31/01/2005
Il divieto di fumo
al centro dell’attenzione.
Oltre ai temi “istituzionali”, nei giornali locali si parla di un argomento in particolare e cioè il divieto del fumo con relativa protesta più di insegnanti, che di alunni, nonché di gestori di locali pubblici. Si tratta di un provvedimento legislativo preparato dall’ex ministro della Sanità Professor Veronesi e varato con l’attuale Ministro Sirchia, ambedue medici d’alto livello scientifico.
E’ una legge esemplare a livello mondiale che si propone di prevenire gravi malattie e l’accorciamento della vita. Perciò si tratta di responsabilità civile e buon senso, tant’è che i gardenesi e la Provincia di Trento l’hanno resa operativa senza attendere o contare su eventuali deroghe.
Infatti per tutti c’era tempo di organizzarsi o, volendo,, per astenersi. Inoltre in ogni farmacia sono disponibili farmaci che facilitano il superamento del breve periodo di disintossicazione per chi voglia accettare il forte monito della legge.
Però non mancano nemmeno contraddizioni, peraltro frequenti nell’ambito dell’abuso di sostanze: per esempio, da un lato si limita fortemente l’occasione di fumare, dall’altro si vende tabacco in regime di monopolio, mentre il consumo di droghe, nel senso stretto della parola, pure tutte in vario modo dannose, è esplicitamente permesso per legge, perciò lo smercio è vietato sotto pena.
L’alcol ha una considerazione e tolleranza privilegiata, anche se l’abuso è con sicurezza pure una causa per la ridotta durata di vite umane.
Oltre al danno in sé, delle sigarette non va sottovalutato il ruolo di primo avviante ad altra droghe, specialmente cannabis, alcol e sempre più anche cocaina. Anche i giovani ci arrivano con relativa facilità,perché il prezzo è calato e in famiglia per lo più vengono ben forniti di denaro anche se non lavorano e non studiano. Con ciò non vorrei passare per schiavista, però ritengo valga ancora la massima secondo cui spetta ad ozio noia la paternità di molti vizi.
Da “lettere al direttore”: . Corriere dell’Alto Adige-Bolzano
26/01/2005
FUMO:
SIRCHIA SODDISFATTO, DIFENDERSI E' UN OBBLIGO
Per il calo della vendita di sigarette "Lo Stato non potra' che esserne contento. E lo sara' sicuramente", anche se questo significa minori introiti nelle casse dello Stato. Parola del Ministro della Salute Girolamo Sirchia. Limitare il consumo di tabacco non significa solo risparmiare al cittadino "mali spesso inguaribili. Significa anche eliminare una marea di patologie che poi lo Stato si ritroverebbe a dover sostenere economicamente", ha spiegato a Milano rispondendo alle domande dei giornalisti a margine della presentazione del primo esempio di Irccs-Fondazione in Italia.
«Fumo vietato anche a San Siro»
Fumo vietato sugli spalti di San Siro. La richiesta arriva con una mozione urgente del consigliere comunale di FI, Stefano Carugo. Il Meazza è di proprietà del Comune e qualora la mozione venisse approvata, un'ordinanza del sindaco potrebbe estendere la legge antifumo di Sirchia anche allo stadio milanese. A far tremare i polsi dei tifosi fumatori arriva anche il parere positivo dell'assessore allo Sport, Aldo Brandirali: «Sono favorevole alla mozione. Per due motivi: perché a San Siro si sta uno appiccicato all'altro e per la diffusa maleducazione di molti fumatori». Si mette ancora peggio per i tifosi dell'Inter. Uno dei responsabili della società, Luciano Cucchia, non boccia l'idea, pur nutrendo molte perplessità sulla possibilità di far rispettare il divieto: «Proprio per questo motivo, si potrebbe applicare il divieto alle tribune, ossia negli spazi dove la gente sta seduta. Credo, invece che sia impossibile farlo rispettare dove la gente sta in piedi. Lì anche la polizia ha difficoltà ad intervenire». Il Milan, invece non ha ancora preso in considerazione il problema: «Difficile se non impossibile da far rispettare un divieto del genere - attacca Alfonso Cefaliello, responsabile per il Milan della gestione del Meazza -. In ogni caso abbiamo già vietato il fumo in tutti gli spazi chiusi».
Ma l'azzurro Carugo è intenzionato a non mollare: «Succede già in uno stato australiano. Gli ultimi mondiali in Giappone sono stati smoke free . Perché non si può fare anche qui?». La mozione gli si è scritta in mente durante Milan-Udinese. Lui era allo stadio insieme a due figli: «A destra e sinistra avevamo fumatori incalliti. Che non hanno smesso un minuto. I miei figli sono tornati a casa con la tosse. E nessuno di noi è riuscito a godersi la partita. Non è un gran sacrificio rinunciare al fumo per due ore». I tifosi sono avvertiti. E inutile giustificarsi con il nervosismo da stadio.
Maurizio Giannattasio
Da Maria Luisa :
Uno dei tanti articoli sul fumo che mi ha particolarmente colpita è “Mille divieti, ma nelle scuole fumano tutti” su “Repubblica” di venerdì 7, di Marco Lodoli, professore e tabagista con i sensi di colpa, in cui descrive la situazione delle scuole per quanto riguarda il fumo. C’è da mettersi le mani nei capelli a sentire lui: i ragazzi si fondano nei gabinetti a fumare non solo durante l’intervallo , ma anche a ogni cambio dell’ora: ci sono quelli che con aria sofferente recitano la parte di quello che non ne può più e che “proprio gli scappa”. La situazione è paradossale a sentire il professore-giornalista: dappertutto è ormai proibito fumare, le sigarette sono state interdette in ogni luogo, ovunque, ma non nelle scuole.
Negli edifici scolastici è ancora permesso fumare senza essere disturbati o redarguiti. Il professore-giornalista Marco Lodoli si augura cha accanto al vigile che viene a fare la lezione sui semafori, sia invitato anche un oncologo per tenere un paio di lezioni “dolorose”
A Bolzano, il divieto, partito il 10 gennaio, è stato messo in atto, subito, nelle scuole e cortili, nelle parrocchie, nei locali delle associazioni e dei centri giovanili, dove i direttori i presidi o le persone incaricate sono competenti per l’applicazione delle sanzioni. Leggo, tuttavia, del rifiuto dei ragazzi di sottostare alle norme che vengono applicate all’interno degli edifici scolastici e pertinenze, decidendo di uscire nei piazzali e nei marciapiedi attorno alla scuola o di correre nei parcheggi vicini, all’intervallo, per fumare la tanto sospirata sigaretta. E’ vero che non si devono fare crociate contro i ragazzi e nemmeno del terrorismo perchè loro farebbero esattamente il contrario di quanto
Si richiede, questo lo sappiamo, ma come procedere senza permettere “sconti” che sono diseducativi, e imporre invece una multa che venga pagata da chi trasgredisce alle norme , data con intelligenza proprio nella scuola che è luogo di educazione?
Al di là dell’efficacia delle sanzioni pagate dalla famiglia, mi chiedo e lo chiedo anche a voi lettori , se sia corretto ed educativo permettere agli studenti di uscire durante le ore scolastiche, compreso l’intervallo. Quando insegnavo non era permesso far uscire gli alunni dal recinto della scuola, salvo autorizzazione specifica del direttore e dell’insegnante, poiché la Scuola era responsabile di quanto poteva accadere nel corso delle ore di lezione.
Quelle norme sono cambiate oppure possono “non” essere rispettate solo perché gli studenti non resistono tanto al vizio preso?
Cordiali saluti,
Maria Luisa
24/01/2005
Sirchia:
«Ora interventi su giovani e alcol»
annuncia la prossima mossa: regolamentare la pubblicità
Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia (Liverani)
ROMA - Ministro Sirchia, oggi per lei è un giorno speciale. Parte la
legge tanto attesa. Che messaggio lancia ai fumatori? «Di
collaborare, nell'interesse della salute pubblica. Non abbiano
posizioni preconcette, nessuno vuole punirli. Lo spirito è difendere
chi viene esposto passivamente a sostanze tossiche».
E ai non fumatori?
«Siate tolleranti, evitate gli scontri, il ricorso agli avvocati. La
gentilezza è la migliore arma per convincere il prossimo a spegnere
la sigaretta. Gli arroganti e i maleducati sono la minoranza».
Lei è convinto che la gente imparerà la lezione?
«Sì, sono ottimista, le polemiche che hanno preceduto la fase di
avvio verranno dimenticate e il nuovo modo di comportarsi entrerà
nel Dna degli italiani».
La legge non rischia di restare teorica, specie negli uffici
privati?
«Verrà applicata con rigore».
Avete previsto controlli speciali?
« Sì, vigileranno le Arpa , le agenzie regionali per la protezione
dell'ambiente, che fanno capo alle Asl. Gli ufficiali di polizia
giudiziaria non scherzano, possono entrare ovunque, anche nelle
aziende private. Il Centro per il controllo delle malattie infettive
ha con le agenzie un rapporto di collaborazione che in queste
circostanze diventa prezioso per monitorare».
Userete la mano pesante con i trasgressori?
«Non faremo le carogne. Per i primi due mesi abbiamo raccomandato di
svolgere un'azione educativa e preventiva. Niente sanzioni tranne
nei casi estremi, dove ci si imbatte in comportamenti arroganti, con
volontà di sfregio».
Chi altro partecipa al monitoraggio?
«Ho chiesto collaborazione ai ministri di Interno e Tesoro, quindi
saranno impegnate tutte le forze dell'ordine e naturalmente i Nas.
La vigilanza comincia subito. Ai trasgressori spiegheremo quali sono
le nuove regole».
Chi ci guadagna?
«La nostra salute. Il fumo è la seconda causa di morte e malattia in
Italia. Peggiora la qualità della vita, crea disastri».
Chi ci perde?
«Le multinazionali. Avranno un calo precipitoso di fatturati perché
il divieto di fumo al lavoro e nei luoghi di svago limiterà i
consumi».
Le multinazionali del tabacco non hanno cercato di fermarvi?
«Eccome. Le lobby antifumo si sono date da fare attraverso il
Parlamento, cercando di far emendare la legge e prorogarla.
Tentativo miseramente fallito».
E poi?
«Poi hanno mosso come pedine di una scacchiera associazioni strane e
una serie di personaggi che finalmente sono usciti allo scoperto con
minacce di ricorsi al Tar».
Hanno bussato anche alla sua porta?
«Non direttamente. Sono un personaggio difficile io, sono urticante.
Ci hanno provato con iniziative trasversali».
Le hanno mai chiesto un incontro?
«Mai, se lo facessero accetterei. Ma non vedo di cosa potremmo
parlare. Non avremmo argomenti. Il fumo è indifendibile».
Fumare è un diritto?
«Sì, lo è. Ma è un diritto limitato. La salute invece è un diritto
prioritario e gli altri passano in secondo piano».
Però non poter fumare è una perdita di libertà.
«La legge non proibisce di fumare, ma limita i luoghi dove è
possibile farlo. Non mi sono mai sognato di introdurre un divieto
assoluto. Il proibizionismo non funziona. La strada migliore sono la
persuasione e l'educazione».
Vieterebbe le sigarette anche all'aperto, come certi comuni
americani?
«Scherza? Mi vuole vedere messo al palo? E poi per la mentalità
italiana sarebbe un eccesso, anche se la ritengo un'azione
coerente».
Secondo lei i fumatori proveranno a smettere?
«Ne sono certo. Questa gente si sentirà socialmente osservata e
tenterà di cambiare abitudini».
Però a questo punto, lei come ministro della Salute avrebbe il
dovere di aiutare chi cerca la redenzione. Perché non dare gratis le
cure sostitutive, a base di nicotina?
«È una strategia che condivido, ci stiamo pensando. I farmaci
sostitutivi costano circa 25 euro a settimana e trovo giusto che
siano gratuiti, come propongono in Gran Bretagna. Però dobbiamo fare
i conti. Il nostro prontuario farmaceutico è molto rigoroso».
La prossima mossa?
«Interventi sui giovani. In troppi fumano e bevono alcol. Vanno
difesi anche dall'aggressione pubblicitaria».
di Margherita De Bac
Tabaccai traditi, il fumatore va in farmacia
di CAMILLA MONTELLA
C?è chi, nella nuova era salutista, guarda al futuro
con molta preoccupazione. Un?indagine della Camera di Commercio di Milano
ha stabilito che - dopo l?entrata in vigore della legge che proibisce il
fumo nei locali pubblici - la vendita di sigarette è in calo del 6% e che,
di conseguenza, nelle casse dei tabaccai entrano in media 380 euro in meno
al mese. « Ed è solo l?inizio » , conferma Alfredo Zini, consigliere dell?Epam,
Associazione Provinciale Milanese Pubblici Esercizi. « I dati sono allarmanti
per le 600 tabaccherie della città, ma non solo. Quella derivante dalle sigarette
è la seconda entrata dello stato dopo la benzina. C?è da chiedersi da dove
arriveranno i soldi che mancheranno all?appello a fine anno. Nuove tasse?
» . Alcuni gestori ( lo 0,6% sui quasi 200 censiti) denunciano un calo delle
vendite superiore al 50%. « Non è che la gente smetta di fumare » , spiega
la titolare della tabaccheria di via Poliziano, « ma riduce il numero delle
sigarette per necessità. I clienti sono sempre gli stessi, ma comprano la
metà dei pacchetti » . I gestori si fanno due conti in tasca e c?è chi teme
di non arrivare a fine anno. « Saranno in tanti a chiudere » , dice un altro
tabaccaio. « Dall?alto ci consolano dicendo che alle tabaccherie hanno dato
tante altre cose, come lotto ed enalotto. Ma, giocatori incalliti a parte,
spesso è la sigaretta che attira il cliente. Nel senso che uno entra per
comprare un pacchetto, vede le schede già compilate e decide di acquistarne
una. Ora questa fetta di giocatori occasionali diminuirà drasticamente »
. E se la gente è ? obbligata? a disertare le tabaccherie, di contro sembra
che cominci ad affollare le farmacie. Su venti interpellate dalla FederFarm
Lombarda, 14 sostengono che la vendita dei prodotti a rilascio di nicotina
per lenire i sintomi della dipendenza sia aumentata. Se per tante ore ( ad
esempio negli orari d?ufficio) un fumatore non può accendersi una sigaretta,
deve per forza sopperire in qualche altro modo. E allora si rifugia nei cerotti
transdermici, nelle gomme da masticare alla nicotina, nelle compresse sub-
linguali e nei filtri a nicotina d o s at a . L?aumento della richiesta dei
prodotti sostitutivi della sigaretta è impressionante. « Nelle farmacie che
abbiamo interpellato » , spiega A l e s s a n d ro Carletti, portavoce della
FederFarm, « prima del divieto si vendevano in media 67 prodotti sostitutivi
ogni due settimane. Ora sono saliti a 214, più del triplo » . E anche chi
non acquista, « chiede comunque informazioni e dice che ci penserà » , spiegano
alla farmacia di via Malpighi. L?identikit del fumatore pentito - o obbligato
a pentirsi - è « uomo o donna in egual numero, dai 30 ai 50 anni » , spiegano
nelle farmacie di corso Buenos Aires, dove l?incremento delle vendite dei
prodotti sostitutivi raggiunge il 50 per cento. Pochi i giovani che vogliono
sperimentare il cerotto, e ancora meno gli anziani, che di smettere di fumare
proprio non ne vogliono sapere. Ma attenzione, « i prodotti a rilascio di
nicotina non sono miracolosi » , spiega il dottor Carletti. « Funzionano
solo se uniti ad una buona dose di forza di volontà. Il boom di questi primi
giorni potrebbe non essere indicativo per il futuro. In tanti probabilmente
tenteranno di smettere ma non ce la faranno. Non basta un divieto per convincere
un fumatore a redimersi. Al massimo serve per limitare il numero di sigarette
» . Solo per i più virtuosi, dunque, il cerotto funzionerà. Per gli altri
non ci sarà neanche la consolazione del portafoglio più pesante: ogni cerotto
dura un giorno e costa come un pacchetto di sigarette.
La moda è ancora a favore del fumo
di Luisa Ciuni
MILANO ? Ridotti come i celebri cani in chiesa, espulsi dalla comunità civile
i fumatori hano finalmente trovato un difensore in Francesco Martini, 30
anni, art director della casa Coveri fondata da suo zio Enrico. Perchè? «Io
sono contrario al fumo, non si deve fumare e personalmente ho smesso - spiega
lo stilista ? però ritengo anche che con questi divieti si siano passati
i limiti del buon senso. Ripeto: sono per la vita safe, ma così non si va
avanti.»
Ed in nome della tolleranza Francesco manda in passerella anche due finti
fumatori che accennano ad accendersi una sigaretta e poi la spengono ancora
intera sotto una notte di stelle riprodotta in pedana. Con conseguenti applausi
dei vessati, degli ex fumatori e di coloro che attendevano la fine della
sfilata per precipitarsi fuori ad accendere l?amata-odiata cicca. La sintesi
è «vietato vietare».
E la visione tollerante della vita del giovane stilista dal fisico di giocatore
di pallacanestro, ha trovato una sintesi nell?incontro con Flavio Briatore
e Paolo Brosio e con il loro locale «Twiga» a Marina di Pietrasanta. Come
è noto nei locali pubblici non è più tollerato il fumo, ma i fumatori continuano
ad esistere. Ecco allora la massa dei fumatori compiere continui avanti-indietro
dai tavoli e dalle piste da ballo verso l?esterno, interrompendo le conversazioni
e quant?altro per potere aspirare un po? di tabacco. Ed ecco, specie con
i rigori dell?inverno, arrivare notevoli raffreddori e bronchiti per l?impossibilità
di ritirare ogni volta il cappotto dal guardaroba.
Per risolvere la questione, il brain trust Martini-Brosio-Briatore ha prodotto
un tabarro (con conseguente gioco di parole da tabacco a tabarro) che verrà
prodotto in esclusiva per il locale «Twiga»: una mantella in panno blu scuro
con il divieto di fumo ricamato sulla schiena, rallegrato da qualche finta
pietra preziosa o dal ricamo del logo del locale. La mantella (ma bisognerà
vedere quanto resterà a disposizione dei clienti senza essere rubata) costituirà
quindi un servizio del locale ai suoi avventori (un po? come gli ombrelli
degli alberghi) coniugando salomonicamente la necessità di fare rispettare
il divieto con quella di non perdere tutti i clienti fumatori.
Così la gioventù arriva, lascia in guardaroba i cappotti, le giubbe, le pelliccie,
entra e se vuole anadare all?aperto si fa prestare il capo di vestiario griffato
Coveri. Una divertente operazione di marketing che riesce a mettere d?accordo
tutti.
Ma perchè hai coniugato il tuo marchio proprio con il «Twiga»?
«Mah, è capitato, mi hanno chiesto una serie limitata, disegnata ad hoc è
ho ripensato proprio alla vecchia mantella-tabarro, un capo comodo senza
maniche e senza misure, quindi adatto a chiunque. Per ora li faccio per loro,
in seguito vedremo.»
Di un parere analogo anche Paolo Brosio, padrone del «Twiga». Il giornalista,
47 anni, è a sua volta un ex fumatore ("oramai fumo solo una sigaretta dopo
cena e non la finisco neanche") il quale racconta: «Abbiamo pensato a queste
mantelle come un servizio per i nostri clienti e per rispettare la libertà
di tutti, fumatori e non. Non siamo contro la legge, anzi, ma se mandiamo
fuori i clienti che fumano abbiamo anche il dovere di assisterli. Al guardaroda
si creavano code spaventose di avventori in entrata e in uscita col rischio
che qualcuno decidesse di restare a casa a fumare. Noi diciamo che puoi anche
uscire a fumare senza doverti prendere la broncopolmonite. E siccome "Twiga"
in swahili significa giraffa avremo anche mantelle maculate.»
CELESTRINO
21/01/2005
Andrea mi ha inviato per voi :
QUANDO IL FUMO NON E` UN TIC
Il signore dalle sopracciglia cespugliose si fermò davanti alla vetrina
della boutique di moda femminile, poi si allontanò di qualche passo, ma
tornò indietro ed entrò decisamente nella boutique.
- Quel cappello a righe - chiese - è in saldo? Massì massì.
Ludovico, padrone della boutique, sorrise stropicciandosi le mani come se
se le stesse lavando.
- No, quello, no, ma un po' de sconto jelo faccio.
- Per mia moglie, massì massì - spiegò il signore dalle sopracciglia cespugliose
- Il problema è la misura perché io non la so, la misura di mia moglie,
massì massì.
- Misura unica, nun se preoccupi. Mo' jelo pijo dalla vetrina.
- Bene, massì massì.
- Ma sì, ma sì pe' di' che...- azzardò Ludovico, perplesso.
- No, è un tic - chiarì il signore dalle sopracciglia cespugliose - Sa,
i tic? Prima camminavo col saltello, poi ho cominciato a dire massì massì
e ora non saltello più. Sono un tourrettiano, ha presente? Massì massì -
ciò detto, tirò fuori un pacchetto di sigarette e un accendino.
Al che, Ludovico cacciò un gridolino.
- No, nun se pò, pe' carità - disse - Me fanno quattrocento euro de murta,
si faccio fumà quarcuno ner negozzio mio.
Il cliente lo fissò da sotto le sorpacciglia cespugliose e, imperterrito,
estrasse una sigaretta dal pacchetto.
- Non fumo, gioco - dichiarò - La gestualità, massì massì, è una grossa
componente del vizio del fumo. Stia tranquillo, massì massì, non l'accendo.
- Sicuro? Badi che ce scherza poco co' quer Sirchia.
- Le ho detto che non l'accendo, massì massì.
- Mejo mannò, mannò - insistette Ludovico in grande apprensione - Badi che
si entra un pulizziotto, un finanziere, la mazzoleno puro a lei. So' murte
che leveno er pelo, mica scherzi.
- Se non l'accendo, non fumo, massì massì. E' solo per la gestualità, le
ho detto - si mise la sigaretta tra le labbra e aggiunse: - Massì massì,
almeno la gestualità. Lei evidentemente non fuma, altrimenti saprebbe che
non si può fumare una sigaretta spenta.
- Nun fumo? - muggì Ludovico - Ma che sta a di'? Io sfiato dalla voja de
fumà, ma nun posso rischià. Ce vengheno in borghese a fa' li controlli,
peggio della Gestapo.
- Qui può venire anche la CIA, ma finché non accendo la sigaretta, mi scuce
un baffo, con rispetto parlando, massì massì, un baffo a me e un baffo a
lei.
- Aspetti, je pijo er cappello e jelo metto a metà prezzo - decise Ludovico
scattando verso la vetrina. Prese il cappello, lo incartò, incassò - Me
scusi, sa, ma, spenta o nun spenta, me fa sta' male puro a me co' quella
sigheretta in bocca.
Come il cliente uscì dalla boutique, entrò un altro signore dall'espressione
minacciosa.
- Qui si fuma - affermò - Non neghi perché l'ho visto.
Ludovico si torse le mani come se volesse strapparsi le dita, ma non fece
in tempo a dire una parola che l'altro s'era già acceso una sigaretta e
aspirava avide boccate.
20/01/2005
«Città sporcata dai mozziconi»
Imperia Mozziconi a chili su marciapiedi e aiuole, davanti a bar, ristoranti
e uffici, all'uscita di cinema e negozi. Gli effetti della nuova legge Sirchia
che vieta il fumo nei luoghi aperti al pubblico si fanno sentire - e anche
pesantemente - sul decoro e l'igiene di strade, piazze e giardini del centro.
«Da quando è entrata in vigore la legge - attacca Emilio Broccoletti, presidente
dell'EcoImperia, società mista che gestisce il servizio di smaltimento dei
rifiuti solidi urbani - gli operatori mi hanno segnalato un fortissimo incremento
di lavoro nella raccolta dei mozziconi e delle sigarette abbandonate un po'
ovunque. Io stesso, più volte, mi sono imbattuto in cumuli di "cicche" sparse
su marciapiedi, strade e giardini pubblici del centro (dai portici di via
Bonfante a via Cascione passando per l'isola pedonale di via San Giovanni
e via Ospedale)».
Per avere la conferma di un fenomeno che, in poco più di una settimana, ha
già manifestato effetti nefasti per l'igiene e l'immagine pubblica.
La prima proposta per risolvere il problema parte proprio dal presidente
di EcoImperia.
«Il primo invito - spiega Broccoletti - lo rivolgerei al sindaco e all'amministrazione
comunale: perché non potenziare i doppi contenitori (carta e sigarette),
oggi presenti in numero esiguo nelle vie e nelle strade del centro? E poi:
perché non fare in modo che anche gli esercenti si dotino (o vengano dotati)
di contenitori da posizionare strategicamente all'entrata dei locali? Insomma,
qualcosa bisogna pur fare se non si vuole ridurre la città a un grande portacenere».
Intanto, proprio sull'onda della protesta popolare di chi vuol difendere
la propria città dal degrado e dall'abbandono, anche i commercianti si stanno
muove do per risolvere o almeno tamponare l'emergenza.
«Già domani (oggi per chi legge, ndr) - conferma Marco Gorlero, presidente
della Confcommercio-Pubblici Esercizi di Imperia - faremo richiesta al Comune
di potenziare, se non altro nelle zone commerciali e maggiormente frequentate,
il numero dei contenitori pubblici. Devo dire che la situazione mi è già
stata presentata da diversi colleghi. E' giusto e doveroso intervenire».
E' anche allo studio un possibile accorgimento del nuovo regolamento comunale
sui rifiuti, la cui discussione e approvazione in consiglio dovrebbe avvenire
a giorni. «Non è escluso che si possa in qualche modo rendere obbligatoria
al titolare di un'attività la pulizia sommaria dell'area antistante il proprio
locale», si sbilancia Broccoletti.
Giorgio Bracco
19/01/2005
Divieto dì fumo, al ristorante arrivano nuovi clienti
ROMA - Fumata bianca dai ristoranti, nera dalle discoteche. I sintomi da
astinenza colpiscono i luoghi del ballo, della musica e dei superalcolici
ma nei santuari della fettuccina o della grigliata mista attirano addirittura
nuovi clienti. A una settimana dall'avvento della legge antifumo, che vieta
le sigarette in tutti i locali chiusi, abitazioni private a parte, gli esercizi
raccolgono i primi vagiti della nuova era: soddisfazione nella maggior parte
dei casi ma dal cuore della notte giungono inequivocabili lamenti. Oltre
la metà di pub e discoteche ha chiuso la settimana con indici negativi rispetto
alla precedente. Il 54 per cento di tali gestori ha riscontrato un calo del
fatturato (per il 38 è stato invece uguale, per l'8 addirittura positivo)
e il 69,2 per cento un'evidente riduzione di clientela. Nelle ore piccole
il via vai di gente dentro-fuori-fuori- dentro i locali, sfidando il gelo
pur di mantenere a livello il proprio tasso di nicotina senza danneggiare
gli altrui polmoni, è stato frenetico. Anche perché i titolari, minacciati
da salate multe in caso di controlli polizieschi, hanno tenuto gli occhi
aperti. Il 78,3 percento ha "pizzicato" all'interno delle proprie strutture,
frequentate prevalentemente dagiovani egiovanissimi, trasgressori in flagranza
di reato. All'invito a spegnere, un redarguito su due ha obbedito senza opporre
resistenza mentre il 16,7 per cento, fumante non solo di tabacco ma anche
d'ira, ha preferito abbandonare il locale. I dati sono stati raccolti dall'associazione
dei pubblici esercenti, Fipe, aderente alla Confcommercio, l'organizzazione
che si era opposta con vigore all'ingresso del nuovo regime proposto, attuato
e difeso senza titubanza dal ministro della Salute Girolamo Sirchia. Ora
i rappresentanti dei gestori ricorreranno al tar per eliminare dal provvedimento
il comma riguardante la responsabilità oggettiva della categoria obbligata,
in presenza di una clientela riottosa, a chiamare il vigile. Un passaggio
giuridico che a loro avviso rischia di trasformare baristi e osti in "sceriffi".
Un altro appello al tribunale amministrativo regionale lo presenteranno]
locali della notte e le sale Bingo, vorrebbero ripristinare la normativa
precedente, quella del '75. che consentiva di fumare in presenza di idonei
impianti di areazione. senza limiti di superficie calpestabile. I nottambuli
toscani e veneti si sono rivelati i più indisciplinati, attriti molto più
sfumati tra "padroni di casa" e ospiti si sono registrati, secondo la Fipe,
a Milano, Torino. Bologna, Napoli. Un sospiro di sollievo pare abbiano tirato
i responsabili dei ristoranti, per 81 su cento gli affari nel week-end sono
stati migliori (40.9 percento) o uguali (40.9) rispetto al fine settimana
precedente, per il restante 18,2 il fatturato ha subito una flessione. Secondo
un "trattore" su tre il divieto di fumare ha attirato più clienti, dilatando
i tempi di permanenza e moltiplicando le consumazioni, per restante 66,7
per cento il no smokingha influito poco o nulla sull'aumento del fatturato.
La clientela meno problematica si è rivelata quella di Milano mentre Roma
ha risentito maggiormente della proibizione con una contrazione della clientela
e del tempo trascorso nel locale. Secondo la legge. Sirchia, che ha dichiarato
guerra al fumo passivo, mozziconi in luoghi chiusi sono ammessi solo in presenza
di ambienti isolabili dal resto della struttura, dotati di areazione a norma
e di superficie inferiore al 50 per cento del locale. Finora solo l'I per
cento ha sfruttato tale possibilità. Gli esercenti lamentano che ai costi
di installazione degli aspiratori vanno aggiunti quelli di manutenzione:
la potenza dei ventilatori abbassa la temperatura con dispendiose conseguenze
sulla bolletta del riscaldamento.
Fumo, il ricorso dei baristi
Savona Qui è scattata la prima multa anti-fumo a un barista, e da qui partirà
il primo ricorso contro la legge. E' quanto annuncia l'avvocato Marcello
Fiori, direttore dell'ufficio legale della Federazione italiana pubblici
esercizi, arrivato ieri a Savona da Roma appositamente per sostenere la vertenza-pilota
sulle nuove norme a tutela dei non fumatori. A chiedere la sua consulenza
sono stati i vertici della Fipe provinciale presieduta da Pasquale Balzola.
Al centro del contenzioso che si sta aprendo c'è soprattutto il ruolo da
"sceriffo" appioppato a baristi e ristoratori ancora prima dell'arrivo della
forza pubblica. Ossia, il gestore è chiamato a vigilare sull'osservanza del
divieto e ne risponde in solido in caso di inadempienza. Ne sa qualcosa Fabrizio
Grossi, co-titolare del bar "Scaletto" nella Vecchia Darsena di Savona, al
quale venerdì scorso i vigili in servizio anti-sigaretta hanno contestato
un verbale da 420 euro per non aver bloccato un giovane cliente che fumava
sulla porta, pure lui sanzionato con 55 euro.
Un caso inedito in tutta Italia che ha rinfocolato la protesta delle associazioni
di categoria consapevoli, già dall'entrata in vigore del provvedimento, di
essere chiamate a fare da "vigilantes". Fipe savonese e nazionale sono decise
a sollevare di nuovo il caso con una battaglia legale senza precedenti.
«Cominceremo a impugnare quella parte della normativa - ha annunciato l'avvocato
Fiori - che impone all'esercente di fare il "guardiano" del locale, in cui
si dice come il gestore debba rispondere delle contravvenzioni al divieto
di fumo. Si tratta di un'aggiunta alla legge scaturita dall'accordo Stato-Regione
che con la norma in sé non ha nulla a che vedere, e quindi è contestabilissima».
Resta il fatto che chi fuma in un bar o al ristorante deve essere in qualche
modo "avvertito" che sta commettendo un abuso. «Certo - osserva Fiori - e
questo lo dicono i cartelli da esporre regolarmente a cura del titolare,
e se necessario bisogna dirlo direttamente al cliente, invitandolo a spegnere
la sigaretta. Da qui a rischiare una multa salata, però, ce ne passa: il
barista e il ristoratore non sono pubblici ufficiali e non lo sono diventati
neppure con la legge anti-fumo. Il ruolo di controllo e quello sanzionatorio
è già svolto da altri e non deve essere assolutamente confuso».
Proprio per questo, aggiunge l'avvocato, è stato deciso di dare assistenza
legale al barista multato in Darsena in tutti i gradi di giudizio: «Per ristabilire
il principio delle "competenze", ossia di cosa si deve o non si deve fare
nel pieno rispetto della legge a tutela della salute, e per dare indicazioni
precise su come applicare la normativa. Ci sembra l'unica strada percorribile.
E se sarà necessario, arriveremo fino alla corte Costituzionale».
Secondo la Fipe è impensabile che un esercente riesca a intervenire chiamando
la forza pubblica prima che il cliente spenga la sigaretta. Né che si "accanisca"
contro un cliente e che la sua azione possa avere successo.
Senza contare che non si può tenere sotto controllo sempre e comunque il
locale, e la multa per una disattenzione è davvero pesante. «I nostri associati
- conclude Fiori - vogliono pensare all'organizzazione del lavoro, a rendere
un buon servizio, a produrre reddito d'impresa. Senza diventare gli "sceriffi"
di nessuno».
Angelo Verrando
18/01/2005
continua così»
Wojtyla elogia lo stile della Rossa e riceve in regalo un modellino della F2004. Montezemolo: «E' uno di noi»
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Il Papa con il modellino della Ferrari donatogli da Montezemolo (LaPresse) |
Pubblicità del tabacco da bandire in F1
Perché la Ferrari, con marchio Marlboro bene in vista, è andata in visita dal Papa? Di cosa si tratta, di una risposta alla legge Sirchia e a tutti gli italiani che l'hanno apprezzata, o di una richiesta di perdono per i 90.000 morti causati ogni anno in Italia dalle sigarette con la complicità di chi le propaganda tramite la F1? La pubblicità del tabacco è vietata.
Cristina
Cartello vietato fumare
da downloadare
leggo su un newgroup tecnico e riproduco col permesso dell'autore:
----- start quote -----
Salve,
per chi lo volesse ho messo a disposizione sul mio sito personale
il cartello "vietato fumare" con le esatte diciture ministeriali, che è
obbligatorio apporre in ogni ufficio e locale pubblico.
Potete scaricarlo gratuitamente da
www.emanueleturbanti.it
18/01/2005
Tempo e denaro andati in fumo.
Provate a fare qualche calcolo e vi stupirete nel constatare quanto tempo butta via un fumatore, anche se talvolta il fumatore continua il suo lavoro con la "cicca" in bocca, ma deve fermarsi, per accendere, per buttare via la cenere e per spegnere: in tutto sono 6 minuti...6 minuti buttati via per un rotolino di carta. Questo significa che un fumatore medio di 20 sigarette impiega per fumare ogni giorno 120 minuti, circa 2 ore, 60 al mese, 720 all'anno, tempo che corrisponde a 48 giornate di 15 ore ciascuna.
Lo stesso fumatore medio, spende più o meno per il "fabbisogno nicotinico", tra i 90 e 100 euro al mese, tra i 1100 e i 1200 euro all'anno: pari allo stipendio di molti lavoratori dipendenti.
Se il fumatore inizia a fumare a 14 anni, dopo 20 anni, quando ne avrà 34, calcolando anche gli interessi composti, avrà fumato all'incirca 40 mila euro.
Che sprecone!
Saluti cari,
Maria Luisa
Siffossi in loco arderei di sdegno
15/01/2005
“Mille divieti ma nelle scuole fumano tutti”
Caro Ezechiele
uno dei tanti articoli sul fumo che mi ha particolarmente colpita è “Mille divieti ma nelle scuole fumano tutti”, su “Repubblica” di Venerdì 7, di Marco Lodoli, professore e tabagista con i sensi di colpa, in cui descrive la situazione delle scuole per quanto riguarda il fumo. C’è da mettersi le mani nei capelli a sentire lui: i ragazzi si fiondano nei gabinetti a fumare non solo durante l’intervallo, ma anche a ogni cambio dell’ora: ci sono quelli che con aria sofferente recitano la parte di quello che non ne può più e che “proprio gli scappa”.La situazione è paradossale a sentire il professore-giornalista: dappertutto ormai è proibito fumare, le sigarette sono state interdette in ogni luogo, ovunque, ma non nelle scuole.
Negli edifici scolastici è ancora permesso fumare senza essere disturbati o redarguiti. Il professore-giornalista Marco Lodoli si augura che accanto al vigile, che viene a fare la lezione sui semafori, sia invitato anche un oncologo per tenere un paio di lezioni”dolorose”. Aggiungo che insieme all’oncologo inviterei anche alcuni ex-fumatori che raccontino ai ragazzi i motivi per cui hanno smesso e quale prezzo hanno pagato per soddisfare il vizio distruttore della salute. Forse inciderebbe maggiormente sui ragazzi l’avere informazioni, di prima mano, da coloro che hanno pagato sulla loro pelle l’effetto delle “bionde”: sarebbe convincente far vedere dal vivo che cosa accade quando si fuma tanto e per lunghi anni.
A Bolzano la legge antifumo è partita a rate e c’è un po’ di confusione tra i gestori degli esercizi che hanno una deroga di sei mesi, per dare il tempo di ricavarsi una saletta bunker per i fumatori.
Il divieto partito dal 10 gennaio è stato messo in atto, subito, nelle scuole e loro cortili, nelle parrocchie, nei locali delle associazioni e dei centri giovanili, dove i direttori o i presidi o le persone incaricate sono competenti per l’applicazione delle sanzioni.
Il Consiglio Scolastico Provinciale ha approvato con soddisfazione il provvedimento preso riguardo alla “Tutela della salute dei non fumatori”, in quanto da noi il problema del fumo in questa fascia di età è particolarmente sentito.
Cari saluti,
Maria Luisa
14/01/2005
Da MARIA LUISA
Caro Ezechiele
in tutte le scuole d’Italia si fuma ugualmente, così si legge, ma a Bolzano è severamente vietato. Il “No smoking” è partito lunedì, 10 gennaio, non solo all’interno degli edifici scolastici, ma anche nei cortili delle scuole. Tutto il territorio scolastico è diventato zona in cui è proibito accendersi una sigaretta. E gli studenti non accettano questo limite del cortile, trovano che sia un’ingiustizia perché dicono che all’esterno non danno fastidio a nessuno. La sigaretta a metà mattina per i ragazzi è indispensabile e si dicono pronti a pagare una multa piuttosto che rinunciarvi. Ma la legge provinciale è chiarissima: a scuola non si potrà più fumare.
Per il momento non è prevista un’azione immediatamente repressiva, ma nessuno si illuda: non resterà lettera morta. E’ quanto è emerso durante la riunione tecnica indetta a livello provinciale con il coinvolgimento della “Sovrintendenza Scolastica”, per mettere a punto una serie di norme interpretative della legge e le sanzioni che dovranno essere previste in caso di trasgressione, sia da parte degli studenti sia degli insegnanti . Per ora si sa soltanto che prima di arrivare alla multa vi saranno alcuni richiami verbali. Poi in caso di ulteriore violazione della legge ormai in vigore, si arriverà anche alla multa in denaro, che non sarà leggera, che sarà da un minimo di 27,5 euro ad un massimo di 275 euro, per i casi più disperati. La persona designata ad infliggere la sanzione sarà il preside. Le somme saranno incassate dagli stessi Istituti allo scopo di finanziare iniziative culturali e di sensibilizzazione contro il fumo. Un aspetto quest’ultimo che dovrà essere molto curato , secondo l’assessore alla Sanità provinciale, da tutti gli Istituti perché “NON FUMARE”, dovrà essere, in primo luogo, la conseguenza di una scelta ragionata e non solo di un’imposizione.
Un caro saluto,
Maria Luisa
L'opinione di Paolo Guzzanti
Detto alla toscana, anche se toscano non sono ma suona meglio: «Te Tu a Me
il Tuo Fumo Non Me Lo Mandi nei Miei Polmoni, Capito?». Perché qui comincia
e qui finisce tutta questa rottura di scatole sulla libertà del fumatore
e la fine di un?esistenza: fai quel che ti pare con i tuoi bronchi, ma non
con i miei. Lontano da me, avvelénati soffocati tossisci scatarra puzza nelle
lane e nei capelli, fatti tuoi. Ma te tu a me il tuo fumo a me e ai miei
bambini, non me lo mandi, capito? Punto e fine della polemica. Dice: ma chi
sei tu per dirlo. Giusto. Mi presento: ex fumatore, so tutto sulle delizie,
prima durante e dopo il coito (durante è roba per pochi), prima durante e
dopo il pasto, la prima sigaretta, quella della notte, quella delle dita
intirizzite e giallastre nel gelo della notte, quella dopo il caffè, quella
mentre scrivi il pezzo, quella dopo il pezzo, quella che facilita la peristalsi,
quellache facilita l?approccioconla ganza, quella prima dell?esame, davanti
alla stanza dell?ospedaledovemuoretuopadre, quella guidando e piangendo nella
pioggia e scusate se me ne sono dimenticata qualcuna, come quella della paura.
Tutte le sigarette della memoria. Abbiamo già dato, grazie. E la prosopopea
del sigaro? Questi che ti entrano nel ristorante col toscano fra i denti
e l?aria di dire: forte, eh? sentito che aroma irresistibile? Uno psichiatra,
il mio vecchio amico Cesare Musatti, mi disse: «Il piacere della puzza del
proprio fumo ripete quello per la puzza che esce dai propri intestini. Noi
a Venezia diciamo: a ciaschedun ghe piase la spussa de la su? scoregéta».Conil
suo alito di peste il fumatore è convinto di spargere afrodisiaci miasmi.
Per questo è profondamente offeso: gli viene negata la tirannia sull'olfatto.
Sono, l'ho detto, un ex fumatore: ho smesso da dieci anni quando accompagnai
al cimitero del Verano lamia amica giornalista Oretta Bongarzoni morta di
un cancro ai polmoni per le sue quaranta Gauloises al giorno, sapore di Sartre,
sapore di Simone de Beauvoir. Buttai l'ultimo pacchetto, mezzo pieno come
si deve fare quando si fa sul serio, nel primo cassonetto, lì fra le tombe.
Io fumavo Rothmans, bel tabacco biondo da vizio largo e nostalgico, ma mi
ero già infradiciato i polmoni conle Nazionalisenzafiltroacinquelire la mattina
nella bustina quando, studente di medicina, andavo a fare autopsie all?alba
nella sala mortuaria di un ospedale. C?era un anatomopatologo, mi sembra
si chiamasse Andreassi, che apriva questi cadaveri col trinciapollo e ci
invitava a ficcare il naso nelle orride ventresche: «Vedete, signori, comparando
questi due cadaveri non c?è differenza fra il polmone di un grande fumatore
e chi crede di farla franca con dieci sigarette al giorno. Guardate che schifo».
E faceva veramente schifo. Per rifarmi uscivo e accendevo una sigaretta.
Altri tempi, tempi del medio evo che cerchiamo di lasciarci alle spalle.
E speriamo che sia l'inizio di un nuovo modo di intendere lo stare insieme
collettivamente: da oggi al ristorante devono chiederti, come in quasi tutti
i Paesi civili del mondo:fumatoreononfumatore?Nonfumatore, grazie. Prego
si accomodi. E i fumatori? Alla gogna? Appesi per i pollici? Umiliati e offesi?
Ma quando mai. I fumatori saranno raggruppati in una sala, o porzione di
sala, divisa dal resto da una barriera di aria condizionata e aspiratori,
dove fumeranno quanto gli pare e piace, ma non mi faranno ingoiare la loro
porcheria. Molti fumatori si sono dati al vittimismo: si lamentano che un
mondo finisce, il che è vero, e insinuano che finisce anche la libertà il
che, più che falso, è una porcata. Ma è vero che la percezione che abbiamooggi
delfumoedei suoidannièradicalmente diversa da quella dei tempi in cui si
moriva senza neanche sapere perché. E non si capisce, lo notava Lodoli due
giorni fa su Repubblica, per quale sciagurato motivo nelle scuole italiane
non debba essere proibito fumare come nei ristoranti, nelle banche e negli
ospedali: le scuole sono delle camere a gas, lì si forma il bacino di carenaggio
dei futuri carcinomi, dell?asma, della tracheite, del catarro mattutino,
dell?enfisema. Non si capisce perché non debba essere vietato tassativamente
subito e a tutti e per sempre di fumare a scuola, ad alunni e professori,
bidelli e personale delle pulizie. Per favore basta, piantiamola con le ipocrisie.
Il vittimismo che viene contrabbandato per liberismo liberalismo libertarismo
suona così: ci tolgono il fumo ed è l?inizio della invasione nella sfera
privata del proprio corpo. E invece è esattamente il contrario: finisce (comincia
timidamente a finire) l?invasione privata nelmio corpo da parte del tuo maledetto
fumo che non voglio più inalare, che tu non hai il diritto di farmi respirare,
chemihai imposto di respirare mentre io non volevo, soltanto perché a te
faceva piacere. E non voglio dover dire io: scusi, ha visto il cartello?
Ci deve essere chi fa rispettare la legge. Il fumatore è capriccioso ed egoista
sia perché gode quando fuma e se ne infischia della sofferenza altrui, sia
perché è un addicted, cioè un tossicodipendente (infatti, per quanti sforzi
faccia, non riesce a smettere di fumare grazie a un semplice atto di volontà,
che quando c'è costa una fatica terribile) e considera, come tutti i drogati,
che il mondo esterno è crudele perché non asseconda la sua tossicodipendenza,
e lo strapazza con i divieti. Sì, io sono un estremista del proibizionismo
perché ho visto che negli Stati Uniti il proibizionismo nei locali pubblici
e privati ha fatto crollare imperiosamente il numero dei malati di cancro,
specialmente al polmone. A questo punto una schiera di irriducibili del fumo
si metterà a gridare che non è vero nulla, che se ne fregano loro sia di
Veronesi che di Sirchia (tanto per dirne uno di centrosinistra e uno di centrodestra)
perché hanno saputo da certi medici amici loro, e fumatori,che il fumo anzi
fa benissimo, fa campare cent?anni (specialmente le multinazionali del tabacco)
e non fa per nulla venire il cancro. Benissimo: non polemizziamo. Vi piace
fumare e pensate che sia anche salutista? Perfetto. Libertà d'opinione. Fatelo,
ma lontano da me: non voglio la vostra porcheria dentro di me.Dice:ma i gas
di scarico. Ecco, appunto: abbiamo già i gas di scarico che sono conseguenze
della trasformazione dell?energia in lavoro, ciò che ci fa vivere, e non
abbiamo bisogno di miasmi che trasformano l?energia umana in malattia emorte.
Dunque piantiamola col reducismo, con l?industria della nostalgia, del come
eravamo e dove andremo a finire. Piantatela di romperci le scatole. Fumate,
se vi piace, affumicatevi, rosolatevi nel fumo come salmoni da supermercato,
ma lontano da me. E vorrei che fosse proibito fumare sotto l?ombrellone e
in barca, dove mi asfissiano con la loro puzza all?aria aperta. Apartheid?
Sì, segregazione, zone chiuse e fili spinati. E se il fumatore difende soltanto
il suo proprio piacere alla faccia del bene collettivo, il divieto di fumare
protegge tutti, anche i fumatori. Suggerisco, anche per le casse dello Stato,
di portare la sigaretta singola a dieci euro l'una e investire l'aumento
in ricerca anticancro. E invece di quelle multe all'acqua di rose, spedite
i contravventori a passare una settimana all'obitorio, per vedere che cosa
succede dentro il corpo di chi fuma. Dice: ma così si perde la dimensione
ironica, nostalgica, la levità, la compassione, la memoria. Balle, tutte
balle. Ho visto morire per cancro da fumo e so che vuol dire. Altri moriranno.
E poi l?enfisema e il mio diritto anonsentirmi disgustato dal tuo sigaro.E
quindi, cari amici fumatori, avete tutta la mia, la nostracomprensioneecompassioneperché
per voi sarà un po? duretta, ma poi non durissima: da un?era in cui potevate
fare quel che vi pareva, passeremo a un?era in cui dovrete tenere anche conto
degli altri. Se viaggiate e andate in giro per ilmondovi saràsuccesso già
mille volte:fumatori? Da quella parte, prego. E amici come prima.
COME VA A MILANO
FABRIZIO RAVELLI
MILANO - Il vero rischio, recitando in giro per la città il ruolo di fumatore
irriducibile, quello che proprio non rinuncia, quello che non subisce il
sopruso, è di fare la figura del pirla. Bar Incognito di via Valtellina,
un caffè e accensione di cigarillo. Il titolare, Antonio De Matteo: «Le spiace
andare fuori?». «No, io fumo. Lei faccia quel che deve fare, si rivolga alla
forza pubblica». «Ma quale forza pubblica. Li ho già chiamati tutti stamattina,
in via preventiva. Quelli non vengono». «Vediamo un po´. Io fumo e lei chiama
i carabinieri».
Si compone il 112. Un paio di minuti di attesa: «Carabinieri, dica». «Qui
al bar c´è uno che fuma, cosa faccio?». «Ha provato a chiedergli di uscire?».
«Già fatto. Non esce». «Attenda». Due minuti, riecco i CC: «Sto cercando
di metterla in collegamento con il 113, la competenza è loro. Ma non ci riesco.
Può chiamarli lei?». Altra telefonata, al 113. Quattro minuti di attesa,
il cigarillo è a metà. «Polizia di Stato, dica». «Qui al bar c´è uno che
fuma, e non vuole uscire». «Attenda, la metto in collegamento con la polizia
locale: la competenza è loro». Tre minuti: «Polizia locale, dica...». Vabbé,
a questo punto il fumatore irriducibile avrebbe fatto in tempo a incenerire
un Avana.
Ma poi, è inutile. Il fumatore incallito ed eroico, vittima della repressione,
oggi a Milano non è disposto a gesti sensazionali. O forse non esiste. I
vigili dell´Annonaria, a sera, fanno il bilancio: 160 controlli, nemmeno
un tabagista abusivo pizzicato. Anzi, per la precisione: 90 ammoniti, e nessun
multato. Mano leggera, vietato drammatizzare. Solo una ventina di contravvenzioni
a bar o ristoranti che non avevano i cartelli del divieto, o ce li avevano
fuori ordinanza. Tutto, in questa prima giornata, si risolve senza traumi:
i non-fumatori festeggiano, i fumatori si accalcano sui marciapiedi scalpitando
per combattere il freddo polare, i baristi non hanno voglia di fare i poliziotti.
Al Caffè del Carmine, zona Brera, il titolare Alberto Antonini sta dietro
il bancone dei tabacchi: «Stamattina uno compra il suo pacchetto, e poi chiede:
scusi, mi fa accendere? No, caro, che non ti faccio accendere, vai a fumare
fuori». Antonini è un tabaccaio non-fumatore: «Mi dà fastidio, e sono 25
anni che mi tocca respirarlo. Quindi la legge va bene, sono contentissimo.
Ma che noi esercenti dobbiamo fare la guardia anti-fumo, gli ausiliari del
fumo, e per giunta gratis, questo non va bene. Chiamare i vigili? Ma lo sa
lei quante pattuglie ci sono in giro? Non penserà che arrivino per una sigaretta».
Fare l´agente fumatore-provocatore permette di raccogliere solo sguardi di
compassione, e gentili inviti ad accomodarsi fuori. Perfino gli irriducibili
sul marciapiedi sembrano rassegnati. Via Volta: «Scusi, vedo che anche lei
non rinuncia. Ma sarebbe ora di ribellarsi, no?». «Ma cosa vuole ribellarsi.
Tanto ormai l´andazzo è questo, si va verso l´estinzione. Anche a casa mia
devo andare sul balcone per farmene una, si figuri se penso a ribellarmi».
Corso Garibaldi, barista in grembiule e camicia, fuori al freddo aggrappato
a una Marlboro: «Beh, cosa vuole che sia. Esco a fumare, tutto qui».
C´è però la striminzita categoria dei ristoratori che non vogliono fare la
spia. Al Matarel, storico locale di cucina milanese, il padrone Marco Comini
sta appendendo gli appositi cartelli: «Io, se vedo un cliente che fuma faccio
finta di non vederlo. Non sono mica un questurino. Al massimo, a voler esagerare,
gli chiederò gentilmente di spegnere per non farmi prendere una mazzata».
Comini, uno che non si cava il toscano di bocca nemmeno quando dorme, fa
il conto di quanto gli costerebbe attrezzare il locale: «In una saletta per
fumatori dovrei mettere un aspiratore che tira dentro aria pulita, diciamo
così, e uno che la butta fuori. Trenta litri d´aria al secondo, per persona.
Sa cosa vuol dire? Che qui d´inverno bisognerebbe mangiare col cappotto addosso.
E mi toccherebbe spendere 20mila euro: bah». Al Matarel, a pranzo, nessuno
che accenda. Solo un fumatore incazzato: «Questa legge limita la mia libertà!
Quel ministro Sirchia non ha capito un accidente. Scriva che lo dico io,
Carlo Borghi, fascistone!».
Alla trattoria cinese Jubin di via Lomazzo grandi sorrisi. Margherita (vero
nome cinese Lin) governa l´ex-sala fumatori indicando l´aria: «Basta fumo,
aria pulita». Marco, il padrone, dice che nemmeno a pensarci di attrezzare
parte del ristorante per i tabagisti: «Ho fatto i conti, mi costerebbe troppo».
All´Osteria del Treno di via San Gregorio, circolo ferrovieri fondato nel
1977, quattro anziani si fanno una briscola smoke-free. Un altro pipa sul
marciapiedi. Angelo Bissolotti, titolare di questo locale che alla sera si
trasforma in ristorante slow-food, dice che cambierà solo una cosa: «Mettiamo
un paio di tavoli in cortile, per chi proprio non può rinunciare».
Insomma, non c´è gusto a cercare la battaglia di libertà per i fumatori repressi.
L´indole dei milanesi non aiuta: per metà rassegnati, e per metà frenetici.
«Cosa vuole che mi importi a me della sigaretta. Tanto per mangiare seduto
al tavolo del bar ci metto venti minuti. Poi vado a fumare fuori». Si vedono
gruppetti tristi nei cortili degli uffici, sui balconi, per strada, dentro
le auto parcheggiate. Tappeti di cicche, scarsi portacenere. Come in America,
alé. Ma che questa legge serva a ridurre il fumo, ci sono forti dubbi. Antonio
De Matteo del Caffè Incognito, barista-filosofo, conclude: «Qui sono due
anni che a pranzo non si fuma. Mai successo niente. Ma oggi, primo giorno
del divieto, ho venduto il triplo di sigarette. Vuoi vedere che la gente
si ribella fumando di più?».
C'e' chi comincia ora !
MARCELLO VENEZIANI
Ieri a mezzanotte in punto ho acceso e fumato la prima sigaretta della mia
vita. Ho festeggiato così, da non fumatore congenito, l'avvento del divieto
assoluto di fumare nei locali pubblici. Non ho mai avuto il piacere di fumare
una sigaretta:non l'ho fatto a dodici anni chiudendomi nel cesso della scuola
con i miei compagni, non l'ho fatto a diciotto anni dopo il mio primo, disastroso
rapporto d'amore e il mio primo rapporto sessuale. Non l'ho fatto da adulto
in tutte le tappe della mia vita, anche importanti e drammatiche. Non lo
facevo perché volevo essere leale con me stesso e con chi mi dava fiducia;
non lo facevo perché avevo uno strano senso del sacrificio; non lo facevo
perché detestavo e tuttora detesto ogni dipendenza; non lo facevo perché
lo facevano gli altri e mi sembrava da cretino seguire il gregge. Non lo
facevo perché amavo il mare e l'aria aperta, il cielo pulito e il calcio
praticato e non volevo perdermi queste bellezze e vedere diminuite le mie
risorse. Così non ho mai fumato sigarette. Fumo solo narghilè che come sigaretta
è ingombrante, non puoi portartela in tasca. Ma per rassicurarvi che non
sono del partito di Bin Laden vi dirò che l'iniziazione al sigaro in tarda
età l'ho avuta in un ricevimento all'ambasciata americana. Non cubana, statunitense.
Da allora non ho fatto strada, ho tenuto in bocca sigari spenti, scontrini,
post it, penne e matite; la gente mi crede un fumatore incallito e si impietosisce
per i miei sforzi di astinenza attraverso assurdi surrogati. Una volta un
tassista napoletano vedendomi con un post it in bocca mi ha chiesto con premurosa
invadenza se stavo cercando di smettere: no, sto cercando di incominciare,
gli ho risposto. È rimasto sconvolto. Chiss è nu' pazz. In realtà non sopporto
la gente che appesta col sigaro le redazioni, non sopporto i capannelli di
fumatori, le multinazionali del tabacco, le donne brutte in menopausa, neofumatrici
incallite, che oscillano tra femminismo tardivo e puttanismo tardone. Tolleravo
solo la pipa; non lo dico per compiacere Feltri ma perché di solito la pipa
emana un buon odore.Cominciai a impietosirmi dei fumatori in un eurostar
quando vidi poveri fumatori perdere la loro dignità chiudendosi in un cesso,
come bambini, per fumare, o scendere di corsa in una fermata del treno per
boccheggiare una sigaretta furtiva. Ho visto persone divorate dal fumo, imbruttite,
incancrenite, annerite e ingiallite; ma ora si sta esagerando. Onore al ministro
Antonio Martino che ha annunciato che continuerà a fumare, creando una piccola
crisi di governo; continuerà a non privarsi di questo piacere della vita
e non sottostare al ricatto micragnoso della buona salute, della buona creanza
verso i non fumatori (i più feroci sono gli ex, noi vergini siamo assai più
tolleranti con i viziosi). Caro Martino sono con lei, è un vero uomo. Ha
ragione pure Filippo Facci a ironizzare sulle crociate antitabagiste, nel
suo simpatico libello Fumo negli occhi, che ha pubblicato la casa editrice
di Marcello Dell'Utri, vittima del fumus persecutionis. Si sta esagerando
con questo puritanesimo applicato al tabacco; si può commettere ogni genere
di peccato e di blasfemia, ma peccare contro la salute e la durata della
vita no, si va all'inferno terrestre. Si è scacciati da ogni piccolo paradiso,
perfino il bar e la trattoria; da ogni luogo e mezzo pubblico. Si viene trattati
come appestati. Il fumo accorcia la vita? E va bene, non è la fine del mondo,
e poi verrebbe voglia di dire con toni da Cioran: quante trascurabili esistenze
si trascinano male negli anni, invecchiano male, maledicono l'esistenza,
si incupiscono e si incattiviscono, comunque inaridiscono. Che volete che
sia la contabilità degli anni; quando si muore non ce ne accorgiamo.In ogni
caso lasciamo a ciascuno il libero arbitrio; volete introdurre l'eutanasia
che è molto più feroce, avete perfino comprensione per i suicidi che sono
una violazione elementare della vita come militia, per dirla con Cicerone.
E poi ve la prendete con uno che per alleggerire l'arrosto indigesto della
vita, fuma un po' di sigarette?Via, questa viltà a norma di legge, questo
rigorismo quacchero e becero, questa paura di tutto quel che nuoce, questi
avvisi lugubri per minacciare chi fuma che avvelenano la vita assai più di
una sigaretta? Smettetela, avvoltoi, a generare quest'ansia di sicurezza
tra mortali che sono già insicuri per conto loro. Alcune norme antifumo vanno
bene, per carità; sconsigliare il fumo in modo civile ed efficace pure, e
così salvaguardare i diritti di chi non fuma; tassare il fumo è meglio che
la tassa sul pane e sull'acqua. Ma non seguite gli americani anche in questa
rigida follia fumicida; vietando il fumo aumenteranno gli obesi. Consentite
l'esistenza di due mondi paralleli, quello dei fumatori e dei non fumatori,
senza sopprimerne uno. E poi siamo invasi da tante nuvole di fumo prodotte
dalla mancanza di arrosto: psuedo-contesse che si contendono in video l'ex
aequo tra la volgarità e la demenza, imbecilli che scrivono trattati di criminologia
per un saluto romano fesso di un calciatore, poeti che dimenticano la poesia
civile e sposano la poesia incivile, ispirati dal treppiedi lanciato al premier,
persino giornalisti dell'Unità che se la prendono con chi, come me, ha chiesto
di fermare il trash in video, sostenendo che sotto sotto godo a vederlo.
In una società immersa nel fumo della faziosità, dell'idiozia, della volgarità,
che danno può fare il fumo di una sigaretta? No, da oggi ho cominciato a
fumare.
Applaudo allo stile di Veneziani ed a molte delle sue argomentazioni. Pero' il fumo fa male, il fumo uccide, non tra 20 anni ma ORA ! E chi lo dice che e' un piacere ? E allora ?
Mi auguro che questa sia stata la prima e l' ultima accesa da Veneziani.
Eze
SOLO IL VESUVIO NON FUMA
NAPOLI - Don Agostino aspira una sigaretta e dispensa massime partenopee.
Vietato fumare? «Non saprei», risponde. «Mi hanno detto che qui si può. Forse
non è vero, ma l'importante è crederci ». Fa l'usciere, don Agostino, ma
non è seduto dinanzi ad alcun uscio: sale e scende lungo le scalinate di
Palazzo San Giacomo. La sua vita si snoda tra un ufficio e l'altro: plichi
da consegnare, carte, lettere. E sigarette. «Vede quel posacenere?», racconta,
«Qualche ora fa era vuoto». Ora è pieno di cicche. Cicche anche per terra,
lungo le scale, nei corridoi del palazzo comunale. Al primo piano c'è una
porta bianca. Sopra, un biglietto scritto a mano: ?Porta chiusa, vietato
bussare?. Strano palazzo, questo qui. Strana città: gli uscieri non hanno
usci, dinanzi alle porte chiuse non si bussa, davanti a quelle spalancate
non sapremmo dirvi. E si fuma, come se nulla fosse, come se questa notte
non fosse entrato in vigore il divieto quasi totale. Vietato fumare in tutti
i locali pubblici e in quelli privati aperti al pubblico. Vietato fumare?
A Napoli solo il Vesuvio non fuma più. Per tutti gli altri, vale la filosofia
di Alfonso, ex contrabbandiere di sigarette, attuale servizi alle pagine
2-6 lustrascarpe senza scarpe da lustrare. Alfonso staziona a Piazza Carità.
L'ultimo pacchetto di bionde l'avrà venduto qualche anno fa, prima che arrivassero
i finanzieri. L'ultimo paio di scarpe l'avrà lustrato ai tempi di Garibaldi,
forse. Ora fa un mestiere incerto, un po' parcheggiatore abusivo e un po'
uomo di compagnia con annessa cassetta con spazzole e lucidi inutilizzati:par
la, racconta, non dice nulla e chiede soldi. «Dovete sapere», spiega, «che
a casa ho un figlio di diciotto anni». Grandicello, il ragazzino, ma disoccupato.
E Alfonso si dà da fare per due. «A Napoli », dice, «sappiamo cos'è la civiltà,
cos'è l'inciviltà e anche che cos'è l'intelligenza». Traduciamo: la civiltà
è quella che impedisce di fumare perché c'è il divieto di Sirchia, l'inciviltà
è quella che spinge a fumare nonostante il divieto. L'intelligenza è la risposta
napoletana al proibizionismo ministeriale. «Qui, ormai, si fuma a metà, cioè
per metà dentro l'ufficio e per metà fuori, affacciati alla finestra. Il
fumatore è fumatore. All'occorrenza è anche un po' acrobata». A metà, stamattina,
ha fumato anche Gennaro Cucciardi, tabaccaio. Stava nel suo negozio, proprio
accanto a Palazzo San Giacomo. Come ogni mattina ha acceso il suo sigaro,
Antica Riserva, 3,50 euro il paio. Pochi secondi, ed ecco la ronda antifumo,
due vigili in borghese, uno dei quali annusando l'aria ha sentenziato: «Qui
dentro avete fumato». «Fumato? Impossibile, è vietato». «E quel sigaro lì,
quello che ha in mano?». «Comanda', questo sigaro qui non si può fumare nel
locale, mica devo spiegarglielo io. Questo sigaro, in tabaccheria, io l'ho
solo acceso. E ora stavo andando all'aria aperta. Che volete farci, ho il
vizio di non portare l'accendino in tasca». Sotterfugi, mezze verità, compromessi,
colpi di genio. Questa è la città che ha inventato la cintura di sicurezza
perenne, quella che si allaccia e non si slaccia mai più, rimane incollata
al torace anche quando l'auto è parcheggiata in garage: basta disegnarla
sulla maglietta, sfondo bianco e cintura nera. A vederla da lontano sembra
proprio vera. Questa è la città che inventò l'accompagnatore fiscale, un
tizio che stazionava nei ristoranti e in cambio di una bella mancia, a pranzo
finito, accompagnava i clienti fuori dal locale: la ricevuta, naturalmente,
era sempre la stessa. Risparmiava il cliente, risparmiava il ristoratore
e ci rimetteva il fisco. Ma il fisco è un'entità astratta, a volte solo un'occasione
per vincere la sfida, come i divieti di Sirchia. Questa è Napoli. E questo
è Palazzo San Giacomo, la casa del Comune e di Rosa Russo Jervolino. Sindaco,
la vede quella statua lì? La chiamano la ?Testa di Napoli?, familiarmente
Annamaria. Qualcuno dice che era una prostituta, ?Annamaria la zoccola?.
Non è vero. C'è anche chi racconta che un tempo era una sirena, poi diventata
donna, poi punita con la decapitazione, poi finita in mare, dinanzi al porto.
Anni e anni fa, della sirena marmorizzata fu recuperata la testa. Ora sta
su un piedistallo lungo le scale di Palazzo San Giacomo, primo pianerottolo.
Il mare lo guarda da lontano. Questa mattina anche Annamaria aveva fra le
labbra una bella sigaretta, Marlboro. Gliel'hanno messa in bocca alcuni dipendenti
comunali. C'era chi avrebbe voluto accenderla e chi s'è imposto per farla
rimanere spenta: che diamine, proprio in faccia al sindaco non si poteva.
Pure Annamaria, che forse faceva quel mestiere lì e forse no, ha le sue zone
di rispetto. Anche Dante, raccontano, ce le ha. Strana città, sul serio.
Stranissimo divieto, questo del fumo. Dante sta nell'omonima piazza, e verrebbe
da scrivere: naturalmente. Altrettanto naturalmente, sta su un piedistallo,
alto, gigantesco. Quanti metri? Forse una decina, che sono tanti. La scorsa
notte, qualcuno è salito fin lassù per piazzare la solita sigaretta. Questa
volta, però, ai piedi della statua, almeno così giurano in piazza, l'anonimo
ha messo pure un cartello: ?Licenza poetica?. Sirchia, eccellentissimo ministro,
ma che dobbiamo fare con questi napoletani che in barba ai divieti fanno
fumare pure le statue e inventano il mezzobusto aspirante, metà uomo e metà
acrobata? Fuma Annamaria, fuma Dante assieme a Don Agostino l'usciere senza
uscio. Fumano a Palazzo San Giacomo e pure all'Università, via Mezzocannone,
segreteria, al Vecchio Policlinico e non sapremmo dirvi se la stessa storia
si ripete anche al Nuovo, perché fumo o non fumo Napoli è sempre Napoli:
traffico, caos e addio Nuovo Policlinico, sarà per il prossimo divieto. Fumano
tutti. San Gennaro no: lui è come il Vesuvio, e qualcuno, anche a Napoli,
il buon esempio doveva pur darlo. A proposito, in città circola anche un'altra
storiella. Le pattuglie antifumo, di solito due uomini in borghese, sono
state sul serio inflessibili. All'"Imperial Coffee", bar alle spalle di via
Roma, i due sono entrati ed hanno scoperto che sul cartello del divieto antifumo
mancava l'indicazione della legge di riferimento. Roba da multa. E allora?,
vi chiederete voi. E allora dovete anche sapere che a Napoli, lungo i muri
cittadini, da qualche tempo sono comparsi dei cartelli. Si legge: ?Bassolino
e Jervolino, un solo primato: nulla?. Li hanno affissi i disoccupati più
omeno organizzati e arrabbiati, quelli che per mestiere fanno proprio i disoccupati,
e con la disoccupazione stanno anche per andare in pensione. Su un cartello
il solito anonimo ha voluto aggiungere il nome del ministro Sirchia. E così
all'Imperial il titolare colto in flagrante s'è alzato, ha lasciato la cassa
e sul cartello ha scritto: ?Art 51 L. 3/2003. Sanzioni da euro 27,50 a euro
275,00?. La pattuglia antifumo ha detto: «Va bene». E la stessa cosa l'ha
detta anche a Gennaro Cucciardi, tabaccaio con la passione per i sigari.
Non stupitevi, questo è il primo giorno napoletano. Le pattuglie entrano
nei locali pubblici, annusano l'aria, beccano i trasgressori, chiedono i
documenti, addirittura - spiegano alcuni commercianti - pretendono di vedere
la licenza, tirano fuori le carte dei verbali. E la penna, ovviamente. E
poi nulla, perché il sigaro stava uscendo, perché il numero della legge basta
aggiungerlo con un foglietto appiccicato sul cartello del divieto, perché
il mezzobusto fuma a metà ma non può ricevere mezza multa. Perché - spiegano
i Nas - la vigilanza deve essere attenta e discreta, senza caccia alle streghe.
E soprattutto perché qui, caro ministro che forse non ci crederà, siamo a
Napoli. Qui hanno già inventato la maglietta antifumo, opera di alcuni ricercatori
del Cnr, maglietta che acchiappa i profumi (e le puzze) e permette di fumare
senza lasciare traccia, almeno sui tessuti propri e altrui. Qui c'è la civiltà,
c'è l'inciviltà e non manca l'intelligenza. Se poi c'è pure il divieto, nulla
vieta di mandarlo in fumo. Grazie all'intelligenza, ovviamente.
13/01/2005
NON PAGARE
DOVE SI FUMA
Da molti anni, aspetto la legge sul divieto di fumo nei locali pubblici.
Adesso, gli esercenti dicono che si rifiuteranno di fare gli sceriffi e dare
la caccia ai loro clienti trasgressori. Per combattere esercenti e fumatori
ho un'idea: a metà del pranzo o della consumazione al bar, in presenza di
fumatori, mi alzerò e me ne andrò senza pagare; mi sembra che in queste occasioni
gli esercenti abbiano sempre fatto gli sceriffi e, in questo caso, dovranno
decidere se farlo con me o con il fumatore. Vittorio Paglieri Genova
12/01/2005
I divieti negli altri paesi europei
ROMA ? Il quadro della legislazione sui divieti antifumo si presenta variegato
nei paesi europei con normative più o meno flessibili.
Austria ? Il fumo è vietato nei posti di lavoro. Fumo vietato anche negli
edifici del governo, scolastici, sportivi e nei cinema.
Belgio ? Restrizioni in bar e ristoranti che devono essere dotati di sistemi
di aspirazione e ventilazione. È inoltre proibito fumare in numerosi luoghi
pubblici.
Danimarca ? Non esistono divieti sul fumo per bar,ristoranti, club e hotel.
Il fumo è proibito soltanto nei teatri e nei cinema.
Finlandia ? I ristoranti e i bar devono prevedere un'area pari alla metà
della superficie per non fumatori.
Francia ? Il fumo è vietato nei posti di lavoro tranne che negli uffici
con un unico addetto.
Germania ? Esistono regolamenti per la tutela dei lavoratori non fumatori,
ma questi non valgono nei ristoranti e nei bar.
Grecia ? Il fumo è proibito in molti luoghi pubblici.
Irlanda ? Dal 28 marzo 2004 l'Irlanda è diventata il primo paese al mondo
a vietare completamente il fumo nei pub e nei ristoranti.
Olanda ? Dal 2004 le aziende devono garantire che i dipendenti non siano
esposti al fumo di tabacco. Dal divieto di fumo sono esclusi bar, ristoranti
e caffè.
Norvegia ? Il fumo è vietato nei luoghi pubblici a partire dal 2004.
Portogallo ? È a discrezione del ristorante riservare una sala per fumatori.
Esistono restrizioni sul fumo sul posto di lavoro.
Spagna ? Esistono restrizioni sul fumo sul posto di lavoro, anche se non
vi è alcuna restrizione per ristoranti e bar.
Svezia ? È vietato fumare nei locali destinati a bambini, a uso sanitario,
nei locali comunali, mezzi di trasporto pubblico, locali aperti al pubblico.
Regno Unito ? Non esistono divieti di fumo in bar, ristoranti, pub. Il gestore
può riservare un'area per non fumatori. (f.d.f.)
Le sigarette costano ancora troppo poco
Solo dopo aver smesso mi sono reso conto di quanto fastidio arrecavo ai non
fumatori, tanto che oggi esco da qualsiasi locale in cui qualcuno sta fumando.
Smetta anche il lettore che lamenta di pagare 83 cent in più e guadagnerà
anni di vita e di buon respiro. Quando un pacchetto di sigarette costerà
15 euro qualche milione di italiani smetterà di drogarsi di nicotina e di
affumicare il prossimo.
Arnaldo Bolla Torino
Che ne pensa Ferrara ?
Che cosa mi ha convinto a piegarmi senza tante storie a questa scempiaggine
del divieto di fumo? Stamane getterò nel cestino i due portacenere che sono
nel mio ufficio, con una breve ma solenne cerimonia, poi parteciperò a una
brevissima riunione di redazione pensando alle elezioni palestinesi e alla
nicotina, ai noiosi guai dell'Ulivo e alla sigaretta, al viaggio americano
di Chirac e al sigaro toscano, alla rubrica di quel porco di Luigi Manconi
(Idealtypus del Poi. Corr., dunque uno dei responsabili oggettivi di questa
tragedia) e alla piccola droga che mi mancherà. Scambierò sguardi di solidarietà
con i non pochi fumatori d'ufficio, finalmente vittime anche noi della legge
uguale per tutti, senza emendamenti salvifici ad personam. Per qualche giorno
faremo un giornale veramente schifoso, con la testa altrove e i nervi a pezzi.
Si moltiplicheranno le liti e le insofferenze e i refusi tipografici. Forse
i non fumatori, solo alcuni dei quali ne sono degni, prenderanno il potere
in redazione e faranno un giornale sano. Dio ne guardi. Scriveranno che bisogna
sempre fare ciò che la maggioranza comanda e soprattutto credere che l'ordine
dei più sia la cosa giusta come dice Zapatero, che occorre comportarsi bene
in ogni situazione come insegna Pedro Almodóvar, che il rispetto degli altri
è al di sopra di tutto come dicono i medici e gli sciamani (embrione a parte),
che a tutela dal fumo passivo occorre forse istituire una magistratura o
un'authority speciali (e i nominati dovranno essere personalità irreprensibili,
alla Mario Monti). Domani i nuovi potenti mi avranno tolto l'editoriale,
approfittando di una crisi di astinenza, e ne comporranno uno dal titolo
"Fitness". Sarà uno spettacolo penoso uscire in strada ogni poco per fumare,
incontrare i viziosi come te e fare squadra con loro, con gli emarginati,
i reprobi, i portoricani dalle cattive maniere., come succede fuori degli
uffici e dei ristoranti di New York (finché dura, la libertà di strada).
Se il Signor Direttore, Generale dell'Azienda non prenderà provvedimenti
alacri, davanti alla porta del giornale sarà in breve steso un immenso tappeto
di cicche morte. Diventeremo un fenomeno sociale mappato dall'Eurispes. Scriveremo
sempre più spesso parole immonde come "mappato", e la bellissima "cicca"
uscirà pian piano dal dizionario ripulito. Finalmente sarà riconosciuta l'esistenza
di un feroce scontro di civiltà, ma il nemico saremo noi. Un declassamento
ideologico ed estetico senza riscatto. Un'ondata di moralismo americanista
cavalcata dai nostri irriducibili nemici, mentre a Parigi discutono la politique
arabe fumando gauloises: una nemesi. Che tremendo spettacolo, l'Italia puritana.
Monetine, treppiede, cicche. Perché dunque piegarsi senza combattere? L'unica
giustificazione del divieto sarebbe il fumo passivo come arma di distruzione
di massa, una menzogna degna di Michael Moore e di tutto il disprezzo delle
persone sane, cioè tossiche. Con tutto quel che tocca sopportare nel rapporto
con il prossimo, la petulanza del telefonatore, lo stile incauto di certe
fogge, la faccia grata e sicura di certi mediocri, la iattanza dei balordi,
la prevalenza del cretino scovata da Frutterò & Lucentini, quel cerchio di
fumo innocente è, anzi era, un filtro magico di protezione. Se rinunciamo
a batterci è in omaggio al decisionismo politico: si faccia per una volta
quel che è stabilito, si riconosca un'autorità esecutiva e ci si conformi
a un divieto, senza eccezioni. C'è tanto bisogno di conculcare diritti e
negare desideri che sono disposto a cominciare dai miei.
ANCHE IN DISCOTECA !
A sperimentare per primo il ballo senza sigaretta sarà, questa sera, il
Supersonic a San Biagio di Callalta (aperto anche di lunedì con musica italiana).
Le altre discoteche della Marca avranno ancora pochi giorni per adeguarsi
al decreto antifumo, tra proteste e ricorsi al Tar. Da oggi anche nei locali
da ballo entrerà in vigore il divieto di fumo, se non in presenza di adeguate
sale a norma di legge che per ora gli imprenditori del divertimento non vogliono
prendere in considerazione per gli elevati costi di realizzazione. Prima
dello scorso 17 dicembre, le discoteche sembravano sfuggire alla normativa,
ma una nuova circolare ministeriale ha chiarito l?incertezza. Chi vuole accendersi
una bionda dovrà uscire. Si sprecheranno, così, i timbri su mani e braccia
per consentire l?uscita dei fumatori. Alla decisione del ministro Sirchia,
il Silb (.sindacato locali da ballo) nazionale ha risposto con il ricorso
al Tar del Lazio. Decisione pienamente condivisa dalla sezione della provincia
di Treviso, presieduta da Renzo Venerandi. «La compartimentazione degli spazi
- sbotta Venerandi - risulta troppo complicata e onerosa. Per i cartelli
aspettiamo lunedì (oggi per chi legge, ndr) e in attesa della sentenza del
Tar non ci rimane che diventare i vigili dei nostri clienti». Venerandi,
a capo della più nota famiglia di gestori di locali da ballo nella provincia
di Treviso (Odissea, Garden e lo stesso Supersonic) esprime la rabbia e le
perplessità di diversi gestori delle discoteche trevigiane. «La legge è fatta
male. Come pretendere che noi controlliamo chi fuma, quando all?interno del
locale ci sono migliaia di persone. Per quanto mi riguarda, metterò una ragazza
fissa al centralino per chiamare le forze dell?ordine in caso di trasgressioni.
Altrimenti, in caso di controlli, rischio la licenza. Vediamo, poi, quando
usciranno le pattuglie». A spiegare la ragioni del ricorso è l?avvocato Marcello
Fiore, legale del Silb nazionale. «Il nuovo decreto - illustra - non abroga
la legge del 1975, che permette di fumare all?interno dei locali da ballo
se in presenza di impianti d?areazione a norma». Di cui si è da tempo dotata
la maggior parte dei locali. «Che ci pensi il Governo - sbotta Davide Linguanotto
della ?Family agency? e art director del Disco Palace a Nervesa della Battaglia
- a fare i controlli. Non possiamo diventare noi operatori dei poliziotti,
può diventare pericoloso». La paura, condivisa dagli addetti ai lavori, è
quella che la sigaretta sulla pista da ballo possa diventare l?inizio di
una provocazione e che possa degenerare in situazioni più violente. «Bisogna
stare attenti alle reazioni del singolo, quando si ricorda che la sigaretta
va spenta». In veste di salutisti, sono contenti i titolari del Takabanda
di Silea, ma Ruggero Carlesso precisa: «La nuova legge ci creerà non pochi
problemi organizzativi».
(Elisa Vendemmia)
CINA,
paradiso dei fumatori
La Repubblica 10/01/2005 FEDERICO RAMPINI
PECHINO
PERFINO il tassista a Pechino ti accoglie in vettura con la sua sigaretta
già accesa, e se il percorso è lungo lui se ne fuma tranquillamente tre o
quattro (ma senza aprire il finestrino perché fuori la temperatura è 10 gradi
sottozero). Per i fumatori il paradiso della libertà individuale esiste ancora:
è la Cina. ARRIVANDO qui dalla proibizionista e oscurantista California,
a Pechino ho finalmente scoperto che cos?è la tolleranza, la flessibilità,
il rispetto degli altri. In teoria anche qui esiste qualche divieto, a voler
essere precisi. Giusto per accontentare quegli incorreggibili puritani degli
americani che devono dare lezioni di vita al mondo intero, il governo cinese
nel novembre 2003 accettò di firmare la Convenzione-quadro delle Nazioni
Unite per il controllo del tabagismo. Sulla carta, perciò, non si potrebbe
fumare nelle scuole, nei cinema e teatri, nei grandi magazzini, nei musei,
sui mezzi pubblici, e allo stadio. Ma la multa per chi non rispetta il divieto
? settanta centesimi di euro ? è meno cara di un pacchetto di Marlboro. Non
ne ho mai vista dare una. E comunque il governo cinese, nella sua antica
saggezza, non è stato neppure sfiorato dall?idea di vietare il fumo nei ristoranti
e nei bar, dove la fitta nebbia delle sigarette che si alza dai tavoli si
fonde con il vapore delle stufe e dei pentoloni in cui cuociono i won-ton.
Introdurre il proibizionismo nei ristoranti cinesi forse ai clienti sembrerebbe
uno scherzo. Fuori dal ristorante, passeggiare per le vie di Pechino o Shanghai
o Canton, equivale a fumare venti sigarette al giorno per via dell?inquinamento
da traffico, fabbriche, riscaldamenti a carbone. Lo sanno bene gli occidentali
non ? fumatori che vivono qui da qualche tempo, e quando vanno a farsi una
radiografia ai polmoni si sentono regolarmente consigliare di abbandonare
il tabacco. E allora a che serve fare sacrifici? Il vizio ha anche un padre
nobile: il grande artefice del boom economico cinese, il compianto Deng Xiaoping
che con le sue riforme di mercato aprì le porte al benessere, si fumava imperterrito
i due pacchetti quotidiani anche durante una celebre visita ufficiale negli
Stati Uniti (da quel momento nei suoi ritratti sulla stampa americana non
mancò mai la definizione di ?chain-smoker?, fumatore a catena). Il Marlboro-mannei
cartelloni pubblicitari del futuro non dovrebbe più essere un cowboy a cavallo
fotografato su sfondo di canyon dell?Arizona, ma un cinese al volante in
un ingorgo di Pechino. È qui che le multinazionali del tabacco hanno trovato
il nuovo Eldorado. Non importa che nei paesi ricchi avanzino i divieti, le
campagne contro il fumo, e cresca la schiera degli ex?consumatori pentiti.
Per i profitti delle tre multinazionali Philip Morris, RJ Reynolds e British-American
Tobacco, l?immensa Asia è più che sufficiente a compensare le amarezze patite
in America e in Europa. Su tre sigarette accese in ogni istante sul pianeta,
una è in bocca a un cinese. In questo Paese fuma il 67% dei maschi adulti
(ma solo il 5% delle donne: potenza dei tabù antichi). Sono 350 milioni di
clienti che comprano 1.700 miliardi di sigarette all?anno. E l?esercito dei
fumatori cinesi cresce al ritmo di tre milioni di nuovi adepti ogni anno.
Anche perché la tolleranza si estende alla pubblicità. Le multinazionali
del tabacco hanno anche loro qualcosa da dire sulla libertà; adorano invadere
i paesi emergenti ? la Cina come l?India e la Russia ? di cartelloni pubblicitari
con slogan evocativi del tipo ?Total Freedom? o ?RendezVous with America?.
Il produttore cinese delle sigarette di Stato Hong Ta ne approfitta a sua
volta con larghezza, essendo lo sponsor della nazionale di calcio. Hong Ta
è riuscito a mettere il suo cappello pubblicitario perfino sulla trionfale
tournée cinese del Real Madrid. Secondo Burke Fishburn, coordinatore asiatico
dell?Organizzazione mondiale della sanità, «il fatto che lo Stato abbia un
interesse economico aggrava il problema, in un paese dove ogni anno il tabacco
uccide più di un milione di persone ». Flashback. In California la situazione
è ancora peggiore di quel che credete. Non solo come in tutti gli Stati Uniti
è vietatissimo fumare nei ristoranti, nei parchi e nelle spiagge, nei campus
universitari, sui marciapiedi vicini agli ospedali e alla fermata dell?autobus.
L?illiberale California si spinge ancora più lontano. Vieta addirittura di
fumare in casa. Lo scoprii quando firmai il primo contratto d?affitto a San
Francisco nel luglio 2000. Il contratto- standard prevede la clausola del
divieto di sigarette per l?inquilino e per i suoi ospiti, perché in un paese
di non-fumatori (e fanaticamente felici di essere tali) quella puzza tenace
che si attacca alle pareti svaluta la proprietà e costringe a costose disinfestazioni
per riaffittarla. Accendersi una sigaretta o un sigaro in casa è «giusta
causa» per lo sfratto. Non conviene provarci, perché con la subdola scusa
della prevenzione anti-incendio gli appartamenti sono pieni di sensori anti-fumo.
Una serata di trasgressione può concludersi con l?arrivo dei pompieri, seguiti
a ruota dal padrone di casa e dal suo avvocato. Le uniche dimore dove ho
visto fumare a San Francisco sono le residenze di alcuni consoli stranieri
(lascio indovinare quali), protette dall?extraterritorialità. Di fronte a
tanta intolleranza e prevaricazione, quattro anni fa a San Francisco feci
la scelta più vile, lo ammetto. Mi arresi senza combattere. Smisi di fumare.
Come tutti coloro che hanno perso a lungo una facoltà, ora che in Cina sono
di nuovo padrone delle mie scelte, di fronte a tanta libertà vacillo, provo
come un senso di vertigine. O forse è mal di testa.
LEGGI ANTIFUMO ?
Milano, 10 gen.
- Sono stati cento i minori di sesso maschile e 50
di sesso femminile, in eta' compresa fra i 14 e i 15 anni, intervistati a
Milano dall'Osservatorio sul Diritto dei Minori sulla legge Sirchia, entrata
in vigore stamani, e dalle risposte degli adolescenti - spiega Antonio Marziale,
presidente del comitato scientifico - emergono alcuni aspetti "a dir poco
inquietanti". Il 67% di loro fuma. Il 28% reperisce il pacchetto di sigarette
direttamente dal tabaccaio, nonostante un divieto di vendita ai minori di
16 anni risalente nientemeno che ad un regio decreto del 24 dicembre 1934
che all'articolo 25 prevede il divieto di vendita "sia che il minore acquistasse
per proprio conto che di un mandante e questo perche' in entrambi i casi
sussiste il pericolo che il minore usi personalmente il tabacco". Il 21%
elude i controlli dei genitori e con la scusa di portare il cane fuori o
con altri pretesti esce di casa la sera dopo le 21 e acquista il pacchetto
di sigarette dalle macchinette distributrici collocate fuori dagli esercizi
di rivendita. Il 18% fuma "a scrocco", chiedendone qualcuna agli amici o
rubacchiandole nel pacchetto di mamma e papa'. Da rilevare che 7 ragazze
fumatrici hanno dichiarato che le sigarette se le fanno regalare dai fidanzati,
piu' grandi d'eta'. Il 56% pensa sia "ingiusto" non poter fumare sui mezzi
di trasporto e il 41% nei ristoranti.
"La legge Sirchia - sottolinea il presidente dell'Osservatorio, contempla
aggravanti, in termini sanzionatori, qualora i trasgressori dovessero fumare
in presenza di donne e bambini. Condivisibile nello spirito ma paradossale
se si considera che ben 29 su 67 fumatori sono under 16 e femmine". "E' importante
che l'opinione pubblica conferisca alla legge da oggi in vigore un valore
pedagogico, prima ancora che restrittivo, perche' l'impianto legislativo
che dovrebbe tutelare i minori dal fumo passivo contrasta e non poco con
la mancata applicazione della legge che dovrebbe vietare loro di fumare attivamente.
Capisco - conclude Marziale - che e' difficile distinguere un quindicenne
da un sedicenne, ma cio' non puo' costituire un alibi per chi e' tenuto a
rispettare la legge, che nel nostro Paese non ammette ingoranza" conclude
Marziale. (AGI) -
101219 GEN 05
PORTA A PORTA
Benchè Sirchia fosse letteralmente "accerchiato" ed il solo a difendere la
verità, io devo ammettere che che sono rimasto, un'altra volta ancora,
piacevolmente colpito dal Ministro.
A circa metà trasmissione, tra Billè che cercava di difendere indifendibili
posizioni (secondo me non ci crede nemmeno lui; aveva uno strano sorriso sul
volto quando sparava le sue assurdità e uno strana remissività di fronte
alle riposte di Vespa) e altri ospiti che sparavano alla cieca sugli
argomenti più disparati con l'intenzione di gettare fumo belgi occhi,
Sirchia ha avuto uno sfogo, praticamente un monologo di non più di 2-3
minuti, di una efficacia e chiarezza UNICA, Praticamente sono rimasti tutti
zitti per qualche secondo con tanto di applauso finale da parte del
pubblico.
E' triste dirlo, perchè è una ammissione di "debolezza e di insufficienza
SOCIALE", ma la legge la dobbiamo tutta a lui PERSONALMENTE. Nel senso che
se non avessimo avuto una persona CHE CONOSCE LE PROBLEMATICHE DEL TABAGISMO
E TUTTO CIO' AD ESSO CONNESSO (poteri finanziari; letteratura scientifca;
ecc) e che le ha difese strenuamente in Parlamento contro tutto e tutti,
adesso non saremmo a questo felicissimo tanto desiderato punto.
Invece, come spesso già successo in passato sempre da Vespa, non mi è
piaciuto Tirelli: non riesce a colpire nel segno, non riesce ad essere
TELEVISIVAMENTE vincente.
La Spaak praticamente vaneggiava.
Tutto sommato tutto questo parlarne, tutta questa protesta dei ristoratori
STA ANDANDO TUTTO A VANTAGGIO NOSTRO: le telecamere nascoste hanno ripreso
divertentissime immagini di locali pubblici dive i gestori si affannavano,
insistevano ed obbligavano due attori "provocatori" a spegnere le sigarette.
Erano IRREMOVIBILI !!!! E chi lo avrebbe mai detto !!!!!
Buonanotte a tutta la lista
Stefano Fedele
10/01/2005
ALE ed AMI
Carissima,come vedi pure io ero in vacanza fino ad oggi...che schifo!!! e ti dirò pure che ho fatto fatica a rientrare e sarei stata a casa ancora per un pò....Come sono state le tue vacanze?A me il tuo lavoro non sembra poi così male...alla fine immagino tu riesca sempre a far quadrare i conti e magari a prenderti pure i tuoi spazi liberi....Io NON FUMO...il 13 saranno quattro mesi e devo dirti che sto abbastanza bene seppure ogni tanto mi venga voglia...so che devo stare sempre attenta, la mia collega che aveva smesso da 4 mesi durante le vacanze ha ripreso...X il sito mi sembra un'ottima idea; al momento suggerimenti non ne ho però collaborerò volentieri se ne avrete bisogno!!!Buon proseguimento... a prestoun abbraccioAlessiaCiao,Buffo! Io ti mando un sms e tu mi scrivi. Telepatia?Grazie degli auguri, io non mi vergogno proprio a dire che non lavorerò fino al 10 gennaio, anzi, se non salta fuori niente forse anche fino all'11 o 12 o chissà.Come ti ho detto nel campo della progettazione elettronica è così. Io sono un cosiddetto free-lance e in questo momento sono molto più free che lance.Ma va bene così. Sono abbastanza grande da sopravvivere lo stesso!Brava per i tre mesi che sono sicura diventerano quattro, dieci, mille, diecimila....A presto risentirci e spero che sia un 2005 sereno per tutti, e che ci porti più bene, amore e la volontà di vivere un vita più giusta ed equilibrata.Con Eze stiamo pensando a come cambiare qualcosa nel sito o farne un'altro più utile e incisivo. A me piacerebbe che toccasse anche altri campi di aiuto. Grazie al fatto che da gennaio nei locali non si potra più fumare, e che la gente è sempre più sensibile al problema del fumo, forse ci sono altre cose a cui pensare per dare aiuto.Che ne pensi? Hai qualche suggerimento? Vuoi partecipare? Ti interessa?Un abbraccio e di nuovo tantissimi auguri anche da Eze che tengo sempre informato sui nostri messaggi.Aminap.s. Come forse avrai già visto sul blog il nuovo indirizzo di Eze è: ezechiele2005@virgilio.it----- Original Message -----Ciao carissima, come stai???io bene, mi appresto alle ferie a partire da domani...mi vergogno a dirlo, rientrerò il 10 gennaio!!!Qui tutto bene, non fumo da tre mesi e un pò di giorni, ogni tanto ho ancora qualche tentazione ma per ora resisto.Tantissimi auguri a te ed alla tua famiglia e che l'anno nuovo ti porti tanta tanta serenità!!!A prestoale
09/01/2005
Stop alle sigarette,
valanghe di richieste ai centri specializzati. Caccia
alle alternative in farmacia
di MARINA VERDENELLI
Addio amata sigaretta. Se dal prossimo lunedì la nuova legge contro il tabagismo
inasprirà la vita per gli amanti della nicotina, una valanga di fumatori
dorici incalliti si appresta per tutta risposta a smettere di fumare.Già
in aumento il numero di coloro che si stanno informando sui corsi indetti
nelle strutture ospedaliere per togliersi il vizio della sigaretta. In salita
il consumo di cerotti, gomme da masticare e bocchini che attenuano la dipendenza
da nicotina venduti in farmacia. Non da meno i prodotti di erboristeria.
Come dire, a mali estremi, estremi rimedi.
I corsi - Diverse le richieste telefoniche giornaliere registrate al Servizio
di Pneumologia della zona territoriale 7 dove i due corsi indetti per la
prossima primavera e per il prossimo autunno hanno registrato già il tutto
esaurito. «Per soddisfare la domanda - spiegano dal centro - ci vorrebbe
almeno il doppio dei corsi che purtroppo non godono di altrettanti finanziamenti
statali. Notiamo un'impennata delle richieste che è dovuta sì alla nuova
legge che entrerà in vigore ma anche per la presa di coscienza e di volontà
degli stessi fumatori che scelgono di smettere per essere accettati nella
società». Gli utenti chiamano soprattutto per sapere a quali strutture rivolgersi.
In proposito il centro, ubicato nelle strutture dell'ex Crass, ha messo
a disposizione i seguenti numeri telefonici: 071/8705242 per la terapia
individuale e 071/8705007 per quella di gruppo. Qui i corsi, dove la lista
di attesa tenendo conto delle domande degli ultimi due anni è ferma a 200,
accolgono fino a 18 persone per otto sedute dove sono presenti sia uno psicologo
che uno psichiatra. Corsi per smettere di fumare anche all'Inrca, due per
la precisione, dove rispetto agli anni passati si è riusciti per la prima
volta a raggiungere il tetto massimo di 18 partecipanti. «Non è solo merito
della legge - spiega Fernanda Barbieri, terapista respiratoria responsabile
dei corsi - ma anche della pubblicità effettuata. Questi sono corsi appoggiati
dalla Lega Italiana per la lotta contro i tumori e stiamo già pensando a
farne partire anche un terzo». A frequentarli uomini e donne le cui età
vanno dai 24 agli 80 anni.
Le alternative - Chi vuole smettere di fumare si rivolge anche in farmacia.
«Notiamo una crescita delle richieste di cerotti, gomme da masticare e bocchini
- spiega Giampaolo Zecchini, titolare dell'omonima farmacia di piazza Roma
- le stesse aziende farmaceutiche che commercializzano questi prodotti sono
aumentate». Gettonate in erboristeria le sigarette alle erbe. «Vanno a ruba
- commenta Monica Piaggesi di Erbolandia, in via M. della Resistenza - sono
a base di malva, trifoglio e miele e non contengono catrame e nicotina».
All'erboristeria di Caterina Sorge, in via Chiesa, chiedono anche bastoncini
di liquirizia e fiori di Bach contro l'ansia.
BEPPE SEVERGNINI
Tabacco, proteste a gettone Presto saranno dimenticate
Ogni volta che in Italia sta per entrare in vigore una buona legge, sbucano
loro: l'Estremino e l'Anarcone. Sono due maschere nazionali, per le quali
si finisce per provare una certa tenerezza. Ma rallentano, complicano e
confondono una vita pubblica che è già rallentata, complicata e confusa.
Sta accadendo con le legge antifumo, di cui avete certamente sentito parlare:
da lunedì 10 gennaio, finalmente, non saremo obbligati a respirare il fumo
degli altri. E i fumatori, costretti a contenersi, ci guadagneranno: in
denaro e salute. Tutto questo, all'Estremino e all'Anarcone, non piace.
Il primo è un microestremista: non violento, ma livido, capace di cattiverie
inaudite e ira funesta. Pensa gridando; e se qualcuno non è d'accordo, guai.
Prendiamo Forces, un acronimo che significa Fight Ordinances and Restrictions
to Control and Eliminate Smoking ( Lotta contro le ordinanze e le restrizioni
per controllare ed eliminare il fumo). Ho visitato il sito italiano dell'
organizzazione: a suo modo, è divertente. Leggo: « E' VERGOGNOSO che si
invada la proprietà privata semplicemente rinominandola pubblica. E' DISGUSTOSO
che si obblighino privati cittadini a diventare delatori e poliziotti contro
clienti che permettono loro di sbarcare il lunario. E' PREPOTENTE che i
non fumatori- antifumo si arroghino il diritto di monopolizzare i locali
( più o meno pubblici) dell'intera nazione per i loro porci comodi » .
Dunque chi chiede di non respirare il fumo altrui vuol farsi « i suoi porci
comodi » . Se ci pensate, questa è stupenda. E i medici, alcuni dei quali
si battono da anni contro i danni da fumo? Ce n'è anche per loro. Gli Estremini
di Forces non entrano in un reparto di pneumologia, dove imparerebbero qualcosa.
No: sostengono che « l' establishment medico mondiale non ha la competenza
per poter asserire fino a che punto questi stili di vita possano essere
nocivi » .
Uno legge e si chiede: ci sono o ci fanno? Io credo che ci facciano. Scrivono,
pubblicano: poi si riuniscono in una sala ( non fumatori) e si fanno due
risate. L'Anarcone
non è così truculento. E' un anarcoide pasticcione, un filosofo a gettone
secondo cui ogni tentativo di disciplinare la convivenza è un attentato
alla libertà. In questi anni ce l'aveva con le cinture di sicurezza ( libertà
di spaccarsi la faccia!) e coi caschi per i motociclisti ( libertà di rompersi
la testa!). Perse queste battaglie, l'Anarcone s'è concentrato sul fumo.
Non invoca la tolleranza e il buon senso nell'applicazione della nuova legge:
troppo ovvio. L'Anarcone parla di « proibizionismo » . Una norma che impedisce
di trasformare un bar in una camera a gas ? poveri gestori, che ci passano
la vita ? per lui è « un attentato alla libertà individuale » . La regola
che qualche italiano testone continua a insegnare ai figli ? la mia libertà
finisce dove inizia quella degli altri ? viene ribaltata. La tua libertà
di respirare ? ragiona l'Anarcone ? finisce dove comincia la mia libertà
di fumare. Altre espressioni che adora: « scorrettezza politica » e « disobbedienza
civile » . Quando le pronuncia, l'Anarcone sente un brivido lungo la schiena:
inneggia a vecchie abitudini e ai soliti egoismi, ma gli sembra d'essere
modernissimo. Se scrive per un giornale ? ogni organo di stampa ha il suo
Anarcone, che viene scongelato in queste occasioni ? si esibisce nel pezzullo
indignato: « Fumo libero! » . E tosse pure. Come andrà a finire? E' ovvio:
tra qualche mese ? non anno: mese ? non ci ricorderemo più com'erano i ristoranti
puzzolenti di fumo. Lo stesso è accaduto con le cinture di sicurezza e i
caschi delle motociclette: sono diventate buone abitudini di una società
che cresce. Cosa faranno allora l'Estremino e l'Anarcone? Non preoccupatevi.
Troveranno qualche altra causa assurda per cui sprecare la propria intelligenza.
www. corriere. it/ severgnini Tra qualche mese l'aria pulita sarà una abitudine,
come è accaduto per caschi e cinture di sicurezza
Dal 10 Gennaio Aria più Pulita
Comunicato Stampa - Sabato 9 gennaio 2005
Domenica 9 Gennaio, alle ore 21,30, presso il Cocktail Bar Opera', in
via della Scala 43 (Trastevere) , ci sara' un rinfresco/conferenza
stampa per festeggiare l'entrata in vigore della nuova legge contro il
fumo passivo (legge 3/2003 "Tutela della salute dei non-fumatori"),
finalmente varata dal Parlamento e ben organizzata negli aspe.
Organizza "Aria Pulita -Associazione Non Fumatori ONLUS" con il
Codacons , la Lega italiana per la lotta contro i tumori, la Societa'
scientifca di tabaccologia, "GEA progetto salute" ; anche a Bologna si
organizza una serata analoga (Aliberf - Associazione Libera dal Fumo di
Bologna (*)) .
La grande maggioranza degli italiani sono d'accordo con la legge
approvata già due anni fa (il 16 gennaio 2003) e che finalmente entra
in vigore lunedi' 10 gennaio 2005. D'altro canto i 3/4 degli italiani
non fumano e non intendono respirarsi il fumo esalato dai bronchi
altrui. La salute innanzitutto.
Rassicuriamo i ristoratori: non perderanno nulla, anzi ci guadagneranno.
Per ogni cliente fumatore che disertera' il locale, avranno tre
possibili clienti nuovi: e i ristoranti diventeranno luoghi di piacere e
non di odori inopportuni. La letteratura scientifica internazionale
dimostra che nei Paesi dove sono stati applicati i divieti di fumare nei
pubblici esercizi, i profitti hanno avuto un incremento (si veda nel
sito di Aria Pulita : Salvare capra e cavoli).
Assicurata la presenza di molti Vip e della testimonial della serata,
Miss Universo Silvia Ceccon, che affianchera' gli Smokebusters, vera
piccante sorpresa della serata, che dopo la mezzanotte faranno dei
"blitz" in alcuni locali della capitale per valutare l'adesione alla
norma ed eventualmente denunciare gli inadempienti.
Presente alla manifestazione anche il cartoonist Roberto Mangosi, autore
del logo Smokebusters, che sara' il simbolo dell'iniziativa, destinata
ad estendersi in tutta Italia. I cacciatori di fumo infatti, saranno
cittadini volontari formati a questo ruolo da esperti LILT e SITAB, e
avvocati del Codacons.
(testo ripreso dal comunicato della SITAB
<http://www.tabaccologia.org/> www.tabaccologia.org ); Disegno di
Roberto Mangosi (c).
04/01/2005
NON ANDATE NEI LOCALI
NON IN REGOLA !!!
Fra pochissimo entrerà in vigore l'articolo 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, per la tutela della salute dei non fumatori - decreto-legge 9 novembre 2004, n. 266.
Non c'è ovviamente stata ulteriore proroga (dopo quella che ha fatto slittare l'applicazione della normativa dal 29 dicembre 2004 al 10 gennaio 2005 ) e dal 10 gennaio 2005 non si potrà più fumare nei locali pubblici, bar, ristoranti,discoteche..nel senso più ampio ed esteso possibile, come da circolare ministeriale del 17 dicembre 2004.
Nonostante l' avversione,le intimidazioni e gli avvertimenti(ricorsi al TAR.) da parte delle associazioni di categoria dei gestori (per esempio FIPE) la legge entrerà definitivamente in vigore e si porrà da subito il problema del rispetto, del rilievo formale dell'infrazione da parte di un pubblico ufficiale e dell'irrogazione delle sanzioni. Gli aspetti sono stati chiariti con circolare ministeriale 17 dicembre 2004.
Appare evidente che, per una corretta applicazione della norma e per ottenere sin da subito gli scopi che si prefigge, nell'intento anche di scoraggiare sin da subito tentativi di elusione da parte dei gestori e dei fumatori pervicaci, è fondamentale la cooperazione e l'apporto reciproco di tutte le associazioni dei non fumatori, associazioni ed enti per la lotta alle malattie correlate al fumo, codacons, federconsumatori ... e di tutti i non fumatori.
Verrebbe da dire, riesumando ideologie di mahatmatiana memoria, NON FUMATORI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI ! e sarebbe quasi da ridere. Ma non c'è da ridere anzi c'è da PIANGERE. La situazione in Italia e nel mondo è tragica. In Italia muoiono ogni anno 80-90.000 persone all'anno a causa del fumo attivo e passivo da tabacco, (30.000 morti per cancro al polmone, che risulta a tutt'oggi essere una delle malattie meno curabili) 1 persona ogni 7-8 minuti.
Il recente disastro in Tailandia,India e Sry Lanka .. considerato il "disastro del secolo"..secondo le ultime stime disponibili avrebbe fatto circa 125.000 morti; il fumo attivo e passivo fa ogni anno 80-90.000 vittime solo in Italia e 4.500.000 morti nel mondo.
Il Tabagismo è in realtà una vera e propria emergenza nazionale e mondiale perché causa più morti di tutti i decessi SOMMATI per malattie come AIDS, EPATITE, LEUCEMIA.
Il Governo italiano, e in particolare il Ministero della Salute, soprattutto nella persona del Sig. Ministro Girolamo Sirchia, si sono posti l'obbiettivo di fronteggiare tale emergenza ed un primo passo è appunto l'emanazione della legge per tutelare la salute dei non fumatori.
Appare quanto mai importante per NOI NON FUMATORI prendere coscienza dei rischi cui siamo andati e andremo incontro per il fatto di respirare tutt'ora o di aver respirato ed inalato il cosiddetto fumo passivo. Per esempio perché i genitori fumano, l'insegnante alle scuole elementari , medie .all'Università..ogni volta che siamo andati in pizzeria, bar..a ballare in discoteca.sul lavoro.durante il servizio di leva.... Potrebbe sembrare poca cosa ma sommando tutti i minuti in cui TUTTI siamo stati esposti al fumo da tabacco (sigarette o sigari.pipa o altro..) il rischio di contrarre malattie fumo correlate diventa "rilevante" e statisticamente apprezzabile. Si tratta di prendere coscienza come detto dei danni e dei pericoli causati da esposizione al fumo. Molti infatti sottovalutano ,a causa di campagne anti-fumo poco incisive e di informazione del tutto insufficiente. Ad una prima analisi del tutto superficiale si potrebbe pensare e molti lo pensano che si, è vero.."ma un po' di fumo ogni tanto" ..."si tratta di sopportare un oretta quando vado a mangiare la pizza o in ristorante".."in fondo vado a ballare una volta al mese".."in nome dell'amicizia dovrò pur sopportare un po' di fumo".. In realtà quel "un po' di fumo" si traduce in malattie e morti.
Il tabagismo in Italia è una emergenza .si pensi per esempio agli studi effettuati sulle polveri sottili PM10 e quelle ultra sottili . Di fumo passivo in Italia CI SI AMMALA E SI MUORE!
I non fumatori hanno la possibilità di scegliere: non portate i vostri bambini nei locali pieni di fumo! Non andate nelle discoteche, centri commerciali. pieni di fumo.! FREQUENTATE i locali che sin dal 10 gennaio applicheranno la norma!
Dal comunicato n° 105 del Ministero della Salute e dalla circolare ministeriale del 17 dicembre 2004 appare ormai evidente e ovvio che i gestori dei bar.ristoranti.. DOVRANNO far rispettare la normativa all'interno del loro locale. Il gestore di un locale pubblico, così come per esempio avviene per il rispetto delle norme igieniche.. piatti puliti.. cibi conservati nei frigo a determinate temperature, dovrà tutelare la salute degli utenti nel locale avvertendo un qualunque pubblico ufficiale se un fumatore non intendesse rispettare la norma. Anche un utente qualsiasi potrà far intervenire un pubblico ufficiale ma in questo caso la sanzione verrà erogata sia al gestore (che non ha tutelato la salute dei clienti) sia al fumatore.
Legge antifumo
Sirchia: cosa ci aspetta?
4 gennaio 2005
Scatta l’ora X e dal 10 gennaio cambiano le vecchie abitudini degli italiani…
Dal 10 gennaio il fumo sarà bandito da ristoranti, bar e uffici. Tutti i locali pubblici dovranno esporre il cartello "vietato fumare" e i trasgressori del divieto dovranno pagare multe molto salate. La legge, che sarà attuata dalle Regioni, interesserà oltre 70.000 ristoranti e 130.000 bar d'Italia. Mancano ancora la circolare attuativa e il decreto sulle sanzioni, attesi nei prossimi giorni. Il compito di definire alcuni aspetti, come le informazioni che dovranno riportare gli avvisi da appendere nei locali pubblici o i soggetti cui spetta dare la multa, è delegato alle Regioni.
E' comunque chiaro che a far rispettare la legge saranno i gestori dei locali o i datori di lavoro, i quali, nei casi più gravi, dovranno chiamare i vigili urbani perché infliggano le multe ai trasgressori. Soltanto i vigili, infatti, in quanto pubblici ufficiali, possono farlo. E soltanto i titolari dei locali (o delle imprese) hanno il dovere di chiamarli in caso di violazione del divieto, mentre agli altri clienti o colleghi è data la possibilità di farlo, ma senza obbligo.
Tra gli esercenti c'è chi ha protestato perché teme di doversi trasformare in una sorta di sceriffo. Altri invece hanno accolto con favore l'arrivo della legge anti-fumo. Altri ancora l'hanno accolta con rassegnazione, per il timore di perdere clienti. L'aspetto più critico è quello dell'obbligo di attrezzare il locale di una sala fumatori, se si vuole consentire alla clientela di accendere la sigaretta. Molti gestori non intendono investire nella ristrutturazione del loro locale, che richiederebbe notevoli sforzi in termini economici. In altri casi, poi, manca proprio lo spazio.
La Fipe, federazione italiana pubblici esercizi, ha spesso lamentato la difficoltà ad adeguare i locali, specie nei centri storici. La legge, infatti, prevede che nei pubblici esercizi dove il divieto di fumo non sia totale si predisponga un'apposita sala fumatori, separata dal resto del locale tramite mura e con una superficie inferiore al 50% del totale. Non prevede però agevolazioni fiscali per la ristrutturazione del locale. Questo significa che i gestori dovranno contare solo sulle proprie forze, oppure rinunciare ai lavori e rendere totale il divieto di fumo.
La sala fumatori, inoltre, dovrà essere dotata di un impianto di ventilazione che funzioni bene e non dovrà essere un passaggio obbligato per gli altri clienti. In caso di guasto, anche nell'area fumatori sarà vietato accendere la sigaretta.
Anche in ufficio non si potrà più fumare. Le aziende che decideranno di concedere ai dipendenti lo sfogo della sigaretta, potranno farlo dotandosi però di un'area fumatori, rigorosamente separata dagli altri locali e dotata di impianto di ventilazione. Sui treni il divieto di fumo è già realtà. Mentre prima Trenitalia destinava alcune carrozze ai fumatori, oggi il divieto è divenuto totale. Come lo è già sugli aerei.
I cambiamenti non sono mai facili, ma anche in questo caso gli italiani si abitueranno.
03/01/2005
IL CODACONS A FIANCO DEI RISTORATORI
NO ALLE PROROGHE, SI AL DIVIETO ASSOLUTO DI FUMO NEI RISTORANTI
IL Codacons ritiene che le perplessità di alcuni ristoratori in merito alle
nuove norme sul divieto di fumo siano condivisibili. Non tutti i ristoranti
? afferma l?associazione ? hanno infatti la possibilità economica di creare
delle sale per fumatori, rispettando le regole imposte dalla legge. Ciò
determina un indubbio vantaggio per i ristoratori ricchi e i locali più
grandi, a danno di quelli minori, una sorta di concorrenza sleale basata
sul fumo.
Inoltre, ha affermato il Presidente Codacons Carlo Rienzi nel corso della
puntata odierna di Radio Anch?io (Radio Rai1), ci sembra assurdo che in
locali pubblici come i ristoranti possano esserci stanze dove i fumatori
possano fare del male a se stessi e ai dipendenti dell?esercizio, costretti
a respirare il fumo passivo dei clienti.
Per questo il Codacons, contrario a qualsiasi proroga dei termini sul divieto,
chiede di imporre, al pari dei cinema, il divieto assoluto di fumo nei ristoranti
d?Italia, così da tutelare i non fumatori e difendere i ristoratori con
minori possibilità economiche, livellando le disparità che dal 10 gennaio
potrebbero determinarsi.
Fumo: Italia presto come gli Usa
L'America d'inverno sembra un quadro di Pieter Bruegel il Vecchio: uomini e donne fuori dalle porte e nelle strade, soli e in gruppi. Cosa fanno? Fumano battendo i denti dal freddo: impresa non facile, se ci pensate. Dentro gli uffici, infatti, le sigarette sono vietate da anni. Anzi, più che vietate. Le sigarette sono «out», finite, sparite. Da una decina d'anni, negli USA, fumare è disdicevole. Provate ad accendervi una Marlboro durante una riunione di lavoro: se appiccaste fuoco alla cravatta del capo, vi guarderebbero con più comprensione. Le aziende americane, però, non s'accontentano di vietare e scoraggiare. Il fumatore - ragionano - è meglio evitarlo, piuttosto d'annusarlo, sopportarlo e curarlo. Molte società, grandi e piccole, stanno ripulendo gli organici: solo non fumatori tra i nuovi assunti. Una forma di discriminazione? Risposta complicata. Le aziende temono cause di risarcimento per danni da fumo nell'ambiente di lavoro. Il divieto è una forma di assicurazione.
Ci arriveremo anche in Italia? Be', ci siamo già arrivati: chiedere alla Paribas, imputata in un processo presso Tribunale di Milano dopo la morte di un'impiegata asmatica. Ma ci attende ancora un periodo di rumorosa confusione e gioiosa ipocrisia. Dal 10 gennaio, come sapete, le sigarette saranno vietate nei luoghi pubblici al chiuso; e nei bar e ristoranti, se non hanno ghetti - scusate: locali - per fumatori. La Confcommercio, spalleggiata da due ministri, vuole una proroga, ma pare che non la otterrà. E' fortunata, e non lo sa. L'America dimostra infatti che il NO SMOKING provoca un aumento della clientela, non una diminuzione. Le camere a gas, in fondo, non piacciono a nessuno. Un quarto degli italiani oggi fuma, ma ha capito che dovrà smettere. L'America infatti - con tutti i suoi eccessi - funziona da apripista della modernità (dalla TV al computer, dalle auto alle periferie commerciali). L'Europa, in queste materie, può evitare gli isterismi lungo il viaggio, ma non cambiare la destinazione. Ormai l'Occidente ha scelto: il fumo delle sigarette fa male, fa spendere, fa ridere.
Sì, il fumo fa male. Lo ripete da tempo la scienza, e due anni fa l'ha capito anche il Parlamento italiano (che però consente di fumare nel Transatlantico a Montecitorio). Ricorda Giovanni Invernizzi, del gruppo di studio sul tabagismo della Società italiana di medicina generale: «L'aria fumosa di un bar è cinquanta volte più inquinante di quella che si respira nel traffico». Sostiene invece «Il Foglio» (21 dicembre): «Gli effetti perniciosi del fumo passivo non esistono, questo è chiaro all'intuizione e al senso comune». Sarà. Ma qui non si parla dell'interpretazione autentica del pensiero di Sandro Bondi. Si parla di salute, e io credo ai medici. Prossimi sviluppi? Facili da prevedere. Alcuni italiani continueranno a frignare (e a fumare). Molti altri, scoraggiati dai divieti, smetteranno, e scopriranno di star meglio. I produttori di sigarette - che hanno tanto pelo sullo stomaco da poter girare nudi d'inverno - punteranno a nuovi mercati, e a consumatori meno guardinghi: gli adulti del secondo e terzo mondo, e i nostri ragazzi. Per questo il «Corriere della Sera» ha deciso di aiutare l'Osservatorio sul tabacco dell'Istituto dei tumori di Milano, lanciando «Idee in fumo» (www.ideeinfumo.it), una sfida tra le scuole (medie e superiori) per creare una campagna anti-fumo, che verrà utilizzata da Pubblicità progresso. Anzi, quattro campagne: televisiva, radiofonica, stampa e Internet. Scopo: evitare l'iniziazione (ovvero, non cominciare a fumare); aiutare gli altri a smettere; capire i pericoli del fumo passivo (forza: molte scuole sono già iscritte, e c'è tempo fino al 28 febbraio 2005 per inviare i lavori).
Diciamolo, infatti: se non vogliamo arrivare alla discriminazione americana, meglio tirar fuori la fantasia italiana. Cominciando dai ragazzi, che hanno ancora polmoni puliti e testa sgombra. I fumatori adulti, invece, sono più infantili. Quando, tra diciotto giorni, entrerà in vigore il divieto, faranno i capricci e si nasconderanno con la sigaretta in bagno, cercando di non farsi scoprire.
dal Corriere della Sera di giovedì 23 dicembre 2004
Niente sigaretta
per chi guida
E' la provocatoria proposta del Codacons, che con la Lega Tumori
si fa promotore della campagna "Fumo
al volante, pericolo costante" che punta a imporre il divieto di fumo anche
alla guida delle automobili. "Come il cellulare - si legge in una nota -
la sigaretta è un pericolo per la salute degli automobilisti: distrae dalla
guida e riduce del 20% le capacità di reazione, soprattutto in fase d'accensione.
Senza contare che chi fuma in auto avvelena anche i passeggeri".
E' l'ultima frontiera della guerra scatenata attorno alla sigaretta dall'entrata
in vigore il prossimo 10 gennaio del decreto che vieterà il fumo in tutti
i locali pubblici. Dopo che ieri il ministro della Salute Girolamo Sirchia
si è detto intenzionato a non concedere alcuna proroga, Fipe e Federconsumatori
sono sul piede di guerra. La prima ha già annunciato un ricorso al Tar se
da parte del Ministero non arriverà una proroga entro Natale. E partono
anche le prime mobilitazioni a livello locale: ad esempio la Fipe di Napoli
ha già annunciato che nella città partenopea non ci saranno sale riservate
ai fumatori.
Dai consumatori invece arriva a Sirchia un appoggio convinto: se il Movimento
consumatori si dice "pienamente d'accordo", secondo il Codacons "i ristoratori
non hanno speranze: dal 10 gennaio sarà vietato fumare e ci opporremo a
qualsiasi ricorso". L'associazione annuncia anche l'intenzione di "sguinzagliare
i propri ispettori per accertarsi che il divieto sia rispettato".
Rieccoci al lavoro !
Sono rientrato dalle mie brevi ferie e sono pronto a ricominciare ! Con l' occasione chiedo a tutti i vecchi amici di farsi vivi per un aggiornamento della situazione " Hanno smesso di fumare "
Un abbraccio ed un
BUON ANNO
a tutti





