UNA VITA IN FUMO

Press abstracts in English



PETIZIONE

CONTRO IL FUMO IN TV


Basta col fumo in TV !!!








29/02/2004

Hollywood e l'influenza dei mass-media:

Come i giovani imparano a fumare
Biagio Tinghino

 

II 71% dei ragazzi inizia a fumare prima dei 18 anni, cioè in una fascia di età molto sensibile al fascino dei modelli pubblicitari e delle stars del mondo del cinema. La televisione e i films hanno contribuito a sostenere una immagine positiva del fumare. Questo è quello che emerge da una recente ricerca condotta da studiosi dell'Harvard School of Public Health di Boston, i quali hanno analizzato il contenuto dei films e delle produzioni televisive prodotte tra il 1993 e il 1997, selezionati tra una lista di 35.000 pellicole.

Si trattava di materiale scelto seguendo le più recenti tendenze in voga come Cosmopolitan, Glamour, Vogue, Rolling Stone. Ogni filmato è stato suddiviso in intervalli di cinque minuti e tutto ciò che era relativo al tabacco è stato annotato, come la presenza di personaggi che fumavano, oggetti inerenti al fumo, segni e simboli pubblicitari di marche di sigarette etc...

I risultati sono stati sorprendenti. Negli intervalli esaminati la presenza di stimoli inerenti al fumo era veramente alta: nel 28,4% dei casi venivano mostrati comportamenti attinenti al fumo. In più della metà degli episodi incriminati succedeva che si usassero sigarette alla presenza di persone che non fumavano. Le attrici che interpretavano tali ruoli erano giovani (29 anni in media) e la maggior parte dei messaggi finivano per incoraggiare l'abitudine al fumo. La conseguenza - a giudizio dei ricercatori - è che le donne verrebbero portate ad usare i derivati del tabacco per controllare le loro emozioni, sembrare seducenti e migliorare la loro immagine corporea, controllare il peso o acquisire una strategia per stare meglio in compagnia.
Al contrario, le immagini dei mass-media nei ragazzi finiscono per far credere che il fumare rinforzi l'identità maschile, porti ad avere più prestigio e successo nei rapporti con gli altri. 1 giovani che, fra l'altro, tendono a sovrastimare la prevalenza di fumatori tra gli adulti sono quelli più esposti al rischio di divenire fumatori essi stessi. 11 che vuol dire, in pratica, che gli adolescenti che sono più sensibili alla "visibilità" del fenomeno tabagismo, imitano più facilmente i fumatori adulti. "La descrizione del fumo ad Hollywood - aggiungano Escamilla e Cradock nell'esposizione del loro studio - appare come un rinforzo dell'idea che fumare è un comportamento accettabile e normativo nella società".

Sebbene si ritiene comunemente che la pubblicità attraverso la sponsorizzazione di eventi sportivi o altre strategie di marketing sia scarsamente influente, uno studio condotto nel Massachusetts ha dimostrato come gli adolescenti che erano stati target di campagne da parte delle ditte produttrici di sigarette ricordavano molto bene simboli e slogans della pubblicità ed avevano più del doppio di probabilità di divenire fumatori abituali, rispetto agli altri ragazzi. Ma se da Hollywood i messaggi non sono incoraggianti, ancora peggio succede per la forma più moderna di comunicazione per immagini, che è quella dei video musicali. Un altro studio - pubblicato sulla rivista Tobacco Control - ha appurato che addirittura nel 75% dei video ci sono immagini di giovani adulti che fumano.

Risultati che indicano la significatività dei messaggi dei mass-media sono stati confermati in uno studio italiano, condotto nel territorio della ASL di Monza e comuni limitrofi. (4) 11 35% dei bambini delle Scuole Elementari pensavano che "le persone importanti che si vedono in TV fumano molte sigarette", mentre solo il 20% di essi crede che gli stessi personaggi abbiano abitudini di vita sane, come per esempio consumare regolarmente verdure come zucchine e carote. Un risultato molto simile è stato confermato per l'associazione tra l'uso di alcolici ed essere "personaggi importanti". E' ormai noto che lo sforzo preventivo deve essere rivolto al giovanissimi (12-13 anni), in quanto spots informativi sui danni del fumo attraverso la TV o la radio non hanno dimostrato di essere utili tra gli adolescenti più anziani (14-15 anni) (5).
Sono, tutti questi, dati che inducono a riflettere sulla necessità di stabilire regole chiare e una protezione efficace per i giovani che sono suscettibili alle pressioni di tipo pubblicitario, al fine di prevenire l'iniziazione al tabagismo

Note bibliografiche:

(1) Preventing Tobacco Use Among Young People: A Report of the Surgeon General. Atlanta, Ga: National Center for Chronich Disease Prevention and Health Promotion, Office on Smoking and Health; 1994.
(2) Women and Smoking in Hollywood Movies: A Content Analysis, G. Escamilla et al. , American Journal of Health, March 2000, Voi. 90. NO 3, 412-414.
(3) Tobacco Marketing and Adolescent Smoking: More Support for a Casual Inference. L. Biener et al.; American Journal of Public Health; March 2000, Vol. 90. No.3; 407-411.
(4) Così nasce un fumatore: risultati di una ricerca con gli alunni delle scuole del territorio monzese; A. Pellai et al. Atti del Convegno "Prevenzione e Cura del Tabagismo, Carate Brianza, 7 Marzo 2000
(5) The Impact of an Antismoking Media Campaign on Progression to Established Smoking: Results of a Longitudinal Youth Study; M. Siegel et al. American Journal of Publich Health; March 2000, Vol. 90, No 3. 380-386.
ed inoltre:
Exposure of black youths to cigarette advertising in magazines; C. King 111 et al. Tobacco Control 2000; 9: 64-70 Cigar Smoking Among Teenagers - United States, Massachusetts, and New York, 1996. MMWR 46(20): 433-440, 1997, Center far Disease Control
Investing in youth tobacco control: a review of smoking prevention and control strategies; P. M. Lantz et al. Tobacco

 












28/02/2004

IL GRANDE FRATELLO

Da Metro di questa mattina:
>Nella trasmissione "Grande Fratello" si nota spesso che la maggior parte
>degli abitanti della casa fuma in continuazione. Non mi sembra molto
istruttivo,
>anzi condannabile! Veronesi cosa ne pensa?

Non so cosa pensi Veronesi, ma Passarella pensa (spassionatamente) che
la trasmissione sia sponsorizzata da chi fabbrica sigarette.
Da quel punto di vista, la trasmissione "educa" al fumo i ragazzi italiani,
eccome !
(Se giocassero continuamente a golf, non pensereste forse che ricevano soldi
da chi fabbrica i bastoni e le palline ?).














Ho smesso di Fumare !

Messaggio:

Data: 15/02/2004
Titolo: HO SMESSO DI FUMARE
Testo:
Ho fumato per 20 anni, e negli ultimi 10 fumavo trenta sigarette al giorno. Ho visitato per caso il sito fumo.it, e sono stato colpito dalle conseguenze che il fumo comporta (anche se qualcosa sapevo ma non volevo sentirmelo dire), bene dopo un mese ho smesso di fumare, adesso non fumo da 8 mesi e la mia vita e cambiata totalmente ho riconquistato la mia libertà. Grazie.




27/02/2004

i furti di sigarette servono

per alimentare il contrabbando

Prova a digitare " furto di sigarette " in qualche motore di ricerca

in http://it.search.yahoo.com/search/it/options?fr=fp-top&p

io ho trovato quanto segue:


Veglie: Ladri al Crystal bar
... Rubate sigarette per sette milioni I malviventi si sono introdotti nel
locale da una finestra VEGLIE - Un furto di sigarette è stato messo a segno la
scorsa ...
www.veglienews.it/magazine/altro/giornali/ladri_cristalbar.htm

furto tabaccaio
Giorno, 20/01/03. Fagnano Olona ? Al tabacchi di via Cadorna furto di sigarette
per il valore di 55mila euro . Per portarle via usano la macchina del titolare.
...
www2.varesenews.it/articoli/2002/novembre/sud/11-11tabacchi.htm - Altri
risultati in questo sito

[ § ] NONSOLOMUSICA [ § ] radio syndacation [ § ]
... il settimo. Posit... >>. ROMA: SVENTATO MAXI FURTO DI SIGARETTE. Tre milioni
di euro. Quasi sei miliardi di vecchie lire. Tanto valeva ...
www.nonsolomusica.it/news.asp?tipo=3&page=86

E' la banda dei furti nella Bassa. Espulsi sette Rumeni ...
... Sempre domenica, il furgone segnalato a Romano è stato sequestrato a
Bologna: altri ladri lo stavano usando per un furto di sigarette ai danni di un
treno. ...
www.romanoonline.it/news/eco/banda_bassa.asp

Libertà On Line - ARTICOLI
... Sono entrati da un capannone in disuso adiacente all'ex Monopolio e hanno
disattivato l'allarme Maxi-furto di sigarette a Fiorenzuola Primo bilancio:
duemila ...
quotidiano.liberta.it/archivio/ArchivioArticoli.asp?IDS=60&Y=2004&M=1&D=6

L'UNIONE SARDA
... all?Europa. Tutto grazie all?esigenza di intensificare la collaborazione
..... Furto di sigarette: due in cella. Sorpresi dai ...
www.unionesarda.it/unione/2002/05-06-02/SASSARI/SAS02/ - Altri risultati in
questo sito

AFRICA: Rapporto 1997 - Amnesty International
... aver aggredito e ferito mortalmente senza intenzionalità, Makomé M?Bowole,
uno zairese diciassettenne arrestato nel 1993 per un piccolo furto di sigarette.
...
www.amnesty.it/pubblicazioni/rapporto1997/EUR21.html

IMOLA OGGI...Quotidiano, telematico imolese di cronaca, sport ...
... 12.05.2003, Controlli serrati sulle strade imolesi, 09.05.2003, Un altro
furto di sigarette Questa volta in una tabaccheria di Castel del Rio, ...
www.imola.inromagna.com/news/index.cfm?start=421&fb=anni

Sten. 788 bt25
... Per sapere - premesso che: ieri, nel foggiano, si è verificato un nuovo
assalto ad un treno al fine di perpetrare un ennesimo furto di sigarette di
Monopoli ...
www.camera.it/_dati/leg13/lavori/stenografici/sed788/bt25.htm

Morto al freddo nella futura casa della solidarietà
... Sempre do- menica, il furgone segna- lato a Romano è stato se- questrato a
Bologna: altri ladri lo stavano usando per un furto di sigarette ai dan- ni di
un ...
xoomer.virgilio.it/supermik/EdBG_Pol_07-01-2004_17_No-alle-industrie-vicino-a-Gr
ignano.pdf

ROSSOMONZA
... postato da: cammerci | giovedì, marzo 06, 2003 | commenti. martedì, marzo
04. Dal Giornale di Monza: In via Monte Santo furto di sigarette a "Il Giglio".
...
rossomonza.splinder.it/1046473200

main
... AMOROSI Furto di sigarette su un treno i ladri fuggono. ...
ilmattino.it/hermes/20040131/BENEVENTO/BENEVENTO/titles.htm

Il Crotonese
... e Salvatore Pasquale Santoro (difesi rispettivamente dagli avvocati Giuseppe
Malena e Luigi Scaramuzzino) che sono accusati di un furto di sigarette avvenuto
a ...
www.ilcrotonese.it/notizia.asp?IDNotizia=8434&IDCategoria=2

























































































26/02/2004

Cronaca Nazionale
26/02/2004

FU UCCISO DALLE SIGARETTE:

DOMANI LA CORTE D'APPELLO
DECIDE SULLA RICHIESTA
DI RISARCIMENTO MILIARDARIA


CLAMOROSI I RISULTATI DELLA PERIZIA COLLEGIALE MEDICA: IL TUMORE AL POLMONE
CHE HA UCCISO CORNELIO SCHIARATURA E' STATO PROVOCATO DAL FUMO DEL TABACCO

L'ETI POTREBBE ESSERE CONDANNATO A PAGARE APRENDO ANCHE IN ITALIA LA STRADA
DEI RISARCIMENTI MILIARDARI IN USO IN AMERICA

LA NICOTINA RENDENDO DIPENDENTE DAL FUMO COME UNA DROGA LO SCHIARATURA HA
FATTO IL RESTO SECONDO I TRE PROFESSORI DEL COLLEGIO MEDICO


Domani la Corte d'Appello di Roma, relatore il giudice Pignatelli, esaminerà
il caso, il primo in Italia, di una persona deceduta per tumore al polmone
a causa del fumo delle sigarette. Sul banco degli imputati l'ETI, Ente Tabacchi
Italiano, cui gli eredi dello Schiaratura chiedono un risarcimento milionario.
A difendere i parenti della vittima il CODACONS con gli Avv.ti Marco Ramadori,
Vincenzo fasullo e Carlo Rienzi, e i periti Prof. Giulio Bigotti e Emilio
De Lipsis. Il collegio medico, composto dai professori Rocco Sacco, Luigi
Temperilli, Giusto Giusti e nominato dalla Corte d'appello di Roma ha accertato
che "il fumo di sigaretta rappresenti la causa dell?insorgenza del tumore
polmonare per cui lo Schiaratura risulta essere deceduto?Dall?analisi del
caso non sono emerse altra cause cui il cancro di polmone che colpì lo Schiaratura
potrebbe attribuirsi?.
La perizia è davvero impressionante per le affermazioni terribili che contiene
sugli effetti del tabacco sul povero Schiaratura. Si legge ad esempio: ?da
una valutazione relativa alle dichiarazioni dei familiari, dai certificati
dei due medici curanti del Sig. Schiaratura Cornelio?risulta che il sig.
Schiaratura sarebbe stato un forte fumatore fin dall?età di 17 anni, consumando
regolarmente due pacchetti, due pacchetti e mezzo di sigarette al giorno
fino ad un anno prima del decesso?.questi dati permettono di rilevare una
consistente esposizione sia per quanto riguarda la durata nel tempo che
per l?intensità a sostanze cancerogene certe (idrocarburi aromatici policiclici,
le N-nitrosoamine e le amine aromatiche, contenute nel fumo di sigaretta),
con specifico effetto cancerogeno sul polmone.[?] Nel caso del tumore al
polmone si pensa che le variazioni di alcuni geni coinvolti nel metabolismo
e nella escrezione dei composti cancerogeni (detossicazione) e nella riparazione
di danni dovuti ad addotti del DNA, potrebbero spiegare per quale motivo
solo una parte dei fumatori sviluppi un carcinoma broncogeno.?
"Si apre ora la strada a migliaia di vittime del tabacco - ha dichiarato
l'Avv. Carlo Rienzi ? che potranno intentare cause analoghe a quelle avviate,
con successo, negli Stati Uniti e che hanno portato a risarcimenti milionari
in favore delle vittime?.


















































Cosa c'è nel fumo

Per le sigarette vengono utilizzate le foglie del tabacco essiccate e trattate con diversi additivi aromatici che ne migliorano il sapore; oggi si utilizzano miscele composte da diversi tipi di tabacco e da altri ingredienti tenuti nascosti dai produttori. Quando il fumatore "tira", inspira direttamente il fumo prodotto dal tabacco che brucia, il quale agisce su labbra, cavità orale, gola, trachea; inoltre bisogna considerare il fumo prodotto dalla trasformazione della sigaretta in brace che, attraverso il naso, raggiunge anch'esso la trachea dove si concentrano i due tipi di fumo. Dalla combustione del tabacco e della carta che lo avvolge si sviluppa un fumo contenente 4.000 sostanze diverse delle quali 40 considerate cancerogene.

Il fumo contiene sostanze irritanti come l'acido cianidrico, l'acroleina, la formaldeide, l'ammoniaca, il monossido di carbonio e l'acido prussico, immediatamente dannose per l'apparato respiratorio. La loro azione si esplica specialmente sulla mucosa di rivestimento dei bronchi e particolarmente su quelle cellule provviste di ciglia deputate alla pulizia che impediscono l'entrata nel polmone alle polveri, ai germi e alle sostanze tossiche in genere. Vengono così ostacolati i meccanismi di difesa dei polmoni, si favoriscono infezioni perché gli organi sono più esposti e indeboliti; se l'azione irritante continua, viene alterato anche il normale processo di rinnovamento cellulare dei polmoni. La continua azione irritante del fumo finisce per provocare la tosse, un'eccessiva secrezione di muco e, con il passare del tempo, anche patologie come la bronchite cronica e l'enfisema polmonare. Il primo sintomo di questi effetti dannosi sono proprio la tosse e il catarro che il fumatore accusa preferibilmente al mattino.

Il fumo delle sigarette contiene anche 24 metalli tra i quali il cadmio che nel sangue dei fumatori è da 3 a 4 volte superiore rispetto ai non fumatori.

Altra presenza pericolosa è quella rappresentata dal benzolo, che nuoce specialmente agli organi emopoietici e può essere quindi causa di leucemie.

Altro costituente della parte corpuscolata è il catrame, composto a sua volta da centinaia di sostanze di sicuro effetto cancerogeno sull'apparato respiratorio, sul cavo orale, sulla gola e sulle corde vocali; tra le sostanze, comprese sotto il nome di catrame, le più pericolose sono il benzopirene e gli idrocarburi aromatici capaci di attraversare la placenta e di causare effetti tossici cumulativi. Immediato risultato del catrame è il colore giallo dei denti, il gusto di amaro in bocca e l'irritazione alle vie respiratorie.

Il monossido di carbonio (CO) si sprigiona dalla sigaretta accesa e viene immesso nei polmoni con la respirazione, "bloccando" l'emoglobina del sangue in una percentuale persino del 15% nel forte fumatore, riducendo la possibilità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti: la capacità del monossido di carbonio di legare l'emoglobina è infatti 325 volte superiore a quella dell'ossigeno. Il risultato di questo è che i tessuti sono parzialmente privati di ossigeno e il cuore deve lavorare con un impegno maggiore; si ha una degenerazione adiposa dei vasi e la loro calcificazione, la pelle invecchia precocemente, i capelli sono più deboli e il rendimento fisico cala.

Il filtro della sigaretta può parzialmente ridurre la quantità delle sostanze che arrivano nelle vie respiratorie, ma certo non è in grado do eliminarle: gli esperti raccomandano infatti di fumare la sigarette fino a un massimo di 2/3 perché le prime boccate sono meno dannose grazie al fatto che il filtro e il tabacco assorbono la nicotina e il catrame. Nella parte finale della sigaretta il tabacco, che viene inalato e fumato, è così saturo di nicotina e di altri composti chimici da inondare le pareti polmonari con catrame liquido in una quantità tale da causare secrezioni maggiori che quelle avute durante il fumo degli altri 2/3 di sigaretta.

La nicotina

Sicuramente l'elemento che maggiormente determina assuefazione e che fa del fumo una delle tossicodipendenze più pericolose è la nicotina contenuta nella sigaretta: è un forte alcaloide naturale presente nelle foglie del tabacco con una percentuale di concentrazione compresa tra 2 e 8%, quantità questa non particolarmente tossica anche grazie al fatto che la sostanza viene eliminata rapidamente dal fegato.

La nicotina è un eccitante che accelera i battiti cardiaci e sottopone il cuore ad un maggior lavoro, ma i suoi effetti sul sistema nervoso sono anche più duraturi: l'inalazione del fumo è un metodo straordinariamente efficace per apportare nicotina al cervello dove si verificano alterazioni a livello psichico e si crea la dipendenza: chi la aspira si abitua con facilità e desidera altra sostanza fino a quando non riesce più a farne a meno.
Viene assorbita a livello polmonare, entra nel circolo sanguigno e raggiunge il cervello in 8/10 secondi dove stimola la liberazione di un mediatore chimico (dopamina) e modifica la trasmissione degli impulsi nervosi attivando funzioni cerebrali legate all'attenzione, alla concentrazione e all'umore; inoltre viene favorito il rilassamento e si determina la riduzione di stress.


25/02/2004

Cinzia Marini ci ha inviato:

Dall'ultimo numero dell'Espresso un articolo di Emilio Minelli responsabile
del Centro per le Medicine Complementari dell'Oms in Italia, Università
di Milano.

La battaglia contro il fumo si allarga

e l'impatto di norme e regolamenti
sulla vita quotidiana del fumatore sta diventando sempre più importante.
Vietato fumare negli ospedali e nelle strutture sanitarie, nelle scuole
di ogni ordine e grado, negli uffici della pubblica amministrazione, nei
distretti militari, negli uffici Iva, in prefetture, commissariati e uffici
giudiziari. E ancora, negli autoveicoli adibiti al trasporto pubblico, nelle
metropolitane, nelle stazioni, negli aeroporti, n ei cinema, nei teatri,
nei musei, nelle biblioteche e in tutti i locali che espongono l'insegna
di divieto, in virtù della legge 626 sulla tutela della salute dei lavoratori.
Dal gennaio 2003 è entrata in vigore una nuova disposizione, che dà tempo
un anno ai gestori di locali pubblici per mettere a norma i propri spazi,
inmodo che esistano locali separati per fumatori:altrimenti, il locale sarà
off-limits per fumo e fumatori. Un abattaglia totale, di cui è facile prevedere
l'esito: l'effetto distensivo di una sigaretta sarà ben presto superato
dallo stress indotto dalla ricerca del luogo per fumare. Meglio smettere!
Il monopolio di Stato piangerà ma, per una volta, vale la pena di anteporre
la propria qualità della vita al bene comune. Pochissimi i fumatori che
considerano il fumo un piacere e non un vizio, moltissimi quelli che vorrebbero
smettere e non ci riescono. Tutta colpa della dipendenza. La nicotina, come
altre sostanze, stimola una gratificazione psicobiologica attraverso un'azione
su alcuni neuromediatori: dopamina, oppioidi endogeni, serotonina. Decine
i metodi antifumo proposti a dimostrazione della loro efficacia solo parziale.
Tra questi anche alcuni farmaci. Poche, perà, le persone disposte ad assumere
un farmaco per interromperne un altro. Numerose le medicine complementari
che hanno evidenziato a livello sperimentale di poter regolare i neuromediatori
della dipendenza. Tra le più citate in letteratura: ipnosi, agopuntura,
biofeedback, tecniche di rilassamento, meditazione trascendentale. La più
documentata, anche se ancora non vi sono evidenze conclusive, è l'agopuntura.
Funzionano, non funzionano: potrebbe essere l'ennesimo falso problema. Sicuramente
funzionano di èiù quando vengono associate a sistemi di cura che consentono
di capire i motivi di fondo della strutturazione di quel comportamento e
della dipendenza, per cambiare. Se fumare è un po' morire, smettere è un
po' rinascere.






































Da Metro di questa mattina.

Al via da oggi i rincari delle sigarette



Da oggi il prezzo delle Marlboro
aumenterà di 20 centesimi
e i consumatori pagheranno
3,50 euro per l?acquisto
di un pacchetto.
L'aumento dei prezzi riguarderà
alcune delle marche della
Philip Morris: dalle Diana
alle Chester.eld, dalle Marlboro
alle Merit, dalle Multi.lter
alle Philip Morris. Rincarano,
invece, di 10 cent le
Muratti: il prezzo .nale sarà
di 3,40 euro. A breve è previsto
l?adeguamento anche delle
altre marche.
Il ritocco all?insù era stato
inserito nella Finanziaria
2004 ed è .nalizzato alla raccolta
di 650 milioni di euro
da destinare ai fondi in favore
della difesa e della lotta al terrorismo.
































Dall'ultimo numero di Salute di Repubblica.

La sigaretta perde il treno



La norma è dura, ma in prospettiva può salvare molte persone. Come quelle
che non fumano ed invece sono costrette ad assorbire passivamente nuvolaglie
di tossicità che si spargono nell'aria avvelenandola. L'ultima decisione
"salvavita" o "proibizionista" (dipende dal punto di osservazione) è la
messa al bando delle sigarette sui 130 treni Eurostar e sui 18 Intercity
che attraversano l'Italia in lungo e in largo. Da tener presente che questo
divieto è stato deciso dalle Ferrovie dello Stato, in osservanza alla legge
626 che tutela la salute. L'unico limite è la sanzione: infatti i trasgressori
pagheranno una multa di appena 7 euro. Per chi non sa rinunciare a qualche
boccata di fumo, 7 euro non sono tanti. Siamo pronti a scommettere che i
gabinetti dei treni saranno quasi sempre occupati.















24/02/2004

Da Gea News di Febbraio :

La solitudine di Franzen

di DAVID MOCINI *

Segnalo il libro di Jonathan Franzen "Come stare soli". ISBN 88-06-16516-X. L'autore è forse meglio conosciuto per il romanzo "Le correzioni" che al di là del problema fumo vale comunque la pena di leggere. Un capitolo e' intitolato "setacciare le ceneri" in cui l'autore descrive con severità ma anche ironia la sua contraddizione di fumatore. Eccone uno stralcio:

Non esiste una ragione semplice ed universale per cui le persone fumano, ma di una cosa sono certo: non è perchè sono schiave della nicotina. L'ipotesi più plausibile con cui spiego la mia stessa propensione al vizio è che appartengo a una categoria di persone dalla vita non sufficientemente strutturata ......... Assorbiamo una tossina letale come la nicotina, sospesa in un aereosol di idrocarburi e nitrosamine perchè non abbiamo ancora trovato piaceri o routine che rimpiazzino l'alternanza consolatoria e strutturante di bisogno e gratificazione che il vizio della sigaretta ci offre. Un'espressione per definire questo bisogno di struttura potrebbe essere "automedicazione" un'altra potrebbe essere "tirare avanti". Ma sono pochissimi, forse nessuno, i forti fumatori sopra i trent'anni che non si sentono in colpa per il danno che infliggono a se stessi. ........ Il consorzio di studi legali che ha intentato una causa collettiva a nome di tutti o fumatori americani non mi sembra meno rapace delle aziende imputate. Non ho mai incontrato un fumatore che desse la colpa del suo vizio a qualcun altro.

La consapevolezza del danno ma nello stesso tempo la necessità di perpetuare il comporamento. Credo sia uno spunto interessante per partecipare il mondo del fumatore soprattutto perchè è scritto da un fumatore. Divertente e utile per chi fumatore non lo è mai stato e per chi .... ha cambiato mondo. Buon divertimento.

--

* Il dott. David Mocini e' cardiologo dell'ospedale S.Filippo Neri di Roma

Un'altra lettera su Metro di questa mattina di uno studente de La Sapienza.

Troppo fumo


all' università

Sono uno studente di Economia
della Sapienza. In facoltà
viene ignorato il divieto
di fumare. I responsabili non
si vedono. La situazione è insostenibile
se consideriamo
l'affollamento dei locali e il
numero di ore che gli studenti
non fumatori sono costretti
a passare in tali ambienti.

Diego

















23/02/2004

Fumatrici record nel Lazio

Il Lazio ha la più alta percentuale di consumatrici di sigarette in Italia (il 28%). Fatale la conseguenza di questo triste primato: le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nella regione, con 43,79 decessi all'anno ogni 1.000 abitanti per gli uomini (la media nazionale è di 42,45) e 28,20 per le donne (la media nazionale è di 28,18). Tra le principali cause di mortalità nel Lazio seguono i tumori, responsabili di 168 morti all'anno ogni 1.000 abitanti per gli uomini e 91,20 per le donne. È quanto emerge dal rapporto Osservasalute-2003 pubblicato dall'osservatorio nazionale sulla salute dell'istituto di Igiene dell'Università Cattolica.

Da GEA NEWS di Febbraio :

ETI: precisiamo!

di FULVIO FANTOZZI *

Un mio commento a caldo sul seguente passaggio, estratto dalla graditissima newsletter "Tabagismo & pfc n° 52 di gennaio 2004, ed in particolare il paragrafo 11: "ETI: fumo negli occhi", che testualmente recita: "Un apposito motore di ricerca ed una lista in ordine alfabetico che non c'e', permettono di non-trovare nicotina nel tabacco, nelle sigarette e nei sigari, cosi' come e' possibile non-trovare benzopirene, sostanze inquinanti, irritanti e tossiche. Insomma, come dire... "la Mafia non esiste". Provare per credere: www .etispa.it/indrub.asp?idrub=42&linid=1".
Sono un medico delle dipendenze e pertanto anche tabaccologo, ho fatto nascere il Centro Antifumo della AUSL di Reggio Emilia 4 anni fa, lavoro da 3 anni in quello di Sassuolo e prossimamente lavorerò molto volentieri in quelli di Carpi e Mirandola, da due anni svolgo consulenza per la Regione Emilia Romagna in tema di tabacco e alcol; "last but not least", non fumo e non ho mai fumato (è noto come il Super Io sia solubile, oltre che nell'alcol, come diceva un tal Freud, anche nel tabacco, nel senso che chi fuma può arrivare a dire cose indicibili circa la presunta innocuità del fumo). Credo che nessuno mi possa tacciare di seguire più o meno apertamente gli interessi e le tendenze di chi fabbrica tabacco o comunque lucra sul tabacco; o comunque di esserne suggestionato. Il problema è che mi occupo da anni di formazione professionale e soprattutto di comunicazione e divulgazione scientifica e certe cose non riesco proprio a digerirle, da qualunque parte esse arrivino. Tanto premesso, credo che pubblicare cose come quelle contenute nel ritaglio della newsletter in questione non giovi affatto alla credibilità di chi intende portare avanti un discorso serio di sensibilizzazione e coscientizzazione dell'opinione pubblica sui danni da fumo: l'infelice ritaglio infatti chiama in causa i produttori per avere omesso di comunicare cose che in quella specifica sede era da parte loro fuori luogo comunicare! Infatti ed in concreto, l'ETI nel suo sito web non fa altro che elencare le sostanze aggiunte al tabacco ed è ovvio che non può metterci nicotina, catrame e altro, in quanto sono notoriamente componenti del fumo di tabacco! Pertanto non è vero che l'ETI tace sulla composizione "del tabacco"! Non credo si tratti di formalismi. Dunque, cari colleghi: attenzione! Esagerare nel mettere ad ogni costo alla berlina i nostri "antagonisti" comporta il rischio di essere messi noi stessi alla berlina, oltre che di essere tacciati di operare "falsa informazione". In ultima analisi e sul piano tattico, scrivere cose del genere ci rende attaccabili da loro e dai lor epigoni! Se poi vogliamo dire che di falsa, occulta, ingannevole informazione "loro" da decenni ne fanno, impunemente, io sono d'accordissimo; a mio avviso però questo non legittima l'emissione da parte nostra di messaggi erronei ("loro" direbbero "faziosi"o "mendaci") come quello in parola.
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* Fulvio Fantozzi e' dirigente medico di Farmacologia e Tossicologia Clinica del SERT di Sassuolo, Modena, specialista in Medicina Legale, perfezionato in Dipendenze Patologiche, Tossicologia Clinica e Bioetica.

NOTA REDAZIONALE: Siamo andati a verificare. 1. La prima omissione e' evidente e riguarda la "visualizzazione in ordine alfabetico" che manca del tutto disorientando il navigatore nel riconoscimento degli "ingredienti". 2. Il motore di ricerca ci e' sembrato altrettanto ambiguo. Abbiamo provato ad inserire gli ingredienti aggiunti descritti nei loro pdf come "citrato di potassio", "poligalattomannani", "silice", ecc... con vari incroci possibili tra quelli in elenco, e non si trova mai nulla. Consideriamo che il sito si rivolga alla popolazione generale e dunque debba informare. Visti i trascorsi di palesi scorrettezze e violazione della legge da parte dell'ETI, regolarmente denunciati dal Codacons e di cui sono dettagliatamente al corrente, riconosciamo sia fin troppo facile cadere nel peccato di malignita'.


22/02/2004

Marco Badiani ci invia :

 

Dal Corriere della Sera del 16 febbraio.



      Lunedi' 16 Febbraio 2004 
       
     
       
 Lotta al fumo:

Il ridicolo uccide più della sigaretta

        Trovo molto divertente, caro Mieli, che la mia recente provocazione ospitata dal Corriere a proposito del divieto totale, in vigore dal prossimo 1 marzo, di fumare sui treni abbia di rimando provocato una sdegnata presa di posizione del signor Massimo D'Angeli, presidente di «Aria pulita Associazione non fumatori», il quale mi copre di contumelie e mi accusa di ogni possibile nefandezza. Ora, a parte il fatto che, a mio parere, una associazione che davvero si interessi alla pulizia dell'aria dovrebbe guardare a ben altro che al fumo, mi sembra arrivato il momento di fare un discorso un po' più articolato sul tema...

        Mauro della Porta Raffo,
     

Caro della Porta Raffo, se è per questo, di lettere contro la sua per la libertà di fumo (ancor più critiche, a dire il vero, di quella a cui lei fa riferimento) me ne sono giunte a dozzine. Io sono d'accordo con questi lettori, ma - per fair play - cedo ancora a lei la parola. «Il fumo - si sostiene da sempre e ricordo che Oscar Wilde, a Cincinnati, addirittura nel 1882, all'ingresso della sala dove avrebbe da lì a poco tenuto una conferenza trovò la scritta canonica "No smoking" della qual cosa si lamentò grandemente - fa malissimo. Politicamente scorretto chiunque osi pensarla in modo diverso. Politicamente scorretta ogni notizia scientifica contraria, tanto che i maggiori organi di stampa se devono pubblicare qualcosa in merito lo fanno quasi di nascosto tirandosi, peraltro, la zappa sui piedi allorché concedono spazio a dichiarazioni che, se correttamente interpretate, danno ragione a chi fuma e non il contrario» lei scrive.
      Lei cita il Corriere della Sera che all'incirca un anno fa, sotto il titolo «Kirk Douglas contro Hollywood», ha riportato il seguente testo: «Kirk Douglas, ex fumatore, critica Hollywood: "Mi ha insegnato a fumare e ha fatto lo stesso con chissà quanti spettatori", così ha scritto l'attore in un articolo sul New York Times. Ricordando di avere aspirato la prima sigaretta sul set del suo primo film, ha aggiunto: "Presto arrivai a fumare due o tre pacchetti di sigarette al giorno"». Che dire a riguardo, è il suo commento, se non che Issur Danielovic Demski (questo il vero nome di Kirk Douglas) è nato il 9 dicembre 1916 e che, quindi, viaggiava all'epoca verso l'ottantasettesimo compleanno in piena forma mentale e fisica non fosse per i postumi di un incidente di volo che lo ha reso parzialmente inabile? «Evidentemente, fumare due o tre pacchetti di sigarette al giorno gli ha fatto bene!» sono le sue divertite conclusioni. Lei ricorda poi che sempre il Corriere , nelle brevi e lo stesso giorno, ha dato notizia della conclusione, pubblicata dall'autorevole British Medical Journal , di uno studio scientifico, durato quarant'anni, su trentacinquemila coniugi di fumatori a proposito dei cosiddetti danni da fumo passivo. Ecco il testo riportato: «L'esposizione al tabacco non risulta associata in modo significativo a morti per malattie alle coronarie o cancro ai polmoni». E ancora, lei scrive: «Al povero Deng Xiaoping - che aveva allegramente fumato per ottant'anni - i medici vietarono le sigarette. Quasi novantaduenne, morì pochi mesi dopo. Gli avevano sottratto l'unico piacere che gli restava! Qualcuno ricorderà che le fotografie ufficiali dei massimi dirigenti sovietici venivano, di volta in volta, secondo opportunità, ritoccate e che alcuni tra loro, liquidati o caduti in disgrazia, semplicemente scomparivano dalle immagini, quasi non fossero mai esistiti. Nell'attesa di compiere il medesimo misfatto ai danni, magari, di Humphrey Bogart (i cui film, visto che fumava in continuazione, verranno presto cancellati), in America, le autorità hanno deciso che la statua dedicata a Franklin Delano Roosevelt - modellata da una celeberrima foto che lo ritrae in carrozzina con l'immancabile sigaretta tra le dita - debba essere "politicamente corretta" e che, per conseguenza, del turpe vizio del grand'uomo non debba restare traccia. In Francia, anni orsono, le poste deliberarono di celebrare André Malraux emettendo un francobollo a lui dedicato. Ebbene, nell'originale della famosissima fotografia scelta per immortalarlo Malraux aveva una sigaretta in bocca. È stata eliminata e quel che resta è una bella faccia attraversata da una strana smorfia. Nulla è più scorretto del "politicamente corretto"». Fin qui è roba sua, caro della Porta Raffo.
      Per parte mia, invece, sono straconvinto dell'opportunità di grandi campagne antifumo. Stando attenti però, come ci insegna Umberto Veronesi, a non sconfinare nel proibizionismo e a non incappare nel ridicolo che, come lei fa notare, ne uccide più della sigaretta.


















Oggi ho copiato per voi alcune esperienze tratte dal sito :

http://www.smettere-di-fumare.it/esperienze.shtml

Piero

Mi chiamo Piero ho 29 anni, fumo ininterrottamente dall'età di 15 anni,
circa 40 sigarette al giorno ed arrivo fino a 60 sigarette nei sabato e
nelle domeniche.
Ho deciso di smettere e non credo di farcela (è la seconda volta che ci
provo, la prima è durata poche ore).
Stavolta ho smesso alle 12.30 del 07/01/2003, sono stato oltre 48 ore senza
fumare, poco fà ne ho accessa una, e ne ho fumato mettà. Vi terrò informati.


Manuela

Mi chiamo Manuela ho 22 anni ed ho iniziato a fumare al secondo anno di liceo.mi piace fumare,a volte nelle situazioni di imbarazzo mi dà sicurezza...fumo tanto...anche se non so quanto significhi in realtà tanto,ma mi accorgo che per il mio fisico è tanto...vario dalle10 sigarette al giorno al pacchetto (anche pacchetto e mezzo) quando esco la sera o in situazioni eccezionali.ieri sera ho fumato parecchio e stamattina mi sono svegliata con una tosse forte e male ai polmoni...da un paio di giorni ho un pò di tachicardia,e la lego al fumo...magari è solo un pò di tensione che cerco di placare con la sigaretta,ma poi quando fumo ho l'impressione che il battito del cuore aumenti...
quando sento le signore di mezz'età parlare con voci roche per via del fumo,mi riprometto che prima o poi smetterò.....
ho provato più volte a smettere o per lo meno a ridurre il numero rispetto alle sigarette di cui ho veramente voglia(spesso fumo per automatismo o addirittura controvoglia...)ma non ci sono mai riuscita.
adesso sono le 13:30 e da stamattina ho fumato solo una sigaretta dopo pranzo.me lo sono imposta...ma adesso che ne parlo mi sta venendo voglia...anche se il fatto che io sia qua a scrivere significa che VOGLIO SMETTERE.stamattina ho deciso che voglio smettere.allora,navigando su internet,ho scoperto il vostro sito che mi ha dato un'iniziale coraggio.se vi sto scrivendo è perchè voglio riconoscere che HO UN PROBLEMA di dipendenza,problema che solitamente rimuovo o rimando.
(i miei genitori mi raccolgono sempre tutti gli articoli sui danni del fumo,mi chiamano quando ci sono programmi televisivi che ne parlano,ma io mi rifiuto di ascoltare o guardare...)
....non so se la mia mail verrà letta o considerata...ma è stato importante per me averla scritta...ciao,grazie.manu


Silvia

Salve, mi chiamo Silvia, ho 40 anni e vivo nella provincia di Modena.
Il metodo che proponete è molto simile a quello che ho seguito presso il Centro Antifumo del Sert della mia città. Questo che proponete è un validissimo metodo e lo consiglio a tutti coloro che vogliono smettere di fumare!
Io iniziai molto giovane a fumare, imitando i gesti dei miei genitori e frequentando bambini della mia età vogliosi di scoprire nuovi modi per apparire più grandi. Mi vergogno a dirlo ma ero davvero troppo giovane!
Pur sapendo dei danni che causa il tabagismo, continuavo a fumare pensando che a me non sarebbe mai successo niente... e che comunque a me piaceva davvero tanto fumare...
A 21 anni dovetti smettere di fumare perchè soffrivo d'asma bronchiale allergica che mi stava ammazzando. Finii più volte all'ospedale praticamente in apnea.. Smisi col fumo per oltre due anni. Poi ripresi appena sentii di stare meglio...
Nel 1998 mi feci fare l'elettrostimolazione alle orecchie in un centro antismoking a Modena, notando fin da subito gli effetti: nessuna voglia di fumare ma sonnolenza paurosa, stanchezza cronica e fame, tantissima fame! Ma il peggio era la sonnolenza, non riuscivo a lavorare dormivo fino alle sei del pomerggio ed ingrassavo: mangiavo e dormivo. In due settimane ero aumentata di ben 10 Kg!!! Ripresi a fumare perchè a causa di un colpo di sonno in auto per poco non facevo un frontale. Morire sì ma non così mi dissi!
Sono arrivata a fumare oltre le 40/50 sigarette al giorno. Oggi ho 40 anni. Di promesse me ne sono fatte tante e allora finalmente mi sono fatta aiutare. Questo metodo risulta essere molto valido, ti fa prendere coscienza di ciò che fai giustificando ogni sigaretta che fumi e il perchè vuoi smettere. Io voglio smettere e devo resistere!
Oggi è passato più di un mese dalla data storica (26/10/2003) dell'ultima sigaretta fumata. La cosa che mi aiuta di più nei momenti di crisi è fare un'azione sostitutiva: bere tisane thermojetiche, fare esercizi di respirazione e fisici, uscire con la mia cagnolona (felice anche lei che non fumo più!) per salubri passeggiate etc...
Sì il mio peso è aumentato di circa 4/5 kg ma non me ne preoccupo in quanto ho imparato un sano modo di vivere e di alimentarmi che consiglio a tutti e so che questo aumento è solo dato dal fatto che il mio organismo stà avendo un sano cambiamento ed è semplicemente transitorio.
Sono disponibile a chiunque voglia pormi delle domande e ad aiutarlo in questa fase di cambiamento 347 3110568!
Buona fortuna a tutti e seguite questi consigli sono davvero VALIDI!!!! Silvia

Gaia

Volevo ringraziarvi per il vs bel sito. Io vorrei smettere e navigando vi ho trovato. Siete il piu bel sito che ho trovato.
Grazie, Gaia.



























21/02/2004

Un Vaccino contro il cancro !!!

Questi risultati dicono che FORSE FUNZIONA !


Dr. John NEMUNAITIS

DALLASFor Connie West, who was diagnosed in 1999 with lung cancer, an experimental vaccine is nothing short of a miracle.

"I had cancer in both lungs, and it just gradually went away," said West, who began taking the vaccine in 2001. "I had a scan last week, and there's no sign of cancer in my body. It's almost unbelievable."

While the vaccine, developed by researchers at Baylor University Medical Center in Dallas, won't cure all patients, it is helping others live longer than expected with no signs of the disease.

The vaccine uses cancer cells obtained from the patient's tumor to activate the immune system. In the trial, 43 patients with early and advanced-stage non-small cell lung cancer were treated with the vaccine. Half of the patients responded to the treatment.

For about 10 percent, the remission lasted more than eight months, and some patients have been cancer-free for three years, said Dr. John Nemunaitis, oncologist and researcher at the Mary Crowley Medical Research Center at Baylor.

People with non-small cell lung cancer typically survive four to six months.

"It's really a significant glimmer of hope," said Nemunaitis, principal investigator of the study published Wednesday in the Journal of the National Cancer Institute.

In the study, three patients with advanced-stage lung cancer experienced complete remission lasting six months, 18 months and ongoing at 22 months.

For two of these patients, treatment with chemotherapy had failed. One patient experienced a 30 percent decrease in the size of a lung nodule, and for seven patients, the disease did not progress for a period ranging from almost five months to more than 28 months.

One of the significant advantages is that the vaccine has virtually no side effects, Nemunaitis said.

Non-small cell lung cancer, which is the most common type, is the leading cause of cancer death for men and women in the United States. More than 150,000 people nationwide die from the disease each year.

The results of the study are promising, but larger, randomized trials are needed, said Dr. Roy Herbst, chief of thoracic medical oncology at MD Anderson Cancer Center in Houston.

"For an initial approach, I think it's a good first step," he said.

But it has its limitations. Patients must undergo surgery to remove the tumor cells used to make the vaccine, and it takes time to develop the vaccine.

"It's a technically difficult procedure, and you have to make a different vaccine for every patient," he said.

In the Dallas trial, cancer cells were removed and genetically engineered in the lab. There, a gene called GM-CSF was placed into the cancer cells to change their surface so the body could identify them as cancerous.

After the vaccine, called GVAX, is developed, it is injected into patients every two weeks for a total of three to six vaccinations.

Once the vaccine is injected, the body's immune cells come to the injection site and start to work with immune cells that help rid the body of cancer cells.

The study is believed to be the first in which immune therapy has been the only treatment to result in complete and durable regression of this type of tumor.

Researchers plan to do further studies to determine why the vaccine works for some patients and not others.

"If this proves fruitful, this will open more doors to treating lung cancer using the immune system to our advantage," Nemunaitis said.

West said she never hesitated to try an experimental treatment.

Since receiving the vaccine, she has moved into a new house in Waxahachie, traveled all over the world and watched her daughter graduate from college.

"I would tell anyone who gets the same diagnosis to stretch as far as they can and go to any kind of experimental therapy," she said. "If I hadn't done that, I wouldn't be here now."


ONLINE: www.baylorhealth.com
Jan Jarvis, (817) 548-5423 jjarvis@star-telegram.com



Un nuovo amico, che si firma Lolitalapeste, oggi ci ha mandato :

 

Ristoranti e fumo

Dopo moltissimi anni finalmente sono stato in ristorante con 250
persone e nessuna ha fumato per tuta la durata del pranzo, ovvero
dalle ore 13.00 alle ore 20.00.
Questo vuol dire che la legge stà funzionando.
Proprio ieri sera sono stato in una pizzeria, luogo abitualmente
frequentato da fumatori, e con mia sorpresa nella sala da pranzo era
vietato fumare.
Finalmente è possibile mangiare senza dover discutere con il vicino
che ci appesta con i propri fumi.


 

Il fumo nelle scuole

 

Premetto che nella mia scuola dopo una estenuante battaglia,
cominciata nel lontano 1990 e terminata nel 1996, si vive senza fumo.
Vorrei solo raccontare un fatto successo alcune settimane fa:
- Per problemi vari vennero 2 carabinieri, mentre aspettavano per
parlare con il Dirigente scolastico, nel corridoio principale si
sono accessi senza problemi una sigaretta incuranti degli alunni che
transitavano in tale zona.
Ma non dovevano essere proprio loro gli addetti al controllo delle
infrazioni ?
























20/02/2004

16/02/04Il fumo fa bene all'erario

Poche cose sembrano fare così bene all’erario come il fumo. Più 340 milioni di euro: questo l’incremento delle entrate alla voce “fumo” grazie  all'aumento del prezzo delle sigarette del 6,4%.
Il dato emerge dal 'Tobacco Observatory' del Ref, una newsletter lanciata in questi giorni dall'istituto di ricerca milanese per monitorare il mercato del tabacco. Nel 2003, secondo le stime del Ref, alla voce 'fumo' l'Erario ha incassato oltre 10 miliardi di euro, pari al 5% delle imposte indirette (che includono l'Iva, l'Irap, le imposte di fabbricazione, ecc.) e superiore al 2% del totale delle entrate fiscali.
Entrate cospicue, generate dal mercato delle sigarette che lo scorso anno ha vissuto una dinamica di aumento dei prezzi, di intensità superiore a quelle sperimentate dalla seconda metà degli anni '90.
Un balzo in avanti che ha contribuito a comprimere leggermente i consumi, scesi dell'1,4%: dai 103 milioni di chilogrammi del 2002 si è passati a 101,5 nel 2003. Oltre al caro-pacchetto, sui minori consumi hanno però influito, sempre secondo il Ref, le campagne anti-fumo.
Nel 2003 - si legge ancora nella nota del Tabacco Observatory- il gettito accertato dell'imposta di consumo (accisa) sui tabacchi lavorati è cresciuto di circa 240 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2002. Sommando  anche il gettito dell'IVA, i maggiori proventi hanno raggiunto i 340 milioni di euro, il 3,4% in più. Nel complesso la tassazione sui tabacchi lavorati ha generato, tra accise e IVA, proventi fiscali per un oltre 10 miliardi di euro.
Nel corso del 2003 il mercato dei tabacchi lavorati è stato interessato da profondi cambiamenti che hanno influito sul quadro competitivo. Con la privatizzazione dell'Eti si sono infatti aperti maggiori spazi all'operare dei vari competitors e gli equilibri di mercato, in termini di prezzi e quantità, si
prestano ad una più ampia gamma di esiti finali.






L'invito del ministro a Rai, Mediaset e La7: "Evitare
che film e spettacoli promuovano il vizio"
Fumo, Sirchia scrive alle tv
"Via le sigarette dal video"
di MARINA CAVALLIERI

ROMA - Mai più sigarette in televisione, che siano esibite in un film americano o in una fiction italiana non cambia, che siano fumate da Robert Redford o da Raul Bova è lo stesso, il fumo deve sparire dai programmi. L'invito è del ministro della Salute Sirchia che ha inviato una lettera ai vertici Rai, Mediaset e La7 affinchè evitino "che film e spettacoli messi in onda promuovano il fumo di sigaretta, soprattutto nei giovanissimi, proponendo modelli sociali falsi e inaccettabili".

Nelle televisioni italiane, dove compare una sigaretta accesa ogni 26 minuti (è una ricerca dell'Istituto superiore di Sanità), arriva dunque la severa lettera del ministro che invita le televisioni a non partecipare neanche involontariamente alla pubblicità occulta delle multinazionali. E' più di un invito, quello del ministro: è necessario un comitato di vigilanza per cancellare, o almeno ridurre, la nociva presenza del fumo in televisione.

- Pubblicità -
Ministro, avrà séguito la sua proposta? "Credo di sì", risponde Sirchia. "Basta che ci sia un forte richiamo in questo senso, se la Rai e le altre televisioni vogliono possono bandire l'uso della sigaretta dalle loro produzioni". E per i film stranieri? "C'è ancora in molti film il messaggio che l'uomo coraggioso, forte, fuma, che la donna emancipata ha la sigaretta ma sono valori sbagliati, nella realtà è l'opposto, chi fuma è una persona schiava e assoggettata. Credo che si possa esercitare un controllo anche su questi". Bandire i film con Humphrey Bogart? "Ci si può non appiattire su quello stereotipo ma ricusarlo, non siamo negli anni 50, abbiamo altre conoscenze".

"Ormai in Europa", continua Sirchia, "si è attivata con forza la lotta contro il tabagismo e i governi sono invitati a prendere iniziative".

Iniziative che però incontrano un atteggiamento disponibile a parole ma ostile nei fatti. Un esempio? Un monitoraggio condotto lo scorso anno dall'Istituto superiore di Sanità ha rivelato che solo nel "Il grande fratello" si è fumata una sigaretta ogni sette minuti. Nessuna rete sfugge al vizio. Su Rai Due "L'ispettore Derrick" ha trasmesso in media un "atto di fumo" ogni 12 minuti. Tmc, con Kojak, batteva il record dei serial con la media di una sigaretta ogni 9 minuti. Una produzione più recente come "Incantesimo" mostra una fumatrice anche nella sigla.

Ma le televisioni accusate si difendono. "Da anni c'è attenzione in Rai", dicono a viale Mazzini, "nei programmi non si fuma e negli sceneggiati diamo indicazioni precise. I film però non si possono tagliare. La lettera di Sirchia è una forma di sensibilizzazione". A Mediaset confermano la stessa tendenza anti-tabacco. "C'è una regola precisa, nei nostri programmi non vedi una sigaretta, negli sceneggiati? Diamo indicazioni anche lì, ma certo nella vita qualcuno fuma". La7 sta producendo uno spot antifumo che andrà in onda su Mtv, rete che ha un pubblico giovanile. E anche i peccatori più incalliti sembrano desistere. Giuliano Ferrara, tabagista convinto, apparso in tv con tanto di sigaro in bocca, commenta: "Da mesi ho smesso di fumare, me lo hanno imposto i cameramen. E io rispetto il popolo e anche i ministri".

(25 luglio 2002)



















19/02/2004

       
      ALLA CAMERA 
      
      Onorevoli fumatori

        Caro Mieli, sempre a proposito di fumo. La settimana scorsa ho passato un'intera giornata alla Camera (sono un vecchio ex parlamentare), durante la discussione della vicenda Sofri. Ho vissuto un doppio sgradevole disagio: per quello che è successo in Aula, e che non prevedevo, e per quello che ho trovato fuori dall'Aula in ogni angolo del Palazzo: non c'è un buco dove non si fumi o dove il malcapitato non fumatore o ex fumatore, come chi scrive, possa stare in pace senza respirare l'aria mefitica del partito trasversale dei fumatori incalliti e ingialliti di nicotina, che mi pare largamente maggioritario. Mi consenta uno sperticato elogio al ministro Sirchia (non ho votato la sua maggioranza) per essere riuscito, con un Parlamento così rozzamente tabagista, a varare leggi coraggiose contro il fumo. Perfino nei corridoi che costeggiano l'Aula, dove si può usare Internet, si fuma davanti alle porte aperte dell'Aula; si fuma nella sala di lettura, nel Transatlantico, in tutti i corridoi. Domando: è rimasto qualche non fumatore nel Palazzo? Lo voterei volentieri solo per questo. Chi rispetta la propria salute e quella di chi gli sta attorno ha già qualche elemento di credibilità in più.
        Suggerimento: so che le donne vogliono premiare le liste con più donne candidate alla ricerca di minoranze di qualità, ottima idea, ma lasciate fuori, per carità, le donne tabagiste e premiate invece i non fumatori anche se maschi che sono oggi una minoranza di gran pregio.

        Alessandro Tessari, Padova, 











Immagina

Testo di Stefania Vairelli

 

Immagina di camminare per la strada.

Un’automobile ti si avvicina. E’ rossa, una di quelle piccole auto che si vedono girovagare per le grandi città in cerca di un parcheggio. Un parcheggio qualunque, anche in doppia fila, o sul marciapiede, ma, Diavolo, che sia un buco di posteggio.

Immagina di camminare per la strada.

Un’automobile ti si avvicina, è rossa, piccola, e un uomo si sporge dal finestrino abbassato, verso di te.

Un bell’uomo, non c’è che dire. Ne noti subito la carnagione abbronzata, che mette in risalto la dentatura bianca. Quel tipo ti sta sorridendo.

Immagina di camminare per la strada.

Un’automobile ti si avvicina, è rossa, piccola, e un uomo dalla carnagione scura si sporge dal finestrino abbassato, verso di te e ti sorride. “Mi scusi” ti dice “Sarebbe così gentile da indicarmi via Michelangelo?”. Tu ti avvicini al finestrino abbassato, ti pieghi un po’ in avanti, incassi la testa nel bavero del cappotto, guardi l’uomo e mentre pensi “Non ne ho la più pallida idea” ti fissi la punta delle scarpe sperando che come in un lampo ti balzi alla mente la cartina topografica di Roma, col nome di quella via, del tipo incrocio 2-A5.

Immagina di camminare per la strada.

Un’automobile ti si avvicina, è rossa, piccola, e un uomo dalla carnagione scura si sporge dal finestrino abbassato, verso di te, ti sorride, ti domanda dove si trovi via Michelangelo, tu non ne hai la più pallida idea, ti guardi la punta dei piedi ma la cartina di Roma non ti lampeggia nessun incrocio, allora lo guardi negli occhi e noti che quell’uomo ha le iridi cerulee più belle e splendenti in cui ti sia mai capitato di naufragare. Gli dici “No, Mi dispiace”. Ora l’uomo ti guarda nella scollatura del cappotto, hai lasciato slacciati i primi 3 bottoni, e tu senti quello sguardo appoggiarsi sui tuoi seni, messi in evidenza dalla maglietta in cotone bianco.

Immagina di camminare per la strada.

Un’automobile ti si avvicina, è rossa, piccola, e un uomo dalla carnagione scura si sporge, dal finestrino abbassato, verso di te, ti sorride, ti domanda dove si trovi via Michelangelo, tu ti fissi la punta delle scarpe, e poi dici che ti dispiace ma non lo sai, e mentre pensi che quell’uomo abbia gli occhi azzurri più belli che si siano mai visti, lui ha incominciato a fissarti il petto. Dal finestrino abbassato, nell’auto rossa incomincia ad entrare il gran freddo di una mattina di fine dicembre. L’uomo dagli occhi azzurri sente che gli si stanno congelando le mani e se le strofina energicamente. Distoglie lo sguardo dal seno e te lo butta nell’incavatura che si forma tra occhi e naso. Ti dice “Mi hanno detto che è da queste parti, è sicura di non ricordarselo?” e il tuo cervello sta percorrendo tutte le vie del circondario, ma quel nome, proprio non ti dice nulla “Non credo di averla mai udita quella via, sono veramente spiacente di non poterla aiutare” e ora la tua figura ha ritrovato la posizione eretta, il tuo collo si è allungato, e stai per riprendere il tuo cammino. Ma l’uomo nella macchina rossa ti dice “E’ un vero peccato che non la conosca, perché, vede, io abito proprio lì, al numero 21. Ed è esattamente qui dietro l’angolo. Lo vede l’angolo, là a sinistra?” tu fai cenno di si con la testa. “Ecco, se lei svolta dietro il palazzo marrone, si troverà dinanzi via Michelangelo. Deve percorrere 100 metri, poi incontrerà una gioielleria, bella roba, grandi firme, alta moda, non so se mi spiego. Bene, esattamente di fronte alle splendide vetrine le apparirà il numero 21 di via Michelangelo. E’ un bel palazzo rosa, appena ristrutturato, fine XIX sec. Ha un cornicione imponente, e statue in pietra che raffigurano aquile ad ali spiegate, una specie di stemma, le fece apporre alla facciata la mia famiglia, ad inizio Novecento. Gran bel saggio di scultura contemporanea. Dovrebbe proprio venire a vedere”.

Immagina di camminare per la strada.

Un’automobile ti si avvicina, è rossa, piccola, e un uomo dalla carnagione scura si sporge, dal finestrino abbassato, verso di te, ti sorride, ti domanda dove si trovi via Michelangelo, tu ti fissi la punta delle scarpe, e poi dici che ti dispiace ma non lo sai, e mentre pensi che quell’uomo abbia gli occhi azzurri più belli che si siano mai visti, lui ha incominciato a fissarti il petto.

Poi l’uomo, intirizzito dal freddo, ha preso a sfregarsi le mani, e distolto lo sguardo dal tuo seno, ti domanda se sei proprio sicura di non conoscere quella strada, e tu nuovamente rispondi che No, proprio non lo sai dove si trovi via Michelangelo, allora ti dice, guardandoti in mezzo agli occhi, che è un vero peccato che tu non la conosca affatto, giacché lui abita proprio lì, in un bel palazzo rosa con statue d’aquila in volo incastonate nel cornicione, a mo’ di stemma nobiliare, volute dalla sua famiglia, ad inizio Novecento. Allora tu dici “Non si finisce mai di imparare” e stai per abbandonare la strana conversazione quando l’uomo dalle mani congelate ti dice “Per caso, lei cerca casa?” e tu pensi, che proprio per caso, stai cercando casa. Dici “Si, ma lei come fa a saperlo?” e poi ti ricordi che eri appena uscita da una agenzia immobiliare quando la piccola auto rossa ti si è accostata, il finestrino si è abbassato nella tua direzione ed un uomo dalla pelle abbronzata, sorriso perlaceo, e occhi di mare, si è sporto dicendoti “Mi scusi, sarebbe così gentile da indicarmi via Michelangelo?”. E allora dici “Strano modo per vendere casa”. Lui ride divertito e ti invita a salire sulla sua piccola auto rossa dicendoti “Venga, la porto a conoscere il suo nuovo appartamento”.

Immagina di salire sulla piccola auto rossa.

L’uomo dagli occhi azzurri si accende una sigaretta e te ne offre una. “No grazie, non fumo” “Ha smesso?” “Non ho mai iniziato”.

Immagina di salire sulla piccola auto rossa.

L’uomo dagli occhi azzurri si accende una sigaretta te ne offre una, ma tu non fumi, non hai mai fumato. L’auto si mette in moto, imbocca la strada a sinistra, proprio dietro al palazzo marrone. A 100 metri: la gioielleria, dinanzi: il palazzo rosa con le aquile sul cornicione. L’uomo pigia un bottone e un portone nero in legno verniciato spalanca le sue braccia. Si apre alla tua vista un cortile circolare con ciottoli in granito scuro, attorniato da un girotondo di statue in marmo bianco, nudi di donna che danzano. L’uomo con la sigaretta tra indice e medio dice “Eccoci arrivati. Il suo appartamento è quello lassù. Lo vede il balcone con l’edera? Là…all’ultimo piano. Venga, dobbiamo prendere le scale, faccio strada”.

Immagina di salire sulla piccola auto rossa.

L’uomo dagli occhi azzurri si accende una sigaretta te ne offre una, ma tu non fumi, non hai mai fumato. L’auto si mette in moto, svolta a sinistra. Dinanzi alla gioielleria, il palazzo rosa con il cornicione e le aquile ti spalanca un portone e ti mostra un cortile circolare con pavimento in granito; tutt’intorno danzano nudi di donna in marmo bianco. L’uomo con la sigaretta tra indice e medio dice che il tuo appartamento è quello con l’edera sul balcone, all’ultimo piano. Vi arrampicate per le scale in pietra grezza che s’attorcigliano come le case di Gaudi. L’uomo col fumo di sigaretta che gli esce dal respiro apre una porta dai battenti in ottone e dice “Questo è l’appartamento”. Tu entri e subito vieni avvolta nell’eco dell’immensa stanza vuota con le pareti affrescate d’angeli e soffitto di nuvole.

L’uomo tiene in mano la sigaretta e la lascia consumare “Venga, le mostro le camere”. Tu lo segui. Lui ti dice “Questa è la cucina, là a destra c’è il bagno, in fondo al corridoio la mia stanza, e qui…venga, questa è la sua stanza”. Tu lo fissi negli occhi azzurri, i più belli che tu abbia mai visto. L’uomo ti tende una mano esile da pianista e dice “Vedrà che andremo d’accordo”.

Immagina che tu e l’uomo con la mano da pianista andrete d’accordo.

 

 

 

18/02/2004

Ehi, tu che sei appena entrato in questo sito, per favore, dammi un segno della tua presenza. Lascia un commento, un saluto, un' imprecazione se preferisci, su questo post !

Cinzia Marini oggi ci ha inviato :

Cartellino rosso per i grandi magazzini Globus

I grandi magazzini Globus hanno aperto recentemente un magnifico bar-ristorante
in Place du Molard. Purtroppo, già all'entrata, siamo accolti da alcuni
simpatici tavoli per fumatori, che, oltretutto, costeggiano i banconi dove
sono esposti e serviti i piatti. Se facciamo qualche passo in più, arriviamo
nella zona salutista, con insalate, succhi di frutti e ... un sacco di posaceneri!
Un vero spreco.

(NdR: Globus avrebbe potuto ispirarsi al suo concorrente Manor, che nel
suo ristorante Manora offre una grande sala separata per i non fumatori).
***

Sottovalutazione del numero di decessi dovuti al fumo passivo sul posto
di lavoro.

AT-News, 8 aprile 2003 - In Gran Bretagna, ogni anno muoiono circa 1200
persone a causa del fumo passivo subito sul posto di lavoro, vale a dire
circa tre persone al giorno. Tra le vittime, si contano 900 impiegati, di
cui 165 lavorano nel settore alberghiero e della ristorazione, nonché 145
operai di fabbrica. Queste sono le statistiche di un recente studio commissionato
dalla campagna britannica intitolata "Fumo o salute".

"Questo studio mostra che i lavori precedenti sull'argomento hanno fortemente
sottovalutato il numero di persone decedute a causa del fumo passivo al
lavoro". Questa dichiarazione è stata fatta da James Repace, specialista
del fumo passivo e autore di questo nuovo studio. In Gran Bretagna, il numero
dei casi di decesso dovuti al fumo passivo sul posto di lavoro è tre volte
maggiore rispetto al numero totale degli incidenti sul lavoro mortali.
***

 

Insieme per un treno Nyon-Saint Cergue interamente non fumatori
OxyGenève sostiene i genitori degli studenti della Dôle

Un treno interamente non fumatori rappresenta l'unica soluzione efficace
per proteggere veramente i non fumatori dall'esposizione al fumo passivo.

Ecco la lettera che abbiamo inviato il 3 febbraio alla presidente dell'associazione
dei genitori degli studenti della Dôle:

Signora Presidente,

Le invio questo messaggio per dare l'appoggio della mia associazione, OxyGenève,
alla vostra rivendicazione per l'instaurazione di una regolamentazione che
vieti il fumo nel treno Nyon-Saint Cergue.

Ho letto sui giornali di come il direttore della tratta in questione consideri
radicale una misura che stabilisca il divieto di fumare in tutto il treno.
Non si tratta di una misura radicale, ma semplicemente l'unica che sia veramente
efficace dal punto di vista della protezione dei passeggeri. Nel TGV, per
esempio, rimane solo mezzo vagone di 2° classe per i fumatori, mentre il
resto del treno è totalmente non fumatori (cioè il 95% del treno). E questo
seguendo le richieste dei clienti, fumatori e non fumatori. Per proteggere
il personale e i passeggeri, il divieto di fumare si è diffuso su tutti
gli aerei, anche sui voli intercontinentali. Un aereo è uno spazio chiuso
nel quale l'aria rimane come in un circuito senza sbocchi. Anche un treno,
però, è uno spazio chiuso in cui l'aria non viene rigenerata di continuo.
Il personale e i passeggeri dei treni meritano, al pari di quelli che viaggiano
in aereo, un trattamento simile per la protezione della loro salute e del
loro conforto. La durata del viaggio Nyon-Saint Cergue è molto più breve,
quindi da parte dei fumatori l'astensione rappresenterebbe certo uno sforzo
minimo. D'altra parte, la salute e il conforto dei passeggeri devono essere
prioritari rispetto alla dipendenza da tabacco dei fumatori.

Quando c'è fumo in uno spazio chiuso, anche se quest'ultimo è suddiviso
in due parti, questo fumo tende rapidamente ad occupare la totalità dello
spazio, rimandendovi anche dopo che i fumatori hanno abbandonato il luogo
(spesso anche diversi giorni, come ha dimostrato un recente studio californiano).
Quando un treno è composto da due vagoni, non è certamente una soluzione
assegnarne uno ai fumatori e l'altro ai non fumatori. In Svizzera, la proporzione
dei fumatori nella popolazione adulta è circa un terzo. Quando un treno
è pieno, ci sono passeggeri che sono costretti ad andare nel vagone fumatori
e subire una percentuale di fumo passivo elevato, dato che lì i fumatori
sono presenti in numero superiore. Per esempio, la percentuale di monossido
di carbonio in uno spazio di questo tipo può avere conseguenze nefaste sul
feto di una donna incinta o su una persona anziana che soffre di problemi
respiratori. Un treno affumicato può causare malattie respiratorie oppure
otiti agli studenti che vi viaggiano. Senza contare le eventuali ripercussioni
a lungo termine, di cui non sappiamo ancora molto. Per esempio, si sa che
l'esposizione al fumo passivo di una adolescente può aumentare i rischi
di un cancro al seno.

Il direttore della tratta Nyon-Saint Cergue rifiuta di apporre autoadesivi,
sostenendo che non avrebbe i mezzi per far rispettare il divieto. Sono argomentazioni
artificiose. I giovani rispettano con una disciplina sorprendente il divieto
di fumare nei MacDonald's, e, nonostante non sia cliente assiduo, non ho
mai visto una situazione in cui qualcuno sia dovuto intervenire per far
rispettare questo divieto. Il direttore della Nyon-Saint Cergue sottovaluta
la capacità dei giovani di autodisciplinarsi. Nei MacDonald's, una targhetta
recita "Vi ringraziamo per l'astensione dal fumo per rispetto degli altri
clienti". Forse potreste suggerire al direttore, anziché bardare il suo
treno di segnali di divieto di fumare, di mettere su ogni porta del treno,
ben visibile, un cartello che dica "Vi ringraziamo per non fumare in questo
treno per rispetto degli altri passeggeri".

Anche in presenza di infrazioni, e ce ne saranno sicuramente, soprattutto
all'inizio, una politica che vieti di fumare cambia radicalmente le carte
in tavola. Quando non esiste divieto, il fumatore considera che fumare rientri
tra i suoi diritti più elementari e dà dell'intollerante al non fumatore
che soffre a causa del fumo e che osa chiedergli di spegnere la sigaretta.
Al contrario, quando c'è un divieto, questo contesto psico-sociale viene
completamente trasformato: chi fuma viola la regola, che ci sia qualcuno
che la faccia rispettare o meno. Il non fumatore si sente molto di più a
suo agio nel chiedere al fumatore si astenersi, poiché rientra nei suoi
diritti e non pretende altro che il rispetto delle regole. Inoltre, contrariamente
all'idea che si percepisce, alla maggioranza dei giovani non piace sfidare
i divieti: la loro aspirazione è di integrarsi in un ordine sociale. Ciò
che essi rimproverano agli adulti è la disintegrazione di questo ordine
sociale, poiché questa situazione sottrae loro dei punti di riferimento
e di appoggio. La resa, quando non si tratta di compromesso, di fronte al
problema del tabagismo fa parte di questo processo di disintegrazione.

Se lo desidera, possiamo inviare le nostre riflessioni al direttore del
treno Nyon-Saint Cergue o a qualsiasi altro interlocutore designato da voi.
Inoltre, possiamo semplicemente inviare una lettera in cui esprimiamo il
nostro sostegno alla vostra rivendicazione.

Naturalmente, è libera di comunicare, nella maniera che più le aggrada,
questo messaggio ai vostri membri.

Distinti saluti

Pascal A. Diethelm
Presidente
OxyGenève
***

 

Lesioni vascolari dovute al fumo passivo nell'infanzia

(AT) Le cellule possono essere danneggiate dai cosiddetti radicali liberi.
I bambini che subiscono il fumo passivo nel corso della loro infanzia sono
nettamente più sensibili ai danni occasionati dai radicali liberi.

Un'équipe di ricercatori dell'Università di Vienna ha misurato, su un campione
di 158 bambini tra i 3 e i 15 anni, un dato marcatore sanguigno, che determina
la proporzione di danni cellulari originati dei radicali liberi. Se uno
dei genitori fuma regolarmente, il marcatore sanguigno nocivo aumenta fino
a oltre il 50%. Se entrambi i genitori fumano, questo marcatore risulta
maggiore del 130% rispetto a quello degli altri bambini che vivono in un
ambiente senza fumo. Questo risultato è indipendente dall'età e dal sesso
del bambino.

I danni provocati da questo marcatore sono all'origine di tutta una serie
di problemi dei vasi sanguigni, che conducono alla fine a malattie cardiache
e circolatorie.

In Svizzera, il 47% dei bambini è soggetto al fumo passivo nel proprio nucleo
familiare. Molte future malattie cardiache e circolatorie possono in questo
modo avere origine dal fumo passivo subito nel corso dell'infanzia.

Fonte: Parents' smoke injures children's blood vessels: American Heart Association
Scientific Sessions 2002 November 17-20 Chicago, Illinois.

Comunicato dall'Associazione svizzera per la prevenzione del tabagismo.
Effingerstrasse 40, 3001 Bern, Switzerland
Phone +41 31 389 92 46, Fax +41 31 389 92 60
info@at-schweiz.ch, www.at-schweiz.ch



























































































































































Dal settimanale di Repubblica Donna un articolo a firma di Maria Grazia
Meda.

La fine del fumo

Il mondo di "quelli che hanno smesso di fumare" si divide in due categorie:
gli ex fumatori e i non fumatori. Attenzione, non si tratta di un cavillo:
un ex fumatore può aspirare a diventare un non fumatore contento, oppure
può restare un ex fumatore un po' frustrato e, in certi casi, pure settario.
Insomma, l'ex e il "non" hanno due approcci al problema della dipendenza
dal tabacco molto diversi. A dirlo sono due non fumatori: entrambi fumavano,
in passato, ma hanno smesso. E ognuno ha scritto un libro che sta trasformando
centinaia di migliaia di lettori in non fumatori contenti. I due autori
vengono da universi molto lontani, quasi antitetici: uno è Allen Carr, un
ragioniere inglese, l'altro è il professor Robert Molimard, un noto tabaccologo
francese. Eppure, le loro esperienze e le loro conclusioni in merito alla
sigaretta sono molto simili. Tra le pagine dei libri si trovano postulati
che rovesciano tanti luoghi comuni sui fumatori. Per esempio: smettere di
fumare non è una questione di volontà. I chewing gum e i cerotti alla nicotina
non servono. Le leggi antifumo e l'aumento dei prezzi del tabacco non distoglieranno
i fumatori accaniti dal loro vizio preferito. Vietare la vendita di sigarette
agli adolescenti è la più pura e perversa istigazione a fumare.
Cominciamo dalla volontà. I fumatori lo sperimentano ogni giorno: le occhiate
di disprezzo e disgusto di cui sono regolarmente oggetto mostrano che la
società li considera esseri inetti, privi della volontà necessaria a smettere.In
effetti, da molto tempo, i medici e le campagne antitabacco fanno leva proprio
sulla mancanza di volontà, cercando di colpevolizzare il fumatore: non solo
fa del male a se stesso e agli altri, ma in più è incapace di controllare
i propri istinti.
Il metodo di Allen Carr e i consigli di Molinard vanno esattamente nella
direzione opposta. Fumare è un riflesso condizionato. Tutta la volontà del
mondo non servirà a far cambiare idea a quella parte del cervello che automaticamente
associa la sigaretta ai gesti e ai momenti del quotidiano;che, insomma,
invia il messaggio di accenderla. L'area in questione è localizzata nel
diencefalo; esso ospita anche l'ipotalamo, che controlla molte funzioni
vegetative, ovvero indipendenti dal cervello razionale, dalla volontà. L'unica
tecnica che funziona, quindi, è fare un lavaggio del cervello al contrario
o, , come dice Molimard, elaborare una strategia per eliminare il condizionamento
di certi riflessi. Quando questo benefico meccanismo entrerà in gioco, il
fumatore farà un'altra incredibile scoperta: il fabbisogno quotidiano di
nicotina è molto più basso di quanto si sostiene comunemente. Chi fuma in
media 40 sigarette al giorno può tranquillamente accontentarsi di sei o
sette; il bisogno delle altre 33 o 34 è puramente psicologico, non fisiologico.
Non  solo: la nicotina viene eliminata in poco tempo, quindi è assurdo mantenerla
in circolazione con i cerotti.
C'è un altro aspetto perverso indotto dalla retorica della volontà: se un
fumatore smette grazie ad essa, rischia di restare prigioniero di una logica
di sacrificio e di privazione. In altre parole, pur essendo orgoglioso di
avere "vinto" la dipendenza,, penserà spesso alla sigaretta come a un piacere
perduto,, e tenderà a trovare un sostituto. Si considererà quindi un ex
fumatore con gli eventuali sensi di frustrazione connessi, e per sempre
preoccupato di ricadere in tentazione. La prova? Basta chiedere agli ex
fumatori: spesso ammettono, pur dopo anni di astinenza dal fumo, di pensarci
ancora. Ecco cosa vogliono dimostrare Carr e Molimard: chi smette deve uscire
dalla logica del sacrificio, della privazione. Deve diventare un non fumatore,
invece di un ex. Un non fumatore affrancato da un peso, invece di un ex
fumatore privato di un piacere. Quest?ultima parola, piacere, è bandita
dal dizionario dei due guru antitabacco, proprio perché fumare non è un
piacere. Anche il fumatore più incallito, e più intossicato, in cuor suo
lo sa. Il ricordo della prima sigaretta non è affatto gradevole: si può
paragonare al leccare un posacenere e poi inspirare il fumo della marmitta
di un motorino. Su questo punto ? il peccato originale della prima boccata
di fumo ? le posizioni di Carr e Molimard divergono. Il primo, con un pragmatismo
tutto inglese, non perde tempo a chiedersi perché, dopo una prima esperienza
sgradevole, ci si ostini a continuare. Il danno è fatto, l?importante è
aiutare il fumatore ad uscirne. Molimard, invece, è un medico e un ricercatore:
vorrebbe capire gli effetti della dipendenza legata al tabacco, ma purtroppo,
in questo campo, i governi non sembrano disponibili a fornire i mezzi ai
laboratori medico-universitari per condurre serie ricerche. Quindi non potendo
attaccare il problema alla radice, non resta che aiutare i fumatori che
vogliono smettere.
Molimard suggerisce un neologismo, ?defumare?, per dare l?idea di un concetto
positivo, che rimpiazzi quello negativo di ?smettere di fumare?, ovvero
di privarsi di qualcosa. Questo approccio è ribadito dal fatto  che, a ?defumare?,
bisogna essere spinti non dalla volontà, ma dal desiderio. Affermare il
desiderio, però, non basta: serve una strategia per cambiare le abitudini,
disinnescare gli automatismi. Si tratta di un lavoro lungo, durante il quale
le ricadute sono possibili; non vanno considerate smacchi, ma tappe di un
processo di apprendimento. Molimardo usa l?immagine del moscone prigioniero
in una stanza, che ronza intorno alla finestra per uscirne: varie volte
andrà a sbattere contro il vetro prima di trovare l?apertura. E per capire
se siamo pronti ad imboccare la strada del non-fumo, suggerisce di fare
un piccolo esperimento: stare 24 ore senza fumare e registrare le varie
sensazioni, cercando di determinare gli automatismi che provocano il desiderio
della sigaretta. Conoscerli non significa che possiamo bloccarli senza sforzo,
ma è un primo passo per capire come associamo la gestualità della sigaretta
ai tanti momenti del quotidiano. Il vero lavoro consiste poi nel bloccare
questi automatismi. Molimard fornisce un esempio molto interessante: quando
andiamo al cinema trascorriamo almento un?ora e mezza in astinenza, senza
grande fatica e spesso senza pensare alla sigaretta. Se guardiamo lo stesso
film in salotto, ikl posacenere sarà pieno di mozziconi. Quindi, non è l?interesse
che suscita la pellicola a farci dimenticare per alcune ore il vizio, ma
il fatto che abbiamo interiorizzato il divieto.. E abbiamo messo in atto
un condizionamento alla rovescia. Lo stesso vale per un volo in aereo, o
per situazioni analoghe. Chi decide di ?defumare? dovrà imparare a bloccare
tutti i riflessi che lo legano alla sigaretta.
Durante il processo, quasi tutti arrivano a scoprire che la loro dipendenza
fisica alla nicotina è debolissima: 24 ore senza tabacco sono sufficienti
per liberare il corpo dalla sostanza. Non si verificano crisi di astinenza
con i sintomi tipici degli alcolisti e degli eroinomani. Anche questo è
un dato importante: permette di relativizzare la dipendenza, senza dover
ricorrere ai cerotti e ai vari sostituti della nicotina. Il timore di ingrassare
resta un fortissimo detrrente. Secondo le ultime indagini, in media gli
uomini aumentano di due chili e le donne di 3,8. La differenza è spiegata
dal fatto che le donne, in genere, controllano già l?alimentazione, e si
trovano quindi a dover affrontare un doppio problema. In generale, l?aumento
di peso dipende da una cattiva strategia: chi smette con la forza di volontà
è in una logica di privazione, e quindi dovrà compensare. Nel libro di Carr,
intitolato Easyway, il fumatore non è mai incitato a smettere: anzi, è caldamente
sollecitato ad accendere più sigarette durante la lettura. Con uno stile
e un linguaggio estremamente semplici, il  metodo è una sintesi tra marketing
e neurolinguistica. Obiettivo: ?lavare? il cervello. In modo ripetitivo,
chiaro, preciso, il libro induce il lettore a sdoppiarsi, per contemplare
dall?esterno la propria dipendenza. A individuare e poi smontare tutti i
meccanismi che gli fanno credere di desiderare la sigaretta. Ad arrivare,
pagina dopo pagina, verso l?unico gesto logico possibile: smettere di fumare,
come ci si sveglia da un brutto sogno. Non c?è nulla di magico nel libro,
e neppure informazioni rivoluzionarie: anzi, riporta tutte le vecchie conoscenze
sul tabacco, dalla nocività, al costo, all?antisocialità. Eppure il modo
in cui è costruito, la martellante ripetitività con cui sono ribaditi alcuni
concetti semplici, il modo esauriente e convincente con cui le obiezioni
del fumatore accanito  sono smontate ne fanno un lavoro tanto noioso quanto
efficace. Molti dei lettori che arrivano all?ultima pagina decidono di smettere
senza provare alcuna frustrazione.
Alcuni ammettono che il libro non è bastato: ci è voluta anche una seduta
nei centri Allen Carr. Si tratta di un?unica riunione di gruppo che dura
circa 4 ore, condotta da un consulente. I partecipanti sono invitati a fumare
e a discutere della dipendenza. Come nel libro, il punto centrale è il martellamento
di alcune idee base, una sorta di lavaggio del cervello che termina con
il rituale spegnimento volontario dell?ultima sigaretta. La seduta costa
250-300 euro. Il centro si impegna a rimborsarli se dopo alcuni mesi si
è ripreso a fumare, ma ciò accade raramente. E forse è meglio così. In questi
tempi di proibizionismo, l?ultima cosa cui l?accanito fumatore può aggrapparsi
è proprio l?idea della libera scelta: fuma perché gli va.  Scoprire che
la sigaretta, invece, è un riflesso pavloviano,  può essere molto deprimente.
Allora, forse la sola, vera scelta è sottoporsi al lavaggio del cervello,
e diventare un felice non fumatore che, in un?altra vita, ha conosciuto
le effimere gioie della schiavitù.









































































































































Boom dei fumatori bugiardi

Roma - Fumano ma dicono di aver smesso. O addirittura di non aver mai cominciato. Sono i fumatori "bugiardi", categoria che in Italia è in forte aumento. A denunciarlo è stato ieri - in occasione della Giornata mondiale senza tabacco - l'Istituto Mario Negri di Milano, Secondo lo studio, nell'ultimo anno, il numero dei fumatori si sarebbe ridotto del 3% "Una flessione eccessiva per un periodo così breve", ha commentato l'epidemiologo Carlo la Vecchia. Che ha ipotizzato appunto la propensione alla menzogna dei fumatori, spesso anche sulla quantità di sigarette consumate. "È molto probabile che chi fuma per esempio, 25 sigarette, dichiari di fumarne molte di meno". Ma la tendenza ha anche un aspetto positivo: vuol dire che l'immagine del fumatore sta diventando socialmente impopolare.

Fonte: La Repubblica

Colpa del marito se le donne ricominciano a fumare dopo il parto

Tutta colpa di mio marito! Ecco chi imputare se la neo-mamma che era riuscita a smettere di fumare durante la gravidanza, poi riprende. Lo affermano alcuni ricercatori francesi, che hanno realizzato uno studio pubblicato sull'European Journal of Public Health'. 1330 donne sono state intervistate durante la gravidanza e a distanza di cinque-sei mesi dal parto. Circa il 40% era fumatrice, o oltre la metà continuava anche durante la gravidanza. Ma di quelle che riuscivano a smettere in vista del lieto evento ben il 55% riprendeva a fumare dopo sei mesi dal parto. E di chi è la colpa? Al primo posto la vicinanza di un marito fumatore.


(Fonte: MFL Comunicazione)




17/02/2004

Da Gea News di Febbraio :

 

Io e il Produttore

di ANTONELLO IOVANE

Nel mio lavoro di tesi di laurea ho esaminato la possibilità di considerare responsabile, in base all’ordinamento giuridico italiano, il produttore di sigarette per i danni subiti dai fumatori. Ho sviluppato lo studio dapprima osservando l’evoluzione dell’istituto della responsabilità civile nei suoi due aspetti più rilevanti per il caso in studio: il danno alla persona e la responsabilità del produttore. In seguito, più specificatamente, ho posto l’attenzione su tutte quelle norme, seppur carenti, che possono essere ritenute applicabili in materia di danni da fumo attivo. Un’attenta e critica lettura delle uniche due sentenze in materia, la struttura di produzione e vendita di tabacco esistente in Italia (messa in evidenza da determinate decisioni da parte dell’Antitrust e della Commissione Europea), nonché i recenti provvedimenti con cui l'Antitrust giudica la qualifica "light" (attribuita a determinate sigarette) come pubblicità ingannevole, pongono le basi per poter imputare al produttore di sigarette una responsabilità che può essere di natura extracontrattuale, precontrattuale o contrattuale. Responsabilità che emerge anche da un’accurata analisi della normativa specifica che disciplina la responsabilità per danno da prodotti difettosi. La tesi sostenuta nell’elaborato poggia sulle fondamenta di diversi e noti studi medico-scientifici, nonché sull’esame delle diverse norme dell’ordinamento che riguardano la gestione della salute del proprio corpo. Si auspica, dunque, che il sistema giudiziario italiano imbocchi la strada che conduce al conseguimento di quei risultati già raggiunti nel contesto americano dove si registrano le prime vittorie dei cittadini, ex fumatori, a cui viene riconosciuto il risarcimento per le lesioni subite in seguito al consumo di tabacco.

16/02/2004

Marco Badiani ci invia :

RIFLESSIONI SUL

RISPETTO DELLA LEGGE

In base alle situazioni che vivo di persona ed alle molte richieste di aiuto che ci vengono rivolte faccio alcune riflessioni.

Con l'entrata in vigore, il prossimo anno, della nuova legge di limitazione del fumo che riguarderà le attività commerciali e gli esercizi di ristorazione (e che si aggiunge ai divieti previsti dalla legge 584 e dalla 626), resteranno davvero pochi luoghi chiusi in cui sarà possibile fumare. A questo punto credo che scrivere per sensibilizzare ristoratori ed esercenti affinché applichino divieti o limitazioni all'interno delle loro attività possa essere relativamente utile e faccia disperdere le nostre energie che invece potremmo concentrare altrove.
Non so se conoscete questa barzelletta. C'è un paracadutista che pratica il lancio in caduta libera e scommette con gli amici che aprirà il paracadute così vicino al suolo come nessuno è mai riuscito a fare prima. Così, lanciatosi dall'aereo che lo ha portato in quota, si libra nell'aria tra mille volteggi, superando ampiamente l'altezza a cui aveva sino a quel giorno aperto il paracadute. Il suolo si avvicina sempre più, mancano ormai poche decine di metri all'impatto, ma lo sportivo, desideroso di vincere la scommessa e di superare qualsiasi record, aspetta ancora. 40 metri, 35, 30,  "aspetterò ancora un po'", pensa. 25 metri, 20, 15, "ancora qualche metro e lo apro".10, 9, 8, 7, 6,..."mah, già che ci sono faccio il salto!".
Ecco, io credo che anche il gestore a cui scriviamo da ora in poi ci risponderà come l'incauto paracadutista, cioè ci dirà di attendere l'entrata in vigore della nuova legge evitando di prendere iniziative in merito al divieto di fumo. Con la differenza che, mentre il protagonista della barzelletta si sfracellava al suolo, gestori ed esercenti così facendo non correranno alcun rischio, anzi, eviteranno una mossa di cui non possono prevedere con certezza le conseguenze. Naturalmente non escludo che qualcuno possa anche anticipare il divieto, tuttavia, considerando che la legge entrerà in vigore tra 11 mesi e che chi farà i lavori di divisione del locale non aspetterà gli ultimi giorni, i vantaggi che deriverebbero da un'applicazione anche immediata del divieto sarebbero a mio avviso sproporzionati rispetto agli sforzi che dovremmo sostenere per ottenerlo. Pertanto, penso che arrivati a questo punto dovremmo concentrare i nostri sforzi altrove, e cioè sul rispetto delle leggi attuali, continuando in futuro per far applicare le nuove. Va da sé che se abbiamo abbastanza energie per portare avanti le due cose non c'è la necessità di escluderne una a vantaggio dell'altra.

Continuamente ci lamentiamo perché si fuma sui treni, nelle scuole, negli ospedali, ed arrivano costantemente segnalazioni da parte di chi è costretto a respirare fumo sul luogo di lavoro. Eppure le leggi che permetterebbero di impedire che ciò avvenga - 584, 626 o altre che siano - ci sono già. Il problema è che non vengono fatte rispettare. Personalmente, sono convinto che il rispetto delle leggi si ottiene solo in parte con delle singole richieste di intervento, anche se queste possono senza alcun dubbio dare dei buoni risultati. O meglio, si potrebbero ottenere risultati eccellenti in tal modo solo se le richieste fossero numerose e continue, tali da provocare CONTINUI SOPRALLUOGHI delle forze dell'ordine, anche a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro e nello stesso posto. Dubito però che possiamo arrivare a tanto. Così, riusciremo magari a far intervenire i NAS in un reparto di un ospedale, uno sulle migliaia presenti sul territorio, ma se dopo il blitz passeranno anni, come è verosimile, prima che ne venga fatto un altro, possiamo stare tranquilli che, salvo una maturata sensibilità delle persone nei confronti del problema, i divieti dopo poco tempo dal sopralluogo continueranno a non essere rispettati di nuovo. E lo continueranno nei posti dove le forze dell'ordine non sono mai entrate.

Una legge viene rispettata quando ha carattere di deterrente nei confronti dei potenziali trasgressori, e credo che ci siano solo due fattori che possano portare a fare assumere ad una normativa questo connotato: un alto numero di probabilità che l'eventuale violazione venga scoperta (e conseguentemente punita) ed una pena adeguata per i trasgressori. Purtroppo le leggi attuali sul fumo fanno spesso acqua dall'una o dall'altra parte, a volte da entrambe. Le multe per chi vìola i divieti di fumo in un ospedale o in una scuola sono salatissime, ancor più salate per chi non li fa rispettare, però le probabilità di esser sorpresi "con le mani nel sacco" in uno di questi luoghi sono, e lo sappiamo tutti, bassissime. E' invece un po' più probabile esser sorpresi con la sigaretta in bocca su di un treno o in una sala di attesa, purtroppo in queste situazioni accade che la multa viene spesso (sempre?) sostituita da un "richiamo", e comunque, se anche viene verbalizzata l'infrazione, la cifra da pagare è talmente bassa da non spaventare nessuno. E perché, in un'azienda dove i dipendenti sono costretti a subire il fumo dei colleghi o del capo, pensiamo che vi siano molte probabilità che qualcuno possa intervenire per tutelare la salute di chi lavora? Insomma, la situazione italiana la conosciamo tutti, non fingiamo di vivere in un altro Paese! E tutti sappiamo che oggi chi vìola un divieto di fumo si può permettere di continuare a farlo con una certa tranquillità. Chi non si fa scrupoli può permettersi di fumare quasi ovunque, certo che nessuno lo sorprenderà, e può arrivare a considerare un'eventuale multa "una tantum" una sorta di tassa straordinaria che una volta nella vita si può anche  pagare, ottenendone in cambio di poter fare i propri comodi. Francamente non vedo alcuna speranza di poter ottenere un rispetto delle leggi in queste condizioni. Quando esse vengono osservate, sono convinto che ciò accade principalmente per il senso civico dei cittadini, cioè vengono rispettate proprio da chi in fin dei conti delle leggi non avrebbe alcun bisogno, avendo già la propria coscienza a guidarlo verso il rispetto altrui. Ma se le leggi servono proprio per chi di coscienza ne ha poca ed il rispetto non sa cosa sia, devono necessariamente esser formulate e fatte rispettare in modo da scoraggiare il più possibile la loro inosservanza.
Credo quindi che dovremo batterci per il raggiungimento dei seguenti risultati.

1) Le sanzioni per chi vìola i divieti di fumo sui treni devono essere aumentate, equiparandole alle altre. Non so di altri ambiti in cui le ammende siano così basse, in tal caso bisognerebbe chiedere un'"aggiornamento" delle tariffe anche in questi casi.

2) Ovunque - ospedali, uffici, scuole eccetera - in cui sia vietato fumare devono esser fatti sopralluoghi da parte delle forze dell'ordine ed in ogni posto tali sopralluoghi devono esser RIPETUTI all'improvviso ed a distanza molto ravvicinata tra di loro, divenendo di fatto EVENTI NORMALI E NON STRAORDINARI quali oggi in realtà sono.Tutte le forze dell'ordine devono esser responsabilizzate ed incaricate di fare questi sopralluoghi. Vigili urbani, poliziotti, carabinieri, tutti devono considerare routine un controllo antifumo. Se le pattuglie della polizia o di altre forze dell'ordine, nei momenti in cui non hanno situazioni urgenti che richiedano un loro intervento, entrassero dieci minuti in una banca o in un ospedale per una verifica ogni problema sarebbe risolto. Ma se per effettuare un intervento si deve prima attendere una segnalazione, poi programmarlo e così via, campa cavallo... Certo, un sopralluogo organizzato per bene, con tanti uomini e un buon coordinamento, farà anche notizia, ma servirà a poco. Di certo sarà meno efficace della visita continua del singolo vigile di quartiere.

3) Con l'aiuto di Massimo Peca, se lui naturalmente è d'accordo, si dovrebbe fare tutto il possibile per far applicare la legge 626 sui luoghi di lavoro. Anche in questo caso dovrebbero esser previsti controlli numerosi e continui per verificare che la legge in questione sia rispettata.

4) Si devono far le dovute pressioni per far applicare le sanzioni, facendo scomparire la pratica del semplice "richiamo".

5) In supporto ai punti precedenti, devono essere promosse campagne di informazione e sensibilizzazione, non solo finalizzate a scoraggiare il fumo attivo, ma anche a porre in rilievo la violenza vera e propria rappresentata dal fumo passivo. Senza mezzi termini si deve arrivare ad avere il coraggio di additare chi fuma in presenza di altri come una persona che ha un comportamento incivile. Nei modi e coi toni giusti, ma senza aver paura di essere accusati di ghettizzazione dei fumatori e cazzate del genere.

A mio avviso il raggiungimento di questi obiettivi è essenziale per risolvere il problema del fumo passivo.

Marco Badiani

























15/02/2004

Cancro. Doppio nelle donne

Uno studio durato 10 anni condotto mediante l'uso della tomografia computerizzata (TAC), dimostra che rispetto agli uomini le donne presentano una probabilità doppia di sviluppare un tumore del polmone a causa del tabacco. La ricerca ha anche scoperto che il rischio di questo tipo di tumore cresce con l'aumentare della quantità di tabacco fumato e con l'età del fumatore. I risultati sono stati presentati il primo dicembre al convegno annuale della Radiological Society of North America (RSNA). "Per le donne il rischio è più alto indipendentemente da quanto fumano, dall'età o dalla dimensione e dalla consistenza dei noduli nei loro polmoni", spiega Claudia I. Henschke, radiologa del Medical Center della Cornell University di New York. "Sulle cause di questo fenomeno, tuttavia, non c'è ancora un chiaro consenso". Lo studio, finanziato dai National Institutes of Health (NIH), ha riguardato 2.968 fra uomini e donne di età dai 40 anni in su e fumatori da tempo, allo scopo di determinare quali indicatori di rischio - età, sesso, numero di anni trascorsi a fumare - risultavano associati con la dimensione e il tipo di noduli individuati con la TAC per influenzare la probabilità di sviluppare un tumore dei polmoni. Fra tutti i soggetti, sono stati diagnosticati in totale 77 tumori. La ricerca faceva parte dell'Early Lung Cancer Action Project (ELCAP), un programma per valutare l'utilità di esami annuali di TAC nei pazienti più a rischio.

Tratto da : Gea News di Febbraio 2004

Fonte: www.lescienze.it/index.php3?id=8253

Da Gea News di Febbraio :

Schema libero

di GIACOMO MANGIARACINA

 

Me l'hanno raccontata cosi': all'imbarco per il volo Milano-New York, un passeggero nota un tizio, con uniforme da pilota e con il tipico bastone bianco per non-vedenti, che entra nella cabina di pilotaggio. Stupito e allarmato, si guarda intorno e vede un altro pilota, in apparenza anche lui cieco, salire a bordo. Visibilmente preoccupato, si rivolge alla hostess della compagnia aerea e chiede: "Scusi, ma chi sono quei due ciechi vestiti da piloti?". La hostess lo tranquillizza subito assicurando che, seppure ciechi, si tratta dei due più grandi piloti italiani, e che con le moderne tecnologie a disposizione, anche un cieco puo' pilotare un aereo. La notizia si sparge rapidamente tra i passeggeri, i quali, pur preoccupatissimi, si imbarcano incoraggiati dalla fiducia nella tecnologia. Dopo un po' l'aereo si allinea e comincia la corsa per il decollo, ma dopo vari chilometri non si alza e continua ad accelerare... la pista sta quasi terminando ed i passeggeri, ormai in totale preda al panico, cominciano a urlare, quando finalmente, ad un metro dalla fine della pista, il velivolo si alza da terra. I passeggeri tirano un sospiro di sollievo. Nella cabina di pilotaggio intanto, il pilota commenta con il copilota: "Il giorno che non strillano siamo fregati".

A mia memoria rimangono due le proverbiali evangeliche arrabbiature di Gesu': una contro i mercanti del tempio, e l'altra contro gli scribi e i farisei, che chiama "sepolcri imbiancati" e "ciechi e guide di ciechi". La questione della cecita' visiva ricorre notoriamente nella storia degli umani. Ci sono sempre cose che non si vorrebbero vedere ma anche cose che non si vogliono vedere. Infine ci sono cose che sono palesi al punto da sbatterci il naso contro, ma che alcuni fatalmente non riescono proprio a vedere. Quando questo riguarda i soggetti fumatori che negano la propria patologia da dipendenza, si puo' capire ed insegnare agli operatori come agire a riguardo. Quando invece il fenomeno si verifica tra coloro che sono preposti a vigilare ed intervenire per garantire il diritto alla salute dei cittadini, le cose cambiano. La maggiorparte delle regioni italiane per esempio non hanno ancora adottato Linee Guida per la prevenzione, la cura e le strategie di controllo del Tabagismo nonostante i Piani Sanitari Nazionali dal 1998 ad oggi insitono sulla priorita' di interventi in questa direzione. Ne deriva un quadro sociale a macchie, un cruciverba a schema libero, scomposto, disarmonico, difficile. E gli aumenti del prezzo delle sigarette sono stati destinati a sanare varie carenze e ammanchi, persino per la ricerca scientifica, ma mai alla prevenzione dei problemi Fumo-correlati. Due fatti sono certi pero' in questo scenario nazionale: Il primo e' che vi sono molti piu' occhi aperti oggi, puntati addosso a chi guida, dirige e presiede; il secondo, che io non ammetto piloti ciechi nell'aereo in cui sto viaggiando.

14/02/2004

Traggo da

http://digilander.libero.it/giavelli/Omelie/fumo.html

"Se ci sarà uno che si proclama offeso, rivelerà con ciò la sua cattiva coscienza e certo la paura" (Erasmo di Rotterdam, Elogio della pazzia)

Fumo e fumatori

I1 famoso asserto di Leibniz: "Il tempo presente è gravido di futuro", potrebbe essere così variato: "Il tempo presente è gravido di fumo". Qualcuno, all'inizio del secolo, aveva scomodato perfino Amleto: "Fumare o non fumare? Ecco il problema!". Il fumatore è un virus sociale che si contrae sotto la forza della legge, ma che non muore. Finge, anzi, di obbedire alla legge, ma è senza legge. Tace e subisce, ma in cuor suo emette pernacchie di prima grandezza e nel cervello costruisce sofismi di specie inedita. Perché? Perché è il simbolo del peccato originale, contenendo di quel peccato tutto il codice: il tentativo inconscio, cioè, di annullare i confini tra ciò che è naturale e ciò che naturale non è. Analizziamolo al microscopio e al rallentatore.

Lo scompartimento di seconda classe è vuoto, pulito, quasi profumato. Somiglia a un piccolo Eden. Di fronte a chi entra, ai piedi del finestrino, brillano due ammonimenti: uno, scritto in quattro lingue, per gli alfabetizzati europei che significa "non fumatori"; l'altro, disegnato, per gli analfabeti di tutto il mondo che presenta una sigaretta ricoperta da una croce decussata. Il piccolo domicilio del viaggiatore è "razionalmente" predisposto e il viaggio, in linea di diritto, non potrà che essere felice. "Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva, plasmato". Ma anche là si rese necessario un ammonimento, sia pure dato in via orale. Forse l'uomo aveva ancora buona memoria o, forse, Dio non volle aduggiare né col diritto né con l'antiarte il regno della libertà e della verità. E l'ammonimento diceva: "Tu potrai mangiare di tutti gli alberi, ma non di quell'albero, pena la morte".

Nello scompartimento di seconda classe entrano frettolosi, ma sicuri, il primo, il secondo, il terzo, il quarto viaggiatore. Il primo apre un giornale, il secondo un libro, il terzo chiacchiera sottovoce con il quarto. Il rapporto uomo-ambiente è delizioso. I quattro viaggiatori potrebbero essere - fuori dello scompartimento - dei mostri sociali, ma l'ambiente in cui convivono adesso, in funzione del viaggio, non è fisicamente contaminato se non dall'odore che ognuno si porta dietro per natura. Si sa che i maiali sono pluralisti con tutti gli "odori" naturali dei loro simili, ma si sa anche che diventano rigidamente giustizieri con l'odore innaturale - sia pure incolpevole - di un collega ammalato.

Poi, nello scompartimento, pochi secondi prima della partenza del treno, entra un quinto viaggiatore, è una donna. Si siede, ricompone il respiro alterato da una piccola corsa forzata, esplora l'ambiente, apre la borsetta, ne fruga nervosamente il fondo, estrae una provocante sigaretta bianca con filtro color avorio, vi appicca rapidamente il fuoco ricavato da un accendino arabescato, fuma. Nel racconto biblico, dopo l'Eden, dopo Adamo, entra in scena Eva e poi il Serpente che dialoga in sede privata con lei. Il certificato di nascita del "peccato originale" è abbastanza circostanziato. Siamo di fronte a una libidine interiore soddisfatta in un luogo in cui non doveva essere soddisfatta. Il momento drannmatico, che porta alla contaminazione del nuovo piccolo Eden ricostituito dalla razionalità umana in un scompartimento di seconda classe, si risolve ancora una volta in un falso bisogno vomitato irrazionalmente sull'altro, dopo averlo ignorato come persona, ridotto a oggetto, declassato al rango di non-essere.

Ma come è nato questo falso bisogno? Originariamente da una libidine esperienziale, oggi, di fatto, da una imitazione di. tipo scimmiesco. La storia del 95% dei fumatori è un capitolo della massificazione sociale. L'impatto con l'altro segna le nostre abitudini più di quanto non le segni l'impatto con la realtà. Soltanto prima dell'incontro con Eva, Adamo possiede una attività intellettuale in grado di dare un nome a tutte le cose.

Humphrey Bogart, che fumava a tempo pieno per tutta la durata dei suoi fìlms e che faceva uscire la sigaretta dalla mano posata ora, a coccia ora a bavaglio su tutta la bocca, era una specie di "serpente" edenico nella misura in cui alimentava, nelle generazioni più giovani e persino nei fanciulli, cocenti appetiti di grandezza, di sicurezza, di mascolinità, di emancipazione faustiana, di volontà di potenza in tutti i settori dell'umano. E' curioso notare come il fumatore non trovi felicità piena a fumare da solo. Egli, infatti, ha un antinomico bisogno dell'altro. Se l'altro non c'è, occorre che lo cerchi; se c'è tenta di sopprimerlo. Deve, volta a, volta, superare un complesso di solitudine e affermare la sua volontà di potenza con la spada del fumo. Cesare ha urgente bisogno dei Galli per diventare capitano trionfatore, ma quando li incontra non può non diventare il loro carnefice. Il fumatore, come il capitalista, nell'atto in cui assolutizza la proprietà privata del fumo, cocchiuma il prossimo in nome del pluralismo.

Se voi esplicitate all'attenzione dei fumatore adulto tutta la mappa delle tempeste psicologiche da cui era devastato all'epoca della fanciullezza e della giovinezza, in rapporto al fumo, vi dirà che lui non ha la sensazione di essere un cancro sociale. Il costume è diventato natura in lui, e in lui, come nel pollo di allevamento che è incapace di distinguere il giorno dalla notte, il cibo naturale da quello artificiale, la razionalità si confonde totalmente con l'istinto.

Pascal vede nell'uomo, dopo il dramma dell'Eden, un essere in cui "la vera natura essendo perduta, tutto diviene la sua natura", un essere cioè la cui natura rischia di diventare interamente tributaria del costume. La vita sociale, infatti, è tutta intessuta di "costumi". Si tratta di scelte inizialmente deviate, trasformatesi in dati di fatto che costringono la razionalità umana a ricorrere alla legge per trovare un buco dove nascondere il capo, come diceva Voltaire dei filosofi illuministi perseguitati dai prìncipi conservatori.

Si prenda, a titolo di esempio, il Convento; la cui etimologia richiama il luogo in cui sono adunati i fratelli di uno stesso ideale. Originariamente esso è concepito come una ricostituzione dell'Eden biblico, dove la sigaretta non dovrebbe entrare in nome di nessun pluralismo. Essa, infatti, è fuori dai concetti di povertà, di castità e di obbedienza; i quali concetti Sono, propriamente parlando, delle beatitudini; e le beatitudini sono tutto fuorché sporcizia e massificazione. Eppure, anche qui, se il Convento-Eden è un luogo di delizie fisiche e spirituali, i piccoli Adami e le piccole Eve che vi entrano inizialmente con gli sguardi compunti, con il cuore e le mani pulite, diventano ben presto esegeti corbacchioni della nozione di vizio riferito al fumo.

"Se fosse un vizio - aveva detto Benedetto XV, in una famosa battuta a un visitatore amico - l'avrei anch'io". Il sofisma è di marca clericale e consiste nel far credere agli amici che il vizio è di casa nella interiorità e non nella esteriorità. Si provi, infatti, ad applicare una simile battuta ai colonialisti, ai datori di lavoro contrari al salario familiare dovuto per giustizia, ai sostenitori della guerra giusta e si avrà la misura esatta del sofisma.

Lo stesso Pasolini aveva osato polemizzare col Papa sul concetto di peccato, sostenendo che esso "non consiste nel fare il male, ma nel non fare il bene". L'anima di verità della sua tesi è questa: le nostre azioni autentiche hanno una radice assai lontana,, ed esattamente nel pensiero. Ora, il cristiano che non è in ascesa perché deve diventare perfetto "come il Padre nei cieli" è sempre vizioso. Ma è doppiamente vizioso se cerca, con l'avallo dei moralisti, la tabella-elenco di ciò che non è peccato.

La realtà è questa: i piccoli Adami e le piccole Eve debbono trovare un compenso sempre a portata di mano alle frustrazioni prodotte da un ambiente non liberamente assunto. Qualcuno, infatti, si è messo a fumare per dare un profumo alla solitudine; altri per controbilanciare il vuoto vocazionale; altri per sentirsi almeno uomini nel naufragio vocazionale. V'è anche chi si è messo a fumare per forgiarsi una robusta voce baritonale, sortendo adesso l'effetto contrario. E v'è chi, paradossalmente, guida le assemblee liturgiche con grande maestria, ma con ambigua convinzione, e poi, al termine della sacra fatica fa saltar la testa a dieci cerini per innalzare incenso al suo vero Dio: l'istinto di morte.

Qualche decennio fa il religioso che fumava nella propria cella, all'insaputa dei fratelli, era un ipocrita; oggi, se un religioso si limitasse a fumare nella propria cella, sarebbe semplicemente caritatevole perché non imporrebbe ai fratelli i residui della propria libidine e delle proprie frustrazioni personali. Per i residui organici abbiamo inventato i gabinetti, per i cattivi odori della bocca ricorriamo ai dentifrici, per il fumo non troviamo di meglio che i polmoni del prossimo e senza pudore! Il colmo della contraddizione, nel mondo ecclesiale, è raggiunto dal piccolo esercito di quei "novatori" che dicono di voler stare con i poveri, di accettare l'inserimento nella loro classe, e che poi vaporizzano chili -e, chili. di sigarette senza che ve ne sia una sola di marca "Nazionale".

Altre pattuglie di "novatori" organizzano convegni in cui emergono oratori che stigmatizzano la mancanza di "fraternità", di dialogo, di rispetto della persona, ma che poi, scesi dal podio, accendono sigarette di quindici centimetri e affogano gli ingenui ascoltatori delle loro verità in una nuvola di fumo, quasi a dir loro: "Per noi siete degli insetti messi in fila, quanto vorremmo vedervi stecchiti all'ombra del nostro io sublimato!". Tutti costoro, ahimè, per puntellare la loro fragilità interiore, si affidano a un dio (il fumo) che non è Agàpe ma lordura e distruzione.

Mark Twain ebbe il buon umore - il buon umore è spesso lo scudo del sofìsma - di dire al medico, che lo aveva sorpreso a sacrificare al suo idolo (la sigaretta), che lui, fumandolo, lo stava distruggendo. Oppure ripeteva in giro che nulla era tanto facile al mondo quanto smettere di fumare, come lo provava il fatto che lui avesse smesso almeno cinquanta volte!

Ma torniamo al quotidiano per misurare ulteriormente la conformazione mentale del fumatore. "Posso fumare?", chiede una gentile signora seduta nel primo sedile, entrando a destra, del fatidico scompartimento per "non fumatori". Il viaggiatore di fronte, un po' risentito, osserva: "Lei mi chiede il permesso di poter infrangere la legge scritta, dopo aver infranto quella non scritta". Silenzio di tomba. Poi ancora il viaggiatore di fronte, quasi sillabando: "Ecco un costume italiota: si ammorba il prossimo infrangendo la legge e poi se ne cerca la copertura compiacente e mafiosa". Silenzio infernale. Poi, sempre il viaggiatore di fronte, quasi catechizzando: "meravigliosa signora, cristianamente parlando, lei, in quanto persona è redimibile e merita tutte le attenzioni della carità; ma in quanto muscolo fumante che chiede alla propria vittima (il prossimo) il permesso di poterla contaminare è un demone meritevole dell'Abisso". La gentile signora proietta sul viaggiatore di fronte una lunga boccata di fumo e, uscendo dallo scompartirnento, mormora meccanicamente: "Bella carità cristiana la sua!". Il viaggiatore di fronte, si affaccia sorridente sul corridoio e precisa: "Il cristianesimo è carità nella verità, perché una carità fuori della verità fonda una società a delinquere".

E tuttavia, il più delle volte, è l'uomo che se ne infischia e della legge e del prossimo. Eccone uno - di nome legione - con la gamba destra a cavallo su quella sinistra, immerso nella nube di una Marlboro appena entrata nel forno. Il più coraggioso dei viaggiatori gli mostra, con un sorriso assai vicino al sarcasmo, il fatidico appello del codice: "Non fumatori". Lui, l'uomo-legione, risentito, offeso, replica: "A lei dà fastidio il fumo?". "Non è questo il punto - risponde il più coraggioso dei viaggiatori -, qui non si deve fumare, indipendentemente dal fatto che io ne tragga fastidio o piacere". L'uomo-legione, con i muscoli del viso tesi, insiste: "Scusi, mi dica se a lei dà fastidio il fumo". Il più coraggioso dei viaggiatori, con un pizzico di impazienza nella voce, spiega: "Lei sbaglia tutto, perché si rifiuta di compiere un dovere dal quale io non posso dispensarla in alcun modo". E dopo una breve pausa, aggiunge: "Senza dimenticare, in ogni caso, che lei, prima di accendere la sigaretta, doveva chiedere, secondo la sua stessa logica, il permesso al suo prossimo". L'uomo-legione, frastornato da questa insolita dialettica, si alza, va nel corridoio, lo riempie di fumo, torna a sedersi.

Poco dopo, una donna, vestita di blu, estrae il cestino da viaggio e mostra chiaramente di volersi sedere vicino al finestrino; perché lì - sembra dirlo con i gesti - la mensolina le avrebbe reso più confortevole il pranzo. Il più coraggioso dei viaggiatori intuisce quel bisogno e compie l'ambasciata presso l'uomo-legione; il quale, con un bel "si figuri", cede il posto alla signora vestita. di blu. Mezz'ora dopo, a pranzo finito, il più coraggioso dei viaggiatori dice alla signora vestita di blu: "Lasci tornare il signore al suo posto". Ma lei, col viso un po' arrossato, sorpresa dall'invito, risponde: "Se non me lo chiede lui, vuol dire che rinuncia". L'uomo-legione, offeso da quel "lui", interviene con impeto: "E' lei che deve fare il suo dovere, dopo aver chiesto una cortesia; non debbo essere io a chiedere per favore ciò che lei, ripeto, deve fare per dovere". Il più coraggioso dei viaggiatori si scuote di dosso un incipiente pisolino, guarda l'uomo-legione e sembra dirgli: "Quando non deve difendere i suoi vizi, ma affermare il proprio orgoglio di essere pensante, l'uomo riesce anche a ragionare rettamente!".

Ma negli scompartimenti dei treni per "non fumatori", specie in Italia, accadono altre cose ancora. V'è, per esempio, la signora di discendenza vittoriana o nostalgica della belle époque che riesce a far spegnere la sigaretta a quei certi fumatori che non hanno più memoria nè della legge nè del prossimo; ma che poi, dopo aver iniziato i suoi colloqui culturali con un signore a lei affine sul modo di concepire i rapporti socio-economici, resta muta e passiva quando costui, incurante dell'universo, estrae, da una scatoletta d'oro, una lurida sigaretta da cento lire e gliel'accende, con infinita eleganza, sotto il naso diventato, improvvisamente, impudico. Che cosa è sopravvenuto? L'amicizia ha ucciso la verità e ha lasciato passare l'iniquità.

Si applichi alla vita sociale questo strano capovolgimento di prassi e si vedrà quanto sciocco e ambiguo risulti il nostro nervosismo contro il malcostume politico, le disonestà professionali, le rapine, ì rapimenti e così via.

Soltanto Gesù Cristo ha saputo chiamare "Satana" e "privi di senno" i suoi amici. Non v'è delinquente al mondo che non abbia un amico, e non v'è amico che non abbia un altro amico. Ciò spiega la nostra irritazione e la nostra connivenza nei confronti del male. Cristo non protegge mai il deviato, gli propone la salvezza e cioè la conversione. Noi, invece, proteggiamo incondizionatamente gli "amici", anche se sono delinquenti. Non solo, ma arriviamo a chiedere la pena di morte per chi non conosciamo e chiudiamo gli occhi su quello stesso delitto quando è commesso da un nostro amico. Ci illudiamo di amarlo e costituiamo con lui, eo ipso, una pericolosa società a delinquere.

V'è anche una categoria di fumatori specializzati nell'arte di costruir sofismi. Anziché mettere in questione il loro comportamento si sforzano di presentarlo come altamente razionale.

Ecco, per esempio, quel signore coi baffi, figlio incolore di una moda sempre ricorrente. Prende posto, in modo acritico, nel fatidico scompartimento per non fumatori. Si alza, apre il finestrino per metà, si siede di nuovo, dà un'occhiata vagabonda ai titoli del giornale, sfoglia rapidamente, quasi degustandola, una rivista della serie porno, la infila, sotto la coscia e fa scivolare la mano in tasca, da dove tira fuori una sigaretta unita a un accendino di rara architettura. Il viaggiatore accanto, aspetta che l'intenzione del signore coi baffi si renda irreversibile - il fumatore sofista, infatti, arriva anche ad accusare di giudizio temerario chi osa fermarlo prima del fatto compiuto e, a volte, sorpreso con la sigaretta in bocca e con l'accendino in mano già in fiamma, grida al suo "catone" che a lui piace, per sport, tenere la sigaretta spenta in bocca e l'accendino acceso in mano, - lo guarda e gli mostra affabilmente il divieto espresso in lettere e in simbolo. Ma lui, il signore coi baffi, fa notare, al signore accanto, che il treno è fermo e che il finestrino è aperto. Il signore accanto precisa, però, che il divieto non dice: "Vietato fumare quando il treno è in moto o quando il finestrino è chiuso", ma dice semplicemente "vietato fumare". "Vedo che lei è un filosofo", replica amaramente il signore coi baffi. "Almeno tanto quanto lo è lei", replica subito il viaggiatore accanto. "E se io fumassi egualmente?", insiste, offeso, l'uomo coi baffi. "In questo caso - sottolinea il signore accanto - dovrei chiederle quale religione o quale ideologia professa". "E se io le dicessi che sono un ateo?", risponde subito il signore coi baffi. Ma il signore accanto: "In questo caso avrei la prova di ciò che è l'ateismo: il disprezzo e la negazione dell'Altro!". Il signore coi baffi si divincola: "E se io dicessi che sono un credente?". "In questo caso lei agirebbe contro gli insegnamenti della sua fede religiosa, perché non v'è religione al mondo che in linea di principio insegni a macerare i polmoni al prossimo e a disprezzare le leggi più elementari della convivenza". Il signore coi baffi, allora, grida: "E le mie esigenze dove posso soddisfarle?". "Se sono dannose al prossimo in nessun luogo dove è il prossimo, oppure dove lo ordina la ragione o la legge". Dopo un attimo di pesante silenzio, il signore accanto chiarisce con un esempio: "Se io sentissi l'esigenza di. suonare una tromba stonata mentre viaggio in treno, potrei soddisfarla tale esigenza, in questo scompartimento?". Dopo un breve silenzio, denso di riflessione, il signore accanto attacca a fondo il fragile castello del sofista coi baffi: "Dopo aver invocato, come il maiale, il concetto di pluralismo potrei dire ai miei compagni di viaggio: "se non vi piace il suono di una tromba stonata uscite da questo scompartimento". "Ma io la manderei al manicomio", brontola sottovoce il signore coi baffi, dimenticando di essere lui il simbolico trombettiere.

In altri casi - specie se il protagonista è di sesso femminile - il sofisma si focalizza su elementi casalinghi, per es. sulla cassettina metallica dei rifiuti. Una signora cui viene mostrato la scritta "Non fumatori", mentre sta già nebulizzando lo scompartimento, si chiude nervosamente in se stessa, emette due grosse nubi di fumo e poi trionfante: "Ma qui si può fumare... c'è anche il portacenere lì, non lo vede?" "Ma quella - risponde una voce molto pacata - è una cassetta per piccoli rifiuti, non è un portacenere". Per evitare l'errore dei sensi, Cartesio si era appellato alla roccia sicura del Cogito ergo sum, ma aveva poi finito per aprire la porta all'idealismo; il quale se ne strafotte della realtà oggettiva. Il fumatore è ultra cartesiano perché dice in cuor suo: "Fumo ergo sum, mentre gli altri esistono nella misura in cui li faccio sopravvivere io".

Comunicazione sociale efficace

Una campagna pubblicitaria deve basarsi su un amplificazione dei valori e della cultura del popolo cui quella campagna è indirizzata. Sui pacchetti di sigarette le scritte “il fumo uccide” “il fumo provoca il cancro” siamo sicuri che funzionano? La forza della parola nella pubblicità è assopita in giovani che si credono immortali.



Giochiamo sulle loro paure.



In Brasile su entrambi i lati dei pacchetti di sigarette “il fumo provoca impotenza”…i carioca vedono lontano!


In Canada su un lato dei pacchetti hanno deciso di mettere foto di polmoni e denti di un fumatore incallito. Disgusto…





 





 In Francia spot shock anti fumo. Un cinquantenne, magro come un sopravissuto ad Auschwitz, con solo 5 giorni di vita viene reclutato come testimonial dal Ministero della Sanità per la nuova campagna sul “fumo adolescenziale”. Anch’egli ha iniziato a fumare a 14 anni, quando ancora si sentiva immortale…



Pareri discordanti sull’efficacia.



Per alcuni pare più efficace una giovane donna che si strappa i capelli perché il 25enne fidanzato a letto non la soddisfa più. Ancora Brasile: “il fumo provoca impotenza”, e già c’è chi dice che è calato il consumo di sigarette.



 

Psicologia spicciola per un comunicazione efficace.























13/02/2004

Verdi: a Roma 1.400 morti legate a polveri sottili

Ogni anno a Roma sono circa 1.400 le morti addebitabili a cause
respiratorie legate ad inquinamento e Pm10. Nella capitale si perdono per
malattia anche 253 mila giornate di lavoro l'anno, equivalenti a circa 60
milioni di euro, quando si rilevano 50 microgrammi per metro cubo di Pm10.
Sono questi i dati piu' eclatanti del dossier 'Le polveri assassine', sui
costi economici e sociali dell'inquinamento, presentato dai Verdi della
Regione Lazio. Le fonti urbane di emissione di polveri Pm10 (il 25-30%
delle polveri totali sospese) - e' stato spiegato - sono i trasporti su
gomma, i riscaldamenti, gli impianti e gli stabilimenti industriali. ''In
base a uno studio dell'Enea sulle fonti di inquinamento atmosferico
provinciale - ha detto Angelo Bonelli, capogruppo regionale dei Verdi - a
Roma 12 impianti sono classificati sorgenti puntuali di inquinamento e
producono polveri sottili per circa 2200 tonnellate. Di queste, oltre 500
sono Pm10''. Fra gli impianti, la Sakrete Incomplast (che produce 2.117
tonnellate/anno di polveri), ma anche strutture dell' Ama, dell'Acea e
l'Istituto Poligrafico dello Stato. In provincia, 37 impianti producono
4.731 tonnellate di polveri sospese. Fra questi anche le centrali Enel di
Civitavecchia. Una parte del dossier e' dedicata ai dati dello studio
Apheis, finanziato dalla Commissione Europea, sull'impatto dell'
inquinamento atmosferico in 26 citta' rilevato da 259 stazioni di
monitoraggio. In base ai dati Berlino, Vienna e Parigi sono poco inquinate
da Pm10. Stando a rilevazioni del 1999, a Roma i valori di Pm10 sono
superiori ai 20 microgrammi su metro cubo 350 giorni l'anno (come Tel Aviv,
Siviglia, Madrid e Cracovia). Per meno di 100 giorni l' anno i valori
superano i 50 microgrammi. Secondo lo studio, una riduzione del Pm10 di 5
microgrammi potrebbe evitare 5.000 morti l' anno nelle 26 dell'indagine.
''A Madrid ci sono 24 centraline, a Parigi 16, a Roma 4 - ha detto Bonelli
- Altrettante sono sparse nel Lazio. Nonostante cio', la Regione non
finanzia l'installazione di centraline in aree ad alto rischio ambientale.
A Civitavecchia ad esempio si converte a carbone una centrale ma non esiste
una centralina che monitori i livelli di Pm10''. Secondo Bonelli, per
migliorare la qualita' dell'aria ed evitare che lo smog continui ad essere
una vera e propria emergenza sanitaria serve la conversione degli impianti
industriali inquinanti. ''E per combattere il traffico chiediamo una legge
speciale per la mobilita' di Roma con un finanziamento di 700milioni di
euro per acquistare bus ecologici e rottamare i vecchi ciclomotori
inquinanti''. Fra le altre misure proposte, l'estensione delle Ztl, strade
verdi per i mezzi pubblici, corsie preferenziali e isole pedonali. Bonelli
ha chiesto anche la modifica delle politiche della mobilita'. ''E'
contraddittorio lottare contro traffico e smog e poi realizzare diecimila
posti macchina sotto i sette colli ha detto -. I nuovi parcheggi
aumenteranno la concentrazione di auto nel centro storico. I parcheggi si
realizzino nella cintura periferica''. (Ansa)















































Su Metro di questa mattina (nella pagina ATAC).

Ma è vietato fumare o no?

Tutte le mattine prendo la metro B da Ponte
Mammolo a Eur Palasport. In stazione,
sulle scale mobili e lungo la banchina, si levano
ovunque grandi nubi di fumo. Perché
nessuno fa rispettare il divieto di fumo, applicando
le sanzioni pecuniarie previste dalla
legge? Tanto appellarsi al buon senso dei
fumatori è inutile.
ANNA MORONI

Risponde la redazione
Il divieto di fumo va rispettato ovunque. Il
personale addetto alla vigilanza ha anche il
compito di far rispettare questo divieto. Tuttavia,
anche le segnalazioni come quella da
lei inviata, possono essere utili a sensibilizzare
passeggeri e addetti di stazione ad un
maggiore rispetto delle regole.





















Da Gea News di Gennaio :

Produttori attenti...

Vi scrivo per comunicarvi che nel maggio scorso ho conseguito la Laurea in Scienze Politiche ottenedo il massimo punteggio per la discussione della Tesi "La responsabilità del produttore di sigarette" elaborata grazie anche al Vostro aiuto. Ora dopo avere svolto il servizio civile e frequentato un corso di specializzazione, sarebbe mio desiderio poter continuare ad ocuparmi di tutela dei consumatori in generale, dei fumatori in particolare. Vi chiedo, dunque, se vi sono possibilità di impiego, o di stage, anche non retribuiti, presso le varie associazioni che operano in tale settore, evidenziando la mia massima disponibilità a trasferimenti. Nel ringraziarvi nuovamente, e fiducioso in una vostra risposta, porgo i miei più cordiali saluti e i più sinceri auguri per un felice 2004. Antonello Iovane

Congratulazioni dottore! Si e' fatto un bel regalo e lo ha fatto anche a noi. Puo' saltare sul carro quando vuole. Ci fara' un report sulla sua tesi,... che naturalmente vorremmo avere? Ricambiamo affettuosamente gli auguri e ci sentiremo presto per dare corso alle sue proposte.

12/02/2004

Dal Corriere della Sera di ieri.






«Fumo al ristorante peggio dello smog»


Rapporto choc dell' Istituto tumori. Il ministro Sirchia: le sigarette?
Un vizio stupido
Sono 2.500 i locali che si stanno adeguando alle nuove norme. «Ma ristrutturare
le sale è eccessivamente costoso»

Quindici volte superiore alla quantità di smog che fa scattare l' allarme.
È la concentrazione di micropolveri nocive che un milanese può respirare
in un qualsiasi ristorante della città. Situazione ancor peggiore in pub
e discoteche. Sono i risultati di un' indagine dell' Istituto nazionale
dei tumori. La task force dell' Unità prevenzione danni da fumo ha verificato
l' andamento del Pm10 in una giornata di autunno in un ristorante di lusso
di Brera. Risultato: le polveri sottili, intorno alle 23, sono arrivate
a una concentrazione di 750 microgrammi per metro cubo. Quindici volte più,
appunto, della soglia di attenzione fissata dal regolamento regionale: 50
microgrammi per metro cubo. La battaglia contro il fumo passivo passa per
i nuovi divieti, che entreranno in vigore in bar e ristoranti da gennaio
2005. Così, per almeno 2.500 locali milanesi, parte il conto alla rovescia
per la ristrutturazione delle sale. Separare i fumatori dai non fumatori
costerà almeno 100 mila euro. Secondo l' Epam, l' associazione che riunisce
i pubblici esercizi, quasi il 50 per cento delle 6.300 attività di Milano
e provincia si sta attivando per creare una zona riservata. Spesa totale,
secondo le prime stime: 500 milioni di euro. E a capo della lotta al fumo
passivo c' è oggi proprio un ex fumatore: il ministro per la Salute, Girolamo
Sirchia. Che dice: «Sappiamo con certezza che anche il fumo è cancerogeno.
Dunque i non fumatori devono essere protetti da questo pericolo».







FUMO


Rivoluzione antifumo da 500 milioni per Milano
L' Epam: costi troppo alti per adeguare 6.300 locali. L' Istituto tumori:
nei locali con fumatori più veleni che in strada
INQUINAMENTO E SALUTE. L' INDAGINE
Ravizza Simona, Santucci Gianni
Quindici volte superiore alla soglia di attenzione per le polveri sottili.
È la quantità di Pm10 che si può respirare durante una cena in un ristorante
di Milano: 750 microgrammi per metro cubo. Inquinamento «da sigaretta».
Che in una sera qualsiasi, in un locale chiuso della città, raggiunge picchi
stratosferici rispetto all' esterno. Dove la concentrazione media di polveri
si «ferma» a 45 microgrammi al metro cubo (media dello scorso anno). È il
risultato di una ricerca dell' Istituto dei tumori: uno studio dell' Unità
prevenzione danni da fumo, svolto con la collaborazione della società Ario
Ruprecht Tecnic, fotografa l' inquinamento al ristorante. In una Milano
in cui per almeno 2.500 locali adesso parte il conto alla rovescia per la
ristrutturazione delle sale, in vista dell' entrata in vigore della normativa
antifumo del ministro della Salute, Girolamo Sirchia. A metà gennaio del
2005 sarà infatti vietato fumare in tutti i bar e i ristoranti sprovvisti
di aree per fumatori. Secondo l' Epam, l' associazione che riunisce i pubblici
esercizi milanesi, praticamente già una su due delle 6.300 attività di Milano
e provincia, si sta attivando per creare una zona riservata. Entro l' anno
lo dovranno fare tutti i locali. Per spesa totale in ristrutturazioni di
500 milioni di euro, almeno secondo le prime stime. A meno di vietare il
fumo. Ma per intanto i numeri fotografano soprattutto le concentrazioni
di Pm10. «L' indagine dimostra che durante una cena - dice Roberto Boffi,
responsabile dell' Unità antifumo dell' Istituto dei tumori - si possono
respirare più polveri fini che in un giorno di allarme smog. Il fumo passivo
dovrebbe essere bandito come l' amianto. Siamo di fronte a un' epidemia
ed è il momento di dire basta». Il Pm10 nelle ultime settimane ha raggiunto
picchi di 100 microgrammi al metro cubo: in un ristorante, tra le 11 e mezzanotte,
se ne possono respirare anche 750. Contro un limite di attenzione a quota
50 microgrammi. «L' esperimento a campione - dice Ario Ruprecht, responsabile
tecnico dell' indagine - è stato condotto in ottobre, in un locale di lusso
di 100 metri quadrati. In zona Brera. Ai tavoli erano seduti 40 clienti:
e a fine della serata nei portaceneri c' erano 56 mozziconi di sigaretta».
A pranzo le polveri fini risultano superiori alla soglia di quattro volte:
ma i clienti erano solo 8. Ancora: l' aria per ripulirsi ha impiegato tutta
la notte. Ora, però, i locali fanno i conti con le norme antifumo in arrivo.
«Ogni giorno riceviamo telefonate di titolari di bar e di ristoranti - spiega
Sergio Israel, responsabile Epam dei locali notturni -. Almeno il 40 per
cento sta già valutando come creare spazi separati per fumatori. Con impianti
di ventilazione e filtri ad hoc. Per il momento, solo il 20 per cento è
intenzionato a vietare tout court il fumo». Resta, però, uno zoccolo duro
di indecisi: altri 2.500 locali. I cui proprietari sono alle prese con la
calcolatrice. «Creare sale destinate ai fumatori costa almeno 100 mila euro
per 100 metri quadrati - continua Israel -. Di qui le richieste continue
di aiuto. Nella speranza di ottenere incentivi alla ristrutturazione da
parte del governo o dalla Regione e agevolazioni da parte dei fornitori
degli impianti».


































































































 

Da Gea News di Febbraio :

Befana: sigarette ai bambini buoni

di CRISTINA FABERI *

Da tempo esistono le sigarette di cioccolata o di gomma americana. Sono racchiuse in pacchetti che assomigliano in tutto e per tutto a quelli veri. Si vendono soprattutto nei giorni precedenti alla befana, in tempo utile quindi per essere messi nella calza insieme agli altri dolciumi che, notoriamente, sono per i bambini buoni. Perchè solo il carbone è per i cattivelli. Fanno parte del genere delle leccornie quindi, del genere dei "premi" per essere stati bravi. Ve ne sono a piazza Navona, nei supermercati, nei negozi di alimentari, nei bar. Così, tra un lecca lecca, un cioccolatino, un bastoncino di zucchero multicolore, i bambini si possono mangiare anche una sigaretta di cioccolata o di gomma americana che, prima, però, nella maggior parte dei casi sarà servita ad atteggiarsi da "grande". Finalmente avranno potuto "fumare" anche loro. Dopo tutto l'ha portata la befana!! Ma che idea diabolica! (la befana non si offenderà). E' lecito malignare che le ditte produttrici di sigarette di cioccolata possano essere finanziate dalle multinazionali del tabacco, che come si sa, si danno un gran da fare per accalappiare nella rete soprattutto "i pesci picoli"? E' vero che a malignare si commette peccato, ma spesse volte ci si azzecca. Sarebbe una bella trovata per indurre un comportamento ed avallare come buono ed innocente il fumo di sigaretta... in attesa di potersi finalmente fumare quella vera!! E pensando alla befana e alla sua calza, mi è venuto in mente il paese dei balocchi così apparentemente innocuo e così fatalmente attraente. Un posto dal quale, però, una volta entrati è difficile scappare (a parte Pinocchio) e il prezzo che si paga per chi rimane è lo stravolgimento del sè e la perdita della propria identità (ricordate Pinochio e Lucignolo che "ragliano"?). Ma quante trappole insidiose si possono nascondere tra un dolcetto e l'altro!!

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* Cristina Faberi e' psicologa, conduttrice del programmi antifumo dell'ospedale San Filippo Neri di Roma.

11/02/2004

Alcol in Italia,

la prima Relazione del Ministro della Salute al Parlamento


In Italia, nel 2000 sono calati i consumi di alcolici ma sono cresciuti i consumatori, in particolare le donne e i giovani, e i comportamenti a rischio come l’assunzione di bevande alcoliche fuori pasto.
Il consumo medio annuo pro-capite di alcol è stimato in 7,5 litri, a conferma di una tendenza al calo dei consumi registrata nel nostro Paese già a partire dagli anni Ottanta, ma resta comunque ancora notevolmente al di sopra dei valori indicati dall’O.M.S. Contestualmente, c’è però un aumento del numero dei consumatori soprattutto donne e fasce di popolazione più giovane, con un trend molto evidente che, secondo i dati ISTAT, ha portato la percentuale complessiva dal 71% nel 1998 al 75% nel 2000.

Sono questi alcuni dei dati epidemiologici evidenziati nella prima Relazione del Ministro della salute relativa agli interventi attivati a livello centrale e regionale nel corso del secondo semestre 2001 e fino a tutto il 2002, dopo l’entrata in vigore della “Legge quadro in materia di alcol e problemi alcolcorrelati”( Legge n.125 del 30.3.2001 ).
La Relazione annuale al Parlamento rappresenta non solo un mezzo di verifica dell’attuazione della legge, ma anche l’occasione di confronto e dibattito per l’approfondimento dei problemi emergenti e la definizione di opportuni eventuali adeguamenti organizzativi e normativi.

Dal rapporto, risulta inoltre, che le politiche sanitarie in campo alcologico hanno avuto in questi ultimi anni uno sviluppo positivo e che, sebbene con differenze regionali organizzative e operative, esiste nel complesso una più matura cultura istituzionale. Emerge in linea generale, sia pure con le inevitabili disomogeneità derivanti anche dai diversi contesti sociali e culturali, un ruolo attivo e un notevole impegno da parte regionale nella messa a punto di un sistema di servizi adeguato ai problemi posti dalla dipendenza da alcol, sia per quanto attiene al trattamento e alla riabilitazione, sia relativamente alle azioni di informazione e prevenzione destinate alla popolazione generale e in particolare ai giovani. Molto rimane da fare, soprattutto in alcune Regioni, in particolare per la attribuzione di una più specifica identità ai servizi alcologici, per una maggiore qualificazione scientifica degli interventi e degli operatori, per il miglioramento della collaborazione in rete tra strutture territoriali e strutture ospedaliere, per la realizzazione delle strutture intermedie di accoglienza.

L’emanazione della legge 125/2001 ha rappresentato un momento di rafforzamento delle politiche del nostro Paese nel settore alcologico, poiché ha posto le premesse per l’adozione di adeguati interventi e azioni da parte di un’ampia gamma di istituzioni. Abbraccia, infatti, non solo ambiti di valenza specificamente sanitaria, quali la prevenzione, la cura e il reinserimento sociale degli alcoldipendenti, ma anche di interesse più prettamente sociale e culturale, quali la pubblicità, la regolamentazione della vendita, la formazione universitaria degli operatori, la sicurezza sui luoghi di lavoro, la sicurezza del traffico stradale, la disponibilità dei farmaci. In tal senso, la legge quadro appare in linea con il modello proposto dall’Organizzazione mondiale della Sanità agli Stati membri dell’Unione europea per il raggiungimento degli obiettivi di salute connessi con la prevenzione dei danni alcolcorrelati.

(redazione ministerosalute.it 29 gennaio 2004)



Divieto di fumo sui treni Eurostar:

l’annuncio a bordo del Ministro Sirchia

“Buona giornata a tutti, sono Girolamo Sirchia, Ministro della Salute, e desidero informarvi che dal 1° marzo 2004 su tutti i treni Eurostar e sui nuovi treni Intercity non sarà consentito fumare”. Con questo annuncio, dato dal Ministro Sirchia a bordo dell’Eurostar Roma-Venezia, in partenza dalla Stazione Termini di Roma il 3 febbraio, è stata presentata l’iniziativa “Libertà di non fumare”, promossa da Trenitalia,che prevede appunto il divieto di fumo totale sulla flotta ammiraglia delle ferrovie italiane, con l’abolizione e la bonifica delle carrozze fumatori.

“Condivido questa iniziativa di Trenitalia – ha proseguito il Ministro Sirchia nel suo messaggio – che ha l’obiettivo di tutelare la salute dei viaggiatori, di quelli che non fumano e di quelli che fumano, e del personale delle Ferrovie. Infatti, il fumo è un pericoloso contaminante ambientale. Conto davvero sulla vostra collaborazione perché questa iniziativa abbia successo. Grazie”

Lo stesso messaggio registrato con la voce del Ministro verrà ripetuto all’inizio di marzo sui treni Eurostar e 18 Intercity.

Ascolta l'audio del messaggio del Ministro Sirchia 

L'iniziativa "Libertà di non fumare"
interno di un treno
Dal 1° marzo non sarà più consentito fumare sui treni Eurostar e sui nuovi Intercity. Trenitalia estende così il programma denominato “Libertà di non fumare”. L'iniziativa, presentata in presenza del Ministro della Salute Girolamo Sirchia, si aggiunge al divieto di fumo su tutti i treni regionali e interregionali in vigore dal 14 aprile

10/02/2004

Dall'ultimo numero dell'Espresso.


Sigarette addio.

Grazie ai farmaci su misura studiati con l'aiuto della
genetica. Che bloccano i circuiti cerebrali della dipendenza.
di Agnese Codignola

E' più veloce nel fare effetto di un'iniezione e, al tempo stesso, in grado
di dare dipendenza più della cocaina. E' capace di alterare i circuiti nervosi
fino a che il consumatore non riesce, se non a costo di grandi sforzi, a
farne a meno. Così la nicotina fumata prende possesso dell'organismo e rende
arduo, quando non impossibile, dirle addio. I neurologi e i genetisti sono
da anni al lavoro per capire come questo possa accadere e, eventualmente,
come impedirlo. E oggi, mappe cerebrali e genetiche alla mano, sono in grado
di spiegare che la dipendenza e il conseguente desiderio non sono uguali
per tutti: molto infatti deriva dall'assetto genetico del fumatore, dalle
sue abitudini di vita e dal suo stato mentale, in un coacervo di concauase
di cui solo ora si inizia ad avere un quadro più chiaro. Con la conseguente
possibilità di studiare, nel giro di qualche anno, una terapia personalizzata.
La farmacogenomica dell'abitudine al fumo e le sostanze terapeutiche da
essa derivate, sono in parte già una realtà, e lo saranno sempre più in
futuro, fino a rendere il programma per la dissuefazione una cura come tante
altre, anche per quanto riguarda le percentuali di successo. Non solo: presto
sarà disponibile un vaccino capace di suscitare la reazione del sistema
immunitario e di impedire così che la nicotina arrivi al cervello, annullando
la possibilità che prendano il via quei processi molecolari che portano
alla dipendenza. Al vaccino stanno lavorando due aziende, la britannica
Xenova e la statunitense Nabi Biopharmaceutical. "Si tratta di un approccio
diverso da quello tradizionale. dei vaccini, che è preventivo", ha spiegato
Doreen Wood, product manager di Xenova, alla presentazione dei risultati
preliminari sull'uomo (60 volontari fumatori e non) del loro prodotto, chiamato
Ta-Nic:"Invece che cercare di suscitare una risposta immunitaria che neutralizzi
la nicotina, infatti, si tenta di impedire che essa raggiunga il cervello,
rendendo del tutto inutile l'assunzione e insoddisfacente il fumo, di cui
restano solo i fastidi". Ma la nicotina, spiegano i responsabili della Nabi,
è una molecola molto piccola e sfugge al controllo del sistema immunitario.
La sfida, quindi, è quella di renderla riconoscibile e aggredibile. Il prodotto
messo a punto dalla Nabi, chiamato NicVax, è stato per esempio unito a una
proteina simile a quella che la stessa Nabi sta studiando per il vaccino
contro lo stafilococco aureo. NicVax ha superato le prove nei volontari
sani nel 2002 ed è ora sottoposto alle fasi successive dei trial. Nel mese
di ottobre è iniziata in Olanda una sperimentazione clinica: i farmacologi
dell'Università di Maastricht somministreranno per due anni NicVax (dato
con iniezioni) a 21 fumatori e a 9 non fumatori e, alla fine,  verificheranno
sia l'effettiva reazione del sistema immunitario tramite la presenza di
anticorpi specifici sia, soprattutto, la sicurezza del vaccino. Se i risultati
saranno positivi gli studi proseguiranno su campioni molto più ampi di popolazione.
Entrambi i vaccini potrebbero entrare in commercio nel 2006.
Secondo i biologi, la dipendenza da nicotina mette in moto un numero straordinario
di neurotrasmettitori, assai superiore a quanto si pensava fino a poco tempo
fa. Di questi, il più importante resta l'acetilcolina, una sostanza fondamentale,
tra l'altro, per le funzioni cerebrali superiori (non a caso è alterata
nelle malattie neurodegenerative). Essa comunica con le cellule nervose
tramite proteine specifiche chiamate recettori nicotinici, proprio perchè
particolarmente sensibili alla nicotina. Questi ultimi vengono attivati
in seguito all'assunzione di nicotina e la loro densità sulla superficie
esterna delle cellule aumenta in seguito a questa stimolazione: più cresce
la loro quantità più pesanti si fanno i sintoni della dipendenza. Questo
circolo vizioso è noto da tempo, ma ora si sa molto di più, innanzitutto
per quanto riguarda la composizione dei recettori nicotinici, che formano
veri canali di comunicazione tra interno ed esterno della cellula e che
possono essere composti da molte subunità diverse. "Si è scoperto", spiega
Cecilia Gotti, dell'Istituto per le neuroscienze del Cnr di Milano, tra
le massime esperte italiane di biologia dei recettori nicotinici, "che alcune
parti del cervello sono più coinvolte di altre. E' quindi ipotizzabile che,
in un futuro non troppo lontano, avremo farmaci diretti specificatamente
verso i recettori coinvolti, efficaci per ridurre gli effetti dell'assunzione
cronica di nicotina e per limitare la dipendenza.
Ma una volta che la nicotina è entrata in circolo nel cervello, cosa accade?
Risponde Diego Fornasari, del Dipartimento di farmacologia dell'Università
di Milano, da anni studioso del sistema nicotinico:"I fumatori che hanno
bassi livelli della molecola (enzima) incaricata di metabolizzare la nicotina
sono anche quelli che fanno più fatica a smettere, perchè nel loro cervello
c'è un'alta concentrazione di nicotina, e questo favorisce la formazione
di quei cambiamenti neurofisiologici che sono alla base della dipendenza".
Secondo Caryn Lerman, direttore del Nci-supported Transdisciplinary Tobacco
Use Research Center dell'Università della Pennsylvania, che ha condotto
alcuni dei più importanti studi sulla genetica di questi processi, esiste
una caratterizzazione molecolare di quei tabagisti che riescono a dire addio
alle sigarette, e lo dimostrano anche le ricerche compiute su chi ha smesso
di fumare con l'aiuto di uno dei farmaci più consigliati a questo scopo,
il bupropione. L'esperta statunitense spiega questi fenomeni in un suo lavoro,
appena pubblicato su"Pharmacogenetics", nel quale quasi 500 fumatori hanno
ricevuto un supporto psicologico e metà di loro ha assunto anche il bupropione.
Dopo due mesi e mezzo, coloro che avevano seguito la cura farmacologica
avevano smesso in misura maggiore rispetto agli altri. E' interessante notare
che tra i fumatori che hanno ricevuto la sola terapia psicologica, le percentuali
più alte di fallimenti si sono registrate tra coloro che avevano mal funzionante
l'enzima incaricato di metabolizzare la nicotina. Ma tra coloro che hanno
anche preso il bupropione sono stati proprio quelli il cui enzima funzionava
male a rispondere meglio, con tassi di successo tripli rispetto agli altri.
Questo perchè il bupropione, come la nicotina, è metabolizzato da un gene,
il Cyp2B6, e quando questo gene è poco attivo, la concentrazione di farmaco
nel cervello rimane alta più a lungo, superando così quella che a tutti
gli effetti è una predisposizione genetica alla dipendenza.L'enzima si conferma
un elemento fondamentale dell'assuefazione e per questo, afferma Lerman,
"una cura mirata, che tenga conto dei geni presenti, otterebbe tassi di
successo molto più alti di quelli attuali. Sia il bupriopione (sul quale
restano molti punti da chiarire), sia altre molecole ancora allo studio,
sono sostanze che rispondono pienamente ai criteri della farrmacogenomica".
C'è dell'altro, come hanno ricordato Steven Laviolette e Derek van der Kooy,
ricercatori del Dipartimento di anatomia dell'Università di Toronto, in
un articolo appena pubblicato su "Nature" e dedicato proprio alla neurobiologia
della dipendenza da nicotina. Ormai è ben nota la zona del cervello attivata
dalla nicotina fumata: si tratta di quella che Lerman ha chiamato "area
dell'amore" perchè implicata anche nei processi che controllano la memoria,
l'apprendimento e il senso di soddisfazione. Lì sono localizzate le popolazioni
dei recettori nicotinici interessate dal fumo di sigaretta,ma da lì partono
anche vie di comunicazione per altre zone che che principalmente sono abitate
dalla dopamina, la sostanza associata al piacere e alla dipendenza da diverse
sostanze d'abuso. Studi molto recenti, del 2002, hanno dimostrato che c'è
una corrispondenza genetica tra coloro che sono più vulnerabili non solo
alla nicotina, ma anche ad altre droghe, per esempio gli obesi e gli alcolisti.
E che tutto ciò è collegato anche dalle interazioni sociali, almeno negli
esperimenti compiuti sulle scimmie. "Un punto in comune tra ambiente e geni
che può spiegare sia l'importanza delle due componenti del tabagismo, quella
genetica, che quella psicologica e sociale, sia il doppio effetto del bupropione",
ha commentato Frank Vocci, del National Institute on Drug Abuse statunitense,
autore di importanti studi sulla dopamina:"Il farmaco combatte la depressione,
stato nel quale la dopamina è alterata, ma agisce anche su persone non depresse,
a dimostrazione del suo effetto a più livelli". Vocci ricorda che il ruolo
della dopamina è pure comprovato dai dati sugli schizofrenici (che presentano
alterazione dei livelli di dopamina), tra i quali le percentuali di fumatori
sono particolarmente alte e che non sembrano trarre benefici dalla terapia
sostitutiva con nicotina. Secondo quanto descritto dai neurobiologi canadesi
su "Nature" il quadro è tuttavi ancora lungi dall'essere completo. Infatti,
sempre "dall'area dell'amore" partono fibre nervose che funzionano con altri
neurotrasmettitori quali la noradrenalina, l'acido glutammico e la serotonina.
"Sono in corso molte ricerche che riguardano tanto i circuiti chiamati in
causa quanto le molecole attive su di essi, già esistenti e sperimentali",
affermano Laviolette e Kooy:"Si stanno per esempio provando altri antidepressivi
come la nortriptilina, accanto a molecole affatto nuove". In definitiva,
commenta il milanese Fornasari, "al sistema nicotinico se ne sono via via
affiancati altri, ognuno con le sue peculiarità genetiche e con la sua sensibilità
all'ambiente. Quando sarà possibile caratterizzare nei dettagli il circuito
integrato di ogni fumatore si potrà stabilire un programma terapeutico che
abbia più possibilità di essere efficace".











































































































































Su Repubblica del 6/2:

Il ghetto dei fumatori

nello Stato ipocrita
Alessandro Reale Genova

Con le nuove norme che si stanno attuando io mi sento ghettizzato. Sono
d?accordo con chi dice che in determinati luoghi non si debba fumare in
quanto può dare fastidio ad altri, ma ad esempio nei bar si stanno adeguando
a suddividere i fumatori dai non fumatori. Non capisco il fatto che ora
venga proibito fumare sui treni in quanto Trenitalia come è noto suddivideva
i treni a lunga percorrenza tra fumatori e non fumatori. Se in Italia c?è
tutto questo buonismo e salutismo come mai vengono effettuati a volte incentivi
sulla rottamazione dei veicoli per acquistarne di nuovi, ma lo Stato non
contribuisce normalmente all?acquisto di veicoli a motorizzazioni ibride
e non inizia a fornirli alle forze dell?ordine? Come mai lo Stato ci combatte,
ma su tutti i pacchetti di sigarette e di tabacco c?è il bollino del monopolio?
Allora in fin dei conti fa comodo che ci siano dei fumatori ma per farsi
belli bisogna combatterci.

 

Su Metro di oggi:

Per la libertà

di non fumare

La libertà di un individuo termina
quando si va a infastidire
il prossimo. Il fumatore
è libero di avvelenare i polmoni
quanto ma lo faccia
quando è da solo, poiché non
tutti amano l?odore del fumo.
È questione di rispetto
per il prossimo. Un lettore

 


 

Noi fumatori

discriminati

Noi fumatori ?puzziamo? in
maniera nauseabonda? Causiamo
anche malattie... sì, siamo
proprio appestati. Infatti
avevamo già le nostre ?riserve?
dove stare per fumare, ora
ci toglieranno anche queste.
Rodolferrari

 

 

Treni di serie A

e di serie B

Vorrei ringraziare chi ha abolita
il fumo sugli Eurostar e
Intercity! Grazie perché ha
creato cittadini di serie A e
cittadini di serie B: chi ha i
soldi per pagare non si sorbisce
il fumo, gli altri si attaccano
sugli altri treni dove si
fuma ancora. Una non-fumatrice

 


 

Crede sia giusto

dare 7 euro di multa

a chi fuma in treno?

tre risposte
E? una cifra simbolica, ma serve per disincentivare dal fumo selvaggio.
Ero pendolare e ne ho subito tanto. (Carmelo Campavilla 49 anni impiegato
Milano)

Non fumo ma non sono d?accordo: è una forma di integralismo, basta riservare
ai fumatori delle vetture (Luigi Scuotto 66 anni pensionato Milano

Da fumatrice dico che è giusto: la salute delle persone va tutelata e rispettata
(Roberta Spinola 39 anni commessa Milano)






































































Quando la Pace va in fumo

di Riccardo Bonacina (r.bonacina@vita.it)

04/02/2004

http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=39937



Presto, sigarette e affini aumenteranno di prezzo, come previsto dalla Finanziaria
2003. Ma soprattutto, l'aumento andrà a finanziare le missioni militari
italiane nel mondo
?Non avrete i miei soldi?, avevo reagito così all'annuncio dell'ennesimo
aumento del prezzo delle sigarette. E' successo il 22 dicembre scorso quando
l'Aula di Palazzo Madama ha approvato il ddl finanziaria 2004 nella seduta
del 22 dicembre 2003. Il Senato, oltre alla finanziaria, ha dato il via
libera definitivo alla manovra 2004 con il ddl di bilancio. Con un moto
di rabbia dovuto, soprattutto, alla motivazione data all'aumento: finanzierà
le missioni militari italiane nel mondo.
La disposizione scritta in Finanziaria, all'articolo 2 (comma 62) della
legge, parla della necessità di ?ulteriori maggiori entrate annue pari a
650 milioni di euro?. Secondo i calcoli, si tratta di 20 centesimi in più
al pacchetto. I tabaccai non hanno ancora avuto comunicazioni e il prezzo
delle sigarette è tuttora invariato. Ma io ?ho cominciato a smettere?, esattamente
dal 1 gennaio 2004. Un annuncio, e un tentativo, che ha colto di sorpresa,
non solo i miei amici, ma anche me. Ma come è possibile, mi chiedo, che
ad un fumatore storico e accanito come il sottoscritto (35 anni di fumo
per 40 sigarette al giorno), possa scattare la molla per una disposizione
in Finanziaria, seppur odiosa? Io che del fumo apprezzo tutto, o quasi,
dagli oggetti, ai gesti, all'odore, io che del fumo avevo una vera, seppur
scema, poetica (del tipo: ?Sulla mia tomba accanto ai fiori portate anche
un pacchetto di Ms?)?
Nessun odioso appello alla salute aveva mai fatto breccia, nessuna minacciosa
e ipocrita scritta sui pacchetti di sigarette, nessun malanno o stranuto.
Dagli ayathollah del fumo passivo mi aveva sempre salvato un po' di buona
educazione e qualche volta la simpatia.
Trentacinque anni di fumo impenitente e felice; è mai possibile che l'idea
che qualche mio euro vada a finanziare missioni militari mi spinga, alla
soglia dei cinquant'anni, ad una vera e propria obiezione di coscienza.
Le idee, forse anche l'ideologia, può davvero tanto?
Sempre che i numeri riescano a conquistarvi, vi posso presentare oggi un
primo bilancio che certifica cosa davvero significhi l'affermazione "Ho
cominciato a smettere di fumare": nel mese di gennaio 2004 "non ho fumato"
500 sigarette, cioé 25 pacchetti non acquistati, 65 euro risparmiati (o
non andati in fumo), di cui tredici euro invece di finanziare le missioni
militari italiane rimarranno nelle mie tasche. L'obiettivo per il febbraio
2004 è salire a 32 pacchetti non acquistati, per 640 sigarette non fumate
e 83,20 euro risparmiati. Insomma, un programma credibile, nessuna ?Ultima
sigaretta?. Ma obiettivi mese per mese, sino a spegnere definitivamente
i recettori di nicotina per il 19 marzo 2004, data dell'attacco contro l'Irak.

Obiettare spegnendo una sigaretta è possibile, qualcuno vuole provare con
me?
























































09/02/2004

Cinzia Marini ci invia :

Dall'ultimo numero dell'Espresso.


Sigarette al bando:

è l'appello dei grandi medici inglesi. Ed è polemica

Una poltiglia oleosa e biancastra sgocciola dalle sigarette che 4 amici
fumano allegramente in un pub; il grasso si rapprende e scivola sulle dita
e sui vestiti dei fumatori che, incuranti della disgustosa fuoriuscita,
continuano a tirare avidamente dalle loro sigarette.
E' questa disgustosa scenetta che bombarda i fumatori britannici, su tutti
i canali tv, in mega-poster nelle strade e sui banconi dei pub, con tanti
auguri firmati dal ministero della Sanità e dalla British Hearth Foundation.
Ma non è bastata a quei rigorosi di "The Lancet", la rivista medica numero
uno in Europa, il cui direttore Roger Horton ha attaccato ferocemente il
governo, colpevole, secondo lui, di fare troppo poco per indurre i britannici
ad abbandonare quel vizio che, invece secondo lui, dovrebbe essere messo
fuori legge.
L'offensiva anti-fumo ha scatenato una guerra in piena regola che conta
potenti divisioni e istituzioni scientifiche di prestifio. Ad aprire l'offensiva
è stata, dunque, proprio "Lancet", in dicembre. Con un editoriale durissimo
la solitamente algida rivista medica ha ingiunto a Tony Blair di rendere
il tabacco una sostanza illegale in Gran Bretagna. Tout court.
E non è solo una provocazione. L'inedito attacco è stato spalleggiato da
18 illustri medici del Royal College of Medicine che in una lettera aperta
al "Times" hanno condannato il governo per non essere riuscito a imporre
il divieto di fumare in tutti i luoghi pubblici. "L'80% della popolazione
non fuma, e ha diritto di essere protetta da pericolosi agenti cancerogeni",
ha affermato il direttore di "Lancet", Roger Horton:"La maggioranza dell'opinione
pubblica è d'accordo, forse perchè, a differenza di Tony Blair, non deve
considerare il rischio di perdere gli incassi per 9 miliardi e 300 milioni
di sterline delle tasse sul tabacco". Secondo uno studio del Royal College
of Physician citato da "Lancet", se tutti i luoghi di lavoro diventassero
"no-smoking", 300 mila persone smetterebbero e poichè si stima che la metà
dei fumatori morirà per complicazioni dovute al proprio vizio, si potrebbero
salvare 150mila vite.
Sotto accusa è l'attuale politica del governo che mira a scoraggiare il
fumo con prezzi sempre più alti (attualmente un pacchetto costa circa 7
euro). Il problema vero per Horton, e quindi per l'establishment medico-scientifico
più blasonato d'Europa, è invece l'accettazione sociale e la facile disponibilità
delle sigarette. "Se fosse un crimine, il numero di fumatori crollerebbe
drasticamente", spiega il direttore di "Lancet":"Oggi il tabacco uccide
ogni anno 120 mila persone in Gran Bretagna e 4,2 milioni di persone nel
mondo, cifra destinata a crescere fino a 10 milioni nel 2020. Come medici
abbiamo il dovere di prevenire le malattie e aiutare le vittime. Per questo
chiediamo un bando totale del tabacco".
La proposta ha provocato un acceso dibattito su tutti i media britannici.
"Fascismo Sanitario" l'hanno definiti i gruppi in difesa del diritto di
fumare. Il quotidiano liberal "The Guardian" l'ha bollata "idiota", pur
applaudendo la richiesta di un bando totale nei luoghi pubblici (che sarà
presto introdotto in Irlanda, Norvegia e Olanda, ed è già in vigore in alcuni
Stati americani, In Thailandia e Australia). Ma "Lancet", che ha ricevuto
una valanga di lettere di paluso, non demorde. Secondo il vicedirettore
Astrid James la domanda è semplice:"Perchè non dovremmo proibire un prodotto
che uccide? Il governo ha ben proibito l'uso dei telefonini alla guida ed
eravamo di fronte a una media di 20 morti in due anni. Qui stiamo parlando
di prevenire un terzo delle morti per cancro, una morte su sette per attacco
cardiaco e la maggioranza dei decessi per malattie polmonari".

Sempre dall'Espresso.

L'ultima follia newyorkese si chiama Nicowater:

acqua, che contiene una dose di nicotina liquida.

Da Bere per sfuggire al divieto di fumare nei
luoghi pubblici. Si compra nei drugstore, si consuma nei locali e nelle
discoteche del momento, Cielo e Avalon in testa, al bar della trendissima
Lever House disegnata da Marc Newson: due piani in Park Avenue per cenare
e non, negli spazi ultra concept del novello Philippe Starck della ristorazione
d'autore.

Ancora dall'ultimo numero dell'Espresso.

Per coloro che le hanno tentate tutte potrebbe presto esserci uno strumento
in più: la stimolazione specifica di alcune aree celebrali tramite l'applicazione
di campi magnetici. All'Università di Regensburg, in Germania, è stata infatti
sperimentata una tecnica chiamata stimolazione magnetica transcranica ripetitiva
ad alta frequenza su una quindicina di volontari, sottoposte a sedute regolari
per almeno quattro giorni consecutivi. Il risultato è stato una netta riduzione
del numero di sigarette fumate nelle sei ore successive, senza alcun effetto
collaterale o indesiderato. Ora i medici tedeschi, che hanno pubblicato
lo studio sul "Journal of Clinical Phychiatry", stanno effettuando un trial
di proporzioni più ampie, per definire meglio durata e modalità di quella
che, secondo loro, sarà presto un'alternativa agli altri metodi usati finora.
















































































Corriere della Sera Sabato 7 Febbraio 2004

I GAS VENEFICI


Crociata contro il fumo



Non mi è chiaro perché si faccia una crociata così pesante contro le
sigarette e non contro le auto. A ben vedere, una vettura emette in un anno
gas venefici pari al suo peso, solo che non sono così odorosi come il fumo
delle sigarette. È più facile prendersela con le sigarette perché il loro
fumo è più facilmente identificabile! Come la mettiamo con le auto che hanno
una capacità di emissione di gas ben più alta?
Maurizio Carmignani












IL FUMO UCCIDE

Oggi mi ha scritto Alessandra.

In attesa del suo permesso a postare la sua e-mail, vi anticipo il divertente filmato, dal titolo " Il fumo uccide " , che Alessandra mi ha mandato.

http://fun.drno.de/flash/smokekills.swf  

Ci mette un po' a caricare, ma ne vale la pena !

08/02/2004

PAIPO

Se sei fumatore

Se non puoi fumare


Esistono sempre più aree dove non si può fumare:
in aereo, in ufficio, al cinema, nei negozi ecc

Ci sono luoghi dove non si vuole fumare: ristoranti e bar

In presenza di bambini è meglio rinunciare di fumare ... sempre.

Talvolta si vuole anche solo ridurre il numero di sigarette ...

Tanti motivi, tutti validi, ma con quali sacrifici.

Prova Paipo !

Paipo é un bocchino disponibile in diversi gusti.

Paipo si tiene come una sigaretta, si aspira come una sigaretta ma non contiene nicotina e non ha controindicazioni.

Paipo é pratico: con le dimensioni di una normale sigaretta e grazie al suo cappuccio a clip Paipo si tiene in tasca, sempre pronto all'uso.


Paipo é economico: un bocchino dura oltre 24 ore: soli 31,00 Euro per un mese di Paipo !

confezione inglese
confezione giapponese
gusto

Menta

Aiuta a stare svegli.
Usate Paipo Menta per combattere il sonno

Pompelmo

Aiuta a rilassarsi.
Usate Paipo Pompelmo quando siete irritati o nervosi

Pompelmo e Ginger

Il Pompelmo é rilassante, il Ginger stimola l'appetito. Usate Paipo Pompelmo e Ginger per rilassarvi e ritrovare l'appetito perso

Caffè

Paipo Caffè contiene eucaliptolo che riduce l'appetito. Usate Paipo Caffè quando siete a dieta.

Paipo é presentato in astuccio da 3 bocchini in blister.
















Tutto puo' succedere

Ieri sera ho visto Tutto puo' succedere. E mi e' piaciuto molto.

Una commedia divertente ed irriverente sui tabu' del rapporto uomo-donna e sui problemi di sesso e sentimento in eta' oramai avanzata.

I giornali sono pieni di recensioni piu' o meno positive su questa pellicola ; una cosa pero' non l' ho ancora letta : questa e' una centratissima pellicola antifumo, da far vedere nelle scuole , da questo punto di vista.

Nessuno dei personaggi principali fuma mai. Il buon Harry , in modo stereotipato celebra i momenti belli accendendosi un grosso sigaro. Ma non ne e' dipendente : quando Erika lo costringe a spegnerlo in un bicchiere d' acqua, dicendogli che non vuole ne' doverlo riaccompagnare di corsa in ospedale ne' dover bonificare dalla puzza di fumo la sua bella casa al mare, lui non fa una grinza . E non fuma piu' per almeno una settimana, quando nel salutarlo, Erika gli restituisce l' astuccio con i sigari.

E quando la figlia di lei, disperata per le imminenti nuove nozze del padre, si accende una sigaretta, di nuovo Le viene spenta con puntuali ammonimenti sugli effetti del fumo e del fumo passivo sulla salute umana.

Sara' questo forse il secondo film che mi e' capitato di vedere in cui si manifesta la possibilita' di utilizzare la pellicola come veicolo di messaggi pubblicitari, questa volta a fin di bene, sul fumo e sui suoi effetti. EVVIVA !!!

07/02/2004

Fumare in Treno

 

In seguito alle proteste di alcuni cittadini ed esponenti politici per i futuri divieti di fumo applicati ad Eurostar ed Intercity, mi pongo alcune domande.Qualcuno di loro si è mai posto il problema di chi deve lavorare nelle carrozze per fumatori? Ha mai pensato che la salute dei controllori ha un valore immensamente più grande del piacere, dannoso, di una sigaretta? Ma insomma, per quale strano principio chi sta svolgendo il proprio lavoro deve essere costretto a respirare il fumo di chi viaggia? Nel mondo ci sono un'infinità di azioni permesse soltanto in determinate circostanze, non vedo perché il fumo non debba rientrare tra queste. Sarà bene cominciare a pensare che non fumare in treno è un modo per rispettare chi lavora, non un flagello che colpisce immotivatamente i fumatori. Se poi c'è chi desidera fare due "tiri" basta che scenda un minuto dal treno quando questo arriva in una stazione: la rete italiana non è la Transiberiana e qualsiasi treno anche a lunga percorrenza effettua diverse fermate a distanza di poco tempo l'una da l'altra. E chi invece avrà necessità di fumare di più, anziché lamentarsi perché non c'è la carrozza per fumatori forse farebbe bene a sottoporsi ad una terapia di disassuefazione.


Capra, cavoli, fumo sui treni e Libertà
ovvero "Libertà di non fumare promossa da Trenitalia

Mi rivolgo a chi dice che inizierà a fumare per rabbia, per opporsi alla
limitazione della "libertà" venuta dai divieti di fumare introdotti in
questi tempi. Considerazioni simili nascono dal non voler riconoscere che la
libertà di ognuno deve arrivare fino a dove inizia la libertà degli altri, e
non andare oltre. Al fumo di sigaretta non si può impedire di invadere
l'aria che respira chi sta negli stessi ambienti della sigaretta, non si può
perchè il fumo è fatto così,  si tratta delle leggi della fisica. E' una di
quelle situazioni nelle quali non si riesce, nemmeno facendo i salti
mortali, a salvare capra e cavoli. Si deve scegliere per forza: lasciare
fumare, o tutelare la salute di chi il fumo non lo vuole inalare: anche la
salute dei bigliettai e controllori dei nostri treni affumicati. In Italia
la Salute è un diritto sancito dalla Costituzione.

Cristina Vatteroni, Roma



















06/02/2004

Dal Corriere della Sera del 4 febbraio 2004.

L'ultimo vagone:"Prenderemo l'auto"


L'Eurostar 9444, partito dall astazione di Roma-Termini con dieci minuti
di ritardo, alle 15,40, ha fatto ingresso in quella fiorentina di  Santa
Maria Novella alle 17,16. In un'ora e 36 minuti di viaggio è stato però
impossibile calcolare anche solo sommariamente il numero di sigarette finite
nei polmoni dei passeggeri della carrozza n. 1 di prima classe: quella riservata
ai "fumatori". Ad un certo punto, poco dopo la stazione di Orte, è anzi
sembrato che ci fosse un accanimento nell'accensione delle piccole braci
di carta e tabacco. Quasi che una certa rabbia, se non proprio un senso
di sfregio, avesse il sopravvento sul piacere della dipendenza. Tutti parlavano
infatti del provvedimento che Trenitalia si appresta a varare in collaborazione
con il ministero della Salute. C'era una puzza terrificante. La coda del
vagone, praticamente, già non più visibile. Spariva, come in dissolvenza,
in una nuvola di fumo.
Eppure, alla partenza, sul binario 12 di Termini, pochi sapevano. "Gradisce?"
No, grazie. "Beh, il sigaro è un altro pianeta, si sa. Ma le sigarette...
sono trent'anni che fumo sempre le stesse. Due pacchetti al giorno". Dov'è
diretto "Milano. Sono un architetto". Allora, su questo vagone, con la densità
di fumatori che c'è, alla fine del viaggio, di pacchetti sarà come se ne
avesse fumati il triplo... "Me lo dice sempre anche mia moglie, quando torno
a casa dopo aver viaggiato in treno: è costretta a prendermi i vestiti e
pure la cravatta, e a mettere tutto all'aria". Puzzano? "Di più. Fanno schifo
anche a me". L'architetto Luca Corsini, 53 anni, non sa nulla di quanto
accadrà dal 1° marzo. E la sua reazione è simile a quella di tanti altri
passeggeri. "Cosaaaa?". Sicuro. Tutto deciso. "Ma sono pazzi? Ma è democratico
tutto questo?". Perchè poi, ecco, le prime considerazioni riguardano grandi
temi: la follia, la democrazia, la morte.
"Ma saranno anche affari miei come scelgo di crepare si o no?" Questo signore
balbetta. "Mi chiamo Sergio Anselmi e rappresento una grande azienda di
materiali elettronici. Bene: un anno fa, mio fratello, vegetariano, è deceduto
con un tumore alla testa. La scorsa estate, se n'è andata la mia segretaria,
con un tumore al seno: ed era una di quelle che ti viveva ad acqua minarale
ed insalate. Un asettimana fa, sono statro al funerale del portiere di calcetto
della mia squadra, pure lui portato via da un tumore alla gola:non solo
non s'era mai fumato una sigaretta, ma neanche mezza canna". Signor Anselmi
lei è fatalista? "io voglio poter crepare come meglio credo. E se qui me
lo impediscono, vuol dire che prenderò la macchina".
Stazione di Orte che schizza via dietro ai finestrini. Ciò che colpisce
è il tasso di grasso dei finestrini. Passandoci il dito, resta la striscia.
"E' questo schifo di fumo". Lei lo sa: Ada Clerici, 38 anni, è una delle
migliaia di viaggiatrici che, decidendo di prendere l'Eurostar all'ultimo
momento, si ritrovano con un posto a sedere prenotato su questo vagone "fumatori".
Lei che è stata una sportiva e ha giocato, a pallavolo, persino in serie
A. "Ora sono avvocato e spesso mi capita di dover prendere il treno all'improvviso.
Bene: otto volte su dieci, gli unici posti disponibili sono su questo vagone
della morte". Della morte, eh? "Pure certi fumatori si rifiutano di venirsi
a sedere qui dentro". Quelli che non fumano due pacchetti al giorno: ma
che la sigaretta, a metà mattina, l'accendono volentieri. Quelli che così
si alzano dalla loro poltrona - prenotata rigorosamente in anticipo - e
che, magari dopo aver risalito mezzo treno, antrano qui: nella fumeria.
"Beh una sigaretta...ma davvero una me la fumo volentieri. Uno come me,
se ne farà presto una ragione del divieto..." dice Andrea Cardini, 44 anni,
rappresentante di un'azienda di abbigliamento.
Poi arriva il capotreno. "Si sono decisi, porcaccia miseria". Lei e i suoi
colleghi non ne potevate più, giusto? "Giustissimo. Quando arriviamo in
questo vagone, dovremmo andare in apnea. E invece...". Invece? "Ti danno
il biglietto e ti sbuffano in faccia". Ma il sistema di aerazione di questo
vagone è uguale agli altri, oppure più potente? "Identico".
"Prossima stazione...Santa Maria Novella". Fumo che si potrebbe tagliare
a fette. Passeggeri che si alzano e si infilano il cappotto con gli occhi
rossi. Colpi di tosse. Certi che se ne accendono un'altra e scendono. Altri
diretti a Bologna e Milano, che dormono tranquilli, sprofondati nel più
mortale degli aerosol.
































































Cinzia ci scrive :

Dalla Repubblica di ieri.:

In un cinema di Roma

si fuma ancora !

Incredula ho telefonato al cinema.

 E' tutto vero. Hanno ottenuto l'autorizzazione
qualche anno fa. Ma come avete fatto gli ho chiesto. So che è necessaria
una deroga rilasciata dal sindaco. E poi come vi mettete con la nuova legge?.
Mi ha assicurato che avevano le carte in regola e che il futuro dovranno
vedere come regolarsi. Mi ha sconsigliato di andarci in questi giorni perchè
l'impianto di riscaldamento non funziona e quindi è fuori servizio anche
il depuratore d'aria.

L'autore è Franco Marcoaldi.

 


Dunque fanno sul serio. Nella giornata di martedì un brivido è corso lungo
la schiena di noi fumatori, gli irriducibili coatti del tabagismo puntiti
dai diktat della salute statale coatta, i panda bacati dell'umanità, gli
unici suicidi-omicidi della società occidentale. Eh sì, fanno proprio sul
serio: dapprina hanno impedito il fumo sui voli, con l'inizio di marzo accadrà
altrettanto nei treni Eurostar e a partire dal 2005 nella maggior parte
dei locali pubblici. Le riserve di noi indiani senza filtro si stanno paurosamente
riducendo. Perciò ieri mi sono fiondato al primo spettacolo del cinema Alcazar,
per quanto mi è dato sapere l'unica sala romana in cui sia ancora consentito
fumare: sai mai che con l'aria che tira salta anche quest'ultimo santuario
del vizio! Già, perchè è così che uno se l'immagina: atmosfera residuale,
d'antan, anni Sessanta. Aria soffocante e stantia, le volute cilestrine
di fumo he ingrangono lo spicchio di luce del proiettore. Per terra montagne
di cicche mescolate a non meno gigantesche montagne di gusci di pistacchio,
come nei cinemini periferici degli anni andati. E invefce niente di tutto
questo, a dispetto delle attese (catastrofiche) dei salutisti e di quelle
(romantiche) di certi fumatori. L'Alcazar è un'ottima sala, dove si fa un'ottima
programmazione e ci sono ottime poltrone (un po' meno comode giustappunto
quella della galleria, l'unico spazio dove sia consentito fumare: si sa,
la dissolutezza va in qualche modo pagata). Aggiungo che a fianco di ogni
poltrona c'è il relativo portacenere e un efficace sistema di aerazione
evita qualunque stagnazione tossica.
Peraltro data l'ora, sono le quattro e mezzo del pomeriggio, soltanto un
altro signore - anziano ed elegante - condivide con me il suo vizio-passione.
Ci guardiamo con simpatia  e complicità e complicità, a distanza. Quasi
che, come l'amore per Rilke, qui sia il fumo a custodire le nostre reciproche
solitudini.
Frattanto si abbassano le luci in sala e mi torna alla mente il momento
in cui Hollywood, pressata dalla prima crociata antifumo, americana ovviamente,
cominciò ad occultare il consumo di tabacco nei film. In quella scelta così
a modo e così poco realistica si dimostra se non altro una qualche comprensione
nei confronti del povero spettatore. Mi spiego: il film in programmazione
qui all'Alcazar, è l'intelligente "The mother" di Roger Michell, una storia
già di suo scabrosetta (una donna sessantenne, che ha appena perso il marito,
finisce a letto con l'amante della figlia).
Ebbene, in aggiunta il suddetto amante qua e là beve alcolici, si fa le
canne e a un certo punto pippa cocaina o similia. E ioche sto a guardarlo,
non posso neanche fumarmi una misera Camel?
Lo so, mi sto imbarcando su una strada pericolosa. E già vedo molti ditini
alzati che mi ammoniscono di fare meno lo spiritoso su una questione tanto
delicata quanto quella del fumo che procura un'infinità di malati e di morti.
Ma di questo è perfettamente consapevole qualunque fumatore che abbia un
minimo di sale in zucca. E quello stesso fumatore comprende benissimo anche
la battaglia contro il fumo passivo. Vorrebbe soltanto che al contempo non
si tralasciasse un altro modesto concetto, che pure ha avuto una certa rilevanza
nella nostra storia moderna: il libero arbitrio, con tutti i pericoli e
le contraddizioni ad esso connessi.
Basta aver letto "La coscienza di Zeno" per sapere a quale tragicommedia
quotidiana vada incontro ciascun tabagista, perennemente oscillante tra
il piacere di abbandonarsi al capriccio e il desiderio di emanciparsi da
quella schiavitù. E proprio in omaggio a Zeno mi accendo l'ultima sigaretta,
ben sapendo naturalmente che non sarà l'ultima, se non al modo in cui l'intende
Svevo:"Penso che la sigaretta abbia un gusto più intenso quando è l'ultima.
Anche le altre hanno un loro gusto speciale, ma meno intenso. L'ultima acquista
il suo sapore dal sentimento della vittoria su se stesso e la speranza di
un prossimo futuro di forza e di salute. Le altre hanno la loro importanza
perchè accendondele si protesta la propria libertà e il futuro di forza
e salute permane, ma va un po' più lontano.







































































Treni no-smoking?

Una logica autoritaria

Caro Sandro, dal 1 marzo verranno soppresse su tutti i treni le carrozze per fumatori (per altro già ridotte all'osso). Posso dire che il provvedimento è ispirato da una logica autoritaria, intollerante, proibizionista, irrispettosa del diritto delle minoranze, sostanzialmente fascista? Certo, sono parole impegnative e solenni. Ma la repressione dei fumatori sta diventando davvero feroce e, soprattutto, sproporzionata. (Mi piacerebbe sapere, tra l'altro, quanto è costata allo Stato quella grottesca campagna pubblicitaria che ci costringe a "convivere" per tutto il giorno con slogan horror - tipo «Il fumo uccide» - o ridicoli - «Il fumo invecchia la pelle». Di fronte alla morte che volete che sia un'epidermide imperfetta?). Inutile ribadire che tutto questo è importato - pedissequamente - dall'America: dove, ieri, fumare era "smart" (guardate il cinema fino agli anni '70, e il modello Bogart) e oggi è tabu. Bere e ubriacarsi nei week end, invece, è Ok. Noi, vecchia Europa e Belpaese, facciamo proprio come loro, visto che lì si può morire di tutto - anche e soprattutto per assenza di sanità pubblica - ma fumare proprio non si può (a meno di non essere neri, portoricani o comunque "ultimi"). In compenso, la Tv ci incita a bere e a trovare «il gusto pieno della vita» in bottiglie così affatturate che nemmeno se ne sa la composizione. Il brutto è che se fumi ti guardano storto anche qui a "Liberazione".... Ciao
Rina Gagliardi


PuraSirchia: tu vuo' fa' l'americano
Caro direttore, si sarebbe detto, un tempo, di bene in meglio. Mi riferisco ovviamente all'ultima pensata dell'impareggiabile Sirchia sull'abolizione di una carrozza riservata ai fumatori sui treni veloci. Ho una consulenza che mi porta due volte a settimana a Bologna, e le tre ore del viaggio le impiego a leggermi i giornali, rivedere gli appunti per l'appuntamento che mi aspetta e, naturalmente, a fumarmi un paio di sigarette. L'ho sempre fatto e senza mai arrecare disturbo se non ad altri fumatori come me, e dunque il nuovo altolà della Casa delle libertà mi fa veramente uscire dai gangheri. Se li lasciamo fare questi integralisti per vocazione finiranno per vietarci di fumare anche per strada, come del resto già accade in alcune città della California. Dimentichi, tutti, che in Italia si muore assai più di stupidi incidenti stradali che non di fumo passivo (la cui causa di tumori è tutta ancora da dimostrare), e in America di revolverate e scariche di mitraglia, come si può leggere in qualche buon articolo del "New York Times". Ma noi, via: tutto all'americana. Anche per l'Iraq….

Ottavio Voglino via e-mail








Da Metro di oggi :



I fumatori sono
degli appestati
Voi fumatori venite trattati come
appestati perché lo siete.
Puzzate in maniera nauseabonda
e causate malattie anche
a chi ha la sfortuna di condividere
con voi lo spazio.
Vladimiro Bertolaia


Fumo sui treni
battaglia di libertà
Da marzo non si fumerà più
sui treni? Io comincio a fumare
ora, a quasi quarant?anni
per oppormi all?intolleranza
dei non fumatori. Se come cittadini
siamo considerati troppo
stupidi anche solo per decidere
se fumare o meno, non è
nemmeno il caso che ci lascino
il diritto di voto. Ormai è una
battaglia per la libertà.Marco






























05/02/2004

Fumo, divieto totale su Eurostar e Intercity
Il Corriere della Sera 04/02/2004

      ROMA - Si riducono ancora gli spazi del libero fumo. Dal primo marzo
sparirà completamente dalle carrozze dei 130 Eurostar e dei nuovi Intercity,
18 in tutto. La campagna di Trenitalia, annunciata ieri dall'amministratore
delegato Roberto Renon e dal direttore della divisione passeggeri Massimo
Ghenzer, prevede la completa eliminazione di sigari e sigarette da tutti i
convogli della velocità man mano che verranno rinnovati, entro il 2006.
Nessuna differenza di trattamento tra prima e seconda classe. Le carrozze
« ex fumatori » verranno bonificate per eliminare tracce residue di fumo, ad
esempio su posacenere, tappezzeria e moquette. I divieti erano stati già
introdotti lo scorso anno nelle linee regionali, interregionali, diretti e
in tutte le vetture letto e cuccette con percorso notturno.
      Non riguardano invece gli « espressi » , gli unici che sopravvivono
per il momento all'ondata salutista. Ma arriverà presto la loro ora. ALTRI
DIVIETI - La campagna di Trenitalia è stata ribattezzata « Libertà di non
fumare » e raccoglie lo spirito della recente legge italiana contro il
tabacco.
      Difendere i cittadini dalle sostanze dannose che si diffondono nell'
ambiente alla prima boccata. Chi vuole gustarsi la sua sigaretta in santa
pace ovviamente potrà concedersi il lusso, purché si allontani dai luoghi
proibiti che cominciano a diventare davvero numerosi. Pensiamo soltanto a
quanto accadrà a gennaio 2005, data di entrata in vigore del regolamento
attuativo della nuova legge voluta dal ministro della Salute, Girolamo
Sirchia. I fumatori potranno coltivare il loro piacere solo all'aria aperta,
a casa propria e in tutti quei posti dove siano state previste aree con
impianti di aereazione.
      Sono inclusi bar, ristoranti e tutti i luoghi pubblici frequentati dal
pubblico. I treni invece non sono contemplati dalle ultime norme ed è stata
un'iniziativa spontanea dell'ente che governa le ferrovie quella di
prevedere i divieti, rifacendosi alla legge 626 per la tutela dei
lavoratori, sui 130 Eurostar quotidiani e i 18 Intercity ultimo modello che
collegano ogni giorno 160 stazioni italiane, utilizzati da 70 mila
passeggeri. RINUNCIA - Chissà quanti fra loro rinunceranno a farsi
trasportare dai treni e a scegliere altri mezzi di spostamento pur di non
sottostare ai nuovi obblighi.
      Secondo un'indagine Trenitalia si comporterebbe così il 4% dei clienti
la cui percentuale è comunque inferiore a quella di chi plaude all'
iniziativa e dichiara che da ora in poi salirà più volentieri a bordo, il
7%. Assotabacco, l'associazione dei produttori di sigarette, assorbe il
colpo con signorilità: « È un'iniziativa che tutela dal fumo passivo, quindi
ci trova d'accordo - afferma il direttore, Carlo Bassi - . Ci limitiamo però
a ricordare che nel resto d'Europa sono state realizzate zone riservate » .
Nei treni italiani invece no, spariscono i santuari del vizio, la prima e l'
ultima carrozza. I trasgressori verranno puniti con una multa da 7 euro. A
battezzare il nuovo corso è stato il ministro Sirchia che non si è limitato
a insistere sul fatto che il fumo è un pericoloso inquinante ambientale
auspicando di poter « contare sulla collaborazione dei passeggeri perché la
campagna abbia successo » . Il titolare della Salute è salito sulla carrozza
3 dell'Eurostar Roma- Venezia e in uno scompartimento ha annunciato la
novità ai passeggeri in attesa del fischio di partenza dalla stazione
Termini, perlopiù turisti americani. Il suo messaggio registrato verrà
diffuso il primo marzo nei convogli soggetti al nuovo sistema. Una trovata
quella di Sirchia, che i pubblicitari e gli esperti della comunicazione
giudicano azzeccata. Soddisfatti ovviamente al Codacons, l'associazione dei
consumatori: « La sfida adesso sarà far rispettare questi divieti, chiediamo
di incrementare i controlli e le sanzioni » . Giuliano Bianucci, presidente
dell'associazione fumatori non trova parole: « È pazzesco emarginarci così.
In Italia i fumatori sono il 30% della popolazione adulta, ce ne sono uno o
due per carrozza. Una minoranza che ora subisce l'ennesimo sgarbo del
khomeinista Sirchia. Con i ristoranti ci siamo organizzati, segnalandoci per
e- mail dove possiamo essere liberi. Ma con i treni non abbiamo scelta » .
      Margherita De Bac Nessuna differenza tra prima e seconda classe.
Trenitalia: bonificheremo le vecchie carrozze



































































corsera 3 febbraio 2004
CENTRI COMMERCIALI, PROBIRE IL FUMO
 
Ben venga il divieto di fumo in tutti i locali , mi chiedo cosa aspettino
questi grandi centri commerciali. domenica vado in un centro commerciale
con i miei due bimbi di 5 e 3 anni. l'assalto al centro è veramente notevole.
rientro a casa con i figli e naturalmente anch'io con una puzza incredibile
attaccata ai vestiti ed ai capelli. continuiamo a farli respirare così o
quando faccio la spesa devo trovare una baby sitter a casa?
Manuela Gandolfi.
 

La situazione dei centri commerciali di Milano è identica a quella di tutte
le altre città italiane. Sono trasformati in camere a gas. Quanto dovremmo
aspettare ancora per compiere i nostri acquisti senza morire affumicati?
Che aspettano le direzioni ad affiggere i cartelli in questi luoghi sempre
affollatissimi? Dobbiamo fare la spesa altrove? E' una soluzione almeno
finché non si decideranno ad agire.
Cinzia Marini
Vicepresidente di Aria Pulita Associazione Non Fumatori
www.nonfumatori.it/ariapulita























Dal sito non fumatori svizzeri

Il Forum Médical Suisse e il

fumo passivo nei ristoranti
Nel numero del 29 ottobre 2003 (N. 44), la rivista Forum Médical Suisse
pubblica un articolo del Dr. Otto Brändli e dei suoi co-autori, intitolato
"Il fumo passivo al ristorante". Questo articolo, che trova le sue basi
scientifiche su un vasto elenco di riferimenti, è destinato a diventare
un caposaldo in materia. Ne citeremo alcuni passaggi, invitandovi a leggere
l'articolo nel suo insieme, che è disponibile sul sito del Forum médical
suisse.

"Nel corso di molti decenni, l'industria del tabacco ha messo a tacere e
perfino contestato gli effetti del tabacco sulla salute dei fumatori attivi.
Ora, la storia si ripete con la minimazzazione del pericolo del fumo passivo.
Il fumo passivo costituisce la fonte principale di aria viziata negli ambienti
chiusi e risulta la causa di danni acuti e cronici alla salute. La nuova
classificazione, da parte dell'OMS, del fumo passivo nel gruppo dei carcinogeni
più pericolosi per l'uomo non fa che confermare il rischio che quest'ultimo
costituisce per la salute. »

« [...] Nel ruolo di principale sconfitto, l'industria del tabacco rende
difficile questo processo di cambiamento verso una limitazione dell'uso
del tabacco, cercando di trovare nell'industria alberghiera un alleato con
argomenti non oggettivabili. La maggioranza dei consumatori si sente certamente
infastidita dal fumo degli altri e desidera locali separati, ma allo stesso
tempo non si esprime nettamente ed esita a recalmare una regolamentazione
chiara, accettando in qualche maniera il messaggio di "tolleranza" che l'industria
del tabacco si sforza di diffodnere da qualche anne. Tolleranza intesa come
autodeterminazione dei consumatori come modello di soluzione. Nel pubblico,
anche e soprattutto a causa di campagne condotte dalle organizzazioni a
favore del tabacco, il fumo passivo non è sempre percepito come dannoso
per la salute, a dispetto dei fatti scientifici che provano la sua nocività.
»

"Alcune ricerche hanno dimostrato che nei ristoranti, la concentrazione
di fumo passivo è di circa 1,6 a 2 volte maggiore (nei bar, anche da 4 a
6 volte maggiore) di quella rilevata negli altri posti di lavoro dove il
fumo non è regolamentato, e circa 1,5 volte maggiore di quella rilevata
negli appartamenti abitati almeno da un fumatore. Alla luce di questi elementi,
il livello attuale di regolamentazione lascia molto a desiderare. È stato
dimostrato che la separazione dei fumatori dai non fumatori costituita dall'unica
delimitazione delle zone riservate all'interno di uno stesso spazio, con
o senza ventilazione, risulta insufficiente. Questa soluzione è, malgrado
tutto, raccomandato e diffuso dall'industria svizzera del tabacco, la maggiore
associazione di albergatori e ristoratori (GastroSuisse), così come l'associazione
di Svizzera e Lichtenstein delle società di riscaldamento e ventilazione
per gli edifici pubblici. »

"Dal momento che l'offerta messa a disposizione non corrisponde visibilmente
al desiderio di una grande maggioranza della clientela, la stretegia più
diffusa dei non fumatori è di evitare i locali dove si fuma". Più del 60%
dei clienti non fumatori affermavano di evitare o uscire da questi locali
anticipatamente. Per i non fumatori, l'unica ragione di entrare in un locale
per fumatori era di incontrarsi con dei conoscenti. »

"Con lo slogan 'tolleranza e cortesia' e il sostegno dell'industria svizzera
del tabacco, la campagna attuale di GastroSuisse, che consiglia l'autoregolazione
da parte dei clienti, illustra i metodi impiegati per il mantenimento, a
termine, dello statu quo prevalente da diversi decenni". Negli Stati Uniti,
l'industria del tabacco ha perfino tentato, con la stessa strategia, di
impedire qualsiasi legislazione che regolamenti il fumo negli alberghi.
Il diritto all'autodeterminazione, così diffusamente reclamato in Svizzera,
viene strumentalizzato in maniera unilaterale. »

"È importante informare i gruppi interessati (ristoratori, consumatori)
sui desideri e gli interessi predominanti e di mostrare in che maniera viene
influenzata la presa di decisioni". Un punto importante è la demistificazione
dell'autoregolazione diffusa dall'industria del tabacco. La regolamentazione
attualmente esistente in realtà non funziona e per i non fumatori la strategia
consiste a evitare certi locali, con un'elevazione del tasso di malcontento
nei confronti dell'offerta corrente. Vale la pena allontanarsi dal diktat
normativo dell'industria del tabacco che in Svizzera riveste un ruolo importante
all'interno della legislazione da molti decenni. L'industria alberghiera,
ma anche i consumatori, hanno il dovere di emanciparsi e di valutare in
maniera independente le proprie soluzioni. La conseguente introduzione di
locali per non fumatori, anche senza disposizione legale vincolante, sembra
reale e inevitabile. »
***
New York: il divieto di fumare è un buon affare per i ristoratori
20 ottobre 2003 - Un recente sondaggio della celebre guida Zagat, che ha
coinvolto 30.000 clienti dei ristoranti di New York, mostra che il 23% dei
clienti vanno più di frequente al ristorante grazie alla legge che ha istituito,
nel marzo 2003, la creazione di luoghi di lavoro completamente senza fumo
in tutto le imprese della Grande Mela, compresi i bar e i ristoranti. Questo
dato deve essere comparato con il 4% di coloro che dicono di aver diminuito
le loro frequentazioni. Dall'entrata in vigore della legge antifumo, New
York conta un numero due volte maggiore di aperture di ristoranti rispetto
alle chiusure. Il 53% dei newyorkesi afferma di spendere di più per i pasti
rispetto al 2001.

La nuova legge ha il sostegno di più del 70& della popolazione. In effetti,
tutti ne escono soddisfatti. I clienti possono apprezzare i loro pasti in
un ambiente la cui qualità è decisamente migliorata, che è percepita come
una migliore prestazione. Il presonale non è più obbligato a lavorare in
un'atmosfera tossica che rappresentava un pericolo reale per la salute.
I ristoratori non possono che essere contenti nel vedere i loro fatturati
aumentare in maniera spettacolare.

Questa realtà newyorkese contrappone una secca smentita alle affermazioni
dell'industria del tabacco, che agita senza sosta lo spauracchio di una
diminuzione del 30% del fatturato in caso di divieto di fumare nei ristoranti.
Questo numero magico del 30% di ribasso non si fonda su nessun dato tangibile:
è pura e semplice disinformazione. Tutte le osservazioni e statistiche fatte
fino ad oggi mostrano che l'instaurazione del divieto di fumo nei ristoranti
è sempre seguita da un aumento della frequentazione e da molteplici ricadute
positive per il ristoratore: meno lamentele da parte dei clienti, diminuzione
dell'assenteismo del personale, aumento della consumazione, diminuzione
dei costi di pulizia, scomparsa delle bruciature sulle sedie, sulle tovaglie,
sui tovaglioli, sulle tende, un ambiente più profumato, diminuzione dell'annerimento
di muri e tende, e così via.

***
Lettera di Heather Crowe, cameriera, vittima del tabagismo passivo
Heather Crowe vive a Ottawa, in Canada. Non ha mai fumato e, malgrado ciò,
è una malata terminale di cancro ai polmoni. I medici attribuiscono la sua
malattia ai suoi quarant'anni di lavoro nell'atmosfera affumicata di bar
e ristoranti. La signora Crowe ha fatto valere i suoi diritti di vittima
di una malattia professionale e i tribunali canadesi si sono pronunciati
in suo favore.

Oggi, la signora Crowe ha 57 anni. Ha formulato una richiesta prima di morire.
La esprime in una lettera (in basso) che ha inviato al governo canadese.

25 novembre 2002

Egr. Signori,

il mio desiderio è quello di essere l'ultima persona che decede a causa
dell'esposizione al fumo passico sul posto di lavoro.

Tuttavia, senza il vostro aiuto non posso realizzare il mio obiettivo.

Secondo le leggi e i regolamenti, tutti i datori di lavori hanno di dovere
di proteggere la salute dei lavoratori. Poiché è stato riscontrato che l'esposizione
al fumo ambientale è, a qualsiasi livello, pericolosa per la salute, i datori
di lavoro vengono meno a questo dovere se continuano ad accettare che si
possa fumare sul posto di lavoro. Voi potete aiutare i datori di lavoro
ad adempiere ai loro obblighi imponendo il divieto di fumare sul posto di
lavoro. Tutti i posti di lavoro, senza eccezione. Le eccezioni per bar e
ristoranti non fanno che svalutare la salute e la sicurezza del personale
di questi locali, di cui io faccio parte. Noi, cameriere e camerieri, non
abbiamo polmoni di seconda classe e non c'è ragione per cui la nostra salute
debba essere protetta in maniera inferiore. Vi incito dunque ad agire immediatamente,
al fine di porre il divieto di fumare in tutti i posti di lavoro della vostra
giurisdizione. Sarei molto felice di avere la possibilità di discutere personalmente
di questa questione con voi.

Se deciderete di creare una regolamentazione che offre la piena protezione
contro il fumo passivo a tutti i lavoratori della vostra giurisdizione,
sarò lieta di fornirvi tutto il sostegno e l'assistenza che sarò in grado
di offrire.

Nella speranza di avere presto vostre notizie.

In fede.

Heather Crowe































































































































































Marco Badiani oggi ci ha scritto :

Divieto sui treni

Stamani ho letto sul Corriere della Sera un articolo, a pagina intera, in merito al divieto di fumare su Eurostar e Intercity, preannunciato dal trafiletto in prima pagina. Tra le altre cose si faceva riferimento alla 626 (!!!) e si parlava della tutela della salute dei controllori. Era ora!
Spero che anche qualcuno di voi lo abbia letto. Purtroppo non posso scannerizzarlo perché ho lo scanner che non funziona.
Forse mi sto illudendo, ma mi viene da pensare che quando scriviamo a Trenitalia ciò che diciamo viene letto con attenzione e induce almeno a delle riflessioni (anche se poi non riceviamo risposta).
Ciao.

Marco Badiani







04/02/2004

In parlamento ci sono

più fumatori che non fumatori.

Questo significa che:

1. Di nuovo che "chi fuma ha successo nella vita e riesce a farsi eleggere
in Parlamento più di chi non fuma"
2. La composizione del Parlamento non rispecchia la Società.
3. Si fanno gli affari loro più che farsi gli affari degli altri.
4. Cosa aspettiamo a mandarli a casa ?










UNA NUOVA VIGNETTA

DA BUCNIC !!!

A proposito del divieto di fumo in treno, l' amico Nicola ( Bucnic ) ci ha inviato oggi questa divertente vignetta :

http://www.sclicca.com/img/fiumo.gif

Cristina oggi ci ha scritto :

SONO TROPPO OTTIMISTA?

Con un  lungo preannuncio, i fumatori hanno un anno per rimuginare nella
loro testa e rendersi conto del divieto, così che quando arriverà lo
rispetteranno.
Una applicazione immediata avrebbe portato all' infrazione del divieto.
Formalmente, il tempo serve per predisporre le "salette", ma anche a
decidere anche che non serve farle.
di sicuro come dicevano le nonne "il meglio è nemico del bene".

Anche i 7 euro della multa per il divieto sui treni che varrà dal primo
Marzo può sembrare poco, ma almeno così i controllori non si sentiranno
molto in colpa nel fare le multe ai "poveri fumatori",  e ne faranno tante.
RICORDO A TUTTI che all' ufficio clienti delle maggiori stazioni
ferroviarie, si può fare na segnalazione scritta sull' apposito LIBRONE DEI
RECLAMI, per esempio che sul treno X alle ore Y il controllore con i capelli
biondi ( o meglio il numero matricola... ) non faceva rispettare il divieto
o fumava lui stesso. Trenitalia prende molto sul serio queste segnalazioni.



















03/02/2004

LA GIURIA

Anche ne La giuria l'indiscusso maestro del legal thriller, al solito, ha scelto dal suo sterminato bagaglio giuridico personale un tipico termine giuridico come titolo e punto di partenza della storia, la giuria appunto – altre volte il cliente, il socio, il partner, l'avvocato di strada (che negli Usa è una figura vera e propria, lo streetlawyer) o il testamento –. E' lo stile di John Grisham, perfettamente esemplificato in questo romanzo, e prevede la costruzione di trame intricatissime, veri e propri meccanismi ad orologeria, sfruttando le possibilità offerte da una figura o da un termine giuridico. Il caso al centro della trama de La giuria prende avvio dalla morte di un uomo, causata dal vizio del fumo, che spinge la moglie ad intentare causa ad una potente multinazionale del tabacco. Nella fase preliminare del processo l'azienda ricorre ad ogni possibile trucco per selezionare una giuria scelta ad hoc per vincere la causa, perché in genere la giustizia americana è molto sensibile alle finanze delle parti in causa. Nicholas Easter, un giovane e brillante ex studente di legge, riesce ad entrare nel ristretto numero dei giurati e, grazie alle sue conoscenze legali, si impone progressivamente come il vero leader del gruppo (ogni giuria ne ha uno), l'indiscusso ago della bilancia in grado di pilotare il giudizio finale in base alle proprie motivazioni. Il ragazzo ha però qualcosa da nascondere, un passato sfuggente e misterioso: Grisham ci lascia incerti fino all'ultima pagina sui reali scopi del giovane protagonista, dilatando sapientemente la suspense fino al momento culminante della sentenza.

John Grisham, La giuria, Milano, Mondadori, 1996; pp. 443

Fumo:

da 1 marzo vietato

su tutti treni Eurostar e Intercity

(ANSA) - ROMA, 3 FEB -

Divieto di fumo sui treni Eurostar e Intercity a


partire dal prossimo primo marzo. Viene esteso

cosi' il programma 'liberta' di non fumare'

promosso da Trenitalia, e presentato questa

mattina a Roma da Girolamo Sirchia,

dall'amministratore delegato di Trenitalia, e dal

direttore della divisione passeggeri.

Il provvedimento sara' gradualmente esteso a


tutti nuovi Intercity che entreranno in esercizio

entro il 2006.








Cinzia Marini ci ha segnalato :

 

Ospedale senza fumo

 

 

Chi fuma?

Secondo il barometro Sanità del Comité Français d’Education pour la Santé (CFES, Comitato francese d’educazione sanitaria, N.d.T.), nel 1995 fumava il 36% delle persone intervistate (il 31,2% regolarmente e il 4,8% occasionalmente).

Gli uomini fumano più delle donne: dichiara di fumare il 42% degli uomini contro il 31% delle donne.

 

 

Le professioni sanitarie

Le professioni sanitarie sono strategiche dal punto di vista della lotta al tabagismo e dell’educazione sanitaria nel settore.

Il barometro Sanità 1995, relativo ai medici generici, rivela l’esistenza di una stretta interconnessione tra il tabagismo personale dei medici e il loro atteggiamento verso la lotta al fumo. In generale, la posizione dei professionisti della salute conferisce loro un ruolo d’esemplarità e il loro tabagismo sembra essere, in numerosi paesi, una sorta di "termometro" della situazione generale.

In Gran Bretagna e negli Stati Uniti, la diminuzione del fumo tra i medici è strettamente legata alla diminuzione del tabagismo nella popolazione in generale.

In Francia, il numero di medici fumatori è in calo dal 1992, mentre non si rilevano differenze degne di nota nella popolazione in generale.

Il numero di medici fumatori è paragonabile a quello dei quadri aziendali (il 37,7% di fumatori medici contro il 38% di fumatori dirigenti aziendali).

Un terzo del personale ospedaliero, considerato nel suo complesso (senza distinguere tra le singole categorie), dichiara di fumare, se non altro di tanto in tanto.

Il numero dei fumatori di sesso maschile impiegati in strutture medico-sanitarie è inferiore a quello dei fumatori maschi nella popolazione in generale (il 32,9% contro il 42%), mentre le donne impiegate in strutture ospedaliere fumano più della popolazione femminile in generale (il 38,6% contro il 31%).

 

 

A che età?

Il comportamento tabagico è fortemente legato all’età degli individui: più, infatti, essa avanza, più scende la percentuale di fumatori. Così, dal 54,5% di fumatori nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni si passa, tra i 60 e i 75 anni, al 14%. Globalmente, tra i 18 e i 34 anni fuma una persona su due.

 

 

Decessi legati al fumo

In Francia, il fumo è all’origine di più di 60.000 decessi l’anno, dei quali 35.000 per cancro e 13.000 dovuti a malattie cardiovascolari.

Il tabagismo è, in Francia, la prima causa evitabile di mortalità.

 

 

Fumo e cancro

Il fumo è la più frequente causa conosciuta di cancro.

Tra i fumatori, il rischio di cancro del polmone è 10 volte più elevato che tra i non fumatori.

In Francia il tabagismo è all’origine di più dell’11% del totale dei decessi e del 20% del totale dei decessi maschili.

È negli uomini d’età compresa tra i 35 e i 69 anni che si osserva il maggior numero di decessi (33.000) imputabili al tabagismo, pari al 32,7% del totale dei decessi in questa fascia d’età.

In generale, senza distinguere tra le singole fasce d’età, un fumatore ha un’aspettativa di vita di 16 anni inferiore rispetto a quella di un non fumatore; tale differenza sale a 23 anni per le persone d’età compresa tra i 35 e i 69 anni.

 

Il tabagismo passivo

Sebbene assai inferiori a quelli del tabagismo attivo, i rischi del tabagismo passivo, a livello individuale, non sono trascurabili.

In soggetti vulnerabili (affetti da asma, insufficienze respiratorie o patologie coronariche) l’esposizione al fumo altrui può essere densa di conseguenze, ma, se importante e cronica, essa può risultare assai dannosa anche in soggetti sani.

 

 

Genitori fumatori, figli tossitori

Inoltre, nei primi anni di vita, si osservano, con maggiore frequenza nei casi di tabagismo parentale, infezioni delle vie respiratorie, bronchiti, polmoniti, otiti, laringiti e faringiti.

 

Le donne e il fumo

La condizione ormonale della donna le assicura, sino alla menopausa, una certa protezione dalle patologie cardiovascolari. Il fumo riduce tale protezione naturale. Nelle donne che fanno uso di contraccettivi orali il rischio di complicanze cardiovascolari aumenta notevolmente.

Infine, il fumo disturba il normale funzionamento di un ormone femminile, l’estrogeno, il che provoca:

  • un calo della fertilità;
  • un anticipo di circa 2 anni nella comparsa della menopausa;
  • un aumento della fragilità ossea;
  • danni alla cute (colore più smorto, perdita d’elasticità, precocità delle rughe).

Il tabagismo in gravidanza provoca ipotrofia del neonato alla nascita, aumenta il rischio di prematurità neonatale e d’aborto ed è una delle cause sia della sindrome d’apnea durante il sonno che della morte improvvisa del neonato.

 

Luoghi di cura, luoghi di prevenzione

Gli istituti di cura non sono luoghi ordinari: di conseguenza, i comportamenti ivi osservabili assumono più che altrove una valenza d’esemplarità per tutto ciò che concerne la salute.

 

Il ruolo dei professionisti della salute: una missione all’insegna della prevenzione.

Compito del personale sanitario è la promozione di una società senza fumo, in conformità alle prestazioni terapeutiche di qualità da esso fornite e alla missione d’educazione sanitaria da esso svolta.

La responsabilità e la credibilità del professionista della salute passano, innanzi tutto, attraverso l’immagine che esso accetta di dare riguardo a coloro che desidera curare.

Di conseguenza, per essere un modello di riferimento nel proprio ambiente sociale e poter convincere i propri pazienti circa gli effetti estremamente nocivi del tabagismo, è importante, se non indispensabile, che gli operatori sanitari non fumino.

 

La promozione di un presidio sanitario senza fumo rappresenta:

  • un diritto dei malati;
  • un dovere degli operatori sanitari;
  • un bisogno di tutti.

 

Pertanto, il ruolo degli operatori sanitari è:

  • essenziale, vigilando, essi, sul rispetto dei principi di prevenzione;
  • insostituibile, giacché l’impatto di un messaggio di prevenzione inviato da un operatore sanitario è recepito con efficacia ben maggiore;
  • difficile, in quanto il soggetto dipendente (e/o malato) presenta una recettività molto variabile ai messaggi di prevenzione;
  • atteso, in quanto il fumatore necessita di tale aiuto per lo sviluppo di una motivazione interiore.

 

Strategia per la creazione di presidi sanitari senza fumo

La legge Evin del 10 gennaio 1991, finalizzata alla lotta contro il tabagismo, ha superato una tappa ulteriore nell’inasprimento della regolamentazione sul divieto di fumare nei luoghi adibiti ad un uso collettivo.

I luoghi senza fumo divengono, in tal modo, la regola e quelli per fumatori l’eccezione.

Peraltro, l’ospedale ha una responsabilità diretta secondo la legge ospedaliera del 1991 che ne stabilisce le 4 funzioni fondamentali: assistenza, trattamento, ricerca e prevenzione.

È in questo spirito che nel 1996 la Mutuelle Nationale des Hospitaliers et des Personnels de Santé e l’Assistance Publique/Hôpitaux de Paris hanno fondato la rete "Ospedali senza fumo".

Tale associazione, istituita a seguito della citata legge del 1991, s’inserisce nel quadro di una strategia europea mirante a promuovere la lotta contro il tabagismo nelle strutture sanitarie.

 

Tale strategia, espressa in forma di Carta, è finalizzata, in particolare, a:

    • sensibilizzare il legislatore e tutto il personale sanitario;
    • introdurre un piano di formazione per gli operatori sanitari;
    • delimitare le aree fumatori collocandole lontano dalle zone d’accoglienza e assistenza dei pazienti;
    • prevedere l’aiuto per la disassuefazione e organizzarne la gestione personalizzandolo in base alle esigenze del singolo fumatore dipendente;
    • dapprima convincere, quindi, se necessario, costringere.

 

Liberarsi dal fumo

  • È sempre utile.

Per quanto riguarda il cancro del polmone, con la cessazione del fumo da parte del soggetto diminuisce progressivamente il suo rischio di sovramortalità. Lo stesso vale per il rischio cardiovascolare, che decresce molto più rapidamente. È, quindi, sempre utile smettere di fumare.

  • È sempre possibile.

Un fumatore su due desidera smettere di fumare. Liberarsi dall’abitudine tabagica è possibile: il 31% dei non fumatori attuali sono ex fumatori che sono riusciti a smettere.

 

Come smettere

Smettere di fumare è, innanzi tutto, una decisione personale: le possibilità di successo dipendono dal grado di motivazione interiore del soggetto e dal suo livello di dipendenza comportamentale e farmacologica.

Non esistono metodi "miracolosi" né universali: la scelta deve basarsi sul singolo caso specifico.

Condizione preliminare e indispensabile è la presenza di un sufficiente grado di motivazione, senza la quale nulla è possibile. Occorre sapere che il moltiplicarsi dei tentativi di smettere non è un segno di fallimento, bensì un presagio di successo definitivo (8 ex fumatori su 10 non sono riusciti al primo tentativo: ogni tentativo è un passo avanti verso il successo).

Il fumatore desideroso di smettere può parlarne al proprio medico curante o chiedere consiglio presso la consulta per la disassuefazione dal tabagismo presente nella più vicina struttura sanitaria.

Esistono, in commercio, trattamenti farmacologici alla nicotina: per ora sotto forma di gomme da masticare e di cerotti, presto saranno disponibili anche in forma di pasticche e nebulizzatori. Sono destinati ai fumatori dipendenti dalla nicotina (vedere il test di Fagerström allegato). Prescritti da un medico, consentono di apportare all’organismo la quantità di nicotina di cui necessita al fine d’attenuare o addirittura sopprimere le sensazioni di malessere da astinenza spesso responsabili della ripresa del fumo. L’impiego di tali farmaci deve inserirsi in una gestione globale del problema, comprendente anche follow up e sostegno psicologico personalizzati per ogni fumatore.

Smettere di fumare non è solo una questione di volontà. Il successo è fondato sull’associazione di una buona motivazione interiore ad una terapia nicotinica sostitutiva ben condotta, uniti a visite di controllo e a un sostegno psicologico attento.

 

Ottenimento di effetti immediati

L’assenza prolungata di fumo comporta una scomparsa quasi immediata delle cefalee e dell’irritazione delle vie respiratorie.

A livello cardiorespiratorio, la scomparsa della nicotina determina automaticamente un miglioramento della performance del soggetto; sensibile fin dai primi giorni d’astinenza, tale miglioramento prosegue, di norma, per parecchie settimane.

La qualità del sonno migliora notevolmente, in particolare negli ex forti fumatori. Il risveglio sembra più facile e la "messa in moto" più rapida.

Uniti a un miglior adattamento allo sforzo, questi miglioramenti fanno sì che l’ex fumatore si senta, ora, più in forma.

 

 

Test di Fagerström

1 Quando fuma la Sua prima sigaretta dopo il risveglio?

? Entro i primi 5 minuti 3

 

? Tra i primi 6 e i primi 30 minuti 2

 

? Tra i primi 31 e i primi 60 minuti 1

 

? Dopo i primi 60 minuti 0

  1. Ha difficoltà a non fumare laddove vietato (chiese, biblioteche, cinema etc.)?

    ? Sì 1

    ? No 0

  2. Qual è la sigaretta a cui avrebbe più difficoltà a rinunciare?

    ? La prima del mattino 1

    ? Un’altra 0

  3. Quante sigarette fuma al giorno?

? 10 o meno 0

? Da 11 a 20 1

? Da 21 a 30 2

? Più di 30 3

5 Fuma di più nelle prime ore dopo il risveglio che non durante il resto della giornata?

? Sì 1

? No 0

6 Fuma se è malata e allettata per la maggior parte del giorno?

? Sì 1

? No 0

 

Risultati

Da 0 a 3 punti: dipendenza nulla o lieve.

Da 4 a 6 punti: presenza di una dipendenza moderata dalla nicotina.

Da 7 a 10 punti: dipendenza forte.

 

02/02/2004

Fumo e carcinoma pancreatico familiare

Il 10% circa dei carcinomi pancreatici sono ereditari, ma i fattori alla base della oncogenesi nel carcinoma pancreatico familiare non sono noti.
I Ricercatori della Divisione di Gastroenterologia dell'University of Washington negli Usa hanno valutato i fattori di rischio per il carcinoma pancreatico familiare in 251 membri di 28 famiglie.
Tutte le famiglie comprendevano 2 o più membri con carcinoma pancreatico.
Il fumo è risultato essere un fattore di rischio indipendente per il carcinoma pancreatico familiare (odds ratio: 3,7); i maschi ed i soggetti d'età inferiore a 50 anni hanno presentato un odds ratio (OR) di 5,2.
I fumatori hanno sviluppato il tumore al pancreas una decade prima dei non fumatori (59,6 versus 69,1 anni).
Il diabete non si è rivelato un fattore di rischio per il carcinoma pancreatico, sebbene il diabete sia risultato associato alla displasia pancreatica.
I membri di famiglie in cui il carcinoma pancreatico è ereditario non dovrebbero fumare.

Gastroenterology 2003; 124:1292-1299








Ancora da Gea news di Gennaio :

Sassari fa Centro

di EMILIO SCALISE

La Sardegna crea i Centri per la cura del Tabagismo. L'iniziativa e' partita dal Sert e dai servizi per la prevenzione, igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro (SPISAL) della ASL di Sassari, sotto la direzione del direttore Carlo Desole, e della dott.ssa Maria Mongiu, che hanno interpellato la Sitab per un supporto tecnico scientifico e organizzativo. "Il Tabagismo e' una dipendenza pervicace e pericolosa per la salute pubblica, e questo non viene mai enfatizzato a sufficienza", spiega Desole, 65 anni, psichiatra. "Il nostro obiettivo e' di modificare l'atteggiamento della gente verso il tabacco. Abbiamo appena realizzato i corsi di formazione degli operatori: quaranta tra medici, psicologi, infermieri, assistenti sociali e sociologi". "Il primo corso di base è andato molto bene", e' l'opinione della dott.ssa Mongiu. "e la maggior parte dei partecipanti era molto soddisfatta ed entusiasta; quasi tutti mi hanno ringraziato di aver dato loro la possibilità di partecipare". Il 23 dicembre la Nuova Sardegna ha pubblicato un servizio a piena pagina sull'evento. La direzione generale della ASL vuole adesso realizzare gli obiettivi del Piano Sanitario Nazionale 2003-2005 concernenti i programmi di educazione contro gli stili di vita non salutari. E ci si prepara ad una collaborazione con la LILT e con le realta' territoriali.

 

ETI: tanti bei soldi in Fumo

Il Consiglio di Amministrazione dell’ETI S.p.A., sotto la presidenza di Maurizio Basile, ha approvato il progetto di Bilancio 2003 (periodo 1 ottobre 2002 – 30 settembre 2003) chiusosi con un utile di 96 milioni di Euro dopo aver accantonato oltre 50 milioni di euro a completamento degli oneri di ristrutturazione. L’elemento caratterizzante dell’esercizio 2003 è stato il conseguimento, nello scorso luglio, del traguardo della privatizzazione (il 16 luglio il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha espresso parere favorevole riguardo l’offerta di acquisto dell’ETI da parte della "cordata" Britannica Italiana Tabacchi SpA). L’esercizio 2003 ha rappresentato per il Gruppo ETI una storica fase di transizione. Il valore della produzione ha raggiunto i 684 milioni di euro (+ 7.7% rispetto al 2002); il Mol si è attestato a 203 milioni di euro (talché l’incidenza sul valore della produzione è cresciuto dal 22.8 % del 2002 al 29.7% dell’attuale esercizio e cioè al livello dei migliori competitori europei); il risultato operativo si è incrementato di circa il 60% rispetto al 2002 attestandosi a 175 milioni di euro; la produttività è cresciuta del 55.7 % passando dai 25.500 Kg per addetto del 2002 ai 39.700 Kg. del 2003. L’azienda ha conseguito volumi di vendita sostanzialmente allineati a quelli del 2002 sia nel segmento delle sigarette (la quota di mercato si è attestata al 25.4% contro il 26% del 2002) sia in quello dei sigari (la quota di mercato è stata del 75.9% contro il 76.2% del 2002). Per mantenere costantemente alto il livello del confronto commerciale, sono state lanciate due nuove tipologie del brand SAX, le "SAX ultra" e le "SAX soft", per rendere sempre più competitivo questo prodotto che ha conseguito un successo così rilevante sin dal suo esordio e che ha certamente ancora potenzialità di ulteriore crescita. Anche nel comparto sigari, nel corso del 2003, è stato lanciato un nuovo prodotto – il Toscanello "aroma caffè" – a seguito del successo ottenuto dai Toscanelli "aroma anice", creati per contrastare la crescente concorrenza nello specifico segmento dei sigari aromatizzati. Nel complesso l'ETI ha assicurato all’Azionista tra dividendi, trasferimenti di fondi, cessione di immobili non strumentali e prezzo di vendita, cassa per oltre 4.7 miliardi di euro.

 

ETI: fumo negli occhi

Il sito dell'ETI ci informa sugli ingredienti del tabacco in modo del tutto originale,... tacendo. Un apposito motore di ricerca ed una lista in ordine alfabetico che non c'e', permettono di non-trovare nicotina nel tabacco, nelle sigarette e nei sigari, cosi' come e' possibile non-trovare benzopirene, sostanze inquinanti, irritanti e tossiche. Insomma, come dire... "la Mafia non esiste". Provare per credere: http://www.etispa.it/indrub.asp?idrub=42&linid=1

01/02/2004

"Chocolat" riveduto

Chissa' che penserebbero Juliette Binoche, John Depp e i milioni di spettatori del film "Chocolat"... Il cioccolato, rigorosamente fondente, e' provato che fa bene, ma a qualcuno piace storto. Pur di denigrare se la piglierebbero con l'angelo custode di molte insoddisfazioni umane. A parte alcune sciocchezze contenute nell'articolo, annotiamo unicamente la richiesta legittima della "signora del forum", che sulla bottiglia, indiscussa protagonista nelle feste di fine anno, venga riportata in etichetta almeno un'avvertenza sui danni dell'alcol:

"Un giorno, forse non tanto lontano, sulle confezioni di snack e merendine troveremo la scritta, in neretto, a caratteri da necrologio "Il cioccolato uccide". Accadrà sicuramente, appena un componente dell'attuale Governo italiano, intraprenderà la sua campagna "tolleranza zero contro l'obesità", seguendo gli Stati Uniti nell'ultima moda di "politica diversiva". L'idea... è di una signora che sul forum del sito www.alfemminile.com, racconta una tremenda esperienza di vita accanto a un familiare alcolista. Sulle etichette di alcolici e superalcolici, sottolinea la donna, nessuno scrive "Può provocare alcolismo o cirrosi epatica".

 http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=189

Giovani USA

in mano ai pubblicitari

Nel novembre del 1998 i procuratori generali di 46 Stati federali americani ed le cinque maggiori compagnie del Tabacco stipularono un accordo con cui veniva vietata la pubblicita' di prodotti del tabacco, mirata sui giovani. Cinque anni sono passati e la pubblicita' del tabacco in USA non ha mai smesso di indirizzarsi ai giovani. Lo attesta una osservazione condotta su tre gruppi di eta' giovanili. Alla domanda: ''Vedi spesso pubblicita' o altro materiale pubblicitario sul tabacco nelle riviste?', hanno risposto Si:
* il 29% dai 12 ai 14 anni

* il 37% dai 15 ai 17 anni

* il 42% dai 18 ai 24 anni.
Alla domanda ''Vedi spesso scene attraenti dove si fuma in televisione o al cinema?', hanno risposto Si:
* il 56% dai 12 ai 14 anni

* il 54% dai 15 ai 17 anni

* ma solo il 45% dai 18 ai 24 anni.
La risposta e' che sin dal 1998, le compagie americane del Tabacco non hanno mai smesso di dirigere i loro sforzi promozionali soprattutto verso gli adolescenti nella fascia di eta' dai 12 ai 17 anni.
Fonte: Nouvelles de l'AT (
www.at-suisse.ch) et American Legacy Foundation, Despite Prohibition Of Tobacco-Industry Marketing To Youth, Advertising Still Reaches, Influences America's Teens, Comunicato stampa 6/11/2003. www.americanlegacy.org

Commento: Che dire? C'e' da rimanere di stucco se si considerano le campagne della Philip Morris per "aiutare" i giovani a smettere. Ci possiamo fidare...?
www.philipmorrisinternational.com/pages/ita/smoking/Quitting.asp





Da Gea News di Gennaio :

 

CURIOSITA':
** I gestori dei pubblici esercizi delle provincia di Pordenone stanno gia' coalizzandosi contro il fumo raccogliendo firme per modificare la legge. Il 90% degli esercenti pordenonesi ha scelto di promuovere la cultura della salute e di lasciare i fumatori fuori la porta a consumare la cicca, pur di sottrarsi alle spese necesssarie alla trasformazione dei locali. Da un monitoraggio effettuato nel Friuli Occidentale sarebbe emerso che meno della metà dei pubblici esercizi è dotato di due stanze, una delle quali da trasformare in "area fumatori", ben isolata e dotata di potente aspiratore. Fonte: Antonella Santerelli, Il gazzetino del Nordest, 3 gennaio 2004.
** E mentre il regolamento attuativo del divieto di fumo nei pubblici esercizi veniva pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, in un bar della provincia di Bergamo, Walter Tisamenti, 30 anni, ha prima acceso una sigaretta, e successivamente ha aggredito il titolare del bar che tentava di far rispettare il divieto di fumo. Infine ha assalito i carabinieri intervenuti per sedare la rissa. Arrestato e condannato per direttissima a sei mesi di arresti domiciliari. Fonte: Eco di Bergamo: http://news2000.libero.it/index_madavvero_news.jhtml?id=5837507




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