino di molti ministri della Salute, non tutti si capisce, concludere tra qualche amarezza e un po’ di polemica. E’ capitato anche a Rosy Bindi. Ai tempi del governo dell’Ulivo, anche lei dovette lasciare in anticipo: qualcuno, tra i suoi, temeva di perder voti alle elezioni per via di certe posizioni intransigenti. La cambiarono e persero egualmente. Adesso Sirchia, con la valigia in mano, dice: «Non sono mai stato una persona flessibile e questo, nella vita, mi ha creato tanti problemi». Pensa che dietro l’inchiesta giudiziaria che riguarda i suoi rapporti con case farmaceutiche possano esserci alcune lobby? «L’ultimo che può saperlo sono io. Però non credo si possa arrivare al punto di mandare via un ministro per queste pressioni. Semplicemente, le cose stanno come me le ha raccontate Berlusconi: mi ha detto che non poteva non fare quest’operazione politica. Sapeva che non mi sarei opposto alla sostituzione e che gli sono grato per avermi consentito di lavorare per quattro anni nel modo che ritenevo giusto». Uno stile che l’ha fatto diventare il ministro più popolare del governo, ma anche quello accusato di voler «guidare» le vite dei cittadini: «Non fumate», «Mangiate meno», «Bevete meno»... «Io ho capito una cosa: senza un investimento sulla salute pubblica e un cambiamento negli stili di vita dannosi, nel 2015 i costi del servizio sanitario non saranno più sostenibili. Per molti Paesi, incluso il nostro. Non è una mia fissazione, ma una realtà cui tutti i governi si stanno adeguando. Le faccio un esempio: se non preveniamo l’obesità nei bambini, avremo una crescita imponente di malati di diabete, ragazzi che saranno gravemente malati già a 18-20 anni. Le complicanze del diabete sono terribili, si può arrivare alla dialisi, alla cecità. O riusciamo a far capire che pensarci per tempo è interesse di tutti, e non di quel maniaco che stava alla Sanità, oppure tra dieci anni saremo nei guai. So che è difficile: i cittadini devono resistere alla sollecitazione delle pubblicità. Merendine che rendono i bambini obesi, film che promuovono alcol e sigarette...». Lei ci ha provato, l’ha detto. «Noi viviamo in una società condizionata da una pubblicità manipolatoria e molto intrusiva. Guardando certi film, soprattutto americani, si capisce benissimo che sotto c’è un contratto, quasi si legge in controluce la clausola per arricchire ulteriormente l’attore X, che tracanna alcol per tutto il tempo, o l’attrice Y, sempre con la sigaretta tra le dita. Negli Stati Uniti, su Internet, ci sono dei siti, per esempio www.smokefreeamerica.com, che questi contratti li pubblicano, contratti segreti tra star dello show business e multinazionali. Riescono a entrarne in possesso e li pubblicano. Ci sono persino università foraggiate dalle aziende di sigarette e pronte a garantire ricerche "scientifiche" secondo cui il fumo passivo non fa male». Insisto. Le lobby hanno avanzato richieste al suo ministero? L’inchiesta giudiziaria è stata un segnale? «Le dico soltanto che fare il ministro della Salute non è stato semplice e non lo sarà. Non voglio entrare nei dettagli, sarebbe sgradevole. Tentativi di vanificare l’operato del ministro ci sono stati e ci saranno. Sa com’è... Si vendono cento miliardi di sigarette l’anno, e il calo di fatturati di questo tipo mette in moto molte cose. Vale per gli alcolici, per le merendine. Gli stili di vita veicolati attraverso la pubblicità sono studiati da grandissimi comunicatori e i giovanissimi sono un obiettivo facile. Non sono un proibizionista, ma possiamo assistere inerti alla demolizione di intere generazioni? Io penso di no e come me la pensano molti genitori e molti nonni». Maria Latella
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27/04/2005
I FUMATORI DI
SINISTRA SPERANO
IN STORACE.
MA CURZI: IO
STO CON SIRCHIA
Tratto dal "Corriere della Sera" del 25/04/2005, pag. 10
ROMA, 25 aprile 2005 - Il nemico del mio nemico è mio amico. Anche in politica. Il nuovo capitolo delle alleanze a sorpresa comincia con il post scriptum che ieri Valentino Parlato ha aggiunto al suo editoriale sul manifesto . Poco più di una riga in calce ad un commento che fa a pezzi il Berlusconi bis: «I fumatori ringraziano per l’uscita di Sirchia». Non è il solo tra i fumatori di sinistra. Con l’addio del ministro medico sono in tanti a sperare di non dover più prendere il cappotto per uscire dal ristorante tra il primo e il secondo. Ora tocca a Storace. Dopo il giuramento al Quirinale ha detto di aver smesso, ma per tutti resta un fumatore. «Vivo questa legge come una grande ingiustizia - aveva detto nel giorno della sua entrata in vigore, quando era ancora governatore del Lazio - perché fa sentire i cittadini colpevoli di un reato che non hanno commesso». E più delle dichiarazioni ufficiali contano quelle private: «Adesso annamo a fuma’ nella sala Sirchia», raccontano che abbia sussurrato infilandosi nel guardaroba di una trattoria senza traccia di aeratori. Fumatore sì, ma uomo di destra. Di quella destra che a sinistra pochi sopportano: quella dalla battuta pesante (chiedere a Rosy Bindi), quella nemica di piazza negli anni Settanta. «Sembrava uno di quegli omaccioni maneschi il cui ragionamento politico più articolato può riassumersi nel classico mo’ te meno», per dirla con Giulio Andreotti che poi ha cambiato idea e alle Regionali l’ha pure votato.
Ma molti a sinistra (tabagisti compresi) idea non l’hanno cambiata affatto. Sono pronti a sperare in lui?
Non ha dubbi Ramon Mantovani , il più grande fumatore di Rifondazione comunista, partito che ha votato in blocco contro il divieto: «Se Storace vuole modificare la legge - dice - avrà il nostro appoggio. Imbarazzo perché è un nemico? E’ più importante cancellare delle regole proibizioniste».
Marco Rizzo (Comunisti italiani) rischia lo sdoppiamento della personalità. Sarà che aveva smesso a Natale ma poi («maledetta campagna elettorale») ha ripreso: «Soggettivamente spero in una modifica perché la nicotina mi manca ma oggettivamente riconosco che Sirchia ha ragione».
Rizzo ha dato più volte del fascista a Storace, l’ultima riportata dalle cronache il 5 giugno 2001: «Sperare in lui? Tutto ciò che arriva da quella parte mi mette in imbarazzo. Ma dovrò sforzarmi per far prevalere le ragioni oggettive su quelle soggettive».
Anche Loredana De Petris - tra i pochi viziosi nel partito più salutista, i Verdi - concede un’apertura: «Se consentisse l’apertura di ristoranti per soli fumatori sarei pronta a dargli il mio aiuto. Nessun problema perché sarebbe una causa giusta».
Ma anche chi non appoggerebbe il ministro fumatore, non ne fa una questione politica. «Non sarà certo Storace a portarmi la libertà - premette Sandro Curzi , ex direttore di Liberazione -. Ma la verità è che rendo l’onore delle armi a Sirchia: all’inizio ero scettico, ma con grande fatica ho cominciato ad apprezzare i ristoranti no smoking. I piatti sono più saporiti».
Pierluigi Castagnetti ha addirittura detto addio al suo amato sigaro: «Senza il divieto non ce l’avrei fatta. E’ l’unico provvedimento serio di questo governo e quindi dico a Storace, ma anche ai nostri, di non cedere alle tentazioni».
Il senatore dei Ds Giuseppe Ayala si definisce «terzista»: «Da qualche anno ho ridotto il numero delle sigarette e il divieto mi ha aiutato a mantenere l’impegno. Mi sento meglio, ringrazio Sirchia. E poi Storace non aveva detto che voleva il ministero della Salute per sottoporre Berlusconi a visita psichiatrica?».Il suo compagno di partito Lanfranco Turci sale sulle barricate: «Storace non avrà mai il mio appoggio, ma se toglierà il divieto perderà altri punti ancora».
Franca Rame , invece, se la prende con il «suo vecchio e caro amico» Valentino Parlato per il post scriptum di ieri: «Mi spiace che una persona del suo livello abbia detto una simile sciocchezza. Qualche sigaretta la fumo ma so che fa male. Uccide, e spero che anche Storace lo ricordi».
Non è di sinistra, anzi è di An, sottosegretario alla Salute in attesa di riconferma. Ma Cesare Cursi ha chiesto più volte al suo superiore Sirchia di ammorbidire la linea: «I vagoni fumatori potrebbero essere reintrodotti tranquillamente senza dare fastidio a nessuno. Sono sicuro che con l’amico Francesco al ministero riusciremo a fare qualcosa». Del resto non si dice che il treno è di sinistra?
Lorenzo Salvia
SIRCHIA ed ora Storace
Il ministro Girolamo Sirchia sacrificato dal Governo per accontentare Storace.
Chi non fosse completamente ancora schifato dalla politica di questo paese,
può recuperare tutto in una volta: Francesco Storace ha preso il posto di
Sirchia al ministero della Salute.
Ma perché?
Perché ha perso le elezioni alla presidenza della Regione Lazio, cioè è
stato bocciato dagli elettori nella regione che governava.
Girolamo Sirchia invece viene mandato a casa. Perchè?
Perchè la legge Sirchia, quella sul fumo, è l'unica del Governo che ha messo
daccordo l' 80% degli italiani; insomma, perché è stato uno dei pochi ministri
a fare l' interesse della gente (proteggendola sia dal fumo passivo, al
lavoro e nei luoghi pubblici), e non gli interessi dei palazzi della politica
ed economici di chissà chi altri.
A chi volesse argomentare che in fondo la salute non conta granché, suggerisco
di andare a vedere da soli quanto incidono le spese sanitarie specifiche
per le patologie respiratorie indotte dal fumo passivo e attivo sul bilancio
economico dello Stato.
Il ministro Sirchia se n?è andato, ma la sua legge ? la legge Sirchia che
ha portato l' Italia all'avanguardia ? almeno per una cosa, rimane.
Grazie, ministro.
Cristina Vatteroni
Peccato che la quaterna
non sia cinquina.
Possa esser capace lo fumator Francesco,
di proseguir in su la giusta via, noi speriamo,
dallo novello designato e ambito Desco,
che di quaterna fu del criticato Girolamo.
Sua è la legge invisa, discussa ed osannata,
che liberò dal fumo lo popolo innocente,
e niun di noi vorrà che sia dimenticata
tanto da pensar che non si sia mai fatto niente.
Dall'Alighier fumante di speranza
Fumo-killer: «Pagate»
TERNI ? Si apre anche a Terni il fronte dei risarcimenti per morte cagionata
da fumo di sigarette. I familiari di un uomo deceduto a 65 anni per un tumore
ai polmoni si apprestano a depositare le carte in tribunale chiedendo all'Eti
(Ente tabacchi italiani) il risarcimento dei danni per la scomparsa del congiunto,
deceduto nel 1993 dopo qualche anno di malattia lasciando moglie e tre figli.
I parenti dell'uomo si sono rivolti all'avvocato Massimo Proietti che ha
raccolto tutta la documentazione del caso e a giorni intenterà formalmente
la relativa causa civile contro l'Ente nazionale tabacchi.
In questa vicenda, che ha tutta l'aria di diventare sul territorio un caso-pilota,
gioca un ruolo fondamentale la nota sentenza della Corte d?Appello di Roma
che nel marzo scorso ha sostanzialmente aperto la strada alle richieste di
risarcimento per decessi avvenuti precedentemente alla comparsa degli avvisi
sui rischi del fumo, che caratterizzano adesso tutti i pacchetti di sigarette.
Un pronunciamento, quello della Corte d'Appello della Capitale, che ha sciolto
anche tutta un?altra serie di nodi, a cominciare dal riconoscimento della
legittimità passiva dell'Ente tabacchi italiani, subentrato ai Monopoli di
Stato nel 1998. La richiesta di risarcimento sarà infatti rivolta all'Eti
per l'eventuale responsabilità, secondo quelle che saranno nel merito del
caso in questione le determinazioni della magistratura, sul versante degli
illeciti pregressi.
«La recente pronuncia della Corte d'Appello di Roma ? spiega l'avvocato Proietti
? che ha sancito un risarcimento danni di circa 200mila euro per un decesso
da fumo di sigarette, ha anche riconosciuto la legittimità passiva dell?Ente
tabacchi italiani.
Nel caso specifico ci muoviamo sulla base dell'articolo 2052 del codice civile,
che impone obblighi di cautela nell'esercizio di un?attività pericolosa,
in questo caso la produzione e vendita di tabacchi.
Obblighi di cautela che andavano osservati anche prima degli avvisi comparsi
sui pacchetti di sigarette.
In base alla documentazione in nostro possesso, che comprende ovviamente
anche le cartelle cliniche e la certificazione della malattia e delle sue
varie fasi, la vicenda in esame costituisce un'ipotesi tipica inquadrabile
nella ricostruzione formulata dalla Corte d'Appello di Roma». Come detto
le carte finiranno nei prossimi giorni sui tavoli del Palazzo di Giustizia,
per un procedimento che si annuncia comunque complesso e che rappresenta
una novità per la giurisprudenza locale.
Un procedimento dall?esito incerto ma che sicuramente avrà l?effetto di far
riflettere e di aprire un contraddittorio su una materia assolutamente delicata,
con risvolto che toccano la salute.
Dibattito ambiamente riapertosi nel Paese dopo l?introduzione della recente
normativa contro il fumo nei locali pubblici.
Stefano Cinaglia
25/04/2005
Sirchia_Storace
L'amarezza di Sirchia: potevano risparmiarmi
ROMA - « Hanno lasciato Lunardi, potevano lasciare anche me » . Sorride amaro Girolamo Sirchia. Ha appena saputo di non essere più ministro della Salute, congedato con un « grazie ma il tuo posto ci serve » da Silvio Berlusconi. Smette la casacca di ministro, torna ad essere « il professore » , il trasfusionista, il fondatore del Nord Italia Transplant. Ieri, dopo aver raccolto le ultime carte nello studio ministeriale di Lungotevere a Ripa 1, in compagnia del portavoce Roberto Iadicicco, se ne è tornato a Milano, dove forse è atteso da nuovi incarichi, magari al Policlinico. Poche parole, sottovoce: « Potevano risparmiare anche me... » .
Nessun giudizio esplicito su Lunardi, solo il rammarico di essere stato uno dei pochi tecnici a rimetterci le penne, in questo secondo giro di giostra. « Ha lasciato con stile e dignità. Quando l'ho chiamato per esprimergli solidarietà ha risposto con un sospiro " capita" » , racconta uno dei sottosegretari Elisabetta Alberti Casellati, FI.
Ufficialmente lui si descrive « sereno » , in pieno stile Sirchia che anche quando ce l'ha con qualcuno cerca di non darlo a vedere: « Non sono dispiaciuto o forse sì, ma solo un po', è naturale.
E' sempre un peccato staccarsi da persone con cui hai lavorato bene. Ero secondo i sondaggi il ministro più popolare? E' andata così, pazienza. No, non ho nulla da aggiungere, per ora. Voglio tenermi fuori. Vediamo fra qualche giorno, quando tutto si sarà sistemato. Magari domani sarà diverso » . Passa il testimone a Francesco Storace, un po' frastornato: « Non me l'aspettavo questa decisione, ma la rispetto. Mi sento sbalestrato ma soddisfatto » .
Ha sperato fino all'ultimo di non arrivare a questo punto. Gli ultimi mesi sono stati difficili, sulle spalle il peso dell'inchiesta aperta dai giudici milanesi. Lo accusano di aver incassato 33 mila marchi in assegni a suo nome versati da Immunocor, multinazionale americana che aveva scelto nel ' 99 il suo centro di immunologia dei trapianti per sperimentare nuovi macchinari. Sospetto da lui rigettato.
Ieri Sirchia è salito per l'ultima volta al ministero e con un brindisi ha salutato i collaboratori, riuniti nella biblioteca. Alcuni direttori generali erano sinceramente commossi, come Donato Greco, il capo della Prevenzione, che elenca le iniziative di valore portate avanti dal professore, « collaudatore » del federalismo.
La legge antifumo, innanzitutto che dopo furibonde polemiche ha tolto la sigaretta di bocca, nei luoghi aperti al pubblico, a 14 mi lioni di italiani, sottraendo il resto della popolazione ai veleni passivi. E poi la creazione del Centro per il controllo delle malattie, sul modello di quello di Atlanta, Stati Uniti. Infine il grande piano contro diabete, cancro, patologie cardiovascolari ed obesità che sarebbe dovuto partire adesso. Sul sito www. ministerosalute. it campeggia uno degli ultimi risultati i 90 milioni di euro di fondi strappati per la sanità, « 24 in più rispetto agli ultimi anni » .
Dai detrattori Sirchia verrà ricordato come quello dei divieti e delle rampogne. Per la guerra al tabacco, alle porzioni abbondanti ( raccomandati non più di 80 grammi di spaghetti nel piatto), a sovrappeso e obesità, all'uso di alcol tra i giovani ( ultima iniziativa, la campagna presentata tre giorni fa all'Iss), alla sedentarietà ( « appendete il contapassi alla cintura » ) . Gli si rinfaccia con ironia la campagna contro i cani pericolosi, pittbul, rottweiler e dobermann, che coinvolse anche razze considerate docili. Migliaia di esemplari ingabbiati nelle museruole e legati al guinzaglio, in base ad un'ordinanza anti morsicature che prevedeva forti multe per i padroni.
Laici e parte dell'opposizione hanno criticato le linee guida della legge sulla fecondazione artificiale. All'inizio si era seriamente impegnato nella ricerca di soluzioni coerenti con l'orientamento cattolico ma accettabili per i laici che avrebbero forse evitato il referendum abrogativo. Nell'ultima parte del suo mandato ha dovuto invece rinunciare al tentativo e si è adeguato alle pressioni del mondo cattolico.
Ha in parte cancellato la Riforma Bindi, che aveva imposto ai medici una separazione tra professione in ospedale e nello studio privato. Però la categoria deve vedersi rinnovare il contratto, scaduto da tre anni. Per questo ha propinato, a lui e al governo, una raffica di scioperi.
Il trasfusionista non teme giudizi: « Penso di aver svolto un buon lavoro i questi 4 anni. Ho potuto contare su una squadra molto forte, che si è data da fare tanto e bene. Credo nella gente, nei rapporti personali. Bisogna promuovere la salute pubblica e ho agito secondo questa logica.
Magari alcuni interessi sono stati mortificati, se così mi dispiace. Il futuro? Restare nella sanità. Vedremo. E' successo tutto così all'improvviso, non ci ho ancora pensato » .
23/04/2005
Cina antifumo: alle Olimpiadi sigarette vietate
SHANGAI. La Cina vuole vietare il fumo alle prossime Olimpiadi. Dal villaggio
olimpico a tutti i luoghi di svolgimento di gare e allenamenti è quasi certo
che non sarà possibile accendere una sigaretta. La decisione, che dovrebbe
essere annunciata ufficialmente entro pochi giorni, è destinata a far discutere
e preoccupa i produttori di sigarette.
Il divieto di fumo nelle Olimpiadi era stato lanciato dall?Australia per
Sydney 2000. Atene, però, lo scorso anno aveva parzialmente ?riaperto? ai
fumatori.
20/04/2005
MA IL PAPA NON FUMA !
Al nostro nuovo Papa, Benedetto XVI, piace l'aroma del tabacco. Ma non
fuma.
Dall'articolo di Vittorio Messori: MA QUALE PANZER KARDINAL, E' UN MITE
Uomo austero, certo: a metà del pomeriggio, le suore del seminario di
Bressanone portavano un vassoio con cioccolata e tè e con eccellenti
biscotti e torte fatte da loro. Ero io, ed io soltanto, che mi servivo
con gusto. Per Sua Eminenza, solo un bicchier d'acqua da sorseggiare
lentamente. Ma, particolare significativo, un'austerità che (a
differenza di troppi fanatici del moralismo) riservava a sé e non
pretendeva dagli altri. Ne ebbi conferma in uno dei nostri altri
incontri, anni dopo quando, parlando dei giorni di Bressanone, gli dissi
sorridendo che, almeno un poco, avevo sofferto per lui, rinunciando a
fumare per tutte quelle ore. Lo vidi sinceramente costernato: «Ma perché
non me l'ha detto? Non mi avrebbe disturbato affatto. Anzi, pur non
fumando, le dirò che mi piace l'aroma del tabacco». Forse non era vero.
Ma ammirai questa sua premura per mettere a suo agio l'interlocutore.
18/04/2005
Le riflessioni di
un ragazzo
Il fumo provoca ogni anno nel mondo 3.500.000 morti di cui 90.000 si verificano
in Italia. Ma che cosa c'è in una sigaretta? In una sigaretta troviamo tante
sostanze ma la principale causa della dipendenza da fumo è indotta dalla
nicotina in quanto sostanza che agisce sul sistema nervoso come una droga
psicoattiva. E' nociva per il sistema cardiocircolatorio aumentando la pressione
del sangue, la frequenza cardiaca e il consumo di ossigeno del miocardio.
Proseguendo troviamo poi il catrame, sapete come si forma? Si forma nel raffreddamento
del fumo, si raccoglie nei polmoni e può provocare il cancro. C'è poi anche
il monossido di carbonio gas che si lega ai globuli rossi del sangue al posto
dell'ossigeno, provocando sofferenza del cuore, muscoli e vasi sanguigni.
A proposito, vi vorremmo presentare i parenti stretti della nicotina in quanto
appartenenti alla stessa famiglia di composti chimici denominati alcaloidi,
sono la stricnina, la morfina, la cocaina, la papaverina ed altri. Simpatica
questa sigaretta! Fumare o non fumare è una libera scelta ma almeno informiamoci
bene. I ragazzi della 3 C vogliono dire quanto segue: -''Lavorare sul fumo
è stato un modo per responsabilizzarci,dato che il problema dei danni del
fumo, è un argomento molto discusso ma ancora irrisolto. Questo progetto
è stato utile per evitare di commettere ulteriori sbagli, conoscendo i danni
che provoca e la loro origine chimica.'' Finalmente una legge ! -"E' vietato
fumare in tutti gli spazi confinati."- Comincia così la nuova legge contro
il fumo, un inizio molto chiaro e deciso: in Italia si potrà fumare solo
all'aperto o negli spazi adibiti esclusivamente ad uso privato. Il divieto
di fumo è per tutti i locali pubblici fatta eccezione per locali privati
non aperti al pubblico e locali pubblici espressamente riservati ai fumatori.
E' prevista, quindi, l'estensione generale dell'applicabilità del divieto
di fumo a tutti i locali strutturalmente pubblici ma comunque aperti al pubblico
(quindi anche uffici legali, studi medici). Possiamo quindi definire questa
legge una tutela della salute dei non fumatori, non è quindi un divieto coercitivo
nei confronti di chi liberamente decide di fumare ma una proposta culturale
di libertà di decisione se fumare oppure no. La curiosità è la prima causa
di inizio di contatto con il fumo, questo è ciò che emerge dalle interviste
effettuate dai ragazzi della 3 B, e se la curiosità è un atteggiamento più
che auspicabile nei nostri giovani perchè porta comunque a voler conoscere
le cose una corretta informazione rende l'individuo libero di scegliere ciò
che fa. Ecco alcuni commenti degli alunni emersi durante il nostro lavoro:
-?A me questo progetto ha fatto capire che il fumo fa male alla salute e
quindi non vale la pena neanche provare a fumare e se tutte le persone che
fumano smettessero, farebbero un favore anche all' ambiente. Con questo progetto
abbiamo capito quanto è pericoloso il fumo non solo per chi fuma ma anche
per chi gli sta vicino. Quindi se le persone smettessero di fumare ci sarebbe
un mondo più "fresco". Questa attività del fumo è stata molto interessante
ed istruttiva perchè ci ha fatto capire che il fumo fa male alla salute e
ci ha dato molte notizie sulla nicotina e le sostanze simili. Se sei giovane,
non fumare: ti può danneggiare la crescita. Queste lezioni sono state molto
interessanti ed educative. Facendo i cartelloni ci siamo divertiti molto
e al tempo stesso abbiamo imparato cose nuove. Questa attività mi è servita
per evitare le tentazioni che mi tiravano verso il fumo e soprattutto sono
felice di non avere i polmoni grigi perchè non ho mai fumato. Le lezioni
sul fumo sono state molto divertenti ed istruttive. Questa attività del fumo
ci è piaciuta molto perchè è stata molto istruttiva e mi ha insegnato che
il fumo, anche se in parte già lo sapevo, fa molto male alla salute e quindi
è una cosa che nella vita sarebbe meglio non iniziare neanche a fare.
14/04/2005
Ricevo da Amina e posto per tutti voi :
E se il nuovo Papa
fumasse?
Sembra un pensiero molto irriverente, ma è solo un paradosso, infatti a certi
livelli non si è mai visto Qualcuno con la sigaretta in bocca.
A questo punto, da un presupposto che sembra surreale e magari anche blasfemo,
mi sono fatta una domanda: evidentemente l'immagine di un uomo che fuma non
è positiva, e fin qui ci siamo, ma è anche indice di poca credibilità? E'
anche indice di mancanza di fede? Di carisma?
Non posso immaginare una persona di così alto livello e carisma, quale dovrebbe
essere un Papa, e qui si potrebbe aggiungere anche tutti quelli che hanno
per noi un' immagine da icona, di guida oppure di Maestro, con in mano una
sigaretta?
Che impressione ne avremmo?
Quali sarebbero le nostre istintive reazioni?
Allora, indipendentemente dalle risposte, credo che il punto sia: fumare
è una dipendenza che danneggia la salute, va bene, ma non è tutto lì e non
neanche una questione di immagine, nel senso di salute, bellezza, forza.
Abbiamo avuto un Papa che non ha nascosto la sua malattia, fino all?ultimo
lo abbiamo visto, sempre più malato, ma sempre presente e carismatico, anche
se la sua immagine veniva via via modificata, alterata, condizionata dal
suo stato fisico.
Cosa vediamo noi in una persona che fuma?
E quanto, in questi anni, si è modificato l?atteggiamento verso chi fuma?
Domande stupide? Curiose o inutili? Banali? Non so, certamente non fatte
per condannare chi fuma ma solo per capire che altro c?è nel fumo di una
sigaretta.
Ditemelo voi!
Ciao a tutti Ami
12/04/2005
"Produttività cala
fino al 10,5%"
Il problema nelle aziende dove non sono sono stati previsti spazi
per i fumatori. Ma si arriverà a detrazioni in busta paga?
di GIORGIO LONARDI
MILANO - Fumatori attenti: la pausa sigaretta durante il lavoro potrebbe non essere più "gratis". Quel nuovo rito nato il 10 gennaio in seguito all'approvazione della legge antifumo, quello sciamare fuori dagli uffici per fumarsi una bionda all'aperto in santa pace potrebbe diventare un'abitudine costosa.
Una ricerca su 177 imprese promossa dall'Associazione Direttori Risorse Umane (GIDP/ HRDA) e patrocinata dall'agenzia per il lavoro interinale Randstad, infatti, non lascia dubbi: il fumo pesa sui bilanci aziendali provocando una perdita secca di produttività compresa fra il 6,5% e il 10,5%. Risultato: ci sono le premesse per una detrazione della pausa dalla busta paga. O per un recupero del tempo dedicato al vizio.
L'indagine precisa che il problema coinvolge ben il 75% delle imprese che non ha attrezzato in azienda locali dedicati al fumo. Insomma, la questione è delicata. Anche perché GIDP/HRDA è un network influente che comprende 1.250 imprese con 800 mila addetti. E la ricerca ha messo in luce il "costo", finora sottovalutato, del fumo.
"Visto che un fumatore "medio" nell'arco delle 9 ore di servizio consuma almeno 5 sigarette", spiega Paolo Citterio, presidente dell'Associazione Direttori Risorse Umane, "ed ipotizzando circa 10 minuti per volta per la sosta abbiamo un risultato piuttosto pesante: le imprese stanno sopportando un onere che va da mezzora a 50 minuti al giorno, quindi una riduzione della produttività che va dal 6,5% al 10,5%".
Secondo Citterio, dunque, è inevitabile che le aziende prendano provvedimenti. Dice: "Visti i costi della nostra manodopera non è ipotizzabile che il fenomeno della pausa-sigaretta possa continuare. Soprattutto se si tratta di imprese con lavorazioni altamente specializzate dove il costo del lavoro incide molto sul prodotto finito". Oggi infatti il 92% delle aziende che non hanno installato locali per fumatori considera la pausa-sigaretta come normale orario di lavoro. Mentre appena il 3% sta valutando se trattenere o meno dalla busta paga il tempo passato a fumare. E nessuna delle società intervistate farà recuperare il tempo dedicato alle bionde.
Insomma, nonostante le preoccupazioni dell'Associazione Direttori Risorse Umane sembra che manager e imprese non siano coscienti della situazione. Circa l'80% delle aziende, ad esempio, non appare preoccupato per il calo di produttività dei propri dipendenti. "Si tratta di imprese", commenta Citterio, "dove la maggioranza del personale è costituita da impiegati, quadri e dirigenti e dove il recupero del tempo perso per il fumo può essere gestito nel modo migliore, con un alto grado di flessibilità".
In effetti questa considerazione schiude la porta ad alcune osservazioni polemiche. Da una parte, infatti, troviamo i lavoratori impegnati nelle mansioni più umili (operai e impiegati) per i quali il vizio ha un "costo" immediatamente misurabile sul piano della prestazione lavorativa.
Sono loro dunque, quelli che dovranno pagare la riduzione della produttività. Mentre dall'altra i dirigenti, i quadri e i "creativi" possono essere esentati dal prezzo del fumo. Intanto perché si presume che potranno recuperare successivamente il tempo perso, magari anche lavorando più del necessario. E poi, forse, perché alcuni capi azienda, anch'essi fumatori incalliti, sono convinti che dopo una sigaretta ci si concentri di più.
Fra le curiosità emerse dalla ricerca c'è il comportamento adottato dal mondo del lavoro all'indomani del divieto di fumo. Ebbene, il 50% ha divulgato il provvedimento grazie ad appositi cartelli. Un altro 24% ha informato i dipendenti della nomina di un responsabile incaricato di far rispettare la legge. Mentre il 9,5% ha subito predisposto locali per fumatori il cui costo medio oscillerebbe fra i 5 mila e 10 mila euro.
Resta quindi un 5% che non ha fatto nulla e un 1% dove si continua a fumare allegramente. Questi ultimi, però, rischiano parecchio. E non si tratta solo delle multe (fino a un massimo di 3.300 euro) ma della possibilità di essere portati in tribunale da quei lavoratori che si sentono danneggiati dal fumo passivo.
08/04/2005
Addio, da pecora smarrita
di Ali Rashid
Gerusalemme è sommersa ancora nel suo spirito, nello spirito di Cristo.
Quello spirito è intimo alla sua gente che riposa in lui e si tiene in
fiduciosa attesa e proficua meditazione. Lo spirito di Cristo li consola nei
passeggeri momenti turbolenti, e li accompagna nell'esilio. Per la gente di
Gerusalemme non c'è nessun posto più carico, inquietante ed accogliente del
Getsemani. Il Getsemani secondo noi è il luogo più vicino al cielo. Laddove
Cristo confidò: «L'anima mia è triste fino alla morte» Poi avanzò di poco,
si prostrò a terra e sussurrò: «Padre mio, se è possibile allontana da me
questo calice; non è quello che io voglio». Ecco, credo che qui finisce lo
spirito ed inizia la materia, finisce Dio ed inizia l'uomo e l'impero. E mi
chiedo: perché stiamo santificando il dolore?
La prima comunità cristiana concepiva la vita come opera di carità, in
attesa del ritorno di Cristo. E ripeteva le sue parole evangeliche: «date a
Cesare quello che è di Cesare, date a Dio quello che è di Dio, se avete
denaro non datelo ad usura, prestatelo a colui che non potrà mai
rendervelo...». E' così: Gerusalemme non è compatibile con il potere
temporale camuffato di spirito. La storia, dopo di allora, ha narrato
dell'incredibile. Adesso però, dopo questo Papa, noi sappiamo che nessuno si
chiederà più se gli Indios possedevano l'anima, noi sappiamo che i devoti di
Cristo, veri o falsi che siano, non potranno più, imperturbati, lanciare le
guerre di saccheggio in nome della sua croce.
Da pecora smarrita, così lontana dalla gerarchia dei prelati, dico addio
Santo Padre. Addio a nome dei new pagani, dei new global, degli amanti della
vita e della felicità, di quelli che pregano a loro modo, che non danno la
vita ai cani, perché essi non la trascinino sul letamaio, non lo fanno
perché sanno che la vita è sacra e loro non gettano le perle ai porci, e le
perle sono la dignità del vivere e la sicurezza sociale.
Addio Santo Padre dalle donne e dagli uomini d'oriente, calpestati dal ferro
degli eserciti nell'avventura che tu hai chiamato avventura senza ritorno:
non si raccoglie uva dai rovi, non si raccolgono fichi dagli spini, essi non
danno frutti. Chi di spada ferisce, di spada perisce. È stato già scritto e
sono stati chiusi i sigilli.
Addio dalla Terra Santa che hai tanto amato, e hai invocato giustizia per la
sua gente, la Terra Santa che aspetta, secondo le nostre e le vostre
scritture, il ritorno del Signore. Diceva il Signore: «venite a me, perché
leggero è il mio giogo e dolce la mia autorità e troverete la quiete per voi
stessi. E colui che vive nel vivente non vedrà la morte».
L'amato si unisce all'amante e si separa il diletto dal diletto, si fondono
due forme in uno stato sciogliendosi come il vino nell'acqua.
Addio, Santo Padre, da mio nonno, maestro Sufi che a Gerusalemme giace.
Diceva così: «abbiamo infranto i calamai e con le lacrime abbiamo riempito i
libri, ho molto pensato alle religioni, per capirle, e ho scoperto che le
religioni sono i molti rami di un' unica fonte. O tu che vuoi sapere la
nostra storia. Se ci vedessi non ci distingueresti. Io sono colui che amo e
colui che amo è me, siamo due spiriti che dimorano in un corpo. Da quando
siamo in stretta intimità, la gente ci cita come esempio. Se dunque vedi me,
vedi lui, e se vedi lui, ci vedi entrambi».
Ricevo da Amina e pubblico, commosso :
07/04/2005
Tabacco/Ferrari/Papa
Il Papa più amato di tutti i tempi ci ha lasciato. La sua morte ha profondamente colpito i cuori di tutte le anime religiose e non. In questo corale e planetario abbraccio non si è unita la macchina organizzativa della Formula Uno. Oltre a subire le pubblicità vistosissime e vietatissime delle marche di sigarette sulle macchine, sulle tute e sui cappellini dei piloti, ecco un altro bel gesto a futura memoria di questo pseudo sport diseducativo (prima) e cinico (oggi) di cui avremmo fatto volentieri a meno. GIORGIO CECCARELLI
Spesso i comportamenti personali sono così forti e incisivi da trascinarsi appresso anche il consenso di chi è più tremebondo. Lode dunque ad Aldo Montano che, autonomamente, ha posato la sua sciabola in onore del Papa e se n'è infischiato della Federazione Scherma che voleva far gareggiare gli atleti in una competizione ufficiale anche nei giorni del lutto. Pensando alla Formula Uno, che genera i dubbi del nostro gentile Ceccarelli, la cosa ci sembra ancora più grave: perché, allo stesso modo, Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, non si è fatto pubblicamente portavoce di una iniziativa simile, che almeno generasse qualche piccolo dubbio nel circo multimilionario dei motori? C'era o non c'era una differenza di sensibilità tra il presidente di Confindustria e, per esempio, un Flavio Briatore? Padronissimi, i signori della F.1, di pensare che - almeno nel loro caso - lo spettacolo deve comunque continuare, padronissimi, noi poveri tifosi di una volta, di non considerarla neppure più uno sport.. MICHELE FUSCO
06/04/2005
GIORDANIA:
PACCHETTI DI SIGARETTE
CON FOTO DI
POLMONI MALATI
(ANSAmed) - AMMAN, 1 APR - Dal prossimo anno i pacchetti di sigarette venduti
in Giordania riporteranno foto di polmoni malati. Lo ha stabilito il ministero
della salute giordano, il quale ha previsto una campagna contro la diffusione
del tabagismo. Secondo la direttiva del ministero, le nove compagnie produttrici
di sigarette del Regno dovranno apporre sulle confezioni messaggi e immagini
riportanti i danni alla salute provocati dal fumo. Con questa iniziativa,
la Giordania diventa il primo Paese arabo a adottare un simile provvedimento.
Già nel 2001, per ridurre la diffusione del tabagismo, il governo aveva impedito
la vendita di sigarette ai giovani sotto i diciotto anni. Oggi, nel Paese,
il 55% dei maschi sopra i 25 ha il vizio della sigaretta. Dei 3,300 casi
di cancro conclamati, un terzo é rappresentato da quelli provocati dal fumo.
(ANSAmed).
Dario Fo:
«Ben venga la stretta
ma è tardiva e ancora fiacca»
Il Messaggero 02/04/2005
ROMA Dario Fo, uomo di teatro, premio Nobel per la letteratura nel 1997 ha
smesso di fumare molto tempo fa. Quando e perché?
«Come diceva qualcuno smettere è facilissimo, l?ho fatto parecchie volte.
Da vent?anni, comunque, non tocco più sigaretta: compromette la memoria,
i riflessi, i bronchi e tutto il resto».
Quanto fumava?
«Oltre 30 al giorno, mi sembra che erano le Nazionali, ma non ne sono più
tanto sicuro».
Pensa che sia giusto che lo Stato tuteli la salute dei cittadini?
«Dovrebbe essere un dovere sacrosanto. Ci ha impiegato tanto tempo, di mezzo
ci sono gli interessi, con il tabacco lo Stato incamera quattrini, lo stesso
succede con la benzina, per questo i governi evitano di prendere in considerazione
le energie alternative. In Svezia e Finlandia le utilizzano 50 volte più
di noi che pure abbiamo vento e sole, e invece...»
Non si muore solo di sigaretta, anche l?alcol, i cibi contraffatti, le autostrade
uccidono .
«Perché fabbricano macchine che vanno a 200 all?ora? Perché la loro vendita
è legata alla velocità: anche se non l?adoperi ce l?hai a disposizione. Così
i ragazzi si uccidono e lo Stato ha il suo tornaconto economico».
Ci sono anche altre forme di intossicazione, la manipolazione dell?informazione
, per esempio, inquina le menti.
«L?informazione in Italia è deprimente, troppe commistioni con la politica.
Lo Stato di fatto è nemico del cittadino, asservito agli interessi forti».
Fino a poco tempo fa la sigaretta era associata a immagini di successo e
sensualità, ora di emarginazione e morte .
«Siamo condizionati dall?eco dei fatti importanti che avvengono altrove.
In Usa i parenti dei tabagisti morti hanno fatto tanto per scoprire le malefatte
delle industrie, per esempio inserivano nelle sigarette sostanze come il
cioccolato per rendere più efficace la dipendenza. A noi arrivano solo gli
echi di quelle battaglie».
Ritiene che l?informazione sul fumo oggi sia corretta?
«Penso che la gente abbia impiegato tanto tempo per rendersi conto dei rischi
del fumo, prima venivano nascosti, anzi si promuoveva il fumo con pubblicità
manifesta e subliminale. Ritengo che l?attuale informazione sia insufficiente,
mi fa impressione la quantità di ragazzini che fuma, a cominciare da mia
nipote di 16 anni».
In Giordania vogliono mettere sui pacchetti le foto dei polmoni malati.
«Bisogna fare tutto quello che serve per salvare la gente».




