24/02/2005
Il fumo causa dei tumori vescicali
In un'esigua quantità di urina si individuano i livelli della proteina NMP22
Poche gocce di urina sono sufficienti per individuare la proteina NMP22,
i cui livelli sono indicativi della presenza di un tumore della vescica;
il nuovo test non invasivo che si basa su questo principio potrebbe aiutare
a diagnosticare i tumori vescicali più precocemente e in modo più preciso.
Per valutarne l'efficacia i ricercatori texani dell'Anderson cancer center
di Houston hanno disegnato uno studio preliminare su oltre 1.300 persone
con un rischio elevato di sviluppare il carcinoma vescicale, arruolate in
23 centri ospedalieri americani; i risultati della ricerca sono stati pubblicati
sull'ultimo numero del Journal of the American Medical Association. I tumori
vescicali, che colpiscono soprattutto gli uomini dopo i 60 anni, sembrano
legati all'azione prolungata nel tempo (spesso durante l'attività lavorativa)
di alcuni agenti chimici tossici; un recente rapporto del National cancer
institute statunitense indica come fattore di rischio predominante il fumo
di sigaretta, che sarebbe responsabile del 50% dei decessi per tumore vescicale
negli uomini e del 30% nelle donne. Una diagnosi precoce può fare la differenza
in termini di aumento delle possibilità di cura, quindi di miglioramento
della prognosi e della qualità di vita del malato; la principale difficoltà
attuale consiste nella mancanza di una singola procedura diagnostica che
sia efficace nel 100% dei casi.
Il test diagnostico d'elezione è la cistoscopia, un esame invasivo effettuato
in anestesia locale e che si serve di uno strumento simile a un catetere
flessibile per esplorare la vescica; un fascio di fibre ottiche e una fonte
di luce consentono al medico di vedere la mucosa della vescica e dell'uretra,
da cui si possono ricavare importanti informazioni. La presenza di infiammazioni
o emorragie può tuttavia impedire una netta distinzione tra il tessuto normale
e quello malato, per questo la cistoscopia è spesso abbinata a un esame delle
urine di tipo citologico (sulle cellule). Si tratta di esami piuttosto costosi
che richiedono procedure di laboratorio particolari, allungano i tempi della
diagnosi e sono affetti da una scarsa sensibilità.
Il nuovo test è meno costoso, di facile esecuzione e quindi più rapido; la
proteina-bersaglio NMP22 si trova nel nucleo delle cellule e, in caso di
tumore, i cambiamenti nella struttura e nella morfologia cellulare provocano
un aumento dei livelli della proteina che è rilasciata nell'urina. Per determinarne
la presenza bastano poche gocce di urina appena raccolta e inserita nel dispositivo
per la rilevazione, che restituisce il risultato in 30-50 minuti. I pazienti
arruolati sono stati prima sottoposti alla cistoscopia, che ha identificato
79 tumori; i relativi campioni di urina sono stati poi sottoposti sia all'esame
citologico sia a quello su NMP22. Il nuovo test si è rivelato molto più sensibile
(sensibilità del 55,7% contro 15,8%), con 44 tumori diagnosticati a fronte
dei 12 con il citologico; la specificità è stata tuttavia inferiore, il che
significa che non sempre la positività dell'analisi è stata confermata dall'effettiva
presenza della neoplasia. Abbinando il nuovo esame con la cistoscopia sono
stati identificati il 93,7% dei tumori vescicali, rispetto all'88,6% con
la sola cistoscopia. ´Questo test è più semplice di quello citologico e,
se abbinato alla cistoscopia, può produrre diagnosi più accurate e precoci',
commenta Barton Grossman, primo autore dello studio. ´Serviranno studi ulteriori
per definire meglio il suo ruolo nelle persone con fattori di rischio importanti
o sintomi premonitori del tumore vescicale'.
Funari scrive a Sirchia
Girolamo è nato nel settembre del 1933 mentre io sono nato nel marzo del
1932, quindi siamo coetanei. Quando si superano i 70 anni e si è coetanei,
si possono avere molti ricordi in comune: spaccati di costume, fatti sociali,
aspetti fisici, vestiti, profumi. A proposito di profumi, quando con Girolamo
eravamo ragazzi andava di moda la lavanda Atkinsons e quando si aprivano
i cassetti dei comò per tirare fuori la camicia pulita, se ne sentiva il
profumo. Altri ricordi? Beh, i sanpietrini di Roma circondati dall'erbetta
perché il traffico quell'erbetta non la consumava. E le sigarette? La maggior
parte delle sigarette senza filtro e i bastoni da passeggio avevano il chiodo
al fondo che serviva a trafiggere le cicche che venivano raccolte e il tabacco
delle cicche diventava così una nuova marca di sigarette realizzata con le
cartine. Erano tempi diversi, erano tempi in cui i cani facevano tranquillamente
la pupù per le strade e non eravamo obbligati a raccoglierla, ma, stranamente,
nonostante queste pupù, l'aria era pulita e non inquinata.
Erano i tempi in cui i grandi nemici dei topi romani erano i gatti che ora
sono tutti spariti perché sono diventati domestici e hanno acquisito signorilità
e qualità di vita anche loro. E vi posso garantire che all'età di sette anni,
se mi avessero portato a Parma, a Catania o a Roma a occhi bendati, avrei
riconosciuto le città dal loro odore; oggi, causa l'inquinamento, abbiamo
perso la nostra identità olfattiva.
Questi sono i ricordi, quindi sono convinto che io e Girolamo abbiamo dei
ricordi insieme ma, per conoscere la vita di due uomini che hanno compiuto
settanta anni, bisognerebbe capire se hanno più rimpianti o più rimorsi.
Girolamo Sirchia avrà più rimorsi o rimpianti?
Io ho solo rimorsi. Ho detto tutto questo perché mi sento in debito con il
ministro della Sanità. Io ho il rimorso di aver fumato. Poi è arrivato Sirchia
e mi ha obbligato a fumare meno perché non posso fumare nei locali pubblici,
non posso fumare al ristorante, negli uffici e, viste queste limitazioni,
alla fine sono convinto che smetterò del tutto.
Ma se tutto questo serve a salvaguardare la salute del cittadino, caro Girolamo,
io ti pregherei di fare un altro passo. So che potrebbe essere un passo doloroso
perché potrebbe costare molto. Ti faccio un esempio: un uomo di cinquanta
anni fuma o è stato fumatore, il medico di famiglia gli fa fare le analisi
e scopre che ha il colesterolo alto; con questi fattori di rischio, bisogna
rendere obbligatoria l'ecocolordoppler alle carotidi per scongiurare il pericolo
di ictus cerebrali in una patologia che non presenta alcun sintomo. Grazie
all'ecocolordoppler alle carotidi, circa un anno fa i medici del S. Raffaele
di Milano mi salvarono la vita perché con questo esame appurarono che una
carotide era occlusa al 95\% e l'altra al 75\% con un ulcerazione. Fui operato
con urgenza e ora le mie carotidi sono pulite e libere come due autostrade
negli anni 50.
Caro ministro, lei ha sempre detto che smettere di fumare non significa eliminare
i danni già provocati dal fumo ma evitare di peggiorarli. La situazione ideale
è sia smettere di fumare sia controllare i danni che le sigarette hanno causato
in precedenza. Quindi, se si è o si è stati fumatori, con o senza altri fattori
di rischio quali il colesterolo e il diabete, l'ecocolordoppler alle carotidi
va resa obbligatoria.
Grazie, signor ministro.
Gianfranco Funari
23/02/2005
Muore di tumore, la moglie
denuncia i Monopoli
Ha vissuto una vita con un marito fumatore al fianco. Una sigaretta dopo
l?altra, quaranta, a volte sessanta Ms al giorno. Poi, dopo la morte dell?uomo,
stroncato a 76 anni da un tumore ai polmoni, ha giurato a se stessa che qualcuno
avrebbe dovuto pagare per la brutta fine del consorte. E ha denunciato i
Monopoli di Stato per omicidio colposo. Ora il pm Tiziana Cugini ha disposto
una consulenza per stabilire se c?è un nesso di causalità certa tra il consumo
di sigarette e la morte di W.C., un medico chirurgo che fumava da quando
aveva 16 anni, senza mai riuscire a perdere il vizio. Ad ucciderlo, nel 2001,
è stata una neoplasia con metastasi ai polmoni. Sua moglie ha chiesto alla
magistratura di procedere contro i presunti responsabili per le loro omissioni:
«I progressi sul piano scientifico - si legge nella denuncia - non sono stati
accompagnati da una doverosa campagna di pubblicizzazione dei danni connessi
al fumo, soprattutto a partire dall?ente che detiene ed esercita il monopolio
della distribuzione dei tabacchi. Solo in tempi assai recenti si è tardivamente
provveduto ad apporre sulle confezioni avvertenze esplicite sui danni alla
salute per i consumatori». L?inchiesta è stata aperta ma, dopo aver esaminato
la denuncia e la relazione medico-legale di parte, il pm aveva ritenuto che
non ci fosse la prova certa dell?esistenza di una connessione «idonea di
per sé sola a cagionare l?evento». Difficile, cioè, dimostrare che il fumo
e soltanto il fumo fosse la causa del tumore. Di qui la richiesta di archiviazione,
alla quale si era però opposta la famiglia della vittima. Pronunciandosi
sull?iniziale richiesta di mandare il fascicolo in archivio, il gip Marina
Finiti aveva ordinato che si facessero nuove indagini. Così il Pm ha disposto
la perizia, nonostante l?iter clinico del paziente, al quale in passato era
stato diagnosticato più di un tumore (nel ?95 un carcinoma all?epiglottide,
poi un cancro alla vescica e uno alle pareti toraciche) l?avesse convinta
che le sigarette non potessero essere le uniche responsabili. Nella consulenza
di parte di Angelo Fiori, dell?Istituto di Medicina legale della Cattolica,
viene sottolineato come nel caso di W.C. «si concentrino e concorrano elementi
di conoscenza scientifica molto rilevanti e dati clinici di specifica che
consentono di affermare la sussistenza di un nesso causale tra tabagismo
cronico e tumore dell?epiglottide». «Se è vero - commenta il legale della
donna, Giuseppe Marazzita - che c?è la certezza scientifica che il fumo di
sigarette uccide, esiste una contraddizione: da una parte lo Stato ci garantisce
il diritto alla salute, anzi ci obbliga a salvaguardarla, dall?altra danneggia
la nostra salute, tra l?altro guadagnandoci, con la vendita delle sigarette».
Vorrei tanto smettere
"Vorrei tanto smettere di fumare ma da solo non ce la faccio".Sono sempre
più numerosi gli uomini ma anche le donne trevigiane che negli ultimi tempi
hanno telefonato alla segreteria della Lega italiana per la lotta contro
i tumori per iscriversi ai corsi antifumo.Perfino il proprietario di un'azienda
ha contattato i dirigenti dell'associazione allo scopo di promuovere all'interno
degli uffici un corso diretto ai dipendenti, per aiutarli a buttare le sigarette
nel cestino evitando conflitti tra colleghi.Si manifesta così uno degli effetti
della legge Sirchia che impedisce di accendere la sigaretta nei luoghi pubblici,
bar e ristoranti."La nostra associazione organizza corsi mirati già da vent'anni
con medici e psicologi, ma dall'inizio dell'anno sono sensibilmente aumentate
le domande" spiega Maria Teresa Villanova, responsabile delle iniziative
antifumo. Ad iscriversi sono fumatori di tutte le età e ceto sociale, stanchi
di dipendere dal pacchetto quotidiano e preoccupati per la salute. Un fumatore
è esposto più degli altri al rischio di ammalarsi di tumore al polmone e
alle prime vie respriatorie, ma può anche avere problemi di asma e bronchite
cronica nonché disturbi cardiovascolari. Nelle donne in gravidanza il fumo
risulta deleterio per il bambino che rischia di nascere sottopeso. Si calcola
che ogni anno nella provincia di Treviso si verifichino 462 nuovi casi di
tumore ai polmoni, 85 nelle donne e 377 nell'uomo e questa è la principale
patologia tumorale nel sesso maschile.
Ora la legge voluta dal ministro per la Salute ha fornito a molti fumatori
scontenti la spinta in più, motivandoli ad una scelta radicale. Viste le
decine di domande, la Lega contro i tumori ha già svolto un primo corso all'inizio
del 2005 (appena concluso); un altro partirà a breve. Dal 1985, l'anno in
cui si è svolto a Treviso il primo corso per smettere di fumare, l'associazione
ha promosso dai 3 ai 5 corsi all'anno con quasi 2.000 partecipanti complessivi."I
risultati - precisa la signora Villanova - sono più che buoni, poiché il
75 per cento dei corsisti smette di fumare: 3 su 4". Tra i fumatori pentiti
poi si instaura una sorta di complicità per cui il gruppo rimane unito anche
al di fuori delle aule e si instaurano belle amicizie che proseguono nel
tempo.Accanto ai corsi della Lega contro i tumori, a Treviso esistono altre
analoghe iniziative promosse dall'Usl 9 in tempi diversi, in modo da non
creare inutili sovrapposizioni. Chi desidera ulteriori informazioni può contattare
la Lega italiana per la lotta contro i tumori nella sede di piazza San Leonardo
fino al prossimo aprile, quindi nella nuova sede in via dell'Ospedale vicino
al Ca' Foncello, telefono 0422/591737.
Laura Simeoni
20/02/2005
Spirito Francesco
Nicotina annulla sesso nel cervello
Per ricercatori 'agisce a livello del tessuto nervoso'
(ANSA) - ROMA, 18 FEB - Arriva dai ricercatori californiani la notizia che
la nicotina manda in fumo le differenze funzionali del cervello fra i due
sessi. Secondo gli scienziati dell' Universita' di Irvine questa e'
l'ennesima prova di come la nicotina, quindi le sigarette, alterino la
funzione cerebrale: il fumo agisce a livello del tessuto nervoso di uomini e
donne eliminando le differenze sessuali nell'attivita' dei centri nervosi
anche in risposta a stimoli identici.
18/02/2005
Sigarette,
doppia striscia
e salutismo
Signor Bettoli, intervengo sulla sua lettera pubblicata nei giorni scorsi. Nessuno ha ancora dimostrato che le leggi sui divieti di affumicare il prossimo rientrino nel salutismo, comunque lo si voglia intendere. Così come nessuno ha ancora dimostrato che vi rientrino il divieto di superare la doppia striscia continua marciando contromano, il divieto di suonare a 120 decibel o di fare rumore dopo le 22, il divieto di parcheggiare di traverso al centro dell'autostrada. Il perché non sono salutismo lo sa anche lei (a meno che non sia contento di vedersi un'auto contromano, di sentire la musica del vicino alle 3 di notte): è perché sono tutti divieti che riguardano almeno due persone e non una sola. Di questo pochi fumatori (e anche un nonfumatore come dice di essere lei) sembrano rendersi conto, continuando ad arrampicarsi sugli specchi per cadere, alzarsi facendo finta di niente e poi riarrampicarsi per ricadere. Si badi bene: tutto da soli, osservati da nonfumatori increduli. Se lei va solo sull'Everest può benissimo ascoltare musica a 120 db o fumare, non vedrà nessun "proibizionista". Ma se va in un posto appena più popolato del deserto non può farlo, perché già lo sa: rompe i timpani e "rompe i polmoni". Il salutismo potrebbe essere (quando si dimostrerà che lo Stato proprio non deve curare, prevenire e promuovere la salute, ma occuparsi di quelle cose che sanno solo i pochi Illuminati) la faccenda del grasso, sul quale ancora non esiste alcun divieto. Esso però - come lo smog - viene citato, più puntualmente e più precisamente di un orologio atomico svizzero, solo in riferimento a un fenomeno: il fumo passivo. Con quelle frasi ci si può rimettere un orologio, mille orologi, ci si può sincronizzare Internet e tutti i computer del mondo: arrivano sempre, puntuali come la saliva nei cani di Pavlov al suono del campanello. E quale può essere l'intenzione dell'affermare che "la maggioranza degli italiani" non ha "mai avuto bisogno di divieti"? Nei luoghi di lavoro non ci sono ricatti, né omertà, né minacce, né mobbing, né fumo: in pratica Paperopoli. E magari faccia sapere alla "maggioranza degli italiani" minorenni perché sono così sciocchi da prendersi significative infezioni respiratorie acute durante i primi due anni, asma, sintomi respiratori cronici, infezioni dell'orecchio medio. La tecnica del "sì, ma non", insieme a quella de "il divieto del fumo serve solo a" ci dimostra che la sua strategia funziona molto bene: infatti lei si arrampica sullo specchio, cade a terra proprio bene e poi ritenta.
Massimo D'Angeli
Francesco Spirito
Chi era costui ?
Questo ignoto personaggio, che non mi ha mai scritto prima, oggi mi ha mandato questa mail :
Che ne pensate ? Io ho deciso di non rispondergli. Chiunque di voi voglia farlo invece, con una mail o con un commento qui sul blog, faccia pure ! Se gli inviate una e mail, mandatemene copia, per favore.
16/02/2005
Fumo, non senza sensi di colpa
tuttavia compensati dal fatto che non bevo alcol, mangio poco e sano, cammino moltissimo a piedi in città, in campagna
e al mare e quando posso vado pure in piscina. Un vizio, almeno uno, potrà
pure essere contemplato nell?economia di vitalità e autodistruttività che
fa parte dell?esistenza umana. Sissignore, fa male, lo dimostra tutta la
ricerca medica. Ma quanto mi farebbe male non fumare e mangiare il triplo,
non fumare e andare sempre in macchina, non fumare e bere mezza bottiglia
di vino e tre vodka a sera? Malgrado fumi mi sforzo di essere anche una buona
cittadina (le due cose possono andare insieme, anche se ormai in tutto l?occidente
i fumatori siamo considerati degli untori sociali), perciò non sono furente
con lo zelo antifumo del ministro Sirchia. Penso che effettivamente i non
fumatori abbiano il diritto di non sentirsi addosso il peso e l?odore del
fumo mio e di altri, e vabbene. Penso anche che talvolta i divieti aiutino
a cambiare le cattive abitudini: al cinema, per esempio, non è stato poi
così difficile abituarsi a non fumare, anzi è stato piacevole poter entrare
nelle sale senza essere avvolti dalla nuvola di fumo nauseabonda che ti assaliva
quando il divieto non c?era. Dirò di più, da quando non si fuma al cinema
anche i film in tv li guardo senza fumare, come rispondendo a un riflesso
automatico che separa l?immagine dalla sigaretta. Le cose sono molto più
difficili quando leggo o scrivo, ma anche qui devo riconoscere che le poche
volte che vado in biblioteca resisto senza troppo fatica. Dunque so già che
mi abituerò a non fumare al ristorante, come del resto facevo già nei paesi
in cui le sigarette sono state bandite prima che da noi, e magari ne trarrò
anche il vantaggio di «fumare meno ma meglio» come auspicato ieri su Repubblica
da Michele Serra, anche lui fumatore incallito. Epperò: non esageriamo. Tutte
le succitate correzioni della cattiva abitudine di aprire il pacchetto delle
sigarette sono state aiutate dall?intermittente possibilità di farlo: sempre
no, ma talvolta sì. Al cinema no, ma nell?intervallo, volendo, sì. In biblioteca
no, ma nelle pause, fuori, volendo, sì. D?accordo, andrò a fumare fuori dal
ristorante fra il secondo e la frutta. Ma in treno o in aereo, quel divieto
senza scampo che dura quanto dura il viaggio lo trovo francamente sadico.
E trovo francamente insopportabile il clima d?importazione americana che
già si addensa sulla provincia italiana, e che inchioda implacabilmente i
fumatori nel ruolo del nemico interno. Nemico della salute, della saggezza,
della volontà, del risparmio e del bene comune. Non tarderà: mi è già accaduto
di sentirmi rimbrottare perché accendevo una sigaretta alla fermata dell?autobus,
all?aperto ovviamente. La logica dei diritti mostra anche qui le sue falle.
D?accordo, c?è il diritto di chi non fuma a respirare aria pulita. Ma ci
sarebbe anche il diritto di chi fuma a fumare ogni tanto; la costruzione
del nemico soccorre a debellare la contraddizione. Viviamo nella società
del rischio e della prevenzione e sulle sigarette si capisce tutto di come
funziona. Si individua un rischio, si alza il livello dell?allarme sociale
su di esso, si mobilitano/colpevolizzano/ responsabilizzano gli individui
per prevenirlo. Colpa tua se ti viene il cancro, responsabilità tua non fartelo
venire. Vale su tutto, dalle malattie ai furti d?appartamento (peggio per
te se non avevi l?antifurto e l?assicurazione). Il primo comandamento delle
nostre società è diventato prevenire, e coincide con l?ultima frontiera della
razionalità scientifica: il rischio è ovunque, ma è nelle nostre mani contenerlo,
evitarlo, allontanarlo. Poi arriva lo tsunami, a ricordarci che magari anche
quello lo si poteva diagnosticare in anticipo, ma il caso resta parte decisiva
della condizione umana e nessun divieto riuscirà a eliminarlo.
Sentita in autobus
Un ragazzo sta parlando al cellulare:
- E poi ho smesso di fumare...
- ...
- Sì, quello che spendevo in sigarette lo metto ogni giorno da parte.
- ...
- Circa 150 euro al mese!
- ...
- Sì 150! Tra un po' mi posso comprare il portatile nuovo. Ho già in mente il modello ...
;-)
12/02/2005
Le vendite sono già in calo
La Gazzetta Del Mezzogiorno 10/02/2005
Per la Fit meno 11%, per l'Assotabaccai meno 35%
L'altra faccia della medaglia. Il divieto di fumo raffredda i consumi ma,
almeno al momento, non mette in ginocchio i tabaccai. E' pur vero che i dati
e le riflessioni sono differenziati. Aldo Gagliardi, presidente regionale
della Fit (Federazione italiana tabaccai) della Confcommercio, dice: «Se
confrontiamo le vendite registrate nel mese di gennaio 2005 con quelle di
gennaio 2004, il calo è dell'11 per cento». E ancora: «La caduta dei volumi
a chilo è cosa diversa dalla redditività. Anche in virtù degli aumenti, gli
incassi per la categoria si sono mantenuti pressocché costanti». Parla invece
di un crollo del mercato, sul quale incombe lo spettro del contrabbando,
Nicola De Filippis, responsabile del compartimento Bari (che raggruppa la
Puglia e Matera) di Assotabaccai-Confesercenti: «Il segno meno è del 35 cento,
dovuto in buona parte al decreto Sirchia». De Filippis attacca il ministro
della salute: «Lo Stato ciò che perde dalle sigarette lo recupera con il
commercio di farmaci a base di nicotina. Se i tabaccai piangono, i farmacisti
sorridono». Entrambi concordano sui rincari delle sigarette: nella Finanziaria
si fa cenno a nuove entrate pari a 500milioni di euro derivanti dalla vendita
delle «bionde». Entro la fine dell'anno il costo di un pacchetto potrebbe
subire un aumento anche di 30 centesimi. Di qui la preoccupazione del rappresentante
di Assotabaccai: «I fumatori torneranno a rivolgersi al mercato nero. Si
preannuncia una ripresa dei traffici dalla Grecia, dall'Ucraina e da Chernobyl.
Per questo occorre porre attenzione all'istituzione di nuovi punti vendita».
Le rivendite di tabacchi in provincia di Bari sono poco meno di 900, all'incirca
150 quelle del capoluogo. Gagliardi pensa che il calo dei consumi sarà progressivo:
«L'Italia, in Europa, è seconda soltanto all'Irlanda in materia di divieti.
La normativa è rigida. Non è azzardato pensare ad una perdita di interesse
nei confronti del tabacco».a.f.
10/02/2005
09/02/2005
Vendite calate del 35 per cento
Le vendite calano e di parecchio. Secondo la Assotabaccai, che fa
capo a Confesercenti, a gennaio a Bari è stato comprato il 35 per cento in
meno di sigarette rispetto al gennaio 2004. Una percentuale che pesa sulle
finanze della categoria. « Ma si sapeva ? dice Nicola De Filippis, presidente
cittadino di Assotabaccai ? con una legge così restrittiva, il fenomeno del
calo di vendite, già consueto all'inizio di ogni anno, non poteva non farsi
sentire di più » . Gennaio, infatti, è sempre il mese nero per la categoria:
tra i buoni propositi dell'anno nuovo ( in testa alla classifica di un fumatore,
c'è quasi sempre quello di fare a meno della sigaretta) e l'appuntamento
fisso con gli aumenti, si trovano molte valide ragioni per ridurre o farla
finita del tutto con il vizio, almeno fino al primo cedimento alla tentazione
da nicotina. Quest'anno, però, c'è anche l'effetto della legge che rende
difficile la vita dei fumatori e, di fatto, li costringe a ridurre il consumo.
« Io credo che un buon dieci per cento del calo delle vendite si debba al
divieto di fumare in tutti i luoghi pubblici ? dice De Filippis ? per il
resto, si tratta dell'effetto delle scorte: le sigarette quest'anno sono
aumentate di circa trenta centesi mi. Le marche più note costano 3,70 euro.
I fumatori, a fine dicembre fanno un approvvigionamento maggiore per risparmiare
un po' » . A pochi giorni dall'entrata in vigore della legge antifumo, le
associazioni di categoria dei tabaccai si erano spaccate sui primi dati di
flessione delle vendite. Per Confesercenti, il calo si attestava al 23 per
cento.
Al contrario per la Federazione italiana dei tabaccai non è possibile definire
precisamente la riduzione delle vendite fino almeno a marzo. Una stima della
Federazione, però, parlava di un calo del 10 per cento, simile a quello già
registrato in Irlanda dopo l'entrata in vigore di una legge che introduce
una serie di limitazioni per i fumatori.
Non solo. La Fit, che fa capo a Confcommercio e conta in Italia circa 46
mila associati, evidenzia anche il pericolo che il calo dei consumi metta
a rischio alcune voci della Finanziaria 2005: le entrate ridotte per i tagli
fiscali, infatti, dovevano essere compensate da un aumento del gettito legato
a Iva e accise delle sigarette, pari a 500 milioni di euro. Se il calo di
vendite sarà confermato nei prossimi mesi, sarà difficile raggiungere questo
obiettivo. Numeri a parte, la Fit ha comunque annunciato una provocatoria
iniziativa per fare dei negozi di tabacchi una specie di zona franca per
i fumatori: « Esporremo cartelli di divieto di fumo anche nella tabaccherie,
ma nel frattempo chiediamo almeno la deroga di questo divieto almeno nei
nostri negozi » annuncia Sergio Baronci, segretario generale dell'associazione.
La Fit è pronta a lanciare la campagna di adesioni alla ? Colt? ( Consumatori
Organizzati Lotto Tabacchi) e ha già messo a punto l'ironico slogan: ? Difenditi
con la Colt?. Insomma se per i fumatori sono tempi duri, ai tabaccai non
va molto meglio. Ad. Lo
La ricerca non va in fumo
Colloquio con Carlo Croce di Alessandra Cattoi
Ricerca genetica sul cancro ma non solo. L?Ohio State University, con sede
a Columbus, apre il cantiere per la costruzione di un grande istituto di
genetica. E usa i fondi che le industrie del tabacco devono versare agli
stati americani per purgare i loro peccati. A dirigerlo è stato chiamato
Carlo Croce, uno dei più noti scienziati italiani d?esportazione, fondatore,
nel 1991, del Kimmel Cancer Center di Philadelphia.
Come nasce e dove vuole arrivare questo progetto?
L?idea è di creare un istituto di ricerca che raccolga tutte le discipline
orientate alla genetica. L?originalità del progetto consiste nel far lavorare
insieme ricercatori di aree differenti: biologi, chimici, fisici, matematici,
informatici, ingegneri, esperti di robotica. Sarà un istituto di genetica
a tutto campo, non solo rivolto al cancro, e sarà uno dei primi al mondo.
Per la realizzazione sono stati stanziati finanziamenti ingenti, compresi
i fondi provenienti dalle compagnie del tabacco.
Le industrie del tabacco contribuiscono al progetto con 60 milioni di dollari,
almeno per il prossimo anno. Sono fondi che i singoli stati americani ricevono
in base a un accordo stabilito nel 1998 con i produttori di sigarette. Ogni
anno le industrie versano una somma di denaro (2.025 miliardi di dollari
previsti per 46 stati americani fino al 2005) IN CAMBIO DELLA FINE DELLE
DENUNCE E DELLE CAUSE IN TRIBUNALE PER DANNI COLLEGATI AL FUMO DI SIGARETTA
DA PARTE DELLE AMMINISTRAZIONI STATALI. E? abbastanza logico che queste risorse
vengano utilizzate per la ricerca sulle malattie causate dal fumo, ma i singoli
stati sono liberi di utilizzare il denaro come vogliono: possono realizzare
strade o case di riposo per anziani. L?Ohio ha deciso di finanziare la ricerca.
Inoltre, l?università ha già destinato 400 milioni di dollari per i prossimi
dieci anni al Cancer Center, poi ci sono i profitti del Cancer Hospital di
circa 20 milioni di dollari l?anno a cui si aggiungono i fondi dell?Nih (National
Institutes of Health, l?agenzia che gestisce i fondi federali) e dei benefattori
privati.
Una solida fusione di pubblico e privato: qual?è l?obiettivo?
Dare concretezza alla cosiddetta translational medicine: trasferire quanto
più rapidamente possibile i risultati della ricerca di base, quella che si
fa in laboratorio, all?interno dei programmi clinici e cioè negli ospedali.Molto
spesso prevalgono le rivalità e i conflitti, mentre per riuscire a trasformare
le scoperte dei ricercatori in nuovi trattamenti per i pazienti è necessaria
una forte integrazione. L?obiettivo di un centro di ricerca moderno dovrebbe
essere quello di unire all?interno della stessa struttura universitaria la
ricerca di base, la biologia, la chimica farmacologia fino alla produzione
dei farmaci e alla loro sperimentazione sui pazienti.
06/02/2005
Un amico mi ha inviato :
PACE INTERIORE
trovato la pace interiore.
L'articolo diceva: "Il modo per raggiungere la pace interiore consiste nel
portare a termine tutte le cose che abbiamo iniziato."
Così mi sono guardato intorno, a casa, per vedere tutte le cose che avevo
iniziato e lasciato a metà... e prima di venire al lavoro, questa mattina,
ho finito una bottiglia di Morellino di Scansano, il Pampero, una boccia
di Grappa e la Vodka, il Prozac, quattro grammi di pakistano, ½ grammo di
coca ed una confezione di mozzarelline di bufala.
Non avete idea di come mi sento bene adesso...
Passate questo messaggio a tutti coloro che hanno bisogno della Pace Interiore...
notizie dalla discoteca
Salve.
Odio le discoteche, non mi piace come ambiente e non ci vado mai, però ho amici che talvolta ci vanno e uno di loro ieri sera mi ha detto di esserci andato sabato scorso.
Mi ha raccontato che le cose sono molto cambiate da quando è entrata in vigore la legge Sirchia, che finalmente può tornare a casa senza la puzza impregnata nei vestiti.
Nella discoteca Odissea di Spresiano (TV) a quanto pare è stata creata una stanza per fumatori e che nel resto del locale nessuno fuma. Non ho notizie sul fatto che questa stanza sia o meno a norma con le porte a chiusura automatica e con gli aspiratori, gli chiederò di fornirmi maggiori informazioni, però da quanto descritto sembra che la situazione sia molto buona rispetto a quello che nell'immaginario collettivo era in passato una discoteca.
Ciao a tutti.
Paolo.
le vendite di
sigarette sono scese
A quasi un mese dall?entrata in vigore del divieto di fumo, le vendite di
sigarette sono scese del 19,3%. Lo ha reso noto l?associazione dei tabaccai.
Pur trattandosi ancora di una valutazione parziale, ha sottolineato l?associazione,
si conferma la generale tendenza alla riduzione della vendita di sigarette
anche se vi è una ripresa rispetto al calo del 23% registrato nei primissimi
giorni di gennaio. Per i tabaccai il calo comporta una diminuzione del ricavo
in media di circa 370 euro per ciascun esercizio. Ogni fumatore ha comprato
6 pacchetti in meno. Per l?Erario la perdita è di 163 milioni di euro.
Morta per fumo risarcimento record
La Repubblica del 3/2/2005
Morta per fumo
risarcimento record
Una corte di Independence, nel Missouri, ha condannato la società di tabacco
?Brown & Williamson Tabacco Corporation? a pagare 22 milioni di dollari ai
familiari di una donna di 73 anni morta nel 2000 per affezioni cardiache
e polmonari procuratele dalle sigarette ?Kools? prodotte dalla medesima azienda.
02/02/2005
L' opposizione :
Sono una fumatrice incallita e alla tenera età di 67 anni
non smetterò certo di fumare. Rispetto la legge, ma non accetto la
criminalizzazione. E' vero, potrei ammalarmi a causa del fumo e quindi
rappresentare un costo per lo Stato; ma visto che fino a 67 anni non mi
sono mai ammalata e che, stando alle statistiche, dovrei morire 10 anni
prima (prima di che cosa non è chiaro perché, stando sempre alle
statistiche, che pongono l'età media intorno ai 70 anni, dovrei essere
già morta), penso che lo Stato ci guadagnerebbe sempre, risparmiando
sulla mia pensione senza contare che, in 40 anni di servizio e relativi
contributi io il conto dell'ospedale l'ho già pagato profumatamente.
Ma lasciamo perdere il mio caso e portiamo avanti il discorso di
quell'anestesista che nella sua rubrica scriveva che vorrebbe far pagare
il conto dell'ospedale a tutti i fumatori. E' un'idea. Ma allora chi
rimane paralizzato perché va a 200 all'ora dopo una serata di bagordi
con gli amici? O i golosi che diventano obesi, si ammalano di malattie
connesse alle loro intemperanze? O le ragazzette anoressiche che non
mangiano per assomigliare alle modelle e devono andare in rianimazione?
O i giovani amanti che si prendono l'Aids perché rifiutano il
preservativo? Magari per ragioni religiose? Pagare il conto anche loro?
Risolveremmo i problemi della Sanità, perché l'elenco di chi non si
attiene ai precetti di "prudenza, perizia e diligenza" (come scrive il
nostro anestesista) è lungo. Il Ministro Sirchia, il cui compito sembra
ridurre il numero degli assistiti, ne sarebbe felicissimo. Al nostro
anestesista, vorrei chiedere se usa la macchina, l'aereo, la barca, il
telefonino; tutte cose che inquinano l'aria e determinano quei malanni
che affliggono gli abitanti delle città, fumatori e non. Se dovessi
ammalarmi (visto che non guido, non viaggio in aereo, non vado in barca
e non ho il telefonino) manderei parte del mio conto anche a lui.
Marisa Benvenuti
Roma
Q uella del nostro anestesista era una provocazione alla Swift che
rispondeva ad affermazioni particolarmente fuori luogo del ministro
Martino e dell'ex ministro Diliberto sull'eroica resistenza "alla
Gandhi" contro il divieto di fumo. Il modello di quella lettera stava a
mio parere nel libello che il celebre scrittore irlandese Jonathan Swift
(autore dei "Viaggi di Gulliver") pubblicò nel 1729 e che già nel titolo
derideva i pensosi saggi degli economisti: "Modesta proposta per
impedire ai figli dei poveri di essere a carico dei loro genitori o del
paese nonché per renderli utili al pubblico".
In che consisteva la sua "Modest proposal"? Mangiarseli, quei bambini
poveri, darli in pasto ai ricchi. In tal modo si sarebbero anche
evitati, nella poverissima Irlanda, i maltrattamenti dei mariti alle
donne durante la gravidanza che, al contrario, sarebbero state accudite
come vacche o scrofe pregne. Molti giudicarono eccessiva, quindi
controproducente, la forza paradossale dell'apologo. Sicuramente però
l'autore riuscì ad attirare ogni possibile attenzione sulle condizioni
di estremo bisogno del suo paese. Più modestamente il nostro anestesista
voleva attirare l'attenzione su frasi sconsiderate di uomini pubblici
dai quali si vorrebbe maggior senso di responsabilità.
01/02/2005
Sigarette, a rischio metà dei giovani
E? in pieno svolgimento la campagna di educazione sanitaria della Lilt,
Lega italiana per la lotta contro i tumori, nelle scuole della provincia
di Modena grazie al progetto ?Vivi così - Scegli la salute?. E proprio in
questi giorni di clamore, polemiche e plausi per l?entrata in vigore della
legge che prevede il divieto di fumo nei locali privati, riemerge con forza
il tema della prevenzione del tabagismo.
Dai dati in possesso del Centro per la prevenzione e cura del tabagismo
della Lilt si evince che circa il 34% dei giovani studenti modenesi delle
scuole superiori ha il vizio del fumo e le ragazze sono le più coinvolte.
Gli allarmanti numeri hanno spinto la Lilt a stringere una vera e propria
?alleanza per la salute? con l?Azienda sanitaria per lanciare una campagna
di informazione e prevenzione in grande stile. Il progetto per l?anno scolastico
2004/05 è in pieno svolgimento e coinvolgerà più di 90 classi con 2.180 studenti.
Da finale Emilia a Fiumalbo, la proposta educativa della Lilt prevede lo
svolgimento di due interventi strutturati a seconda delle fasce d?età, con
un percorso educativo multidisciplinare per le scuole medie, mentre per le
superiori gli studenti saranno messi faccia a faccia con la realtà, spesso
sottaciuta, delle multinazionali del tabacco grazie al progetto sperimentale
Insider-dietro la verità. «I progetti dedicati ai giovani delle scuole -
afferma Gianluca Grazioli, responsabile dei servizi della Lilt - nasce dalla
duplice esigenza di dare una corretta informazione tramite nozioni semplici
ed immediatamente verificabili all?interno del percorso didattico e di stimolare
un processo di crescita di una coscienza critica in giovani finalmente capaci
di scelte mature, liberi da tanti condizionamenti e dipendenze». La fotografia
dei giovani in relazione ai dati in possesso della Lilt, dicono che esiste
una preoccupante tendenza a comportamenti rischiosi per la salute. Nella
nostra provincia, gli studenti dell?ultimo anno delle superiori dichiarano
per il 53% che almeno una volta hanno assunto nicotina, il 52% alcolici,
il 40% anfetaminici, il 35% oppiacei, il 32% stimolanti e il 20% allucinogeni.
«Questi dati locali - aggiunge Grazioli - sono in linea con i report nazionali
e comunque rendono necessari ulteriori interventi. Ma è necessaria anche
una presa di coscienza degli adulti perché i giovani non si accontentano
di spiegazioni approssimative, ma esigono un confronto aperto e leale chiedendo
all?educatore come si comporterebbe lui stesso, prima di valutare la validità
del suo suggerimento». Info: sui corsi del Centro prevenzione e la cura del
tabagismo della Lilt: 059 374217
A 12 anni la prima sigaretta
Le ?bionde? sono responsabili della metà dei ricoveri per tumori e di gran parte delle patologie polmonari
di Veronica Molinari
Si inizia a fumare a dodici anni. Le sostanze aggiuntive della sigaretta,
come il catrame, sono responsabili di molte patologie. All?assunzione di
nicotina è dovuto il 50 per cento dei ricoveri per tumori, il 60 per cento
di quelli per malattie polmonari ed il 30 per cento di quelli per problemi
cardiocircolatori. Il dato allarmante emerge dalle statistiche del Dipartimento
delle dipendenze patologiche dell?Ulss 5. A Valdagno e nell?intera zona i
giovani rappresentano il 55 per cento dei fumatori, ma quasi la metà di coloro
che frequentano i corsi organizzati dall?Ulss riesce a buttare via il pacchetto.
Il vizio interessa anche il 35 per cento delle donne. «Attraverso campagne
antifumo e prendendo coscienza di questi dati - spiega Giuseppe Cicciù, direttore
del Dipartimento - si potrebbe ipotizzare che nell?arco di dieci anni si
registrerebbe il 10 per cento in meno dei ricoveri».
Dati alla mano, il divieto di fumo nei locali pubblici sta avendo gli effetti
sperati. È aumentato, infatti, il numero di quanti vogliono abbandonare le
?bionde?.
«È necessario - spiega ancora Cicciù - svolgere le attività di prevenzione
negli ambienti in cui si inizia a fumare e in particolare nelle scuole. Abbiamo
attivato una serie di interventi rivolti agli studenti delle medie e delle
superiori. Spesso il salto generazionale impedisce a noi adulti di far capire
il problema ai ragazzi. Abbiamo, perciò, pensato di coinvolgere direttamente
degli studenti nella formazione e nell?approfondimento del fenomeno. Il gruppo
di giovani da noi avvicinato avrà poi il compito di formare i loro coetanei».
Il tabagismo viene considerato una dipendenza subdola con effetti sia stimolanti
che inibitori. Di solito chi inizia a fumare, o riesce a smettere tra i 20
e i 25 anni oppure l?addio alla sigaretta viene rimandato dopo i 50 anni.
Sono, infatti, per di più uomini al di sopra dei 45 anni coloro che chiedono
un aiuto per smettere di fumare.
«Nella maggior parte dei casi, il 45 per cento di chi aderisce alle attività
di dissuasione - prosegue Cicciù - riesce nel proprio intento. Il Dipartimento
ha proposto e organizzato a Valdagno un corso intensivo ?Smettere di fumare?.
Si tratta di interventi di prevenzione secondaria durante i quali si svolge
un lavoro di interazione che comunque richiede il convincimento e la volontà
di smettere. Come è stato dimostrato in passato, per riuscire nell?intento
non serve la scritta minacciosa sui pacchetti di sigarette o la visione del
polmone di un incallito fumatore. Deve esserci la motivazione interiore che
a volte è data da un problema di salute, altre volte da un semplice cambiamento
nella propria vita. Se la persona è veramente convinta, allora può combattere
il vizio anche ricorrendo ai cerotti o alle gomme da masticare a base di
nicotina».
Il Dipartimento ha, inoltre, sostenuto la nascita dell?associazione ?Liberi
dal fumo? che coinvolge gli ex tabagisti. Il gruppo svolge un importante
opera di sensibilizzazione e gestisce corsi di dissuassefazione al fumo.
L?Ulss 5 ha aderito, infine, al progetto regionale ?Ospedali senza fumo?,
promuovendo degli incontri di aggiornamento per gli operatori sanitari.
Il fumo:
da sfida a piacere
Corriere Salute 23/01/2005 Gustavo Pietropolli Charmet
Oggi, per i giovani, le sigarette non sono più un simbolo di ribellione.
Perciò deve cambiare la strategia di dissuasione.
Troppi ragazzi e ragazze fumano. L'abitudine del fumo si instaura precocemente,
rispetta le pari opportunità e quindi coinvolge in eguale misura i maschi
e le femmine. La consuetudine ad aspirare il fumo del tabacco facilita inoltre
l'eventuale miscela con cannabinoidi. Eppure i ragazzi provengono da un'infanzia
nel corso della quale la scuola e la famiglia hanno fatto e detto di tutto
per dissuaderli, non appena fossero diventati più grandi, dal contrarre l'abitudine
del fumo. Ed ancor peggio hanno sentito dire dell'uso delle droghe, sia pure
"leggere". La dissuasione ha funzionato molto bene fino a quando erano bambini
ed infatti si accanivano contro gli adulti che li esponevano al fumo passivo;
molti di loro, però, approdati all'adolescenza hanno dimenticato anni di
prevenzione e si sono schierati nell'esercito degli indifferenti nei confronti
dei rischi. Nessuno di questi ragazzi pensa che fumare lo faccia sembrare
grande, audace e interessante. Pochi sono sospinti dal bisogno di sfidare
il divieto, la regola, l'ansia dei genitori. Quasi tutti alla domanda sul
perché fumano risponderebbero: "perché mi piace". E' perciò molto probabile
che "il piacere" sia il motivo prevalente, ora che il modello educativo attenua
l'obbligo di piegarsi al dovere e legittima il piacere, liberandolo dal sentimento
di colpa e dalla dimensione del peccato. I ragazzi cui piace fumare lo fanno
senza sfidare nessuno, disobbedire ad alcune regola, senza illudersi di apparire
più belli ed interessanti. Ai loro occhi fumare è una consuetudine che fa
parte della sfera privata e perciò solo eccezionalmente entra in conflitto
con le regole sociali. Se vogliamo dissuaderli dal perseverare nell'abitudine
del fumo è perciò necessario ammettere che si tratta di rinunciare ad un
piacere, modesto ma non irrilevante. Riconoscere che gli si chiede di fare
una rinuncia è forse più efficace che tentare di spaventarli con la minaccia
della malattia che alla loro età appare remota e impensabile. Sarà efficace
una campagna preventiva che li induca a vergognarsi di affumicare la mente
e il polmoni in cambio di un leggero piacere. Gli adulti però, se vogliono
essere ascoltati, debbono essere chiari nei divieti, ma anche nel riconoscere
che ciò che chiedono non è solo obbedienza, ma la rinuncia a un piacere personale
immediato, in vista di un vantaggio futuro che ai ragazzi appare aleatorio.




