MILANO - Si è spento nella notte Fabrizio De André, stroncato da un tumore a 58 anni. Il cantautore genovese è morto alle 2.30 all'Istituto dei Tumori di Milano, dove era ricoverato da qualche tempo. Per volontà dei familiari, non sarà allestita una camera ardente in ospedale perché non desiderano che vi siano visite alla salma prima dei funerali, o comunque prima del trasferimento a Genova, che avverrà dopodomani, a conclusione delle procedure burocratiche. Nel pomeriggio la famiglia ha fatto sapere che la cerimonia funebre si terrà mercoledì alle 11.30 nella Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano a Genova. I familiari tengono a sottolineare che i funerali saranno pubblici perché "Fabrizio appartiene non solo alla famiglia, ma a tutti quelli che lo hanno amato".
Al capezzale del cantautore, accanto al figlio, c'erano la moglie Dori Ghezzi e la figlia Luvi. "Papà è morto serenamente" ha detto Cristiano. "Gli eravamo accanto, gli stringevamo le mani". Da anni musicista come il padre e spesso suo collaboratore nei concerti e nelle registrazioni, Cristiano era riuscito come gli altri congiunti a mantenere uno stretto riserbo sulla malattia di Fabrizio. Ma da diverse settimane la voce che il cantautore fosse gravemente malato si era diffusa nel mondo della musica leggera. In autunno lo stesso De André aveva pubblicamente annunciato con un comunicato la rinuncia ai concerti già programmati, spiegando di dover essere curato perché affetto da più di una ernia del disco. "La malattia era stata scoperta a fine estate" ha detto Cristiano. "Abbiamo sperato nelle cure, ma putroppo non c'è stato niente da fare: le condizioni di papà erano gravi".
Era nato a Genova, nel quartiere della Foce il 18 febbraio del 1940. Figlio di genitori della borghesia agiata ma legati a una famiglia di solido patrimonio, De André è stato uno studente pigro fermatosi a due esami dalla laurea in legge che ha avuto tra i suoi amici di sempre Paolo Villaggio, Luigi Tenco, Gino Paoli.
E Paolo Villaggio, uno degli amici d'infanzia, lo ricorda in maniera scarna, ma profonda, quasi volesse sottrarsi alla retorica che circonda talvolta la morte di personaggi celebri. "Era intelligente, geniale, allegro, spiritoso, squinternato, un po' vanitoso, snob: non era triste, come voleva l'immagine pubblica che gli avevano dipinto addosso. Era un anarchico, grande poeta". Anche Villaggio, come De André, era figlio di buona famiglia, e i due erano cresciuti insieme. "I nostri genitori erano molto amici" racconta l'attore "si vedevano spesso e insieme andavamo in vacanza, in montagna, in un paese vicino a Cortina d'Ampezzo, al mare, in campagna".
Crescendo, l'amicizia d'infanzia s'era consolidata anche in virtù di una "comunanza ideale e caratteriale". "Avevamo caratteri simili" prosegue Villaggio "eravamo tutti e due squinternati, entrambi 'pecore nere' delle rispettive famiglie. Abbiamo cominciato insieme a lavorare facendo intrattenimento sulle navi della Costa Crociere, c'era anche Berlusconi. Negli anni non abbiamo mai smesso di vederci, andavamo in barca insieme, ci piaceva far da mangiare insieme".
Paolo Villaggio, in questo periodo a Milano con il suo spettacolo, racconta di non essere mai andato a trovare l'amico in ospedale: "Non me la sono sentita di vederlo così. E neppure a lui andava. Per chi non crede nel paradiso, la morte è solo vuoto". "Dolore, in questo momento, non lo si prova" confessa l'attore "si è shoccati. Dolore lo si prova per la propria morte, per quella della moglie... Sento il vuoto che si percepisce quando scompare una persona intelligente". Villaggio vuole ricordare De André come "un grande poeta più che un cantautore.Le canzoni che più mi piacciono sono quelle che abbiamo scritto insieme: Carlo Martello è la preferita".
"Una perdita dura, durissima", dice Franz Di Cioccio, membro storico della Pfm, nel parlare della scomparsa di De André. "Non ci sono parole adatte per commentare la scomparsa di un grande come lui, uno dei più grandi in assoluto. E' difficile dire qualcosa...". De André e la Pfm avevano suonato in una celebre tournée alla fine degli anni 70 i cui momenti migliori sono raccolti nei due volumi Fabrizio De André in concerto.
Uno "spartiacque fondamentale" nella musica italiana: così Renzo Arbore definisce Fabrizio De André, "il primo" spiega "a coniugare felicemente la semplicità della musica popolare con la raffinatezza dei testi". Il merito di De André, secondo Arbore, è stato quello "di rivolgersi senza mediazioni ma anche senza compromessi a un pubblico in grado di apprezzarlo, soprattutto in virtù della costante semplicità delle melodie, come nel caso della Storia di Marinella, tutto basato su due soli accordi". Questa caratteristica ne ha fatto il padre "di molti epigoni che invece ai compromessi si sono poi piegati e che" aggiunge Arbore "mi piacerebbe che oggi, a differenza di come hanno fatto con Battisti, con la scusa del silenzio e della privacy, ne riconoscessero il ruolo". Diversa, per Arbore, "la seconda fase musicale di De André, quella che comincia con Creuza de ma: lì ha mescolato i generi attingendo alle radici folk della musica della sua terra. E' stata" conclude Arbore "un'ulteriore lezione del grande cantautore, uno dei pochi per cui valga davvero la pena di spendere la parola poeta".
"Un grande poeta ci ha lasciato. Siamo tutti più tristi" sono le parole con cui Beppe Carletti, leader dei Nomadi, ricorda de André. "Non conoscevo benissimo De André, ma ho suonato tantissime volte le sua canzoni, come tutti negli anni 60" spiega Carletti. "Lui era un grande, uno che non metteva mai in fila le cose: quello che aveva da dire lo diceva. Con Guccini, è stato il più grande della sua generazione".
(11 gennaio 1999) |
Per lo stesso motivo mi sono dimessa…
è inutile!!!
come si fa a multare un tuo superiore?
Si proprio il superiore che ha firmato l’incarico?
allora ho deciso quantomeno di non farmi prendere x il… facendo la figura del FANTOCCIO…
Mi sono dimessa…
mi pare + coerente…
daniela
questo sembre esser eil problema di buona parte delle leggi italiane: sono solo buoni propositi senza alcun fondamento di applicabilità. ogni legge secondo me dovrebbe contemplare due valutazioni: il costo sulla collettività ( l’impegno economico che lo stato mette per farla applicare) ed un’analisi costi benefici; senza queste valutazioni la legge dovrebbe essere nulla. questa mia considerazione nasce dal fatto che in un sistema sociale dove tutto viene rapportato a soldi, e non alla buona educazione delle persone, poichè i soldi sono il metro tutto devve essere riportato a loro.
naturalemte la cosa non mi piace, ma purtroppo sembra che le cose stiano proprio così.
Queste nuove leggi sono belle a sentirsi al telegiornale…questa del divieto del fumo…quella delle multe a chi è ubriaco al volante…quelle contro i posteggiatori…ma una volta finito il tg sai benissimo che tutto resterà come sempre…
Ma se viviamo in un paese dove ki uccide e ki stupra viene messo in libertà dopo pochi giorni…figuriamoci cosa gliene importa di chi fuma dentro i locali pubblici!!!!
L’assurdità….
Non è vero quello che dice Alessandro, il divieto è rispettatissimo quasi ovunque. Nessuno si azzarda più ad accendere una sigaretta al cinema o su un aereo. Se qualcuno lo fa non c’è bisogno del controllore, viene subito ripreso da quelli che gli stanno accanto; può esserci qualche sporadica noncuranza di questa legge in qualche ristorante/pizzeria di quelli gestiti dai grezzoni o in qualche pub. Per il resto bisogna essere onesti ed ammettere che adesso il non fumatore è libero di non fumare…
Ecco. l’unica cosa buona fatta da Berlusconi in questi 15 anni di suo governo: il divieto di fumo nei locali pubblici.
Prima c’erano locali da cui, quando ne uscivi, tutti i tuoi abiti puzzavano di fumo. Ricordo una sera (l’unica volta in cui vi ho messo piede) da Lord Green. Nel soppalchetto c’era la nebbia da sigaretta e letteralmente non si riusciva a respirare…
al solito il fumo sta ricominciando nei locali e ti ridono dietro se lo fai notare…
Chi fuma avvelena anche te: ammazzalo
Eppure sarebbe così semplice! Locali per fumatori e locali per non fumatori. Così chi non fuma sarà libero di non fumare e chi fuma sarà libero di fumare.
Io dico di rispettare la legge vigente! I locali la rispettino o subiscano multe salate.
La legge vigente riguarda la salute di chi non fuma, e ci sono appositi regolamenti che istruiscono chi ha locali pubblici come adattare aree riservate ai fumatori. All’interno dei ocali pubblici, o privati aperti al pubblico, dovrebbero esserci gli appositi cartelli. Già non esporli consente a chi vuole di denunciare il gestore del locale. Poi, all’interno del locale, è proprio il gestore a dovere redarguire gli avventori che fumano, se non lo fa può a sua volta essere multato, su precisa denuncia. E le multe per chi non multa sono dieci volte superiori di quelle per il fumatore multato.
Il fatto è un altro, tutti pensano che siccome non si può fare il delatore, o non si può denunciare l’amico, o è sgarbato chiedere di non fumare, o… chi se ne frega, allora è meglio lamentarsi del fatto che non si fuma, e non fare niente piuttosto che provare a costringere, educatamente, chi non rispetta le leggi ad avere, per qualche minuto, un comportamento civile.